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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.


Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Gennaio 2004  

N. 5/2004 30 Gennaio 2004 

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo di una frode avvenuta negli USA, relativa ad un latte artificiale venduto come integratore alimentare. Parliamo anche il caso dei pistacchi con aflatossine, un problema sanitario e commerciale che i produttori USA intendono sfruttare. Proponiamo anche nuovi dati su Campylobacter, informazioni sui metodi di combattere il bioterrorismo anche in ambito alimentare e un utile videogioco.

2. Inganni via Internet

La FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti informa i consumatori che un prodotto, "Better than Formula Ultra Infant Immune Booster 117", della NSP Research Nutrition e venduto via Internet, non deve essere dato agli infanti (bambini piccoli). La NSP vendeva il prodotto come integratore, ma la pubblicità lasciava intendere che potesse essere utilizzato come latte artificiale. Tuttavia, il prodotto non è mai stato valutato come latte artificiale; i prodotti per la prima infanzia, come il latte artificiale, sono sottoposti a particolari controlli. Inoltre, sembra che il prodotto non fosse idoneo da questo punto di vista.

** La maggioranza delle persone ritiene che un prodotto posto in commercio sia stato valutato per la sua sicurezza. Spesso non è così, soprattutto per quanto riguarda le vendite via Internet. Particolare preoccupazione sollevano i prodotti che, come gli integratori, sono degli alimenti particolari di cui spesso vengono vantati effetti quasi terapeutici. I rischi sono numerosi (vedi il caso del latte alla soia per bambini, di cui abbiamo parlato su questo settimanale) e bisogna controllare sempre l'avvenuto controllo da parte della autorità, evitando gli acquisti via Internet se non di prodotti già noti. Per i produttori l'invito è alla prudenza e al rispetto delle norme e dei consumatori.

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3. Pistacchi tossici

I produttori americani di pistacchi hanno chiesto all'AMS (Agricultural Marketing Service), di ridurre il massimo livello di aflatossine consentito da 20 ppb a 15 ppb. Perché la proposta sia approvata, i produttori dovranno votare. Gli USA sono il secondo produttore mondiale di pistacchi. I produttori temono che, in maniera simile al caso "mucca pazza" o a quanto sta succedendo con il salmone allevato, si possa creare panico tra i consumatori visto che le aflatossine sono le più potenti sostanze cancerogene note. Stimano inoltre che, a fronte di una spesa di 490 mila dollari per adeguarsi al nuovo standard, potrebbero guadagnare un milione e mezzo di dollari, sia evitando un incidente di pubbliche relazioni, sia per l'aumentata domanda. La domanda di pistacchi sta crescendo perché, aflatossine a parte, sembra abbiano, come gli altri frutti con guscio, degli effetti benefici sulla salute e in particolare nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, se consumati in quantità moderate.

** Mentre il principale concorrente degli USA, l'Iran continua ad avere problemi ad esportare verso l'Unione Europea proprio per il livello di aflatossine, i produttori americani hanno deciso di agire per migliorare la legislazione, in una maniera decisamente diversa dal solito (la regolamentazione viene imposta). Si tratta di una situazione che sta accadendo abbastanza spesso ultimamente (OGM, mucca pazza): gli USA, per motivi commerciali o sanitari, sono costretti, con ritardo, a riprendere delle disposizioni già adottate in Europa. Per i produttori si tratta comunque di un buon esempio: spesso una maggiore regolamentazione è un'occasione di business.

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4. Campylobacter lappone

I dati raccolti in Finlandia indicano che la campilobatteriosi acquisita in quel paese è normalmente trasmessa agli esseri umani dai polli, o da una fonte comune. Inoltre, la porzione della popolazione più colpita è quella tra i 70 e i 74 anni; in generale, gli ultrasessantenni, i giovani adulti (20-24 anni) e i bambini sotto i cinque sono le popolazioni più colpite. Dal 1998, Campylobacter è il batterio enteropatogeno più comune nei pazienti finlandesi. Dal 1994, tutti i laboratori di microbiologia clinica finlandesi devono inviare una notifica al registro nazionale se identificano Campylobacter in un isolato clinico.

** Campylobacter è un patogeno alimentare spesso trascurato in sede di esecuzione di analisi per i piani di autocontrollo. Si tratta invece di un problema sanitario importante, normalmente associato ai bambini più piccoli (nei paesi occidentali è normalmente la principale causa di diarree nei bambini). Non stupisce il collegamento tra pollame e infezioni umane, anche se il confronto tra frequenze di serotipi non è conclusivo. Suggerisce comunque l'importanza di controllare questo patogeno a livello di allevamento e macellazione. Per i consumatori, l'invito è quello di evitare contaminazioni crociate (lavando mani, utensili e superfici) e di cuocere bene le carni.

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5. Rispondere al bioterrorismo

Gli attuali sistemi per identificare episodi di bioterrorismo, compresi quelli che coinvolgono alimenti, non sono stati valutati in maniera corretta. Un gruppo di studiosi dell'Università di California a San Francisco, di Stanford e di altri istituti americani hanno preso in considerazione 55 sistemi rapidi per identificare la presenza di agenti che potrebbero essere coinvolti in attacchi (tossine di Staphyloccoccus; spore di B. anthracis; Yersinia pestis, etc.) o per campionare l'aria o l'ambiente. Alcuni di questi strumenti rendono portatili o addirittura tascabili tecnologie normalmente limitate al laboratorio (ad esempio, la PCR); tuttavia, gli autori mettono in luce che pochi sono stati valutati in maniera completa, soprattutto mettendone in luce sensibilità, cioè la capacità con un risultato positivo un campione che è davvero contaminato, e specificità, cioè la capacità di dare un risultato negativo quando il campione in realtà non è contaminato. Stesse conclusioni per 23 sistemi elettronici che dovrebbero aiutare i medici a identificare le malattie potenzialmente coinvolte in attacchi biologici. Gli autori dello studio pubblicato recentemente indicano anche quali sono i criteri corretti per valutare questi strumenti.

** Questi sistemi per rispondere al bioterrorismo potrebbero essere usati anche per aumentare la sicurezza degli alimenti: si potrebbero fare più facilmente e rapidamente esami microbiologici e identificare focolai epidemici. Analogamente al programma Apollo in campo spaziale, questa potrebbe essere una ricaduta civile positiva dello sforzo militare di prevenire il terrorismo. Come applicazione al bioterrorismo, restano evidentemente alcuni problemi da risolvere. Per le autorità e per i produttori di alimenti può essere interessante esaminare questi prodotti per future applicazioni civili. Il Ministero e le Regioni italiane hanno attivato sistemi di monitoraggio per rilevare eventuali attacchi.

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6. Videogioco per mangiare sicuri

Il FSIS (Food Safety and Inspection Service,Servizio di Sicurezza e Ispezione degli Alimenti) del Dipartimento dell'Agricoltura americano ha lanciato un videogioco, basato su Flash Media Player e utilizzabile via Internet, per insegnare ai bambini i principi della sicurezza degli alimenti. Si tratta di un'azione di un vasto programma educativo, che comprende un pullman che sta girando gli Stati Uniti. I quattro punti chiave sono: Clean, Separate, Cook, Chill (pulire mani e superfici, separare per evitare la contaminazione crociata, cuocere fino a temperature adeguate, refrigerare). Oltre alle foto del pullman, dei vari eventi (cui sono coinvolti anche i dirigenti del servizio), è disponibile anche un albo da colorare.

** La maggioranza delle tossinfezioni alimentari ha origine nell'ambito domestico. Per prevenirle è dunque fondamentale l'educazione dei consumatori, a cominciare dai bambini. Educare i bambini serve a proteggere i consumatori di domani, ma ha anche un'influenza sul comportamento dei genitori. Si tratta di uno spunto utile per gli enti italiani. Per il momento, consumatori e docenti italiani possono utilizzare il materiale americano, con qualche cautela. Queste campagne risultano utili anche per i produttori e gli esercenti alimentari: riducono le tossinfezioni e possono diventare promozionali.

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N. 4/2004 23 Gennaio 2004 

Sommario

1. Editoriale

L'attenzione in questi giorni va a due crisi: il rinnovato allarme sul Sudan Rosso e l'influenza aviaria. Entrambi hanno portato a provvedimenti sulle importazioni e sul commercio. Tuttavia, il primo episodio è legato ad un pericolo reale, l'impatto commerciale è già elevato, quello sanitario difficile da stimare (mancano i dati soprattutto tossicologici), ma potenzialmente assai grave. Il secondo, per ora, è solo ipotetico (e speriamo lo resti).

Aggiungiamo, in questo numero, alcune notizie riguardanti l'impatto degli allarmi di sicurezza alimentare negli USA, la preparazione dei nuovi Stati Membri ad entrare nella UE per quanto riguarda l'igiene degli alimenti e il curioso risultato su uno studio sui ristoranti di New York.

2. Nuovo allarme Sudan Rosso

La Commissione Europea ha imposto che tutte le importazioni di peperoncino e prodotti contenenti peperoncino (compreso il curry) devono essere accompagnati da un rapporto analitico che dimostri l'assenza di Sudan Rosso I (CAS No. 842-07-9, Solvent Yellow 14 ), Sudan II (CAS No. 3118-97-6), Sudan III (CAS No. 85-86-9) e Sudan IV (Scarlet Red, CAS No. 85-83-6); in caso contrario, non saranno ammessi nell'Unione. Nel frattempo, è emerso, in Inghilterra, in Italia e altrove, che la contaminazione era molto più estesa del previsto: per esempio, un recente ritiro dal commercio inglese è passato da pochi lotti a comprenderli tutti.

** Si tratta di un elemento di grande preoccupazione, sia per l'impatto sulla salute che sull'economia. La valutazione del rischio è stata al momento effettuata dalle autorità tedesche, in maniera sommaria, e con indicazioni rassicuranti ma probabilmente non accurate. Per i consumatori, il consiglio è di sostituire le spezie contenenti peperoncino presenti in casa se non si può escludere la provenienza dall'India; se possibile, riacquistarle fra qualche tempo. L'invito a produttori e rivenditori è naturalmente di completare la verifica di tutte le materie disponibili e di collaborare con le autorità per individuare i responsabili e risolvere il problema.

Tra i collegamenti, trovate anche una prima valutazione dell'esposizione dello studio tedesco e una lista dei ritiri dal commercio effettuati in Europa sulla base del problema Sudan Red.

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3. Polli proibiti

La Commissione Europea ha sospeso le importazioni di carne e prodotti a base di pollo dalla Tailandia. Il provvedimento, di efficacia immediata, è stato preso oggi (il 23/1/04), comprende anche altri prodotti affini e riguarda tutti i polli macellati dopo il 1 gennaio. L'Unione Europea ha importato 120.000 tonnellate di pollame e prodotti a base di pollame dalla Tailandia nel 2002 e 128.000 tonnellate da gennaio a ottobre 2003. Anche se le prove scientifiche alla base di questo provvedimento non sono ancora definitive, la Commissione ha deciso di agire per precauzione, seguendo l'iniziativa della Francia. Le autorità britanniche non ritengono che vi sia un rischio reale e non rimuoveranno i polli tailandesi dal commercio.

** Come sempre in questi casi, le decisioni vengono prese anche su basi non strettamente scientifiche; d'altronde, la gravità della minaccia richiede provvedimenti straordinari. Per i consumatori, non vi è bisogno di allarmarsi per quanto riguarda gli alimenti. Gli importatori dovrebbero invece attenersi alle disposizione europee.

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4. Al lupo, al lupo

Anche se singoli operatori possono essere danneggiati gravemente da problemi di sicurezza alimentare, negli USA, a livello di comparto, i danni sono molto minori. Mentre in Italia il settore della carne bovina ha subito danni consistenti e si sta riprendendo soltanto ora con il probabile ritorno della Fiorentina, i consumi di carne negli USA sono rimasti sostanzialmente stabili.

** Gli americani possono aver risposto più debolmente degli europei alla crisi mucca pazza perché il problema è meglio conosciuto, perché c'è più fiducia nelle autorità di controllo o perché semplicemente è diventato troppo difficile orientarsi tra i mille allarmi lanciati periodicamente. In generale ci si può attendere che la risposta si indebolisca con l'aumentare degli allarmi; per questo, perché i consumatori si proteggano efficacemente in caso di emergenza, è importante che gli allarmi non siano amplificati in maniera artefatta. Per i consumatori l'invito è a rivolgersi a fonti qualificate per valutare la situazione. I produttori non devono sottovalutare gli allarmi perché, se reali, anche se sottovalutati, finiscono per esplodere.

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5. La carne che viene dall'Est

I paesi che entreranno nell'Unione Europea il 1 maggio 2004 hanno notevoli difficoltà ad implementare le misure igieniche richieste dalla UE. Il settore dei macelli sta cambiando profondamente in Polonia e Ungheria per rispondere a questa esigenza e la lista di quelli cui sarà permesso esportare verrà comunicato dalla Commissione ad aprile; con il divieto di esportazione, altri macelli potranno restare aperti. Romania e Bulgaria, che non sono stati ammessi in questa tornata ma desiderano entrare nell'Unione, sembrano ancora più indietro.

** Al di là degli allarmi ricorrenti, le importazioni dai nuovi membri dell'Unione destano alcune preoccupazioni in più per la maggiore libertà con cui i prodotti potranno circolare rispetto al passato. Sicuramente i controlli dovranno continuare e non rilassarsi dopo il 1 maggio. Per i consumatori, esiste la possibilità di scelta almeno per alcuni prodotti. I produttori dovrebbero valutare attentamente la qualità dei prodotti di questi paesi.

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6. Indagini sporche

10 proprietari di ristoranti di New York hanno fatto causa ad un professore della università di Columbia, accusandolo di diffamazione e stress emotivo. Frank Flynn, che si occupa di comportamento delle organizzazioni alla Columbia Business School, aveva mandato false lettere di lamentela a 240 ristoranti, dicendo che aveva festeggiato presso il loro locale l'anniversario e che, dopo, sia lui che la moglie erano stati molto male. Lo scopo era quello di raccogliere dati per una ricerca sul comportamento dei ristoranti rispetto a questi episodi. I 10 ristoratori che hanno deciso di adire vie legali, citando fra l'altro i licenziamenti messi in atto dopo aver ricevuto la lettera, hanno chiesto un risarcimento di 100 milioni di dollari.

** Prima di mettere in atto un progetto di ricerca, è meglio pensare alle conseguenze. In generale, far partecipare dei soggetti ad uno studio senza chiederne il consenso non è una buona idea. Non è chiaro se l'unico motivo dietro questa causa sia economico; certamente, le reazioni sembrano esagerate. Certamente, uno studio per sapere come rispondono alle lamentele sarebbe interessante anche in Italia (magari con il consenso dei ristoratori).

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N. 3/2004 16 Gennaio 2004 

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo di due patologie, influenza aviaria e SARS, che appaiono legate ad animali che sono anche consumati come alimenti, anche se le incertezze sono ancora numerose. Riportiamo anche di alcuni casi di botulismo riscontrati nel Nord Europa e legati, diversamente dagli episodi recentemente accaduti in Francia e Italia, a produzioni casalinghe. Questa settimana ha anche portato la pubblicazione di un'importante circolare ministeriale sull'etichettatura degli alimenti che ha prodotto numerose polemiche.

2.H5N1 non influenza gli alimenti

Nella regione di Hanoi (Vietnam), due bambini e un adulto sono stati colpiti da una grave patologia respiratoria che si è rivelata causata dal virus dell'influenza di ceppo A(H5N1). Si tratta di influenza aviaria, che normalmente colpisce solo gli uccelli, e di cui è in corso un'epidemia nel sud del paese che ha già ucciso 40.000 polli, con una mortalità del 100%. Il ceppo A(H5N1) aveva già colpito Hong Kong causando 18 casi e sei morti; come misura preventiva, erano stati sacrificati un milione e mezzo di polli. A partire da ottobre, in Vietnam, gli ospedali della capitale hanno ammesso 14 persone con la stessa sintomatologia dei tre casi, di cui undici sono già decedute; non si sa però se il patogeno sia sempre H5N1, né si ha notizia di trasmissione da persona a persona.

** L'influenza aviaria, soprattutto quella causata da questo ceppo, è di particolare preoccupazione per l'instabilità del virus. Si teme infatti che possa ricombinarsi con una forma umana producendo un patogeno molto pericoloso per l'uomo e in grado di trasmettersi da persona a persona. Benché non si possa escludere il rischio posto da polli crudi, al momento il problema è molto remoto e riguarda essenzialmente il contatto con animali vivi colpiti da questa forma e nelle area in cui l'epidemia è in corso.

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3. Botulismo nordico

In Norvegia, quattro pazienti sono stati ricoverati in ospedale dopo aver mangiato "rakfisk", una prelibatezza locale, fatta in casa. Il primo caso, una donna, è stato ricoverata perché aveva avuto ictus nel 2001, ma la causa non è stata subito identificata. Solo quando, tre giorni dopo, si ha avuta notizia di altri tre familiari ammalati (su cinque che avevano consumato il rakfisk), il botulismo è stato sospettato e diagnosticato clinicamente. Tutti i pazienti sono guariti dopo somministrazione del siero antitossina.

In Germania, una famiglia di tre persone è stata colpita da botulismo dopo aver consumato del pesce che avevano essiccato essi stessi; è stato necessario ricoverare solo il figlio, di 14 anni, per cui è stata utilizzata la ventilazione assistita, ma che alla fine è guarito. La tossina E del botulino è stata trovata nel pesce; anche il siero del ragazzo è risultato positivo per la presenza della tossina.

** Dopo i casi registrati in Francia e in Italia, causati da preparazioni commerciali, sette casi vengono riportati dall'Europa settentrionale con la fondamentale differenza che in questo caso sono implicate preparazioni casalinghe. Per rakfisk e pesce essiccato, non è prevista la sterilizzazione o la cottura del prodotto finito incrementando la possibilità che errori durante la preparazione possano risultare in formazione della tossina. Bisogna notare inoltre che, in Norvegia, dal 1975 si sono registrati solo 35 casi di botulismo. Questo spiega la difficoltà dei medici a diagnosticare la malattia, che non ha avuto conseguenze fatali solo perché la tossina probabilmente era presente in basse quantità. Per il contesto italiano, è importante che i medici considerino il botulismo tra le possibili diagnosi  di quadri sintomatici neurologici atipici, anche quando la storia del paziente potrebbe suggerire altre cause. I consumatori devono prestare la massima attenzione nella preparazione di alimenti che devono essere conservati a lungo, compresi quelli a base di pesce; in presenza di disturbi dopo il consumo è importante contattare un medico menzionando l'alimento e le altre persone che lo hanno consumato.

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4. Mangiare zibetti non è solo una follia: si rischia anche la SARS

Dei tre casi di SARS riscontrati in Cina negli ultimi giorni, uno riguardava una cameriera di 20 anni che lavorava in un ristorante che allevava e serviva zibetti della specie Paguma larvata, un mammifero della famiglia dei Viverridi. Questo dato ha rinforzato l'ipotesi basata su alcune ricerche che hanno fatto sospettare un legame tra zibetti, molto appetiti nel sud della Cina, e SARS. Per questo, le autorità cinesi hanno iniziato un programma di abbattimento di questi animali, esteso successivamente anche con un programma di eliminazione dei ratti. Nel frattempo, gli USA hanno vietato le importazioni di zibetti, vivi o morti, anche porzionati per essere usati in alimentazione.

** Le ultime evidenze indicano che effettivamente gli zibetti potrebbero avere un ruolo importante nella diffusione della SARS, la cui virulenza sembra comunque essersi affievolita; non è chiaro, tuttavia, se anche gli alimenti prodotti a partire da questi animali siano pericolosi. E'consigliabile comunque non importare e consumare questi animali, che potrebbero essere utilizzati da alcune comunità cinesi presenti in Italia.

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5. Poco chiari i chiarimenti sui chiarimenti

Il Ministero delle Attività Produttive ha emanato la circolare 10 novembre 2003, n.168 dal titolo "Etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari", pubblicata sulla GU n. 4 del 7-1-2004. Essa contiene numerosi chiarimenti e indicazioni circa l'indicazione di "integrale" sui prodotti da forno (si può usare anche quando la crusca è aggiunta a farina di frumento raffinata e quindi non è mai stata impiegata farina realmente integrale), la somministrazione di prodotti di croissanterie, cioè riscaldati presso il bar in appositi fornetti (la cosa è permessa, non costituisce produzione), la dizione "all'aceto", i prodotti congelati venduti sfusi (non si può usare la parola surgelati in nessuna parte dell'etichetta posta sui banconi), le uova fresche utilizzate negli ovoprodotti (anche se sono state pastorizzate, come richiesto dalla legge, possono essere indicate semplicemente come "uova fresche" in etichetta), sulle produzioni artigianali, sulle paste alimentari, sulle bevande di fantasia al gusto di frutta (non vigerebbe più il divieto di fare riferimento ad un frutto se il contenuto di tale frutto è inferiore al 12%, interpretazione poi smentita dal ministero), sull'etichettatura delle carni, quali ingredienti, sui prodotti venduti sfusi, preparati per brodo e condimento, formaggi freschi a pasta filata (devono essere posti in vendita preconfezionati; il commerciante non può aggiungervi ingredienti, quali olive, ecc.), dei prodotti con edulcoranti (devono darne indicazione) e altri aspetti. La parte concernente le bevande di fantasia ha scatenato una serie di polemiche e chiarimenti.

** Si tratta di un documento molto lungo e complesso, ispirato alla compatibilità con le norme europee, che per la sua estensione non può che generare discussioni. La sua conoscenza è indispensabile per gli operatori alimentari, anche se non si tratta di un provvedimento legislativo ed è suscettibile di variazioni in seguito alle polemiche in corso, caratterizzate da comunicati che invece di chiarire, confondono. Per i consumatori, può valere la pena leggere l'intero documento per valutare personalmente le singole conclusioni.

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N. 2/2004 9 Gennaio 2004 

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo della recente diatriba sulla presenza di PCB e diossine nei salmoni allevati, dei rischi posti dal latte artificiale a base di soia per i bambini e di uno strano caso di intossicazione dovuto a tortellini mangiati crudi. Inoltre, riportiamo brevemente le conclusioni delle Conferenza Europea sull'antibioticoresistenza e importanti novità legislative riguardanti le uova.

Abbiamo rilevato un errore nell'ultimo numero del Settimanale, per quanto riguarda la versione via e-mail (quella sul web è corretta). Ce ne scusiamo e ci correggiamo: il numero di mucche macellate all'anno negli USA è di circa 30-35 milioni,non 300.

2. I salmoni sono tossici?

I salmoni allevati hanno livelli di PCB (Bifenili Policlorinati) e di altri contaminanti molto superiori a quelli dei salmoni pescati (nel caso di PCB, il valore era di otto volte più alto). Si tratta di valori comunque inferiori ai limiti in vigore nell'UE, negli USA (55 volte di meno) e a quelli consigliati a livello internazionale dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità); sulla base di una complessa e discussa valutazione del rischio, gli autori suggeriscono di non consumare salmone allevato più di una volta al mese. L'origine del problema, che sembra più grave in Europa secondo lo studio pubblicato su Science, sarebbe il mangime dato ai salmoni negli allevamenti, che proviene da altri pesci che accumulano molti PCB e diossine provenienti da scarichi industriali. La FDA (Food and Drug Administration) degli USA e la FSA (Food Standards Authority) inglese hanno reagito con decisione, negando la validità dei risultati dello studio.

** Le diossine e i PCB sono composti che comprendono molecole che potrebbero essere cancerogene anche a bassi livelli. Quando si valutano dei rischi in cui è incerta la tossicità (in questo caso si parla di cancro) dei composti incriminati, la discussione diventa infinita, soprattutto se sono coinvolti consistenti interessi economici, come nel caso dei salmoni scozzesi. Probabilmente, nel campo dell'allevamento, ove si riscontrano livelli elevati di diossine o PCB benché sotto i livelli legali, sarebbe opportuno modificare i mangimi, aggiungendo magari derivati vegetali. Al momento, sembra prudente non esagerare con il consumo di salmone allevato, evitando di mangiare la pelle; il rischio non sembra comunque elevato.

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3. Continua la competizione tra scienziati e batteri antibioticoresistenti

Il pubblico e anche i politici potranno apprezzare la gravità del problema dell'antibioticoresistenza se gli scienziati sapranno evidenziare il legame con la salute individuale, coinvolgendo anche le "vittime" dell'antibioticoresistenza. I meccanismi fisiologici, evolutivi ed ecologici che portano alla resistenza agli antibiotici nei batteri vanno investigati più a fondo, ma è altrettanto importante cercare nuovi antibiotici ed usare meglio quelli esistenti. In generale, hanno concluso gli scienziati riuniti nella quarta conferenza europea sull'antibioticoresistenza, è importante passare dalla descrizione del fenomeno all'azione per fermare l'incremento della resistenza e, se possibile, per invertire la tendenza.

** Si tratta indubbiamente di un problema grave e urgente, cui fortunatamente l'Unione Europea, a livello di Commissione, sembra prestare decisamente attenzione. A livello di pratica clinica, il problema dell'antibioticoresistenza, anche mediata dagli alimenti di origine animale, è già avvertito in maniera diffusa. E'importante che le autorità intervengano efficacemente in questo ambito, con misure di informazione e anche di repressione verso gli operatori del settore zootecnico che non operano correttamente.

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4. Il latte di soia è sicuro per i bambini?

I bambini che ricevono latte artificiale a base di soia sono gli esseri umani che, in assoluto, consumano più soia rispetto al peso corporeo. Per questo, la presenza di isoflavoni in grosse quantità nella soia ha destato delle preoccupazioni; secondo alcuni rappresentati di organizzazioni di consumatori, potrebbero comportarsi come un ormone femminile e accelerare il passaggio alla pubertà e creare disturbi riproduttivi e alla tiroide. Finora le ricerche hanno smentito queste ipotesi, ma hanno evidenziato che la soia potrebbe interferire con l'efficacia di alcune medicine. Il Dipartimento dell'Agricoltura americano ha pertanto finanziato due grossi studi, uno dei quali considererà gli effetti a lungo termine, finora mai studiati, dell'uso di latte artificiale alla soia.

** E'sorprendente che le piante siano in grado di produrre grandi quantità di sostanze che hanno azione ormonale sugli animali. Nel caso specifico, non è ancora chiaro se esiste un rischio, ma il fatto che, tra i latti artificiali, le madri americane scelgono il latte di soia nel 20-25% dei casi rende il problema potenzialmente importante. Bisogna ricordare, però, che quasi sempre non vi sono buone ragioni per utilizzare latte di soia, perché esistono formulazioni del latte vaccino adatte anche ai bambini intolleranti; inoltre, l'allattamento al seno è sempre la scelta preferenziale.

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5. La fretta a volte fa male

A Gubbio, i componenti di una famiglia sono stati colpiti da intossicazione per ingestione di tossina tipo D di Staphylococcus aureus. Avevano consumato crudi, per fame e fretta, tortellini a base di carne prodotti da un laboratorio artigianale. Le indagini condotti dalla ASL e dall'IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) dell'Umbria e delle Marche hanno confermato la presenza di un elevato numero di germi e della tossina sia nei tortellini acquistati dalla famiglia, sia nei tortellini dello stesso lotto rimasti invenduti, sia nell'impasto. Inoltre, il produttore non possedeva uno strumento per abbattere la temperatura e l'impasto di 20 kg non si era raffreddato completamente. Non sono stati riportati altri casi anche se i tortellini erano stati venduti. Uno studio condotto dai ricercatori dell'IZS ha indicato che l'attività sierologica della tossina nei tortellini diminuiva decisamente dopo la cottura, sia in acqua che a secco, ma non è chiaro se la tossina perde anche la sua tossicità.

** Possono essere avanzate altre spiegazioni perché non sono stati identificati altri casi (per esempio, mancata presentazione al pronto soccorso), e la sensibilità della tossina alla cottura è ancora da dimostrare, anche se il dato è interessante. Questo episodio ricorda in ogni caso ai produttori l'importanza di seguire scrupolosamente le norme relative alla preparazione degli alimenti; Staphylococcus aureus è un batterio estremamente diffuso e, se non si fa diminuire rapidamente la temperatura anche al cuore di un alimento, i rischi di produrre un alimento poco sano sono alti. Inoltre, questo episodio dimostra che spesso gli alimenti non vengono consumati come sarebbe logico aspettarsi (e in questo caso è dubbio che sarebbe stato protettivo cuocerli), fattore di cui dovrebbero tenere conto i produttori. I consumatori, in casi di sospetta tossinfezione, dopo aver visto un medico, dovrebbero segnalare questi episodi alle autorità o, perlomeno, al venditore responsabile o sospettato.

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6. Novità per le uova

Dal 1 gennaio, tutte le uova di classe A, cioè la grande maggioranza di quelle vendute ai consumatori, nell'Unione Europea devono essere stampigliate con un codice identificativo dello stabilimento di produzione e del sistema di produzione utilizzato. Invece, sulla confezione deve essere indicata la data di durata minima, seguita dalle indicazioni di conservazione e sul sistema di allevamento. Non esistono più le uova di classe C (uso industriale), che confluiscono nella classe B che è ora riservata agli usi industriali.

Alcuni paesi hanno chiesto di poter continuare la pratica del lavaggio industriale delle uova, pratica che è oggetto di esame da parte dell'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) perché potrebbe facilitare la penetrazione dei patogeni nelle uova stesse, ma che resta popolare presso i consumatori in Svezia. Questo crea un problema perché le uova lavate non potrebbero stare in classe A, l'unica che diventa accessibile direttamente ai consumatori e per questo è stata prevista una deroga limitata.

Infine, è stata eliminata, a partire dal 2005, la deroga per le uova vendute sfuse e non classificate nei mercati locali, che dovranno essere anch'esse etichettate con un codice che identifica produttore e sistema di allevamento. Questo è l'unico luogo in cui il consumatore potrebbe incontrare uova non stampigliate, anche se le informazioni normalmente presenti in imballaggio dovrebbero essere esposte dal venditore su un cartello visibile.

** Questo regolamento comunitario trae origine da problemi di sanità pubblica e da alcune frodi. La presenza di un codice identificativo dell'allevamento dovrebbe permettere di risalire all'origine di uova contaminate o di episodi tossinfettivi e quindi di prendere provvedimenti adeguati. Per i consumatori, le informazioni aumentano e potrebbe migliorare la protezione. Per i produttori adeguarsi rapidamente alla norma può presentare anche vantaggi gestionali.

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N. 1/2004 Gennaio 2004 

Sommario

1. Editoriale   

Questa edizione festiva (e ridotta) del Settimanale si concentra su due notizie di grande importanza: il primo caso di mucca pazza negli USA e un nuovo caso di botulismo registrato in Italia. Approfittiamo dell'occasione per augurare un ottimo 2004 ai nostri lettori; il Settimanale ritornerà in forma estesa dal prossimo numero.

2. Mucca pazza negli USA

Il 23 dicembre, il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha annunciato che una mucca da latte di razza Holstein, proveniente da un allevamento dello stato di Washington e macellata il 9 dicembre, è risultata positiva per BSE (mucca pazza); la conferma è giunta pochi giorni dopo. La mucca era stata testata perché non in grado di deambulare (in gergo, una mucca "downer"), secondo le regole del programma americano di sorveglianza contro la BSE. Purtroppo, lo stesso programma prevedeva però di utilizzare le carni di questi animali anche in attesa del risultato dei test, cosa che è puntualmente avvenuta. Negli USA è scattato pertanto un piano, preparato da tempo, per reagire a questa emergenza: il primo passo è stato di mettere sotto quarantena l'allevamento da cui proveniva l'animale e di ritirare, per quanto possibile, dal commercio la carne dell'animale che, si è appreso poi, era già finita negli hamburger (muscoli) e in cibo per animali come cani, gatti, maiali e polli, ormai venduti e mangiati. Nei giorni successivi, si è appreso che la mucca, che poteva avere un'età di quatto o sei anni e mezzo, proveniva dalla stessa provincia del Canada dove è stato trovato un singolo caso di BSE l'anno scorso; si sta lavorando ad un possibile legame mediato dallo stesso produttore dei mangimi. L'allevatore da cui proveniva la mucca positiva alimentava le mucche con foraggio dei suoi campi, ma lo mandava ad un impianto di produzione dei mangimi per arricchirlo con proteine. A questo proposito, la FDA americana, che ha il compito di controllare i mangimi, ha dichiarato che su 1800 produttori di mangimi solo due sono risultati non in regola nel 2003, ma è stato osservato che le ispezioni sono solo documentali e non comprendono test di laboratorio.

Molti paesi hanno reagito sospendendo le importazioni di carne dagli USA, che erano precedentemente ritenuti "BSE-free" (privi di BSE); l'UE non lo ha fatto perché, ritenendo a rischio Canada, Giappone ed USA sulla base della sua valutazione del rischio, aveva già introdotto restrizioni sulle importazioni.

Verso fine dicembre, la USDA ha infine ammesso che dei cambiamenti alla propria politica erano necessari. Nell'ultimo anno gli USA hanno condotto test su circa ventimila animali (il triplo dell'anno precedente, non più del 10% delle mucche non deambulanti e una percentuale molto bassa sul totale di 30 milioni di animali macellati); in Italia, nello stesso periodo sono stati effettuati 775 mila test. In particolare, la USDA intende proibire i materiali specifici a rischio (SRM) già vietati in Europa anche in maniera più stringente, aumentare la sorveglianza per la BSE, introdurre un sistema nazionale di rintracciabilità (già operante in Europa), imporre nuove restrizioni sui sistemi automatici AMR e di altro tipo che tolgono la carne dalle ossa (e che, a volte, lasciano residui di tessuto nervoso), vietare di utilizzare animali che non sono in grado di stare in piedi, imporre una pausa nella commercializzazione di animali sottoposti a test e altre misure minori. Viene escluso l'uso di test rapidi. Queste proposte sono state accolte favorevolmente dall'industria, e criticate per il loro ritardo dai rappresentanti dei consumatori che chiedono anche l'introduzione dei test rapidi e si rammaricano che le lobby abbiano bloccato in passato la loro introduzione anche a livello di Congresso.

** La reazione del pubblico americano è stata variabile, ma i prezzi della carne sono scesi notevolmente. Molti osservatori hanno evidenziato alcuni problemi dell'approccio americano (per esempio, il mangime per polli ottenuto da tessuto nervoso bovino finisce nelle lettiere dei polli, che sono poi riciclate per l'alimentazione dei bovini stessi) che, nonostante i cambiamenti proposti in questi giorni, è molto meno restrittivo di quello europeo. Se è vero che la situazione è molto diversa da quella europea di oggi e degli anni novanta, l'insistenza americana sulla presenza di un solo caso porta ad una contraddizione: se un solo caso non è significativo, non si spiega, se non con motivazioni politiche, l'imposizione di molte misure fino a ieri considerate inutili. E'anche vero che spesso solo una crisi rende politicamente possibili alcuni provvedimenti che le autorità da tempo ritengono necessari anche se impopolari. I risultati delle valutazioni del rischio americane, comprese quella più recente svolta da un gruppo di Harvard, ritengono improbabile un'epidemia di BSE in USA; i prossimi mesi e anni permetteranno di stabilire se queste predizioni e le misure "soft" americane su di esse ancora fondate sono valide. Indubbiamente, colpisce riscontrare nelle autorità americane lo stesso atteggiamento tendente a minimizzare e porre l'accento sull'assoluta capacità di controllare il problema che hanno avuto a suo tempo quelle britanniche, europee e poi giapponesi. In ogni caso, grazie al sistema di rintracciabilità già implementato in Europa, consumatori ed esercenti alimentari possono scegliere l'origine della carne che comprano. Questa scelta va fatta tenendo presente che il rischio per la salute umana dei prodotti ottenuti da bovini americani è comunque molto basso.

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3. Laconici sul botulino  

Un nuovo caso di intossicazione da botulino in Italia. Il Ministero della Salute ha comunicato che le “olive nere al forno Jolie” prodotte per consorziati Dias di Trezzano S/N (MI) sono risultate essere responsabili dell'accaduto e che ditta e autorità stanno rintracciando e ritirando i prodotti.

** Questi episodi di botulismo sono sconcertanti, anche perché avvolti dal mistero. Il Ministero della Salute dovrebbe essere più trasparente e comunicare meglio con i consumatori. Per i produttori, è importante tenere sotto controllo le proprie procedure ed eventualmente rivederle; per chi vende alimenti, può essere utile informarsi su procedure e controlli dei fornitori. Ai consumatori si può consigliare di visitare periodicamente il settore comunicati stampa del sito web del Ministero.

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