Archivio-Marzo 04
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.


Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Marzo 2004  


N. 13/2004 26 Marzo 2004

Sommario

1. Editoriale

Ci occupiamo, questa settimana, per presentare i nuovi dati USA, dell'acrilammide. che è un composto chimico, certamente tossico ad alte dosi, che si è scoperto solo nel 2002 formarsi naturalmente in alcuni alimenti. Riportiamo poi due notizie concernenti gli allergeni negli alimenti, i risultati di una ricerca sull'atteggiamento dei consumatori circa l'igiene dei ristoranti e i dati di un programma americano di prevenzione delle infezioni da Vibrio vulnificus. Come ormai consuetudine, vi forniamo la lista delle allerta europee della settimana.

2. I nascondigli dell'acrilammide

L'acrilammide è presente a livelli alti anche nelle olive nere, nel succo di prugna e in un caffé a base di cereali nota come Postum. Sono queste le novità più recenti di un vasto studio organizzato dalla FDA americana (US Food and Drug Administration) per valutare la presenza di questo composto chimico negli alimenti. Fino al 2002, si ignorava la presenza di questa sostanza nel cibo, che invece veniva utilizzato in ambito chimico e di cui è nota la neurotossicità e il potenziale cancerogeno ad alte dosi. Nel 2002 scienziati svedesi hanno scoperto che si produce naturalmente, spesso fino ad alte concentrazioni finali, soprattutto in prodotti contenenti molti carboidrati (soprattutto l'amido come nelle patate) se cotti a temperature molto alte, per esempio durante la frittura. La FDA sconsiglia di cambiare dieta in questa fase di ricerca sul problema, privilegiando gli alimenti poveri di grassi trans e saturi e ricchi di fibre, come frutta, verdura e alcuni cereali.

** L'acrilammide viene rilevata negli alimenti in quantità variabili, sulla base di caratteristiche e differenze di trattamento ancora non ben comprese. E'presto per dire se è stato identificato un rilevante problema sanitario. Per i consumatori, il consiglio è quello della FDA: evitare, quando possibile, patatine fritte, i crackers o altri prodotti simili e privilegiare alimenti sani. Si evita l'acrilammide ed un sacco di altri guai. Per i produttori di alimenti che contengono acrilammide a concentrazioni più alte è opportuno seguire attentamente l'evoluzione di questi studi: apparentemente esistono soluzioni tecnologiche per circoscrivere il problema.

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3. Allergici ai ritiri dal commercio?

In Europa, i ritiri di alimenti dal commercio (sotto la forma di ritiri volontari o di sequestri) sono raramente dovuti alla presenza di allergeni. In effetti, prima dell'approvazione della Direttiva 2003/89/CE, non esisteva una normativa comunitaria che obbligava i produttori ad indicare in etichetta la presenza degli alimenti cui rispondono la maggioranza dei soggetti allergici. Al contrario, negli USA e in Australia, questa normativa esiste da tempo e il 40% circa dei ritiri dal commercio sono dovuti alla presenza non dichiarata in etichetta di ingredienti quali le arachidi, la soia, le uova, il latte, etc.. Se l'industria europea non adotterà strategie affidabili in breve tempo, la stessa situazione si potrebbe osservare anche in Europa. Il settore dolciario sembra essere quello più a rischio, ma anche più preparato.

** Proteggere i consumatori dalle allergie alimentari è teoricamente molto semplice: basta fornire etichette (e menù) complete, comprensibili e veridiche. In pratica, la situazione è molto più complessa, perché a volte basta riutilizzare la stessa linea di produzione per contaminare un prodotto formulato senza l'allergene incriminato. Per i soggetti allergici, l'invito è di controllare attentamente le etichette, utilizzando molta prudenza e controllando che il prodotto, anche se normalmente sicuro, non sia stato riformulato: questo vale oggi e varrà anche con la nuova normativa. Perché funzioni, però, è importante che venga applicata seriamente; altrimenti il rischio è quello di creare un'illusione nei consumatori allergici e un onere per una parte dell'industria. I ritiri dal commercio possono derivare da un'applicazione puntuale della legge, ma possono anche essere prevenuti con una pianificazione adeguata e fatta per tempo.

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4. Allergeni: mai troppo pochi, anche se difficili da trovare

Il Comitato dell'EFSA (l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) sui prodotti dietetici, sulla nutrizione e sulle allergie ha prodotto un ampio studio sugli allergeni e, in particolare, su quelli che dovranno essere indicati in etichetta a partire dal 2005 sulla base della direttiva 2003/89/CE. Secondo il comitato, gli allergeni resistono generalmente ai trattamenti cui sono sottoposti gli alimenti, per cui esenzioni all'etichettatura dovranno essere esaminati caso per caso. Inoltre, in quasi tutti i casi non è possibile stabilire una concentrazione minima al di sotto del quale la presenza dell'allergene, anche solo in tracce, può essere considerata sicura. Infine, è stato rilevato come gli strumenti analitici per rilevare la presenza degli allergeni spesso mancano oppure presentano dei seri problemi.

** Le allergie alimentari sono un problema serio ed in progressivo aumento; non è in vista nessuna cura. A rischio è a volte persino la vita delle persone. Per questo vengono introdotte norme specifiche per proteggere i soggetti affetti. Il rapporto dell'EFSA (molto ponderoso, 197 pagine) è molto utile in quanto compie una revisione della scienza in questo ambito. E'importante notare che, secondo il comitato, non sarà possibile ignorare la presenza in tracce di un allergene, con l'implicazione di utilizzare avvertimenti come "Può contenere tracce di...." sulle confezioni. Per il settore alimentare, può essere anche un'opportunità: è certamente un argomento da seguire.

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5. Unghie sporche o pavimenti luridi: europei divisi

Più della metà degli italiani considerano la sporcizia delle unghie del personale il principale parametro d'igiene di un ristorante, secondo una ricerca commerciale britannica effettuata su cinquemila persone. Al contrario, gli olandesi fanno molta attenzione ai pavimenti. Nel complesso, l'84% degli intervistati non ritorna ad un ristorante che ha trovato in cattive condizioni igieniche, anche se il prezzo e la qualità del cibo erano buone. Inoltre, il 60% circa degli intervistati preferisce vedere la cucina per controllare cosa vi accade.

** L'importanza della pulizia e dell'igiene è ben nota al pubblico e al settore della ristorazione. Tuttavia, a volte, questa informazione viene trascurata: questi dati ricordano a tutto il settore che molto spesso il cliente non si lamenta, semplicemente non ritorna.

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6. Progetti per le vacanze: evitare Vibrio vulnificus

Vibrio vulnificus, un patogeno presente anche in Italia, può causare complicazioni gravi nelle persone affette da malattie epatiche, da emocromatosi, da cancro, da malattie del sistema immunitario, da diabete e da malattie dello stomaco. Si trova in molluschi, soprattutto ostriche, e diventa un rischio se queste vengono mangiate crude, soprattutto nei mesi estivi quando questo microrganismo è più abbondante. La FDA americana ha lanciato una campagna di sensibilizzazione, fornendo agli operatori sanitari tutti gli elementi per organizzare una campagna di informazione e prevenzione (con tanto di comunicati stampa da diffondere).

** Si tratta di materiale utile anche in Italia, perché questo rischio esiste anche nel nostro Paese. Le persone che sono affette dalle patologie riportate sopra devono prestare molta attenzione e consumare le ostriche e gli altri molluschi completamente cotti (per esempio, secondo le istruzioni della FDA); ricordarsi che le salse, anche piccanti, non hanno nessun effetto protettivo. Per chi vende al pubblico o somministra ostriche, è utile conoscere queste informazioni per rispondere alle domande dei consumatori.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 12/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
15/03/2004 Presenza della sostanza naturale cancerogena ocratossina A Prodotti da forno all'uvetta Grecia Germania
15/03/2004 Presenza del patogeno Salmonella del sierotipo typhimurium Quaglie Francia Norvegia
15/03/2004  Presenza del patogeno Salmonella del sierotipo typhimurium Anatra selvatica Francia Norvegia
16/03/2004  Presenza della tossina formaldeide Tazza di melammina Cina; Paesi Bassi Regno Unito
17/03/2004  Presenza del patogeno Salmonella Pancetta striata surgelata Irlanda Italia
17/03/2004  Presenza dei coloranti leucomalachite green e malachite green Trote Danimarca Danimarca
18/03/2004   Presenza delle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene (idrocarburi policiclici aromatici) e di benzopirene Olio di girasole Ucraina Germania
18/03/2004 Presenza dei patogeni Vibrio cholerae NON O:1/NON O:139 e Vibrio parahaemolyticus Gamberi Black Tiger surgelati (Penaeus monodon) Bangladesh;Belgio; Paesi Bassi Norvegia
18/03/2004   Presenza del patogeno Salmonella del sierotipo indiana Petti di anatra surgelati Francia Norvegia
18/03/2004   Presenza del parassita Anisakis simplex Sgombro dell'Atlantico (Scomber scombrus) Spagna Italia
19/03/2004   Presenza di fumonisine Farina di mais per polenta Italia Austria
19/03/2004   Presenza di piombo Pesche sciroppate Grecia; Svezia Danimarca
19/03/2004   Presenza della tossina istamina Filetti di tonno pinnegialle Indonesia Islanda
Commenti specifici
  •  i PAH o IPA sono composti che si formano in varie circostanze, tra cui negli alimenti bruciati e che causano molti effetti tossici negli animali. Si ritiene inoltre che alcuni possano causare il cancro nell'uomo (ulteriori informazioni in lingua inglese http://www.atsdr.cdc.gov/tfacts69.html ). Il benzopirene, a dosi adeguate, causa il cancro negli esseri umani.
  • Vibrio parahaemolyticus causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può essere presente.

 

N. 12/2004 12 Marzo 2004

Sommario

1. Editoriale

Questa settimana le notizie di interesse erano molto numerose e abbiamo dovuto scegliere le cinque apparentemente più importanti o interessanti. In Italia è stato emanato un Decreto Legislativo che prevede severe sanzioni in materia di tracciabilità delle carni. L'EFSA (l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) ha manifestato preoccupazione per la presenza di metilmercurio nella dieta europea. Negli USA, l'industria alimentare è molto vicina ad essere definitivamente protetta dalla responsabilità per problemi di obesità. In Finlandia è stato spiegato un episodio tossinfettivo con la contaminazione di insalata da parte del batterio Yersinia pseudotubercolosis, mentre recenti dati scientifici danno importanti indicazioni su come il virus di tipo Norwalk può diffondersi attraverso la manipolazione degli alimenti.

2. Chi non rintraccia, paga

Sanzioni molto severe per chi non fornisce gli animali allevati di marchi auricolari (250-1.500 euro per capo) o li altera (1.000-6.000 euro), per chi commercializza carni bovine non correttamente etichettate oppure con indicazioni non vere (2.000-12.000 euro): sono solo alcuni esempi delle numerose fattispecie ravvisate dal Decreto Legislativo 29 gennanio 2004, n. 58 (GU n. 51, del 2 marzo 2004). Le disposizioni sono in vigore dal 17 marzo. E' prevista una sanatoria per le aziende che detengono animali, nel caso di prima violazione, se gli animali sono comunque identificabili; risultano punibili anche coloro che aggiungono informazioni non autorizzate o che ingenerano confusioni con le indicazioni geografiche protette. Le associazioni agricole e dei consumatori sono soddisfatti del provvedimento, anche se lamentano l'assenza di norme simili per altri tipi di carne e per il pesce.

** La presenza di sanzioni è spesso indispensabile per assicurare un'effettiva applicazione di una norma; non è però di per sé sufficiente se non esiste un sistema di controlli puntuale ed efficace. Inoltre, un sistema di rintracciabilità dovrebbe anche essere utilizzato per migliorare la sicurezza degli alimenti e informare più efficacemente i consumatori, tenendo conto, per esempio, del fatto che pochi leggono le etichette già esistenti. Questi due ultimi passaggi non sembrano ancora del tutto dimostrati nel nostro Paese (cosa significa praticamente per il consumatore che un vitellone è nato in Francia, ingrassato e macellato in Italia?). Resta ancora da chiarire la responsabilità in caso di dichiarazioni non vere, per le quali la responsabilità sembra ricadere sull'ultimo anello della catena che ha in realtà poche possibilità di verifica. Per allevatori, trasformatori e commercianti del settore, il consiglio è di conoscere la norma e di rispettarla scrupolosamente, valutando anche l'affidabilità dei propri fornitori e clienti.

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3. Mercurio dal pesce: vicini ai livelli di rischio

In Europa ci sono probabilmente popolazioni che assumono dosi di metilmercurio ritenute nocive, secondo un comitato dell'EFSA (European Food Safety Authority, Autorità Europea di Sicurezza Alimentare). Il metilmercurio è una forma chimica del mercurio, che si trova nel pesce (soprattutto nei grandi pesci predatori, come il pesce spada e il tonno) ed è particolarmente tossica. Il mercurio contenuto negli altri alimenti è molto meno pericoloso. Il rischio posto dal metilmercurio è particolarmente grave per i feti e quindi per le donne incinte. Secondo l'EFSA, in alcune zone d'Europa il consumo di pesci come tonno e pesce spada potrebbe essere molto più alto della media europea e quindi superare i margini di sicurezza stabiliti recentemente da OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e US NRC (National Research Council) soprattutto nei bambini. Nella maggioranza d'Europa, comunque, questo problema non dovrebbe esserci. La raccomandazione dell'EFSA è quindi di condurre studi più approfonditi sulle diete delle popolazioni europee, in particolare delle donne in età fertile.

** Il problema del mercurio nel pesce ha ricevuto molta attenzione negli USA, meno in Europa e in Italia, forse anche perché la determinazione del rischio, come l'attribuzione degli effetti avversi a questa causa, non è facile. Il mercurio non ha nessuna utilità per l'organismo umano e comporta rischi notevoli soprattutto per lo sviluppo cerebrale dei feti, ma sono sospettati effetti avversi anche a livello cardiovascolare negli adulti. E'importante dunque che la popolazione venga protetta da questo rischio, senza privarla dei vantaggi, anche di salute, derivanti dal consumo di pesce. In effetti, in Italia il tonno (anche se spesso di varietà con minore concentrazione di metilmercurio) e il pesce spada sono consumati largamente, specie in alcune regioni. Purtroppo mancano spesso dati quantitativi. Per le donne in gravidanza e in età fertile il consiglio è di limitare il consumo di tonno e pesce spada. Per il settore ittico, è importante conoscere bene la situazione e accertarsi che vengano prese decisioni basate sulla scienza. A livello di vendita al dettaglio, è utile capire che non si tratta di diminuire il consumo di pesce, ma semplicemente di riorientare i consumi di alcune persone verso altre specie.

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4. Passo in avanti per il "Cheeseburger bill"

La Camera dei Rappresentanti del Congresso USA ha approvato, a larga maggioranza, una proposta di legge, il Cheeseburger Bill. Secondo questa norma, l'intero settore alimentare sarà protetto da cause civili, presenti e future, che riguardano danni dovuti all'obesità e conseguenti quindi al consumo di alimenti. Il dibattito è stato molto acceso ed è possibile che il Senato decida diversamente. Il nome ufficiale della proposta di legge è "Personal responsibility in food consumption act" (Responsabilità personale nel consumo di alimenti) ed è ispirato proprio al principio per cui è diritto e responsabilità di ciascuno decidere quanto mangiare e, quindi, se diventare obeso e patirne le conseguenze; scopo dichiarato del provvedimento è impedire una serie di cause già in atto o in preparazione contro la grande industria alimentare (un gruppo di adolescenti aveva fatto causa a McDonald, ma la corte l'ha respinta). Nei giorni scorsi, il Dipartimento della Sanità e delle Risorse Umane degli Stati Uniti aveva annunciato che il sorpasso tra obesità e fumo come importanza di causa di morte è molto vicino.

** E'possibile che il tentativo di bloccare queste cause riesca: mentre l'industria del tabacco ha subito grosse sconfitte, l'industria delle armi è riuscita ad ottenere una protezione quasi completa. Non è facile dirimere la questione, né prevedere come finirà questo scontro che è anche politico (repubblicani a favore della legge e democratici contro). Sicuramente un impatto ci sarà, soprattutto se i dati scientifici e gli esperti di sanità pubblica continueranno ad indicare l'obesità come il nuovo grande killer, dopo il fumo (in Italia siamo ancora lontani dal risolvere il fumo, per cui speriamo di essere risparmiati dall'obesità). I genitori devono fare attenzione ad educare i bambini ad un alimentazione corretta. L'industria deve muoversi con accortezza per non ritrovarsi all'angolo come l'industria del tabacco.

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5. Yersinia pseudotuberculosis: dal cervo all'insalata

47 casi, con un decesso e 5 appendicectomie ingiustificate, avvenuti in Finlandia nell'ottobre 1998, sono stati finalmente spiegati. Gli studiosi finlandesi avevano notato un aumento degli isolamenti di Y. pseudotubercolosis (sierotipo O:3) nelle feci analizzate dai laboratori, ma non riuscivano a identificare una possibile spiegazione comune. Dalle interviste con i pazienti, hanno individuato la lattuga di tipo iceberg come potenziale veicolo. La lattuga non era più disponibile per le analisi, ma le aziende agricole di origine sono state monitorate negli anni. Si è scoperto che la lattuga (così come l'acqua e il suolo) erano contaminate con questo batterio, almeno in una fattoria, così come le feci dei cervi, trovate abbondantemente nei pressi degli ortaggi.

**  Negli ultimi anni si è riconosciuto sempre più spesso che gli ortaggi possono veicolare patologie alimentari. Purtroppo l'efficacia del lavaggio è limitata e l'uso di sostanze disinfettanti è sconsigliato perché potrebbero rimanere residui sull'alimento. Si tratta quindi di una prevenzione lungo tutto la filiera, a cominciare dal settore agricolo. E' molto importante che la filiera ortofrutticola si aggiorni in questo senso.

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6. Norovirus e alimenti: contaminazione mediata dal personale probabile, ma prevenibile

Un virus molto simile ai virus di tipo Norwalk (che sono una frequente causa di gastroenteriti) si trasmette sperimentalmente per contatto delle mani con gli alimenti: questo avviene dalle mani al prosciutto, all'insalata e alla superfici metalliche. Poiché prosciutto e insalata non vengono cotti, questo potrebbe essere un meccanismo per cui queste infezioni vengono diffuse. Secondo uno studio recente, che ha utilizzato il calicivirus felino come surrogato, l'elevata infettività dei norovirus (bastano 10-100 unità per causare un'infezione) e le numerose unità virali presenti nelle feci (1-10 milioni al grammo) porterebbero facilmente ad insalata pericolosa se manipolata da personale infetto e poco igienico. Dal punto di vista igienico, però, gli stessi autori hanno trovato che il lavaggio delle mani con acqua o meglio con acqua e sapone era in grado di ridurre in maniera assai drastica il trasferimento delle particelle virali agli alimenti.

** 1174 casi di gastroenterite (non grave, ma molto sgradevole) sono stati riportati in un casinò di Las Vegas negli ultimi quattro mesi: questo l'impatto che questo virus sta avendo negli USA. Anche in Europa sembrano in aumento gli episodi epidemici. Diventa quindi importante capire quali elementi servono per la prevenzione. Questo studio è dunque importante e rafforza l'importanza di un prerequisito fondamentale dei piani HACCP: il lavaggio delle mani prima di manipolare gli alimenti, a tutti gli stadi del processo produttivo. Naturalmente molti altri studi in futuro chiariranno come si comporta questo virus, ma questa indicazione è già utile ed applicabile.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 11/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data

Motivo dell’allarme

Prodotto

Paese di origine del prodotto

Paese che ha trovato il problema

08-03-2004

Presenza del patogeno Listeria monocytogenes

Salmone affumicato

Danimarca

Italia

10-03-2004

Presenza delle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene PAH o IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e di benzopirene

Olio di semi di girasole

Spagna

Norvegia

11-03-2004

Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4

Paprika

Non disponibile

Germania

11-03-2004

Presenza del patogeno Salmonella del sierotipo Heidelberg

Preparazioni di carne di pollo

Francia

Norvegia

11-03-2004

Presenza delle tossina istamina

Sardine in olio di soia

Marocco

Austria

11-03-2004

Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1

Miscela di sei spezie

India

Regno Unito

12-03-2004

Presenza del patogeno Vibrio parahaemolyticus

Gamberi Black Tiger (Penaeus monodon)

Brasile; Paesi Bassi

Norvegia

 

Commenti specifici
  •  i PAH o IPA sono composti che si formano in varie circostanze, tra cui negli alimenti bruciati e che causano molti effetti tossici negli animali. Si ritiene inoltre che alcuni possano causare il cancro nell'uomo (ulteriori informazioni in lingua inglese http://www.atsdr.cdc.gov/tfacts69.html ). Il benzopirene, a dosi adeguate, causa il cancro negli esseri umani.
  • Vibrio parahaemolyticus causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può essere presente.

N. 11/2004 12 Marzo 2004

Sommario

1. Editoriale

Questa settimana segnaliamo ai nostri lettori soprattutto il nuovo regolamento in arrivo dall'Unione Europea in tema di controlli ufficiali e, quindi, di miglioramento della sicurezza alimentare. Altre due notizie si iscrivono in questo panorama: l'abolizione promossa da alcune regioni italiane del libretto per il personale alimentarista e una causa avviata in USA sulla responsabilità dei supermercati di avvertire i loro clienti (sulla base dei loro database commerciali) in caso di allarmi alimentari. L'Inghilterra sta cautamente approvando un mais geneticamente modificato, con un solido supporto di dati scientifici ma creando, almeno potenzialmente, non pochi problemi. L'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) si è infine pronunciata in maniera interessante su due possibili ingredienti del latte artificiale.

2. "Name and shame" anche nell'Unione Europea

L'Unione Europea sta per varare una riforma complessiva dei controlli ufficiali di alimenti e mangimi, che entrerà in vigore nel 2006. Il nuovo regolamento stabilisce criteri di efficienza e uniformità di approccio per i sistemi di controllo, che dovranno essere programmati dagli Stati Membri e verificati dall'FVO (Food and Veterinary Office della Commissione). Dovranno inoltre seguire procedure documentabili ed essere sottoposti ad audit regolari (procedure di verifica) che ne misurino efficacia ed efficienza; i risultati dell'audit dovranno essere resi disponibili alle aziende controllate. Tra le altre misure più significative, vi sarà il potere della Commissione di sospendere l'accesso al mercato interno per i prodotti di uno Stato Membro che abbia dimostrato controlli inefficaci. Dopo l'avvenuta approvazione (con emendamenti) da parte del Parlamento, non ci dovrebbero essere altri ostacoli per l'emanazione del regolamento. Tra le modifiche introdotte dal Parlamento di Strasburgo alla proposta della Commissione c'è l'introduzione del principio "name and shame" (fai il nome e fai vergognare) per cui i rapporti delle ispezioni e i nomi delle imprese che non seguono le regole dovranno essere resi pubblici.

**  Controlli ufficiali armonizzati, tarati sui rischi effettivi e con efficienza ed efficacia verificata a livello locale e nazionale: il programma è ottimo. Molto interessante anche la possibilità di "punire" gli Stati inadempienti (anche considerando l'allargamento dell'Unione) e l'accesso pubblico ai risultati delle ispezioni. Si tratta quindi di una riforma di grande portata, i cui effetti si potranno valutare solo nel tempo. Sicuramente si tratta di una norma fondamentale non solo per le autorità di controllo (il sistema italiano a più livelli, nazionale, regionale e locale, richiede uno sforzo particolare), ma anche per la "comunità regolamentata", cioè i produttori che, da una parte, saranno maggiormente esposti all'opinione pubblica, ma, dall'altra, avranno probabilmente una controparte più efficiente. 

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3. Un libretto che divide le istituzioni

Almeno 5 regioni italiane hanno emanato provvedimenti che aboliscono il libretto per alimentaristi, sostituendolo con attività di formazione e trasferendo il compito di monitorare la salute dei dipendenti al responsabile HACCP. Altre regioni stanno prendendo provvedimenti analoghi. Queste decisioni sono state prese sulla base di studi che documentano la scarsa efficacia del libretto stesso o comunque di esami medici di routine sul personale alimentarista. Il Governo, tuttavia, non condivide questo approccio e ha avviato ricorsi contro questo provvedimento presso la Corte costituzionale.

** Come in tutte le decisioni, esistono gruppi o persone che, per svariati motivi, supportano od osteggiano un provvedimento. In questo caso, da un punto di vista scientifico, sembra chiaro che il libretto per il personale alimentarista sia inefficace e sia il risultato di una concezione della prevenzione che è stata sorpassata. Il conflitto davanti alla corte costituzionale è importante anche per la definizione dei poteri di regioni e dello stato in materia sanitaria. Per le autorità pubbliche, è opportuna una riflessione sull'argomento, anche nel quadro dell'evoluzione normativa comunitaria (che richiede che le politiche di controllo delle tossinfezioni siano prima di tutto efficaci). Per il comparto alimentare vale la pena seguire attentamente l'evoluzione della normativa.

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4. Mezza misura inglese sul mais OGM: problemi in vista?

Il governo inglese è favorevole alla coltivazione commerciale del mais transgenico Chardon LL, dell'azienda tedesca Bayer. Questo mais è stato modificato geneticamente per essere resistente all'erbicida atrazina: in questo modo questo potente (e nocivo) erbicida può eliminare le erbacce circostanti senza danneggiare questa pianta. Questa decisione è stata presa sulla base dello studio agroecologico più grande mai svolto sulle piante transgeniche, che ha avuto luogo negli ultimi anni in Inghilterra. I risultati dello studio sconsigliano di coltivare colza e barbabietola transgenica perché hanno un impatto negativo sull'ambiente, ma non del mais GM. Perché la coltivazione possa avvenire effettivamente, sono comunque necessari alcuni ulteriori passaggi; sono state anche introdotte alcune restrizioni, che dovrebbero impedire al mais Chardon di finire negli alimenti (ma solo nei mangimi). In Italia, il ministro Alemanno si è detto preoccupato della decisione inglese.

** L'esperienza negli Stati Uniti dimostra che è molto difficile mantenere il mais transgenico esclusivamente nella filiera dei mangimi. Non sono pochi i problemi che potrebbero presentarsi in Europa, in termini di costi aggiuntivi per l'etichettatura, contaminazione accidentale, e altri. Questa situazione nasce da due dati opposti: dati scientifici abbastanza rassicuranti ed ostilità del pubblico (che, secondo lo stesso governo inglese, più è informato e più è contrario), che portano ad una contraddizione: si può vietare un prodotto su basi politiche e non scientifiche? Al di là di questo dibattito, non dovrebbero esserci conseguenze significative per i consumatori, per il settore agricolo o per i produttori di alimenti: uniche eccezione gli importatori di mais o di prodotti a base di mais dal Regno Unito.

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5. Se mi spii, mi devi proteggere

La catena americana di negozi alimentari QFC sapeva quali suoi clienti avevano comprato carne potenzialmente contaminata da prioni della BSE ("mucca pazza"). Dunque, doveva alzare il telefono ed avvertirli. E'quanto cerca di stabilire una causa collettiva intentata nello Stato di Washington, che ha l'obiettivo (oltre ai guadagni degli avvocati) di stabilire un fondo monetario per il monitoraggio medico delle potenziali vittime della carne infetta. La catena QFC ha per due settimane negato di aver venduto carne proveniente dall'animale infetto, per poi rivedere la sua posizione; nega di aver avuto la possibilità di avvisare i suoi clienti, anche se dispone di un sistema per raccogliere le informazioni su tutti gli acquisti dei clienti. Di norma, se un cliente perde il pezzo di plastica con il suo codice, la tesserina gli viene inviata a casa, utilizzando cioè i dati contenenti nel database; i dati vengono usati anche per marketing personalizzato.

**  Non si sa ancora se la corte competente accoglierà la richiesta dello studio legale. Certo, il sospetto è che questo sia il punto di arrivo dei database sugli acquisti (ormai una prassi anche in Italia) e la rintracciabilità. Non è certo che questo sistema sia accettabile dal punto di vista della privacy ed efficace dal punto di vista sanitario, ma sicuramente vi sono forti argomenti a suo favore (se i consumatori sono in possesso di scatolame potenzialmente contente botulino, è eticamente accettabile non avvertirli?). Per i consumatori si tratta di un probabile vantaggio, vista la perdita di privacy già avvenuta; per la grande distribuzione, un argomento sui cui riflettere per non essere impreparati.

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6. Proteine del latte di capra e fruttoligosaccaridi: inadatti per i bambini

L'EFSA (autorità europea di sicurezza alimentare) ha bocciato le proteine del latte di capra e i fruttoligosaccaridi (FOS) come integratori del latte artificiale per i bambini, sostenendo che non è possibile valutarne la sicurezza e l'adeguatezza. Rispondendo ad una richiesta della Commissione europea, il comitato NDA (Nutrizione, prodotti Dietetici e Allergie) ha esaminato due dossier relativi a queste due sostanze. Nel primo caso, ha trovato che le proteine derivate dal latte di capra sono povere in due aminoacidi, la cisteina e il triptofano, come del resto il latte di mucca, e non sono quindi all'altezza del latte umano, se non sono opportunamente addizionate; inoltre, non vi sono prove che latte artificiale ottenuto a partire dalle capre sia meno allergenico di quello ottenuto a partire dal latte di mucca. Altri dubbi sono stati sollevati su uno studio sottoposto al comitato. Nel caso dei fruttoligosaccaridi, il comitato non ha trovato benefici per i bambini, a fronte della comparsa di alcuni effetti avversi (aumento delle feci) ed ha respinto l'ipotesi di aggiungere questa sostanza a latte artificiale e di proseguimento. A livello pratico, le proteine del latte di capra non verranno probabilmente ammesse, mente il destino dei FOS è meno chiaro perché in passato un comitato europeo si era espresso a favore del loro utilizzo.

** L'EFSA non prende decisioni, ma fornisce alla Commissione europea solo valutazioni. Il latte di capra viene spesso promosso come sostituto del latte artificiale, perché più simile a quello umano e meno allergenico; non stupisce quindi la richiesta. I fruttoligosaccaridi, d'altro canto, sono spesso inseriti nei latti artificiali e di proseguimento con l'affermazione che migliorano la flora intestinale dei bambini: purtroppo lo studio sottoposto al comitato non ha dimostrato, almeno in quel caso, effetti favorevoli significativi. Il latte artificiale è un prodotto delicato e i produttori dovrebbero evitare affermazioni che non sono scientificamente supportate. In ogni caso, per i consumatori non vi è motivo di allarme, ma di attenzione alla qualità dei prodotti e di scetticismo verso alcune affermazioni pubblicitarie. Per i produttori che devono imparare ad interagire con l'EFSA, questi risultati suggeriscono l'importanza di supportare con ampia e completa documentazione le proprie richieste.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 10/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data

Motivo dell’allarme

Prodotto

Paese di origine del prodotto

Paese che ha trovato il problema

01-03-2004

Residui di antibiotici: sulfonamidi - sulfadimidina e sulfonamidi –
sulfamerazina

Miele

Messico

Germania

02-03-2004

Presenza del patogeno Salmonella del sierotipo Give

Carne congelata disossata
(filetto e controgirello)

Brasile/Svezia

Norvegia

03-03-2004

Presenza delle tossina istamina

Tonno fresco

Indonesia;
Paesi Bassi

Italia 

04-03-2004

Rischio di soffocamento

Caramelle alla gelatina

Taiwan

Germania

04-03-2004

Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan 4

Pasta alimentare (NdR: probabilmente al peperoncino)

Italia

Germania

04-03-2004

Rischio di soffocamento

Mini caramelle alla frutta

Taiwan

Germania

04-03-2004

Rischio di soffocamento

Caramelle trasparenti (?)

Cina

Francia

04-03-2004

Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan 4

Paprika

Turchia

Germania

04-03-2004

Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan 4

Paprika

Turchia

Germania

04-03-2004

Residui di antibiotici: sulfonamidi - sulfadiazina

Miele

India

Danimarca

05-03-2004

Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1

Salsa con harissa

Francia

Lussemburgo

 

Commenti specifici
  • La presenza di residui di antibiotici proibiti nel miele soprattutto importato è purtroppo un problema noto. Un articolo interessante si trova in formato pdf seguendo questo collegamento.
  • L'avvelenamento da istamina è causato da pesci come il tonno mantenuti in condizioni inadeguate per cui si è sviluppata naturalmente questa tossina. I sintomi possono essere vomito, eruzioni cutanee, diarrea, mal di testa, sudore; compaiono da due minuti a due ore dopo le ingestioni e normalmente si risolvono senza cure mediche. Ulteriori informazioni dal CDC
  • Del rischio di soffocamento da caramelle con konjac abbiamo parlato recentemente (8/2004). Genitori, bambini e anziani devono stare molto attenti alle etichette di prodotti come gelatine e caramelle morbide alla frutta
  • Del Sudan Rosso abbiamo parlato anche recentemente (4/2004). Purtroppo il problema sembra non risolto e riguarda ora anche prodotti almeno lavorati in Turchia e la paprika, entrambi finora estranei agli allarmi. Abbiamo avviato anche un'indagine sulla potenziale ingestione di Sudan Rosso

N. 10/2004 5 Marzo 2004

Sommario

1. Editoriale

L'aumento di episodi infettivi attribuiti a virus Norwalk, che ha drammaticamente danneggiato l'industria USA delle crociere, non è forse un fatto casuale: potrebbe trattarsi di una nuova variante, più aggressiva e già diffusa in Europa. Intanto, continuano in USA le polemiche sulla BSE, mentre l'impatto delle malattie animali sul commercio internazionale resta molto significativo. Riportiamo anche gli elementi fondamentali di un articolo dell'Istituto Superiore di Sanità che allerta veterinari e allevatori sul rischio echinococcosi, le conclusioni di uno studio americano che invita i consumatori a riflettere sui propri obiettivi quando si acquista un sapone antibatterico e l'ordinanza del Ministero della Salute che comunica i nominativi dei condannati per frodi alimentari nel 1999. Infine, mettiamo a vostra disposizione anche questa settimana le informazioni relative alle 13 allerta lanciate settimana scorsa dall'Unione Europea.

2. Scoperto il guastafeste delle crociere

Nell'estate 2002, rispetto ai sette anni precedenti, si è notato in tre regioni d'Europa un incremento notevole di episodi epidemici associati a virus Norwalk. Questo incremento è coinciso con la comparsa di un nuovo genotipo, la variante II4 (caratterizzato da una mutazione genetica nel gene che codifica per la polimerasi). Queste tre regioni europee (Inghilterra, Germania e Paesi Bassi) avevano un programma di sorveglianza  molto attivo per questo virus; in altre sei di dieci regioni d'Europa si è avuto un picco di episodi epidemici legati a questo virus nel 2002 ed è stato trovata la nuova variante. Questi i risultati di uno studio appena pubblicato su Lancet (prestigiosa rivista di medicina), che ha considerato una grande quantità di dati e sequenze virali. Gli autori mettono in risalto l'epidemiologia diversa di questa nuova variante di norovirus e ipotizzano diverse proprietà biologiche e di trasmissione.

**  Il virus di tipo Norwalk, o norovirus, sono responsabili di numerose gastroenteriti, almeno nei paesi occidentali. Sono spesso riportati dalla stampa gli episodi epidemici che colpiscono le navi da crociera, ma causano situazioni critiche anche negli ospedali o nella comunità perché il virus si trasmette molto facilmente. Questo studio, che purtroppo non ha coinvolto l'Italia, solleva la possibilità che esiste una nuova variante, molto più aggressiva delle precedenti, e che quindi i problemi causati da questo virus possano essere in aumento, in Europa e quindi anche in Italia. E'importante che gli operatori interessati (per esempio, industria delle crociere) e le autorità sanitarie si preparino a questa eventualità.

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3. La BSE fa impazzire Americani e commercio mondiale

L'unica mucca pazza trovata finora negli USA era o non era in grado di camminare? La questione ha grande importanza perché il programma focalizzato di sorveglianza che gli USA hanno applicato finora prevede di cercare la BSE ("mucca pazza") solo tra gli animali a rischio, come quelli che giungono al macello incapaci di camminare. In Europa i test vengono fatti in maniera molto più generalizzata. Quando la prima mucca pazza americana è stata identificata a fine 2003, i registri del macello indicavano chiaramente che la mucca non era deambulante e che quindi il sistema aveva funzionato. Ora, tre testimoni, tra cui l'operatore che ha abbattuto l'animale e l'autista del camion su cui era l'animale, testimoniano che l'animale camminava e, tra l'altro, per questo non gli è stata presa la temperatura rettale; affermano inoltre che il veterinario federale, forse sulla base di ordini superiori, ha falsificato la documentazione a posteriori. Nel frattempo, l'AMI (American Meat Institute), la più grande associazione della filiera della carne USA, ha licenziato un suo vicepresidente, travolto dalle polemiche sulla BSE e sul blocco imposto da altri paesi alle esportazioni USA.

Circa un terzo delle esportazioni mondiali di carne, ovvero 6 milioni di tonnellate, sono al momento influenzati da malattie degli animali, in particolare da BSE ("mucca pazza") e influenza aviaria secondo la FAO (Organizzazione Mondiale per l'Alimentazione e l'Agricoltura). Se le attuali restrizioni al commercio, introdotte da vari paesi (vedi il nostro numero scorso), venissero prorogate al 2004, si potrebbero avere perdite per 8,2 miliardi di euro. I paesi più colpiti dovrebbero essere dodici, tra cui USA, Canada, Vietnam e Tailandia. Purtroppo le "vittime" economiche dovrebbero essere soprattutto i piccoli allevatori di pollame del Sud-Est asiatico, che hanno già dovuto sacrificare, in media, il 25% dei loro animali. Nel caso di USA e Canada, il blocco, causato dalla BSE, riguarda un quarto del mercato mondiale della carne bovina: se la situazione non cambia, l'export USA si contrarrà di dodici volte rispetto al 2003. La conseguenza di questa situazione sarà probabilmente un qualche vantaggio per altre nazioni esportatrici, un passaggio al commercio di pollo trasformato (che è già esente dal blocco delle importazioni della Tailandia verso l'UE), una diminuzione dei prezzi e una maggiore preferenza per la carne suina.

** Purtroppo la sicurezza degli alimenti è legata anche ad aspetti economici. Non è possibile dire se le accuse, molto gravi se il Ministro dell'Agricoltura si è sentita in dovere di escludere un suo personale coinvolgimento, siano vere; minerebbe il prestigio di una delle organizzazioni più prestigiose (e arroganti) al mondo di sicurezza degli alimenti di origine animale. I dati sul commercio possono interessare singoli settori anche in Italia, sia per quanto riguarda le esportazioni che le importazioni; in generale, consigliano di prevenire, per quanto possibile, e di informare i consumatori in maniera corretta per evitare ondate di panico ingiustificato.

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4. Attenzione alla echinococcosi

L'echinococcosi cistica, una malattia parassitica che colpisce soprattutto cani e, tra gli animali da carne, gli ovini, potrebbe essere in aumento in Italia; purtroppo, il numero di casi rilevati nell'uomo non è noto, anche perché il sistema di notifica non funziona. Oltre al rischio professionale soprattutto per i veterinari, essa è trasmissibile all'uomo attraverso il terreno e frutta o verdura che vengono consumate crude (ad esempio, insalata o fragole). Il controllo della malattia non è facile sia perché le cisti sono poco individuabili in sede di ispezione veterinaria sia per la sopravvivenza in alcune zone d'Italia della macellazione clandestina. Secondo l'articolo comparso sul Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità, il problema potrebbe acuirsi con l'immigrazione dall'Est Europa e dal Nord Africa.

** In assenza di dati precisi, è difficile valutare l'impatto sanitario di questo parassita; è importante che la sorveglianza sia a livello di animali che umana sia migliorata. Da parte di chi coltiva e produce alimenti vegetali è importantissimo, e non solo per questa parassitosi, proteggere le colture dagli animali domestici. Il fenomeno della macellazione clandestina va assolutamente combattuto, mentre per chi lavora a contatto con gli animali a rischio è importante prendere le misure appropriate di biosicurezza, come ricordato giustamente nell'articolo. Chi vende carne deve approvigionarsi in maniera corretta. Per il consumatore il consiglio principale è di cuocere adeguatamente la carne e rivolgersi a rivenditori affidabili.

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5. Saponi antibatterici: capire bene cosa significano

Nessuna differenza nei sintomi e nel numero di sintomi da infezioni respiratorie o gastrointestinali tra un gruppo di famiglie cui è stato dato un sapone antibatterico ed un altro cui è stato dato un sapone normale. Le famiglie non erano a conoscenza del tipo di sapone che gli era stato effettivamente fornito; i prodotti antibatterici utilizzati spesso sono pubblicizzati sulla base di presunti benefici sulla salute. Lo studio, il primo a doppio cieco in questo ambito, è stato effettuato da ricercatori della Columbia University e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine. Le infezioni indagate erano prevalentemente di natura virale, mentre lo studio non riguardava infezioni batteriche. Una notazione interessante, che merita ulteriore ricerca: le persone in cattive condizioni di salute sembrano aver avuto più infezioni se usavano il sapone antibatterico.

**  Anche i supermercati italiani abbondano di saponi antibatterici e altri prodotti per prevenire la contaminazione degli alimenti. In questo caso, gli autori non discutono l'efficacia nel rimuovere i batteri dei saponi, che in realtà spesso (non sempre in Italia) è assodata, ma il risultato pratico dell'uso di questi prodotti: una maggiore igiene e quindi meno infezioni. Le infezioni virali, sia quelle con sintomi respiratori che gastrointestinali, sono molto diffuse, trasmesse spesso nelle case e molto frequenti nei bambini. Questo interessante studio dimostra che, se l'obiettivo del consumatore è prevenire le infezioni virali, non vale la pena utilizzare saponi antibatterici. Resta il dubbio che possa valere la pena utilizzare i prodotti di comprovata efficacia nel contesto della preparazione di alimenti; ulteriori ricerche sarebbero interessanti.

Links:

6. Il Ministero della Salute fa nomi e cognomi

Il Ministero della Salute ha pubblicato, ai sensi della L. 462/1986, l'elenco delle ditte commerciali e dei produttori che abbiano riportato condanne con sentenza passata in giudicato per reati di frode e sofisticazione alimentare. Si tratta di tutte le sentenze comunicate al Ministero nel 1999; la Gazzetta Ufficiale è la n. 46 del 25-2-2004- Suppl. Ordinario n.29.

** La lettura di questi documenti (che purtroppo l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato fornisce in una modalità incomprensibilmente scomoda) è interessante ed istruttiva. Si va da situazioni involontarie e di moderata gravità a casi gravissimi e quasi incredibili (vendita di prodotti ammuffiti, contraffatti, invasi da insetti). Contrariamente a situazioni simili, in questo caso gli autori di queste frodi sono indicati precisamente. Data la difficoltà di consultazione, su richiesta, forniamo in due file pdf gli allegati all'ordinanza.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 9/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data

Motivo dell’allarme

Prodotto

Paese di origine del prodotto

Paese che ha trovato il problema

23-02-2004

Presenza del patogeno Listeria monocytogenes

Salmone affumicato

Danimarca

Italia

23-02-2004

Presenza del patogeno Salmonella enteritidis

Uova

Francia

Francia

24-02-2004

Presenza delle sostanze fungine tossiche fumonisine

Farina di mais

Italia

Paesi Bassi

24-02-2004

Presenza del patogeno Listeria monocytogenes

Formaggio Saint Nectaire

Francia

Francia

26-02-2004

Presenza del patogeno Listeria monocytogenes

Salmone affumicato

Danimarca

Italia

27-02-2004

Presenza della sostanza naturale cancerogena ocratossina A

Spezie e curry

India

Francia

27-02-2004

Presenza dell’additivo non autorizzato annatto/bissina/norbissina, codice E-160b, e colorante Sudan 1

Peperone

Spagna

Francia

27-02-2004

Presenza del patogeno Salmonella typhimurium

Guangiale surgelato

Belgio

Italia

27-02-2004

Presenza del patogeno Vibrio parahaemolyticus

Chele e carapace di granchio

Nigeria

Portogallo

27-02-2004

Presenza del patogeno Salmonella typhimurium DT 104

Filetto bovino fresco

Danimarca

Danimarca

27-02-2004

Presenza del patogeno Salmonella typhimurium DT 104

Prosciutto fresco

Danimarca

Danimarca

27-02-2004

Presenza dei solfiti, composti allergenici

Albicocche secche

Turchia;

Francia

Germania

27-02-2004

Presenza del patogeno Salmonella enteritidis

Petti di pollo marinati congelati

Danimarca

Svezia

 

Commenti specifici
  • Listeria si trova spesso in salmone affumicato, come discusso nel numero 9/2004, che è pertanto sconsigliato alle persone a rischio (donne incinte, anziani, ammalati). La sua presenza è nota anche nei formaggi molli
  • Salmonella enteritidis è spesso associata alle uova, perché la contaminazione avviene durante la formazione delle uova in galline ammalate. Ne abbiamo parlato nel settimanale 1/2003. In generale, Salmonella è specie associata alle carni, che per questo vanno manipolate con attenzione e cotte completamente
  • Per ulteriori informazioni sulle fumonisine, un problema già riscontrato nel mais italiano, vedi il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti 5/2003.
  • Per una valutazione del potenziale cancerogeno dell'ocratossina A, vedi, in lingua inglese e formato pdf, il decimo rapporto sulle sostanze cancerogene del National Institute of Environmental Health e il rapporto dell'UE (lingua inglese). E'più comune nei cereali, ma potenzialmente presente anche nel caffé
  • Sul colorante E160b, vedi la versione consolidata della Direttiva 95/45/CE (formato pdf) per le caratteristiche chimiche. Non è chiaro che tipo di prodotto intendessero le autorità francesi con "sweet pepper" (la traduzione è peperone, ma è raro che peperoni freschi vengano addittivati o importati dall'India), per cui la presenza di Rosso Sudan non può essere valutata
  • I solfiti possono causare reazioni allergiche in soggetti predisposti. La nuova legislazione UE ne prevede l'indicazione in etichetta per tutti i prodotti

 

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