Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
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riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
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osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando
una notizia, scrivete liberamente a
collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.
In questo numero ci occupiamo di tre patogeni:
salmonella, listeria e colera. Salmonella è un ospite frequente di
questo settimanale; in questo caso, riportiamo la notizia di un'epidemia
"multistato" americana (il cui veicolo non è ancora noto, ma che ha già
sollecitato un forte allarme) e di alcuni episodi europei. Per quanto
riguarda listeria, uno studio recente indica che i dettaglianti
potrebbero purtroppo svolgere un ruolo importante nella diffusione di questo
pericoloso patogeno, per la difficoltà di rimuoverlo dall'ambiente di
lavoro. Tre casi di
colera, tutti provenienti dall'India, sono stati segnalati a giugno in
Europa; per ora la situazione è sotto controllo, mentre l'epidemia resta grave nell'Asia Meridionale. Il problema legato al Sudan Red
I e agli altri coloranti della stessa classe non è superato: in Italia
segnaliamo un sequestro di grandi dimensioni (peperoncino indiano) e
l'identificazione, in Inghilterra, di Sudan IV in olio di palma
proveniente dal Ghana. Infine, riportiamo la notizia di uno studio
sull'effetto dell'assunzione di pesce in gravidanza e nella prima
infanzia: fa bene purché il mercurio nel pesce sia a bassi livelli.
In Belgio, il 6 giugno, ad una donna di 43 anni
proveniente dall'India è stato diagnosticato colera. La donna aveva
intenzione di effettuare un viaggio in Europa con nove parenti; ha
sviluppato diarrea molto forte durante il viaggio dall'aeroporto di
Bruxelles ed è stata ricoverata in ospedale. E'stata sottoposta a terapia
intensiva; dalle feci e dalle urine è stato diagnosticato V. cholerae
01, sottosierotipo Inaba, biotipo El Tor, parzialmente resistente agli
antibiotici. Sono state messe immediatamente in atto le severe misure
sanitarie richieste; dei nove accompagnatori, nessuno ha riportato
sintomi di colera. In Austria,
invece, sono stati individuati due casi di colera da V. cholerae 01,
sottosierotipo Inaba, biotipo El Tor, il 2 giugno. Si tratta di due
uomini di 58 anni, austriaci, di ritorno dall'India, di cui uno
ricoverato immediatamente all'arrivo a Vienna. Entrambi i pazienti sono
stati isolati, mentre non è stato possibile contattare i passeggeri
dell'aereo. Le autorità europee sono state immediatamente allertate dei
due episodi. Fonti non ufficiali riferiscono di un'epidemia di colera in
corso in India dalla primavera di quest'anno. Arriva nel contempo la notizia che un nuovo vaccino contro
il colera è stato autorizzato in Europa.
** Dai dati che abbiamo potuto esaminare, non è
chiaro se i due episodi si possano riferire alla stessa epidemia. Il
colera è una malattia che può essere molto grave ove non sono
disponibili terapie adeguate; nei paesi in via di sviluppo, ha causato
migliaia di morti anche in tempi recenti. Al momento sono state
registrate numerose morti in India (veicolo sospettato acqua), con
migliaia di casi, mentre altre epidemie sono in corso in Camerun e
Mozambico. In Europa, il problema riguarda principalmente i turisti. Nel
caso di viaggi in India e Pakistan, è opportuno osservare con scrupolo
le norme igieniche; in ogni caso è opportuno informarsi su eventuali
epidemie in corso nel luogo di destinazione. Particolare attenzione
devono fare i viaggiatori che, in Italia, manipolano professionalmente
alimenti.
Al 16 luglio, negli USA, 57 casi di salmonellosi (sierotipo
Javiana) risultavano associati ad alimenti di buffet di vari bar della catena
Sheetz di distributori di benzina, in Maryland, Pennsylvania e West Virginia
(nel periodo 2-9 luglio).
Il 19 luglio il Dipartimento di Sanità della Pennsylvania ha annunciato
di aver trovato positivo per Salmonella una confezione di pomodori tipo
Roma. I pomodori sono stati ritirati dalla catena, fornendo tra l'altro
anche pubblicamente il nome del fornitore sospettato. Pochi giorni dopo è emerso che il sierotipo (anatum, in questo caso) era diverso da quello dell'episodio
epidemico, escludendo il coinvolgimento di quei pomodori. Alcuni dei proprietari della catena (che possiede 2000
negozi in tutti gli USA), Steve e Trevis Sheetz, si sono precipitati sul
posto per parlare con i consumatori, sperimentando una nuova strategia
di risposta agli infortuni di sicurezza alimentare.
Dall'Europa, vengono segnalati due episodi
epidemici legati a salmomellosi. In
Baviera (Germania), sono stati registrati 32 casi, in cliniche e case di
riposo, purtroppo con cinque decessi. In Irlanda del Nord, invece, sono
stati registrati oltre 100 casi, probabilmente legati ad un singolo
esercizio commerciale.
** La salmonellosi è una malattia fastidiosa per la
maggioranza delle persone, ma può essere grave per bambini piccoli,
persone ammalate o anziani (come evidenziato dal caso tedesco). Negli Stati Uniti, si osservano spesso
numerosi casi, su vaste aree geografiche, spesso associati alla contaminazione
delle materie prime; in Europa le epidemie sono generalmente più
localizzate. L'episodio tedesco ricorda quanto sia importante proteggere
le persone più sensibili da questo patogeno. E'
importante continuare a seguire scrupolosamente le norme igieniche per prevenire la
contaminazione e moltiplicazione di Salmonella. La risposta di pubbliche
relazione del gruppo Sheetz all'episodio è interessante e potrebbe essere
applicata anche in altre situazioni.
In alcuni negozi di alimenti e in alcuni
stabilimenti di trasformazione, lo stesso ceppo di Listeria
monocytogenes può persistere per oltre un anno nonostante aggressive
misure di pulizia siano state prese e, con ogni probabilità, continuare
a contaminare gli alimenti. In uno studio americano, sono stati
esaminati 50 dettaglianti e sette stabilimenti, che erano stati
segnalati perché alimenti venduti o prodotti in ciascuno di essi
conteneva Listeria. In 47 dei 50 negozi è stato trovato il batterio a
livello ambientale e in 20 di questi anche su altri campioni di
alimenti. In molti negozi, dei positivi dello stesso ribotipo originale
(stesso ceppo) si trovavano anche dopo un anno. Degli stabilimenti solo
tre mostravano Listeria persistente.
** Questo studio, per la prima volta, induce a
credere che il ruolo della vendita al dettaglio nella prevenzione della
listeriosi possa essere molto significativo. Uno studio precedente aveva
inoltre attribuito un rischio considerevole ai frigoriferi casalinghi,
implicando un'altra fase in cui la prevenzione è importante. Per chi
vende alimenti al dettaglio, questo significa che gli sforzi igienici
per controllare la presenza di Listeria nell'ambiente devono essere
consistenti e sostenuti, nelle modalità opportune, anche da controlli
analitici. E'probabile che prodotti meno esposti alla manipolazione
durante la vendita siano più sicuri per i consumatori a rischio di
listeriosi (donne incinte, persone immunodepresse).
15 tonnelate di peperoncino contaminato con Sudan
Red sono state identificate dal Corpo Forestale dello Stato, su
segnalazione della ASL Marche 12 di San Benedetto del Tronto e della
procura di Ascoli. Di queste,8 tonnellate sono in polvere, mentre il
resto è frantumato. La ditta responsabile ha sede a Pescara e rifornisce
ditte di catering, distributori e supermercati, e ha importato il
prodotto dall'India ignorando l'allarme lanciato a livello europeo. Di
conseguenza, 110 tonnelate di cibi surgelati e sughi pronti sono
risultati contaminati. Il direttore dello stabilimento e il responsabile
della qualità sono stati indagati per commercio di sostanze alimentari
nocive e attentato all'incolumità pubblica. I prodotti coinvolti sono in
corso di sequestro e hanno scadenza fino al dicembre 2004.
Nel frattempo, le autorità alimentari britanniche
hanno segnalato la presenza di colorante Sudan IV, un altro colorante
vietato perché genotossico, in olio di palma ("puro") proveniente dal
Ghana e venduto su scala limitata a Londra.
** La difficoltà di arrestare la contaminazione
degli alimenti da coloranti Sudan deriva probabilmente dalla scarsa
attenzione dei produttori di alimenti e dal vasto uso che si fa
probabilmente di
questi coloranti in molti paesi in via di sviluppo, come evidenziato
anche dalle allerta europee della settimana. L'azione del Corpo
Forestale dello Stato è importante non solo per la tutela dei
consumatori, ma anche per una leale concorrenza, che non sia a scapito
della sicurezza. Ancora da chiarire sono le
responsabilità della società di Pescara e dei produttori indiani (che si
erano solennemente impegnati all'autocontrollo), il modo in cui sono
stati elusi i controlli resi obbligatori dall'Unione Europea. La
comparsa di Sudan IV in olio di palma potrebbe indicare che esiste
un'altra categoria di prodotti contaminati e conferma una preoccupante facilità di utilizzo di questi coloranti
in alcuni
paesi in via di sviluppo, anche distanti (Ghana e India). Per chi importa alimenti o ingredienti da
paesi extraeuropei i controlli sul prodotto e sui fornitori sono
assolutamente necessari, soprattutto quando sono già emersi elementi di
cautela.
In 7421 bambini inglesi nati nel periodo 1991-92,
un elevato consumo di pesce (1-3 porzioni alla settimana) da parte della
madre durante la gravidanza e dei bambini nella prima infanzia è stato
trovato associato ad un maggiore sviluppo cognitivo (sviluppo del
linguaggio e delle capacità di comunicazione), misurato con questionari
standardizzati. In generale, gli studi sul consumo di pesce in
gravidanza e nell'infanzia erano stati precedentemente orientati ad
evidenziare eventuali problemi legati alla presenza di metilmercurio,
comune nel pesce. In questo studio, recentemente pubblicato, è stato
invece ricercato ed evidenziato un beneficio, legato però a bassi
livelli di mercurio nel pesce consumato. Quest'ultimo dato deriva
dall'analisi del tessuto dei cordoni ombelicali di 1054 bambini.
** Non è sorprendente che il pesce favorisca il
neurosviluppo infantile, come anche la tradizione suggerisce. Questa
relazione deve essere comunque confermata, chiarendone eventualmente i
meccanismi. Proprio perché la ricerca dei benefici degli alimenti, anche
in rapporto ad eventuali rischi, è importante, bisogna ricordare che
l'effetto favorevole è comunque stato osservato a bassi livelli di
mercurio nel pesce stesso. Per chi commercializza prodotti ittici,
l'interpretazione di questi dati, comunque da confermare, è articolata
in due elementi:
il pesce fa bene in gravidanza e ai bambini se, però, contiene bassi livelli di mercurio.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 29/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
12/07/2004
Presenza di
particelle di vetro
Prodotti a base di carne con salsicce fritte, alcuni
contenenti uova
Regno Unito
Regno Unito
13/07/2004
Presenza dei
patogeni
Salmonella spp.,
Salmonella serotipo Caracas, Salmonella serotipo
Blockley, Salmonella serotipo Havana
Spezie varie
Germania
Germania
13/07/2004
Livelli
eccessivi delle sostanze fungine tossiche fumonisine
Corn Flakes
Italia
Austria
13/07/2004
Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente
cancerogeno
Sudan 1
Campylobactere
Salmonella
si trovano spesso nella carne di pollo. Per questo è importante che
nella preparazione di piatti con carne di pollo si osservino
scrupolosamente le norme igieniche e i tempi di cottura.
Il problema delle fumonisine, dovuto anche a
differenze normative, non appare risolto
La reazione ai sulfiti non è uguale a quella indotta da altri
allergeni, ma coinvolge comunque il sistema immunitario e può essere
molto pericolosa in soggetti predisposti. Gli asmatici sono a
rischio maggiore.
Riportiamo l'emendamento approvato al Senato in
sede di conversione del DL 157/2004, che rende obbligatoria
l'indicazione dell'origine di tutti i prodotti alimentari italiani,
perché interessa l'intera filiera e ha anche risvolti di sicurezza degli
alimenti. La sua applicazione e compatibilità a livello UE non è ancora
chiara. Accanto a questa notizia, rendiamo conto anche del rapporto
Legambiente-MC sulle truffe nel settore alimentare che ha ricevuto
grande attenzione dalla stampa. Dagli Stati Uniti, arrivano notizie
allarmanti sui latti artificiali cinesi che potrebbero essere giunti
illegalmente anche in Italia. L'Istituto Superiore di Sanità, nel suo
notiziario, espone con chiarezza il procedimento di approvazione degli
aromi negli alimenti a livello europeo. Infine, due inchieste ufficiali
inglesi dimostrano che gli alimenti pronti al consumo possono
contribuire sostanzialmente ai livelli di sale nella dieta e che il sale
in questi alimenti può essere sostanzialmente ridotto senza effetti sul
successo dei prodotti.
I livelli di sale negli stessi alimenti possono
essere anche tre volte più bassi passando da una marca all'altra, almeno
in Inghilterra. Il sale, o cloruro di sodio, contribuisce, se consumato
in quantità elevate (più di 6 g al giorno nell'adulto), all'alta
pressione, che è un fattore di rischio per i disturbi cardiovascolari. I
risultati ottenuti in due indagini della FSA inglese (Food Standards
Agency, autorità di sicurezza alimentare) mostrano che prodotti
alimentari di successo possono contenere livelli di sale sostanzialmente
più bassi della concorrenza. I prodotti esaminati sono pizza, fagioli in
scatola e pasta in scatola (prodotto fortunatamente assente in Italia).
Una singola porzione di pizza (200 g) può arrivare a contribuire al 73%
della quantità di sale massima giornaliera raccomandata.
** Indubbiamente, controllare la quantità di sale
nella dieta contribuisce sostanzialmente alla salute di molte persone. I
consumatori non possono decidere la quantità di sale nei prodotti pronti
e spesso non dispongono neanche delle informazioni per scegliere tra
prodotti simili eccetto per il contenuto di cloruro di sodio. Si tratta
di una questione d'interesse per il settore alimentare italiano, che
riguarda la produzione ma anche la somministrazione degli alimenti. Per
i consumatori il consiglio è di tenere sotto controllo i propri consumi
di NaCl.
Links:
La FDA (Food and Drug Administration, autorità di
sicurezza alimentare americana) ha messo in guardia i consumatori contro
i latti artificiali per l'infanzia provenienti dalla Cina. Infatti, la
sicurezza e la qualità nutrizionale di questi prodotti non è nota e
spesso inadeguata. Gli ispettori del Dipartimento dell'agricoltura dello
Stato di New York hanno analizzato recentemente latte in polvere della
marca Guan Wei Yuan, trovando 1/7 del minimo di proteine obbligatorio
negli USA per questo prodotto, 1/4 del minimo di grassi e piccolissime
quantità di calcio e magnesio, molto meno di quanto dichiarato in
etichetta. Benché non ci siano state segnalazioni di effetti avversi,
come è accaduto in Cina, l'utilizzo di un latte artificiale di questo
tipo può portare a malattie gravi o perfino alla morte. Nessun latte
artificiale cinese è stato autorizzato negli USA secondo la procedura di
notifica richiesta.
** La notizia di gravi problemi nutrizionali
associati ai sostituti del latte materno provenienti dalla Cina era
stata riportata alcuni giorni fa. Si tratta di un problema molto grave e
non è noto se tali prodotti siano in commercio illegalmente in Europa e
in particolare in Italia. A grave rischio potrebbe essere soprattutto la
popolazione di immigrati cinesi. Un altro potenziale problema potrebbe
essere la contraffazione delle etichette, con una falsa indicazione di
origine. Controlli da parte delle autorità italiane sono sicuramente
auspicabili; i consumatori dovrebbero accertare che i prodotti siano
stati verificati dal Ministero della Sanità; gli importatori e i
rivenditori di questi prodotti devono controllare la qualità dei loro
latti artificiali. In questo caso, l'indicazione di origine è
sicuramente associata ad un elemento di sicurezza.
Prosegue il lavoro per la costruzione del database
FLAVIS, che conterrà le informazioni su tutte le sostanze aromatizzanti
autorizzate negli alimenti a livello dell'Unione Europea. Secondo il
regolamento 2232/96/CE, deve essere definita una lista positiva degli
aromi permessi negli alimenti (sarebbero vietati tutti gli altri); la
scadenza è luglio 2005. Si è partiti nel 1999 con un registro delle 2700
sostanze legalmente utilizzate in almeno uno degli Stati Membri, che
vengono periodicamente valutate da un pannello dell'EFSA per essere
incluse o escluse dalla lista. Tra le sfide al completamento di questa
lista, vi sono i dati sulla produzione di aromatizzanti non aggiornati
(risalgono al 1995) e i nuovi Stati Membri che apporteranno numerose
nuove sostanze da valutare.
** Il lavoro di rivalutazione è sicuramente
necessario e utile. La lentezza del processo, per quanto comprensibile,
non è invece un fatto positivo. L'arrivo di FLAVIS sarà benvenuto da
industria, autorità e consumatori. Per chi utilizza sostanze
aromatizzanti, l'articolo dell'Istituto Superiore di Sanità che spiega
il processo di rivalutazione è di grande interesse.
1,6 infrazione per ogni ispezione nel caso dei NAS,
Carabinieri per la Sanità, (15.002 in totale) contro le 6,2
contestazioni per ogni ispezione dell'ICRF, Istituto Centrale
Repressione Frodi (3378). 4120 euro di sequestro a ispezione dei NAS
(valore complessivo di 102.024.841 euro, il 50% dal settore carni)
contro 287 euro a ispezione dell'iCRF (valore complessivo di 6.105.162).
Questi sono alcuni dei dati che si possono ricavare dalla lettura del
rapporto TRUFFE A TAVOLA 2004 I° Rapporto sulle frodi nelle filiere
agroalimentari in Italia, recentemente pubblicato da Legambiente e
Movimento Consumatori e che ha avuto una grande risonanza sulla stampa.
I NAS risultano anche in grado di ispezionare 433 allevamenti e
stabilimenti della filiera della carne al giorno, con sequestri per
circa 5 milioni di euro al giorno, coprendo comunque solo il 2%
dell'anno con questa operazione.
**Oltre a risultati spesso impressionanti in numero e caratteristiche
(gravi carenze di sicurezza), il rapporto permette anche di esaminare le
modalità operative di due delle principali autorità di controllo
italiane, che esplicano un ruolo essenziale e irrinunciabile, accanto ai
servizi locali. Al di là dell'interesse dei dati e degli episodi
riportati, purtroppo l'analisi non è molto approfondita e non sembra del
tutto corretto valutare l'industria alimentare italiana su questa base.
Sicuramente esistono molti margini per migliorare il modo di operare dei
produttori e anche delle autorità. E'stato fatto notare che le sanzioni,
in seguito alla depenalizzazione, appaiono insufficienti ad indurre
comportamenti virtuosi da parte di alcuni produttori. Desta interesse
anche l'elevato tasso di infrazione e il valore di sequestro a ispezione
da parte dei NAS.
"Al fine di consentire al consumatore finale di
compiere scelte consapevoli sulle caratteristiche dei prodotti
alimentari posti in vendita, l’etichettatura dei prodotti medesimi deve
riportare obbligatoriamente [...] l’indicazione del luogo di origine o
provenienza." Questo il testo dell'emendamento approvato all'unanimità
dal Senato durante la conversione del Decreto Legislativo 157/2004
("recante disposizioni urgenti per l’etichettatura di alcuni prodotti
agroalimentari, nonché in materia di agricoltura e pesca") e inserito
come articolo 1-bis. Nel caso di prodotti non trasformati, si intende il
Paese d'origine; negli altri casi la zona di coltivazione o allevamento
della materia agricola prevalente. Saranno decreti del Ministero delle
Politiche Agricole a chiarire le modalità applicative della norma, ma le
sanzioni sono già stabilite. Un altro emendamento rende obbligatoria
l'indicazione del luogo di coltivazione e di molitura delle olive. Varie
le reazioni a queste modifiche del decreto-legge.
** Si tratta di una norma di grandissima
importanza, la cui effettiva portata si potrà capire solo in seguito.
Una delle critiche al provvedimento è di esporre alla criminilazzazione
alcune nazioni produttrici di alimenti. I dati relativi alle
tossinfezioni alimentari e ai sequestri indicano che effettivamente
alcuni paesi non sono in grado di produrre ed esportare alimenti di
qualità accettabile; non è quindi improprio che questo fattore entri
nelle valutazioni del consumatore. Il provvedimento interessa produttori
primari, produttori di alimenti, la distribuzione, le autorità e i
consumatori.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 28/2004. Le
allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato
al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
In questo numero, riportiamo i dati delle ispezioni
dell'Istituto Centrale Repressione Frodi per il 2003 e quelli della
sorveglianza comunitaria e nazionale sugli alimenti per il secondo
trimestre 2004. Sono informazioni di grande importanza per chi si occupa
di alimenti. Presentiamo anche i dati sulla presenza di patogeni e altri
contaminanti ottenuti in Umbria nel 2003, utili a guidare la prevenzione
e il controllo a livello produttivo. Infine, ma in ordine inverso di
pubblicazione, vi proponiamo un caso di avvelenamento da piombo dovuto a
ceramiche francesi e informazioni interessanti sulla difillobotriasi nei
laghi alpini. Non riportiamo le allerta europee della settimana a causa
della loro mancata pubblicazione a livello UE.
Negli Stati Uniti è stato dimostrato che ceramiche
da cucina possono rilasciare livelli di piombo pericolosi per la salute
dei bambini. A New York, un bambino di un anno presentava nel sangue
livelli di piombo superiori ai livello di guardia (>10 µg/dL);
nonostante gli sforzi congiunti di famiglia e pediatri non si è riusciti
per molto tempo ad individuare l'origine del contaminante.
Successivamente, si è riscontrato che un piatto usato spesso dal bambino
e per alimenti acidi (esempio, succhi di frutta), capaci di estrarre
maggiori quantità di metallo, rilasciava piombo fino 29.6
mg/mL, superiore a livello guida della FDA
(Food and Drug Administration) di 3 µg/mL. La rimozione di questo piatto
ha riportato il bambino a livelli ematici di piombo normali. La ceramica
era importata dalla Francia, dove è ancora regolarmente in commercio.
Per i livelli di piombo, molte ceramiche vengono respinte alla frontiera
degli Stati Uniti: sono state coinvolte a partire dagli anni novanta
anche alcune marche italiane.
In una notizia collegata, è stato reso noto dal CDC
(Centers for Disease Control and Prevention) che numerosi casi di
avvelenamento da piombo negli adulti sono stati dovuti a farmaci
ayurvedici.
** Il piombo è una sostanza neurotossica, che nei
bambini crea problemi di sviluppo, modifica il carattere e riduce
l'intelligenza. Negli USA, il problema è dovuto alla vernice della case
che spesso contiene ancora piombo; la sensibilità al problema è comunque
maggiore oltre oceano, come dimostrato dalla maggiore celerità
nell'eliminare la benzina con il piombo. Il problema dei materiali a
contatto può essere rilevante ed è opportuno che chi acquista grandi
quantità di ceramica (sia per ristoranti che per commercializzazione) si
informi presso il produttore dei test condotti e dei risultati ottenuti.
I casi di difillobotriasi, una parassitosi causata
dall'ingestione del platelminta Diphyllobothrium latum, sarebbero in
aumento nell'Italia settentrionale, in corrispondenza dei grandi laghi
alpini. La malattia si contrae ingerendo le larve del parassita che
possono essere presenti soprattutto in persico (Perca fluviatilis),
lucci (Esox lucius), salmerino (Salvelinus alpinus), e bottatrice (Lota
lota); la cottura sopra i 55°C e il congelamento sotto i -10°C uccidono
il parassita (tra le 8 e le 72 ore di congelamento), mentre l'affumicamento
non lo uccide. I sintomi sono dolori addominali, perdita di peso,
astenia, e vertigini; il parassita cresce nell'intestino raggiungendo un
record di categoria (10 m). In casi di infestazione prolungata, si può
avere anche anemia dovuta a carenze di vitamina B12. Sono stati
riportati casi sporadicamente sul lago di Como e Iseo in Italia e, in
Svizzera, sul lago Maggiore. Nel lago Maggiore, la frequenza del
parassita nel pesce persico è all'8% circa.
** L'aumento dei consumi di pesce crudo e la
continua immissione di materiale fecale nei laghi alpini (benché molto
diminuita negli ultimi anni) consigliano di mantenere un'elevata
attenzione su questa parassitosi. Per chi cattura o vende queste specie
di pesce è opportuno informare i propri clienti o i consumatori dei
rischi di una preparazione inadeguata.
In Umbria, le prime cause di irregolarità nel
settore alimentare, per il 2003, sono stati livelli eccessivi di
coliformi (42%), di carica mesofila (36%) e Salmonella (9%). Nel primo
quadrimestre 2004, la situazione è parzialmente cambiata, con
l'inserimento di Yersina enterocolotica (18%) e di Campylobacter spp
(8%) tra le prime posizioni. A livello di matrici alimentari, Salmonella
è stata riscontrata più spesso in carne di suino (non disponibile),
pollame (4,8%) e preparazioni di carne (2,9%); i dati ottenuti con le
uova non sono significativi, anche se incoraggianti (0 positivi su 39).
Listeria è stata trovata nel 2,3% delle carni lavorate e 3,7% nei
prodotti a base di carne, mentre Campylobacter è stato rinvenuto nel 9%
del pollame. Yersinia è stata individuata nel 2004 in numerosi prodotti
provenienti da suino, anche se non sono state notificati casi umani
nello stesso periodo. Per quanto riguarda Salmonella in particolare, si
è riscontrato, tra il 2003 e il 2004, un relativo aumento del sierotipo
Enteritidis, che era stato largamente soppiantato dal sierotipo
Typhimurium sia a livello alimentare che umano. I bambini sotto i cinque
anni sono i più colpiti, almeno per quanto riportato dalle autorità, ed
è più frequente l'ospedalizzazione.
** I dati dell'Umbria, e la loro disponibilità,
sono utili perché permettono anche agli operatori del settore alimentare
(veterinari, consulenti HACCP e soprattutto produttori e rivenditori) di
adeguarsi ad un quadro microbiologico in mutamento (per esempio, aumento
di frequenza di alcuni patogeni); naturalmente, sono dati utili anche a
livello sanitario. La prima preoccupazione resta quella di Salmonella
che, purtroppo, per i bambini può rappresentare un serio pericolo.
Listeria è meno diffusa, ma, per i suoi potenziali effetti sulle donne
in gravidanza, desta comunque preoccupazione (i dati indicano che quasi
un prodotto a base di carne su 20 è a rischio). Campylobacter è presente
in un campione di pollame su dieci, rafforzando l'esigenza di cottura
appropriata. In generale, la conseguenza è che il trattamento
appropriato in termini di refrigerazione e cottura delle carni resta
essenziale per garantire alimenti sani.
http://www.pg.izs.it/corrente/webzine/monalim.html
(lingua italiana - Report su piano regionale alimenti: risultati del
monitoraggio analitico effettuato su alimenti di origine animale nel
2003 e nel primo quadrimestre 2004)
48.000 confezioni di concentrato di pomodoro di
origine cinese sono state sequestrate perché inadatte al consumo umano;
24000 confezioni riportavano invece ingannevolmente l'Italia come paese
d'origine. Il 7% di circa 4000 etichette di vari prodotti alimentari
controllati sono risultati non conformi alla normativa; inoltre, sono
state sequestrate 2 milioni di bottiglie di olio extravergine di oliva
perché dotate di etichette ingannevoli. Il 23% di 5150 prodotti
ortofrutticoli controllati sono risultati venduti con etichette al
pubblico non conformi alla legge, soprattutto nei mercati rionali e nel
Sud Italia. Sempre nell'ambito ortofrutticolo, è stato scoperto un vasto
commercio di arance e clementine con foglia importate dalla Spagna e
vendute come calabresi o siciliane. Anche nell'ambito dei prodotti DOP
sono stati effettuati sequestri per varie irregolarità, con una punta di
8 tonnellate di Caciocavallo Silano. Infine, oltre 250.000 confezioni di
bevande analcoliche al gusto di arance e limone sono state sequestrate
perché contenenti quantità irrisorie di frutta, mentre la normativa
richiede un minimo del 12%. Questi sono i dati più eclatanti emersi dal
rapporto per il 2003 dell'Istituto Centrale Repressione Frodi (ICRF),
presentato recentemente a Roma.
** L'attività dell'ICRF è di importanza centrale
per la tutela dei consumatori e delle produzioni alimentari nazionali.
Poiché le frodi commerciali hanno spesso conseguenza anche sulla
sicurezza dell'alimento, i controlli hanno spesso anche una valenza di
sanità pubblica. Nonostante il numero elevato di ditte (circa 15000) e
prodotti controllati (51000), si tratta comunque di un numero esiguo
rispetto per esempio solo alle industrie alimentari, escludendo cioè il
commercio (67000, dati ISTAT 2001). Se si pensa poi che il 7% delle
etichette e il 5% delle aziende sono risultate in violazione della
normativa, si assiste sicuramente ad una situazione molto preoccupante.
Una riflessione particolare riguarda la rintracciabilità di filiera:
esiste evidentemente una tendenza ad evadere la normativa, che solo un
controllo costante può invertire. La lettura del rapporto sicuramente è
di grande interesse, oltre che facile per le numerose figure, per le
autorità sanitarie (possono evidenziare aree in cui vi potrebbero essere
anche problemi di sicurezza), per chi produce, trasforma o
commercializza alimenti (per individuare se, tra i prodotti trattati, ve
ne sono alcuni notati come a rischio) e per i consumatori. Due
considerazioni possono essere utili a chi tratta o controlla alimenti:
le etichette non sono spesso affidabili e i fornitori vanno indagati
quando propongono prodotti a prezzi molto bassi.
In ambito microbiologico, la presenza dei patogeni
Salmonella e Listeria monocytogenes negli alimenti sono state le
principali cause di allarme a livello comunitario anche nel secondo
trimestre 2004. Nel caso di Salmonella, la percentuale sul totale è
lievemente salita rispetto al trimestre precedente (in totale, da 42 a
62 segnalazioni). Listeria è rimasta sostanzialmente invariata rispetto
al trimestre precedente (da 25 a 26), ma è circa raddoppiata rispetto
alla media dell'anno precedente (circa 10 segnalazioni). Continuano i
problemi relativi alla presenza di Vibrio parahaemolyticus in prodotti
ittici, la cui patogenicità è però oggetto di discussione e di cui si
preoccupa soprattutto l'Italia. Sempre i prodotti ittici hanno destato
preoccupazioni per la presenza del parassita Anisakis. In ambito
chimico, invece, permangono i problemi relativi al Sudan (ancora 37
segnalazioni di cui 7 di prodotti italiani), alle aflatossine e alle
fumonisine (queste ultime un problema soprattutto per prodotti di mais
italiani). L'Italia continua a contribuire molto significativamente al
totale delle segnalazioni comunitarie (circa il 35% del totale europeo).
** Questi dati vanno interpretati con cautela. Da
una parte riflettono certamente i problemi incontrati da alcuni prodotti
con le autorità comunitarie; dall'altra, non è chiaro quanto riflettano
i reali problemi di sicurezza legati agli alimenti presenti nella UE.
Per esempio, i principali problemi rilevati dalle autorità continuano ad
essere di natura chimica (54%) e non di natura microbiologica,
nonostante gli effetti sulla salute siano generalmente ritenuti più
preoccupanti nel secondo caso. Inoltre, l'aumento dei rinvenimenti di
Listeria nel 2004 è probabilmente, come in altri casi, dovuto più ad un
aumento dei monitoraggi che ad un reale cambiamento di frequenza.
L'Italia continua a svolgere un ruolo di primo piano in questo sistema
europeo, anche se lo sbilanciamento tra l'attività degli uffici
periferici del Ministero e quella delle ASL/Assessorati Regionali (solo
1 segnalazione interna contro 6 su prodotti esteri) potrebbe indicare
una minore attenzione ai prodotti nazionali. Resta serio il problema del
Sudan rosso, che non ha ancora trovato soluzione.
Negli Stati Uniti, ma anche in Giappone, si discute
intensamente di BSE: quanto è giusto far sapere ai consumatori? Sempre
negli Stati Uniti, i produttori di mandorle sono arrivati alla
conclusione che la pastorizzazione è un passaggio necessario per evitare
la presenza di Salmonella, almeno nel prodotto venduto grezzo. Nel
Salento la Guardia di Finanza ha scoperto un grosso stabilimento
clandestino per la produzione di vino sofisticato. Nel frattempo, è
stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge che riporta
le norme relative alla denominazione di vendita e di origine di latte e
passata di pomodoro. Riportiamo infine un'utile rubrica delle autorità
sanitarie inglesi.
In Giappone alcuni ristoranti hanno iniziato a
informare i propri clienti sull'origine e sui codici individuali della
carne che servono. Secondo alcune fonti, le informazioni comprendono
anche il luogo di nascita, il metodo di allevamento e la data in cui
l'animale è stato sottoposto a test per la BSE. A dicembre in Giappone
diventerà obbligatorio per alcune categorie di ristoranti esporre i dati
necessari a rintracciare la carne bovina; l'impatto principale è atteso
per la carne di importazione.
Nel frattempo, negli USA, si è sviluppato un ampio dibattito
sull'utilità di rendere pubblici i risultati dei test per la BSE (encefalopatia
spongiforme bovina, o mucca pazza) ottenuti con strumenti rapidi che
però non sono così affidabili come il lungo e costoso test di conferma.
Solo di recente gli USA hanno approvato l'utilizzo dei test rapidi (Bio-Rad
e IDEXX). Negli ultimi giorni due vacche sono risultate positive al test
rapido; almeno in un caso la conferma ha dato esito negativo. Nei giorni
precedenti gli USA avevano "avvertito" i partner commerciali di non
chiudere le proprie frontiere alla carne americana solo sulla base di
questi test preliminari.
** L'opinione prevalente negli Stati Uniti è ancora che diffondere le
informazioni, almeno sulla BSE, crei confusione e vada quindi evitata.
L'esperienza dimostra spesso che nascondere le informazioni può
rivelarsi molto peggio che diffonderle. Per quanto riguarda l'esperienza
giapponese, sarà interessante valutare la risposta dei consumatori e i
conseguenti effetti sul mercato dell'iniziativa dei ristoratori e delle
nuove norme. Per chi somministra piatti di carne o a base di carne,
potrebbe essere una possibilità da valutare.
L'"Almond Board of California", in seguito
all'episodio epidemico di salmonellosi legato alle mandorle recentemente
verificatosi negli USA, ha deciso di perseguire la pastorizzazione per
tutte le mandorle grezze immesse sul mercato. Tutte le mandorle grezze
dovranno essere interamente pastorizzate, con un trattamento da definire
(termico, già usato nell'industria, o con ossido di propilene), entro
marzo 2005. In questo modo si dovrebbero evitare ulteriori problemi. Il
trattamento non dovrebbe essere in conflitto con i disciplinari del
settore biologico.
** Dato il forte consumo di mandorle nel nostro
paese, queste informazioni sono sicuramente interessanti. L'opportunità
di introdurre un trattamento come la pastorizzazione va valutata
attentamente alla luce del recente episodio accaduto negli USA, ma che
ha avuto un impatto anche in Italia (le mandorle sospettate sarebbero
state importate anche nel nostro paese). Per chi utilizza mandorle nelle
proprie produzioni, è importante informarsi sui trattamenti utilizzati o
che verranno utilizzati dai propri fornitori, anche per garantire il
rispetto della normativa vigente.
A Cutrofiano (LE), sono stati sequestrati 250mila
litri di vino sofisticato, prodotto in appositi fermentatori. Veniva
prodotto in uno stabilimento sotterraneo e segreto che è stato
individuato grazie a rilievi arerei dell'Agenzia delle Dogane. Il
contenuto in vino era solo del 10%; sono stati rinvenuti numerosi
fertilizzanti (fosfato monopotassico, fosfato diammonico cristallizzato
e urea agricola), utili anche per favorire la fermentazioni, e grosse
quantità di zucchero. Da parte della Guardia di Finanza, sono state
denunciate sette persone per violazioni delle norme sulle bevande
alcoliche, frode nell’esercizio del commercio e falso ideologico.
Apparentemente erano nel cuneese le aziende destinatarie, forse
costituite da società di comodo dagli stessi criminali, del vino
sofisticato. Il giro d'affari dell'operazione criminale è stato stimato
in 10 milioni di euro all'anno.
** L'eventuale tossicità del vino non è stata
riportata dai media nei giorni successivi, anche se le analisi erano
ancora in corso al momento dell'operazione della Guardia di Finanza. La
pratica di adulterare il vino è purtroppo ancora presente in Italia; il
settore vitivinicolo, pur essendo molto controllato, è stato oggetto di
oltre 3.500.000 euro di sequestri nel 2002. In questo caso specifico non
è possibile fornire indicazioni precise.
In generale, per i consumatori è prudente rivolgersi a marche
conosciute, vendute nei circuiti ufficiali e a prezzi in linea con il
mercato. Per chi commercia in vino o lo vende direttamente ai
consumatori, i controlli dovrebbero essere più approfonditi.
Le denominazioni di vendita «latte fresco
pastorizzato» e «latte fresco pastorizzato di alta qualità», da
riportare nella etichettatura del latte vaccino destinato al consumo
umano, sono esclusivamente riservate al latte pastorizzato e quindi non
utilizzabili per il latte microfiltrato. La denominazione di vendita
«passata di pomodoro», da riportare nella etichettatura del prodotto
derivante dalla trasformazione del pomodoro, è invece riservata al
prodotto ottenuto dalla spremitura diretta del pomodoro fresco. Inoltre,
per entrambi i prodotti, è prevista l'indicazione obbligatoria del luogo
di origine o di provenienza.
** Si tratta di un provvedimento importante,
fortemente richiesto dal settore agricolo. Mentre la denominazione di
vendita è associata a parametri di qualità più che di sicurezza,
l'indicazione dell'origine può effettivamente guidare il consumatore o
comunque l'acquirente a scegliere i prodotti provenienti da paesi che
effettuano controlli più rigorosi sulle loro produzioni. Inoltre, in
presenza di emergenze alimentari e data la scarsa propensione di molte
autorità europee a indicare pubblicamente i lotti di prodotto coinvolti,
si tratterebbe di uno strumento in più per evitare prodotti a rischio.
Restano da emanare alcuni decreti attuativi.
Le persone mantengono fermamente alcune opinioni e
basano molte loro scelte su di esse, anche se queste opinioni sono in
realtà false. E'importante poter controllare la validità di quanto si
pensa, soprattutto rispetto a fonti autorevoli. In questo senso, la Food
Standards Agency (l'agenzia di sicurezza alimentare britannica) ha
pubblicato su Internet una rubrica di "Vero o falso" su numerosi aspetti
di nutrizione e sicurezza alimentare. Per esempio, ci si può domandare
se è vero che gli esperti di nutrizione cambiano continuamente idea
sulle diete sane (falso). Oppure se la carne rossa è sempre più grassa
di quella di pollo (falso).
** Si tratta di un documento interessante proprio perché proviene da una
fonte ufficiale, mentre le fonti di informazione sono spesso riviste con
scarso rigore scientifico. Alcune risposte sono ovviamente criticabili,
ma questa resta una risorsa utile per il pubblico.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
26/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.