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Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti
Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it. Settimanale di Sicurezza degli AlimentiOttobre 2003N. 8/2003 24 Ottobre 2003Sommario 1. Editoriale Garantire la qualità e la sicurezza degli alimenti resta una sfida impegnativa; lo testimoniano i dati del terzo trimestre della sorveglianza italiana, il caso dei cervi all’anestetico e un’inchiesta inglese sulle patate. Ma si possono ottenere dei successi significativi, con l’impegno dell’industria e delle autorità di controllo, come testimoniato dal declino della Listeria in USA. Per evitare ripercussioni gravi o tragiche, l’impegno deve essere anche domestico, come testimonia un caso nella provincia di Latina. Le notifiche di allerta riguardo agli alimenti che l’Unione Europea invia all’Italia, sono molto aumentate nel corso del 2003 (da 248 nel primo trimestre a 468 nel terzo); quelle inviate dall’Italia all’Unione sono rimaste più o meno costanti (sono aumentate le segnalazioni delle regioni: da 9 a 24). Resta invariata, a livello comunitario, la maggiore presenza di segnalazione di pericoli chimici rispetto a quelli microbiologici; tra i primi, i più segnalati sono micotossine e metalli pesanti; tra i secondi, salmonella, listeria e vibrio. Infine, a livello regionale, i più segnalati sono prodotti stranieri (27 su 43, 62%), con un’estrema varietà di pericoli (il primo è il Sudan Rosso 1, 7 su 43, 16%) e di prodotti; le regioni più attive sono state Emilia Romagna e Lombardia (6 segnalazioni ciascuna). Sono questi i dati rilevabili dall’analisi dei dati del terzo trimestre da poco pubblicati su Internet dal Ministero della Salute. ** I documenti messi on-line dal Ministero della Salute, peraltro di difficile lettura e raffronto, sono interessanti. Rivelano una crescente attività di controllo e scambio di informazione a livello comunitario, che trova una parziale risposta a livello nazionale. Mentre a livello di controllo esterno l’attività è costante, resta esigua quella regionale; sproporzionata sembra l’attenzione ai prodotti esteri, mentre le segnalazioni di prodotti italiani da parte dei nostri partner sembra indicare che i problemi esistono. Resta sorprendente l’attenzione riservata ai pericoli chimici rispetto a quelli microbiologici, in contrasto con quanto avviene in altre nazioni e quanto sembra suggerire la ricerca scientifica. In mancanza di dati sulla frequenza di campionamento, è difficile capire se i dati riflettano cambiamenti nell’incidenza dei pericoli oppure diverse modalità di campionamento. Nel momento in cui lo sforzo per promuovere gli alimenti italiani all’estero è molto forte, è importante che la rete di sorveglianza svolga appieno il suo compito. Links:
Una diminuzione del 25% dall’anno precedente e del 70% rispetto a prima dell’introduzione del metodo HACCP sono i risultati dei campionamenti casuali (circa 7500 campioni di alimenti pronti al consumo e pollame) condotti dal FSIS (Food Safety and Inspection Service) del Dipartimento dell’Agricoltura americano per accertare la presenza di Listeria monocytogenes. La prevalenza dei positivi nel periodo gennaio-ottobre 2003 era dello 0,75%. Pochi giorni dopo, la FDA (Food and Drug Administration) ha pubblicato una valutazione del rischio per lo stesso patogeno, che ha individuato tre fattori chiave: mantenere gli alimenti refrigerati ad una temperatura inferiore ai 4°C (dalla produzione al consumo), consumare gli alimenti precotti o pronti al consumo (se deperibili) il prima possibile e, in alcuni casi, riformulare i prodotti in modo che non supportino più la crescita di questo microrganismo. Il documento è stato oggetto di apprezzamenti ma anche di critiche, interessanti anche per le misure messe in atto dall’industria. ** La listeriosi è una malattia trasmessa dagli alimenti che può avere implicazioni molto serie per le donne incinte, per i bambini piccoli e per gli anziani. La capacità di crescere a temperature basse e la sua presenza su alimenti consumati senza cottura rendono questo microrganismo particolarmente pericoloso. I risultati positivi ottenuti negli Stati Uniti sono il frutto di uno sforzo concertato di industria e autorità, che dimostrano fra l’altro l’efficacia del metodo HACCP, quando è applicato correttamente e verificato in maniera puntuale. La valutazione del rischio effettuata dalla FDA è un’opera monumentale di utile consultazione. Links (lingua inglese):
Una bambina di 6 anni è finita in ospedale per aver bevuto acqua ragia, a Latina. I genitori avevano posto la bottiglia, per sbaglio, nel suo zainetto. Le condizioni della bambina non sono gravi. ** Purtroppo, sono frequenti le notizie di avvelenamento dovuto all’ingestione di sostanze tossiche; a volte le sostanze non sono custodite in maniera adeguata in presenza di bambini, altre volte sono trasferite in bottiglie non etichettate o comunque simili a quelle utilizzate per bevande. Spesso gli esiti sono tragici. Circa due anni fa una donna è morta in Toscana perché le era stato servito un bicchiere non di acqua minerale ma di acido; era stata scambiata una bottiglia. Questo dimostra come su certe norme di legge e di buona pratica non si possa trasgredire, anche quando l’abitudine o la comodità suggerirebbe altrimenti. Links:
In Scozia è stata posta in commercio carne di cervo che contiene potenzialmente residui di due farmaci, Revivon (deprinofina) e Immobilon (etorfina e acepromazina). L’Immobilon era utilizzato in proiettili narcotizzanti, mentre il Revivon è il suo antidoto e serve per risvegliare gli animali. Si tratta di due farmaci utilizzati anche nella gestione dei grandi animali (compresi gli elefanti); negli Stati Uniti è permessa solo su animali esotici e selvatici (a particolari condizioni). L’UE ne ha proibito l’uso perché gli esperti, per mancanza di dati, non hanno potuto stabilire dei limiti per i residui massimi negli alimenti. ** Anche quando il pericolo per la salute pubblica è solo potenziale, è importante agire con fermezza, sia perché il pericolo potrebbe essere reale (si tratta di analgesici potenti; l’etorfina è un oppiaceo incluso tra gli stupefacenti) sia per mandare un forte messaggio alle parte coinvolte (consumatori, produttori, rivenditori). È in questo modo che la FDA americana ha guadagnato la sua reputazione; non solo agendo con severità, ma anche pubblicizzando la sua azione. Quando un animale è destinato ad entrare nella catena alimentare, l’allevatore, anche di animali semiselvatici, deve porre questo fattore al centro dei suoi ragionamenti. Per l’esercente alimentare che usa carne di animali selvatici, oltre a richiedere i controlli veterinari obbligatori per legge, le informazioni da assumere e verificare sono diverse e in numero maggiore rispetto alla carne di animali allevate. Links (lingua inglese):
Nel Regno Unito, una patata su tre viene venduta con un’etichetta non corretta, e nel 17% con un’indicazione di varietà fasulla. Esaminando le indicazioni per 294 campioni di patate, la Food Standards Authority britannica ha riscontrato che spesso viene venduta una varietà meno pregiata con il nome di quella più ricercata. Per questa inchiesta sono state utilizzate analisi del DNA. ** In base alla normativa europea, l’indicazione della varietà dei prodotti ortofrutticoli ha acquisito notevole importanza. Non è noto se un fenomeno simile possa presentarsi nel nostro paese. Tuttavia, in Italia sono numerosi gli sforzi per promuovere, sia attraverso il riconoscimento legale (p.e., DOP) sia con il marketing rivolto al pubblico, le varietà locali. Tutto questo, però, perde senso se il cliente o il consumatore non viene informato sulla varietà venduta o peggio frodato con indicazioni false. Chi acquista ortaggi o frutti sia per il consumo che per un’attività alimentare dovrebbe imparare a conoscere le varietà di interesse. Tuttavia, le autorità devono reprimere il fenomeno, perché spesso l’esame visivo è insufficiente per discriminare le varietà. Links:
N. 7/2003 10 Ottobre 2003Sommario 1. Editoriale L'intervento dell'UE in fatto di zoonosi è un risultato molto importante ti questa settimana. Ci occupiamo anche dei rischi insiti nel mangiare al lavoro, degli avvocati americani impegnati nel settore alimentare, dei grassi acidi trans e delle soluzioni per rendere più igienici i meloni. 2. Notizie quasi buone, cattive e/o preoccupanti sulla BSE In Inghilterra, il numero di morti da vCJD (variante del
morbo di Creutzfeldt Jakob) nel 2003 non sembra destinato ad aumentare
significativamente rispetto all’anno precendente. La vCJD è notoriamente
associata al consumo di carne di bovini affetti da BSE, Tuttavia, alcuni casi
che erano ritenuti riferibili alla forma spontanea del morbo (quindi, non legata
alla carne) potrebbero invece essere una conseguenza della BSE, secondo uno
studio di fine 2002. ** Lo stabilizzarsi del numero di morti da vCJD sembra supportare l’ipotesi che l’incidenza della malattia sia in calo, e che le ipotesi più catastrofiche sull’epidemia siano scongiurate. Questa conclusione non è da rigettare, anche se resta preoccupante il possibile ruolo di forme alternative di CJD sempre dovute alla BSE. Merita attenzione il caso del ragazzo che ha avuto dei benefici dal farmaco sperimentale, anche per le numerose implicazioni etiche. Infine, il caso del toro in Giappone è preoccupante. In generale, il quadro della BSE e della vCJD resta complesso, anche se l’attenzione dei media è molto diminuita. Links:
3. Ormoni proibiti su nuove basi L’uso degli ormoni in campo zootecnico resta proibito nell’Unione Europea (UE), ma le basi per questa proibizione sono ora scientificamente solide. USA e Canada, con il beneplacito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), avevano imposto sanzioni commerciali contro l’UE perché, secondo queste nazioni, non ci sono motivi validi per vietare l’utilizzo di questi composti. Il 14 ottobre è entrata in vigore una nuova direttiva europea, la 2003/74/CE. Questo provvedimento vieta la maggioranza degli usi del 17β-estradiolo (riconosciuto come cancerogeno da un comitato di esperti dell’UE) e provvisoriamente degli altri cinque ormoni ad uso zootecnico (testosterone, progesterone, trenbolone acetato, zeranolo e melengestrolo acetato). Per questi ultimi, gli esperti avevano escluso che si potesse, allo stato attuale, fare una valutazione quantitativa del rischio e quindi assicurarne la sicurezza. Su queste basi, ora, la Commissione della UE spera che la WTO possa togliere le sanzioni contro l’Unione. ** Le nuove basi della proibizione europea possono essere ritenute scientifiche più su basi metodologiche che per quanto riguarda i contenuti . In pratica, la scientificità consiste nel principio per cui la mancanza di dati non consente di affermare ragionevolmente la sicurezza. È un argomento che probabilmente non lascerà soddisfatti USA e Canada. Links:
4. Il semicarbazide è un vero emigrante Il semicarbazide è effettivamente in grado di lasciare le guarnizioni e migrare negli alimenti. Questa sostanza si produce durante il trattamento a caldo delle guarnizioni di plastica che sono usate per sigillare i barattoli di vetro, a volte anche quelli usati per gli omogeneizzati. Si sa ancora poco, però, delle possibili implicazioni sanitarie; secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro(IARC), si tratta di un debole cancerogeno negli animali, ma il pannello dell’Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA) non ritiene di avere informazioni sufficienti per poter decidere se può avere lo stesso effetto nell’uomo. Il rischio, comunque, date le basse quantità rilasciate, dovrebbe essere molto basso sia per gli adulti che per i bambini. Poiché queste guarnizioni sono sicure dal punto di vista microbiologico, gli esperti dell’EFSA hanno raccomandato di cercare rapidamente soluzioni alternative, ma considerando attentamente i possibili svantaggi dei nuovi metodi. ** Inizialmente, si riteneva che la presenza di semicarbazide potesse essere un artefatto del metodo analitico. Ora giunge la conferma della sua presenza. È importante che, nella ricerca di una soluzione ad un pericolo incerto, non si scelgano soluzioni che poi si rivelano più pericolose. Per i consumatori, il consiglio unanime è di non modificare le scelte alimentari per se stessi e per i bambini. Links:
5. Carne e ispettori: tra il vedere e il fare Gli ispettori del Dipartimento dell’Agricoltura hanno visto ripetutamente feci sulle carcasse di bovino (anche dopo il lavaggio), olio industriale sulle carcasse e larve di insetti sui pavimenti, in un grosso stabilimento di trattamento delle carni, in Georgia (USA). Tuttavia, non hanno preso nessun provvedimento e la carne ha continuato ad essere venduta anche a mense scolastiche. Continua così la polemica sulla capacità del Dipartimento di prevenire la contaminazione di E. coli O157:H7 nella carne e sull’efficacia del sistema HACCP, davanti ad un numero record di ritiri dal commercio (113 l’anno scorso) e al mancato declino di questo patogeno nei campioni di carni (rispetto ad altri batteri). ** Negli USA, è il Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), attraverso il FSIS (Food Safety Inspection Service), ad occuparsi della sicurezza della carne, mentre l’FDA si occupa degli altri alimenti. Gli americani spesso applicano per primi nuovi sistemi per garantire la sicurezza degli alimenti. Non è sorprendente che il loro sistema sia imperfetto, ma è utile osservare quali siano i limiti attuali e la sua evoluzione. Anche le polemiche, per trarne insegnamenti utili in Italia, vanno valutate nel contesto specifico in cui scaturiscono. Links (lingua inglese):
6. Tradizioni natalizie pericolose Durante il periodo natalizio 2002-2003, a Chicago ci sono stati almeno nove casi di gastroenterite da Yersinia enterocolitica in bambini sotto l’anno di età, secondo un articolo del dipartimento di sanità pubblica della città stessa. Si tratta in otto casi su nove di bambini neri, che erano presenti alla preparazione di un alimento natalizio tradizionale della comunità afroamericana, i chitterling. I chitterling sono ottenuti da intestino di maiale crudo; i bambini entrano in contatto con il batterio mentre le madri o altri parenti alternano la preparazione dell’alimento con la cura del bambino. Non è stato possibile risalire al lotto o ad un’origine comune degli intestini. I sintomi sono stati fondamentalmente gastroenterite, anche se sei bambini sono stati ospedalizzati. ** Le epidemie di gastroenterite dovute a Yersinia sono ricorrenti nei bambini afroamericani durante le feste. I maiali sono occasionalmente vettori di Yersinia enterocolitica a livello intestinale e i chitterling vengono preparati, dopo attenta lavorazione manuale, bollendo e friggendo porzioni di intestino. Evidentemente finora gli sforzi di educazione alla prevenzione non sono stati adeguati. I produttori potrebbero, dal canto loro, individuare metodi per rendere più sicuro il prodotto o fornire informazioni più chiare sulle confezioni. Dal punto di vista italiano, si tratta di un problema che riguarda una minoranza specifica e che può offrire spunti per quanto riguarda minoranze etniche che anche da noi si stanno costituendo. Links:
N. 6/2003 10 Ottobre 2003Sommario 1. Editoriale L'intervento dell'UE in fatto di zoonosi è un risultato molto importante ti questa settimana. Ci occupiamo anche dei rischi insiti nel mangiare al lavoro, degli avvocati americani impegnati nel settore alimentare, dei grassi acidi trans e delle soluzioni per rendere più igienici i meloni. 2. UE in azione contro le zoonosi L’Unione Europea fisserà presto i suoi obiettivi per ridurre la prevalenza degli agenti delle zoonosi, malattie che dagli animali si trasmettono all’uomo, sulla base dei dati di tutti gli stati membri. Il monitoraggio, esteso sia a livello zootecnico che di popolazioni umane, riguarderà anche la resistenza antimicrobica, oltre ai casi ed agenti di brucellosi, campilobatteriosi, cryptosporidiosi, echinococcosis, misteriosi, salmonellosi, trichinellosi e tuberculosi da Mycobacterium bovis, Escherichia coli verotossigenico. Sulla base di valutazioni del rischio, l’UE adotterà misure specifiche per ridurre questi patogeni, con il supporto della neonata EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare). Questi provvedimenti sono stati recentemente approvati dal Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura. Si tratta di una Direttiva (che riguarda il monitoraggio) e di un Regolamento (che riguarda la prevenzione a livello di produzione primaria), la cui versione definitiva dovrebbe essere pubblicata a Novembre sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee. ** Queste misure sono indubbiamente di grande importanza e potranno incidere profondamente sull’atteggiamento del pubblico e delle autorità rispetto alle zoonosi e migliorare la sicurezza degli alimenti. Molto dipenderà dalle modalità con cui i programmi di monitoraggio e controllo verranno messi in atto dalle autorità nazionali. Per gli operatori del settore e per le associazioni di categoria, l’opportunità è di trasformare una sfida (se più informazione vorrà dire più preoccupazione) in uno strumento competitivo (maggiore sicurezza con un nuovo programma di controllo) rispetto ad altri comparti o a produzioni importate. Links:
La maggioranza degli americani (67%) consuma il suo pranzo al proprio tavolo di lavoro. Uno su tre mangia sullo stesso tavolo la colazione (usato dal 10% degli uomini anche per la cena). Secondo questa inchiesta telefonica effettuata su un migliaio di persone, i pasti consumati sul lavoro comprendono panini con carne o formaggio (69%), avanzi (64%) o insalate (37%). Chi si porta questi pasti da casa, in un terzo dei casi non ritiene opportuno tenerlo nel frigorifero, anche se molto spesso deve stare a temperatura ambiente per più di tre ore. Quando qualcuno porta degli alimenti da offrire ai colleghi(cosa che succede almeno una volta alla settimana nel 70% dei casi), questi poi restano senza refrigerazione fino a quando non sono finiti. ** I risultati completi dell’inchiesta non sono ancora disponibili. I dati anticipati permettono però di dire che potrebbe esistere un consistente problema di sicurezza alimentare, supposizione confermata da chi conosce l’ambiente americano. Tuttavia, questi dati possono essere applicabili in parte anche all’Italia, dove, per esempio, pasticcini comprati tra colleghi per un compleanno possono effettivamente restare a temperatura ambiente per diverse ore. È importante che i consumatori siano consapevoli dei rischi che questo può comportare. Links:
4. Avvocati all'attacco sulla sicurezza alimentare Lo studio legale americano Marler Clark ha recuperato, attraverso procedimenti legali o accordi extragiudiziali, oltre 75 milioni di dollari in casi riguardanti alimenti. Lo studio si occupa attualmente di episodi epidemici legati ad E. coli, Salmonella, Shigella, Listeria, Campylobacter ed Epatite A in vari stati americani. Secondo lo studio stesso, hanno rappresentato dei bambini contro colossi come KFC, McDonalds, Wendy's e Subway. Ultimamente, lo studio, il cui avvocato principale è Bill Marler, ha vinto una causa di 4.75 milioni di dollari contro un distretto scolastico, mentre ha ottenuto milioni di dollari da catene di fast-food e produttori di succhi d’arancia. ** Il sistema legale americano permette alle vittime (e ai loro avvocati) di alcuni comportamenti scorretti (almeno presunti) di aziende di ottenere compensi astronomici. Non è chiaro l’effetto deterrente di questi verdetti punitivi. Calato l’interesse per il settore tabacco, il comparto alimentare sta entrando nel mirino degli avvocati. È evidente l’impatto per chi esporta verso gli USA, che dovrebbe cautelarsi contro queste situazioni. Per ora, in Italia, difficilmente si presenteranno queste situazioni. Links:
I consumatori americani dovrebbero confrontare le etichette, informarsi nei ristoranti sui grassi utilizzati in cucina e riconsiderare la quantità di pesce nella loro dieta (per aumentarlo), se vogliono diminuire la quantità di grassi insaturi e soprattutto trans presenti nella loro dieta. Questo è il suggerimento della US FDA (Food and Drug Administration). Secondo la definizione legale americana, gli acidi grassi trans sono quelli che contengono uno o più doppi legami isolati in una configurazione trans. Per questi grassi, sarà obbligatoria l’indicazione in etichetta a partire dal 2006. Secondo l’FDA, tra gli alimenti in cui questi grassi sono presenti ci sono margarina, snack, cracker, patatine fritte, torte e integratori alimentari. ** Per gli acidi grassi trans, che vengono ottenuti idrogenando oli vegetali, non esiste un’assunzione giornaliera raccomandata, in quanto non è noto alcun beneficio per la salute. Tuttavia, essi hanno riscontrato un ampio successo a livello industriale perché permettono di solidificare grassi liquidi, esalterebbero il sapore e allungano la vita commerciale di certi alimenti. Dato l’impatto avverso sulla salute umana, il loro uso dovrebbe probabilmente essere abbandonato o considerevolmente ridotto. Le aziende alimentari che si muovono prima in questo senso possono anche godere di un nuovo messaggio pubblicitario, mentre l’educazione dei consumatori appare un obiettivo fondamentale per prevenire le malattie cardiovascolari. Links (lingua inglese):
Sulla superficie dei meloni di tipo cantalupo, i batteri del genere Salmonella (specie S. poona) possono essere ridotti del 70 (lavando la superficie, spazzolandola, sotto l’acqua corrente), dell’80 (lavandolo con un soluzione di sapone antimicrobico) e del 90% (immergendolo in una soluzione di sodio ipoclorito). Combinando i trattamenti, si arriva ad una riduzione del 99.8%, secondo uno studio recentemente pubblicato. Negli Stati Uniti e in Canada, si sono verificati numerosi episodi di salmonellosi associati a meloni importati dal Messico e da altri paesi centroamericani. ** I meloni possono contaminarsi in vari modi, specialmente in fase di produzione (es., acque contaminate) oppure in fase di raccolta (es., scarsa igiene del personale). I batteri resistono sulla superficie e vengono portati nella polpa in fase di taglio. Il rischio aumenta quando si preparano macedonie od altri alimenti che restano a temperatura ambiente per alcune ore, oppure per il melone venduto già affettato. Anche se in Italia questo problema non è stato ancora evidenziato, è opportuno lavare accuratamente i meloni (almeno con acqua) e conservare in frigorifero i meloni tagliati, soprattutto a livello commerciale. Links:
Numero 5/2003 2 ottobre 2003Sommario 1. Editoriale Questa settimana le preoccupazioni degli esperti di sicurezza alimentare si sono incentrate sugli effetti del blackout in Italia; l’interruzione della catena del freddo è sempre preoccupante. Riportiamo anche alcune novità scientifiche (prevenzione di E.coli O157 nella zootecnia e cause di gastroenteriti batteriche da Campylobacter) e legislative, oltre ai problemi relativi alle micotossine nel mais, identificati in Inghilterra. 2. Gli effetti della notte buia sugli alimenti In tutta Italia, i danni al settore alimentare dovuti al black-out del 28 settembre sono stati molto rilevanti. La Fipe/Confcommercio (200 mila tra bar, pasticcerie e gelaterie associati) ha stimato danni alle merci per 27 milioni di euro, soprattutto per i prodotti di pasticceria, mentre i danni per la grande distribuzione sono stati in funzione della presenza di gruppi elettrici autonomi. I carabinieri dei NAS hanno svolto controlli anche a Roma, su 35 supermercati e cinque bar e pasticcerie, presi a campione in tutti i quartieri della città. I controlli, che hanno riguardato alimenti congelati e refrigerati, hanno rivelato pochi problemi. Per i consumatori, sono stati forniti numerosi consigli sui media da vari esperti. ** Se esistono delle valutazioni sui danni economici dovuti all’eliminazione di merci avariate, sarà molto difficile stimare l’impatto sanitario. Il dato dei NAS, ricavato dal Corriere della Sera, indica un solo esercizio non in regola su 35 (forse ha ricongelato del pesce); il dato sembra confortante, ma riportato ai circa 7000 esercizi alimentari di Roma, potrebbe significare che almeno 200 esercizi non sono in regola. È importante che gli esercenti alimentari agiscono con il massimo scrupolo in questi casi, che comunque non dovrebbero verificarsi. L’impatto a livello domestico è ancora più difficile da stimare; resta un campo forse futile, ma affascinante, quello di raffrontare i diversi consigli degli esperti, in mancanza di indicazioni ufficiali ai consumatori da parte delle autorità. Links:
3. Probiotici, vaccini e antibiotici per mucche senza O157 Gli operatori zootecnici potranno presto contribuire alla sicurezza della carne, diminuendo il rischio per i consumatori di contrarre le pericolose infezioni da E. coli O157:H7. Tre trattamenti diversi, da soli o in combinazione, si sono dimostrati efficaci nel ridurre la presenza del pericoloso patogeno, in uno studio effettuato in Colorado. Sono stati studiati, con il supporto finanziario di un’associazione di allevatori americana (NCBA), gli effetti di un batterio lattico, Lactobacillus acidophilus (un batterio probiotico usato anche in alimentazione umana), di un antibiotico a basso dosaggio (neomicina solfato) e di un vaccino sperimentale, “E. coli O157:H7 bacterin” della FDAH. I risultati sono stati generalmente positivi. ** La sicurezza alimentare inizia dal settore agricolo, dove avviene la produzione primaria; è un il cosiddetto approccio “dalla fattoria alla tavola”, concetto di moda, anche se valido e non nuovo. Ridurre i patogeni umani a livello zootecnico è importante per aggiungere un livello di sicurezza ulteriore, poiché quelli a valle possono non funzionare. Purtroppo, nello studio è stato considerato l’uso di un antibiotico, che non è legale in molti paesi e sicuramente non auspicabile da un punto di vista sanitario. Links (lingua inglese):
4. Mais tossico Una serie di prodotti a base di mais sono stati ritirati volontariamente dal commercio in Inghilterra perché contenevano elevati livelli di fumonisine. Secondo la US Food and Drug Administration (FDA), le fumonisine sono tossine ambientali prodotte principalmente dalle muffe del genere Fusarium. Queste muffe crescono su prodotti agricoli sul campo e durante lo stoccaggio. Gli effetti sull’uomo non sono noti, ma l’esposizione cronica negli animali di laboratorio porta a danni gravi al fegato e ai reni. Non esiste un livello massimo legalmente fissato, in Europa o in America, ma le autorità britanniche hanno agito sulla base dei livelli finora suggeriti. ** I risultati ottenuti sugli animali da esperimento non sono estrapolabili direttamente all’uomo; quando però si sospetta una situazione di rischio, è opportuno agire con precauzione, soprattutto quando si può ridurre l’esposizione al pericolo potenziale. Tra i prodotti ritirati dal commercio, ve ne erano anche alcuni provenienti dall’Italia. Anche in assenza di un riferimento normativo, le autorità britanniche stanno operando una serie di controlli, in collaborazione con i produttori. Chi produce o commercia prodotti a base di mais, dovrebbe, se non lo ha già fatto, attrezzarsi per tenere sotto controllo queste tossine. Links:
5. Campylobacter nemico del mangiare sano? Sia le abitudini poco sane come mangiare pollo fritto in un fast-food oppure avere contatti diretti con mucche o vitelli, ma anche abitudini ritenute generalmente sane come semplicemente mangiare pollo, insalata e bere acqua minerale, , sono risultate associate a gastroenteriti causate dal batterio Campylobacter jejuni. Questo microrganismo, a livello globale, è la principale causa di gastroenterite batterica, ma le cause delle infezioni sono ancora poco note; l’unico fattore di rischio ben noto è la carne di pollo. Lo studio inglese, che ha suggerito nuovi fattori di rischio, ha coinvolto 213 casi sporadici (cioè isolati) di gastroenteriti e li ha confrontati con pazienti sani. Secondo gli autori, l’insalata potrebbe contaminarsi quando la si prepara contemporaneamente al pollo, ma il ruolo dell’acqua minerale deve essere approfondito, anche per le notevoli implicazioni economiche e sanitarie. ** Campylobacter è uno dei protagonisti delle infezioni alimentari, anche se è spesso trascurato rispetto ad altri patogeni. Le ragioni sono molteplici; tra le altre, il fatto che i casi sono spesso isolati (e quindi difficili da individuare) e che le tecniche di laboratorio per identificarlo sono meno semplici. Questo studio è importante perché suggerisce nuovi fattori di rischio ed offre spunti anche per una migliore prevenzione. Mentre il ruolo dell’acqua minerale è ancora da valutare, è certo che la contaminazione crociata va evitata con la massima cura, sia a livello professionale che domestico. Links (lingua inglese):
Se gli ingredienti di un alimento sono allergeni alimentari, dovranno presto essere indicati in etichetta anche nell’Unione Europea. Consiglio Europeo e Parlamento hanno trovato un accordo sulla proposta della Commissione. Tra le principali novità, l’abolizione della “regola del 25%” che permetteva di non dichiarare gli allergeni, se facevano parte di un ingrediente composto il cui totale rappresentava appunto meno di ¼ totale dell’alimento. Saranno aboliti anche termini generici quali “olio vegetale” che lasciava le persone allergiche incerte se si trattasse, per esempio, di olio di arachide. Inoltre, la lista degli ingredienti dovrà comparire anche sulle bevande alcoliche, indicando anche l’eventuale presenza di solfiti. ** Le allergie alimentari colpiscono dal 5 al 8% dei bambini e dall’1 al 3% degli adulti, e comportano gravi rischi per chi ne è affetto. La nuova regolamentazione europea proteggerà questi consumatori ed aumenterà le informazioni di cui tutti possono disporre. La lista degli alimenti che possono causare allergie alimentari è piuttosto ampia, ed è stata allungata dal Parlamento Europeo rispetto a quella proposta dalla Commissione e sostanzialmente mutuata a livello mondiale dal Codex Alimentarius (in più ci sono sesamo, sedano e senape). Per i produttori l’onere più grande potrebbe essere quello di evitare le contaminazioni quando sulla stessa linea si lavorano alimenti con o senza allergeni. Links:
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