Archivio - Gennaio 05
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Gennaio 2005


N. 3/2005 28 Gennaio 2005

Sommario

1. Editoriale

Mentre escono le linee guida europee per chiarire l'applicazione del Regolamento 178/2002 (molto importanti per gli operatori) e le autorità americane decidono di mettere gli isolati batterici a disposizione del pubblico, l'influenza aviaria continua a spaventare: due casi recenti, di cui uno mortale, potrebbero essere collegati al consumo di anatra. Anche quest'anno si ripresenta Vibrio parahaemolyticus in Cile, forse a causa del cambiamento del clima. Infine in Australia si è registrata un grosso focolaio di salmonellosi, legato a ristoranti turchi.

2. Una guida per rintracciabilità e ritiri dal commercio dalla Commissione (ex 178/2002)

Con un ritardo significativo (la normativa è già in vigore), la Commissione Europea ha reso pubbliche linee guida per l'interpretazione e per l'implementazione del Regolamento 178/20002, resesi necessarie per le molteplici aree d'incertezza. Secondo la Commissione, per esempio, la rintracciabilità è obbligatoria ma limitata solo ad alcune informazioni semplici, non si applica ai clienti che sono consumatori finali, non si applica all'export; sono precisati anche i tempi di mantenimento delle informazioni. Per quanto riguarda i ritiri dal commercio, se il prodotto ha raggiunto il consumatore, viene ribadito che, contrariamente a quanto avviene di prassi almeno in Italia, il produttore deve informare i consumatori, se l'obiettivo di protezione del consumatore non può essere raggiunto altrimenti.

** Per quanto non abbiano il valore di una legge, queste linee guida hanno una grande utilità e importanza. Non tutte le interpretazioni saranno bene accette nell'Unione ed è probabile che siano sottoposta al vaglio della Corte di Giustizia. Rappresentano comunque un riferimento essenziale per chiunque si occupi di alimenti. Resta ancora da accertare l'effettiva applicazione nei vari stati membri.

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3. Campioni prelevati durante le ispezioni a disposizione del pubblico

Gli isolati di batteri prelevati durante le ispezioni governative saranno disponibili per chi ne fa richiesta. Il FSIS (Servizio di Ispezione e Sicurezza Alimentare) della USDA (Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti) ha deciso di istituire un programma pilota per garantire questa possibilità. In questi anni il FSIS ha ricevuto svariate richieste da parte dell'industria, di avvocati, dell'accademia e di altri enti federali per gli isolati dei batteri recuperati da campioni di carne, di pollame e di prodotti a base d'uovo o dall'ambiente in cui questi alimenti sono stati prodotti. Dopo anni di dinieghi, poiché, almeno formalmente, l'ostacolo era economico, a cominciare dall'1 febbraio 2005 il FSIS metterà a disposizione gli isolati ai richiedenti che vogliano sopportare il costo della spedizione.

** Questa decisione potrebbe avere un significato importante per le cause intentante in seguito ad infezioni alimentari. Naturalmente, vi potrà essere anche un beneficio scientifico. Per quanto distanti, non è da escludere che anche in Europa si possa arrivare a soluzioni simili. Sarà interessante verificare l'esito di questo esperimento. Per chi importa o esporta prodotti alimentari verso gli USA (se sottoposti alla giurisdizione della USDA), l'impatto invece può essere più immediato, sia come possibilità di controllo sui fornitori che come possibili problemi.

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4. Influenza dei polli: due casi collegate agli alimenti?

Le analisi di laboratorio hanno confermato una infezione di influenza aviaria (virus di sottotipo H5N1) in due fratelli nella parte nord del Viet Nam. Entrambi avevano mangiato un piatto tradizionale contenente sangue e interiora di anatra, serviti crudi. Per questo si ipotizza una trasmissione dell'infezione direttamente dal veicolo, dall'anatra all'uomo, attraverso un alimento. Il fratello maggiore, di 46 anni ha sviluppato i sintomi della malattia l'1 gennaio ed è morto il 9. L'altro fratello di 42 anni ha sviluppato i sintomi il 10 ed è stato ricoverato all'ospedale di Hanoi dove era già stato curato il fratello; sta guarendo. Gli ufficiali sanitari del Viet Nam hanno ripetutamente sconsigliato il consumo di piatti fatti con sangue di anatra fresco crudo o prodotti di pollo non adeguatamente cotti (secondo quanto osservato finora, una cottura adeguata, cioè a 70°C, uccide il virus H5N1).

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO, in inglese) ha investigato i due casi e ha formulato una seconda ipotesi di infezione, ipotizzando una trasmissione da uomo a uomo (il fratello più giovane avrebbe contratto l'infezione curando il maggiore).

** L'influenza aviaria (o dei polli) resta al centro delle preoccupazioni delle autorità per la possibile trasmissione all'uomo e per l'elevata mortalità. La possibilità di trasmissione attraverso gli alimenti aumenta ulteriormente questa preoccupazione, anche se ulteriori accertamenti sono necessari. I piatti a base di sangue di anatra sono presumibilmente rari in Europa; tuttavia, il pollo spesso non viene cotto adeguatamente (come evidenziato da numerose patologie alimentari). Mentre pollame non può essere certamente importato da questi paesi, i consumatori non hanno necessità di cambiare comportamenti alimentari.

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5.Vibrio parahaemolyticus e frutti di mare: nuova episodio della pandemia in Cile

Più di 200 persone sono state probabilmente infettate da Vibrio parahaemolyticus nell'area di Puerto Montt, in Cile, dopo aver mangiato prodotti ittici (probabilmente ostriche crude contaminate). In totale, però, soltanto 8 persone hanno ricevuto finora una conferma della diagnosi di infezione da V. parahaemolyticus, mentre gli altri sono sotto osservazione poiché hanno manifestato i sintomi della malattia. Secondo le autorità, i prodotti ittici dovrebbero essere cucinati sempre ad alte temperature. Ad aggravare la contaminazione in mare, la refrigerazione a temperature inappropriate dei frutti di mare contaminati con questo organismo permette la loro proliferazione, aumentando la possibilità di infezione. è stato escluso un divieto totale della pesca.

** Questo episodio segue un evento analogo verificatosi nel 2004 nella stessa area del Cile; si registrarono circa 1500 casi e la causa fu attribuita alle temperature inusualmente alte delle acque (normalmente fredde, anche d'estate). Le conseguenze socioeconomiche furono molto severe. Evidentemente la situazione si è ripetuta senza che il comportamento dei consumatori sia cambiato. I sierotipi non sono riportati per quest'anno, ma è probabile che la situazione rilevata nel 2004 (appartenenza al complesso clonale responsabile della pandemia iniziata nel 1996 e comparsa nel 1998 in Cile) sia analoga. Per i consumatori di frutti di mare il consiglio è di procedere ad una cottura completa (cioè bollire fino all'apertura delle conchiglie e poi proseguire per 5 minuti o più; oppure a vapore, fino all'apertura, e poi per almeno 10 minuti). Per gli importatori, è necessario avere un adeguato programma di controlli e interrompere, almeno temporaneamente, l'approvvigionamento da aree contaminate.

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6. In Australia epidemia di salmonellosi: centinaia di casi da due intingoli

Centinaia di persone sono state colpite da una epidemia di Salmonellosi dopo aver pranzato in un ristorante turco a Brunswick (nello stato di Victoria, Australia). Le autorità di Sanità Pubblica locali hanno rilevato la presenza di Salmonella in due intingoli: l'hummus, una salsa mediorientale di ceci e sesamo con limone e aglio, e una salsa di melanzane. Più di 720 persone hanno telefonate alle autorità comunicando che si sono sentiti male dopo aver mangiato al Ristorante Alasya o al Ristorante Alasya 2 tra l'8 e il 19 gennaio 2005. Al momento il numero di casi confermati di Salmonella è di 173, ma è destinato ad aumentare. Solo 25 persone, tra cui molti bambini, sono state ricoverate in ospedale. Il sierotipo di Salmonella isolato dalle salse si è dimostrato lo stesso isolato da tutte le vittime sottoposte ad esami di laboratorio. Secondi alcuni esperti, l'isolamento degli organismi da 2 veicoli distinti, le due salse, suggerisce una possibile contaminazione incrociata di uno dall'altro o di entrambi attraverso la manipolazione di alimenti. Va, inoltre, ricordato che precedenti casi di Salmonella sono già stati associati ai semi di sesamo e o a prodotti a base di questi.

** Nonostante l'emergere di nuovi patogeni, Salmonella resta un serio problema per la sicurezza degli alimenti. Il numero di casi può essere molto alto quando una quantità presumibilmente grande di alimento è stata contaminata ed esso viene distribuito a molte pesone. I ristoranti etnici sono di fatto spesso più a rischio per questo genere di episodi. Sarà interessante la determinazione dell'ingrediente o della persona che ha causato l'episodio (il sierotipo responsabile dell'episodio non è stato riportato nelle notizie). Per il settore della ristorazione e per i consumatori, resta molto importante seguire le norme igieniche nella preparazione degli alimenti e considerare la possibilità che alcuni ingredienti, tra cui il sesamo, possono veicolare Salmonella.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 4/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • Ritornano alcuni problemi già incontrati in passato: le gelatine che possono causare soffocamento, il cloramfenicolo nel miele, il Sudan IV nell'olio di palma (ora anche in Svezia)
  • Il gorgonzola ha di nuovo problemi in Germania, per la presenza di Listeria monocytogenes, anche se i livelli di questo patogeno permessi in Germania sono più elevati che in Italia. Il reale rischio associato al consumo di questo alimento, che riguarda comunque solo donne in gravidanza, anziani e persone immunocompromesse, non è ancora chiaro
 
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
17/01/2005 Rischio di soffocamento per deglutizione Gelatina di cocco, lici, pesca, mango, limone Taiwan Estonia
17/01/2005 Contenuto troppo elevato di acido benzoico (E 210) Bevanda per bambini aromatizzata alla caramella Hollywood Distributions Cina Regno Unito
17/01/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Fichi secchi Grecia via Olanda Finlandia
18/01/2005 Contaminazione da cloro (cattivo odore, nessun rischio per la salute) Spirali di formaggio Marks & Spencer  ‘Loved by Kids’; solo lotto con "Use by date" (scadenza) of 18 January 2005 Regno Unito Regno Unito
18/01/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Gamberi cucinati (Penaeus vannamei) Francia Italia
18/01/2005 Presenza del patogeno Salmonella Funghi neri secchi Cina Francia
19/01/2005 Presenza di lieviti Vin brulè e punch all'amaretto Germania Germania
19/01/2005 Irradiazioni non identificate Tagliatelle istantanee Repubblica di Corea via Olanda Germania
19/01/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Formaggio gorgonzola Italia Germania
19/01/2005 Migrazione dal materiale alimentare (bicchierini) di livelli eccessivi di piombo e cadmio Bicchierini da liquore  Cina via Svezia Finlandia
19/01/2005 Presenza di 3-monocloro-1,2-propanediolo (3-MCPD) Salsa di pesce Tailandia via olanda Germania
19/01/2005 Presenza di residui del farmaco veterinario tossico cloramfenicolo Miele naturale d'api India Cipro
19/01/2005 Presenza del patogeno Salmonella Arizonae Formaggio Camembert ASDA confezionato, formato "Taster", peso 125 g, scadenze: 29 Gennaio 2005, 30 Gennaio 2005, 31 Gennaio 2005, 1
Febbraio 2005
Francia (non distribuito in Italia) Regno Unito
20/01/2005 Presenza di acido usnico Pillole dietetiche Paese non menzionato Svezia
21/01/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan IV Olio di palma rosso puro Paese non menzionato via Francia Svezia

N. 2/2005 21 Gennaio 2005

Sommario

1. Editoriale

L'Autorità europea di sicurezza alimentare (EFSA) occupa ben tre delle nostre cinque notizie. L'EFSA si è espressa per la semplificazione delle visite ispettive post-mortem nei bovini e sul congelamento come metodo per eliminare il rischio teniasi dalle carni di maiale e cinghiale. Per quanto riguarda il furano, il parere dell'EFSA è preoccupatnte; al momento i livelli trovati negli alimenti (per la verità pochi quelli analizzati) sembrano vicini a quelli che negli animali di laboratorio danno luogo a tumori. Sono urgenti pertanto ulteriori studi, anche sugli alimenti per l'infanzia. L'EFSA ha anche raccomandato ai produttori di sacchi di juta di seguire le norme IJO, pena il rischio di rendere pericolosi e inappetibili gli alimenti in essi trasportati. Dagli USA giungono dati che confermano nei norovirus il patogeno alimentare di gran lunga emergente, ormai diventato il principale agente di gastroenteriti negli USA. Data anche la difficoltà di controllarlo, è importante essere preparati. Infine, dal Giappone e dagli USA giunge un esempio di collaborazione nel controllo di E. coli O157.

2. Carni secondo l'EFSA: rivedere le ispezioni e congelare per eliminare la tenia

Le ispezioni post-mortem dei bovini dovrebbero essere semplificate, riducendo l'uso delle tecniche di palpazione/incisione. Secondo il  Pannello BIOHAZ dell'EFSA (Agenzia di Sicurezza Alimentare Europea), in questo modo il rischio di contaminazione crociata (il veterinario può trasferire la contaminazione con patogeni alimentari da un sito all'altro) viene ridotto e le risorse umane e materiali possono essere meglio dirette verso attività di provata efficacia (controlli dell'igiene del macello, per esempio). Le ispezioni post-mortem di animali apparentemente sani, secondo i dati dell'EFSA, sono in grado di identificare solo il 20% delle lesioni macroscopiche realmente presenti; queste poi sono presenti solo nell'1% degli animali. Queste semplificazioni possono funzionare però solo in determinati casi e i bovini a rischio devono essere esaminati in maniera tradizionale.

In un parere sempre legato alle carni, il pannello ha concluso che il congelamento di carcasse di maiale, cinghiale o bovino a -10°C (a temperature inferiori) per 10 giorni o più uccide i cisticerchi ed è un'ottima base per la prevenzione della teniosi umana causata da T. solium, T. saginata e T. saginata asiatica. L'utilizzo di questa tecnica può essere un'alternativa all'esame microscopioco delle carni di maiale. Anche se i dati non sono completi, il Pannello ha ritenuto che non vi sono ragioni per ritenere che la tenia sia più resistente nelle carni di cinghiale che in quelle di maiale e che le specie meno note resistano molto di più al freddo (eccetto T. nativa che non sembra patogena per l'uomo). Normalmente i sintomi di infezione con T. saginata sono lievi nell'uomo, ma possono essere gravi nel caso di sviluppo di cisticercosi.

** Le metodiche ispettive e di trattamento degli alimenti devono riflettere le priorità di sanità pubblica; questo spiega lo sforzo di aggiornamento dei metodi da parte dell'EFSA. Il primo parere è motivato da una serie di studi sull'argomento; il secondo dall'ingresso dei nuovi paesi nell'Unione, dove il problema della Taenia è più accentuato e le condizioni ambientali sono diverse. Il primo parere, anche se non immediatamente operativo, è di interesse per tutti i veterinari, mentre il secondo riguarda tutta la filiera del maiale e del cinghiale.

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3. Furano negli alimenti anche per l'infanzia: può essere un problema serio

Dai dati attualmente disponibili sembra che ci sia una differenza relativamente piccola tra la possibile esposizione umana al furano e le dosi che, in esperimenti su animali, provocano il cancro, probabilmente attraverso meccanismi genotossici. Nonostante la forte preoccupazione generata da questa constatazione, una completa valutazione dei rischi andrebbe fatta per valutare i dati di tossicità ed esposizione già esistenti. Queste sono le conclusioni di un rapporto scientifico commissionato dall'EFSA (Autorità europea di sicurezza alimentare) sulla base di un'analoga iniziativa della FDA (Food and Drug Administration, autorità di sicurezza alimentare USA); gli obiettivi erano di valutare metodi di analisi, presenza e formazione nei cibi, esposizione e tossicità del furano. Il furano è una molecola che si trova in alcuni tipi di alimenti come, per esempio, il caffè oppure negli omogeneizzati. Al contrario, le verdure fresche non contengono questa sostanza. Il furano è in grado di attraversare le membrane biologiche e viene assorbito dai polmoni o dall'intestino, anche se la sua presenza nei tessuti corporei è ridotta dall'attività del fegato che lo elimina dal sangue. Per questo, tra l'altro, il fegato è il primo bersaglio della tossicità del furano. Il rapporto dell'EFSA ha concluso che la cancerogenicità del furano è probabilmente attribuibile a meccanismi genotossici; inoltre, l'esposizione cronica può provocare una proliferazione secondaria di cellule che può indirettamente amplificare la risposta tumorale.

** Negli ultimi anni, si sta accumulando una forte evidenza circa la presenza di sostanze cancerogene nella dieta, non per un'azione umana deliberata, ma come conseguenza accidentale della cottura (furani, acrilammide) o della coltivazione (micotossine). Si ritiene che gli alimenti contribuiscano sensibilmente all'incidenza dei tumori; quindi, il controllo di queste sostanze offre una grande opportunità di miglioramento della speranza di vita. Il caso del furano è particolarmente significativo, per l'elevato rischio che sembra comportare. Le conclusioni dell'EFSA sono molto preoccupanti, anche se ulteriori dati sono necessari per valutare il rischio effettivo (compreso un maggiore numero di analisi e dei metodi analitici). è importante che anche l'industria partecipi attivamente a questo processo. Mentre si aspetta una rapida risposta da parte di comunità scientifica (studi anche epidemiologici) e autorità, per i consumatori è ancora presto per fornire indicazioni operative. Anche se i furani potrebbero concentrasi negli alimenti per l'infanzia confezionati (essendo volatili), non esistono dati certi sugli alimenti preparati in casa: si può solo presumere che il furano si disperda nell'aria. 

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4. Sacchi di juta: sicuri solo se fatti secondo norme IJO

L'uso di oli minerali nella preparazione dei sacchi per alimenti di juta o agave non è pericoloso solo se effettuato secondo le norme IJO (International Juta Organization). è questo il parere del Pannelo Scientifico dell'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza ALimentare) sugli additivi alimentari e sui materiali a contatto con gli alimenti. Secondo l'IJO, gli oli usati per i sacchi (che conterranno grano, riso, ecc) conterranno solo ingredienti non tossici e residui che alterino il sapore ai cibi. L'IJO ha anche fissato i limiti per la presenza di materiali non idrosolubili nei sacchi. Secondo l'EFSA, se  queste specifiche vengono seguite, la presenza di idrocarburi minerali semivolatili prodotti dai sacchetti di iuta e agave verrà significativamente ridotta. I sacchetti di sisal e di iuta sono per trasportare le materie prime, le piante e la frutta usata per la produzione degli alimenti. Nel processo  di fabbricazione di questi sacchetti l'uso di di oli minerali è necessario per ammorbidire le fibre prima della filatura. Quando idrocarburi minerali semivolatili sono presenti in questi oli, essi possono essere trasferiti dalle fibre agli alimenti trasportati nei sacchetti attraverso evaporazione e ricondensazione, e quindi contaminare i cibi.

** Quello dei sacchi di juta è un problema che può riguardare l'intera filiera. Infatti, anche se la coltivazione viene fatta in maniera appropriata, il prodotto finale può essere contaminato per condizioni inadeguate di trasporto. Diventa quindi fondamentale per produttori primari e per industria di trasformazione che le norme IJO siano seguite, soprattutto ora che l'EFSA ne ha riconosciuto la validità.

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5. Norovirus: patogeno alimentare emergente

Grazie a nuove analisi molecolari, i norovirus (NoV) stanno emergendo come i primi patogeni alimentari, almeno negli USA e in questi anni. In uno studio recente, alcuni ricercatori hanno analizzato 8271 focolai epidemici collegati all’alimentazione e riportati ai CDC (Centers for Disease Control and Prevention, centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) negli anni dal 1991 al 2000, con ulteriori dati provenienti da 6 stati. La proporzione di focolai epidemici collegati ai NoV è aumentata dall'1% nel 1991 al 12% nel 2000 nonostante il fatto che, dal 1998 al 2000, il 76% di focolai epidemici di norovirus siano stati riportati solo da 11 stati (si sospetta quindi che gli altri non effettuino una sorveglianza adeguata). Nel 2000, il 50% di focolai epidemici legati all'alimentazione in 6 stati sono stati attribuiti a norovirus. Inoltre, i focolai epidemici di questo virus sono risultati molto più grandi di tutti i focolai legati a batteri; il 10% di persone affette da norovirus hanno ricercato cure mediche mentre l’1% è stato condotto in ospedale. Sulla base di questi dati, si può sospettare quindi che i Nov siano la più comune causa di gastroenteriti negli USA. Secondo i ricercatori dei CDC, inoltre, un uso più diffuso di queste analisi molecolari permetterà di stimare meglio il ruolo dei norovirus nel provocare malattie gravi e aiutare gli sforzi per il controllo e la prevenzione delle malattie alimentari.

** I norovirus si trasmettono sia attraverso il cibo che col contatto tra persone; inoltre, questi virus resistono, in certi casi, ai processi di pulizia e sanificazione. Per questo, la preoccupazione relativamente alla loro diffusione è crescente. In Italia i dati sono ancora relativamente scarsi, ma è possibile che i trend osservati negli USA si verifichino anche in Europa (come mostrano già alcuni dati) e in Italia in particolare. Per gli operatori del settore alberghiero e della ristorazione, per gli esperti di sicurezza degli alimenti, è sicuramente un patogeno da conoscere. Anche in Italia sarebbe opportuno che, almeno a livello regionale, esistesse la capacità di ricercare questo patogeno mediante RT-PCR, non solo nei casi in cui l'eziologia batterica di un focoloaio viene esclusa, ma fino dall'inizio come possibile agente eziologico al pari di Salmonella.

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6. Dall'America al Giappone: carne contaminata

Carne americana contaminata da E. coli O157 ha provocato alcuni casi di enterocolite emorragica in Giappone. Il primo caso è stato scoperto a metà febbraio 2004, in un bambino ospedalizzato ad Okinawa. Un fratello aveva manifestato alcuni degli stessi sintomi (diarrea con sangue, e precedentemente dolori addominali). Tutti i membri della famiglia avevano mangiato hamburger il 6 febbraio; E. coli O157:H7 è stato isolato dal fratello e da un altro membro della famiglia, che però non ha manifestato gli stessi sintomi. è risultato che la carne utilizzata per fare gli hamburger era stata acquistata presso lo spaccio di una base militare americana; la carne incriminata è stata rintracciata e 450 quintali di carne surgelata, proveniente dagli USA e prodotta lo stesso giorno di quella incriminata, sono stati sequestrati.

** Il commercio internazionale implica che la collaborazione tra agenzie di sanità pubblica, anche fuori dall'Europa, deve essere molto stretta. In questo caso, i casi si sono verificati in Giappone ma l'indagine sulla carne si è svolta negli USA. Da un altro punto di vista, questo episodio dovrebbe aumentare l'attenzione a prevenire la presenza di questo pericoloso patogeno sia a livello zootecnico sia mediante una cottura adeguata.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 3/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • Continuano i problemi legati ai solfiti soprattutto nella frutta secca, ma anche nei gamberetti
  • In Italia si trovano ancora partite di peperoncino contaminate con rosso Sudan. Tuttavia, le autorità sembrano in grado di eseguire un buon monitoraggio che ha permesso anche di individuare problemi con prodotti francesi
  • Una segnalazione relativa alla radioattività è interessante perché potrebbe gettare la luce su un problema esteso, per quanto riguarda le importazioni di alcuni prodotti dall'Europa dell'Est
Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
10/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Turchia via Grecia Cipro
10/1/2005 Partita avariata Cassoulet d'anatra Francia Belgio
11/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Papaya secca glassata Tailanda via Olanda Slovenia
11/1/2005 Presenza del colorante vietato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Peperoncino in polvere Italia Italia
11/1/2005 Presenza del colorante vietato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma (100% naturale) Ghana via Belgio Germania
12/1/2005 Livelli eccessivi di radioattività Funghi (Tricoloma equestre o agarico dei cavalieri
, Tricholoma equestre (L))
Polonia Germania
12/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Papaya e ananas secchi e glassati Tailanda via Olanda Slovenia
12/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Turchia via Grecia Cipro
12/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Paese non menzionato via Grecia Cipro
12/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Turchia via Grecia Cipro
12/1/2005 Presenza del colorante vietato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa con peperoncino Francia Italia
12/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Gamberetti cotti refrigerati Francia Italia
12/1/2005 Alterazioni organolettiche e insetti Mix di nocciole Stati Uniti via Germania Slovenia
13/1/2005 Presenza della tossina fungina ocratossina A Peperoncino Israele via Olanda Germania

N. 1/2005 14 Gennaio 2005

Sommario

1. Editoriale

Le pentole antiaderenti e tutti gli oggetti contenenti Teflon potrebbero presentare un pericolo per la salute; questa è una possibilità avanzata da una recente valutazione del rischio dell'Agenzia americana per la Protezione dell'Ambiente (EPA). Le conseguenze potrebbero essere molto importanti, ma è ancora presto per prendere decisioni. Uno studio sui fast-food mette in guardia circa l'uso dei guanti: può essere controproducente. è probabile che i casi di vCJD in Inghilterra resteranno pochi (comunque, sempre tragicamente troppi), nonostante i preoccupanti risultati di screening sulle tonsille effettuati nel 2003. Il Regno Unito sta considerando di introdurre dei veri propri semafori sulle etichette alimentari per informare i consumatori sulla salubrità degli alimenti: una proposta interessante davanti all'ondata di obesità. Infine, numerosi casi di infezioni urinarie non trattabili con antibiotici importanti, registrati negli USA, potrebbero essere attribuiti agli antibiotici usati in zootecnia. 

2. Pentole antiaderenti: problemi in vista per il Teflon

Secondo l'EPA (Environmental Protection Agency, l'agenzia di protezione ambientale americana), anche livelli molto bassi di una sostanza chimica utilizzata per produrre il Teflon potrebbero comportare un rischio per la salute umana. Un rapporto preliminare dell'Agenzia ha infatti indicato che l'esposizione a quantità minime di acido perfluorottanoico, o PFOA, ha il potenziale di causare effetti avversi sullo sviluppo, oltre ad altri effetti negativi. Questa valutazione, che è basata come quasi tutte le valutazioni di sostanze chimiche su studi in animali, verrà sottoposta ora al vaglio di un gruppo di esperti prima di trarre conclusioni sul rischio per la popolazione. Il PFOA è utilizzato nelle pentole antiaderenti, ma anche in cavi, abbigliamento e molti altri settori. Il PFOA è estremamente persistente nell'ambiente; inoltre, è stato rinvenuto nel sangue della popolazione generale. Per quanto riguarda gli effetti avversi, nei lavoratori esposti professionalmente si osserva la concomitanza con livelli elevati di trigleceridi (anche se nessuna associazione è stata provata) ed è apparso cancerogeno in uno studio nei ratti. In questi animali, si osserva anche accumulo nel latte materno. Infine, nella zona attorno all'impianto di produzione, ha contaminato estesamente le risorse idriche. E'in corso anche una battaglia legale tra DuPont ed EPA perché la multinazionale DuPont, produttrice di PFOA e Teflon, non avrebbe condiviso numerosi dati sul PFOA con l'agenzia federale.

** I dati sul PFOA sono ancora pochi purtroppo, mentre, almeno negli USA (in Italia i livelli sono forse più bassi), la popolazione ha già accumulato questo composto a livelli significativi nel sangue. Di conseguenza, l'approccio dell'EPA nella valutazione del problema è stato innovativo e deve essere sottoposto al vaglio di altri esperti, mentre è già contestato dai consumatori. I rappresentanti dei consumatori sostengono, infatti, che l'Agenzia ha favorito DuPont, nonostante l'atteggiamento non cristallino dell'azienda. Il processo di valutazione sarà quindi lungo e complesso; non è da escludere tuttavia che, alla fine, vengano poste forti restrizioni all'uso dello PFOA. Per i consumatori, al momento, non è consigliabile sostituire le pentole in Teflon; chi è particolarmente preoccupato, può seguire i consigli del gruppo americano EWG (vedi tra i link).

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3. Trattare con i guanti: con il cibo non funziona

L’uso dei guanti nell'ambito della ristorazione può essere controproducente perché il personale si lava meno spesso le mani quando usa i guanti. Questo è uno dei risultati di uno studio condotto nell'ambito della ristorazione veloce per determinare se la contaminazione da alcuni batteri differisce a secondo dell'uso da parte del personale dei guanti. Lo studio ha dimostrato che i dipendenti dei ristoranti indossano lo stesso paio di guanti per lunghi periodi e questo conduce al fallimento dell’uso dei guanti nel ridurre o prevenire la contaminazione batterica. Lo studio, pubblicato su Journal of Food Protection, ha analizzato 371 tortillas vendute in fast food e manipolate da personale dotato o meno di guanti; su queste tortillas ha valutato la presenza di stafilococco aureo, di Escherichia coli, di Klebsiella, di batteri coliformi e la conta microbica totale (CMT). I coliformi sono stati trovati nel 9,6% delle tortillas manipolate con i guanti e nel 4,4% dei campioni manipolati senza i guanti; tuttavia, questa differenza non è risultata statisticamente significativa. Anche la CMT, una misura comunemente usata per valutare lo stato di igiene, è stata trovata a livelli più elevati in campioni trattati coi guanti che in campioni trattati a mani nude.

** L'uso dei guanti nell'ambito della preparazione di alimenti viene percepito come un miglioramento delle condizioni igieniche. Tuttavia, questo studio, come altri in passato, hanno dimostrato che se l'uso non è corretto, la contaminazione può in realtà peggiorare. Quando si introduce l'uso dei guanti, quindi, è molto importante valutarne l'effettiva utilità, tenendo conto anche del rischio di allergie legato al lattice, e, in caso di decisione positiva, introdurre anche precise misure comportamentali concernenti il loro uso. In molte situazioni, una pulizia adeguata delle mani è un'alternativa adeguata; questo vale sicuramente in ambito domestico. 

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4. vCJD in Inghilterra: ancora pochi casi?

La probabilità che il morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD la manifestazione nell’uomo della BSE) causi un grande numero di casi resta molto bassa, secondo uno studio di un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di Londra. Secondo questa ricerca, ci saranno probabilmente circa altri 70 casi di vCJD dovuti ad assunzione di carne bovina infetta da BSE; secondo lo scenario più pessimistico e ritenuto meno probabile, questo tipo di trasmissione potrà portare a un numero massimo di 600 morti. Questo lavoro aggiorna le stime dei casi di vCJD ad uno studio del 2003 secondo il quale, oltre ai casi clinici individuati, circa altri 3800 individui nel Regno Unito potrebbero risultare positivi per vCJD, in base ad un nuovo test diagnostico (in base 3 campioni positivi su un totale di 12764 campioni di tonsille e appendice esaminati). Tuttavia, solo una delle 3 persone positive al nuovo test è risultata positiva anche per la malattia clinica. L’interpretazione degli altri 2 campioni è stata meno sicura e potrebbe indicare individui infettati con vCJD che non hanno manifestato i sintomi clinici del morbo. Lo studio dell'Imperial College non ha tuttavia tenuto conto della possibilità di un aumento di infezioni di vCJD dovuti a trasfusioni di sangue.

** Sebbene restino dei dubbi sulle validità di queste stime, i risultati sono incoraggianti, dopo le preoccupazioni seguite a questi screening di massa sulle tonsille e sulle appendici. Resta la tragica realtà dei morti per una malattia che poteva essere evitata qualora misure prudenziali fossero state introdotte in tempo.

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5. Semafori rossi sugli alimenti insalubri per i consumatori inglesi

Le etichette colorate potrebbero essere un metodo da adottare ufficialmente per aiutare le persone nella scelta di alimenti più sani, secondo il parere della FSA britannica (Food Standards Agency, l'autorità di sicurezza alimentare britannica) e del governo inglese. L’FSA ha, infatti, realizzato una nuova ricerca che dimostra che le persone chiedono segnali semplici sulle etichette alimentari per essere aiutate ad informarsi e a scegliere i cibi più salutari. L’Agenzia ha messo a punto delle opzioni per questi segnali, cinque delle quali sono anche state testate sui consumatori. Tra queste cinque testate, due sono risultate le preferite. Una era un semaforo semplice, che univa i principali nutrienti dell’alimento in un’unica misura etichettandoli con i colori rosso , giallo e verde in base al livello di nutrienti contenuti. L’altro era un semaforo multiplo che mostrava informazioni separate per i grassi totali, i grassi saturi, zucchero e il sale contenuti negli alimenti. Questo strumento descrive con semafori diversi i livelli alti, medi o bassi di ciascuno di questi nutrienti chiave negli alimenti. La FSA lavorerà ora con l’industria alimentare, con i gruppi dei consumatori e gli esperti di salute pubblica per sviluppare queste, e potenzialmente altre, opzioni, per veder quali si dimostrano migliori in pratica. Ulteriori ricerche verranno fatte per testare come le persone reagiscono a questi segnali. L’Agenzia prevede che il lavoro si concluderà nell’estate del 2005.

** L'ipotesi britannica di fornire indicazioni nutrizionali semplici ai consumatori, attraverso uno o più semafori, ha già scatenato polemiche, anche negli USA. Secondo alcuni, soprattutto in mancanza di una corretta informazione, i consumatori possono reagire in maniera superficiale e non corretta ad un messaggio comunque riduttivo. Secondo altri, l'epidemia di obesità e l'influenza negativa di una cattiva alimentazione sulla salute rendono necessari interventi radicali. Dal punto di vista dell'industria, anticipare, in maniera standardizzata, questo tipo d'azione può essere importante anche in Italia. Per il consumatore italiano, la prospettiva attuale resta quella di consultare l'etichetta che spesso però non permette di valutare apporti calorici, di grassi e di sale.

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6. Infezioni delle vie urinarie: colpa della carne?

Un nuovo studio dell’Università della California a Berkeley ha concluso che un vasto focolaio epidemico di infezioni delle vie urinarie dovuta a E. coli resistente agli antibiotici trimetoprim e sulfametoxazolo (TMP-SMZ) potrebbe essere stato provocato da batteri legati agli alimenti. In particolare, un isolato del 1988 da una vacca risulta molto simile all'unico ceppo batterico che ha causato tutte le infezioni del focolaio.  Lo studio, pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases, ha analizzato isolati di E. coli provenienti da animali e tamponi ambientali.

** I rischi connessi all'uso di antibiotici in zootecnia sono da tempo oggetto di dibattito e di regolamentazione. Questo studio, sebbene non definitivo, rafforza le preoccupazioni per la sanità pubblica. Resta valido l'invito a trattare attentamente gli alimenti a base di carne.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 2/2005 (il numero 1/2005 non esiste). Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • i gamberetti importati dai paesi in via di sviluppo si confermano prodotti particolarmente "a rischio"
Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
3/1/2005 Residui di antibiotici: nitrofurano e furazolidone (AOZ) Gamberetti(Litopenaeus vannamei) Venezuela Olanda
4/1/2005 Presenza di muffe Biscotti ricoperti di cioccolato con ripieno alla fragola Germania via Grecia Cipro
4/1/2005 Presenza della tossina DSP (diarrheic shellfish poisoning) Cozze (Mytilus galloprovincialis) Spagna Italia
4/1/2005 Aciteldenafil Integratore alimentare Olanda Belgio
4/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche, senza nocciolo, essiccate al sole Turchia via Grecia Cipro
4/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Turchia via Grecia Cipro
5/1/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche, senza nocciolo, essiccate al sole Turchia via Grecia Cipro
5/1/2005 Frammenti di metallo Piselli Olanda Francia
5/1/2005 Presenza del colorante potenzialemente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Nigeria via Regno Unito via Olanda Germania
7/1/2005 Enterotossina da Staphylococcus aureus Gamberi giganti black tiger (Peneaus monodon) Bangladesh India via Olanda Belgio

 


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