Archivio - Giugno 2004
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Giugno 2004


N. 25/2004 25 Giugno 2004

Sommario

1. Editoriale

Segnaliamo ai nostri lettori un utile database sulla sicurezza e qualità dei prodotti ortofrutticoli: è molto completo e fornito dalla FAO. Riportiamo poi due avvelenamenti avvenuti negli ultimi giorni in Vietnam e vacche; nel primo caso ci sono state delle vittime e la causa è risultata una pericolosa tossina di alcuni animali marini tropicali. Nel secondo caso, l'interesse riguarda soprattutto la capacità di risposta al bioterrorismo. Secondo il rapporto di un pannello USA, l'acrilamide presente nella dieta non sarebbe dannosa a livello riproduttivo; al contrario, nuovi dati creerebbero preoccupazioni per il perclorato (il componente del combustibile missilistico che ha contaminato le falde della California). Infine, forse la notizia più importante della settimana: in Inghilterra, è stato suggerito un livello raccomandato di consumo dei pesci con elevato contenuto di grassi, sia per la popolazione in generale che per alcune categorie a rischio.

2. Tuttifrutti

194 documenti sulle Buone Pratiche in campo ortofrutticolo, di cui 65 di Buone Pratiche Agricole (GAP) e 119 di Buone Pratiche di Fabbricazione (GMP), che riguardano il periodo post-raccolto; 127 documenti sui pericoli (69 sui patogeni e 27 su sostanze chimiche) e sui problemi di qualità di frutta e verdura; 201 normative di varie paesi e 366 risorse per la formazione. Queste sono alcune delle statistiche del Database per la Qualità e Sicurezza della FAO (Organizzazione Mondiale per Alimentazione e Agricoltura) per l'ortofrutta, recentemente messo in rete. Sullo stesso sito è disponibile anche un manuale, con numerosi documenti in formato presentazione o fogli di lavoro Excel, dedicato al miglioramento della qualità dell'ortofrutta.

** Anche se questa risorsa è stata pensata per i paesi in via di sviluppo che vogliono esportare in Occidente, essa contiene moltissime risorse anche per chi si occupa di produrre, distribuire, controllare o promuovere i prodotti ortofrutticoli nel nostro paese. La presenza di molti documenti può sembrare dispersiva, ma in poco tempo possono essere individuati documenti di grande utilità. Per chi progetta interventi formativi in questo campo si tratta poi di una fonte di informazioni inesauribile. Il manuale sul miglioramento della qualità ha sezioni utili anche al consumatore.

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3. Avvelenamenti internazionali

Nel Vietnam meridionale, 2 persone sono morte e 85 (42 bambini) sono state ricoverate in ospedale dopo aver consumato un polpo che contiene ghiandole velenose. Si tratterebbe di esemplari di una coloratissima specie della barriera corallina, Hapalochlaena lunulata, notoriamente velenosi anche per contatto (producono una saliva velenosa per uccidere le prede), delle dimensioni di una palla da golf e del peso di 25 gr circa. Il veleno di questi polpi è la tetrodotossina o TTX, normalmente associata ai pesci palla. Questa tossina è prodotta da alcuni ceppi di specie batteriche (Vibrionaceae, Pseudomonas sp., e Photobacterium phosphoreum); causa sintomi iniziali entro 20 minuti e porta spesso alla morte per paralisi entro poche ore.

Il 5 giugno 10 vacche di una fattoria a Enumclaw, nello Stato di Washington (USA), sono state dipinte con una vernice rossa appiccicosa. 3 vacche sono morte; tutte mostravano piaghe, ferite aperte e sanguinamento interno. Le autorità locali sono state avvertite dopo una settimana, quelle federali solo il 16 giugno. Il 20 giugno sono iniziati gli esami di laboratorio sulle piccole quantità di vernice rimasta e sul latte delle vacche. Il veleno è risultato essere un composto del cromo. Non è noto perché la mucche siano state dipinte. Secondo la FDA (Food and Drug Administration), il latte delle vacche colpite non è stato avviato al consumo, mentre il latte di mucche della stessa stalla non mostrava segni di contaminazione.

** Gli alimenti sono potenziali veicoli di veleni. Nel primo caso, si è trattato di un commerciante ignorante o in cattiva fede. Questo aspetto può interessare anche l'Italia per via dei numerosi viaggi degli Italiani e per le importazioni in continuo aumento dai paesi in via di sviluppo.
E'importante che i turisti si informino su cosa mangiano e che i controlli sugli alimenti importati continuino ad essere severi. Nel caso americano, l'aspetto che più ha preoccupato gli americani è la sostanziale lentezza con cui è stato messo in moto il meccanismo di risposta, soprattutto nella prospettiva del bioterrorismo. Anche se il dubbio che la grande attenzione possa anche sollecitare comportamenti criminali resta, questo avvenimento indica che un sistema efficiente ai livelli più elevati non funziona se a livello di base locale non c'è l'informazione e la volontà per farlo funzionare.

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4. L'acrilammide dietetica non nuoce alla riproduzione

Il 90% degli americani mangia meno di 0,92 microgrammi al giorno per chilo di peso corporeo di acrilammide (il livello è più alto nelle diete dei bambini). Meno di 1,3 microgrammi in più possono arrivare ai fumatori. A questi livelli di esposizione, secondo gli esperti riuniti dall'NTP (National Toxicology Program), non vi sono rischi apprezzabili per la riproduzione e lo sviluppo fetale. Non sembra neanche che l'acrilamide possa causare difetti genetici ereditabili, anche se i dati sono limitati. Secondo gli esperti, l'unico problema potrebbe riguardare gli individui esposti professionalmente all'acrilammide.

** Anche se l'acrilammide, ad alte dosi, causa tumori nei ratti e problemi neurologici negli uomini, non si sa quali effetti possa avere se le dose che entrano nel corpo umano sono piccole. Un modo di valutare questi effetti sono gli studi epidemiologici: i primi (la presenza spontanea dell'acrilammide, una sostanza chimica usata nell'industria, anche negli alimenti è nota da pochi anni) studi, effettuati su alcuni tumori, non hanno mostrato alcuna correlazione. Questo rapporto di esperti è un altro elemento che inizia a rassicurare su questo problema, che comunque è ben lungi dall'essere stato chiarito. E'possibile inviare commenti sul documento dell'NTP.

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5. Latte missilistico

Negli ultimi giorni è stato reso pubblico anche uno studio di un'organizzazione ambientalista americana, l'Environmental Working Group (EWG), compiuto in California sui livelli di perclorato nel latte vaccino.
Questo studio ha trovato perclorato in 31 su 32 dei campioni di latte esaminato; sono stati anche esaminati dati non ancora pubblicati dalle autorità dello stato, che mostrano livelli piuttosto elevati (in media 5,8 ppb). La conseguenza è che molti cittadini della California, compresi i bambini e le donne in gravidanza, potrebbero ricevere livelli più elevati di quanto considerato sicuro di questo composto, che interferisce con il funzionamento della tiroide.

** In questo caso la discussione verte sui livelli sicuri di perclorato, che lo Stato della California voleva fissare a 6 ppb (parte per miliardo, per esempio microgrammi di perclorato in un litro di latte), mentre, per la sola acqua, a livello federale, essi sono fissati a 1 ppb. Come abbiamo notato recentemente, i problemi legati al perclorato sono nuovi e difficili negli USA, perché si tratta di un componente ritenuto necessario per i lanci missilistici.

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6. Pesci grassi fanno bene quasi a tutti

Per la prima volta la Food Standard Agency inglese ha stabilito i livelli di assunzione massima raccomandata per i pesci grassi, cioè quelli in cui i grassi sono superiori all'8% (sgombro, salmone, sardine, trote, tonno fresco, ecc.). In generale, i benefici per la salute (prevenzione dei disturbi cardiovascolari grazie alla notevole presenza di acidi grassi omega 3 e omega 6) superano di gran lunga i possibili rischi dovuti alla presenza di diossine e PCB. L'agenzia raccomanda quindi di mangiare almeno due porzioni di 140gr di pesce alla settimana, di cui almeno una deve essere di pesce grasso. Allo stesso tempo definisce delle categorie di popolazione più a rischio, le bambine, le donne in età fertile, le donne in gravidanza e in allattamento limitando al massimo a due le porzioni a settimana, contro le quattro concesse alle altre donne e agli uomini. Queste raccomandazioni sono il risultato del lavoro di un gruppo di esperti.

** I benefici dei pesci ad elevato contenuti di grassi sono ormai noti anche al grande pubblico; sono meno riconosciuti i rischi collegati alle diossine e ai PCB nei pesci (che comunque restano controversi). Recentemente anche in Italia è stata evidenziata una maggiore quantità di contaminanti nei pesci più grassi dell'Adriatico. La raccomandazione inglese è innovativa per l'Europa proprio perché fornisce indicazioni differenziate per varie fasce della popolazione. Queste indicazioni sono da ritenere generalmente valide anche in Europa. Per l'industria della pesca, prima di un problema, questa può essere vista come un'opportunità di differenziare i prodotti. Sarebbe importante che anche in Italia si valutasse l'opportunità di simili raccomandazioni (forse in questo risentiamo della mancanza di un ente unico di sicurezza alimentare).

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 25/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
14/06/2004 Presenza dei solfiti (possono causare reazioni asmatiche) Gamberetti cotti refrigerati Spegna Italia
14/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Piccione Francia Norvegia
14/06/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo Agona Galletto Francia Norvegia
14/06/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV e del patogeno Salmonella serotipo Hadar Misto di spezie e carne a pezzi Germania Germania
15/06/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo Hadar Petti di pollo Tailandia Svezia
15/06/2004 Manomissione volontaria Biscotti Regno Unito Regno Unito
15/06/2004 Livelli eccessivi dei conservanti nitrati Salsiccia tipo tunnel Spagna Italia
16/06/2004 Presenza di tossine DSP Cozze Grecia Italia
16/06/2004 Eccessivi livelli di iodio Alghe a pezzi essiccate Cina Germania
16/06/2004 Livelli eccessivi di cadmio Totani interi Argentina Paesi Bassi
16/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella Gamberi con guscio surgelati Bangladesh Belgio
16/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipi enteritidis e Senftenberg Petti di pollo marinati e surgelati Danimarca Svezia
17/06/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati E160b (Annatto) e Sudan 1 Polvere di peperoncino dolce Spagna Francia
17/06/2004 Livelli eccessivi di Escherichia coli e di altri batteri mesofili Mitili (cozze) cileni surgelati Cile Portogallo
17/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipi Agona e enteriditis Filetti di petto di pollo surgelati Brasile Svezia
17/06/2004 Presenza di coliformi fecali e di Escherichia Coli Cozze vive Grecia Italia
17/06/2004 Eccessivi livelli di iodio Alghe essiccate Giappone Germania
18/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium DT 104 Pancetta di maiale fresca per la produzione di bacon Germania Danimarca
18/06/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi salati e tostati ND Finlandia
18/06/2004 Presenza dei solfiti, composti allergenici Gamberetti cotti refrigerati Francia Italia
18/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium DT 104 Pancetta di maiale Germania Danimarca
18/06/2004 Pericolo sconosciuto Sperlano (un tipo di pesce) Francia Estonia, Paesi Bassi

N. 24/2004 18 Giugno 2004

Sommario

1. Editoriale

In Kenya quasi un centinaio di persone sono morte in seguito all'ingestione di mais con elevati livelli di aflatossine; si conferma la pericolosità di queste sostanza, anche se gli effetti eventualmente presenti nel nostro paese sono cronici e non acuti come in questo caso. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha prodotto dati molto interessanti sul mare Adriatico: i prodotti ittici sono estremamente contaminati da composti tossici, anche se, presi singolarmente, sono al di sotto dei limiti di legge. Come cocktail, invece, non si che effetti possano avere. Sono ancora ricercatori dell'ISS ad aver indagato un episodio epidemico di botulismo in agriturismo del Molise. La Commissione Europea ha approvato tre nuovi ingredienti alimentari, il Salatrim, di cui abbiamo parlato in un numero precedente, il succo di Noni e l'olio di una microalga. Riportiamo anche due nuovi tragici episodi legati alle allergie alimentari.

2. Dove le aflatossine uccidono senza alibi


Nel Kenya orientale, secondo le autorità locali, almeno 81 persone sono morte di aflatossicosi dopo aver mangiato mais contaminato; oltre agli 81 morti, altre 116 sono state ricoverate in ospedale nelle ultime 6 settimane.
Sono stati colpiti tre distretti già esposti alla siccità; l'esercito è stato inviato a distribuire mais alla popolazione. L'80% del mais coltivato localmente presenta livelli pericolosi di aflatossine e verrà sequestrato. I pazienti colpiti si presentano con i sintomi di insufficienza epatica grave (occhi gialli, gambe gonfie, vomito e sanguinamento nasale). In Kenya sono già stati purtroppo registrati episodi epidemici di aflatossicosi. Le muffe del genere Aspergillus che producono le tossine si sviluppano durante la conservazione in un ambiente umido (a quanto pare alcuni agricoltori conservano il mais in buste di plastica).

** Nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e in India, si osservano occasionalmente degli avvelenamenti di massa legati alla presenza di aflatossine. Nei paesi occidentali questi fenomeni non si verificano, ma il pericolo riguarda gli effetti avversi di un'esposizione cronica a queste tossine, rispetto all'effetto acuto osservato in questo caso. L'episodio ricorda comunque la pericolosità delle aflatossine e la necessità di seguire pratiche agricole adeguate. Non dovrebbero riscontrarsi problemi in Italia.


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3. Chi ha giocato al piccolo chimico col Mare Adriatico?

Una ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che in moltissime specie ittiche eduli sono presenti contemporaneamente oltre 100 composti chimici tossici generalmente connessi ad attività o produzioni umane. Sono state esaminate 12 specie del Mare Adriatico, alla ricerca di 140 composti tra cui metalli, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili , paraclorodibenzo-diossine, paraclorodibenzo-furani, pesticidi organoclorurati e 4 alchilfenoli. I livelli trovati, tuttavia, erano al di sotto dei limiti di legge, mentre è incerto quale possa essere il loro effetti combinato. I metalli pesanti e gli IPA sono stati trovati a livelli più elevati nelle vongole e nei mitili. L’area più contaminata per gli IPA è quella dell’Adriatico settentrionale. Gli altri composti tossici sono risultati più elevati nelle specie a maggior contenuto lipidico (le alici, gli sgombri e le triglie).

** I risultati di questa vasta ricerca sono molto importanti. Anche se i livelli dei singoli inquinanti sono bassi, la presenza combinata di molti di essi nella dieta comporta una certa preoccupazione. In effetti, altri studi hanno dimostrato che questi composti si ritrovano poi nei tessuti umani.
Solo ulteriori studi possono chiarire l'effetto combinato di questi composti, soprattutto sul sistema endocrino e nelle fasi dello sviluppo. Per il settore ittico, si tratta certamente di un argomento da seguire, insistendo anche perché vengano presi i provvedimenti per ridurre l'apporto di inquinanti nel Mare Adriatico. Per i consumatori, è prematuro prendere decisioni, anche perché sono proprio i pesci grassi come lo sgombro e le alici a fornire un apporto più elevato del prezioso omega-3. Per i bambini potrebbe essere opportuno preferire merluzzi e sogliole.

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4. Agriturismo tossico

Su 73 persone che hanno cenato in un agriturismo del Molise tra il 22 e il 24 febbraio scorso, 41 sono state intossicate da botulino di tipo B. Epidemiologi dell'Istituto Superiore di Sanità hanno condotto un'investigazione che ha implicato le olive verdi in salamoia, preparate artigianalmente nell’agriturismo. E' la prima volta che le olive verdi sono implicate in Italia in un episodio di botulismo, mentre le olive nere lo erano già state. In alcuni casi la tossina è stata trovata nel siero o nelle feci. Tra i consumatori delle olive, oltre il 60% è rimasto intossicato, generalmente entro due-tre giorni. 17 persone sono state ricoverate in ospedale e 5 hanno richiesto ventilazione assistita; fortunatamente non c'è stato nessun decesso. Le olive verdi incriminate non erano più disponibili, ma barattoli analoghi hanno mostrato un pH molto elevato (6,2) forse perché la quantità di sale non era controllata e la salamoia, che si acidifica naturalmente, era stata interamente sostituita dopo 28 giorni.

** L'esito di questo episodio non è stato tragico, ma è sicuramente molto pesante. L'indagine epidemiologica, condotta rapidamente, è stata molto importante. Questo episodio sottolinea come l'improvvisazione non sia compatibile con la preparazione degli alimenti, soprattutto con quelli che devono essere conservati. Chi produce artigianalmente alimenti, anche se una produzione specifica non è la sua attività principale, deve dotarsi di un ottimo piano HACCP e seguirlo scrupolosamente; questo vale anche qualora la normativa non lo richieda. Altrimenti, il danno può essere gravissimo per consumatori e per categoria e regioni coinvolte. Per il consumatore, il consiglio è di informarsi e usare prudenza davanti a prodotti preparati artigianalmente.

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5. Succo di Noni e olio di alga sulle nostre tavole

La Commissione Europea ha autorizzato, oltre al salatrim, due nuovi ingredienti alimentari: il succo di Noni e l'olio ad alto tenore di DHA. Il "succo di noni" è il succo del frutto della Morinda citrifolia. Una società americana aveva chiesto nel 2000 alle autorità belga di approvare questo prodotto tahitiano; dopo alcune difficoltà, nel 2002 è arrivato il parere scientifico positivo, che però ha negato che avesse particolari proprietà benefiche, e tre anni dopo arriva l'autorizzazione. L'etichetta riporterà "succo di noni" o "succo della Morinda citrifolia"; è vietato l'uso del frutto in quanto tale, ma solo del succo come ingrediente. Anche "l'olio ad alto tenore di DHA (acido docosaesaenoico) derivato dalla microalga Schizochytrium sp." È stato autorizzato solo come nuovo ingrediente, con la dizione tra virgolette da mettersi in etichetta. Anche qui, dopo il parere favorevole delle autorità inglesi, vi sono state alcune discussioni dopo la domanda del 2001. Nella decisione, sono precisate anche le condizioni d'uso.

** E'importante notare che questi prodotti sono stati autorizzati solo come ingredienti. In entrambi i casi si tratta di prodotti che vantavano proprietà benefiche, in particolare il DHA è uno dei famosi omega-3. In effetti, tale olio dovrebbe essere utilizzato soprattutto per gli integratori, per i quali è espressamente autorizzato. Respinte le claims del succo di Noni, per chi è interessato vale comunque la pena leggere i pareri del comitato scientifico sul succo di Noni. Questi prodotti potrebbero essere interessanti anche per produttori italini.

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6. Le allergie alimentari colpiscono ancora

Una donna di 48 anni non è sopravvissuta allo shock anafilattico in seguito all'ingestione di un piatto a base di tonno, consumato in casa. La donna era a conoscenza di essere allergica ai frutti di mare a ad alcuni tipi di pesce, ma non al tonno. In un altro caso un bambino di 9 anni è morto per shock anafilattico dovuto a mozzarella. Anche in questo caso, i genitori erano al corrente dell'allergia; la tragedia è avvenuta durante una cena in pizzeria con i compagni di scuola. Alcuni accompagnatori adulti erano presenti in pizzeria, hanno ordinato una pizza senza latticini, ma non sono riusciti ad intervenire in maniera efficace; la madre è arrivata poco dopo. Anche in questo caso la causa del decesso è shock anafilattico.

** Anche se per la donna di Palermo si è parlato di sindrome sgombroide, con ogni probabilità si tratta di un altro caso di shock anafilattico. In entrambi i casi apparentemente non è stata somministrata con prontezza adrenalina. Per i soggetti allergici è necessario portarla sempre con sé, essere addestrati ad usarle in prima persona ed essere accompagnati da persone che possano farlo. Molta prevenzione spetta dunque agli allergologi. Gli esercenti alimentari devono essere estremamente prudenti nel somministrare alimenti a persone allergiche, prendendo molto seriamente le dichiarazioni di chi è allergico e avvertendo delle possibili contaminazion involontarie in cucina o negli ingredienti utilizzati.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 24/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
07/06/2004 Presenza di residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Gamberoni "provencal" India Germania
07/06/2004 Livelli eccessivi di iodio Alghe marine essiccati Repubblica di Corea Germania
08/06/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo Virchow Petti di tacchino crudi surgelati Ungheria Finlandia
08/06/2004 Presenza del patogeno Bacillus cereus Latte di proseguimento Spagna Slovenia
09/06/2004  Migrazione di composti volatili Utensili in silicone per la panificazione Cina Germania
09/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Java Petto di pollo marinato e surgelato Belgio Svezia
10/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Hadar e Indiana Petto di anatra surgelato Francia Norvegia
10/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Quaglie Francia Norvegia
10/06/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Semi di melone ND Regno Unito
11/06/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Polvere di peperoncino India Lituania
11/06/2004 Importazione illegale Carne di coniglio surgelata Cina Paesi Bassi

N. 23/2004 11 Giugno 2004

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo innanzitutto delle notizie provenienti dall'Inghilterra: una nuova patologia nei bovini di incerte implicazioni in sanità veterinaria e, soprattutto, pubblica. I dati scientifici sono pochi, ma l'esperienze con la BSE induce alla massima cautela. Su un altro fronte, la Commissione europea ha reso noti i risultati di uno studio sulle norme di etichettatura, con informazioni interessanti soprattutto sull'atteggiamento dei consumatori. Abbiamo scelto un nuovo episodio di listeriosi negli USA per mantenere elevata l'attenzione su questa preoccupante patologia. Riportiamo poi il riferimento alla strategia che le autorità di sicurezza alimentare americane hanno scelto per raggiungere gli obiettivi sanitari per il 2010, in materia di tossinfezioni. Dall'Inghilterra arrivano invece dati utili sulla presenza di aflatossine nei frutti con guscio.

2. Poliomielite nei bovini: curiosità o grave problema?

Una nuova patologia bovina, descritta come una forma di polioencefalomielite, potrebbe essere stata identificata in Gran Bretagna. L'agente della patologia non è ancora stato isolato, ma si suppone che sia un virus. Finora tutti le analisi condotte per identificare agenti infettivi noti (virus West Nile, herpes bovino 1 e louping-ill) hanno dato esito negativo. L'ultimo caso con le stesse caratteristiche si è presentato in Cumbria (nord-ovest dell'Inghilterra), in una giovane vacca (manza). Dopo un'iniziale paralisi alla gamba, che aveva fatto pensare a botulismo, l'animale è rimasto completamente paralizzato ed è morto in cinque-sei giorni. All'esame patologico, si è evidenziato che la sostanza bianca era la parte colpita con lesioni microscopiche trovate normalmente in caso di infezioni virali. Dieci vacche erano in contatto con questo animale, ma sono tutte in buona salute e negative al test per la louping-ill. Secondo le autorità britanniche non vi sono elementi per sospettare o escludere un rischio per l'uomo. In ogni caso l'animale è stato escluso dal consumo umano. Si tratta del ventunesimo caso con queste caratteristiche negli ultimi dieci anni, provenienti da 13 stabilimenti diversi; un caso simile si è presentato in Svizzera. Mentre le autorità inglesi continuano ad indagare, è stata pubblicata una prima descrizione della patologia su Veterinary Records.

** Al momento è molto difficile valutare il significato di questi dati, sia in sanità pubblica che in sanità veterinaria.

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3. Etichettatura sotto la lente

Gli obiettivi dichiarati della Comunità europea in materia di etichettatura non possono essere soddisfatti dall'attuale normativa, secondo un consorzio di consulenti cui la Commissione ha affidato uno studio. Secondo lo studio, la legislazione ha ancora molte differenze nazionali e resta molto complessa, il che si traduce in costi e difficoltà soprattutto per piccole e medie imprese. Da parte loro, i consumatori vogliono conoscere l'origine dei prodotti primari, estendendo per esempio anche gli attuali obblighi per la carne bovina ad altri tipi di carne. Condivisa è anche la necessità di maggiori informazioni sugli allergeni e sui metodi di produzione. Per quanto riguarda la nuova normativa introdotta nel 2003, sono soddisfatti dell'abolizione della soglia del 25%, vogliono che gli ingredienti siano indicati anche sugli alcolici, preferiscono avere più informazioni anche se in caratteri di testo piccoli. Ci sono molte aree in cui sono richieste più informazioni da parte dei consumatori (per esempio, nutrizionali); inoltre, emerge una scarsa fiducia nella veridicità delle liste di ingredienti.
Questi risultati sono stati ottenuti con interviste a professionisti del settore e con focus group cui hanno partecipato 90 consumatori in ciascuno di tre grandi paesi europei (Regno Unito, Italia e Francia).

** L'etichettatura è uno strumento importante che il consumatore ha per valutare la corrispondenza tra quello che compra e quello che desidera. Si tratta anche di un aspetto rilevante per la sicurezza alimentare, se si considerano per esempio gli allergeni. L'atteggiamento dell'industria non è spesso conforme a quanto desiderato dai consumatori e la normativa tende a bilanciare i due punti di vista, spesso con il risultato di essere poco chiara e difforme in ogni paese, anche per diverse eredità storiche. Questo studio è interessante, anche se limitato a piccoli campioni, e dovrebbe indurre i produttori di alimenti ad una riflessione sulle loro posizioni. Le etichette sono anche un'opportunità commerciale.
 

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4. Listeria nel queso fresco

Gli ufficiali sanitari dello stato della Carolina del Nord (USA) hanno lanciato un allarme ufficiale sui formaggi freschi di tipologia messicana (denominati "Queso fresco"), di produzione artigianale. Questi formaggi possono essere contaminati da Listeria monocytogenes. L'allarme è stato divulgato in seguito al ricovero in ospedale di una donna in gravidanza che ha partorito prematuramente dopo aver contratto la listeriosi mangiando il formaggio venduto porta a porta. Già nel 2000 a 12 donne latine era stata diagnosticata la listeriosi: 10 di queste erano in gravidanza e tra queste 5 sono stati i bambini nati morti. In tutti i casi la causa dell'infezione era stato il formaggio messicano venduto porta a porta o nei negozi tipici.

** La listeriosi è una malattia molto grave per le donne in gravidanza, per fortuna scarsamente frequente. Proprio questa bassa frequenza diminuisce la sensibilità al problema e risulta, anche in Italia, nella mancanza di istruzioni chiare alle donne in gravidanza. Vi sono anche dei fattori di incertezza che contribuiscono a confondere la situazione. E'chiaro che alcuni formaggi presentano un rischio elevato per le donne incinte ed è opportuno che evitino questo tipo di formaggi (in generale, i formaggi non stagionati, ad eccezione di quelli pastorizzati dopo la caseificazione). Anche i produttori e i rivenditori di alimenti possono collaborare a raggiungere questo obiettivo.

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5. Obiettivi a lunga scadenza per gli USA

La Food and Drug Administration ha presentato la sua analisi e la sua strategia per raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare fissati da Healthy People 2010. Analogo ad un Piano Sanitario Nazionale, Healthy People 2010 fissa gli obiettivi sanitari che gli USA vogliono raggiungere per il 2010. In ambito di sicurezza alimentare, gli Stati Uniti si sono dati principali sette obiettivi, di cui alcuni ancora "da sviluppare" (non esistano i dati per misurare i risultati). Il primo obiettivo è di ridurre le infezioni causate da Campylobacter, Escherichia coli O157:H7, Listeria, Salmonella, Cyclospora, i casi di HUS (sindrome uremicoemolitica) e la toxoplasmosi congenita. Le autorità vogliono anche ridurre gli episodi epidemici dovuti a Escherichia coli O157:H7 e Salmonella, oltre a impedire un aumento degli isolati di Salmonella umani e da animali al macello che mostrano resistenza agli antibiotici. Inoltre si sono dati l'obietivo di ridurre il numero di morti da anafilassi, aumentare il numero di consumatori che seguono le pratiche fondamentali di sicurezza alimentare, migliorare il comportamento del personale alimentarista e ridurre l'ingestione di pesticidi contenenti organofosfati.

** Le autorità sanitarie americane hanno posta molta attenzione nel definire obiettivi misurabili, da cui discendono poi strategie, campagne, azioni, progetti di ricerca. Si tratta di un approccio con alcune limitazioni, ma che presenta anche molti vantaggi. Poiché questa è anche la direzione dell'Unione Europea, si tratta di documenti molto interessanti, che possono essere confrontati con quanto previsto dal nostro Piano Sanitario Nazionale.

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6. Aflatossine dentro il guscio

Tra novembre 2003 e il gennaio 2004, le autorità britanniche hanno fatto analizzare 197 campioni di frutti con guscio o prodotti a base di frutti con guscio, trovando che nel 70% dei casi non si trovavano aflatossine. In un quarto dei casi, invece, i livelli di aflatossina B1 e quelli complessivi di aflatossine erano al di sotto dei livelli legali, rispettivamente, di 2 e 4 microgrammi/kg. Al contrario, 10 campioni hanno dimostrato di avere livelli di aflatossina B1 e aflatossine totali sopra questi limiti; in cinque casi si trattava di pistacchi, in quattro casi di noci del Brasile e in un caso mandorle. I livelli di aflatossine totali oscillavano tra 9,9 microgrammi/kg fino a 710 microgrammi/kg. L'Agenzia di Sicurezza Alimentare è intervenuta immediatamente in tutti questi casi. Si tratta di un miglioramento rispetto al 2002 quando il 13% (contro il 5% attuale) dei campioni era risultato positivo. Le ditte interessate hanno potuto rispondere a questi risultati e hanno sostenuto che questi prodotti avevano passato i controlli analitici nel paese d'origine, nel porto d'arrivo e a livello di controllo di qualità.

** Gli esperti ritengono che le aflatossine possano causare il cancro negli esseri umani e raccomandano che siano mantenute al livello più basso possibile. Vi sono significativi problemi analitici e anche di campionamento che possono spiegare la discrepanza tra quanto trovato dalle autorità e dai laboratori interni alle industrie. Per i laboratori, si tratta quindi di migliorare quanto possibile queste procedure. Per le autorità sarebbe opportuno anche intervenire sulla comunicazione del rischio: i limiti legali hanno un vasto impatto economico, mentre il rischio è ancora poco percepito dal pubblico, forse anche per le incertezze ancora esistenti. In questo caso, è interessante l'opportunità data alle industrie di commentare i risultati ottenuti dalle autorità.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 23/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
01/06/2004 Presenza del patogeno Campylobacter jejuni Carne di tacchino fresca Francia Italia
01/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium DT 104 Carne di maiale fresca Spagna Danimarca
01/06/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Peperoncino e prodotti a base di peperoncino India Francia
01/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo typhimurium Carne di maiale surgelata Spagna Italia
02/06/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo enteritidis Uova in guscio Belgio Francia
02/06/2004 Farmaco veterinario Nicarbazin Fegato di pollo surgelato Italia Slovenia
02/06/2004 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan IV Polvere di peperoncino India Lituania
03/06/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Formaggio tipo Camembert Francia Norvegia
04/06/2004 Ingredienti animali non autorizzati Carne di pollo disossata meccanicamente Belgio Belgio
04/06/2004 Presenza del parassita Anisakis simplex Rana pescatrice (Lophius piscatorius) Regno Unito Italia
04/06/2004 Presenza del parassita Anisakis simplex Coda di rana pescatrice (Coda di rospo) Regno Unito Italia
04/06/2004 Presenza del patogeno Salmonella Chorizo (Salume tipico spagnolo) Spagna Francia

N. 22/2004 4 Giugno 2004

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo soprattutto di Salmonella, che, come accennato due settimane fa, sta colpendo duramente l'industria delle mandorle negli USA, con possibili conseguenze anche in Italia. Salmonella si trova dunque negli alimenti secchi, come anche nei semi di sesamo. Dalla Danimarca giungono invece notizie confortanti sulla possibilità di controllare questo patogeno in ambito avicolo. Sono preoccupanti, ma non inattese, le notizie sulle formule per l'infanzia: vanno comunque trattate con cautela ed è necessario mantenere un'elevata qualità microbiologica. Infine, dagli USA giunge il resoconto di un vasto avvelenamento da ammoniaca e dall'Italia buone notizie circa la possibilità di controllare gli allergeni del latte.

2. Mandorle salmonellate

Negli USA, sono arrivati a 32 i casi umani di Salmonella enteritidis veicolati dalle mandorle e verificatisi tra marzo 2003 e aprile 2004. La principale marca coinvolta è la Paramount Farms, ma i ritiri dal commercio hanno riguardato molte altre marche. Infatti, la Paramount le ha rivendute anche ad altre società che le hanno riconfezionate con il loro marchio.
Mandorle originariamente della Paramount sono state vendute con altri marchi anche in Italia, come in Messico, Giappone, Corea, Taiwan, Malesia, Francia e Inghilterra.

Il fagotipo di Salmonella responsabile di questi casi è il PT9C, estremamente raro finora in Europa; anche il profilo PFGE (una specie di impronta digitale) del batterio incrementato non è mai stato riconosciuto in Europa. Le autorità europee hanno comunque incrementato la sorveglianza.

**Gli episodi epidemici legati al consumo di mandorle sono relativamente rari e legati al consumo di mandorle grezze, che sono, almeno negli USA, solo una frazione del mercato totale. Inoltre le mandorle vengono spesso cotte prima del consumo. Tuttavia, il numero di casi già riscontrati, la quantità di mandorle contaminate e il coinvolgimento a livello di import dell'Italia destano alcune preoccupazioni. Le autorità staranno probabilmente individuando i lotti pericolosi; potrebbero informare i consumatori sui prodotti da evitare. I produttori, soprattutto gli importatori, devono incrementare i controlli sul prodotto. Per i consumatori e chi utilizza mandorle crude, il consiglio è di accertarsi della loro origine ed eventualmente cuocerle.

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3. Ancora Salmonella: controllabile anche se versatile

Dal 1997 al 2002, i casi riportati di salmonellosi umana sono scesi, in Danimarca, del 59%, da 5015 a 2071. Nel 2003, ne sono stati riportati solo 1712. La percentuali di infezioni attribuibili alle uova è scesa al 31% (2002) da un 60% nel 1997. Poiché quasi tutte le uova consumate in Danimarca sono di produzione locale, il calo è da attribuire con ogni probabilità ad un piano nazionale di controllo della salmonellosi. Grazie a questo programma la percentuale di gruppi di volatili infetti tra le galline ovaiole è scesa dal 13.4% in 1998 al 2.6% nel 2002. Nei polli da consumo invece la percentuale di gruppi di volatili positivi per salmonella è scesa da 12.9% nel 1997 a 1.5% nel 2002. Secondo i responsabili del programma il risultato è stato possibile grazie all'eliminazione dei gruppi di volatili riproduttori trovati positivi e alla conseguente interruzione della trasmissione. Il finanziamento del programma è passato dal 2003 al settore privato, mentre il controllo rimane in mano alle autorità pubbliche.

Studiosi tedeschi hanno intanto indagato la presenza di salmonella nei semi di sesamo. Nel 2001, dolciumi turchi a base di sesamo, detti halva, avevano causato un episodio epidemico internazionale. Nel 10% dei 117 prodotti con sesamo esaminati sono risultati positivi per la Salmonella. Apparentemente il problema è legato alla contaminazione dei semi durante la coltivazione e il raccolto.

Sono stati pubblicati dalla Commissione Europea i dati relativi a numerose zoonosi, tra cui la Salmonellosi, che permettono, con le dovute cautele, confronti tra i vari paesi europei.

** Anche dalla Danimarca giungono notizie incoraggianti sul controllo della salmonellosi, anche se deve essere riconosciuto che l'esiguo numero di gruppo di volatili riproduttori ha semplificato il problema. D'altro canto i semi di sesamo oppure le mandorle come veicolo di salmonellosi dimostrano che il problema riguarda l'intera filiera alimentare e va controllato in vari settori, con soluzioni diverse.

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4. Sakazakii è ancora un problema

Uno studio recente ha trovato Enterobacter Sakazakii anche in alimenti per l'infanzia secchi confermandone comunque la presenza nel latte in polvere per i bambini. Questo è uno dei risultati di una vasta ricerca condotta in sette paesi europei, negli Stati Uniti, nella Corea del Sud e in Sud Africa. Enterobacter Sakazakii è stato isolato da 4 campioni di formula su 102, da 5 alimenti per bambini secchi su 49, da 3 campioni di latte in polvere su 72. I risultati sono stati ottenuti con un metodo più sensibile di quelli usati convenzionalmente. Inoltre 6 campioni di formula su 72 avevano un livello di flora totale superiore agli standard internazionali.

**Enterobacter Sakazakii. è un enterobatterio che è stato collegato ad alcuni episodi epidemici mortali di meningite in ospedali pediatrici in Europa e Stati Uniti. Anche se questa patologia è rara, purtroppo è molto grave, soprattutto per i bambini prematuri; va ricordato però che non sono mai stati segnalati casi in bambini svezzati. Inoltre, contrariamente a quanto i consumatori possano ritenere, i produttori di alimenti per l'infanzia non garantiscono l'assenza di patogeni e tantomeno la sterilità; anche per questa ragione è sempre opportuno diluire il latte artificiale e le formule solo al momento dell'uso limitando in questo modo la crescita batterica.

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5. Quel pollo puzza

Su 312 studenti che avevano consumato il pranzo alla mensa scolastica il 25 novembre 2002 di una di due scuole dell'Illinois (USA), 157 sono stati male poco dopo aver incominciato mangiare e generalmente comunque entro un'ora. I sintomi erano mal di testa ed irritazione gastrointestinale (mal di stomaco, nausea e vomito). L'induzione del vomito era talmente rapida che molti studenti hanno vomitato nei corridoi. La stragrande maggioranza degli studenti ricordavano che il pollo aveva uno strano odore. L'ammoniaca è stata trovata poi nei petti di pollo crudi a livelli di 2468 ppm (mg/kg) che era arrivata sul pollo per via di una perdita durante lo stoccaggio (nel pollo cotto il livello era di circa 1000 ppm). L'ammoniaca era usata come refrigerante ed è stata in grado di penetrare le confezioni di cartone e perfino la plastica in cui erano i singoli petti di pollo. Si tratterebbe del primo episodio epidemico associato al consumo di un alimento solido contaminato con ammoniaca.

** Normalmente la causa di patologie legate all'alimentazione sono di ordine microbiologico. In generale, il rapido sviluppo dei sintomi può indicare una causa chimica. L'ammoniaca si scioglie in acqua sotto forma di ammonio e perde il suo caratteristico odore. Come notano gli autori, è comunque sorprendente che nessuno si sia accorto dello strano odore durante il trasporto e la cucina. Forse un falso senso di sicurezza si è diffuso per via del packaging, che è risultato invece molto poroso. Si tratta di un episodio che ricorda l'importanza del controllo organolettico anche nei piani HACCP e induce alla prudenza sulle proprietà del packaging. Gli eventi di contaminazione chimica devono essere tenuti sotto controllo da parte della distribuzione alimentare.

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6. Lattoglobulina innocente

Il principale allergene del latte sarebbero alcune forme di caseina e non la beta-lattoglobulina come ritenuto finora. Le prime indicazioni sono state ottenute mediante proteomica, mentre la conferma è stata ottenuta su 20 bambini: il siero di 19 di questi reagiva alla caseina. Secondo il gruppo dell'ISPA del CNR che ha condotto lo studio, possono essere selezionati bovini che producono latte con una ridotta concentrazione di queste forme di caseina. Vi sarebbero anche latti di altri animali, come quello d'asina, con le caratteristiche adatte al consumo da parte di bambini allergici. Attualmente i bambini allergici possono consumare solo latte idrolizzato.

** Le allergie sono un notevole problema di sicurezza alimentare. L'etichettatura è importante ma comunque esclude alcuni alimenti dal consumo della persona allergica. In questo studio, moderne tecniche molecolari hanno permesso di identificare la causa principale di un problema (cioè l'allergene), con utili conseguenze sia nello sviluppo delle metodiche per misurarne la presenza in alimenti e superfici ma anche per produrre alimenti adatti alle persone allergiche. Per i produttori di alimenti speciali, si tratta di una possibilità da indagare. Per i consumatori allergici e i genitori è opportuno aspettare: i pediatri e gli allergologi dovranno consultare lo studio ancora da pubblicare prima di fornire indicazioni operative.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 22/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
24/05/2004 Presenza di residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Miele Cina Regno Unito
24/05/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Polvere di peperoncino Cina Italia
24/05/2004  pH altamente alcalino Acqua minerale Turchia Danimarca
25/05/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Farina di mais Germania Italia
25/05/2004  Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Insalata di aringhe Germania Italia

 

 

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