Archivio-Maggio 2004
Informazioni | Mappa del sito | Settimanale | Contatti | Collaborazioni | Active tools | Link utili

Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.


Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Maggio 2004


N. 21/2004 28 Maggio 2004

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo innanzitutto della tragedia di Chiavenna, causata dall'allergia alle nocciole: ci ricorda ancora una volta quanto siano gravi queste malattie legate all'alimentazione. Riportiamo poi due episodi epidemici legati al consumo di insalata con basilico e misticanza, avvenuti negli USA e causati da Cyclospora. Nuove informazioni, potenzialmente preoccupanti, sono state pubblicate sui prioni, mentre dati da confermare sollevano perplessità su benzoati e coloranti alimentari. Infine, uno studio canadese ha messo in luce l'importanza della televisione nel fare da esempio in sicurezza alimentare.

2. Tragedia legata ad allergia alimentare

Una bambina di 12 anni è morta a Chiavenna (Sondrio) in seguito a choc anafilattico causato da ingestione di nocciole, cui era allergica. Le nocciole erano state finemente triturate e utilizzate per produrre dolci fatti in casa. I soccorsi sono stati purtroppo lenti e inadeguati.

** Le allergie alimentari possono rappresentare un pericolo mortale per chi ne è affetto. In generale, il rischio aumenta nei bambini più grandi e negli adolescenti che mal sopportano le serie limitazioni alimentari cui sono sottoposti. Purtroppo, in caso di choc anafilattico, l'unica risorsa è un intervento rapido, con somministrazione di adrenalina ed altri interventi terapeutici. Le nuove regole in materia di etichettatura dovrebbero migliorare la situazione, ma queste tragedie si evitano soprattutto con interventi pronti da parte dei presenti e dei sanitari. Per chi produce e somministra alimenti è fondamentale riconoscere la gravità di queste patologie, informando i consumatori allergici sulla presenza di eventuali allergeni anche come risultato di contaminazione crociata.

Links:

3. Ciclosporiasi associata a basilico e misticanza

Due episodi epidemici di ciclosporiasi, verificatisi negli USA a Febbraio 2004, vengono ritenuti dalla FDA da attribuire a basilico e misticanza in insalata. Nel primo caso, in Illinois, 57 persone (20 confermate in laboratorio) si sono ammalate dopo aver consumato l'insalata in un ristorante. Nel secondo caso, in Texas, i colpiti sono stati 38 (di cui 16 confermati), sempre dopo aver consumato questo tipo di insalata.

** Non si tratta dei primi episodi epidemici di ciclosporiasi (la patologia causata dal parassita Cyclospora cayetanensis) legati a basilico o misticanza. Anche se le autorità americane non sono ancora certe del veicolo, si sospettano prodotti importati. La ciclosporiasi si contrae attraverso alimenti contaminati con materiale fecale, compare normalmente circa una settimana dopo l'ingestione dell'alimento incriminato e si presenta generalmente con diarrea acquosa; può essere curata con antibiotici. Si tratta di una patologia comparsa tra gli anni ottanta e i primi anni novanta in Nord America e anche in Europa, in seguito al consumo di lamponi (provenienti dal Guatemala) e di questi tipi di insalata; precedentemente l'unico rischio era ritenuto il viaggio in paesi in via di sviluppo. Si tratta dunque di una patologia il cui rischio in ambito alimentare va riconosciuto.

Links:

4. Prioni ancora nei posti sbagliati: muscoli ovini e tonsille umane

Prioni sono stati isolati dai muscoli delle pecore. I prioni causano sia la temuta BSE (mucca pazza), nei bovini, ma anche lo scrapie negli ovini (non colpisce l'uomo). In questo caso, un gruppo francese ha isolato il prione dello scrapie nei muscoli di pecore infettate artificialmente o naturalmente, sebbene a livelli 5.000 volte inferiori che nel cervello. Secondo gli studiosi, questo risultato diventerebbe preoccupante se si dimostrasse che lo scrapie è pericoloso per l'uomo o se il prione della BSE venisse trovato naturalmente nelle pecore.

In un altro studio, ricercatori britannici hanno stimato che circa 4000 persone nel Regno Unito potrebbero incubare la vCJD (variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob, associato al consumo di bovino affetto da BSE). Gli studiosi hanno esaminato appendici e tonsille di 12674 persone raccolte durante interventi chirurgici tra il 1995 e il 1999, utilizzando anticorpi monoclonali, e hanno trovato 3 risultati positivi. In due casi, la presentazione del tessuto linforeticolare era atipico per la vCJD (indizio forse di un falso risultato positivo); tuttavia, la presenza dei prioni è stato riconosciuto solo nella vCJD. Uno studio più ampio è in corso, ma non riguarderà specificamente le persone più esposte alla BSE (bambini e giovani cresciuti negli anni '80).

** Si tratta di due studi le cui implicazioni non sono ancora chiare. La presenza di prioni dello scrapie è un indizio preoccupante, ma che non crea ulteriori preoccupazioni. Nel caso della presenza di prioni nelle tonsille inglesi, il risultato può essere letto in vari modi; gli autori sottolineano che il risultato è preliminare e che, anche in un gruppo così esposto, i casi sembrano pochi. Non è inoltre detto che dalla presenza di prione si passi alla patologia, per quanto se ne sa. In questa incertezza, appare comunque giustificato mantenere le misure più prudenti verso la BSE.

Links:

5. Ridurre l'iperattività infantile: prima dei farmaci, controllare i conservanti

In uno studio inglese, la rimozione dei conservanti a base di benzoato e dei coloranti artificali dalla dieta dei bambini di 3 anni ha ridotto in maniera significativa l'iperatttività. Sono stati osservati 397 bambini con uno studio consistente nell'eliminazione e successiva reintroduzione di queste sostanze: si è osservato aumento dell'iperattività quando queste sostanze erano presenti e diminuzione quando erano assenti. Tuttavia, questa diminuzione è stata riscontrata dai genitori, ma non all'esame clinico. Gli autori ritengono necessari ulteriori studi, escludono che l'effetto sia collegato a reazioni allergiche di tipo IgE e notano che l'effetto, in termini di riduzione dell'iperattività, è paragonabile a quello di alcuni farmaci.

** Questo studio è di grande interesse perché l'iperattività infantile, detto ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è ritenuta in aumento, preoccupante e curata con grandi quantità di farmaci almeno negli Stati Uniti. Per quanto i risultati debbano essere confermati in un altro studio ancora finanziato dalle autorità inglesi e vi siano alcuni seri dubbi su questo studio, vi sono indizi che potrebbero presto portare a modificare l'utilizzo di conservanti e coloranti almeno nell'alimentazione dei bambini. Per le industrie alimentari, il consiglio è indubbiamente di seguire gli sviluppi di questi studi, considerando anche soluzioni alternative ove necessario. Per i genitori, sembra comunque prudente ridurre al minimo gli alimenti con conservanti e coloranti nella dieta dei propri bambini, almeno se sotto i tre anni.

Links:

6. Cuochi televisivi e sicurezza alimentare non vanno d'accordo in Canada

Per ogni buona abitudine di sicurezza alimentare che mostrano, i programmi televisivi canadesi ne mostrano 13 sbagliate quando parlano di cucina. Gli errori principali sono la mancanza di lavaggio delle mani, la contaminazione crociata e il mancato rispetto dei tempi e delle temperature ritenuti sicuri. Lo studio è stato effettuato in Canada su 60 ore di programmi.

** A volte gli esperti canadesi si dimostrano, forse per i numerosi episodi tossinfettivi avvenuti in quel paese, molto preoccupati per la promozione della sicurezza alimentare. In questo caso individuano però un problema ed un'opportunità importanti: i programmi televisivi legati alla cucina insegnano molte cose anche agli Italiani. Possono passare cattive, ma anche buone abitudini.

Links:

7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 21/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
17/05/2004 Rischio di crisi emolotica da favismo dovuto alla presenza di fave non dichiarate in etichetta Misto di verdura per zuppa Belgio Italia
18/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium U302 multiresistente Carne di maiale sgrassata e disossata Danimarca Danimarca
18/05/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo enteritidis Carne di maiale Paesi Bassi Italia
18/05/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Polvere di perperoncino Polonia Regno Unito
19/05/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Misto di spezie piccanti per preparazioni a base di carne India Germania
19/05/2004 Presenza di Escherichia coli Formaggio bianco con muffa Francia Finlandia
19/05/2004   Presenza del patogeno Salmonella Carne di pollo Paesi Bassi Italia
19/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo enteritidis Filetti di pollo surgelati Polonia Svezia

 


N. 20/2004 21 Maggio 2004

Sommario

1. Editoriale

Salmonella nelle mandorle: un problema del nuovo millennio, che ha recentemente portato alla eliminazione di quantitativi enormi di questi frutti. Intanto, vengono pubblicate le nuove norme europee sull'igiene alimentare: un grosso passaggio per l'Unione Europea. Riportiamo anche i pareri dell'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare su vitamina C e silicio, la domanda di ammissione al commercio in Europa delle bacche Saksatoon e un'iniziativa di Coldiretti e Adiconsum per migliorare il funzionamento della rintracciabilità.

2. Salmonella nelle mandorle

2300 tonnellate di mandorle sono state ritirate dal commercio da una ditta californiana su istruzione della FDA (Food and Drug Administration). Sette casi di Salmonella enteritidis causati dal consumo di mandorle sono stati recentemente riportati alla FDA: in cinque casi si trattava di un prodotto di questa compagnia. Non è stato ancora isolato il batterio dal prodotto, ma la società ha ordinato il ritiro come misura precauzionale. Le sette persone che si erano ammalate, provenienti da vari stati, sono guarite.

** Nel 2001, per la prima volta, le autorità canadesi riportarono un'epidemia di salmonellosi dovuta al consumo di mandorle. Anche in quel caso si trattava di S. enteritidis. Si tratta di un fatto inusuale anche per la grande quantità di prodotto ritirato dal commercio (forse per la mancanza di lotti adeguati). Per i produttori e i rivenditori di mandorle l'invito è ad approfondire la questione anche a livello analitico. Infatti le mandorle vengono conservate a temperatura ambiente e spesso consumate crude aumentando il rischio per il consumatore.

Links:

3. Igiene completata a livello UE

Tre nuovi regolamenti sull'igiene degli alimenti in generale (852/2004) e in particolare su quelli di origine animale (853/2004) e sui controlli degli stessi (854/2004) sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea. Si tratta di tre dei cinque componenti del Pacchetto Igiene cui la Commissione sta lavorando dal 2000: in questo modo il pacchetto è completato. Nel frattempo sono state approvate le regole anche per i mangimi.

In primo luogo, questi regolamenti codificano in tre norme quanto era disperso in diciassette direttive. Viene ribadito e rafforzato il principio che è il fabbricante il responsabile del rispetto dell'igiene degli alimenti da lui prodotti, mentre alle autorità spetta un ruolo di verifica. Inoltre le regole igieniche si applicheranno a tutti i prodotti importati nella Comunità, che potranno provenire solo da paesi ritenuti idonei dalla Commissione. Vengono istituiti gli obiettivi di sicurezza alimentare e incoraggiate le Guide di Buone Procedure. Cambiano anche le regole per le ispezioni veterinarie e per l'ispezione della cacciagione. Sono previste delle eccezioni per le piccole produzioni. Le norme entreranno in vigore il 1 gennaio 2006.

** Si tratta di provvedimenti complessi ed importanti. La raccomandazione è di esaminarli accuratamente. 

Links:

4. Va bene la vitamina C, ma perché il silicio?

L'ingestione di un massimo di un 1 g al giorno di vitamina C, preso come supplemento e quindi in eccesso rispetto a quanto assorbito dalla dieta, non pone problemi di salute. Inoltre, quando si arriva oltre a questi livelli di assunzione, la vitamina C non viene più assorbita e gli unici problemi potrebbero essere acuti e di tipo intestinale (a 3-4 g al giorno), secondo l'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare). Benché pochi studi siano stati fatti sugli effetti negativi a lungo termine, non vi sono elementi per ritenere che ve ne siano, sempre secondo il Comitato sui Prodotti Dietetici, sulla Nutrizione e sulle Allergie dell'EFSA.

Il Comitato si è pronunciato anche sul silicio che il Parlamento Europeo aveva richiesto di inserire tra le sostanze ammesse per l'integrazione alimentare. Il silicio non è un elemento essenziale per la vita umana. Per quanto riguarda gli effetti avversi, i dati ottenuti sugli animali sono contradditori, ma non preoccupanti; nell'uomo, solo ad alte dosi si è osservato come effetto avverso la formazione di calcoli renali. In conclusione non vi sono elementi sufficienti per stabilire una dose massima, ma solo per ritenere che le dosi ingerite con una dieta normale (20-50 mg di silicio al giorno) sono probabilmente sicure.

** Una buona notizia è che la vitamina C può essere consumata con relativa liberalità. Spesso l'uso degli integratori alimentari è guidato dalle intuizioni dei consumatori piuttosto che da indicazioni mediche relative a reali necessità; è sicuramente un bene trovare che il consumatore abbia un certo margine per la scelta e che i prodotti attualmente sul mercato corrispondano ai limiti di sicurezza trovati dall'EFSA. Per quanto riguarda il silicio, il consiglio per i consumatori e i per i rivenditori è di valutare attentamente la questione: a fronte di un elemento probabilmente non essenziale, si potrebbero dei rischi.

Links:

5. Gelato ai frutti di bosco (comprese i mirtilli Saskatoon)

Il mirtillo o bacca Saskatoon è il frutto viola di Amelanchier alnifolia Nutt, della famiglia delle Rosaceae (quindi diversa da quella dei mirtilli, che appartengono alle Ericaceae). Viene coltivato commercialmente in Canada a partire dagli anni '60, ma finora non era mai stato esportato in Europa. Per questo una ditta canadese ha chiesto il permesso alle autorità inglesi di importarlo nel Regno Unito e quindi in Europa, in base alla normativa relativa ai "Nuovi alimenti". Secondo la ditta, il frutto, benché non imparentato con il mirtillo, è di fatto molto simile ad esso; inoltre, non è causa di allergie o altri problemi sanitari. Consumato da generazioni nelle praterie canadesi, avrebbe anche significative proprietà antiossidanti. Chi è interessato può esprimere la propria opinione alle autorità britanniche.

** Si tratta di un alimento quasi certamente sicuro, data la lunga storia di consumo in Canada. Ancora una volta, le autorità inglesi si dimostrano trasparenti nel mettere a disposizione del pubblico i dati sulla domanda di commercializzazione e nel dare la possibilità di inviare commenti. Per chi fosse interessato un'occasione per esprimere un'opinione e per conoscere un frutto che potrebbe essere interessante importare in Italia.

Links:

6. All'indice chi non rintraccia

La maggioranza dei consumatori desidera conoscere la provenienza degli alimenti che compra e questo desiderio è garantito da diverse norme. Purtroppo, dati dell'Ispettorato Centrale Repressione Frodi dimostrano che queste norme non sono spesso rispettate. Per questo Coldiretti e Adiconsum hanno attivato un numero verde dove i consumatori possono segnalare infrazioni alle norme. Nel frattempo, aumentano le polemiche sull'opportunità di indicare, in linea generale, la provenienza degli ingredienti alimentari.

** I consumatori e i produttori primari questa volta sembrano essere d'accordo: è giusto indicare l'origine dei prodotti. Questa esigenza però non è altrettanto condivisa da industria alimentare e, a volte, dal commercio al dettaglio. In ogni caso, ove le norme già esistono, è utile per il consumatore avere uno strumento semplice con cui agire; spesso è difficile capire quali uffici contattare per segnalare disfunzioni. D'altra parte, spesso si può semplicemente chiedere al commerciante di fiducia perché non ha indicato la provenienza della frutta: con poco tempo a disposizione, potrebbe pensare che l'informazione non interessa.

Links:

7. Allerta europee della settimana

Non è uscito il numero 20 al momento della redazione del settimanale.


N. 19/2004 14 Maggio 2004

Sommario

1. Editoriale

Questa settimana sono stati pubblicati i dati della prima, preoccupante epidemia di E. coli O157:H7 in Danimarca, probabilmente dovuta a latte non pastorizzato efficacemente, che per fortuna non ha causato gravi conseguenze. La FDA ha trovato inaspettatamente il furano, una sostanza cancerogena, in molti alimenti. Riportiamo anche un'analisi di dati del CDC, secondo la quale i prodotti ortofrutticoli sono meno importanti come veicoli delle tossinfezioni di quanto suggerito da fatti recenti. Le ultime due notizie riguardano le procedure per rimuovere gli allergeni e un sistema di riportare online i risultati delle ispezioni, dal Colorado.

2. Prima epidemia di O157:H7 in Danimarca

In un'epidemia durata da settembre 2003 a marzo 2004, 25 persone della zona della Grande Copenaghen (Danimarca) hanno riportato crampi addominali e diarrea che si è rivelata causata da un ceppo di E. coli O157:H7 produttori di Vero citotossina, il cui profilo genetico è stato identificato come unico. Non sono stati registrati casi di HUS. 19 erano donne e 18 in età infantile. Da uno studio caso controllo si è risaliti ad una specifica catena di supermercati e, in particolare, al latte prodotto da una specifica centrale del latte. La latteria è stata pubblicamente identificata, chiusa, sottoposta a disinfezione e le temperature di pastorizzazione alzate. I campionamenti ambientali sono stati negativi, ma non sono ancora completi per quanto riguarda le vacche da latte. Si tratta della prima epidemia di O157:H7 registrata in Danimarca.

** Questa epidemia desta numerose preoccupazioni, poiché la diffusione di questo pericoloso patogeno può portare a gravi conseguenze. In particolare, il fatto che la pastorizzazione non è stata in grado di prevenire l'infezione è particolarmente grave; purtroppo il breve resoconto danese non fornisce indicazioni sulle possibili cause della persistenza della contaminazione. Al momento è molto importante che nella produzione del latte si osservino attentamente le buone procedure di fabbricazione e i piani HACCP per evitare problemi di questo tipo nel nostro Paese.

Links:

3. Il furano che non ti aspetti

Il furano è una sostanza cancerogena, ad alte dosi, in alcuni animali da esperimento. Si tratta di un composto chimico prodotto industrialmente. Dopo aver sviluppato un metodo analitico più preciso, ricercatori della FDA hanno scoperto che questo composto si genera spontaneamente negli alimenti, probabilmente quando questi sono esposti ad alte temperature. Le determinazioni finora sono poche, ma apparentemente i livelli variano da non rilevabile a 100 ppb (ug/Kg); secondo la FDA, sulla base dei dati iniziali, il rischio sanitario sarebbe trascurabile. L'Agenzia ha iniziato comunque un vasto programma di indagini analitiche. 

** Il miglioramento delle metodiche sperimentali analitiche sta portando a scoprire numerosi composti tossici che si formano negli alimenti, come nel caso dell'acrilammide. La sfida è ora di valutarne il significato sanitario. C'è il rischio di preoccupare il pubblico senza dare la possibilità di agire concretamente. Si può paventare anche il rischio di regolamentazione che comporti costi anche notevoli all'industria alimentare. D'altra parte, questi studi potrebbero indicare una possibile origine di rischio tumori e il modo di prevenirlo. E'noto infatti che la maggioranza dei tumori ha cause ambientali. 

Links:

4. Verdure meno colpevoli del previsto

L'88% degli episodi di malattie trasmesse dagli alimenti registrate negli USA (1990-2001) hanno implicato alimenti diversi dagli ortofrutticoli. Del 12% rimanente, solo 2 su 10 sono attribuibili all'imprenditore agricolo. Infine, la grande maggioranza degli episodi in cui sono coinvolti prodotti ortofrutticoli è causata da problemi a livello della ristorazione. Inoltre, i dati del CDC indicano che da quando negli USA sono state introdotte le Good Agricultural Practices (GAP, Buone Pratiche Agricole) i problemi sono di molto diminuiti, secondo un rapporto distribuito dalla "Alliance for Food and Farming".

** I produttori ortofrutticoli americani reagiscono alla crisi seguita all'episodio delle cipolle verdi all'Epatite A, che ha causato oltre cinquencento casi in Pennsylvania l'autunno scorso. I dati riportati vanno presi con cautela perché, tra l'altro, questo episodio è escluso dal computo. Tuttavia, serve a mettere nella giusta prospettiva quanto accaduto. Per i produttori ortofrutticoli il consiglio è comunque di adeguarsi alle Buone Pratiche; per gli importatori e distributori di pretendere lo stesso dai fornitori. Anche se numericamente minoritarie, le tossinfezioni trasmesse da frutta e verdura sono comunque pericolose per consumatori e immagine.

Links:

5. Allergeni lavabili

Il lavaggio delle mani con un comune sapone è sufficiente a rimuovere anche le tracce del principale allergene dell'arachide. La sola acqua era meno efficace, ma soprattutto problematici si sono dimostrati i prodotti per disinfettare le mani senza risciacquo. Quasi tutti i detergenti sono in grado di eliminare completamente l'allergene da un tavolo. Inoltre la dispersione area dell'allergene durante i pasti è insignificante. Sono queste alcune conclusioni di un gruppo di ricercatori americani.

** Con l'arrivo delle nuove norme che prevedono l'etichettatura degli allergeni, anche in Europa è aumentato l'interesse per inserire il loro controllo in ambito alimentare nei piani HACCP. Inoltre, molti genitori si preoccupano per i problemi posti dall'ambiente scolastici per i loro figli se questi soffrono di allergie alimentari. Questo studio è molto interessante e indica che le procedure da adottare sono potenzialmente semplici, almeno per quanto riguarda la "sanitizzazione allergica",

Links:

6. In Colorado ispezioni trasparenti

Un Dipartimento di Sanità Ambientale del Colorado ha messo online un database delle ispezioni svolte sui ristoranti del suo territorio. Il sito contiene anche un elenco dei motivi per cui le autorità chiudono un ristorante, le regole da rispettare per somministrare alimenti in sicurezza e anche un fac-simile del rapporto di un'ispezione (molto semplice e comprensibile). Nel database per ogni ristorante viene riportato data dell'ispezione e tipologia ed eventuali problemi incontrati. I problemi possono essere gravi o lievi ed è possibile accedere ad una spiegazione del tipo di violazione.

** Si tratta di un'iniziativa con pro e contro, che però si distingue per la semplicità e completezza del sito. Anche per i ristoratori sembra una possibilità di chiarire il rapporto con il pubblico ma soprattutto con le autorità. Non sembra difficile (infatti, molti ci riescono) riuscire a passare da qualche violazione ad una "fedina" pulita.

Links:

7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 19/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
03/05/2004 Presenza di residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Gamberetti surgelati Malaysia Belgio
03/05/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato Danimarca Italia
04/05/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Rifilature di maiale surgelate Spagna Italia
04/05/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Polvere di perperoncino Italia Italia 
04/05/2004  Presenza di idrocarburi del petrolio Acqua imbottigliata Francia Belgio
05/05/2004 Presenza di residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Siero di latte dolce in polvere Francia Germania
06/05/2004   Presenza della sostanza naturale cancerogena ocratossina A Cacao in polvere Spagna Italia
06/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella Pepe nero macinato Germania Austria
06/05/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi con guscio Iran Repubblica ceca
07/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Petti di anatra surgelati Francia Norvegia
07/05/2004 Livelli eccessivi di nitrato di sodio, conservante Salame extra al pepe Spagna Italia
07/05/2004 Livelli eccessivi di nitrato di sodio, conservante Salame extra Spagna Italia
07/05/2004  Presenza degli antibiotici Nitrofurano (metabolita) e Nitrofurazione Gamberetti crudi con guscio surgelati (Macrobrachium rosenbergii) India Belgio
07/05/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato confezionato sotto vuoto e congelato Germania Italia
07/05/2004  Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato confezionato sotto vuoto e congelato Germania Italia
07/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo monophasic Piccione Francia Norvegia
07/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Quaglia Francia Norvegia
07/05/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Weltevreden Pepe bianco macinato Germania Austria
07/05/2004 Presenza di residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Gamberetti rossi Malaysia Belgio

 

N. 18/2004 7 Maggio 2004

Sommario

1. Editoriale

In Campania, è in corso una vasta epidemia di Epatite A, in cui sembrano coinvolti anche gli alimenti; si tratta di un caso da seguire attentamente, di dimensioni paragonabili a quello che ha causato molta apprensione negli USA alcuni mesi fa. Le altre notizie di questa settimana provengono dalla ricerca scientifica: gli alimenti biologici sembrano di qualità microbiologica paragonabile a quelli convenzionali, sfatando un pregiudizio diffuso; l'analisi del DNA si rivela promettente come strumento di verifica della tracciabilità; il rischio di passaggio di resistenza agli antibiotici dagli animali all'uomo viene stimato come trascurabile da alcuni consulenti americani; il meccanismo di sensibilità al quorum dei batteri potrebbe essere utilmente sfruttato per assicurare qualità e sicurezza agli alimenti. Buona lettura!

2. Epatite A all'attacco della Campania

Nel periodo gennaio-aprile 2004 421 casi di epatite A sono stati riportati all'Osservatorio Epidemiologico Regionale della Campania da parte delle ASL. 181 casi provenivano dalla ASL Napoli 5 che comprende i comuni di Portici, Ercolano e Torre del Greco. L'epidemia ha avuto un primo picco a fine gennaio-inizio febbraio ed un altro, più grande, a fine marzo-inizio aprile. L'epidemia non sembra comunque ancora conclusa e il numero di casi potrebbe risultare ancora maggiore. Si sospetta che l'alimento da incriminare siano i frutti di mare, anche perché, a Caserta, si era verificato un episodio epidemico a gennaio legato al consumo di molluschi durante un banchetto. Due ipotesi sono, al momento, valutate: due fonti di contaminazione indipendenti per i due picchi, oppure un primo episodio che ha portato ad una generale contaminazione ambientale,  che ha poi causato il secondo picco epidemico. Le indagini analitiche ed epidemiologiche sono ancora in corso con la partecipazione dell'Istituto Superiore di Sanità, mentre le ASL hanno già effettuato la vaccinazione dei conviventi dei casi.

** L'epatite A è una patologia virale, spesso trasmessa dagli alimenti (o da acqua) contaminati da materiale fecale; quasi sempre si risolve senza complicazioni, dura una o due settimane. I sintomi sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali e, dopo qualche giorno, ittero. La guarigione è completa; nei bambini, addirittura, spesso non sono presenti sintomi. Tuttavia, in rari casi, si possono avere complicazioni anche molto serie. Tra gli alimenti, viene trasmessa da frutti di mare (la contaminazione avviene nell'acqua), ma anche da insalata o altre verdure fresche. La prevenzione si effettua con la cottura completa dei frutti di mare e con il rispetto delle norme igieniche, oltre che con la vaccinazione. Negli Stati Uniti, vi è stata recentemente una serie di epidemie attribuite poi a cipollotti importati dal Messico; il numero di casi è stato simile, anche se la comunicazione attraverso i media (da noi quasi nullo) e la risposta delle autorità sanitarie è stata molto diversa. Sarà molto importante conoscere le cause di questa epidemia ed anche l'impatto sanitario, non ancora reso noto. Per chi vive o si reca in Campania, è consigliabile evitare i frutti di mare e di osservare scrupolosamente le norme igieniche. Per chi vende o somministra frutti di mare, è opportuno valutare la provenienza e qualità dei molluschi venduti.

Links:

3. Alimenti bio: biologici sì, ma non nei rischi

Uno dei primi studi comparativi sulla qualità microbiologica di verdura e/o frutta biologica rispetto a quella convenzionale (476 e 129 campioni da 32 e 8 fattorie rispettivamente) è stato recentemente pubblicato da ricercatori americani. Questi hanno trovato che i coliformi sono in numero simile nei due tipi di agricoltura, mentre la presenza di E. coli (che indica con più precisione contaminazione fecale) era maggiore negli alimenti biologici, soprattutto nell'insalata. Questa differenza, però, non era significativa se il paragone veniva fatto utilizzando solo gli alimenti biologici provenienti da aziende certificate. Il principale fattore che spiegava questa differenza era l'utilizzo di concime troppo fresco. Il pericoloso batterio E.coli serotipo O157:H7 non è stato isolato in nessun caso, mentre in due casi è stata isolata Salmonella nei prodotti biologici.

In un altro studio, gli standard del biologico canadesi (CGSB) sono risultati spesso in grado di ottenere, anche indirettamente, gli stessi livelli in termini di sicurezza microbiologica delle linee guida di sicurezza alimentare per l'agricoltura della FDA (Food and Drug Administration, l'autorità di sicurezza alimentare americana). Le differenze principali riguardano l'attenzione dello standard biologico che è solo sul processo e non sulla qualità in sé del prodotto finale; inoltre, i problemi microbiologici non vengono discussi dagli standard biologici. Problemi specifici riguardano l'igiene del personale e l'acqua utilizzata per l'irrigazione, che non sono argomenti trattati dal disciplinare del biologico canadese. Tuttavia, gli autori dello studio concludono che il rapporto esistente tra enti di controllo e produttori biologici permetterebbero una rapida introduzione di misure di sicurezza adeguate. 

** I prodotti biologici sono stati accusati di ridurre effettivamente la presenza di contaminanti chimici, ma di aumentare i rischi microbiologici. A questo proposito, gli autori dello studio americano concludono che i dati non supportano l'affermazione secondo la quale i patogeni sono più frequenti negli alimenti biologici che in quelli tradizionali. E'un risultato importante, che va considerato, tra l'altro, nel panorama americano in cui buona parte della produzione biologica non è certificata e quindi meno controllata. In generale, i consumatori, i venditori e i produttori di alimenti biologici freschi possono essere rassicurati. Si possono comunque esaminare disciplinari e pratiche per migliorare la qualità microbiologica di questi prodotti.

Links:

4. Tracce genetiche per i bovini

Mediante l'utilizzo di undici marcatori ipervariabili del DNA (microsatelliti), ricercatori dell'Istituto Zooprofilattico di Perugia sono riusciti a verificare l'effettiva identità di 425 campioni di carne fresca, congelata, frollata, cotta e lavorata di bovino. Partendo dal sangue dei bovini, i ricercatori, in collaborazione con alcune aziende, hanno verificato se il sistema di rintracciabilità ha funzionato. I risultati sono stati molto positivi: solo nell'1,2% dei casi si aveva non identità tra dichiarazione in etichetta e risultati del DNA. I problemi sono poi stati ricondotti a documenti cartacei non corretti.

Studiosi spagnoli hanno pubblicato dei risultati che indicano in tre, se ben scelti, il numero di microsatelliti sufficienti per i test di routine. Nella loro ricerca, hanno anche identificato i passaggi chiave perché il sistema di tracciabilità funzioni: raccolta di un campione di sangue al momento dell'assegnazione dell'identità ad un vitello, combinandola con la marchiatura dell'orecchio, e raccolta di un successivo campione (l'orecchio stesso) al momento della macellazione. Questi campioni di riferimento possono essere, soprattutto i primi, facilmente conservati dalle aziende per controlli successivi.

** L'analisi del DNA sta entrando prepotentemente nel campo della sicurezza alimentare e nei piani HACCP. Le applicazioni alla tracciabilità sono un esempio. I dati italiani ottenuti sono confortanti, anche se non riflettono necessariamente la situazione media sul mercato. Per le autorità si tratta di uno strumento di controllo molto efficace, se ben applicato. Per le aziende la sfida consiste nell'utilizzare le tecniche molecolari in maniera efficace ed economicamente conveniente, scegliendo tra le molte soluzioni possibili. In effetti, il metodo analitico va applicato ad un preciso piano di campionamento e di gestione. E'probabile che un certo numero di controlli sul DNA diventino parte dei requisiti di molti piani di controllo della qualità e anche di capitolati. 

Links:

5. Resistenza agli antibiotici: ottimismo nei risultati o nella testa degli scienziati?

L'uso in ambito veterinario di due macrolidi (antibiotici) non comporterebbero un rischio apprezzabile di generare patologie non curabili nei pazienti, che potrebbero insorgere per via di ceppi batterici divenuti resistenti. E'questo il risultato di una valutazione quantitativa del rischio condotta da alcuni esperti negli Stati Uniti. La FDA richiede ora ad un'azienda che voglia commercializzare un nuovo antibiotico veterinario negli USA di dimostrare che non ci siano rischi per la sanità pubblica e ha definito le linee guida per effettuare questa valutazione. Su questa base, un gruppo misto di consulenti e ricercatori ha esaminato la probabilità che compaiano ceppi resistenti, che questi contaminino gli alimenti e che poi risultino in patologie nell'uomo, arrivando a conclusioni rassicuranti.

La FDA ha reso pubblici in questi giorni i dati relativi ai residui di antibiotici nel latte. I campioni positivi variano dallo 0,066% allo 0.155% a secondo della fase di campionamento. I residui più comuni erano di betalattamici (4.353.594 test con 3.205 positivi) e di sulfonamidi (52.547 test con 16 positivi).

** Le valutazioni quantitative del rischio microbiologico sono soggette a numerosi fattori di incertezza. Per dare un giudizio circa la validità delle conclusioni, è necessario un esame molto accurato dei singoli passaggi e della loro combinazione (un insieme di passaggi apparentemente corretti può portare a conclusioni palesemente errate). Inoltre, spesso la mancanza di dati comporta la necessità di ipotesi a priori necessariamente soggettive e scarse sono le possibilità di verifica esterna. A questo va aggiunto che la maggioranza degli esperti in questo campo si trovano a lavorare per una parte in causa (l'industria farmaceutica). L'invito è comunque alla lettura del documento, tenendo conto della serietà del problema dell'antibiotico-resistenza; una valutazione del rischio permette comunque di comprendere quali sono gli elementi chiave di un problema di sanità pubblica.

Links:

6. Sensibilità al quorum: un punto debole dei batteri?

I batteri sono in grado di reagire alla densità della popolazione ambientale circostante, riconoscendo specifici segnali extracellulari. In questo modo migliorano il loro accesso ai nutrienti, resistono meglio all'attacco di altri batteri o degli ospiti eucarioti e agli stress ambientali. Mentre questi aspetti sono stati molto studiati a livello clinico e scientifico, poca attenzione è stata dedicata all'influenza di questo processo sulla qualità e sicurezza degli alimenti. Le indagini iniziali confermano che i batteri presenti sugli alimenti possiedono ed usano meccanismi di "quorum sensing". Vi sono sostanze che impediscono ai batteri un efficace rilevamento del quorum, diminuendone la vitalità, e che potrebbero trovare applicazioni interessanti in ambito alimentare; sono sostanze considerate assolutamente sicure.

** Comprendere la biologia dei batteri presenti negli alimenti è il primo passo per controllarne la proliferazione e gli effetti negativi sugli alimenti. Per i microbiologi alimentari il "quorum sensing" potrebbe essere una nuova via per migliorare sicurezza e qualità alimentare, anche se i dati attuali sono solamente iniziali.

Links:

7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 18/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
26/04/2004 Presenza del patogeno Salmonella fagotipo DT104 Carré di maiale disossato Danimarca Danimarca
26/04/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato confezionato sotto vuoto e congelato Germania Italia
26/04/2004  Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato confezionato sotto vuoto e congelato Germania Italia
27/04/2004  Livelli eccessivi del contaminante neurotossico mercurio Pesce spada (Xiphias gladius) Spagna Italia 
27/04/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Polvere di peperoncino Francia Grecia
27/04/2004  Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Formaggio di tipo Brie Francia Norvegia
28/04/2004   Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Polvere di peperoncino India Grecia
28/04/2004 Presenza di livelli eccessivi di batteri coliformi fecali e del batterio E. coli Cozze Spagna Italia
28/04/2004 Livelli eccessivi delle sostanze fungine tossiche fumonisine Farina di mais Italia Paesi Bassi
29/04/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa di harissa Francia Lussemburgo
29/04/2004 Presenza del patogeno E. coli serotipo O157 Carne bovina Belgio Belgio
30/04/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Mbandaka Pepe bianco e nero macinato Vietnam Austria
30/04/2004  Escrementi di topo Anacardi Singapore Irlanda
30/04/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Spezie Masala e condimento pronto per pollo India Regno Unito
30/04/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Mix di spezie Tandoori Masala Pakistan Regno Unito
30/04/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Polvere di peperoncino super piccante (extra hot) Emirati Arabi Uniti Regno Unito
30/04/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 Peperoncino di cayenna India Regno Unito
Commenti specifici
  • Continuano purtroppo le segnalazioni di Sudan Rosso nelle spezie asiatiche.

 

 

Archivio - Novembre 04 ] Archivio - Ottobre 04 ] Archivio - Settembre 04 ] Archivio - Luglio 2004 ] Archivio - Giugno 2004 ] [ Archivio-Maggio 2004 ] Archivio - Aprile 2004 ] Archivio-Marzo 04 ] Archivio-Febbraio 2004 ] Archivio - Gennaio 04 ]


Sito creato e gestito da Hylobates Consulting s.r.l.