Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere
riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
Se siete interessati a inviarci
osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando
una notizia, scrivete liberamente a
collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.
Ci occupiamo, questa settimana, per presentare i
nuovi dati USA, dell'acrilammide. che è un composto chimico, certamente
tossico ad alte dosi, che si è scoperto solo nel 2002 formarsi
naturalmente in alcuni alimenti. Riportiamo poi due notizie concernenti
gli allergeni negli alimenti, i risultati di una ricerca
sull'atteggiamento dei consumatori circa l'igiene dei ristoranti e i
dati di un programma americano di prevenzione delle infezioni da Vibrio
vulnificus. Come ormai consuetudine, vi forniamo la lista delle allerta
europee della settimana.
L'acrilammide è presente a livelli alti anche nelle olive nere, nel
succo di prugna e in un caffé a base di cereali nota come Postum. Sono
queste le novità più recenti di un vasto studio organizzato dalla FDA
americana (US Food and Drug Administration) per valutare la presenza di
questo composto chimico negli alimenti. Fino al 2002, si ignorava la
presenza di questa sostanza nel cibo, che invece veniva utilizzato in
ambito chimico e di cui è nota la neurotossicità e il potenziale
cancerogeno ad alte dosi. Nel 2002 scienziati svedesi hanno scoperto che
si produce naturalmente, spesso fino ad alte concentrazioni finali,
soprattutto in prodotti contenenti molti carboidrati (soprattutto
l'amido come nelle patate) se cotti a temperature molto alte, per
esempio durante la frittura. La FDA sconsiglia di cambiare dieta in
questa fase di ricerca sul problema, privilegiando gli alimenti poveri
di grassi trans e saturi e ricchi di fibre, come frutta, verdura e
alcuni cereali.
** L'acrilammide viene rilevata negli alimenti in quantità
variabili, sulla base di caratteristiche e differenze di trattamento
ancora non ben comprese. E'presto per dire se è stato identificato un
rilevante problema sanitario. Per i consumatori, il consiglio è quello
della FDA: evitare, quando possibile, patatine fritte, i crackers o
altri prodotti simili e privilegiare alimenti sani. Si evita l'acrilammide
ed un sacco di altri guai. Per i produttori di alimenti che contengono
acrilammide a concentrazioni più alte è opportuno seguire attentamente
l'evoluzione di questi studi: apparentemente esistono soluzioni
tecnologiche per circoscrivere il problema.
In Europa, i ritiri di alimenti dal commercio (sotto la forma di
ritiri volontari o di sequestri) sono raramente dovuti alla presenza di
allergeni. In effetti, prima dell'approvazione della Direttiva
2003/89/CE, non esisteva una normativa comunitaria che obbligava i
produttori ad indicare in etichetta la presenza degli alimenti cui
rispondono la maggioranza dei soggetti allergici. Al contrario, negli
USA e in Australia, questa normativa esiste da tempo e il 40% circa dei
ritiri dal commercio sono dovuti alla presenza non dichiarata in
etichetta di ingredienti quali le arachidi, la soia, le uova, il latte,
etc.. Se l'industria europea non adotterà strategie affidabili in breve
tempo, la stessa situazione si potrebbe osservare anche in Europa. Il
settore dolciario sembra essere quello più a rischio, ma anche più
preparato.
** Proteggere i consumatori dalle allergie alimentari è teoricamente
molto semplice: basta fornire etichette (e menù) complete, comprensibili
e veridiche. In pratica, la situazione è molto più complessa, perché a
volte basta riutilizzare la stessa linea di produzione per contaminare
un prodotto formulato senza l'allergene incriminato. Per i soggetti
allergici, l'invito è di controllare attentamente le etichette,
utilizzando molta prudenza e controllando che il prodotto, anche se
normalmente sicuro, non sia stato riformulato: questo vale oggi e varrà
anche con la nuova normativa. Perché funzioni, però, è importante che
venga applicata seriamente; altrimenti il rischio è quello di creare
un'illusione nei consumatori allergici e un onere per una parte
dell'industria. I ritiri dal commercio possono derivare da
un'applicazione puntuale della legge, ma possono anche essere prevenuti
con una pianificazione adeguata e fatta per tempo.
Il Comitato dell'EFSA (l'Autorità Europea di
Sicurezza Alimentare) sui prodotti dietetici, sulla nutrizione e sulle
allergie ha prodotto un ampio studio sugli allergeni e, in particolare,
su quelli che dovranno essere indicati in etichetta a partire dal 2005
sulla base della direttiva 2003/89/CE. Secondo il comitato, gli
allergeni resistono generalmente ai trattamenti cui sono sottoposti gli
alimenti, per cui esenzioni all'etichettatura dovranno essere esaminati
caso per caso. Inoltre, in quasi tutti i casi non è possibile stabilire
una concentrazione minima al di sotto del quale la presenza
dell'allergene, anche solo in tracce, può essere considerata sicura.
Infine, è stato rilevato come gli strumenti analitici per rilevare la
presenza degli allergeni spesso mancano oppure presentano dei seri
problemi.
** Le allergie alimentari sono un problema serio ed
in progressivo aumento; non è in vista nessuna cura. A rischio è a volte
persino la vita delle persone. Per questo vengono introdotte norme
specifiche per proteggere i soggetti affetti. Il rapporto dell'EFSA
(molto ponderoso, 197 pagine) è molto utile in quanto compie una
revisione della scienza in questo ambito. E'importante notare che,
secondo il comitato, non sarà possibile ignorare la presenza in tracce
di un allergene, con l'implicazione di utilizzare avvertimenti come "Può
contenere tracce di...." sulle confezioni. Per il settore alimentare,
può essere anche un'opportunità: è certamente un argomento da seguire.
Più della metà degli italiani considerano la
sporcizia delle unghie del personale il principale parametro d'igiene di
un ristorante, secondo una ricerca commerciale britannica effettuata su
cinquemila persone. Al contrario, gli olandesi fanno molta attenzione ai
pavimenti. Nel complesso, l'84% degli intervistati non ritorna ad un
ristorante che ha trovato in cattive condizioni igieniche, anche se il
prezzo e la qualità del cibo erano buone. Inoltre, il 60% circa degli
intervistati preferisce vedere la cucina per controllare cosa vi accade.
** L'importanza della pulizia e dell'igiene è ben nota al
pubblico e al settore della ristorazione. Tuttavia, a volte, questa
informazione viene trascurata: questi dati ricordano a tutto il settore
che molto spesso il cliente non si lamenta, semplicemente non ritorna.
Vibrio vulnificus, un patogeno presente anche in
Italia, può causare complicazioni gravi nelle persone affette da
malattie epatiche, da emocromatosi, da cancro, da malattie del sistema
immunitario, da diabete e da malattie dello stomaco. Si trova in
molluschi, soprattutto ostriche, e diventa un rischio se queste vengono
mangiate crude, soprattutto nei mesi estivi quando questo microrganismo
è più abbondante. La FDA americana ha lanciato una campagna di
sensibilizzazione, fornendo agli operatori sanitari tutti gli elementi
per organizzare una campagna di informazione e prevenzione (con tanto di
comunicati stampa da diffondere).
** Si tratta di materiale utile anche in Italia, perché questo
rischio esiste anche nel nostro Paese. Le persone che sono affette dalle
patologie riportate sopra devono prestare molta attenzione e consumare
le ostriche e gli altri molluschi completamente cotti (per esempio,
secondo le istruzioni della FDA); ricordarsi che le salse, anche
piccanti, non hanno nessun effetto protettivo. Per chi vende al pubblico
o somministra ostriche, è utile conoscere queste informazioni per
rispondere alle domande dei consumatori.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
12/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
15/03/2004
Presenza della
sostanza naturale cancerogena ocratossina A
Prodotti da forno all'uvetta
Grecia
Germania
15/03/2004
Presenza del
patogeno Salmonella
del sierotipo typhimurium
Quaglie
Francia
Norvegia
15/03/2004
Presenza del patogeno
Salmonella del sierotipo typhimurium
Presenza del patogeno
Salmonella del sierotipo
indiana
Petti di anatra surgelati
Francia
Norvegia
18/03/2004
Presenza del parassita Anisakis simplex
Sgombro dell'Atlantico (Scomber scombrus)
Spagna
Italia
19/03/2004
Presenza di fumonisine
Farina di mais per polenta
Italia
Austria
19/03/2004
Presenza di piombo
Pesche sciroppate
Grecia; Svezia
Danimarca
19/03/2004
Presenza della tossina istamina
Filetti di tonno pinnegialle
Indonesia
Islanda
Commenti specifici
i PAH o IPA sono composti che si
formano in varie circostanze, tra cui negli alimenti bruciati e che
causano molti effetti tossici negli animali. Si ritiene inoltre che
alcuni possano causare il cancro nell'uomo (ulteriori informazioni
in lingua inglese
http://www.atsdr.cdc.gov/tfacts69.html ). Il benzopirene, a dosi
adeguate, causa il cancro negli esseri umani.
Vibrio parahaemolyticus
causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che
consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può
essere presente.
Questa settimana le notizie di interesse erano
molto numerose e abbiamo dovuto scegliere le cinque apparentemente più
importanti o interessanti. In Italia è stato emanato un Decreto
Legislativo che prevede severe sanzioni in materia di tracciabilità
delle carni. L'EFSA (l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) ha
manifestato preoccupazione per la presenza di metilmercurio nella dieta
europea. Negli USA, l'industria alimentare è molto vicina ad essere
definitivamente protetta dalla responsabilità per problemi di obesità.
In Finlandia è stato spiegato un episodio tossinfettivo con la
contaminazione di insalata da parte del batterio Yersinia
pseudotubercolosis, mentre recenti dati scientifici danno importanti
indicazioni su come il virus di tipo Norwalk può diffondersi attraverso
la manipolazione degli alimenti.
Sanzioni molto severe per chi non fornisce gli animali allevati di
marchi auricolari (250-1.500 euro per capo) o li altera (1.000-6.000
euro), per chi commercializza carni bovine non correttamente etichettate
oppure con indicazioni non vere (2.000-12.000 euro): sono solo alcuni
esempi delle numerose fattispecie ravvisate dal Decreto Legislativo 29
gennanio 2004, n. 58 (GU n. 51, del 2 marzo 2004). Le disposizioni sono
in vigore dal 17 marzo. E' prevista una sanatoria per le aziende che
detengono animali, nel caso di prima violazione, se gli animali sono
comunque identificabili; risultano punibili anche coloro che aggiungono
informazioni non autorizzate o che ingenerano confusioni con le
indicazioni geografiche protette. Le associazioni agricole e dei
consumatori sono soddisfatti del provvedimento, anche se lamentano
l'assenza di norme simili per altri tipi di carne e per il pesce.
** La presenza di sanzioni è spesso indispensabile per
assicurare un'effettiva applicazione di una norma; non è però di per sé
sufficiente se non esiste un sistema di controlli puntuale ed efficace.
Inoltre, un sistema di rintracciabilità dovrebbe anche essere utilizzato
per migliorare la sicurezza degli alimenti e informare più efficacemente
i consumatori, tenendo conto, per esempio, del fatto che pochi leggono
le etichette già esistenti. Questi due ultimi passaggi non sembrano
ancora del tutto dimostrati nel nostro Paese (cosa significa
praticamente per il consumatore che un vitellone è nato in Francia,
ingrassato e macellato in Italia?). Resta ancora da chiarire la
responsabilità in caso di dichiarazioni non vere, per le quali la
responsabilità sembra ricadere sull'ultimo anello della catena che ha in
realtà poche possibilità di verifica. Per allevatori, trasformatori e
commercianti del settore, il consiglio è di conoscere la norma e di
rispettarla scrupolosamente, valutando anche l'affidabilità dei propri
fornitori e clienti.
In Europa ci sono probabilmente popolazioni che assumono dosi di
metilmercurio ritenute nocive, secondo un comitato dell'EFSA (European
Food Safety Authority, Autorità Europea di Sicurezza Alimentare). Il
metilmercurio è una forma chimica del mercurio, che si trova nel pesce
(soprattutto nei grandi pesci predatori, come il pesce spada e il tonno)
ed è particolarmente tossica. Il mercurio contenuto negli altri alimenti
è molto meno pericoloso. Il rischio posto dal metilmercurio è
particolarmente grave per i feti e quindi per le donne incinte. Secondo
l'EFSA, in alcune zone d'Europa il consumo di pesci come tonno e pesce
spada potrebbe essere molto più alto della media europea e quindi
superare i margini di sicurezza stabiliti recentemente da OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) e US NRC (National Research
Council) soprattutto nei bambini. Nella maggioranza d'Europa, comunque,
questo problema non dovrebbe esserci. La raccomandazione dell'EFSA è
quindi di condurre studi più approfonditi sulle diete delle popolazioni
europee, in particolare delle donne in età fertile.
** Il problema del mercurio nel pesce ha ricevuto molta attenzione
negli USA, meno in Europa e in Italia, forse anche perché la
determinazione del rischio, come l'attribuzione degli effetti avversi a
questa causa, non è facile. Il mercurio non ha nessuna utilità per
l'organismo umano e comporta rischi notevoli soprattutto per lo sviluppo
cerebrale dei feti, ma sono sospettati effetti avversi anche a livello
cardiovascolare negli adulti. E'importante dunque che la popolazione
venga protetta da questo rischio, senza privarla dei vantaggi, anche di
salute, derivanti dal consumo di pesce. In effetti, in Italia il tonno
(anche se spesso di varietà con minore concentrazione di metilmercurio)
e il pesce spada sono consumati largamente, specie in alcune regioni.
Purtroppo mancano spesso dati quantitativi. Per le donne in gravidanza e
in età fertile il consiglio è di limitare il consumo di tonno e pesce
spada. Per il settore ittico, è importante conoscere bene la situazione
e accertarsi che vengano prese decisioni basate sulla scienza. A livello
di vendita al dettaglio, è utile capire che non si tratta di diminuire
il consumo di pesce, ma semplicemente di riorientare i consumi di alcune
persone verso altre specie.
La Camera dei Rappresentanti del Congresso USA ha
approvato, a larga maggioranza, una proposta di legge, il Cheeseburger
Bill. Secondo questa norma, l'intero settore alimentare sarà protetto da
cause civili, presenti e future, che riguardano danni dovuti all'obesità
e conseguenti quindi al consumo di alimenti. Il dibattito è stato molto
acceso ed è possibile che il Senato decida diversamente. Il nome
ufficiale della proposta di legge è "Personal responsibility in food
consumption act" (Responsabilità personale nel consumo di alimenti) ed è
ispirato proprio al principio per cui è diritto e responsabilità di
ciascuno decidere quanto mangiare e, quindi, se diventare obeso e
patirne le conseguenze; scopo dichiarato del provvedimento è impedire
una serie di cause già in atto o in preparazione contro la grande
industria alimentare (un gruppo di adolescenti aveva fatto causa a
McDonald, ma la corte l'ha respinta). Nei giorni scorsi, il Dipartimento
della Sanità e delle Risorse Umane degli Stati Uniti aveva annunciato
che il sorpasso tra obesità e fumo come importanza di causa di morte è
molto vicino.
** E'possibile che il tentativo di bloccare queste
cause riesca: mentre l'industria del tabacco ha subito grosse sconfitte,
l'industria delle armi è riuscita ad ottenere una protezione quasi
completa. Non è facile dirimere la questione, né prevedere come finirà
questo scontro che è anche politico (repubblicani a favore della legge e
democratici contro). Sicuramente un impatto ci sarà, soprattutto se i
dati scientifici e gli esperti di sanità pubblica continueranno ad
indicare l'obesità come il nuovo grande killer, dopo il fumo (in Italia
siamo ancora lontani dal risolvere il fumo, per cui speriamo di essere
risparmiati dall'obesità). I genitori devono fare attenzione ad educare
i bambini ad un alimentazione corretta. L'industria deve muoversi con
accortezza per non ritrovarsi all'angolo come l'industria del tabacco.
47 casi, con un decesso e 5 appendicectomie
ingiustificate, avvenuti in Finlandia nell'ottobre 1998, sono stati
finalmente spiegati. Gli studiosi finlandesi avevano notato un aumento
degli isolamenti di Y. pseudotubercolosis (sierotipo O:3) nelle feci
analizzate dai laboratori, ma non riuscivano a identificare una
possibile spiegazione comune. Dalle interviste con i pazienti, hanno
individuato la lattuga di tipo iceberg come potenziale veicolo. La
lattuga non era più disponibile per le analisi, ma le aziende agricole
di origine sono state monitorate negli anni. Si è scoperto che la
lattuga (così come l'acqua e il suolo) erano contaminate con questo
batterio, almeno in una fattoria, così come le feci dei cervi, trovate
abbondantemente nei pressi degli ortaggi.
** Negli ultimi anni si è riconosciuto sempre più spesso che
gli ortaggi possono veicolare patologie alimentari. Purtroppo
l'efficacia del lavaggio è limitata e l'uso di sostanze disinfettanti è
sconsigliato perché potrebbero rimanere residui sull'alimento. Si tratta
quindi di una prevenzione lungo tutto la filiera, a cominciare dal
settore agricolo. E' molto importante che la filiera ortofrutticola si
aggiorni in questo senso.
Un virus molto simile ai virus di tipo Norwalk (che sono una
frequente causa di gastroenteriti) si trasmette sperimentalmente per
contatto delle mani con gli alimenti: questo avviene dalle mani al
prosciutto, all'insalata e alla superfici metalliche. Poiché prosciutto
e insalata non vengono cotti, questo potrebbe essere un meccanismo per
cui queste infezioni vengono diffuse. Secondo uno studio recente, che ha
utilizzato il calicivirus felino come surrogato, l'elevata infettività
dei norovirus (bastano 10-100 unità per causare un'infezione) e le
numerose unità virali presenti nelle feci (1-10 milioni al grammo)
porterebbero facilmente ad insalata pericolosa se manipolata da
personale infetto e poco igienico. Dal punto di vista igienico, però,
gli stessi autori hanno trovato che il lavaggio delle mani con acqua o
meglio con acqua e sapone era in grado di ridurre in maniera assai
drastica il trasferimento delle particelle virali agli alimenti.
** 1174 casi di gastroenterite (non grave, ma molto sgradevole) sono
stati riportati in un casinò di Las Vegas negli ultimi quattro mesi:
questo l'impatto che questo virus sta avendo negli USA. Anche in Europa
sembrano in aumento gli episodi epidemici. Diventa quindi importante
capire quali elementi servono per la prevenzione. Questo studio è dunque
importante e rafforza l'importanza di un prerequisito fondamentale dei
piani HACCP: il lavaggio delle mani prima di manipolare gli alimenti, a
tutti gli stadi del processo produttivo. Naturalmente molti altri studi
in futuro chiariranno come si comporta questo virus, ma questa
indicazione è già utile ed applicabile.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
11/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
i PAH o IPA sono composti che si
formano in varie circostanze, tra cui negli alimenti bruciati e che
causano molti effetti tossici negli animali. Si ritiene inoltre che
alcuni possano causare il cancro nell'uomo (ulteriori informazioni
in lingua inglese
http://www.atsdr.cdc.gov/tfacts69.html ). Il benzopirene, a dosi
adeguate, causa il cancro negli esseri umani.
Vibrio parahaemolyticus
causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che
consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può
essere presente.
Questa settimana segnaliamo ai nostri lettori
soprattutto il nuovo regolamento in arrivo dall'Unione Europea in tema di
controlli
ufficiali e, quindi, di miglioramento della sicurezza alimentare. Altre due notizie
si iscrivono in questo panorama: l'abolizione promossa da alcune regioni
italiane del libretto per il personale alimentarista e una causa avviata in USA
sulla responsabilità dei supermercati di avvertire i loro clienti (sulla
base dei loro
database commerciali) in caso di allarmi alimentari. L'Inghilterra sta cautamente
approvando un mais geneticamente modificato, con un solido
supporto di dati
scientifici ma creando, almeno potenzialmente, non pochi problemi. L'EFSA
(Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) si è infine pronunciata in
maniera interessante su due possibili ingredienti del latte artificiale.
L'Unione Europea sta per varare una riforma complessiva dei controlli
ufficiali di alimenti e mangimi, che entrerà in vigore nel 2006. Il
nuovo regolamento stabilisce criteri di efficienza e uniformità di
approccio per i sistemi di controllo, che dovranno essere programmati
dagli Stati Membri e verificati dall'FVO (Food and Veterinary Office
della Commissione). Dovranno inoltre seguire procedure documentabili ed
essere sottoposti ad audit regolari (procedure di verifica) che ne
misurino efficacia ed efficienza; i risultati dell'audit dovranno essere
resi disponibili alle aziende controllate. Tra le altre misure più
significative, vi sarà il potere della Commissione di sospendere
l'accesso al mercato interno per i prodotti di uno Stato Membro che
abbia dimostrato controlli inefficaci. Dopo l'avvenuta approvazione (con
emendamenti) da parte del Parlamento, non ci dovrebbero essere altri
ostacoli per l'emanazione del regolamento. Tra le modifiche introdotte
dal Parlamento di Strasburgo alla proposta della Commissione c'è
l'introduzione del principio "name and shame" (fai il nome e fai
vergognare) per cui i rapporti delle ispezioni e i nomi delle imprese
che non seguono le regole dovranno essere resi pubblici.
** Controlli ufficiali armonizzati, tarati sui rischi effettivi
e con efficienza ed efficacia verificata a livello locale e nazionale:
il programma è ottimo. Molto interessante anche la possibilità di
"punire" gli Stati inadempienti (anche considerando l'allargamento
dell'Unione) e l'accesso pubblico ai risultati delle ispezioni. Si
tratta quindi di una riforma di grande portata, i cui effetti si
potranno valutare solo nel tempo. Sicuramente si tratta di una norma
fondamentale non solo per le autorità di controllo (il sistema italiano
a più livelli, nazionale, regionale e locale, richiede uno sforzo
particolare), ma anche per la "comunità regolamentata", cioè i
produttori che, da una parte, saranno maggiormente esposti all'opinione
pubblica, ma, dall'altra, avranno probabilmente una controparte più
efficiente.
Almeno 5 regioni italiane hanno emanato provvedimenti che aboliscono
il libretto per alimentaristi, sostituendolo con attività di formazione
e trasferendo il compito di monitorare la salute dei dipendenti al
responsabile HACCP. Altre regioni stanno prendendo provvedimenti
analoghi. Queste decisioni sono state prese sulla base di studi che
documentano la scarsa efficacia del libretto stesso o comunque di esami
medici di routine sul personale alimentarista. Il Governo, tuttavia, non
condivide questo approccio e ha avviato ricorsi contro questo
provvedimento presso la Corte costituzionale.
** Come in tutte le decisioni, esistono gruppi o persone che, per
svariati motivi, supportano od osteggiano un provvedimento. In questo
caso, da un punto di vista scientifico, sembra chiaro che il libretto
per il personale alimentarista sia inefficace e sia il risultato di una
concezione della prevenzione che è stata sorpassata. Il conflitto
davanti alla corte costituzionale è importante anche per la definizione
dei poteri di regioni e dello stato in materia sanitaria. Per le
autorità pubbliche, è opportuna una riflessione sull'argomento, anche
nel quadro dell'evoluzione normativa comunitaria (che richiede che le
politiche di controllo delle tossinfezioni siano prima di tutto
efficaci). Per il comparto alimentare vale la pena seguire attentamente
l'evoluzione della normativa.
Il governo inglese è favorevole alla coltivazione
commerciale del mais transgenico Chardon LL, dell'azienda tedesca Bayer.
Questo mais è stato modificato geneticamente per essere resistente
all'erbicida atrazina: in questo modo questo potente (e nocivo) erbicida
può eliminare le erbacce circostanti senza danneggiare questa pianta.
Questa decisione è stata presa sulla base dello studio agroecologico più
grande mai svolto sulle piante transgeniche, che ha avuto luogo negli
ultimi anni in Inghilterra. I risultati dello studio sconsigliano di
coltivare colza e barbabietola transgenica perché hanno un impatto
negativo sull'ambiente, ma non del mais GM. Perché la coltivazione possa
avvenire effettivamente, sono comunque necessari alcuni ulteriori
passaggi; sono state anche introdotte alcune restrizioni, che dovrebbero
impedire al mais Chardon di finire negli alimenti (ma solo nei mangimi).
In Italia, il ministro Alemanno si è detto preoccupato della decisione
inglese.
** L'esperienza negli Stati Uniti dimostra che è
molto difficile mantenere il mais transgenico esclusivamente nella
filiera dei mangimi. Non sono pochi i problemi che potrebbero
presentarsi in Europa, in termini di costi aggiuntivi per
l'etichettatura, contaminazione accidentale, e altri. Questa situazione
nasce da due dati opposti: dati scientifici abbastanza rassicuranti ed
ostilità del pubblico (che, secondo lo stesso governo inglese, più è
informato e più è contrario), che portano ad una contraddizione: si può
vietare un prodotto su basi politiche e non scientifiche? Al di là di
questo dibattito, non dovrebbero esserci conseguenze significative per i
consumatori, per il settore agricolo o per i produttori di alimenti:
uniche eccezione gli importatori di mais o di prodotti a base di mais
dal Regno Unito.
La catena americana di negozi alimentari QFC sapeva
quali suoi clienti avevano comprato carne potenzialmente contaminata da
prioni della BSE ("mucca pazza"). Dunque, doveva alzare il telefono ed
avvertirli. E'quanto cerca di stabilire una causa collettiva intentata
nello Stato di Washington, che ha l'obiettivo (oltre ai guadagni degli
avvocati) di stabilire un fondo monetario per il monitoraggio medico
delle potenziali vittime della carne infetta. La catena QFC ha per due
settimane negato di aver venduto carne proveniente dall'animale infetto,
per poi rivedere la sua posizione; nega di aver avuto la possibilità di
avvisare i suoi clienti, anche se dispone di un sistema per raccogliere
le informazioni su tutti gli acquisti dei clienti. Di norma, se un
cliente perde il pezzo di plastica con il suo codice, la tesserina gli
viene inviata a casa, utilizzando cioè i dati contenenti nel database; i
dati vengono usati anche per marketing personalizzato.
** Non si sa ancora se la corte competente accoglierà la
richiesta dello studio legale. Certo, il sospetto è che questo sia il
punto di arrivo dei database sugli acquisti (ormai una prassi anche in
Italia) e la rintracciabilità. Non è certo che questo sistema sia
accettabile dal punto di vista della privacy ed efficace dal punto di
vista sanitario, ma sicuramente vi sono forti argomenti a suo favore (se
i consumatori sono in possesso di scatolame potenzialmente contente
botulino, è eticamente accettabile non avvertirli?). Per i consumatori
si tratta di un probabile vantaggio, vista la perdita di privacy già
avvenuta; per la grande distribuzione, un argomento sui cui riflettere
per non essere impreparati.
L'EFSA (autorità europea di sicurezza alimentare) ha bocciato le
proteine del latte di capra e i fruttoligosaccaridi (FOS) come
integratori del latte artificiale per i bambini, sostenendo che non è
possibile valutarne la sicurezza e l'adeguatezza. Rispondendo ad una
richiesta della Commissione europea, il comitato NDA (Nutrizione,
prodotti Dietetici e Allergie) ha esaminato due dossier relativi a
queste due sostanze. Nel primo caso, ha trovato che le proteine derivate
dal latte di capra sono povere in due aminoacidi, la cisteina e il
triptofano, come del resto il latte di mucca, e non sono quindi
all'altezza del latte umano, se non sono opportunamente addizionate;
inoltre, non vi sono prove che latte artificiale ottenuto a partire
dalle capre sia meno allergenico di quello ottenuto a partire dal latte
di mucca. Altri dubbi sono stati sollevati su uno studio sottoposto al
comitato. Nel caso dei fruttoligosaccaridi, il comitato non ha trovato
benefici per i bambini, a fronte della comparsa di alcuni effetti
avversi (aumento delle feci) ed ha respinto l'ipotesi di aggiungere
questa sostanza a latte artificiale e di proseguimento. A livello
pratico, le proteine del latte di capra non verranno probabilmente
ammesse, mente il destino dei FOS è meno chiaro perché in passato un
comitato europeo si era espresso a favore del loro utilizzo.
** L'EFSA non prende decisioni, ma fornisce alla Commissione europea
solo valutazioni. Il latte di capra viene spesso promosso come sostituto
del latte artificiale, perché più simile a quello umano e meno
allergenico; non stupisce quindi la richiesta. I fruttoligosaccaridi,
d'altro canto, sono spesso inseriti nei latti artificiali e di
proseguimento con l'affermazione che migliorano la flora intestinale dei
bambini: purtroppo lo studio sottoposto al comitato non ha dimostrato,
almeno in quel caso, effetti favorevoli significativi. Il latte
artificiale è un prodotto delicato e i produttori dovrebbero evitare
affermazioni che non sono scientificamente supportate. In ogni caso, per
i consumatori non vi è motivo di allarme, ma di attenzione alla qualità
dei prodotti e di scetticismo verso alcune affermazioni pubblicitarie.
Per i produttori che devono imparare ad interagire con l'EFSA, questi
risultati suggeriscono l'importanza di supportare con ampia e completa
documentazione le proprie richieste.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
10/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
L'avvelenamento da istamina è
causato da pesci come il tonno mantenuti in condizioni inadeguate
per cui si è sviluppata naturalmente questa tossina. I sintomi
possono essere vomito, eruzioni cutanee, diarrea, mal di testa,
sudore; compaiono da due minuti a due ore dopo le ingestioni e
normalmente si risolvono senza cure mediche.
Ulteriori informazioni dal CDC
Del rischio di soffocamento da caramelle con
konjac abbiamo parlato recentemente (8/2004).
Genitori, bambini e anziani devono stare molto attenti alle
etichette di prodotti come gelatine e caramelle morbide alla
frutta
Del Sudan Rosso abbiamo parlato
anche recentemente (4/2004).
Purtroppo il problema sembra non risolto e riguarda ora anche
prodotti almeno lavorati in Turchia e la paprika, entrambi finora
estranei agli allarmi. Abbiamo avviato anche un'indagine sulla
potenziale ingestione di Sudan Rosso
L'aumento di episodi infettivi attribuiti a virus
Norwalk, che ha drammaticamente danneggiato l'industria USA delle
crociere, non è forse un fatto casuale: potrebbe trattarsi di una nuova
variante, più aggressiva e già diffusa in Europa. Intanto, continuano in
USA le polemiche sulla BSE, mentre l'impatto delle malattie animali sul
commercio internazionale resta molto significativo. Riportiamo anche gli
elementi fondamentali di un articolo dell'Istituto Superiore di Sanità
che allerta veterinari e allevatori sul rischio echinococcosi, le
conclusioni di uno studio americano che invita i consumatori a
riflettere sui propri obiettivi quando si acquista un sapone
antibatterico e l'ordinanza del Ministero della Salute che comunica i
nominativi dei condannati per frodi alimentari nel 1999. Infine,
mettiamo a vostra disposizione anche questa settimana le informazioni
relative alle 13 allerta lanciate settimana scorsa dall'Unione Europea.
Nell'estate 2002, rispetto ai sette anni precedenti, si è notato in
tre regioni d'Europa un incremento notevole di episodi epidemici
associati a virus Norwalk. Questo incremento è coinciso con la comparsa
di un nuovo genotipo, la variante II4 (caratterizzato da una mutazione
genetica nel gene che codifica per la polimerasi). Queste tre regioni
europee (Inghilterra, Germania e Paesi Bassi) avevano un programma di
sorveglianza molto attivo per questo virus; in altre sei di dieci
regioni d'Europa si è avuto un picco di episodi epidemici legati a
questo virus nel 2002 ed è stato trovata la nuova variante. Questi i
risultati di uno studio appena pubblicato su Lancet (prestigiosa rivista
di medicina), che ha considerato una grande quantità di dati e sequenze
virali. Gli autori mettono in risalto l'epidemiologia diversa di questa
nuova variante di norovirus e ipotizzano diverse proprietà biologiche e
di trasmissione.
** Il virus di tipo Norwalk, o norovirus, sono responsabili di
numerose gastroenteriti, almeno nei paesi occidentali. Sono spesso
riportati dalla stampa gli episodi epidemici che colpiscono le navi da
crociera, ma causano situazioni critiche anche negli ospedali o nella
comunità perché il virus si trasmette molto facilmente. Questo studio,
che purtroppo non ha coinvolto l'Italia, solleva la possibilità che
esiste una nuova variante, molto più aggressiva delle precedenti, e che
quindi i problemi causati da questo virus possano essere in aumento, in
Europa e quindi anche in Italia. E'importante che gli operatori
interessati (per esempio, industria delle crociere) e le autorità
sanitarie si preparino a questa eventualità.
L'unica mucca pazza trovata finora negli USA era o non era in grado
di camminare? La questione ha grande importanza perché il programma
focalizzato di sorveglianza che gli USA hanno applicato finora prevede
di cercare la BSE ("mucca pazza") solo tra gli animali a rischio, come
quelli che giungono al macello incapaci di camminare. In Europa i test
vengono fatti in maniera molto più generalizzata. Quando la prima mucca
pazza americana è stata identificata a fine 2003, i registri del macello
indicavano chiaramente che la mucca non era deambulante e che quindi il
sistema aveva funzionato. Ora, tre testimoni, tra cui l'operatore che
ha abbattuto l'animale e l'autista del camion su cui era l'animale,
testimoniano che l'animale camminava e, tra l'altro, per questo non gli
è stata presa la temperatura rettale; affermano inoltre che il
veterinario federale, forse sulla base di ordini superiori, ha
falsificato la documentazione a posteriori. Nel frattempo, l'AMI
(American Meat Institute), la più grande associazione della filiera
della carne USA, ha licenziato un suo vicepresidente, travolto dalle
polemiche sulla BSE e sul blocco imposto da altri paesi alle
esportazioni USA.
Circa un terzo delle esportazioni mondiali di carne, ovvero 6 milioni
di tonnellate, sono al momento influenzati da malattie degli animali, in
particolare da BSE ("mucca pazza") e influenza aviaria secondo la FAO
(Organizzazione Mondiale per l'Alimentazione e l'Agricoltura). Se le
attuali restrizioni al commercio, introdotte da vari paesi (vedi il
nostro numero scorso), venissero prorogate al 2004, si potrebbero avere
perdite per 8,2 miliardi di euro. I paesi più colpiti dovrebbero essere
dodici, tra cui USA, Canada, Vietnam e Tailandia. Purtroppo le "vittime"
economiche dovrebbero essere soprattutto i piccoli allevatori di pollame
del Sud-Est asiatico, che hanno già dovuto sacrificare, in media, il 25%
dei loro animali. Nel caso di USA e Canada, il blocco, causato dalla BSE,
riguarda un quarto del mercato mondiale della carne bovina: se la
situazione non cambia, l'export USA si contrarrà di dodici volte
rispetto al 2003. La conseguenza di questa situazione sarà probabilmente
un qualche vantaggio per altre nazioni esportatrici, un passaggio al
commercio di pollo trasformato (che è già esente dal blocco delle
importazioni della Tailandia verso l'UE), una diminuzione dei prezzi e
una maggiore preferenza per la carne suina.
** Purtroppo la sicurezza degli alimenti è legata anche ad aspetti
economici. Non è possibile dire se le accuse, molto gravi se il Ministro
dell'Agricoltura si è sentita in dovere di escludere un suo personale
coinvolgimento, siano vere; minerebbe il prestigio di una delle
organizzazioni più prestigiose (e arroganti) al mondo di sicurezza degli
alimenti di origine animale. I dati sul commercio possono interessare
singoli settori anche in Italia, sia per quanto riguarda le esportazioni
che le importazioni; in generale, consigliano di prevenire, per quanto
possibile, e di informare i consumatori in maniera corretta per evitare
ondate di panico ingiustificato.
L'echinococcosi cistica, una malattia parassitica
che colpisce soprattutto cani e, tra gli animali da carne, gli ovini,
potrebbe essere in aumento in Italia; purtroppo, il numero di casi
rilevati nell'uomo non è noto, anche perché il sistema di notifica non
funziona. Oltre al rischio professionale soprattutto per i veterinari,
essa è trasmissibile all'uomo attraverso il terreno e frutta o verdura
che vengono consumate crude (ad esempio, insalata o fragole). Il
controllo della malattia non è facile sia perché le cisti sono poco
individuabili in sede di ispezione veterinaria sia per la sopravvivenza
in alcune zone d'Italia della macellazione clandestina. Secondo
l'articolo comparso sul Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità, il
problema potrebbe acuirsi con l'immigrazione dall'Est Europa e dal Nord
Africa.
** In assenza di dati precisi, è difficile valutare
l'impatto sanitario di questo parassita; è importante che la
sorveglianza sia a livello di animali che umana sia migliorata. Da parte
di chi coltiva e produce alimenti vegetali è importantissimo, e non solo
per questa parassitosi, proteggere le colture dagli animali domestici.
Il fenomeno della macellazione clandestina va assolutamente combattuto,
mentre per chi lavora a contatto con gli animali a rischio è importante
prendere le misure appropriate di biosicurezza, come ricordato
giustamente nell'articolo. Chi vende carne deve approvigionarsi in
maniera corretta. Per il consumatore il consiglio principale è di
cuocere adeguatamente la carne e rivolgersi a rivenditori affidabili.
Nessuna differenza nei sintomi e nel numero di sintomi da infezioni
respiratorie o gastrointestinali tra un gruppo di famiglie cui è stato
dato un sapone antibatterico ed un altro cui è stato dato un sapone
normale. Le famiglie non erano a conoscenza del tipo di sapone che gli
era stato effettivamente fornito; i prodotti antibatterici utilizzati
spesso sono pubblicizzati sulla base di presunti benefici sulla salute.
Lo studio, il primo a doppio cieco in questo ambito, è stato effettuato
da ricercatori della Columbia University e pubblicato sugli Annals of
Internal Medicine. Le infezioni indagate erano prevalentemente di natura
virale, mentre lo studio non riguardava infezioni batteriche. Una
notazione interessante, che merita ulteriore ricerca: le persone in
cattive condizioni di salute sembrano aver avuto più infezioni se
usavano il sapone antibatterico.
** Anche i supermercati italiani abbondano di saponi
antibatterici e altri prodotti per prevenire la contaminazione degli
alimenti. In questo caso, gli autori non discutono l'efficacia nel
rimuovere i batteri dei saponi, che in realtà spesso (non sempre in
Italia) è assodata, ma il risultato pratico dell'uso di questi prodotti:
una maggiore igiene e quindi meno infezioni. Le infezioni virali, sia
quelle con sintomi respiratori che gastrointestinali, sono molto
diffuse, trasmesse spesso nelle case e molto frequenti nei bambini.
Questo interessante studio dimostra che, se l'obiettivo del consumatore
è prevenire le infezioni virali, non vale la pena utilizzare saponi
antibatterici. Resta il dubbio che possa valere la pena utilizzare i
prodotti di comprovata efficacia nel contesto della preparazione di
alimenti; ulteriori ricerche sarebbero interessanti.
Il Ministero della Salute ha pubblicato, ai sensi della L. 462/1986,
l'elenco delle ditte commerciali e dei produttori che abbiano riportato
condanne con sentenza passata in giudicato per reati di frode e
sofisticazione alimentare. Si tratta di tutte le sentenze comunicate al
Ministero nel 1999; la Gazzetta Ufficiale è la n. 46 del 25-2-2004-
Suppl. Ordinario n.29.
** La lettura di questi documenti (che purtroppo l'Istituto
Poligrafico e Zecca dello Stato fornisce in una modalità
incomprensibilmente scomoda) è interessante ed istruttiva. Si va da
situazioni involontarie e di moderata gravità a casi gravissimi e quasi
incredibili (vendita di prodotti ammuffiti, contraffatti, invasi da
insetti). Contrariamente a situazioni simili, in questo caso gli autori
di queste frodi sono indicati precisamente. Data la difficoltà di
consultazione, su richiesta, forniamo in due file pdf gli allegati
all'ordinanza.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
9/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Listeria si trova spesso in salmone
affumicato, come discusso nel
numero 9/2004, che è
pertanto sconsigliato alle persone a rischio (donne incinte,
anziani, ammalati). La sua presenza è nota anche nei formaggi molli
Salmonella enteritidis è spesso associata alle uova,
perché la contaminazione avviene durante la formazione delle uova in
galline ammalate. Ne abbiamo parlato nel
settimanale 1/2003. In generale, Salmonella è specie
associata alle carni, che per questo vanno manipolate con attenzione
e cotte completamente
Sul colorante E160b, vedi la versione consolidata della
Direttiva 95/45/CE (formato pdf) per le caratteristiche chimiche.
Non è chiaro che tipo di prodotto intendessero le autorità francesi
con "sweet pepper" (la traduzione è peperone, ma è raro che peperoni
freschi vengano addittivati o importati dall'India), per cui la
presenza di Rosso Sudan non può essere valutata
I solfiti possono causare reazioni allergiche in soggetti
predisposti. La nuova legislazione UE ne prevede l'indicazione in
etichetta per tutti i prodotti