Archivio - Settembre 04
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Settembre 2004


N. 32/2004 24 Settembre 2004

Sommario

1. Editoriale

Nonostante alcuni miglioramenti (nel settore ormoni, ma in Italia restano i problemi), vi sono ancora problemi relativi a residui nei prodotti europei di origine animale, soprattutto legati agli antibiotici e ad alcuni incidenti. Riportiamo, a questo proposito, alcune informazioni dal rapporto della Commissione Europea per il 2002, da poco reso pubblico. Numerosi studi stanno affrontando le valutazioni del rischio microbiologico legato a patogeni alimentari; riferiamo il riassunto di uno studio recente che affronta l'utilizzazione di questo strumento nell'industria alimentare. Dal bollettino dei CDC, riferiamo invece che negli USA, a luglio, è stato registrato un episodio epidemico legato a Cyclospora veicolata da piselli, interessante per le scarse conoscenze su questo parassita emergente. Intanto, la Svezia diffonde i primi dati su un altro agente emergente, i norovirus, cui gli scandinavi hanno da poco dedicato un sistema di sorveglianza. Proprio alla Scandinavia si ispirano le regole che gli USA vorrebbero introdurre in avicoltura per diminuire drasticamente il numero di casi di salmonellosi da Salmonella enteritidis (SE), in vista dell'obiettivo sanitario del 2010 (-50% casi umani rispetto al 2000); i provvedimenti presi finora si sono rilevati insufficienti. Come di prassi, riportiamo le allerta europee della settimana.

2. Residui europei finalmente pubblici

Nitrofen, medrossiprogesterone acetato e i nitrofurani sono stati i protagonisti di incidenti chimici nelle produzioni animali europee nel 2002, secondo i dati recentemente diffusi dalla Commissione Europea sulla base del programma comunitario di sorveglianza. Nel primo caso, un erbicida proibito perché cancerogeno e teratogeno era stato tenuto nello stesso magazzino dove poi è stato conservato grano biologico; la conseguenza è stata la contaminazione di carni di tacchino. Nel secondo caso, in Olanda, la causa era l'utilizzo di rifiuti di un'industria farmaceutica per produrre mangimi per maiale. Nell'ultimo caso, si tratta del pubblicizzato episodio dei polli portoghesi. In generale, gli antibiotici restano il problema principale, mentre i beta-agonisti sono un problema solo per alcuni stati membri. Problemi sono stati rilevati anche per il cloramfenicolo, mentre i risultati negativi, sopratutto italiani, per gli ormoni sono in larga parte dovuti a problemi sperimentali ora risolti. Tuttavia, Italia e Regno Unito sembrano gli unici paesi europei ad avere ancora sostanziali problemi con gli ormoni, mentre la situazione per i residui di antibiotici sembra migliore rispetto ad altri stati membri; sono stati trovati molti casi positivi per cloramfenicolo in carne di coniglio. In media lo 0,6% dei bovini e lo 0,23% dei maiali sono stati analizzati.

** Si tratta di un documento di straordinaria importanza per chi si occupa di sicurezza alimentare e di veterinaria. Benché i dati risalgano al 2002, essi sono i più recenti disponibili a livello comunitario. Per chi utilizza carni a livello produttivo, vi si trovano indicazioni per valutare i possibili problemi rispetto alle materie prime. In generale, restano comunque piuttosto elevati i livelli di non conformità per alcune categorie specifiche di residui.

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3. Valutazione del rischio microbiologico anche nell'industria

L'approccio a più livelli, secondo gli scienziati dell'Unilever, è quello che permette di applicare meglio l'MRA, o valutazione del rischio microbiologico, all'industria alimentare. Gli autori partono dalla considerazione che gli MRA sono fatti su scala internazionale o nazionale, considerando un sistema industriale semplificato o rappresentativo, mentre la singola impresa ha la necessità di calarne principi e risultati in una realtà molto specifica. L'approccio, che si avvale di un supporto informatico, comporta il calcolo del destino dei microrganismi di interesse e quindi di progettare il prodotto o processo di interesse sulla base di dati ottenuti sperimentalmente o con modelli di microbiologia predittiva, utilizzando comunque le tecniche tipiche dell'MRA. In questo modo si possono valutare gli effetti di varie opzioni sul rischio di contaminazione del prodotto finale.

** L'MRA, per varie ragioni, sta diventando un approccio standard a livello di regolamentazione del settore alimentare. Ancora da definire è la sua integrazione con i piani HACCP a livello di singola industria. Questo articolo presenta una possibilità interessante, anche se sarà importante valutare queste possibilità nel contesto specifico italiano.

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4. Cyclospora ama i mangiatutto

96 persone hanno contratto un'infezione da Cyclospora cayetanensis, in Pennsylvania, trasmessa da piselli varietà mangiatutto ("snow peas") utilizzati nella preparazione di insalate di pasta. Il 45% delle persone a rischio hanno contratto l'infezione, dopo aver partecipato ad uno di cinque banchetti organizzati presso una casa di riposo. I piselli erano stati acquistati in un grosso contenitore (5 kg) e mantenuti refrigerati, prelevando circa un chilo per ogni banchetto; i piselli, com'è costume negli Stati Uniti, venivano prelevati e aggiunti crudi all'insalata di pasta. Si è scoperto che i piselli venivano dal Guatemala, ma finora poco si sa delle condizioni di produzione né si è potuto analizzare il contenuto restante perché eliminato dal personale prima dell'inizio dell'indagine. E'la prima volta che i piselli sono associati ad infezione con Cyclospora.

** Cyclospora cayetanensis causa un'infezione gastrointestinale spesso non grave, ma che, se non curata, può durare per un mese o più con attacchi di diarrea ricorrenti. Almeno negli USA, è associata generalmente a prodotti freschi importati da paesi in via di sviluppo oppure viene contratta durante i viaggi in questi paesi; in realtà, però, si sa ancora poco delle modalità di trasmissione. Anche in Italia i fattori di rischio sono probabilmente gli stessi; può essere sospettata, a livello clinico,  quando si osserva una diarrea ricorrente o prolungata nel tempo. Sono necessarie apposite metodiche analitiche per l'identificazione. Anche in questo caso, per prudenza, è importante che chi è affetto da diarrea si astenga dal manipolare alimenti.

5. Sorvegliato speciale: norovirus

In Svezia, attraverso il nuovo sistema di sorveglianza, in circa 8 mesi, sono stati testati 4776 campioni di pazienti con gastroenterite con 692 positivi per norovirus. Le popolazioni più colpite sono risultati essere i bambini sotto i cinque anni e gli anziani sopra i 70.è stato istituito nel 2003 un sistema nazionale di sorveglianza per le gastroenteriti da norovirus. Si tratta dei risultati della sorveglianza laboratoristica (12 laboratori partecipanti). Gli obiettivi del progetto consistono nell'identificare eventuali aggregazioni di casi, nell'accertare le caratteristiche demografiche dei casi e nella rilevazione rapida di aumenti stagionali. La ricerca del virus può avvenire per PCR, ELISA o microscopia elettronica.

** I norovirus sono una causa emergente di gastroenterite. Spesso associati ad ambienti chiusi come le navi da crociera, gli USA e i paesi nord europei sono spesso colpiti da episodi epidemici legati a questi virus; più incerta è la situazione nell'Europa meridionale. Si ritiene che alcuni fattori genetici possano aumentare la suscettibilità a questi virus, che, secondo i CDC (Centers for Disease Control and Prevention) americani, causerebbe la metà degli episodi epidemici legati ad alimenti. Anche in Italia dunque sarebbe opportuno prestare attenzione a questi virus alimentari. Tra le misure di prevenzione suggerite dai CDC, il lavaggio puntuale delle mani, il lavaggio accurato della frutta e la cottura delle ostriche, la pulizia con candeggina delle aree potenzialmente contaminate e l'esclusione dalla preparazione di alimenti di chi manifesta sintomi e per tre giorni di convalescenza.

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6. Regole scandinave per combattere la salmonella USA

Con l'obiettivo di ridurre di 35000 casi l'incidenza annuale di salmonellosi da Salmonella enteritidis (SE), la FDA (Food and Drug Administration) ha proposto nuove drastiche misure a livello di avicoltura. Attualmente, i casi stimati ogni anno sono 118.000, che purtroppo a volte si concludono con il decesso dell'ammalato. L'obiettivo che si sono dati gli USA per il 2010 è una riduzione del 50% dei casi e degli episodi epidemici. Le misure proposte (solo per le aziende con più di 3000 galline ovaiole, che producono per il consumatore finale e che non trattano le uova con la pastorizzazione) comprendono misure specifiche per l'acquisto dei pulcini, l'obbligo di sviluppare un piano di biosicurezza e un piano di controllo di roditori e insetti, la disinfezione degli allevamenti trovati positivi, la refrigerazione delle uova dopo la produzione, test analitici ambientali e un responsabile anti-SE in ogni stabilimento. Il costo del provvedimento sarà di 82 milioni di dollari, ovvero circa da 19 centesimi a 1 dollaro per gallina. E'iniziato il periodo in cui le parti interessate possono fare dei commenti a questa normativa; sentiti i commenti, la FDA deciderà come procedere. Gli operatori californiani hanno già commentato che di fatto già operano secondo questi criteri.

** In Italia, la frequenza del ceppo SE come causa di salmonellosi sembra sia in diminuzione; l'isolamento dall'ambiente è abbastanza raro. Anche in Italia si è fatto molto per controllare salmonella in avicoltura. Le misure proposte dalla FDA sono particolarmente rigorose grazie all'obiettivo del 2010, sottolineando l'importanza di fissare obiettivi sanitari. Se questa misura sarà approvata senza modifiche radicali, sarà interessante seguire i risultati di questi provvedimenti. Il provvedimento può essere uno spunto utile per produttori e autorità.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 32/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
13/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Spezie per goulash Polonia Slovacchia
13/09/2004 Presenza di idrocarburi policiclici aromatici e benzopirene Spratti in olio vegetale Estonia via Germania Germania
13/09/2004 Presenza della tossina istamina Filetti di tonno in olio di oliva Portogallo Italia
13/09/2004 Presenza della tossina istamina Filetti di sgombro in olio Spagna Italia
14/09/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Somacco macinato (spezia) Turchia Regno Unito
14/09/2004 Presenza di pezzi di metallo Biscotti alle spezie (speculos) Belgio Belgio
16/09/2004 Presenza del patogeno Salmonella Chorizo (Salume tipico spagnolo) Spagna Francia
15/09/2004 Presenza della tossina istamina Filetti di tonno in olio di oliva Portogallo Italia
17/09/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Peperoncino in polvere Spagna Italia
17/09/2004 Presenza del patogeno Campylobacter spp. Quarti di pollo surgelati Belgio Lettonia
Commenti specifici
  • Il problema di contaminazione legato ai coloranti Sudan appare ancora irrisolto. 

N. 31/2004 17 Settembre 2004

Sommario

1. Editoriale

Il FVO (Food and Veterinary Office) della Commissione Europea visita periodicamente i paesi membri dell'Unione Europea per verificare il funzionamento del sistema di controlli; è stato da poco reso noto il rapporto dell'ultima visita effettuata in Italia (le precedente era del 2000). Riportiamo alcune conclusioni del rapporto, da cui emerge soprattutto la difficoltà di coordinamento e verifica dei controlli ormai trasferiti alle regioni. In Inghilterra l'autorità centrale visita periodicamente gli uffici locali e redige un pubblico rapporto: forse questa via potrebbe essere praticata anche qui, se i mezzi assegnati al Ministero saranno sufficienti. Anche negli USA i controlli rilevano però problemi persistenti: riportiamo l'esito di un controllo della FDA su 900 esercizi. Riferiamo anche i punti principali di un nuovo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità su Enterobacter sakazakii, un patogeno pericoloso per i neonati, soprattutto se prematuri. Secondo uno studio olandese, poi, una sofisticata elaborazioni di dati scientifici indica in Campylobacter il principale patogeno veicolato dalla contaminazione crociata a livello domestico. Infine, alcuni sondaggi d'opinione rilevano alcune concezioni interessanti sulla sicurezza degli alimenti.

2. Pagella da migliorare per i controlli alimentari italiani

A livello centrale, in Italia, vi sono scarse informazioni sui controlli sugli alimenti che, per legge, ormai sono coordinati a livello regionale; benché sia stato costituito un ufficio ministeriale per valutare l'attività delle regioni in questo campo, esso ha risorse insufficienti. Le guide di Buona Prassi Igienica dovrebbero essere più diffuse tra gli operatori e utilizzate dagli ispettori italiani nella loro attività di controllo. A questo proposito, ancora più importante sarebbe che il contenuto di queste guide venisse effettivamente conosciuto negli esercizi alimentari. Queste sono alcune raccomandazioni emesse dal gruppo di ispettori dell'FVO (Food and Veterinary Office) della Commissione Europea dopo una visita di verifica in Italia. Gli ispettori hanno anche notato che la maggioranza dei laboratori ufficiali non è accreditata secondo lo standard ISO 17025 e che le ispezioni trascurano i punti critici di controllo, all'interno del sistema HACCP, considerando solo i prerequisiti igienici. Infine, la frequenza delle ispezioni non raggiunge gli obiettivi e il livello di addestramento degli ispettori locali non è conosciuto a livello centrale.

** Nonostante l'impegno a livello centrale (testimoniato da alcuni giudizi positivi, per esempio sul sistema europea di allerta), permangono in Italia alcuni gravi problemi organizzativi, in parte anche per mancanza di risorse. Sostanzialmente, manca il coordinamento centrale e i mezzi legali e finanziari per operarlo, con probabili profondi squilibri (potenzialmente lesivi della sicurezza dei cittadini e distorsivi della concorrenza). Tra le altre notazioni, si può notare che effettivamente le guide di Buona Prassi Igienica sono poco accessibili e gelosamente custodite dagli estensori, e spesso di difficile lettura. In generale, il documento dell'FVO si dimostra di grande interesse sia per le autorità (a tutti i livelli), che per gli operatori del settore.

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3.Temperature, igiene personale e pulizia spesso fuori controllo negli USA

In USA, nelle mense, nei ristoranti e in altri locali di somministrazione di alimenti il rispetto del rapporto tempo/temperatura per gli alimenti, l'igiene personale e la contaminazione degli utensili restano aspetti problematici. Dopo aver esaminato le pratiche di 900 locali di questo tipo, la FDA (Food and Drug Administration, autorità di sicurezza alimentare americana) ha concluso che sono necessari degli sforzi ulteriori per aumentare l'applicazione delle norme igieniche. Alimenti deperibili, in particolare, sono stati spesso trovati a temperature non abbastanza fredde; in altri casi, gli alimenti venivano tenuti in frigorifero senza che si potesse risalire alla data di scadenza. Le mani venivano lavate correttamente dal 66% dei dipendenti nelle mense ospedaliere, ma da solo il 27% dei dipendenti dei ristoranti. Per quanto riguarda la contaminazione, il primo problema è risultato il lavaggio inadeguato delle superfici di lavoro, soprattutto nelle gastronomie. La presenza di un responsabile "certificato" per la sicurezza alimentare (attraverso una formazione specifica) migliorava significativamente la situazione negli esercizi, soprattutto rispetto proprio all'igiene personale.

** Difficilmente uno studio simile svolto in Italia potrebbe pervenire a conclusioni più ottimistiche. Questi dati sono utili per individuare i comportamenti a rischio anche nel nostro paese. Sottolineano anche la difficoltà di introdurre alcuni comportamenti nel settore alimentare, perfino in un paese come gli Stati Uniti dove molta pubblicità è data ai comportamenti corretti. Chi ha il compito di coordinare un'attività di somministrazione deve assicurarsi del rispetto di pratiche igieniche, verificando, ove disponibile, il manuale di Buona Pratica Igienica.

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4. Contro Enterobacter sakazakii consigli italiani

Secondo un recente rapporto dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità), sono un po’ meno di 60 i casi di infezione da Enterobacter sakazakii segnalati nel mondo finora, ma molti potrebbero essere sfuggiti alle autorità poiché le analisi necessarie ad individuare questo organismo spesso non sono effettuate. La percentuale di mortalità conseguente alle infezioni resta comunque alta (20%). L'ISS consiglia, a livello domestico, di mantenere la massima igiene nella preparazione del latte artificiale, di non preparare in anticipo i pasti di latte artificiale e di usarlo rapidamente, di non lasciare a temperatura ambiente il latte una volta riscostituito e di conservare il prodotto solo in frigorifero raffreddandolo rapidamente. Per i reparti di neonatologia e i nidi si tratta di pianificare attentamente la preparazione e la gestione del latte artificiale, preferendo, ove possibile, quello liquido. Oltre ad elencare vari metodi di ricerca di questo battere, il documento individua nell'OM dell’11 ottobre 1978 il riferimento normativo rilevante (specifica l'assenza di coliformi in 5 campioni di 1 grammo).

** Anche se in Italia questo patogeno, temibile per i neonati, è stato rilevato nei campioni ma non ha mai causato patologie riportate, è importante mantenere a livello adeguato l'attenzione. Le istruzioni del latte per lattanti non sono spesso sufficienti e l'ISS giustamente suggerisce ai produttori di rivederle. Tuttavia, le istruzioni dovrebbero essere calibrate con la realtà domestica, favorendo magari soluzioni alternative (confezioni monouso) per le popolazioni più a rischio (nati prematuri); l'uso di acqua a 70°C presenta diverse difficoltà pratiche. Per i farmacisti e per i pediatri (sia ospedalieri che domestici), l'invito è di informarsi e esporre chiaramente la questione ai genitori. Gli ospedali, ove non siano già attrezzati, dovrebbero farlo al più presto. Per i genitori è opportuno applicare le regole suggerite specie per bambini molto piccoli. Sicuramente il ricorso all'allattamento al seno è la prima forma di prevenzione.

5. Insalate rischiose da contaminazione crociata: più Campylobacter che Salmonella

Il rischio da contaminazione crociata, cioè il trasferimento di livelli pericolosi di patogeni da carne/uova ad alimenti mangiati crudi, per le insalate riguarda più Campylobacter che Salmonella, fondamentalmente perché il primo patogeno è più frequente nelle carcasse di pollo. Uno studio olandese, utilizzando dati scientifici e complesse elaborazioni statistiche, ha paragonato il rischio derivante dalla presenza di busti di pollo contaminati con Salmonella e Campylobacter nelle cucine private. Secondo gli autori, una frazione dei casi di gastroenterite da Campylobacter sono quindi probabilmente il risultato di errate procedure a livello casalingo. Il rischio si può minimizzare riducendo la frequenza di polli contaminati oppure tenendo le superfici di lavoro (piani, taglieri, utensili ma anche mani) usate per le carni ben separate da quelle usate per gli alimenti mangiati crudi oppure operando una pulizia scrupolosa.

** I risultati ottenuti con modelli quantitativi per la valutazione del rischio microbiologico (MRA) sono spesso interessanti, ma dipendono da molte ipotesi a priori; per questo i risultati vanno valutati con cautela. In questo caso, al di là dell'interesse scientifico, questo studio attira l'attenzione sulla contaminazione crociata a livello domestico. In Italia viene fatta poca comunicazione su questo aspetto e si parla poco anche di Campylobacter. Data la crescente importanza di questo patogeno in molti paesi dove è diventato il principale patogeno alimentare di natura batterica, sarebbe importante aumentare l'attenzione anche nel nostro paese. Per i consumatori, è probabile che un'attenzione maggiore alla separazione tra carni e alimenti crudi diminuisca le gastroenteriti soprattutto nei bambini. Per le autorità il modello sviluppato dagli autori può essere utile per valutare se, nei singoli contesti, è più utile intervenire a livello domestico (con campagne informative) oppure tentare di ridurre la contaminazione a livello di produzione primaria

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6. Per gli italiani gli alimenti sono sempre più sicuri; per gli americani sicurezza alimentare a parole

Gli italiani sono tra i più ottimisti al mondo sul miglioramento della sicurezza degli alimenti negli ultimi 10 anni. Il 50% circa pensa che sia migliorata, anche se il 35% è convinto di un peggioramento. Una situazione simile si riscontra in Spagna, mentre in Germania e Regno Unito prevalgono i pessimisti, anche se di poco. Gli Americani, invece, sostengono che è cambiato poco o nulla nel 47% dei casi. I più pessimisti sono invece russi, cinesi, giapponesi, coreani, Taiwanesi e messicani, paesi in cui la maggioranza (50-62%) è convinta di un peggioramento. Questi risultati sono stati ottenuti da un'inchiesta Ipsos (società di marketing USA), su campioni di 250-1000 persone per nazione.

Il 92% di un campione di 5000 americani sa che un approccio di sicurezza in cucina è molto importante, e il 78% sa che le malattie trasmesse dagli alimenti possono essere gravi. Un americano su quattro sa che lavarsi le mani dopo aver toccato carni crude è importante, ma non lo fa (il 50% segue il consiglio di lavarsi le mani con sapone e acqua calda per almeno 20 secondi). Solo il 31% usa effettivamente un termometro per controllare la cottura degli alimenti. Questi i risultati di un'altra inchiesta condotta dalla Partnership for Food Safety Education.

** La minore preoccupazione dei nordeuropei rispetto ad italiani e spagnoli potrebbe in parte riflettere una diversa incidenza di alcune tossinfezioni, ma sicuramente riflette una minore pubblicità da parte dei media. In Italia si parla relativamente poco di salmonellosi, di listeriosi e di altre tossinfezioni, mentre l'emergenza BSE sembra superata; forse è anche subentrata una certa assuefazione alle emergenze alimentari. Nei paesi asiatici, in Russia e in Messico, invece, i dati riflettono probabilmente un reale peggioramento e una maggiore attenzione al problema. L'inchiesta sui comportamenti americani conferma che l'informazione sulla sicurezza alimentare non è sufficiente da sola. Si tratta di un dato importante per chi vuole effettuare interventi presso il grande pubblico, ma che valgono anche a livello di formazione HACCP: sapere non vuol dire agire di conseguenza.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 31/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
06/09/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Pancetta affumicata Belgio Francia
06/09/2004 Acido erucico Pasta di peperoncini verdi tritati Cina Regno Unito
06/09/2004 Corpo estraneo Pane al girasole Paesi Bassi Belgio
06/09/2004 Presenza del patogeno Salmonella infantis Anitra di razza Barbarie Francia Norvegia
07/09/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Stomaco di anitra surgelato Regno Unito Francia
07/09/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa piccante Repubblica Ceca Repubblica Ceca
07/09/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa piccante Repubblica Ceca Repubblica Ceca
08/09/2004 Irradiazione non dichiarata in etichetta Spaghetti di riso istantanei Cina via Svezia Finlandia
09/09/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Formaggio halloumi Cipro Cipro
09/09/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Maionese in insalata con gamberi di fiume Danimarca Danimarca
10/09/2004 Presenza di residui degli antibiotici sulfonamidi - sulfatiazolo e sulfadimidina Miele Ungheria Slovacchia
10/09/2004 Presenza del colorante non autorizzate e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Paesi Bassi Irlanda
10/09/2004 Presenza di formol (formaldeide) Spatola di melammina Cina Germania
10/09/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi con guscio tostati e salati Paesi Bassi Finlandia
10/09/2004 ASP (amnesic shellfish poisoning) Pesce pettine surgelato Spagna Regno Unito
10/09/2004 Livelli eccessivi di piombo Uvetta sultanina Iran via Lituania Lettonia
10/09/2004 Livelli eccessivi di piombo Prugne secche Cile via Lituania Lettonia
Commenti specifici
  • La  FSA (Food Standards Agency) inglese ha condotto uno studio sulla presenza di acido erucico in alcuni alimenti conservati sott'olio. Il problema era stato sollevato da un'autorità locale in precedenza, sempre nel 2004, che aveva condotto uno studio su piccola scala. I dati ottenuti in questi studi hanno trovato che alcuni alimenti importati, quali verdure sott'olio, salse e sottaceti, di provenienza extra-UE, superavano i limiti legali britannici (ed europei) per l'acido erucico nei grassi o nell'olio, fisssato nel 1977 al 5%. L'acido erucico si trova naturalmente in alcuni oli vegetali, principalmente in alcune varietà di oli di senape (può raggiungere il 20-40% del contenuto in alcuni casi) e oli di colza ad elevato contenuto di acido erucico. Questo acido causa, negli animali, la formazione di depositi di grassi e l'infiammazione del miocardio; non ci sono stati causi umani. La direttiva 76/621/CEE del Consiglio, del 20 luglio 1976, stabilisce lo stesso limite in tutta Europa (in Italia, legge 9 ottobre 1980, n. 659, reca: "Limitazione del contenuto massimo di acido erucico negli oli e nei grassi destinati tali e quali al consumo umano, nonché degli alimenti con aggiunta di oli e grassi".).
  • L'acido domoico, un aminoacido raro, causa l'ASP. Si tratta di una patologia con sintomi gastrointestinali (vomito, diarrea, dolori addominali), che compaiono entro le 24 ore, e a carico del sistema nervoso (confusione, perdita della memoria, disorientamento). Raramente e negli anziani, dopo il coma, subentra il decesso. Ulteriori informazioni seguendo questo collegamento sulle tossine ASP.
     

N. 30/2004 10 Settembre 2004

Sommario

1. Editoriale

Una complessa epidemia di salmonellosi durante una crociera, una vasta epidemia di epatite A in Egitto e sedici casi di colite enteroemorragica tra i partecipanti ad un torneo giovanile di calcio in Svezia fanno tirare un sospiro di sollievo, anche se probabilmente non motivato dalla statistica, a chi è tornato indenne dalle vacanze. In realtà, questi episodi sottolineano che l'importante industria del turismo (forse la prima a livello globale) deve fare un grosso sforzo rispetto alla sicurezza alimentare. Riportiamo anche che l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA) ha valutato i grassi trans, mettendo in luce molti aspetti d'interesse e confermandone la nocività per la salute. Dal Giappone, invece, uno studio scientifico prova che vale la pena congelare materie prime e piatti preparati per effettuare a valle analisi valide per la ricerca di Salmonella. Con un po'di ritardo, segnaliamo anche i consigli della FDA americana per evitare sempre Salmonella nei gelati e nelle creme. Infine, riportiamo dati sul botulismo dagli USA e dalla Georgia, con alcuni episodi istruttivi.

2. Le vacanze sono finalmente finite!

Durante una crociera di una nave tedesca intorno alle Isole Britanniche, dopo la cena di benvenuto, 86 delle oltre mille persone a bordo (tra equipaggio e passeggeri) hanno sviluppato sintomi gastrointestinali. In 16 casi analisi microbiologiche hanno confermato trattarsi di salmonellosi, ma non è stato identificato alcun veicolo. Altri casi si sono presentati dopo ben cinque giorni (in totale, 26), facendo sospettare una situazione più complessa (una fonte di contaminazione ininterrotta, infezioni secondarie oppure un'epidemia causata da norovirus sovrapposta a quella di Salmonella originale).

In Egitto, ben 219 turisti tedeschi hanno contratto Epatite A ad uno specifico hotel sul Mar Rosso, nel periodo da metà giugno a metà agosto; 103 casi sono stati confermati in laboratorio; 49, invece, sono stati segnalati da altre nazioni. Nello stesso hotel erano presenti anche turisti italiani.
L'ultimo caso è stato segnalato il primo settembre.

Durante il più grande torneo giovanile di calcio al mondo, la Gothia Cup, che ha visto 32100 partecipanti e si è svolta in Svezia, 16 partecipanti hanno contratto colite enteroemorragica da Escherichia coli (EHEC) O157 VT1 e VT2. Due sono i casi secondari, che portano il totale dei casi a 18; tutti i pazienti sono svedesi. Il veicolo non è stato identificato, ma è certo che tutti gli isolati appartengono allo stesso clone (quindi probabilmente hanno la stessa origine); il torneo è terminato il 17 luglio.

** Il turismo si conferma un significativo fattore di rischio per alcune patologie; in tutti e tre i casi, gli alimenti possono essere ragionevolmente sospettati. L'episodio della nave Mona Lisa conferma che le crociere sono a rischio e che le società di navigazione devono prevedere procedure molto rigide per evitare inconvenienti, soprattutto perché tra i passeggeri vi sono persona anziane e quindi più esposte a complicazioni. Anche per i passeggeri il consiglio è di selezionare gli alimenti da consumare. Nei paesi in via di sviluppo, una maggior rischio di tossinfenzioni non sorprende, ma non bisogna dimenticare che alcune zone, hotel e resort sono presentati come perfettamente rispondenti agli standard occidentali (esempio, Red Sea Riviera) e tali dovrebbero essere, anche perché i turisti occidentali vi si recano senza particolari precauzioni, compresi bambini e anziani. Infine, il caso della Svezia indica una scarsa attenzione alla sicurezza alimentare quando si è organizzato un evento di eccezionale complessità e grandiosità (ricorreva il trentennale): la stessa disseminazione della preparazione dei pasti in tanti centri non coordinati conferma una scarsa attenzione alla prevenzione.

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3.Valutazione europea per i grassi trans

Molti studi-intervento (cioè quelli in cui gli studiosi modificano un fattore di rischio) indicano che diete con alti livelli di acidi grassi trans aumentano i livelli di colesterolo LDL nel sangue, come fanno i grassi saturi; inoltre, le stesse diete diminuiscono i livelli di colesterolo HDL, anche più decisamente delle diete con grassi saturi, e i livelli di triacilglicerolo a digiuno. Si tratta in tutti i casi di fattori associati ad un maggior rischio cardiovascolare. Queste sono alcune delle conclusioni del pannello scientifico dell'EFSA (European Food Safety Authority, Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) che ha valutato la presenza nella dieta, l'origine, i metodi analitici e gli effetti sulla salute dei grassi trans. I grassi trans si originano in parte naturalmente, ma una parte considerevole è il risultato di modificazioni industriali (per esempio, oli vegetali idrogenati). La Danimarca aveva scelto di limitare i grassi trans negli alimenti introducendo norme apposite, proprio per preoccupazioni sanitarie; tuttavia, alcuni stati membri dell'Unione Europea si erano opposti affermando che grassi trans si trovano anche in natura e che le prove di effetti avversi sono insufficienti. Per questo, l'EFSA era stata interpellata per fornire un parere.

** Il rapporto dell'EFSA afferma chiaramente che i grassi trans sono dannosi per la salute, senza dubbio dal punto di vista cardiovascolare, e sono più pericolosi dei grassi saturi, anche ai livelli di ingestione che si trovano in Europa (soprattutto al Nord). Poiché gli studi sono ancora carenti, è invece difficile identificare e valutare gli effetti specifici dei grassi trans "artificiali". Non ci sono dubbi comunque che ridurre l'apporto di questi grassi sia benefico per la salute, soprattutto negli alimenti in cui possono essere sostituiti da altri grassi (per esempio, prodotti da forno).
Un intervento normativo potrebbe essere auspicabile, ma l'industria può intervenire iniziando la riformulazione dei propri prodotti, con benefici anche d'immagine.

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4. Gli archivi congelati sono i migliori

A dosi più alte di Salmonellae ingerite corrispondono maggiori tassi d'infezione se si esaminano alimenti mantenuti a -20°C fino all'esame microbiologico; questa correlazione scompare se gli alimenti non vengono congelati. Questi sono i risultati di uno studio svolto in Giappone su 39 episodi epidemici. Nel 1997, una direttiva del Ministero della Sanità del Giappone ha obbligato mense e catering di grosse dimensioni (più di 750 pasti al giorno o più di 300 piatti dello stesso tipo al giorno) a congelare a -20°C un campione di ogni materia prima e piatto cucinato e a conservarlo per almeno due settimane; come raccomandazione, la stessa pratica è stata suggerita anche a certi esercizi di dimensioni minori. I dati risultanti sono utili anche per le valutazioni dei rischi; gli autori però attirano l'attenzione sul fatto che la cucina giapponese è molto diversa da quella occidentale e possono trovarsi fattori che alterano la relazione tra dose ingerita e rischio di infezione.

** Congelare una porzione di materie prime e piatti cotti è una pratica suggerita anche in Italia; questo studio dimostra che la modalità di conservazione corretta è quella del congelamento. In questo modo, la quantità di batteri rinvenuti è probabilmente più vicina a quella ingerita dalle persone colpite da salmonellosi: questo serve sia per dimostrare un'associazione, sia per confutarla. Per chiunque sia interessato a dimostrare la sicurezza di quanto ha preparato o a provarne l'adulterazione, i risultati di questo studio sono interessanti. Le implicazioni per le valutazioni dei rischi sono invece importanti per gli esperti: per raccogliere dati utili e rilevanti a livello locale (senza correre il rischio di usare dati inappropriati), è importante che la ristorazione e l'industria alimentare adotti alcune misure di collaborazione.

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5. Gelati salmonella-free almeno a settembre

Dal 1996 al 2000, ci sono stati 17 episodi epidemici e oltre cinquecento casi di salmonellosi, negli USA, associati al consumo di gelato fatto in casa. Il problema riguarda l'uso di uova contaminate da Salmonellosi per preparare la crema alla base del gelato. Per questo, la FDA (Food and Drug Administration) consiglia ai consumatori di utilizzare uova pastorizzate o di adottare le ricette dall'American Egg Board, l'associazione dei produttori di uova. Queste ultime, che consigliano una cottura fino a 72°C e un rapido raffreddamento, sono utili per preparare non solo creme, ma una vasta gamma di salse e altri alimenti a base di uova al riparo del rischio salmonella.

** La Salmonellosi è una causa molto frequente di infezioni alimentari anche in Italia. Anche se i prodotti carnei sono contaminati più spesso delle uova, intorno al 3% delle uova può essere realisticamente contaminata.
Accorgimenti pratici a livello di produzione artigianale, ristorazione o domestica sono dunque utili dove le uova pastorizzate non rappresentano una possibilità percorribile. Per queste categorie, i consigli dell'American Egg Board sono dunque molto utili.

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6. Intramontabile botulino

Tra il 1990 al 2000 ben 263 casi di botulismo sono stati registrati negli USA, ma, fortunatamente, i decessi sono stati solo il 4% dei casi. Quasi tutti gli episodi sono legati a preparazioni alimentari particolari; il 40% dei casi è avvenuta in Alaska e legata ad alimenti tradizionali (pesce fermentato), alterando però la più sicura antica ricetta con l'uso moderno dei contenitori di plastica e l'esposizione ad alte temperature per accelerare il processo. Fuori dall'Alaska, la maggior parte dei casi è attribuibile a preparazioni fatte in casa. In due episodi, sono stati coinvolti, invece, ristoranti; nel primo (17 casi), una salsa a base di patate (skordalia) è stata ottenuta cocendo le patate in alluminio e lasciandole poi avvolte a temperatura ambiente per svariati giorni; nel secondo (8 casi), un formaggio in scatola è stato lasciato a temperatura ambiente dopo l'apertura per molti giorni.

Incerte sono invece le cause di un drammatico aumento di casi di botulismo nella Repubblica di Georgia, nel Caucaso. La Georgia ha ora il più alto tasso di botulismo al mondo (0.9 casi per 100,000 persone), in gran parte attribuibili a conserve di verdure fatte in casa. Tra le cause sospettate la povertà che induce a preparare in casa le conserve piuttosto che acquistarle.

** Il botulismo diventa meno frequente e meno grave con il crescere della ricchezza, come dimostra per esempio l'esperienza della Polonia, un tempo detentrice di un record simile a quello detenuto ora dalla Georgia.
Tuttavia, anche nei paesi più ricchi come gli USA o l'Italia, il problema non può dirsi debellato, sia per persistenti incidenti a livello domestico sia per occasionali problemi legati a prodotti commerciali (per esempio, il tofu in Italia) o alla ristorazione (le olive in Abruzzo alcuni mesi fa).
E' dunque importante mantenere elevata l'attenzione a questo pericolosissimo produttore di tossine; spesso chi produce o prepara alimenti esotici o innovativi, dimentica questo potenziale pericolo. Le esperienze negative sono spesso letture istruttive.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 30/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
30/08/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Base per gelato al pistacchio Italia Germania
31/08/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Prosciutto a pezzi Germania Francia
31/08/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Senftenberg Semi di sesamo biologici da coltivazioni biologiche controllate India Germania
01/09/2004 Presenza del patogeno Campylobacter Quarti di pollo fresco refrigerato Paesi Bassi Lettonia
01/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Miscela di spezie per piatti di patate Lituania Germania
01/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Miscela di spezie per insalata di carote alla coreana Lituania Germania
01/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Miscela di spezie per piatti di carne Lituania Germania
02/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Paprika piccante in polvere, paprika dolce rossa, pepe rosso amaro Turchia Germania
02/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Miscela di spezie tandori Regno Unito Germania
02/09/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Miscela di spezie per piatti di carne Lituania Germania

 

 


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