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Listeria monocytogenes è un
batterio gram
positivo a forma di bastoncello, dotato di motilità mediata da
flagelli.
Il batterio è in grado
di
invadere l’epitelio gastrointestinale e di penetrare e stabilirsi poi nei monociti
(da cui il nome specifico, monocytogenes), nei macrofagi e nei leucociti
polimorfonucleati ed è quindi trasportato dal sangue. La sua presenza intracellulare nei fagociti ne permette l’accesso
anche al cervello e probabilmente
il passaggio attraverso la membrana placentare. La patogenicità è quindi data
proprio dalla capacità di moltiplicarsi nei fagociti dell’ospite.
Classificazione
Appartiene ai batteri Gram positivi (Firmicutes), in
particolare alla classe dei Bacilli. Nell'ordine delle Bacillales, si trova
nella famiglia delle Listeriaceae. Secondo il NCBI
Taxonomy Database, vi sono sei specie all'interno del genere Listeria (L.
grayi, L. innocua, L. ivanovi, L. monocytogenes, L. seeligeri e L. welshimeri).
Variabilità
I sierotipi più comuni nelle infezioni umane sono I/2a,
I/2b e 4b.
Ecologia
Questo batterio è molto
diffuso nell'ambiente. I principali habitat sono il suolo, il foraggio, l’acqua, il fango
e il foraggio fermentato. In effetti, è stato notato che l’uso di foraggio fermentato
(insilato) nell'alimentazione animale aumenta
l’incidenza della listeriosi negli animali. Listeria monocytogenes si trova
anche negli animali domestici e selvatici (mammiferi, uccelli e probabilmente anche
alcune specie di pesci e molluschi), e nelle persone. Si è scoperto che feci
contenenti questo batterio vengono comunemente emesse da animali e persone
(forse fino al 10% della popolazione).
Di particolare nota è la
sua capacità di sopravvivere
sorprendentemente bene, per un batterio non sporigeno, al freddo, all’essicamento
e al caldo. Rispetto alla crescita, inoltre, cresce bene al freddo, cioè fino a temperature fino 3°C, quindi
anche nei frigoriferi.
Le industrie alimentari delle carni e del pesce risultano
spesso contaminate, sia a livello ambientale che di materie prime. Uno studio recente su
impianti di affumicamento del pesce ha rilevato che 150 tamponi ambientali su 512 erano positivi
e che 46 campioni su 315 di pesce crudo mostravano la presenza del patogeno.
Nello stesso studio, si è trovata una forte disparità tra
due impianti, a causa della diversa efficacia della sanizzazione. In generale, è
noto che alcuni ceppi sopravvivono per lungo tempo dentro gli impianti. In
ambito domestico, questo batterio si trova spesso nei frigoriferi, specie se
poco puliti.
Denominazione
Italiano:
listeriosi.
Inglese: listeriosis.
Classificazione: ICD-10 A32.
Descrizione
È una malattia
batterica, che si manifesta con meningoencefalite e/o setticemia
nei neonati e negli adulti; con infezioni intrauterine o cervicali che
possono portare all’aborto nelle donne incinte. Nelle donne incinte
(anche se la madre resta asintomatica) è pericolosa perché le madri
possono trasmettere al feto l’infezione, con la conseguenza di decessi
intrauterini,
bambini nati con setticemia o sviluppo di meningite in epoca neonatale. L’aborto
avviene raramente prima del secondo mese di gradivanza, ma di solito nella
seconda metà della gravidanza stessa. L’infezione perinatale viene acquisita se la madre si infetta
nell’ultimo trimestre.
La meningoencefalite può
essere improvvisa (sintomi: febbre, mal di testa, nausea, vomito e segni di
irritazione della meninge) oppure subacuta (soprattutto nelle persone con
sistema immunitario compromesso
e negli anziani); in alcuni casi si riscontra anche delirio, collasso, choc o
coma. Si possono riscontrare endocardite, lesioni granulomatose del fegato e
altri organi, ascessi localizzati interni o esterni, lesioni cutanee pustolose o
papulari.
Spesso,
invece, si riscontra solo una malattia lieve
con sintomi di tipo influenzale, con febbre o sintomi gastrointestinali. A volte si
riscontrano lesioni papulari sulle mani e le braccia derivate dal contatto
diretto con il materiali infetto.
Complicazioni
La meningoencefalite e la setticemia sono
"complicazioni" della forma asintomatica.
Decorso
Nei neonati
colpiti la mortalità è elevata: si aggirava attorno al 30% nel 1995; raggiungeva
il 50% quando si manifesta nei primi quattro giorni di vita. Anche negli adulti
la mortalità può essere elevata.
Terapia
Si cura con antibiotici,
in particolare ampicillina o penicillina.
Non è nota, ma si suppone che vari con i ceppi e le
suscettibilità delle persone. Si pensa che, nelle persone suscettibili, meno di
mille cellule possano causare la malattia. Questa informazione è stata ricavata sulla base di casi contratti
in seguito a consumo di
latte crudo o pastorizzato in maniera inefficace.
Diagnosi iniziale
Si osserva con il microscopio la presenza di bastoncelli nel meconio o nel liquido cerebrospinale.
Conferma
Si ottiene isolando
il batterio dal fluido cerebro-spinale, sangue, liquido amniotico, meconio, lavaggi
gastrici e altri siti di infezione che, in condizioni normali, dovrebbero essere sterili.
L’isolamento dalle feci non è attendibile.
Diagnosi differenziale
È importante distinguere il
batterio da altri batteri gram positivi con la stessa forma (soprattutto
difteroidi).
Le tecniche tradizionali sono
elaborate e lunghe; richiedono da 24 a 48 h di coltivazione (arricchimento)
seguiti da altri test. Il tempo totale di identificazione varia da 5 a 7 giorni, con
i metodi tradizionali.
Tecniche
di laboratorio
Ulteriori informazioni non disponibili.
Diffusione
È un’infezione che non
viene diagnosticata comunemente.Normalmente si ritrova in
forma sporadica, ma si sono verificate diverse epidemie.
In Europa
Informazioni al momento non disponibili.
Nel mondo sviluppato
Nel 1995, è stata riportata negli USA
un incidenza (numero di nuovi casi ) di listeriosi che richiede ricovere
ospedaliero di 4,5 persone per milione.
Nei paesi sottosviluppati
Informazioni al momento non disponibili.
Epidemiologia,
gruppi sensibili e resistenza
Almeno negli USA, il 30% dei casi
riguarda neonati con meno di 3 settimane di vita. I più suscettibili sono i feti e i neonati; tra gli adulti, gli
ultraquarantenni, soprattutto gli anziani e gli immunocompromessi. I bambini e i
giovani adulti sono generalmente resistenti. I sintomi gastrointestinali sono
stati associati all’uso di antiacidi. Oltre ai neonati, quindi, particolarmente a
rischio sono le donne incinte; le persone con sistema immunitario compromesso
per l'uso terapeutico di corticosteroidi,
per terapia anticancro, per terapia immunosopressiva antirigetto, o per via
dell'AIDS; malati
di cancro, soprattutto leucemici; gli anziani; e, in misura minore,
diabetici, cirrotici, asmatici, pazienti con colite ulcerosa. Secondo l’FDA
americana, non è ancora del tutto chiaro
se altri soggetti sani possono sviluppare la malattia; sicuramente,
questo può accadere se gli alimenti erano pesantemente contaminati.
La maggior parte dei
casi sono comunque sporadici (cioè riguardano una sola persona), per cui gli studi epidemiologici sono difficili.
Informazioni al momento non disponibili.
La trasmissione avviene principalmente per via alimentare.
Attraverso i cibi
È la via più comune, sia che la
contaminazione sia primaria (cioè che l'alimento si sia contaminato a
livello agricolo) che acquisita durante la lavorazione (è facile che
gli impianti siano contaminati). I
formaggi molli, o in generale quelli non a pasta dura, sono ritenuti più a
rischio (compreso per esempio il Gorgonzola), ma altri vettori comuni sono latte crudo, o pastorizzato
in maniera incompleta, verdura contaminata se consumata cruda,
carne pronta al consumo (es., paté), carne cruda, gelato, salumi crudi (in
alcuni casi il prosciutto è stato contaminato al momento del taglio da macchine
poco pulite), salsa guacamole, pollame sia crudo che cotto (specie se in
insalata), pesce crudo, in salamoia e affumicato (anche insalate di mare);
il batterio è stato isolato anche in meloni venduti
già tagliati e in insalate di patate.
Bisogna prestare attenzione al fatto che questo patogeno cresce anche nei prodotti
refrigerati.
Attraverso l’acqua
Informazioni non disponibili.
Altre modalità
Sono stati riportati
casi di infezioni nosocomiale (cioè, che si propaga all'interno di un ospedale);
è nota la trasmissione madre-feto e durante il parto. Le epidemie nei reparti
maternità sono state attribuite a strumenti o materiali che hanno veicolato
l'organismo, ma sono capitate raramente.
Variabile, ma si stima che sia di di 3-70 giorni, con una
mediana di 3 settimane; per i sintomi
gastrointestinali, si stima invece un'incubazione di poco superiore alle 12 ore.
Le madri di nati infetti
hanno, nelle secrezioni vaginali e nelle urine, i batteri per 7-10 giorni,
mentre le persone infette producono feci con batteri per diversi mesi.
Di interesse alimentare
- Le
persone a rischio (vedi sopra), o chi prepara alimenti per loro, devono
riscaldare fino al bollore i cibi pronti come: hot dog, le salsicce e altre
prodotti a base di carne. Devono evitare di mangiare i prodotti per cui il riscaldamento è impossibile (per esempio, prosciutto crudo o salame).
- Le
persone a rischio (vedi sopra), o chi prepara alimenti per loro,
devono lavare
le mani con acqua calda e sapone dopo aver toccato i cibi di cui sopra, per
almeno 20 secondi. Anche taglieri, piatti e posate devono essere lavati
accuratamente dopo l'uso.
- Le
persone a rischio (vedi sopra), non
devono mangiare formaggi molli come feta, Brie, gorgonzola, Camembert, etc.. Si possono invece
mangiare i formaggi duri, lavorati, a base di crema di latte, yogurt, ecc.
- Le
persone a rischio (vedi sopra), non
devono mangiare pesce affumicato refrigerato (es. salmone, trota, tonno, sgombro, etc.), a meno che non sia contenuto in un piatto
ben cotto (es. pasta al forno). Il pesce in scatola può essere mangiato.
- Le
persone a rischio (vedi sopra), non
devono mangiare paté o carne da spalmare, se refrigerata. Possono essere consumate
solo se sterilizzate (in scatola).
- Le
persone a rischio (vedi sopra), non possono
bere latte crudo o non pastorizzato e non mangiare cibi da esso derivati, come
formaggio non pastorizzato (verificare l'etichetta).
-
Tutti dovrebbero osservare
sempre la data di scadenza per i beni deperibili precotti o pronti al
consumo.
- Le
persone a rischio (vedi sopra), dovrebbero
mangiare
solo carne ben cotta.
-
In generale è buona norma lavare
accuratamente frutta e verdura prima di mangiarla.
- Le
industrie alimentari devono mantenere standard igienici molto elevati, con
adeguati piani di monitoraggio. Gli scoli dell'acqua sono punti a rischio.
-
Anche nell'ambito della somministrazione degli alimenti, va ricordato che gli
alimenti possono finire a soggetti che sono a rischio e dunque la presenza di
Listeria va minimizzata.
In altri ambiti
Gli individui a rischio devono evitare il
contatto con materiale potenzialmente infettivo (es. feti di animali morti). Non
utilizzare il letame non trattato per concimare le verdure.
Di rilevanza alimentare
Al momento non disponibile.
Di altro genere
Al momento non disponibile.
L'aggiornamento di questa pagine è curata al momento da LB (ultimo
aggiornamento 16/11/03); se siete interessati a diventare editori, visitate la
pagina collaborazioni.
Ulteriori risorse su Listeria monocytogenes sono disponibili, in lingua inglese,
sul
Bad Bug
Book della FDA cui è dedicato un capitolo e dal CDC che fornisce
informazioni tecniche e
generali.
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