Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere
riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
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Il Regolamento Europeo 1935/2004 apre le porte ai
materiali a contatto con gli alimenti (buste, plastiche, forchette,
ecc.) "attivi" (che proteggono l'alimento dal deterioramento rilasciando
specifiche sostanze) oppure "intelligenti" (che informano il consumatore
sullo stato dell'alimento), oltre ad introdurre altre novità nel
settore. Sono state intanto presentate le richieste di esenzione
dall'etichettatura di prodotti derivati da allergeni, ai sensi della
direttiva 2003/89; la strada sembra decisamente in salita. Un nuovo
studio sulla vCJD (la malattia causata nell'uomo dalla BSE) indica che
potrebbero esservi forme diverse dello stesso morbo, con trasmissione
secondaria diversa. Riportiamo anche un episodio epidemico complesso
riguardante E. coli O157:H7. Sul fronte dell'alimentazione infantile,
segnaliamo invece nuovi dati preoccupanti sull'anice stellato usato per
le coliche dei bambini e un'opinione EFSA sul controllo di E. sakazakii
e Salmonella nei latte per l'infanzia.
Uno studio condotto dal dipartimento di Orto Floro
Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari dell'università di Catania,
dal dipartimento di Biotecnologie per il Monitoraggio Agro-Alimentare ed
Ambientale dell'università di Reggio Calabria e dal dipartimento di
Scienze Agrarie dell'università di Modena and Reggio Emilia ha rilevato
la presenza del batterio Listeria monocytogenes nelle olive verdi da
tavola. Nel lavoro è stata valutata la presenza di microorganismi in
differenti cultivar di olive verdi fatte fermentare con colture iniziali
di batteri dell'acido lattico (Lactobacillus plantarum, Lactobacillus
casei, and Lactobacillus pentosus).
IL processo di fermentazione è stato monitorato misurando il pH, la
presenza di acidi e la crescita dei batteri dell'acido lattico in un
lungo periodo di tempo. durante il processo di fermentazione i batteri
dell'acido lattico e i lieviti erano le più importanti popolazioni
microbiche presenti. La sicurezza microbiologica è stata valutata
attraverso l'analisi di Listeria monocytogenes. I risultati hanno
dimostrato che L. monocytogenes è in grado di sopravvivere e crescere
nelle olive verdi da tavola. Questo batterio è stato trovato in uno dei
campioni commerciali analizzati e in tutti i campioni vecchi più di due
mesi, indipendentemente dalla cultivar di olive, dal batterio utilizzato
in partenza, dal pH o dal trattamento applicato.
Anche i colori nelle verdure hanno il significato
di nutrizione. E' quello che hanno provato recentemente dei ricercatori
del Vegetable Crops Research Unit in Madison (Wisconsin) con la loro
nuova linea di carote coltivate di vari colori: giallo, arancione scuro,
rosso brillante e porpora. Le carote gialle, infatti, devono il loro
colore alle xantofille, pigmenti che sono stati associati alla buona
salute degli occhi. Il licopene, un carotene trovato in pomodoro, è
stato indicato come sostanza che impedisce la formazione di certi tipi
di cancro e dà alle carote il loro colore rosso brillante. Le carote
porpora, invece, contengono gli antociani, antiossidanti potenti che
possono curare i le cellule somatiche dagli effetti distruttivi dei
radicali liberi.
Uno studio effettuato a Upsala in Svezia ha messi
in luce il fatto che la mancanza di informazioni sulle temperature
corrette per conservare i cibi in casa limita la nostra capacità di
valutare i pericoli connessi al rischio microbiologico. Questo studio ha
messo in rilievo queste limitazioni raccogliendo dati sulle temperature
di conservazione di alimenti refrigerati e facendo un sondaggio
statistico. I consumatori di 102 famiglie di Upsala, Svezia, sono stati
incaricati di comprare sette articoli alimentari (la carne tritata, i
filetti di aringhe freschi, il formaggio molle, latte, il prosciutto
cotto, salmone affumicate impacchettato sotto vuoto e insalata pronta da
mangiare) e a conservarli utilizzando le loro pratiche normali. Il
giorno seguente sono stati intervistati e le temperature dell'alimento
sono state misurate. Le temperature medie di conservazione misurate
variavano da 6.2°C per carne tritata a 7.4°C per insalata pronta da
mangiare. Le temperature massime variavano da 11,3 a 18.2°C. I dati non
erano significativamente differenti da una distribuzione normale, tranne
insalata pronta da mangiare. Dal 5 al 20% degli articoli sono stati
conservati a una temperatura superiore a quella dichiarata dalla maggior
parte (10°C). La mancanza maggiore che è stata notata è che quasi nessun
intervistato conosceva la temperatura a cui conservava gli alimenti in
casa sua. La situazione attuale potrebbe essere migliorata se i
consumatori potessero essere persuasi di utilizzare un termometro per
tenersi al corrente della temperatura del frigorifero.
30 persone sono state coinvolte in Canada in un
episodio epidemico causato da E. coli O157 e legato al consumo di carne
di hamburger poco cotta nell'ambito di un campo estivo di hockey per
bambini. Dei 30 casi, 21 sono risultati legati al consumo diretto della
carne poco cotta, 6 a contaminazione da persona persona durante il campo
e 3 a trasmissione secondaria nelle case dei bambini coinvolti. La carne
coinvolta è stata ritirata immediatamente dal commercio ed è risultata
contaminata con lo stesso profilo genetico del ceppo responsabile dei
casi di malattia. Due bambini hanno sviluppato la sindrome
uremico-emolitica e il 30% circa è stato ospedalizzato.
** Escherichia coli O157 è un ceppo molto
pericoloso. Sebbene meno comuni in Italia che in altri paesi, le
infezioni causate da questo batterio sono molto pericolose per bambini e
adulti. Questo episodio è istruttivo per la presenza di casi primari e
secondari e per la reazione delle autorità e della comunità. La cottura
completa della carne macinata rimane il primo strumento di prevenzione.
L'anice stellato, utilizzato in tisane come rimedio
delle coliche infantili, può essere pericoloso perché l'anice stellato
cinese (Illicium verum), generalmente ritenuto sicuro, può essere
mescolato accidentalmente con anice stellato giapponese (Illicium
anisatum), che è invece tossico. I due tipi di anice non sono
distinguibili visivamente, ma solo mediante analisi chimiche. Fino al
2004, la FDA americana (Food and Drug Administration) contava 40 casi di
convulsioni, tra cui 15 bambini, e concludeva di non consumare il
prodotto. La raccomandazione ancora valida è di non consumare anice
stellato come tisana. Un recente articolo su Pediatrics documenta 7 casi
nei bambini e raccomanda controlli molto severi; inoltre si sconsiglia
assolutamente il suo uso per i bambini.
Il comitato BIOHAZ dell'EFSA (Agenzia Europea di
Sicurezza Alimentare) suggerisce di fissare un PO (Perfomance Objective)
per la presenza di E. sakazakii e Salmonella nel latte per l'infanzia di
assenza in 1, 10 o 100 kg, agendo prevalentemente sulle Buone Pratiche
Igieniche. Si tratta di patogeni molto pericolosi, anche a basse
concentrazioni, per i bambini prematuri. Nel caso di E. sakazakii, il
controllo in fase produttiva resta ancora difficile. La verifica di
questo PO andrebbe quindi fatta nell'ambiente di produzione oltre che
nel prodotto finito, misurando le Enterobacteriaceae. Il rapporto
contiene molte altre conclusioni importanti.
** La sicurezza degli alimenti è ancora più
importante quando riguarda alimenti destinati all'infanzia. Nel caso
dell'anice stellato, il suggerimento resta quello di evitare il prodotto
nel caso dei bambini. L'importazione e l'utilizzo di prodotti
erboristici deve essere ispirata alla massima cautela; è importante che
gli erboristi siano i primi a fornire informazioni adeguate ai
consumatori e a verificare i prodotti che gli vengono forniti. Per
quanto riguarda l'Enterobacter sakazakii, l'opinione avrà probabilmente
riflessi normativi. Per il momento essa è di importanza per produttori,
pediatri e reparti di neonatologia.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 46/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Il polibutadiene è usato nelle
plastiche, è stato proposto anche nei materiali a contatto con gli
alimenti. In Europa è inserito nella lista 9 (sostanze non
valutabili)
Continua il problema della Listeria nel gorgonzola italiano
I numerosi riscontri dei coloranti vietati della
serie Sudan (in pratica, quasi solo Sudan IV) nell'olio di palma apre un
nuovo fronte per il controllo di questi coloranti tossici e vietati.
Studi spagnoli confermano che l'anguilla può contenere elevati livelli
di metalli pesanti, rispetto ad altri pesci; in Norvegia, l'efficacia
del vino è stata riscontrata nel controllo dei patogeni alimentari. Uno
studio italiano molto interessante mette in luce l'ampia prevalenza, sul
mercato italiano, di molluschi contaminati da varie specie del genere
Vibrio ; inoltre, i parametri microbiologici di legge non permettono di
controllare questo rischio. Infine, uno studio americano indica che il
miglior modo per rendere definitivo il superamento dell'allergia alle
arachidi è il forte consumo delle stesse.
Negli ultimi dieci giorni, le autorità britanniche
hanno identificato ben sei oli di palma contaminati con Sudan Red IV (scarlet
red). Il nostro Ministero, nel trimestre luglio-settembre 2004, aveva
segnalato ben 14 notifiche europee relative a questo prodotto, quasi
tutte coinvolgenti prodotti del Ghana (uno della Nigeria), scoperti
dalle autorità inglesi. Si tratta prevalentemente di prodotti venduti
con camioncini e direttamente nei negozi nel Regno Unito. Non vi sono
segnalazioni provenienti dall'Italia.
** L'olio di palma è un ingrediente importante
dell'industria alimentare e cosmetica. L'aggiunta del colorante Sudan IV
sembra finalizzata ad alterarne il colore (per simulare la presenza di
carotene che gli conferisce il colore caratteristico) e diretta più al
consumatore finale che all'alterazione della materia prima. Tuttavia, è
giusto che l'attenzione resti elevata per chi utilizza questo
ingrediente nei suoi prodotti. Il legame tra Ghana ed India (il paese
dove per primo è stato appurato l'uso di questo colorante tossico) pare
sia nelle imprese di export-import africane che sono gestite da indiani.
In Spagna, uno studio recente ha rilevato la presenza
di livelli elevati dei metalli
pesanti rame, cadmio, piombo e mercurio, con accumulo preferenziale nel fegato (l'organo della disintossicazione
per eccellenza) rispetto al muscolo (il tessuto più importante per
consumo umano) della trota fario (Salmo trutta fario) e dell'anguilla
europea o comune (Anguilla anguilla). Gli esemplari studiati sono stati
trovati in due fiumi spagnoli in cui entrambe le specie sono solitamente
pescate per il consumo umano. Questo studio ha anche evidenziato che
l'anguilla europea accumula più contaminanti nocivi per il consumo umano della trota
fario,
poiché contiene complessivamente concentrazioni più elevate di metalli e
un accumulo maggiore di mercurio nei muscoli.
** I prodotti ittici sono una componente essenziale
di una dieta equilibrate e sana. La presenza di contaminanti presenta
normalmente un rischio inferiore al beneficio che se ne può trarre.
Tuttavia, è importante ridurre al minimo la contaminazione soprattutto
nei pesci come l'anguilla con un forte potenziale benefico grazie agli
alti livelli di omega-3, controllando l'inquinamento umano e riducendo
il consumo di pesci provenienti da aree più inquinate. Per chi si occupa
di pesca e prodotti della pesca, può essere interessante valutare la
contaminazione nei prodotti trattati. Per i consumatori sono necessarie
ulteriori studi prima di dare consigli sull'alimentazione, se non per le
donne in gravidanza per cui il consumo di anguilla può essere
sconsigliato.
Escherichia coli O157:H7, Listeria monocytogenes,
Salmonella typhimurium e stafilococco aureo si sono dimostrati sensibili
all'azione battericida del vino, con una riduzione netta fino a 6 log
dopo una esposizione di soli 10 minuti (Salmonella typhimurium in vino
rosso). Il vino, sia rosso che bianco, senza solfiti aggiunti, è stato
studiato per la sua attività antibatterica contro cellule
in fase stazionaria da un gruppo di ricercatori norvegesi. Il potere battericida
è dovuto all'azione sinergica di acidi organici, alcool e bassi valori
di pH che insieme creano condizioni pessime per la vita di questi
batteri. Lo stafilococco è risultato il germe più resistente.
** L'efficacia del vino contro i patogeni
alimentari più importanti è un dato interessante, anche se non del tutto
nuovo. Studi precedenti avevano portato qualcuno a consigliare il vino
per prevenire la diarrea durante viaggi nei paesi a rischio. Le
proprietà anti batteriche del vino possono essere oggetto di studi anche
con notevoli applicazioni pratiche.
E' stata condotta una indagine per accertare
l'eventuale presenza di Vibrio, di Escherichia coli, di coliformi fecali
e di salmonella in 644 campioni di molluschi venduti (prevalentemente
cozze) nella regione della Puglia. Vibrioni sono stati trovati in 278
campioni (43%) e i livelli di E. coli e di coliformi fecali erano
sopra al limite stabilito dalla legge, rispettivamente, in 27 e 34 campioni (4 e 5%).
Salmonella non è stata isolata da nessun campione. I vibrioni isolati
erano V. alginolyticus (nel 30% dei campioni; basso rischio di
patogenicità), seguito da V. parahaemolyticus (8% dei campioni; medio
rischio di patogenicità), V. vulnificus (3% dei campioni; alto rischio
di patogenicità), V. damsela (2% dei campioni; basso rischio di
patogenicità), e V. cholerae non-O:1 (0.3%). Poiché la maggioranza dei
batteri del genere Vibrio sono stati isolati da campioni che erano entro
i limiti legali per coliformi fecali ed E.coli, non sembra esserci una
relazione fra la presenza dei microrganismi di origine fecale e la
presenza dei vibrioni patogeni.
** In un campione su 10 circa, la presenza di
vibrioni potenzialmente pericolosi per la salute quali V. vulnificus e
V. parahaemolyticus è preoccupante soprattutto perché la sorveglianza e
la prevenzione per eliminare i molluschi contamiati si basa sulla
ricerca di indicatori di contaminazione fecale come E. coli e coliformi.
Lo studio suggerisce che questo approccio non è corretto. Prima che
queste informazioni vengano recepite a livello di regolamentazione
nazionale o europea, le autorità locali potrebbero forse facilitare il
processo tutelando la produzione locale e la sicurezza della
popolazione. Per chi produce o distribuisce molluschi, è importante
valutare se adeguare i piani HACCP e di controllo analitici a questi
dati.
Tra i bambini che hanno superato l'allergia alle
arachidi, il rischio di una "ricaduta" è minore in bambini che mangiano
regolarmente arachidi e derivati delle arachidi rispetto a bambini che
continuano, per paura, prudenza o abitudine, a non mangiarne affatto. In uno studio pubblicato nell'edizione di novembre di
JACI, la più prestigiosa rivista scientifica sulle allergie, studiosi
dell'università Johns Hopkins (Baltimora, USA) affermano che i bambini che
hanno superato un'allergia alle arachidi
dovrebbero mangiare forme concentrate di prodotti dell'arachide,
come il burro di arachidi, le arachidi sgranate o le caramelle a base di
arachidi almeno una volta al mese per indurre una tolleranza stabile a
questo allergene. Tuttavia, non sono ancora chiare le cause delle
"ricadute".
** Le allergie alimentari hanno un impatto
significativo sulla vita delle persone e dei bambini in particolare.
Inoltre, questo impatto diventa anche economico non solo per le
famiglie, ma anche per i produttori di alimenti. Risolvere il problema a
monte riducendo il numero di persone che non possono mangiare alimenti
sicuri per la maggioranza della popolazione (come le arachidi) sarebbe
dunque molto importante. Lo studio americano non solo offre spunti per
comprendere meglio il meccanismo delle allergie, ma offre anche spunti
pratici per la gestione delle allergie da parte degli allergologi. Non
si tratta invece di indicazioni che possono essere messe in atto a
livello domestico, senza la consulenza di un medico serio.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 45/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dellallarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
03/11/2004
Livelli eccessivi di diossine
Argilla per caolino
Germania
Paesi Bassi
03/11/2004
Livelli eccessivi
dei pesticidi acephate e methamidophos
Peperoncini rossi (spitz paprika)
Ungheria
Germania
03/11/2004
Presenza dei coloranti non autorizzati
e potenzialmente cancerogeni
Sudan 1, Sudan IV
Spezie per grill e per fritture
Paesi Bassi
Danimarca
03/11/2004
Presenza del colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno
Sudan 1
Carne di maiale e chitterlings (preparazioni a base di
intestino di maiale)
Spagna
Italia
Commenti specifici
Questa settimana è presenti una notifica di allerta riguardante i mangimi
per animali, distinti con il colore verde. Concerne la presenza di
diossina nell'argilla utilizzata per produrre i mangimi al centro di
una recente emergenza olandese
Riportiamo la proposta di aggiungere gli steroli
vegetali ai succhi di frutta presentata da parte della Coca Cola alle
autorità britanniche per tutta l'Europa; paradossalmente, per ridurre il
rischio cardiovascolare, si potrà usare queste bevande funzionali prima
che si possa scrivere che l'olio d'oliva ha, a questo proposito, un
effetto positivo (negli USA, questo si potrà fare tra breve, è la nostra
quinta notizia). In Olanda è esplosa una crisi relativa alla diossina
nelle patate usate come mangimi. Tra Unione Europea e altri grandi paesi
è scontro su aflatossine e altre micotossine. Infine riportiamo i sempre
interessanti rapporti ministeriali sulle segnalazioni europee di
allerta.
La Coca Cola intende aggiungere steroli vegetali in
succhi di frutta nettari e succo di pomodoro. A tal fine ha presentato
la domanda alla Food Standards Agency (Agenzia di Sicurezza Alimentare) britannica. Gli steroli sono anche
utilizzati dall'industria alimentare in quanto abbassano i livelli di
colesterolo ed essi sono naturalmente presenti a basse concentrazioni
negli oli vegetali. la Coca Cola propone di aggiungere lo 0,4 % di
fitosteroli ai succhi di frutta. Le persone interessate potranno inviare
un commento alle autorità britanniche entro il 23/11 seguendo i link
riportati sotto.
** La valutazione sulla sicurezza degli steroli
come additivi dovrà essere accurata proprio per la loro azione
sull'organismo umano. Tuttavia, potrebbe trattarsi di una soluzione
interessante anche per altri produttori. Poiché il giudizio della
comunità scientifica è favorevole, potrebbe essere un'ipotesi
interessante anche per i consumatori, nel campo degli alimenti
funzionali.
In Olanda, 140 allevamenti di bovini, suini e ovini
sono stati isolati perché sospettati di aver involontariamente
utilizzato patate contamiante con elevati livelli di diossine. La
decisione è stata presa dal Ministro dell'Agricoltura dopo che il latte
proveniente da una delle aziende era identificato come molto
contaminato. Le bucce di patate usate nell'alimentazione animale
sarebbero state lavorate, con lo scopo di separare le patate di buona
qualità da quelle di bassa qualità, con argilla contaminata. Si
attendono i risultati delle analisi per ammettere le carni nella catena
alimentare; i livelli nel latte erano bassi, ma la situazione nei grassi
potrebbe essere diversa. Successivamente, grazie al sistema europeo
RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed, Sistema Rapido di Allerta
per Alimenti e Mangimi) e alla rintracciabilità, le aziende bloccate
sono state 162 in Olanda, 3 in Germania e 8 in Belgio perché hanno usato
il mangime incriminato. Le autorità europee stanno ora indagando i
clienti dell'azienda tedesca fornitrice dell'argilla.
** La diossina è cancerogena, anche se a basse dosi
viene ritenuta incapace di causare il cancro. Il caso dei polli alla
diossina, dovuto a mangimi contaminati, ha causato seri problemi al
Belgio nel 1999 e spiega la grande cautela delle autorità olandesi.
E'positivo riscontrare che il sistema di rintracciabilità abbia
funzionato permettendo un'azione rapida e specifica. Per chi usa nei
mangimi bucce di patate è opportuno informarsi rapidamente sui sistemi
di produzione utilizzati dai fornitori; questa informazione può essere
poi passata a valle ai clienti di prodotti carnei e di latticini,
soprattutto se provenienti dall'Olanda. Per tutto il settore
mangimistico e della zootecnia si tratta di un incentivo ad introdurre
sistemi funzionanti di rintracciabilità. Per i consumatori al momento
non esistono motivi di allarme, mentre le autorità capiscono
l'estensione del fenomeno (anche rispetto all'utilizzo di argilla
contaminata).
Secondo l'Unione Europea, il livello di aflatossine
nei prodotti trasformati o comunque per gli alimenti pronti al consumo
consentito in pistacchi, mandorle e nocciole dovrebbe essere di 2 µg
aflatossina B1/kg o 4 µg totali/kg e si oppone strenuamente al livello
di 15 µg/kg di aflatossine totali proposto dal Codex (nessun livello
specifico per la più pericolosa aflattossina B1). Per mandorle, nocciole
e pistacchi da trasformare, l'Unione Europea non deve superare 10 µg
aflatossine/kg e 5 µg aflatossina B1/kg, secondo il principio ALARA (As
Low As Reasonably Achiavable, Quanto più ragionevolmente basso
possibile). Altri paesi, tra cui Argentina, Brasile, Cuba, India, Kenya,
Sud Africa, Turchia e Iran, sostengono il livello Codex, anche notando
che il 44% delle importazioni rifiutate dalla UE sarebbero state
accettate a questo livello. Gli Stati Uniti, interpretando in maniera
diversa il principio ALARA e tenendo in conto del commercio
internazionale, sponsorizzano addirittura un livello di 20 µg
aflatossine/kg.
Il Codex aveva rimandato l'anno scorso la decisione
sui livelli massimi di DON (deossivalenone) nei cereali, un'altra
micotossina, perché i dati erano ancora insufficienti. Anche su questo
punto l'Unione Europea ha inviato dati indicanti che i bambini europei
potrebbero essere esposti a livelli vicini ai livelli di pericolo
stabiliti dal comitato OMS/FAO sui contaminanti alimentari (JEFCA).
** Le micotossine hanno un impatto acuto su alcune popolazioni umane che
è indubbio (un centinaio di morti in Kenya quest'estate); l'impatto
sfavorevole in zootecnia è anch'esso fuori discussione. Dibattuto è
invece il loro effetto cronico sull'uomo (non in assoluto, che è
certamente assai nocivo, ma in rapporto alla dieta) e quindi sulla
necessità di contenerne al massimo la quantità consumata. Le
dichiarazioni di molti scienziati italiani rilasciate nel contesto degli
OGM lascerebbero supporre che il rischio sia significativo, ma altri
studi dimostrerebbero il contrario. Mancano dunque studi conclusivi
anche dal punto di vista epidemiologico. Si tratta di un argomento da
seguire per chi tratta nocciole, mandorle e pistacchi, ma anche cereali.
Durante l'estate 2004, si è osservato un 20% di
notifiche comunitarie in più rispetto al trimestre precedente; in Italia
l'incremento di notifiche interne (operate da ASL e Assessorati
Regionali) è stato addirittura del 52%. Anche questo trimestre ha visto
una larga prevalenza di notifiche legate a pericoli chimici (micotossine
e ancora una volta Sudan). Tra i pericoli microbiologici, continuano a
prevalere Salmonella e Listeria, mentre Campylobacter si rivela come
causa emergente di allerta in prodotti carnei (circa il 10%), quasi
tutti sulla base di notifiche italiane. Anisakis è praticamente l'unico
parassita segnalato. Il Sudan si ritrova ora anche in prodotti di colore
arancione, come l'olio di palma proveniente dall'Africa, mentre
diminuisce l'incidenza dei prodotti italiani sul totale delle
segnalazioni. Continua la problematica relativa alla presenza di solfati
nei gamberetti importati dalla Francia.
**
Continua l'eccellente lavoro di informazione del Ministero della Salute.
Purtroppo il problema del Sudan si estende invece di essere risolto;
sarà interessante comprendere i meccanismi per cui una frode
originariamente indiana si è diffusa nel mondo. L'aumentato interesse
italiano per Campylobacter non è in linea con quanto generalmente
praticato a livello di sorveglianza (scarsa attenzione a questo
patogeno), ma non sorprende data l'elevata prevalenza riportata nel
pollame per questo organismo. I rapporti sono quindi una lettura
importante per chiunque si occupi di sicurezza di alimenti; sono invece
di difficile interpretazione per il consumatore.
"Dati scientifici limitati e non conclusivi
suggeriscono che mangiare circa 2 cucchiai da tavola (23 grammi) di olio
di oliva ogni giorno può ridurre il rischio di danno coronarico grazie
ai grassi monoinsaturi dell'olio di oliva. Per ottenere questo possibile
beneficio , l'olio di oliva deve sostituire nella dieta una quantità
equivalente di grasso saturo e non aumentare il numero totale di calorie
che mangiate in un giorno. Una porzione di questo prodotto [ nome
dell'alimento in vendita ] contiene [ x ] grammi di olio di oliva."
Questa è la claim approvata dalla FDA americana (Food and Drug
Administration), che si potrà apporre sulle bottiglie di olio d'oliva.
Anche se le prove erano inconclusive, poiché la malattia coronarica è la
prima causa di morte negli USA, per offrire la possibilità ai
consumatori di una dieta più sana, la FDA ha usato i suoi poteri
discrezionalmente.
** Le "health claim" possono essere uno strumento
utile per incoraggiare un'alimentazione sana. L'evidenza scientifica
suggerisce che l'olio d'oliva si meriti questo genere di riconoscimento,
che sarebbe giusto riservargli anche in Europa. Per chi esporta olio
negli USA, questa è una buona notizia. Per chi opera in Italia, è
importante seguire l'evoluzione della normativa europea sulle health
claim. Per i consumatori, si può già da ora seguire i consigli americani
(se non lo si fa già).
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 44/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.