Staphylococcus
Home | Informazioni | Mappa del sito | Settimanale | Contatti | Collaborazioni | Active tools | Link utili

Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

 

Staphylococcus aureus

La malattia Dose infettiva
Cenni diagnostici Identificazione su alimenti
Diffusione ed epidemiologia Episodi epidemici
Modalità di trasmissione Periodo di incubazione
Periodo di comunicabilità Misure preventive
Misure di controllo Aggiornamento

 

Staphylococcus ] Glutine ] Proteine delle Arachidi ] Proteine del latte ] Solfiti ] Proteine delle uova ] Aeromonas hydrophyla ] Ameba ] Bacillus Cereus ] Botulino ] Campylobacter ] Colera O1 ] E. Coli O157:H7 ] Epatite A ] Helicobacter pylori ] Listeria ] Salmonella ] Shighella ] Toxoplasma ] Trichellosi ] Yersinia ] Acrilammide ] Aflatossine ] Aminoglicosidi ] Cadmio ] Cloroamfenicolo ] Diossine ] Metanolo ] Methamidophis ] Mercurio ] Nitrofurano ] Tiroide di bovino ] Promotori della crescita ] Semicarbazide ] Streptomicine ] Tossine del PSP ] Acido benzoico ] Allura red AC ] Cantaxantina ] Carminio ] Giallo tramonto ] Konjac gel ] Nitriti e nitrati ] Sudan red 1 ] Tartrazina ] Insetti ] Metalli ] Vetro e plastica ]


Amebiasi Staphylococcus aureus

Patogeno

Staphylococcus aureus è un microrganismo in grado di sintetizzare numerose tossine in grado di favorire la colonizzazione dell’organismo ospite nei siti dai siti di infezione. Tuttavia, l’interesse del microrganismo nell’ambito della sicurezza alimentare, risiede nella sua capacità di sintetizzare negli alimenti contaminati tossine termostabili, denominate enterotossine stafilococciche” (ES), che, quando presenti nell’alimento in quantità sufficiente, danno luogo ad una comune forma di intossicazione alimentare il cui nome è “intossicazione da enterotossina stafilococcica” o intossicazione stafilococcica” (IS).

Le ES costituiscono una famiglia di esoproteine: attualmente se ne conoscono circa 20 diversi sierotipi e sono denominate con le lettere maiuscole dell’alfabeto latino. La peculiarità biologica di queste proteine risiede nella loro notevole termostabilità (alcune sono inattivate a 100°C dopo diverso tempo!) per cui possono resistere ai trattamenti di cottura ai quali sono sottoposti gli alimenti. Le ES, responsabili dei quadri sintomatologici che si osservano in corso di IS, sono molecole inodori ed incolori, per cui la loro presenza nel cibo non è evidenziabile valutando le sole caratteristiche organolettiche. Tuttavia, non tutti i ceppi di S. aureus risultano enterotossigeni (cioè in grado di sintetizzare ES); questa capacità è posseduta da circa il 50% degli stipiti.

S. aureus è un microrganismo che non presenta particolari esigenze nutritive o ambientali per il suo sviluppo per cui quando i ceppi enterotossigeni contaminano gli alimenti, e se in questi sono presenti altre condizioni favorevoli (temperatura compresa tra 10 e 40°C, pH superiore a 4.8, aw superiore a 0.86, scarsa flora microbica antagonista, ecc.), il microrganismo può replicare e rilasciare le ES nell’alimento.

Classificazione

S. aureus appartiene alla famiglia delle Micrococcaceae, incluse nella sezione 12, volume 2 del Bergey’s Manual of Systematic Bacteriology: i cocchi Gram positivi. Attualmente sono note 32 specie appartenenti al genere Staphylococcus e di queste alcune sono patogene per uomo e animali.

Variabilità

In termini di sicurezza alimentare, la caratteristica di variabilità più importante è rappresentata senz’altro dalla possibilità di poter distinguere ceppi capaci di produrre ES, cosiddetti ceppi enterotossici, e ceppi non enterotossici. I ceppi enterotossici rappresentano circa la metà del totale. Un altro fattore di variabilità intraspecifica è rappresentato dalla presenza di stipiti ospite-adattati; è così possibile distinguere diversi “biotipi” (umano, bovino, ovino, aviare, ecc.). Il biotipo più frequentemente enterotossico è quello umano, produttore prevalentemente di enterotossina tipo A.

Ecologia

S. aureus è un batterio presente sulla cute e sulle mucose dell’uomo e di altri mammiferi; è altresì in grado di colonizzare la mammella degli animali produttori di latte (vacche, pecore, capre). L’uomo è il principale responsabile della contaminazione degli alimenti, in particolare quelli che subiscono manipolazioni durante le fasi di produzione, commercializzazione e somministrazione.


La malattia

La patologia di interesse alimentare causata da S. aureus è denominata “intossicazione stafilococcica” (IS) o "intossicazione da enterotossina stafilococcica”. E’ una malattia poco grave, autolimitante, raramente letale, che richiede ospedalizzazione dei pazienti colpiti in circa il 10% dei casi (normalmente persone molto giovani o anziani). Pur essendo una patologia di modesta entità clinica ha un forte impatto socio-economico in quanto risulta ancora molto diffusa.

Denominazione

Intossicazione stafilococcica” (IS) o "intossicazione da enterotossina stafilococcica”.

Descrizione

La malattia si manifesta dopo un breve periodo di incubazione (tempo che intercorre dall’ingestione del cibo contaminato alla comparsa dei primi sintomi), normalmente da 30min a tre ore, in dipendenza della quantità di ES assunta con l’alimento e della sensibilità individuale alle ES.

Il sintomo caratteristico è rappresentato dal vomito; tuttavia, possono registrarsi brividi, lieve rialzo termico e diarrea.

Complicazioni

Rare o assenti.

Decorso

Generalmente benigno; le manifestazioni cliniche normalmente regrediscono nel giro di 24-48 ore.

Terapia

Non esiste una terapia specifica per la cura di questa patologia. Normalmente è sufficiente una terapia reidratante nei casi in cui si registra notevole perdita di liquidi ed elettroliti.


Dose infettiva

Trattandosi di una forma di intossicazione alimentare, ovvero di una patologia causata dall’assunzione di una sostanza tossica presente nell’alimento a prescindere dalla presenza del microrganismo che l’ha sintetizzata (che al momento del consumo dell’alimento potrebbe non essere presente, in quanto inattivato, ad esempio, da un trattamento termico a cui è stato sottoposto il cibo prima del consumo), più che la dose infettiva è importante conoscere il numero di cellule di S. aureus enterotossico presente nell’alimento. Infatti, affinché si abbia manifestazione clinica di IS è necessario ingerire circa 100-200 ng di ES; affinché tale quantità di tossina si accumuli nell’alimento contaminato da S. aureus, è necessario che il germe replichi e raggiunga una carica microbica di circa 500.000-1.000.000 di cellule per grammo di alimento! Queste cariche microbiche possono essere raggiunte nell’alimento conservato a temperature permissive per la replicazione in 2-4 ore.


Cenni diagnostici

Diagnosi iniziale

La diagnosi si basa fondamentalmente sull’anamnesi clinica; resta un reperto molto suggestivo di IS, il reperimento di un’alta carica contaminante del microrganismo enterotossico negli avanzi del cibo che ha causato l’intossicazione (quando reperibili!) o, ancora più indicativo, il rilievo della tossina dall’alimento incriminato.

Conferma

La conferma della diagnosi si ottiene isolando lo stesso stipite di S. aureus dalle feci, dal vomito del paziente colpito e dai resti dell’alimento incriminato, in elevate quantità (105/g). Anche la presenza della tossina nel vomito dei colpiti indica una IS.

Diagnosi differenziale

La rapida comparsa della sintomatologia dopo l’assunzione del cibo contaminato è un elemento che, di norma, consente di escludere agenti responsabili di infezioni alimentari (Salmonella spp., Escherichia coli patogeni, Campylobacter spp., Listeria monocytogenes, ecc.); infatti, quando la patologia è sostenuta da un agente infettivo introdotto con l’alimento, il periodo di incubazione è generalmente più lungo (da 1 a diversi giorni).

Dal punto di vista clinico, una forma simile di intossicazione è causata dalla tossina emetica di Bacillus cereus.


Tecniche per l’identificazione su alimenti o in ambienti

L’isolamento e l’identificazione di S. aureus da alimenti o superfici dell’industria alimentare non richiede particolari attrezzature e risulta piuttosto semplice (grazie anche all’esistenza di protocolli operativi standardizzati). Di norma si impiegano terreni solidi per l’isolamento e prove biochimiche per l’identificazione del batterio. Il passaggio successivo consiste nel verificare la capacità enterotossica del ceppo isolato; a tal fine possono essere utilizzate tecniche immunologiche (ELISA, Agglutinazione Inversa al Lattice, Immunodiffusione, ecc.) o tecniche di biologia molecolare in grado di svelare la presenza di geni codificanti per le ES.

Tecniche di laboratorio

Non disponibile.


Diffusione ed epidemiologia

Diffusione

L’intossicazione stafilococcica è una patologia che si registra soprattutto nei paesi sviluppati la cui popolazione si nutre sovente di alimenti complessi e manipolati. Tuttavia, in presenza di cattiva igiene di produzione e conservazione degli alimenti è sempre possibile che la patologia possa insorgere.  Attualmente il numero dei casi di IS sembra essersi ridotto probabilmente a causa di una maggiore diffusione delle informazioni sull’igiene e sicurezza d’uso degli alimenti e a causa della meccanizzazione di molti processi produttivi che hanno consentito una notevole riduzione delle manipolazioni degli alimenti.

In Europa

In Europa, dal 1988 al 1992, S. aureus si è reso responsabile del 5,1% di tutti gli episodi epidemici riportati alle autorità sanitarie; in Italia, nello stesso quinquennio, il microrganismo ha causato 4 dei 233 episodi di malattie alimentari registrati. Occorre sottolineare ancora una volta che questi dati risultano fortemente sottostimati in quanto trattandosi di una patologia lieve, di norma il paziente colpito non fa ricorso alle prestazioni mediche, per cui l’episodio resta non registrato.

Nel mondo sviluppato

Rispetto al decennio precedente si registra attualmente un calo generale dei casi di IS: recenti dati epidemiologici, evidenziano che, nei soli Stati Uniti, annualmente sono riportati circa 200.000 casi; tuttavia, essendo una patologia che raramente richiede ospedalizzazione, gli studiosi del fenomeno stimano che i casi che realmente si verificano sono notevolmente superiori.

Nei paesi sottosviluppati

Non disponibile.

Epidemiologia, gruppi sensibili e resistenza

Allo stato attuale delle conoscenze non sono riportati gruppi etnici o fasce di popolazione maggiormente sensibili rispetto ad altre. Come tutte le forme di malattie alimentari (tossinfezioni ed intossicazioni), nei soggetti molto giovani o anziani si possono osservare i quadri sintomatologici più gravi.


Episodi epidemici

Non disponibile.


Modalità di trasmissione

La trasmissione avviene attraverso gli alimenti.

Attraverso i cibi

L’IS si sviluppa quando si consumano cibi che contengono l’ES, sintetizzata e rilasciata nell’alimento, durante la replicazione di S. aureus. I cibi che con maggior frequenza possono rendersi responsabili di IS, sono soprattutto quelli ricchi di nutrienti (zuccheri, proteine, ecc.) e sottoposti a manipolazioni da parte dell’uomo: prodotti di pasticceria (specie se ripieni di crema pasticcera), paste farcite, gelati, latte non pastorizzato e conservato in abuso termico, prodotti lattiero caseari da latte crudo o ricontaminati dopo il trattamento termico (ricotta, ecc.), prodotti ittici trasformati, e così via.

Particolare attenzione va posta agli alimenti cotti, successivamente ricontaminati, conservati a temperature permissive per la replicazione di S. aureus e serviti dopo diverse ore dalla preparazione (carni fredde, polpettoni, insalate miste contenenti carne, ecc.). In questa tipologia di alimenti S. aureus può replicare velocemente in quanto si tratta di substrati ricchi di nutrienti e poveri di flora microbica antagonista.

Un altro alimento spesso coinvolto in casi di IS è il prosciutto crudo: infatti S. aureus è un microrganismo alofilo, cioè in grado di sopravvivere e replicare in presenza di elevate concentrazioni di sale. E’ per questo motivo che gli alimenti conservati con la salagione (prosciutto ed altre carni salate, baccalà ed altri pesci salati, ecc.) possono essere causa di IS.

In una recente indagine (2004) volta a valutare la presenza di stafilococchi potenzialmente enterotossici negli alimenti commercializzati in Italia, è emerso che, tra i campioni esaminati, il latte crudo era contaminato nel 38,4% dei casi, la ricotta nel 24,2%, le preparazioni a base di carne nel 48,1%, la carne macinata nel 31,2% ed il prosciutto nel 11,5%.

Attraverso l’acqua

Non rilevante.

Altre modalità

Non disponibile.


Periodo di incubazione

30 minuti fino a 3 ore.


Periodo di comunicabilità

L'intossicazione non è comunicabile attraverso il contatto tra persone.


Misure Preventive

La prevenzione della IS si basa essenzialmente sulla stretta osservanza delle norme igieniche da applicare durante le fasi di produzione (macellazione, mungitura, preparazione di prodotti alimentari manipolati, ecc.), commercializzazione (rispetto delle temperature) e somministrazione (ristorazione collettiva) degli alimenti.

Di interesse alimentare

Eliminare la fonte e la possibilità di contaminazione degli alimenti da parte di un microrganismo così diffuso risulta improbabile; tuttavia, senz’altro è possibile suggerire alcune operazioni che portano ad una drastica riduzione delle contaminazioni e ad un efficace controllo della replicazione del microrganismo negli alimenti. Per quanto riguarda le azioni finalizzate alla riduzione della contaminazione degli alimenti da parte di S. aureus, è necessario ricordare la grande responsabilità che in questa fase assume l’uomo (portatore/serbatoio); pertanto risulta necessario che:

  • gli addetti alla preparazione e somministrazione dei cibi siano muniti di guanti (quando possibile), mascherina e copricapo;
  • siano esclusi temporaneamente dal ciclo di lavorazione degli alimenti il personale con tosse o affetto da sindromi da raffreddamento o con ferite cutanee alle mani o con altre patologie cutanee di natura infettiva (foruncolosi, ecc.);
  • per ridurre la contaminazione primaria del latte, è necessario che vengano implementate tutte le misure di controllo delle infezioni inapparenti della mammella degli animali produttori (mastiti subcliniche) e le igieniche durante la fase di mungitura;
  • per ridurre il rischio di replicazione del microrganismo nelle derrate alimentari, è necessario  ricordare il range di temperatura entro il quale S. aureus è in grado di sviluppare: da circa 7°C a circa 45°C; va ricordato che il range entro il quale il germe è in grado di produrre ES è più ristretto;
  • per evitare che il microrganismo eventualmente presente nella derrata replichi e produca la ES, bisogna conservare gli alimenti ininterrottamente a temperatura di refrigerazione (carne, insaccati, carni salate, latte, formaggi, creme, prodotti ittici manipolati, ecc.) o a temperature superiori ai 45°C, per gli alimenti che vanno somministrati “caldi” (es., cornetto alla crema).
In altri ambiti

Industria alimentare: considerato che la principale fonte di contaminazione degli alimenti è l’uomo (portatore sano), la formazione igienica del personale assume un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’IS.

La stessa formazione sulla manipolazione igienica degli alimenti dovrebbe essere approntata in ambito domestico.

Misure di controllo

Di rilevanza alimentare

Distruggere i lotti di alimenti contaminati.

Di altro genere

Non rilevanti.


Aggiornamento

L’editore di questa pagina è il dott. Giovanni Normanno, del Dipartimento di Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento 12/07/06). Ulteriori risorse su Staphylococcus aureus sono disponibili, in lingua inglese, sul Bad Bug Book della FDA cui è dedicato un capitolo. In lingua italiana, informazioni su Staphylococcus aureus sono disponibili in un documento dell'Istituto Superiore di Sanità, in formato pdf (Malattie trasmesse da alimenti: supporto tecnico-informativo per operatori sanitari e consumatori).

[ Staphylococcus ] Glutine ] Proteine delle Arachidi ] Proteine del latte ] Solfiti ] Proteine delle uova ] Aeromonas hydrophyla ] Ameba ] Bacillus Cereus ] Botulino ] Campylobacter ] Colera O1 ] E. Coli O157:H7 ] Epatite A ] Helicobacter pylori ] Listeria ] Salmonella ] Shighella ] Toxoplasma ] Trichellosi ] Yersinia ] Acrilammide ] Aflatossine ] Aminoglicosidi ] Cadmio ] Cloroamfenicolo ] Diossine ] Metanolo ] Methamidophis ] Mercurio ] Nitrofurano ] Tiroide di bovino ] Promotori della crescita ] Semicarbazide ] Streptomicine ] Tossine del PSP ] Acido benzoico ] Allura red AC ] Cantaxantina ] Carminio ] Giallo tramonto ] Konjac gel ] Nitriti e nitrati ] Sudan red 1 ] Tartrazina ] Insetti ] Metalli ] Vetro e plastica ]


Sito creato e gestito da Hylobates Consulting s.r.l.