Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere
riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
Se siete interessati a inviarci
osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando
una notizia, scrivete liberamente a
collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.
Il caso di capra "pazza" in Francia resta ancora da
valutare come impatto generale. I nitrofurani nel pollo biologico
britannico, anche se non tocca l'Italia, attira un'altra volta
l'attenzione sulla difficoltà di tenere sotto controllo i residui di
questo farmaco veterinario. Dall'Istituto Superiore di Sanità, arrivano
i metodi ufficiali per le analisi delle acque e notizie importanti,
compresi i metodi, per la rilevazione e il controllo degli alimenti
sottoposti a irradiazione. Infine, è stato inaugurato in settimana il
CDC italiano: impariamo la sigla CCM.
Una nota: la Commissione Europea utilizza il
termine AESA (Agenzia Europea di Sicurezza Alimentare) per
identificare l'EFSA. A nostro avviso, giusto o sbagliato che sia,
come diciamo USA e non più SUA, NATO e non OTAN, AIDS e non SIDA, la
terminologia EFSA è da preferire. Seguiremo in questo, comunque,
l'orientamento della maggioranza.
Un gruppo di ricerca francese ha notificato alla
Commissione Europea l'identificazione di una capra apparentemente
affetta da BSE (encefalopatia spongiforme bovina). Si tratterebbe del
primo caso di BSE in una specie diversa dal bovino. Nel quadro del
programma europeo di sorveglianza, iniziato nel 2002, 140.000 esemplari
di capra sono stati esaminati per l'eventuale presenza di scrapie (una
malattia simile alla BSE, non trasmissibile all'uomo e tipica delle
pecore) oppure BSE. Nel 2002, un esemplare era stato identificato come
positivo ai test preliminari e l'intero gregge di capre, circa 300,
sacrificato; la conferma ha richiesto due anni di tempo. I prodotti di
questi animali non sono entrati nella catena alimentare. Al momento, il
gruppo europeo di riferimento per le TSE (tutte le malattie simili alla
BSE) sta valutando i risultati, che poi passeranno all'EFSA. Per il
momento non è previsto nessun provvedimento.
Arriva nel frattempo dalla Francia la notizia che
l'ottavo caso di vCJD (il morbo variante di Creutzfeldt-Jakob, malattia
causata nell'uomo dalla BSE o mucca pazza) identificato nel paese era un
donatore di sangue; dieci persone che hanno ricevuto sangue da questa
persona sono state rintracciate. Dall'Irlanda viene segnalato il primo
caso di vCJD.
** Poiché capre e pecore sono state nutrite fino
agli anni novanta con farine animali (come le vacche che poi hanno
contratto BSE), vi era il sospetto che la BSE potesse comparire anche
nei piccoli ruminanti. Inoltre, studi sperimentali in laboratorio
avevano dimostrato che la BSE può essere trasmessa alle pecore in
determinate condizioni. I dati indicano che altri animali sono risultati
positivi ai test, ma bisognerà attendere i diversi pareri ufficiali per
capire se è esistito o esiste un rischio sanitario. In ogni caso, il
consumo di carne di capra (anche se presente in Italia, per esempio, in
Trentino) è limitato. In Francia la notizia di un caso di vCJD è
preoccupante perché dati inglesi confermerebbero la
trasmissibilità della
vCJD attraverso il sangue. Non è consigliabile ridurre i consumi di
prodotti di capra. Per chi controlla o tratta carne di capra è opportuno
approfondire l'argomento, anche dal punto di vista clinico; per chi
alleva o trasforma prodotti caprini è consigliabile prepararsi
all'eventuale impatto sui mass-media.
Fino a 23 tonnellate di pollo biologico potrebbero
contenere tracce di nitrofurano, un residuo derivante dall'uso di
farmaci veterinari vietati in Europa del 1995. Si tratta di busti di
pollo o parti di pollo, in commercio probabilmente solo in Gran
Bretagna, anche nella grande distribuzione (Tesco). Tutti provenivano da
una fattoria dell'Irlanda del Nord, che produce polli biologici allevati
all'aperto, e venivano distribuiti da Moy Park, una società attiva in
tutto il Regno Unito. I polli dovrebbero essere già stati consumati, ma qualcuno potrebbe ancora tenerli congelati.
** Anche se questi polli non dovrebbero essere
arrivati in Italia, purtroppo residui di nitrofurano sono comuni negli
alimenti. Benché i rischi effettivamente siano legati ad un'esposizione
cronica, il nitrofurano è sospettato di essere cancerogeno. Normalmente
il problema deriva dall'uso di questo o altri farmaci veterinari nei
paesi in via di sviluppo, dove sono permessi oppure non sono monitorati
(la FAO, organizzazione mondiale per l'alimentazione, ha avviato
un'iniziativa in questo senso). Nel caso inglese, l'origine della
contaminazione non è nota, ma non è da escludere il mangime; molto grave
è che questo accada ad alimenti biologici. Esemplare anche la pubblicità
data all'evento dalle autorità britanniche. Per gli allevatori di polli
biologici questo evento suggerisce l'esame delle possibili fonti di
contaminazione.
L'ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha messo a
disposizione su Internet i metodi ufficiali per le analisi delle acque
destinate al consumo umano, secondo il DLvo n. 31 del 2 febbraio 2001 (recepimento
della Direttiva 98/83/CE), entrato in vigore a fine 2003. I parametri
sono di tipo chimico e microbiologico. Per i metodi microbiologici, gli
Stati Membri dell'UE avevano la facoltà di proporre metodi alternativi a
quelli ISO, ufficialmente indicati dalla UE: l'Italia ha adottato due
metodi alternativi, sulla base di studi coordinati dall'ISS. Per i
parametri chimici i metodi sono stati prelevati da varie fonti, grazie
al lavoro di una commissione ad hoc (Commissione Permanente sulle
Acque).
** L'acqua è un alimento e un ingrediente di altri alimenti. Per questo
il controllo della qualità dell'acqua è fondamentale anche in fase di
autocontrollo secondo il metodo HACCP. La disponibilità di metodi
ufficiali in maniera semplice è un requisito per la loro conoscenza e
diffusione. I metodi sono una risorsa non solo per i laboratori, ma
anche per chi volesse controllare se il laboratorio di fiducia utilizza
metodiche approvate. Inoltre, l'introduzione al metodo riporta
informazioni interessanti sul contaminante.
Il 42% di alcuni integratori alimentari a base di
aloe, medicago sativa, uncaria tomentosa, arpagofito, aglio, zenzero,
ginkgo biloba, ginseng, guaranà, kava kava, serenoa repens, curcuma
esaminati in Inghilterra è risultato illegalmente irradiato (cioè
esposto a radiazioni in maniera tale da uccidere i germi patogeni senza
alterarne la qualità organolettica); in Europa questo trattamento è
ammesso solo per erbe aromatiche, spezie e condimenti vegetali, ma deve
essere accompagnato da apposita etichetta. Agli Stati Membri è affidato
il controllo ufficiale; in Italia l'ISS (Istituto Superiore di Sanità)
aveva il compito di approntare i metodi per identificare i composti
irraggiati e valutarne la conformità normativa, anche se poco è stato
fatto in questo senso in Italia. Sull'argomento è stato pubblicato
da poco un rapporto ufficiale dell'ISS, molto completo e ricco di
informazioni, metodologiche, normative e scientifiche.
** L'irraggiamento degli alimenti ha causato e
causa un dibattito furioso negli USA, tra preoccupati e entusiasti
(l'industria della carne). L'applicazione in Europa resta limitata, ma
importante come prospettiva in molti settori, come realtà per chi si
occupa di controlli sia nel pubblico che nel privato e per chi importa
alimenti come erbe, spezie spesso irradiate nei paesi di produzione
senza che questo venga dichiarato in etichetta. Soprattutto per quest'ultima
categoria è importante richiedere informazioni ai fornitori ed
effettuare controlli a campione, anche in vista dei controlli ufficiali
in partenza.
Dopo l'ECDC (il Center for Disease Control
europeo), è stato inaugurato ufficialmente il CCM (Centro nazionale per
la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), istituzione italiana che
si ispira dichiaratamente ai CDC americani. Questo centro opera presso
il Ministero della salute con obiettivo di analisi e gestione dei
rischi, legati alle malattie infettive (influenza, morbillo, influenza
aviaria) e diffusive e al bioterrorismo, ma anche alle vaccinazioni,
agli stili di vita, all'ambiente. Esso opera in coordinamento con le
strutture regionali attraverso convenzioni con l'Istituto superiore di
sanità, con l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del
lavoro (ISPESL), con gli istituti zooprofilattici sperimentali, con le
università, con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico
e con altre strutture di assistenza e di ricerca pubbliche e private.
** Sembrano in grande crescita i compiti del CCM,
passato da un ruolo legato soprattutto a malattie infettive e
bioterrorismo a compiti molto più vasti di prevenzione. Molto dipenderà
dall'abilità del Direttore Operativo e del suo staff. Potenzialmente il
suo ruolo in sicurezza degli alimenti potrebbe essere rilevante, come
negli USA, dove i CDC si occupano di tutta l'epidemiologia delle
tossinfezioni (ruolo svolto in gran parte dall'ISS, finora). Per gli
addetti ai lavori, un'istituzione da seguire con attenzione.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 43/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
18/10/2004
Presenza del colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno
Sudan 1
Tomato ketchup speziato
Austria
Germania
19/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco (Scomber scombrus)
Danimarca
Italia
19/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco (Scomber scombrus)
Danimarca
Italia
20/10/2004
Livelli
eccessivi delle sostanze fungine tossiche fumonisine
Farina di mais biologica
Austria
Germania
20/10/2004
Presenza del colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno
Sudan 1
Sale speziato
Austria
Germania
20/10/2004
Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle
muffe (aflatossine)
Pistacchi
Iran via Spagna e via Cipro
Italia
21/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco
Danimarca
Italia
21/10/2004
Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle
muffe (aflatossine)
Due nuovi casi di vCJD (morbo di Creutzfeldt-Jakob
variante, cioè la forma legata alla "mucca pazza") sono stati segnalati
nel Regno Unito durante l'estate. Il totale dal 1994 al settembre di
quest'anno è di 149 persone, di cui solo 5 sono ancora in vita. L'età
mediana alla diagnosi è di 28 anni. I ricercatori britannici hanno
individuato in un modello matematico di tipo quadratico-esponenziale il
più adatto a descrivere i dati; utilizzando questo modello, i casi
dovrebbero diminuire ulteriormente in futuro, con sei morti nei prossimi
dodici mesi. Tutti i casi identificati finora riguardano persone con una
particolare caratteristica genetica in omozigosi (stessa variante
genetica in tutte e due le coppie dei cromosomi): la metionina al codone
129 nel gene umano per i prioni (esiste naturalmente una forma normale
dei prioni nell'uomo). Resta incerta l'entità di trasmissione per via
ematica (un solo caso registrato finora). Misteriose restano ancora
alcune osservazioni: la maggior incidenza della vCJD nel nord
dell'Inghilterra e la presenza di un unico raggruppamento di casi nel
Leicestershire nel 2000.
** La vCJD è una malattia orribile che finora non
ha lasciato scampo e colpisce molte persone giovani. Fortunatamente,
però, i casi continuano a sembrare pochi rispetto a quanti si poteva
temere e le predizioni, tragiche perché sappiamo che qualcuno sarà
colpito, lasciano sperare che il peggio sia passato. è opportuno
ricordare, però, che le predizioni si basano sull'idea che, come
verificatosi finora, solo le persone con la metionina al codone 129 sono
a rischio. Queste statistiche ricordano che la sicurezza degli alimenti
non è un problema astratto, ma che può avere un effetto terribile sulle
persone.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 42/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
11/10/2004
Presenza del colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno Sudan IV
Livelli pericolosi di solfiti (possibili reazioni
allergiche legate all'asma)
Gamberetti interi cotti
Brasile via Francia
Lussemburgo
12/10/2004
Vuste essicanti a contatto diretto con cracker di riso
Crackers di riso
Cina
Italia
13/10/2004
Presenza di forma
patogena di
Escherichia Coli oppure livelli eccessivi
Formaggio
Lituania
Irlanda
13/10/2004
Presenza dei coloranti non autorizzati
e potenzialmente cancerogeni
Sudan 1, Sudan 3 Sudan IV
Peperoncino in polvere
Cina via Polonia
Lituania
13/10/2004
Livelli eccessivi del farmaco veterinario verde malachite
anguille congelate
Polonia via Norvegia
Germania
13/10/2004
Presenza del patogeno
Salmonella serotipo
typhimurium
Maialini sotto vuoto
Spagna
Norvegia
13/10/2004
Presenza del patogeno
Salmonella serotipo indiana e newport
Quaglie surgelate
Francia
Norvegia
14/10/2004
Presenza dei colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno
Sudan 1
Salsa di formaggio di capra e pepe dolce
Grecia
Belgio
14/10/2004
Presenza di mercurio
Smeriglio (Lamna nasus)
Spagna
Italia
15/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco (Scomber scombrus)
Danimarca
Italia
15/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco (Scomber scombrus)
Norvegia via Danimarca
Italia
15/10/2004
Migrazione dall'utensile agli alimenti di
4,4-diaminofenilmetano
(potenzialmente cancerogeno)
Cucchiaio e mestolo da cucina
Cina via Svezia
Danimarca
15/10/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro fresco (Scomber scombrus)
Norvegia via Danimarca
Italia
Commenti specifici
E'aumentata ultimamente l'attività europea di controllo sui
materiali a contatto (per esempio, i cucchiai e i mestoli). Si
tratta di un fatto indubbiamente positivo.
Un'ottima notizia per chi si occupa di sicurezza
degli alimenti è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica
americana PNAS: un sistema basato sulle nanoparticelle è in grado di
rilevare in soli 20 minuti la presenza di un singolo batterio patogeno!
Le prospettive per migliorare la sicurezza alimentare sono dunque
entusiasmanti. Allo stesso tempo, permangono i problemi. Per esempio,
dubbi sugli additivi: la Commissione Europea è intervenuta per vietarne
due, mentre vengono ridotti i livelli ammessi di nitriti, necessari ma
pericolosi. L'UE si è attivata anche sul fronte contaminanti, stabilendo
(finalmente) i livelli massimi di Ocratossina A in vino e caffé. In
Italia, la rintracciabilità del pollame, anche se su base volontaria, è
resa possibile da un Decreto Ministeriale appena pubblicato in Gazzetta
Ufficiale. Da Roma, infine, provengono pessime notizie sulla sicurezza
delle mense scolastiche.
Un nuovo test sviluppato sperimentalmente
all'Università della Florida è in grado di identificare un singolo
batterio patogeno (per ora, E. coli O157) in soli 20 minuti di tempo. Si
tratta del primo test in grado di identificare un singolo batterio senza
la necessità di amplificazioni o arricchimenti. Il sistema si basa su
nanoparticelle, ognuna di 60 nm di lunghezza e contenente alcune
migliaia di pigmenti fluorescenti; queste nanoparticelle vengono
coniugate ad anticorpi specifici per il batterio. Nello studio, questi
anticorpi legavano il batterio presente in campioni di carne macinata e
potevano essere visti microscopicamente. La fluorescenza è migliaia di
volte superiore a quella ottenibile con i fluorocromi convenzionali.
Secondo gli scienziati, che hanno confrontato il test con le metodiche
tradizionali, la tecnologia può essere estesa ad altri patogeni, anche
in ambito clinico.
Nello stesso numero della rivista americana PNAS,
ricercatori dell'Università del Wisconsin riportano l'uso di proteine
fluorescenti ingenierizzate geneticamente con i substrati delle tossine
botuliniche per individuare l'attività di queste ultime sia in vitro che
in cellule viventi.
** Due novità tecnologiche promettono di
rivoluzionare la microbiologia alimentare: nanoparticelle e biosensori,
gli argomenti di questi due studi. Benché essi dimostrino possibilità
estremamente interessanti, potrebbero essere richiesti alcuni anni prima
che queste tecnologie possano essere usate su larga scala. Queste nuove
soluzioni porteranno anche ad un necessario ripensamento dei limiti di
contaminazione accettabile e del ruolo del controllo analitico.
Sicuramente, il ruolo del microbiologo alimentare si sposterà
ulteriormente dall'analisi alla prevenzione. Riflettere su queste
prospettive è utile per non essere colti impreparati quando queste
invenzioni diventeranno comunemente disponibili.
La Commissione Europea ha adottato una proposta per
ridurre i livelli consentiti di nitrati e nitriti nelle carni, per
vietare i paraben (E216 and E217) e gli additivi utilizzati per produrre
le pericolose coppette di gelatina (jelly mini-cups), modificando la
direttiva sugli additivi 95/2/CE. Benché nitrati e nitriti siano
necessari per impedire la crescita di C. botulinum nei salumi e altri
prodotti a base di carne, essi si trasformano anche in nitrosammine, che
per la loro tossicità devono essere tenute al livello più basso
possibile nella dieta. Gli additivi usati per fare le jelly mini-cups
erano già stati vietati provvisoriamente, perché queste coppette
rappresentano un serio rischio di soffocamento, e questa modifica
renderebbe il divieto permanente. Il propilparaben (E216) e il suo sale
(E217) sarebbero i paraben proibiti. Nello stesso tempo, verranno
inseriti nella lista degli additivi autorizzati etilcellulosa,
eritritolo, 4-esilresorcinolo e emicellulosa di soia. La proposta
passerà ora a Consiglio Europeo e Parlamento.
** Abbiamo seguito negli scorsi mesi i problemi
legate alle coppette di gelatina e, più recentemente, il parere dell'EFSA
sul propilparaben. In questo caso, la Commissione ha agito
tempestivamente e si è adeguata al parere dell'EFSA. Anche se i
cambiamenti normativi sugli additivi possono creare problemi ai
produttori di alimenti, di additivi e anche alle autorità di controllo,
l'adeguamento continuo della normativa ai risultati scientifici non solo
è importante per tutelare la salute delle persone, ma anche per
mantenere la fiducia dei consumatori e per stimolare la ricerca sia per
appurare gli effettivi profili di rischio sia per trovare alternative
più sicure. La norma sui nitriti e nitrati sarà estremamente importante
per produttori di insaccati e per autorità di controllo.
In base alla decisione del Comitato Permanente per
la Catena Alimentare della UE, 5 microgrammi per chilo sarà il nuovo
limite per l'ocratossina A nel caffé (sia in grani tostati che nel
prodotto macinato), mentre saranno tollerati fino 10.0 μg/kg nel caffé
solubile. Per il vino il limite sarà di 2.0 μg/kg, come per il succo
d'uva, un prodotto che ha causato particolari preoccupazioni perché,
soprattutto nel Nord Europa, è diffuso tra i bambini. A questo punto
sarà la Commissione a modificiare il Regolamento 466/01, che fissa i
limiti massimi di contaminanti nelle derrate alimentari. Limiti per le
ocratossine nei cereali erano già previsti da questo regolamento.
** La regolamentazione dell'ocratossina a livello europeo si è rivelata
complicata, forse per pressioni di produttori e di alcuni stati membri;
in effetti, questi limiti dovevano essere già stati definiti entro il
2003 (anche per il cacao, per ora escluso). L'ocratossina è una sostanza
fortemente nefrotossica (cioè colpisce i reni) e cancerogena, prodotta
da alcune muffe (delle specie Penicillum e Aspergillus) che possono
crescere sulle derrate alimentari. Per chi si occupa di importare,
trasformare o distribuire uno degli alimenti oggetto della normativa, è
molto importante adottare le misure di prevenzione e controllo analitico
necessarie, confrontando anche la futura normativa con quelle italiana
esistente (più severi i limiti italiani per caffé mentre erano
inesistenti per vino e succo d'uva). Per i consumatori è un
provvedimento benvenuto, anche se insufficiente rispetto a quanto già
previsto in Italia.
è
stato pubblicato sulla GU del 13 ottobre il Decreto Ministeriale (DM) 29
luglio 2004 del Ministero delle Politiche Agricole che regola
l'applicazione di un sistema volontario di etichettatura alle carni di
pollame. Secondo il DM, i prodotti che intendono avvalersi
dell'etichettatura dovranno indicare il paese di nascita, di
allevamento, il luogo di macellazione (stabilimento), il laboratorio di
sezionamento e l'alimentazione, oltre a numerose altre informazioni.
L'etichettatura, che richiede un sistema di rintracciabilità, può essere
richiesta da organizzazioni di produttori, mediante redazione e
approvazione ministeriale di un disciplinare. Sono previsti enti di
controllo indipendenti, mentre la vigilanza è affidata, oltre a quanto
la legge affida al Sistema Sanitario, al Ministero delle Politiche
Agricole e alle regioni.
** L'estensione, perlomeno su base volontaria,
della rintracciabilità al pollame è un passo che può essere utile per
migliorare la sicurezza di questi prodotti, facilmente esposti alla
contaminazione microbica e chimica (come dimostra l'esperienza recente).
In particolare, sarà possibile rintracciare più facilmente i lotti
problematici e risalire alla fonte di contaminazione originaria; resta
naturalmente da vedere quanto, in pratica, saranno utilizzate questa
possibilità. Per i produttori di pollame, si tratta di un'opportunità
interessante di qualificazione del prodotto e di miglioramento della
qualità. Per i consumatori sarà sicuramente un elemento di scelta
informata a disposizione.
Dopo la segnalazione di una bambina che ha trovato
un verme nel pane, i vigili dell'VIII Municipio di Roma hanno scoperto a
Pomezia (RM) un panificio in pessime condizioni sanitarie ove veniva
prodotto pane tra blatte ed escrementi di topo. La società proprietaria
del panificio, che, attraverso una lunga catena di appalti, riforniva
mense delle scuole materne ed elementari della Capitale, si chiama Pan
Carrè Roma 21. Dopo i primi controlli, si è appurato che la società Pan
Carrè21 non figurava nella lista ufficiale dei fornitori e che il
sistema di autocertificazione previsto dal capitolato aveva fallito. Il
problema potrebbe essere di notevoli proporzioni.
** Benché assolutamente inaccettabile, la sicurezza
alimentare risulta spesso meno garantita nelle mense destinate alle
persone più vulnerabili, quali ammalati, bambini e anziani. Le notizie
riportate dalla stampa sono sempre da verificare; in generale, tuttavia,
è il sistema dei controlli e delle sanzioni che non funziona e non
riesce a prevenire questi episodi. I controlli interni alle aziende (ed
estesi a tutta la filiera) ed esterni (pubblici e di audit privati) sono
essenziali e devono essere regolari, ma rappresentano proprio la
debolezza del sistema italiano, con danni economici e, purtroppo, spesso
anche alle persone.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 41/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
04/10/2004
Livelli superiori ai limiti legali di tossine
cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine)
La salmonellosi resta una delle principali
preoccupazioni di chi si occupa di sicurezza alimentare. Dalla Gran
Bretagna, dove negli anni scorsi si era registrata una vasta epidemia
dovuta a uova importate dalla Spagna, ora è la lattuga ad essere
sospettata di aver infettato almeno 368 persone. Buone notizie giungono
invece dagli USA, dove uno studio sembra dimostrare che la prevenzione
basata sull'HACCP funziona nella riduzione di questa patologia.
Riportiamo anche l'ultima analisi rilasciata dal Ministero della Salute
sulle notifiche di allerta europee: micotossine e Sudan restano in testa
alla classifica. Uno studio britannico ha messo in luce costi
elevatissimi legati alle gastroenteriti nosocomiali, probabilmente in
parte veicolate dagli alimenti. Infine, riferiamo due investigazioni su
patogeni rari: Yersinia pseudotubercolosis e Arcobactrer butzleri.
368 casi di salmonellosi (sierotipo Newport) sono
stati confermati in Inghilterra e Irlanda del Nord dalle autorità
sanitarie, dal 9 settembre a oggi. Dopo aver analizzato circa un terzo
dei casi, le autorità sanitarie sono giunte alla conclusione che si
tratta di un'epidemia, poiché il 90% degli isolati dai pazienti hanno lo
stesso profilo genetico. La maggior parte dei casi sono localizzati in
tre regioni; il 9% circa delle persone affette è stato ospedalizzato. Le
investigazioni eseguite finora hanno implicato fast-food e rosticcerie;
tra gli alimenti, forti sono i sospetti sulla lattuga. Non sono
segnalati casi in altri paesi europei, mentre proseguono le indagini
microbiologiche sugli alimenti.
Un aumento dell'1% nel numero di uova prodotte seguendo un programma di
controllo di qualità, negli Stati Uniti, è risultato associato ad una
diminuzione dell'0,14% dell'incidenza di salmonellosi del sierotipo
Enteritidis nell'uomo, secondo i risultati di uno studio recentemente
pubblicato da ricercatori dei CDC (Centers for Disease Control and
Prevention) americani. A partire dal 1978, il sierotipo Enteritidis si è
diffuso progressivamente negli USA, iniziando a declinare nel 1996,
causando notevoli preoccupazioni di ordine sanitario. I programmi di
qualità esaminati dallo studio sono basati sul sistema HACCP.
** La Salmonellosi rimane una delle principali
tossinfezioni alimentari in tutto il mondo. In Italia è generalmente
riconosciuta come ls più frequente patologia alimentare.
Tradizionalmente, Salmonella è associata al consumo di carne o uova poco
cotti; i programmi di monitoraggio italiani sono infatti diretti
principalmente all'ambito zootecnico e alla filiera delle carni. Questa
epidemia britannica, di cui sarà importante scoprire l'origine,
sottolinea come sempre più spesso siano i prodotti ortofrutticoli a
veicolare la Salmonella. I risultati americani sono invece incoraggianti
sul fronte del controllo di questa patologia, dimostrano una metodologia
utile per misurare l'effettivo funzionamento di strategie di
prevenzione, e confermano l'efficacia dell'approccio HACCP. Nel caso
dell'insalata, è da sottolineare come spetti ai produttori primari
garantire la qualità dell'alimento, poiché gli interventi a valle, nel
caso di un alimento mangiato crudo, sono comunque poco incisivi.
Le micotossine restano in assoluto la causa più
frequente di allerta a livello europeo nel terzo trimestre 2004, secondo
il rapporto rilasciato dal Ministero della Salute. Segue ancora una
volta il colorante Sudan, che viene ora riscontrato spesso anche dalle
regioni e ASL italiane (che non rilevano invece problemi con le
micotossine). Tra i problemi microbiologici, Salmonella e Listeria si
confermano i due patogeni segnalati più frequentemente. In generale, ASL
e regioni hanno segnalato più problemi che negli altri trimestri; solo
sette su trentadue riguardavano prodotti italiani, prevalentemente per
contaminazione da colorante Sudan.
** Le notifiche di allerta europee sono uno
strumento importante per garantire la sicurezza degli alimenti sul
mercato e identificare problemi emergenti; nonostante i nomi dei
produttori non siano resi noti, un prodotto nazionale (per esempio, il
gorgonzola o la feta greca) possono subire significativi danni
d'immagine tali da indurre, almeno auspicabilmente, i produttori ad
adottare misure di prevenzione più efficaci. L'efficacia di questo
sistema si basa però su campionamenti e risposte uniformi, il che non
sembra necessariamente la situazione attuale; inoltre, un monitoraggio
interno inefficiente potrebbe esporre i prodotti italiani a brutte
sorprese all'estero. Il documento reso pubblico dal Ministero è di
grande interesse; tra le notazioni interessanti, è l'impossibilità
apparente di controllare il problema del contaminante Sudan e di
affrontare le contaminazioni da micotossine.
Il costo degli episodi di gastoenteriti nocosomiali (cioè acquisite e
diffuse negli ospedali) si può stimare in oltre un milione di euro per
mille posti letto, secondo un recente studio britannico. Il patogeno
registrato più di frequente sono i virus di tipo Norwalk (63% degli
episodi studiati). Il metodo più efficace per ridurre i costi è
risultato quello di chiudere il reparto a nuove ammissioni il prima
possibile. Su 1000 giorni-ospedale, sono stati contati 2,21 casi tra i
pazienti e 0,46 nel personale. Per ogni caso nel personale, sono stati
persi 3,1 giorni di lavoro.
** I costi della sanità e la mancanza di personale sono problemi che
affiggono la sanità britannica come quella italiana. Sebbene la
trasmissione dei virus di tipo Norwalk (norovirus) non è unicamente
alimentare, essi stanno emergendo come patogeni alimentari dominanti nei
paesi sviluppati. I risultati di questo studio non sono
direttamente estrapolabili all'Italia, anche se questi patogeni meritano
più attenzione nel nostro paese. Gli studi che tentano di stimare i
costi economici delle tossinfezioni non sono molto comuni in Italia e,
spesso, corrono il rischio di far passare in secondo piano l'aspetto più
importante, che è quello del benessere delle persone; tuttavia, essi
hanno una specifica utilità per valutare interventi e priorità. Gli
operatori ospedalieri italiani potrebbero valutare la rilevanza di
questi dati al loro contesto.
Nel primo semestre del 2004, il sistema di
sorveglianza finlandese per le malattie infettive ha individuato 125
casi di casi di gastroenteriti da Yersinia pseudotuberculosis, di cui il
40% circa in bambini e adolescenti. Nonostante numerose difficoltà
tecniche (l'isolamento di questo patogeno è molto complesso) e diversi
risultati negativi, gli investigatori sono riusciti a risalire alle
carote grattugiate, prodotte da una fattoria di grande dimensioni. Si
sospetta che i toporagni (Sorex araneus), insettivori, siano
responsabili della contaminazione poiché le feci analizzate nei dintorni
della fattoria sono risultate positive. Non è la prima volta che questo
genere di infezione trasmessa dagli alimenti è risultata associata ad
animali selvatici.
** Le gastroenteriti da Y. pseudotubercolosis sono
molto dolorose e portano spesso a appindicectomie non necessarie. Da
questo discende la necessità di studiare la possibile presenza di questo
patogeno, anche in contesti ambientali diversi da quello finlandese,
anche perché le specie di mammiferi selvatici coinvolte nella diffusione
di questo patogeno sono diffuse in tutta Europa.
In otto anni, studiosi belgi hanno osservato che,
tra i patogeni simili a Campylobacter, A. butzleri è risultato il quarto
isolato più frequentemente dalle feci dei pazienti studiati. Questo
patogeno sarebbe isolato poco spesso a causa di metodi culturali
inappropriati, ma risulterebbe associato con diarrea più acquosa e
persistente rispetto a quelle causate da C. jejuni o C. coli.
** A. butlezeri, invece, è un patogeno associato
inizialmente agli animali, il cui ruolo patogenico nell'uomo è stato
apprezzato solo recentemente: rispetto a Campylobacter jejuni risulta
più resistente all'aria e alle basse temperatura. Circa l'ecologia di
entrambi i patogeni si sa ancora poco.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 40/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
E'partito a Stoccolma l'ECDC, il centro europeo per
il controllo delle malattie trasmissibili: se funzionerà, potrà portare
un contributo importante alla salute degli europei; se funzionerà come i
CDC americani, anche
sul fronte delle tossinfezioni alimentari. L'ARPA Emilia-Romagna ha
iniziato controlli a tappeto sui terreni agricoli sospettati di pesante
inquinamento da fanghi di depurazione: un passo dovuto e necessario.
L'Autorità europea di sicurezza alimentare (EFSA) ha espresso dubbi
sulla sicurezza di uno dei tre composti appartenenti alla famiglia dei
conservanti paraben (molto usati in cosmetica), mentre ha dato parere positivo sul pullulano, un
carboidrato poco digeribile utilizzato per produrre capsule. La stessa EFSA sta avviando un dibattito sulla valutazione della sicurezza dei
prodotti erboristici, di grande interesse per produttori, esercenti e
consumatori. Infine, la Commissione Europea ha definito le procedure per
stabilire quale sia la presenza di Salmonella negli allevamenti di
galline ovaiole in tutta l'Unione: è il punto di partenza per fissare degli obiettivi di
riduzione della salmonellosi.
Si è svolto a Stoccolma la seduta inaugurale del
Consiglio di Amministrazione del Centro europeo per la prevenzione e il
controllo delle malattie (ECDC). Come presidente, è stato eletto Marc
Spenger, olandese, direttore del prestigioso Istituto Nazionale per la
Salute e l'Ambiente (RIVM), e come suo vice, la greca Meni Malliori, una
professoressa di psichiatria ed europarlamentare. Per l'Italia è
presente nel consiglio Donato Greco, Direttore Generale Prevenzione
Sanitaria, Ministero della Salute. La missione del centro è quella di
"individuare,valutare e comunicare i rischi attuali ed emergenti che
rappresentano per la salute umana le malattie trasmissibili". Se in
circostanze normali (focolaio di malattia che non sembra trasmissibile)
opera solo in collaborazione e su richiesta dell'autorità nazionale
competente, "in presenza di altri focolai di una malattia grave, di
origine sconosciuta, suscettibile di diffondersi nel territorio o sino
al territorio della Comunità", il Centro può agire autonomamente fino ad
individuare l'origine del focolaio epidemico. Il Centro sarà anche
chiamato ad esprimere pareri scientifici.
** Non è ancora chiaro in che misura l'ECDC si
occuperà di malattie veicolate dagli alimenti. Negli Stati Uniti, i CDC
si occupano dell'investigazione dei focolai alimentari di importanza
federale, in collaborazione con la FDA, e coordinano diverse reti di sorveglianza (FoodNet, PulseNet).
Anche se molta dell'effettiva importanza dell'ECDC dipenderà da come
verrà diretto e da come interagirà con autorità nazionali, Commissione
ed EFSA, sicuramente si tratta di un'istituzione utile, cui soprattutto
le autorità nazionali e regionali potranno presto rapportarsi.
Nella provincia di Forlì-Cesena, 187 ettari di
terreno agricolo, ricadenti in 18 aziende, saranno oggetto di un
campionamento straordinario da parte di Arpa Emilia Romagna (Sezione di
Forlì-Cesena), del Dipartimento di Sanità Pubblica della Provincia di
Forlì-Cesena e dei Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico). Su
questi terreni verranno ricercati in particolare metalli pesanti e oli
minerali, potenzialmente rilasciati dai fanghi di depurazione illegalmente sparsi su questi terreni nel 2003. Sono stati analizzati
anche i dati delle acque dell'area circostante con esiti non divulgati
ma definiti rassicuranti; le analisi successive
saranno integrate anche da nuovi parametri quali metalli pesanti,
solventi, IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e oli minerali. Ai
primi di settembre era stato scoperto dai carabinieri un vasto giro di
corruzione, coinvolgente anche amministratori pubblici, che riguardava
lo smaltimento dei rifiuti. Anche con la complicità dell'ARPA locale,
quattromila tonnellate di rifiuti sarebbero state sparse nei terreni
agricoli ora oggetto d'indagine.
** E'difficile parlare di sicurezza degli alimenti
quando questa viene compromessa addirittura dai terreni in cui crescono le colture. Anche se solo una valutazione completa dei dati
analitici potrà fornire indicazioni sul reale rischio sanitario e sulle misure
di bonifica più indicate, l'episodio resta molto grave, anche per il coinvolgimento
del personale dell'ente di controllo. Poiché la compromissione della
qualità rischia di riguardare l'intera filiera alimentare della zona,
gli interventi dovrebbero essere efficaci e radicali. Per chi acquista per il
consumo o la produzione alimenti dell'area, è importante che i dati
vengano resi pubblici per poter prendere decisioni appropriate.
Secondo l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare, i conservanti detti
"paraben" (codici, E 214-219), meglio definiti esteri alchilici
dell'acido P-idrossibenzoico, possono generalmente essere utilizzati se
l'ingestione giornaliera che ne risulta non supera i 700 mg per una persona di settanta
chili. La novità consiste nel raccomandare di escludere dai paraben
ammessi il propilparaben che, in uno studio, ha dimostrato di inibire
significativamente la produzione di sperma in giovani ratti, anche alle
dosi studiate più basse. Restano comunque ancora molte incertezze sull'effettiva
esposizione degli europei a questi conservanti, molto usati nei
cosmetici e nei farmaci. Attualmente, a livello alimentare, i paraben sono permessi sulla
superficie di prodotti secchi a base carne, nelle gelatine che ricoprono
i patè, nelle caramelle e negli integratori alimentari liquidi.
La stessa autorità ha invece dato parere positivo
sul pullulano, un carboidrato poco digeribile, da utilizzarsi per la
produzione di capsule alimentari e di matrici per prodotti che
rinfrescano l'alito. Il pullulano è usato in Giappone e negli USA da
molti anni e per molte applicazioni, senza apparenti problemi. Solo lievi sintomi
gastrointestinali sono stati riferiti da volontari che hanno consumato
dosi molto più alte di quelle ricavabili dalla dieta.
** I paraben sono sospettati di avere effetti sul sistema riproduttivo
(effettivamente soprattutto a livello di recettori estrogenici). La
conclusione dell'EFSA potrebbe avere un impatto importante anche
sull'industria cosmetica; restano però dei margini d'incertezza
significativi, su cui forse ulteriori studi faranno luce. Naturalmente, sarà importante attendere la decisione
della Commissione sull'argomento. Per quanto riguarda il pullulano, se
il parere dell'EFSA sarà accolto dalla Commissione, potrebbe essere un
prodotto interessante per alcune applicazioni commerciali anche in
Italia.
I prodotti erboristici possono essere contaminati
con metalli pesanti, farmaci di sintesi o altre sostanze:
prodotti provenienti dall'Asia hanno anche causato decessi per questo
motivo. Inoltre, spesso alcune piante vengono scambiate e quindi vendute
al posto di altre, con riflessi anche sanitari. Ci sono anche problemi relativi alla stabilità e
quantità effettive dei principi attivi. In particolare, poiché i
principi attivi sono spesso metaboliti secondari prodotti dalle piante
in condizioni di stress, la loro concentrazione è molto
variabile. Si può anche includere nella lista dei problemi la presenza di sostanze
propriamente tossiche e le interazioni con farmaci prescritti (che
possono anche diminuirne l'efficacia). A causa
di tutti questi problemi e della vasta diffusione di questi prodotti in
Europa, l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA) ha valuto
iniziare un dibattito all'interno del suo Forum consultivo proprio per
definire un approccio alla sicurezza di questi prodotti. Il documento
per la discussione è stato reso disponibile al pubblico.
** Il settore erboristico in Italia ha una grande rilevanza, tanto da
aver assunto (o ritornato ad assumere) un posto importante anche nelle
farmacie e nelle indicazioni dei medici. L'esperienza insegna che non tutti i prodotti delle erbe sono sicuri od
efficaci anche quando tradizionalmente riconosciuti come tali. Va anche
riconosciuto che regolamentare i prodotti erboristici come farmaci o
integratori alimentari precisamente calibrati non sarebbe una decisione
avveduta o probabilmente necessaria. Proprio per questo il dibattito
avviato dall'EFSA è molto interessante per produttori e consumatori: il
consiglio per tutti è di seguirlo attentamente.
E'arrivata la decisione della Commissione che fissa
i criteri per indagare la diffusione di Salmonella tra le galline
ovaiole. Per fissare un obiettivo di riduzione della salmonella in
ambito avicolo, è necessario disporre di un valore di riferimento
comparabile per ogni Stato Membro dell'Unione. Per questo motivo, ogni
Stato Membro dovrà campionare almeno 172 allevamenti, scelti tra
quelli con più di mille esemplari, a partire dal primo di ottobre. I
risultati nazionali, anche se in forma aggregata, dovranno essere resi
disponibili al pubblico; inoltre, sono previsti finanziamenti per gli
Stati Membri.
** Si tratta di un passo importante per migliorare
la sicurezza alimentare europea: è impossibile valutare i miglioramenti
se non si ha un punto di partenza, come insegna l'esperienza USA. Per
operatori del settore e consumatori, sarà importante avere un accesso
semplice ai dati, nella forma meno aggregata possibile (compatibilmente
con le esigenze legali).
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 39/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
20/09/2004
Presenza del
patogeno
Salmonella
serotipo Tennessee
Pasto di ravizzone (mangime per
animali)
Belgio
Finlandia
21/09/2004
Presenza di
parassiti
Mais dolce
Francia
Italia
23/09/2004
Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente
cancerogeno Sudan 1