Archivio-Novembre 2003
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio alla fine di ogni mese.

Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.


Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Novembre 2003   

  • Numero 8/2003 24 ottobre 2003

  • Numero 13/2003 28 novembre 2003

  • Numero 12/2003 21 novembre 2003

  • Numero 11/2003 14 novembre 2003

  • Numero 10/2003 7 novembre 2003


  • N. 13/2003 28 Novembre 2003   

    Sommario

    1. Editoriale   

    Le notizie di questa settimana riguardano una potenziale nuova modalità di trasmissione per il pericoloso E. coli O157, la patulina, gli acidi grassi trans, l'applicazione dell'HACCP all'industria della carne e gli ortaggi freschi.

    2. Nella polvere  

    Secondo alcuni ricercatori del CDC americano (Center for Disease Control and Prevention, responsabile delle indagine epidemiologiche), è stata la segatura a veicolare il batterio E. coli O157 a 23 persone che si sono ammalate dopo aver visitato una sagra locale in Ohio, nel 2001. Piccole particelle si sarebbero disperse nell'aria e sarebbero state ingerite da queste persone mentre visitavano un padiglione. E'la prima volta che la trasmissione di questo patogeno viene attribuita alla contaminazione di un edificio, anche se gli autori stessi non sono certi di questa conclusione: di certo, c'è che batteri vitali sono stati trovati nella segatura, sulle travi e sui muri. Nell'edificio erano presenti bovini, cani, cavalli e pecore; tra i visitatori delle fiera, i fattori di rischio erano la visita all'edificio incriminato, la manipolazione della segatura, l'aver mangiato o ballato nell'edificio; inoltre, i batteri nella segatura erano identici a quelli trovati nei pazienti, mentre alimenti e bevande erano privi di questo patogeno. In ogni caso, si raccomanda, in occasione di fiere, di non usare segatura, di dotare le sale di acqua calda e sapone e di vietare di mangiare dove ci sono gli animali. Lo studio ha anche dimostrato che questi batteri possono sopravvivere fino a 10 mesi nell'ambiente.

    ** Tra le 23 persone ammalate, 6 sono finite in ospedale e sono state colpite da una complicazione seria, la cosidetta HUS (sindrome uremico-emolitica). E'ancora presto per concludere definitivamente che la trasmissione aerea di E. coli O157 rappresenti un fattore di rischio rilevante, anche se gli autori dello studio sostengono che altri due focolai americani possono essere spiegati da questo fattore. Tuttavia, nel frattempo, le misure precauzionali potrebbero essere adottate anche perché, nonostante la bassa prevalenza riscontrata negli alimenti in Italia, un certo numero di casi di HUS, di origine incerta, viene effettivamente riscontrato ed attribuito a ceppi di E.coli che come O157 producono verotossina. In Italia viene posta poca attenzione all'igiene in occasione di fiere con la presenza di animali e spesso la separazione alimenti/animali non viene osservata.

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    3. Pericolo patulina    

    Diversi lotti di succhi di mela biologici sono stati ritirati dal commercio negli USA per una presenza eccessiva di patulina. La FDA aveva stabilito in passato che era solo in questi alimenti a base di mela che la patulina, una micotossina prodotta da tre muffe delle specie Penicillium, Aspergillus e Byssochylamys sulle mele, poteva comportare un rischio per i consumatori. Nel 2003, anche l'Unione Europea ha adottato sostanzialmente gli stessi livelli massimi ammissibili di patulina nei succhi di frutta (50 ppb), con un livello più basso negli alimenti per l'infanzia (10 ppb); l'applicazione del regolamento decorreva dal 1 novembre di quest'anno.

    **In uno studio recente, svolto in Italia, alcuni campioni sono stati trovati con livelli di patulina superiori ai massimi livelli consentiti. Oltre a preoccupare i consumatori, si tratta di un'informazione importante per produttori e distributori di prodotti a base di mele. E'importante implementare al più presto le misure per controllare la presenza di questa micotossina.

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    4. Verdure crude: restare freschi?    

    Nel 2000, gli ortaggi freschi hanno causato lo stesso numero di patologie trasmesse dagli alimenti dei prodotti animali, negli USA. Probabilmente, la causa è il maggior desiderio di alimentazione sana, che porta a consumare verdure e frutta fresca tutto l'anno. La globalizzazione ha anche aumentato le importazioni di questi prodotti, soprattutto da paesi subtropicali che possono rifornire gli americani anche d'inverno (i prodotti importati sono risultati più contaminati di quelli americani).  I problemi si generano durante la manipolazione di questi alimenti, ma spesso sono le condizioni di lavorazione alla raccolta a creare problemi. I consigli per i consumatori sono di lavare bene le verdure, rimuovere le foglie esterne e sbucciare ove possibile; le persone a rischio, soprattutto le persone immunodepresse, dovrebbero addirittura evitare le verdure crude, secondo il CDC. La FDA sconsiglia, invece, di usare disinfettanti o altri prodotti per lavare gli ortaggi: basta acqua potabile.

    ** Tradizionalmente, le patologie trasmesse dagli alimenti sono state associate ai prodotti animali, tanto che sono i veterinari i protagonisti della sicurezza degli alimenti in diversi paesi. In seguito al caso dei cipollotti vettori di epatite A, si è aperto in USA un ampio dibattito sugli ortaggi freschi, che tradizionalmente sono considerati abbastanza sicuri dagli esperti di sicurezza degli alimenti. E'ancora presto per capire se un problema simile si potrà verificare anche in Italia (il caso Sudan Rosso però dovrebbe far riflettere). Le gravi conseguenze economiche di questi eventi (l'azienda produttrice dei cipollotti ha chiuso) dovrebbero incoraggiare distributori ed importatori a pretendere elevati standard di qualità. I consumatori possono seguire i consigli del CDC americano; le persone a rischio dovrebbero parlarne con il proprio medico. In generale, i benefici degli ortaggi freschi sono largamente superiori ai rischi.

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    5. Ridurre gli acidi trans  

    Secondo uno studioso di Harvard, circa trentamila persone all'anno muoiono, negli USA, per via della presenza di grassi idrogenati negli alimenti. Questo genere di informazioni scientifiche ha prodotto in Nord America una serie di nuove regole in fatto di etichette. Il risultato è che molte industrie stanno riformulando i prodotti per eliminare questi acidi grassi, un processo che apparentemente è piuttosto lento e complesso.

    ** Se i dati di Harvard fossero estrapolabili all'Italia, i morti sarebbero settemila.  Forse anche per questo, alcune industrie si stanno muovendo per ridurre o eliminare i grassi idrogenati. Tuttavia, il loro uso appare ancora piuttosto esteso. Mentre i consumatori dovrebbero evitare questi grassi e ridurre i grassi saturi in generale presenti negli snack o altri prodotti simili, i produttori, se non lo stanno già facendo, dovrebbero muoversi con la massima celerità per formulare prodotti alternativi.

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    6. HACCP in America   

    Applicare le norme sanitarie costa, alle industrie americani delle carni, circa 0,4 centesimi al chilo per il pollame e 1,2 centesimi al chilo per le carni bovine; si tratta dello 0,5% dei costi totali di produzione. Tuttavia, evitare questi controlli potrebbe essere anche peggio: chi non li applica, ha una probabilità molto più alta di fallire (con l'eccezione di impianti molto piccoli). L'applicazione più recente del metodo HACCP, nello stesso settore, è risultata ancora più cara. I costi per stabilimento sono saliti dell'1.1%, con impatto di circa 0,8 centesimi al chilo sul costo della carne da pollame di 2,4 centesimi sulla carne bovina. Questo significativo aumento dei costi può fare sospettare che qualcuno cercherà di fare il furbo e non necessariamente nella piccola industria, visto che le economie di scala sono poche in questo campo della sicurezza degli alimenti. Infine, per quanto caro, il programma HACCP sarà un investimento decisamente conveniente per l'economia americana, vista la riduzione delle patologie trasmesse dalla carne. Sono questi alcuni spunti dell'analisi dei dati che sono stati raccolti in una grossa inchiesta del Dipartimento dell'Agricoltura americano.

    ** Dal 1906 l'USDA (il Dipartimento dell'Agricoltura degli USA) sovrintende al settore carni. Forse per la sua duplice missione di promuovere la produzione e gli interessi degli agricoltori ed allevatori, da un parte, e di difendere i consumatori dall'altra, la sua storia è più ricca di polemiche di quella della FDA (che sovrintende agli altri alimenti, con poche eccezioni). Date le grandi risorse economiche, certamente maggiori della FDA, l'USDA dispone di numerose agenzie di ricerca, tra cui l'ERS (Economic Research Service) che segue gli aspetti economici dell'agricoltura, compreso l'impatto della regolamentazione. Questi studi sono utili, se fatti seriamente, perché permettono spesso di superare le obiezioni circa i costi di un provvedimento e anche di capire in quelli settori vi potrà essere bisogno di sostegno oppure di particolare attenzione. Naturalmente, i metodi degli studi vanno accuratamente valutati prima di applicare i risultati.

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    N. 12/2003 20 Novembre 2003   

    Sommario

    1. Editoriale   

    I cipollotti (cipolle immature) dovrebbero essere la cause del più vasto episodio epidemico legato ad epatite A verificatosi negli USA. Sempre in Nord America, la sicurezza degli integratori desta notevoli preoccupazioni e la FDA reagisce, almeno in un caso, con decisione. Resta incerta l'igiene nelle grandi catene di fast-food. Mentre nuovi ingredienti vengono proposti per gli alimenti europei, si scopre che le cavallette sono un alimento da evitare anche per ragioni sanitarie.

    2. Cipollotto colpevole  

    Già il 14 novembre (410 casi) si sospettava che la causa di quella che è diventata la più grande epidemia di epatite A nella storia americana fossero i cipollotti (cioè cipolle immature, mangiate verdi tagliate in fettine) provenienti dal Messico. Contemporaneamente è arrivato il terzo morto. Il 16 novembre i casi erano chiaramente oltre i 500, e la società proprietaria del ristorante Chi-chi's stava prendendo misure straordinarie. I cipollotti sono stati sospettati perché la sequenza genetica del virus responsabile di questa epidemia era molto simile a quella di altri episodi verificatosi recentemente in altri stati: in questi casi le autorità avevano individuato nel Messico l'origine e nei cipollotti il veicolo delle infezioni. I cipollotti sono molto manipolati durante la raccolta, gli strati esterni devono essere tolti e rimpiazzati da una banda di gomma. Se un operatore ha l'epatite, può infettarne in poco tempo una grossa quantità. Il problema è che spesso i cipollotti vengono usati crudi e che sono molto difficili da pulire in maniera efficace. Un'altra possibilità è che venisse utilizzata  per l'irrigazione acqua contaminata con feci umane. Inizialmente erano stati accusati i dipendenti e l'azienda aveva richiesto che firmassero una dichiarazione di non essere affetti da diarrea. Diverse catene di ristoranti hanno annunciato che non useranno più cipollotti; gli USA hanno bloccato poi le importazioni.

    **Il problema di produrre verdure per l'export in condizioni igieniche è considerevole nei paesi in via di sviluppo. Autorità di controllo e importatori devono collaborare affinché i produttori mantengano standard igienici elevati. Per i consumatori si tratta di usare maggiori precauzioni se l'alimento andrà consumato crudo.

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    3. Cavallette pesanti    

    I consumatori californiani, soprattutto le donne incinte e i bambini, devono stare alla larga dalle chapuline, ovvero cavallette preparate con aglio, sale, succo di lime o peperoncino. Si tratta di un cibo tradizionale in alcune parti del Messico, venduto anche negli USA, ma importato a livello individuale. Il problema è l'eccessivo contenuto di piombo, pericoloso per lo sviluppo del sistema nervoso. Pare che alcuni campioni potessero contenere, per ragioni ignote, fino a 2,300 mcg/g di piombo; si stima che se un bambino mangiasse una sola cavalletta, sarebbe esposto a 60 volte il massimo livello tollerabile di piombo. Purtroppo si è arrivati a queste scoperte indagando dei bambini che mostravano i segni di avvelenamento da piombo.

    **Non si tratta di un problema con vaste ripercussioni in Italia, ma è interessante che il veicolo del piombo possa essere davvero inaspettato.

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    4. Nuovi ingredienti    

    Per conto dell'Unione Europea, le autorità inglesi dovranno esaminare due nuovi ingredienti per uso alimentare. Si tratta di isomaltulosio e licopene derivato dal fungo Blakeslea trispora. L'isomaltulosio è un nuovo carboidrato e il licopene un antiossidante, un ingrediente da aggiungere agli alimenti e un integratore alimentare. L'isomaltulosio potrebbe essere usato in molti alimenti, quali burro, margarina, formaggio, salse e zuppe.  L'isomaltulosio, un isomero del saccarosio, è un disaccaride composto da glucosio e fruttosio, che si trova naturalmente a bassa concentrazione in miele e zucchero di canna. E' usato dal 1985 in Giappone, ma non è mai stato utilizzato in Europa. Viene prodotto a partire dal saccarosio per azione di un microorganismo, Protaminobacter rubrum. Rispetto al saccarosio, ha un potere dolcificante del 42% inferiore. Se approvato, il licopene potrebbe essere utilizzato in bevande analcoliche, barrette di cereali e tavolette energetiche. Le principali riserve sul licopene riguardano la sua provenienza da fungo, per possibili conseguenze microbiologiche o per la presenza di tossine.

    ** Questi nuovi ingredienti, se la loro sicurezza sarà dimostrata, potranno presto essere ampiamente utilizzati nell'Unione Europea. Il loro uso presto riguarderà sia i consumatori, che i produttori. Per questi ultimi, potrebbe trattarsi di ingredienti interessanti. Tutti, e questo è importante, possono consultare liberamente i dossier da Internet.

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    5. Nutrizione sportiva  

    Secondo alcuni, gli sportivi hanno esigenze diverse da quelle della popolazione, in termini di limiti massimi di calorie, vitamine, minerali e forse anche di informazioni dichiarate in etichetta. Purtroppo, sembra che l'industria dell'integrazione nutrizionale abbia deciso di venire incontro a queste presunte esigenze prima che la legge lo permettesse. E'quanto emerge in Canada da un rapporto riservato, diffuso dalla stampa, e da altri documenti della CFIA (autorità di controllo canadese). Le autorità hanno trovato spesso livelli non permessi di vitamine e sali minerali (troppo elevati), allergeni non dichiarati in etichetta e sostanze con attività farmacologica; in pratica, circa il 95% degli integratori sarebbe fuori legge. Tra le contestazioni c'è anche quella di millantare effetti sull'organismo in realtà inesistenti o non provati.
    Su questo fronte, la FDA americana ha fatto recentemente distruggere 90.000 confezioni di un integratore per un valore di 2,700,000 dollari. Questo integratore, il Royal Tongan Limu, pretendeva di curare artrite, cancro e ADD e veniva venduto via Internet. La società che lo produceva ha chiuso. Il commissario della FDA (il direttore dell'agenzia) ha dichiarato, nell'occasione, che "Eliminare questi prodotti fasulli, fatti da una società che dava ai consumatori informazioni false sui possibili benefici,sottolonea il messaggio della FDA a chi vuole ingannare i consumatori sulla loro salute: non tollereremo le società che creano false speranza di prevenire e curare le malattie[...]."

    ** Gli integratori alimentari possono essere pericolosi oppure illegali anche se non sono venduti in clandestinità. La vigilanza e la prudenza sono necessarie di fronte ad una forte domanda da parte di un pubblico spesso poco informato o illuso. Anche in Italia non è raro individuare messaggi pubblicitari sconcertanti. Di fronte a queste situazioni, la risposta aggressiva della FDA sembra quella giusta, anche se non si deve dimenticare le polemiche che essa potrebbe aver comportato (sicuramente secondo qualcuno l'integratore funzionava). Nel nostro paese, rispetto a questi prodotti, i consumatori dovrebbero essere critici. Molta responsabilità ricade sui produttori e sugli importatori, ma anche su chi questi prodotti li rivende. 

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    6. Catene poco pulite   

    Negli USA, gli ispettori trovano, in media, quasi due infrazioni gravi all'anno nei fast-food della catena Burger King. Va meglio a Taco Bell (un'infrazione ogni due ristoranti) e McDonald's (quasi un'infrazione a ristorante), che sono risultati i due meno peggio in una classifica delle dieci principali catene americane. L'inchiesta è stata effettuata per un canale televisivo su un campione di 100 ristoranti per catena (mille in totale) sui 75.000 posseduti da questi giganti. Un'infrazione grave ("critical violation") rappresenta un'azione o situazione che può portare alla contaminazione degli alimenti. I problemi andavano dal mancato lavaggio delle mani, ad alimenti conservati in frigorifero senza copertura, a banconi sporchi, a dipendenti non formati, escrementi di roditori, etc..

    ** L'inchiesta non ha valore scientifico, ma evidenzia la difficoltà delle grandi catene a mantenere standard di sicurezza elevati anche quando gli alimenti sono fortemente standardizzati e richiedono poca manipolazione da parte del personale. Spesso i lunghi turni, la presenza di personale poco qualificato e la scarsa supervisione contribuiscono a creare situazioni igienicamente precarie anche dove il cliente si aspetterebbe assoluta sicurezza in cambio di alimenti di qualità nutrizionale ed organolettica inferiore rispetto alla ristorazione tradizionale. Le grandi catene esistono anche in Italia e dovrebbero prestare la massima attenzione ad evitare questi problemi.

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    N. 11/2003 14 Novembre 2003   

    Sommario

    1. Editoriale   

    In giorni che sono comunque tristi per quanto si è verificato in Iraq, la tragedia israeliana dovuta al "latte" artificiale alla soia lascia molta amarezza, soprattutto per la serie di errori che l'hanno causata (utilizzo di latte alla soia non necessario, errori di formulazione e inadempimenti legali). Riportiamo anche due notizie riguardanti pericoli chimici negli alcolici, con potenziale impatto in Italia. Sul fronte microbiologico, vi sono due notizie che rammentano l'importanza di assicurare la salubrità degli alimenti a livello microbiologico: le dimensioni di un'epidemia di epatite A in Pennsylvania e cinque casi di tifo a Parigi.

    2. Tragedia dovuta a latte di soia   

    In Israele, due bambini sono morti e altri 14 sono stati ricoverati in ospedale con gravi problemi neurologici dovuti ad un "latte" artificiale a base di soia. Si tratta di un prodotto della società tedesca Humana, fabbricato secondo le norme religiose kosher e venduto con il marchio Remedia. Data la gravità della situazione, anche agli ebrei ultra-ortodossi è stato concesso di interrompere il sabato per diffondere la notizia. Secondo il Ministero della Sanità israeliano, il prodotto era stato riformulato dall'azienda, senza darne comunicazione, con il risultato che mancava di vitamina B1 (tiamina), nonostante la sua presenza fosse indicata in etichetta. Lo stesso ministero ha ordinato iniezioni contenenti vitamina B1 per i bambini che mostrano sintomi di beri-beri. La vitamina B1 è necessaria per uno sviluppo corretto e per il funzionamento del sistema nervoso; la sua assenza porta ad una patologia nota appunto come beri-beri. Purtroppo, i bambini nutriti solo con questo prodotto non avevano altre fonti di tiamina; il problema andava avanti da mesi, ma i medici solo recentemente hanno sospettato un legame tra una serie di casi di neuro- e cardiopatia infantile.

    **Come hanno commentato molti pediatri, non esiste nessun motivo per dare latte artificiale a base di soia ai neonati che non possono essere allattati. Solo i pochi bambini allergici al latte di mucca possono essere in condizioni di effettiva necessità. Questo episodio di estrema gravità conferma l'estrema cura necessaria nel formulare i prodotti per la prima infanzia. L'allattamento al seno resta l'opzione migliore per la nutrizione infantile. Nel caso specifico, alternare prodotti diversi avrebbe ridotto la gravità del problema.

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    3. Epatite messicana    

    Tra il 22 ottobre e la domenica successiva, si suppone che tra 5000 e 11000 persone abbiano mangiato al ristorante messicano Chi-Chi, al Beaver Valley Mall in Pennsylvania: almeno 340 hanno contratto l'epatite A e tre si trovano in condizioni critiche. Le autorità sanitarie non sono riuscite ad identificare l'origine del virus. Come misura precauzionale, hanno ordinato 8000 iniezioni di immunoglobuline, che riducono la probabilità di contrarre la malattia se iniettate entro 14 giorni dall'esposizione. Nei giorni successivi, purtroppo, un uomo è morto nonostante abbia ricevuto un trapianto di fegato.

    **Negli Stati Uniti si stanno osservando diversi episodi di epatite A legati alla ristorazione. Le dimensioni di questo episodio sono molto significative, ma la lunga incubazione dell'epatite A rallenta l'individuazione di situazioni pericolose e quindi della chiusura dei ristoranti. Per prevenire queste infezioni è fondamentale lo scrupoloso rispetto delle norme d'igiene e la vaccinazione dei soggetti a rischio. Questo tipo di episodi e le loro dimensioni devono mettere in guardia i ristoratori sulle potenziale vastità delle implicazioni sanitarie della loro attività.

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    4. Vino solforato    

    Il livello di biossido di zolfo (SO2) in alcune bottiglie di vino australiano era 17 volte superiore al massimo consentito. Per questo il vino è stato ritirato dal commercio in Germania e Inghilterra. Il vino era un Cabernet Shiraz, la marca Australian Creston Bay Brand; era stato venduto dalla catena di supermercati LIDL. Il rischio riguarda probabilmente solo le persone asmatiche sensibili a questo composto; possono avere un attacco asmatico, anche molto grave, dopo aver aperto la bottiglia anche solo inalando il vino contaminato. Per le altre persone il rischio dovrebbe essere basso e il cattivo odore emanato dalle bottiglie dovrebbe essere sufficiente ad escludere il consumo. Quasi tutte le bottiglie sono già state ritirate dal commercio, secondo le autorità britanniche.

    ** Il biossido di zolfo ha una lunga tradizione di utilizzo nella produzione di vini. In alcuni paesi (p.e., USA e Australia) la sua presenza deve essere indicata in etichetta se supera certe soglie; questo obbligo verrà introdotto presto anche in Europa. Quando si tratta di proteggere una minoranza di soggetti a rischio, a volte l'atteggiamento delle autorità, del pubblico e dei produttori è meno attento; tuttavia, i rischi non vanno sottovalutati se le conseguenze possono essere molto gravi. I produttori di vino devono prestare estrema attenzione a formulare e controllare i loro prodotti; in questo caso le ripercussioni negative sono di qualità (il vino è da buttare per tutti), oltre che sanitarie.

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    5. Tifo parigino   

    Cinque casi di tifo sono stati riportati alle autorità parigine nel mese di ottobre. Nessuno dei pazienti, tutti ospedalizzati e oggi in via di guarigione, aveva viaggiato in paesi dove il tifo è endemico. Da un'investigazione epidemiologica preliminare, si è identificato un bar di Parigi che ha fornito i panini ad almeno quattro dei pazienti coinvolti. Il bar è stato chiuso, mentre proseguono le indagini. Le autorità francesi hanno emesso dei comunicati per evitare un'eventuale propagazione dell'epidemia.

    ** L'ospite di Salmonella typhi, l'agente della febbre tifoide, è l'uomo; sono le persone ammalate o i portatori sani che possono poi diffonderlo attraverso gli alimenti. Il tifo, se non curato in tempo ed in maniera appropriata, è una malattia grave che, secondo il CDC americano, può comportare fino al 20% dei decessi tra le persone non trattate adeguatamente. Si capisce dunque la preoccupazione delle autorità francesi. E'importante che le persone che hanno visitato paesi a rischio stiano molto attente al loro ritorno, soprattutto se svolgono lavori in cui vengono a contatto con alimenti.

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    6. Vodka al metanolo   

    Vodka contraffatta importata e venduta in Inghilterra come "Vodka Kirov" contiene livelli pericolosi di metanolo. Le autorità britanniche ripetono in questi giorni un allarme già lanciato alcuni mesi fa. Sebbene i livelli di metanolo varino da lotto a lotto, in alcuni casi sono sufficienti a causare sintomi molto gravi, dopo alcune ore, che comprendono forti dolori addominali, sonnolenza, vertigini, vista confusa che porta alla cecità e difficoltà respiratorie fino al coma. Nei mesi scorsi era morta anche una persona e, dopo l'allarme a livello europeo, anche le autorità italiane erano state allertate, anche a livello regionale.

    ** Spesso i pericoli posti dalle bevande alcoliche, proprio perché non di natura microbiologica, non sono previsti. Purtroppo l'esperienza italiana insegna che il metanolo negli alcolici rappresenta un rischio molto grave per la popolazione. La vigilanza delle autorità di frontiera ed interne (una delle vodka incriminate proveniva del Belgio) è necessaria. In questo caso, si nota la sovrapposizione tra frode e rischio sanitario (frode tossica); spesso reprimere le prime significa anche tutelare la salute pubblica. Il ruolo di importatori e rivenditori è importante: accertarsi dell'autenticità e qualità dei loro prodotti è nell'interesse loro e della comunità. 

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    N. 10/2003 7 Novembre 2003   

    Sommario

    1. Editoriale   

    Le notizie e i dati scientifici che presentiamo in questo numero del Settimanale dimostrano che, purtroppo per noi, anche i patogeni alimentari frequentano volentieri le crociere e le nostre cucine, alcuni addirittura per poter entrare in quella sede negli alimenti. Negli USA, è finalmente quasi ultimato uno studio di grande impatto sulle diossine; una novità incoraggiante è invece emersa in Inghilterra per quanto riguarda i prioni.

    2. Crociere indimenticabili   

    Almeno 500 persone hanno manifestato vomito "a proiettile" e diarrea, tra i 1800 passeggeri e gli 800 membri dell'equipaggio della nave da crociera "Aurora", del gruppo britannico "P&O Cruises". La causa è virale, in particolare un norovirus (confermato da analisi immunologiche sulle feci), e il corso epidemico è tipico per questo patogeno in ambienti chiusi. La durata dei sintomi è mediamente di 2 giorni. La nave era partita da Southampton in Inghilterra per una crociera nel Mediterraneo. La Grecia ha rifiutato l'attracco alla nave (durante l'epidemia) e la Spagna ha chiuso il confine con Gibilterra, dopo che la nave aveva attraccato nell'enclave del Regno Unito (ad epidemia praticamente conclusa).

    ** Le gastroenteriti causate da norovirus (fino a poco tempo fa chiamati Norwalk-like virus) sono molto comuni nel mondo sviluppato, anche per la capacità di questi virus di diffondersi attraverso alimenti, liquidi e contatti tra persone e superfici. Assumono proporzioni epidemiche in ambienti chiusi; l'industria delle crociere americana è stata in particolare martoriata da episodi molto prolungati, persistenti e difficili da controllare. Sebbene la gravità dell'infezione sia generalmente limitata, possono causare danni consistenti alle industrie o ai luoghi di cura, che dovrebbero dotarsi di piani di prevenzione e di controllo. Data la limitata gravità della malattia e la sua ampia diffusione nella popolazione, l'utilità di misure restrittive (p.e., divieto di attracco) dovrebbe essere valutata contro gli svantaggi per i passeggeri e la preoccupazione generata nel pubblico. 

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    3.Lunga meditazione sulle diossine    

    La US EPA (Environment Protection Agency, Agenzia per la Protezione dell'Ambiente) ha quasi terminato una nuova valutazione del rischio sanitario dovuto alle diossine. L'agenzia aveva iniziato lo studio nel 1991, ma le incertezze scientifiche hanno rallentato il lavoro. Tra le conclusioni, l'Agenzia ha riscontrato che non è possibile stabilire un livello a cui le diossine sono pericolose e che quindi bisogna operare in maniera conservativa (cioè con elevati margini di sicurezza). Alcuni consigli diretti al consumatore sono di ridurre la quantità di grassi nella dieta e di prestare attenzione ad alcune specie ittiche.

    ** Per agire a livello di regolamentazione e gestione sono necessarie indicazioni semplici e chiare; fornirle è una grossa sfida quando la scienza è complessa e a volte perfino contraddittoria. In questo caso, ci saranno voluti almeno dodici anni per valutare il rischio diossine; è chiaro, però, che i risultati potranno essere molto utili non solo negli Stati Uniti. Le indicazioni dell'EPA già disponibili sono utili sia per il pubblico che per chi si occupa di sicurezza degli alimenti. Emerge sostanzialmente che, nei paesi ove la formazione delle diossine viene prevenuta e il monitoraggio è attento (ma, come l'esperienza belga e campana dimostrano, non è sufficiente avere delle leggi sulla carta), non esistono ragioni particolari per modificare la propria dieta o la composizione dei propri prodotti.

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    4. Prione bloccato    

    Topi privati della forma normale di prione sopravvivono al CDJ (il morbo causato dai prioni, o Creutzfeld Jacob Disease), anche se la forma anomala del prione stesso continua ad accumularsi nel cervello. Questa è la scoperta di un gruppo di ricercatori basati in Gran Bretagna, che ha sorpreso gli scienziati. Infatti, nel cervello degli esseri umani, dei topi, dei bovini e di altri animali affetti da malattie tipo CJD, è presente una proteina, detta prione; una sua forma modificata causa la malattia e altera progressivamente i prioni normali. Era naturale perciò supporre che la causa della malattia era la proteina anomala stessa e che questa doveva essere eliminata: questi approcci hanno fallito. Questa ricerca indica, invece, che non è la presenza della forma anomala da combattere, ma la sua azione dentro i neuroni e il processo di conversione da forma normale ad anomala. 

    ** Si tratta di una scoperta di grande importanza, non solo per le malattie del tipo "mucca pazza", ma anche per altre malattie neurodegenerative (tra cui l'Alzheimer). Insegna che, quando si studia un fenomeno biologico, non è possibile dare nulla per scontato e che bisogna distinguere attentamente tra deduzioni ed osservazioni. Dal punto di vista pratico, occorrerà del tempo prima di vedere delle applicazioni.

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    5. Patogeni alimentari trasmessi dal personale   

    Ogni anno il Dipartimento della Sanità americano (DHHS) pubblica due liste di patogeni di cui il personale alimentarista, se infetto, può contaminare gli alimenti. La prima lista riguarda i patogeni che sono frequentemente trasmessi dal personale alimentarista; vi si trovano: i Norovirus, il virus dell'Epatite A, la Salmonella typhi, le specie del genere Shigella, Staphylococcus aureus e Streptococcus pyogenes. Nell'altra lista si trovano invece quei patogeni per cui la trasmissione da parte del personale alimentarista è invece più rara: Campylobacter jejuni, Cryptosporidium parvum, Entamoeba histolytica, Escherichia coli enteroemorragica, Escherichia coli enterotossigenica, Giardia lamblia, Salmonella non tifoidea, Taenia solium, Vibrio cholerae 01, e Yersinia enterocolitica.

    ** Il documento riveste un certo interesse per chi si occupa di sicurezza degli alimenti, soprattutto in relazione alla formazione del personale. Negli Stati Uniti ha anche una valenza sindacale e legale.

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    6. La vita domestica dei patogeni   

    Dopo un tipico lavaggio casalingo, una parte dei piatti può restare contaminata con i patogeni Salmonella, E. coli O157 e Campylobacter. E. coli ed un po' meno Salmonella sopravvivono anche all'asciugamento sia se effettuato con uno straccio che all'aria. Lo straccio si può a sua volta contaminare con i patogeni; la stessa cosa accade alle spugnette. Se i piatti restano contaminati, fortunatamente il trasferimento agli alimenti è raro. Questi i risultati di uno studio sperimentale condotto in Inghilterra, i cui risultati suggeriscono di usare acqua molto calda per lavare i piatti (con i guanti per evitare scottature) e di cambiare o decontaminare spesso spugnette e stracci.

    ** I risultati di questo studio sono molto interessanti; vanno interpretati con cautela perché le abitudini igieniche domestiche possono essere molto variabili in diverse nazioni (p.e., rispetto al risciacquo dei piatti). Da valutare è anche l'effettivo impatto sanitario, prima di programmare campagne educative. A livello commerciale è necessario che vengano evitati i problemi domestici, utilizzando lavastoviglie e mantenendo la massima igiene di superfici ed utensili.

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