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Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Febbraio 2005


N. 7/2005 25 Febbraio 2005

Sommario

1. Editoriale

Torna (o forse arriva) il problema dei coloranti Sudan sulle pagine dei quotidiani: in Gran Bretagna, è stato ordinato il più grande ritiro dal commercio della storia di quel paese, con quasi cinquecento prodotti contaminati da questo colorante probabilmente cancerogeno. Ricordiamo anche che l'iniziativa della autorità britanniche ha causato un'ampia eco, ma, da quando era emerso nel 2003, il problema Sudan non è mai stato del tutto risolto in Europa (anche se era stato in parte controllato). In questo caso la responsabilità ricade su un'industria poco prudente.

Una notizia preoccupante arriva dal Vietnam: la trasmissione del virus H51N dell'influenza aviaria avverrebbe anche per via orofecale (dalle feci all'ingestione e viceversa), dando luogo ad una sintomatologia nuova e tragicamente letale. Su un altro fronte, in Italia è stata identificata la presenza di muffe tossigeniche e di micotossine anche nel farro, motivando precauzioni e controlli anche su questo prodotto dell'agricoltura. Secondo un grande studio americano, il sequenziamento del genoma del parassita intestinale Entamoeba potrebbe offrire nuove opportunità terapeutiche. Infine, uno studio ufficiale USA suggerisce che creare un'unica agenzia di sicurezza alimentare non solo aumenta l'efficienza dei controlli, ma è anche un risparmio per i contribuenti.

2. Il Sudan I torna a spaventare l'Europa (e il mondo)

Il Sudan I e/o IV (2-Naftalenolo), coloranti illegali e probabilmente cancerogeni che conferiscono il colore rosso (normalmente a scarpe, lacce, ecc), hanno contaminato circa 474 prodotti alimentari contenenti salsa Worcester. Per produrre la salsa,  la "Premier Foods" aveva utilizzato lotti di peperoncino in polvere già contaminati all'importazione dall'India (dove avvenivano le frodi). Il 18 Febbraio scorso, l'Agenzia di Sicurezza Alimentare britannica (FSA) ha consigliato ai consumatori di non mangiare cibi contaminati da questo colorante; l'Agenzia ha anche pubblicato sul suo sito una lista di questi prodotti (vedi sotto). Il problema nella salsa era stato scoperto in Italia. Sono stati trovati livelli di colorante molto alti, pari a 3 mg/Kg nella salsa e addirittura 80 mg/Kg nella materia prima, il peperoncino in polvere. In Inghilterra, la FSA e le autorità locali controllano ogni anno più di mille prodotti contenenti peperoncino rosso per escludere la presenza di questo contaminante; tuttavia, si ritiene che le materie prime coinvolte nel caso della salsa Worcester fossero state importate prima dell'inizio di questo programma di controllo e che quindi la Premier Foods non abbia svolto analisi o ne abbia ignorato i risultati.

Di conseguenza, 11 stati dell'UE e altre nazioni, tra cui il Canada, hanno importato questi prodotti dal Regno Unito e hanno identificato contaminazioni in prodotti provenienti anche da altri paesi. Dopo l'allarme inglese, la Commissione Europea ha convocato un gruppo di esperti per discutere il problema. Secondo la Commissione, dal giugno 2003 l'UE (Unione Europea) ha permesso l'importazione solo di peperoncino non contaminato dai coloranti Sudan (verificata con certificati analitici); erano gli Stati Membri a dover condurre una sorveglianza accurata, costringendo in particolare le industrie ad eliminare stock di materie prime adulterate. Una lettera della Commissione è già stata inviata alle più importanti associazioni industriali.

Il Sudan I è un colorante che non si trova naturalmente negli alimenti. è stato classificato come agente cancerogeno negli animali da laboratorio dall'Agenzia Internazionale per Ricerca sul Cancro (IARC) ed è probabile che sia cancerogeno anche per l'uomo. Per questo, è illegale nell'Unione Europea e quindi anche in Italia.

** Le dimensioni di questo evento sono eclatanti. Una contaminazione strisciante di coloranti Sudan continuava ad essere segnalata in Europa, anche se sicuramente in forte calo rispetto al 2003. La responsabilità della "Premier Foods" è stata grave perché si poteva ragionevolmente supporre che la salsa Worcester che stava maturando dal 2002 fosse contaminata. La FSA inglese è stata criticata, ma la linea di condotta scelta, con la relativa pubblicità, sembra sufficientemente severa con i distributori. Resta invece ancora da valutare l'impatto sulla salute della popolazione. Per i produttori è assolutamente necessario eliminare vecchi stock di materie prime contaminate; per chi distribuisce prodotti a rischio, è importante compiere verifiche sul prodotto e presso i fornitori. I consumatori non dovrebbero consumare o acquistare prodotti a base di peperoncino di prima del 2004.

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3. Influenza dei polli: anche l'acqua può trasmetterla

L'influenza aviaria, comunemente detta influenza dei polli, si può trasmettere anche attraverso l'acqua, secondo un rapporto recentemente pubblicato. A febbraio del 2004, in Vietnam, un bambino di 4 anni è morto per influenza aviaria (tipo H5N1) dopo aver fatto il bagno, con la sorella maggiore, in un canale spesso frequentato da anatre. Inizialmente il bambino presentava febbre, mal di testa, vomito e diarrea, ma non mostrava sintomi respiratori, per cui inizialmente era stata diagnosticata una febbre enterica; successivamente, è subentrato il coma (gastroenterite ed encefalite) e poi, purtroppo, il decesso. Dopo la morte del bambino sono state effettuate analisi per l'identificazione del tipo di infezione, e a ottobre del 2004 è stata confermata la diagnosi di influenza aviaria da virus H5N1. Anche la sorella era morta 11 giorni prima e aveva mostrato una forma simile di influenza, ma non era stato effettuato alcun accertamento. L'ipotesi che il bambino abbia contratto la malattia dalla sorella è stata scartata a causa del troppo breve intervallo di tempo trascorso tra i due casi. Questa è la seconda volta che l'influenza aviaria H5N1 si manifesta con sintomi iniziali di febbre e diarrea ma senza complicazioni respiratorie. Il primo caso si era verificato nel 2004 ed è stato anche questo mortale.

** Oltre alla probabile trasmissione attraverso l'acqua, un altro dato preoccupante è che il virus H51N è stato identificato anche nelle feci di questo bambino; inoltre, la sintomatologia è risultata del tutto atipica. Sulla base anche di altre notizie riportate di recente, si può quindi supporre una trasmissione per via oro-fecale di questa influenza, anche nell'uomo, con il risultato di sintomi inattesi e letali. Nonostante la preoccupazione, le autorità sanitarie non raccomandano comunque controlli particolari sui viaggiatori in rientro dal Sud-Est asiatico con sintomi enterici. Per i viaggiatori in partenza per il Sud-Est asiatico si consiglia la massima prudenza, anche nel consumo di acqua.

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4. Micotossine: a rischio anche il farro italiano

Anche nel farro sono state individuate micotossine ed è stato dimostrato che, su questa pianta, crescono i funghi che le producono. La presenza di nove diversi tipi di micotossine e di contaminazione da patogeni fungini è stata valutata in campioni di farro raccolti nell'estate del 2000 e provenienti da otto differenti siti di coltivazione dell'Italia meridionale. La fumonisina B1 è stata trovata in cinque campioni (fino a 70,00 g/kg), l'ocratossina A in sette (fino a 4,07 g/kg) e la beauvericina in tre campioni (fino a 4,44 g/kg). L'enniatina B è stata trovata in un solo campione (30,00 g/kg); invece, non sono state trovate lo zearalenone e la fusaproliferina, mentre il deossinivalenolo e le aflatossine non sono state valutate. Le specie fungine potenzialmente micotossigeniche rilevate sono state numerosi.

**  La concomitante presenza di ceppi tossigenici e di micotossine indica che anche nel farro devono essere adottati accorgimenti colturali e adeguati monitoraggi per controllare la presenza delle tossine. Questa indicazioni sono importanti per la produzione primaria e per le fasi successive della filiera.

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5. Geni batterici importati: è la debolezza di Entamoeba?

Il genoma del parassita intestinale Entamoeba histolytica contiene numerosi geni batterici arrivati a questo batterio per trasferimento orizzontale (cioè acquisiti da altra specie e non per modifiche evolutive).  La presenza di questi geni batterici e il probabile conseguente sviluppo di nuove vie metaboliche potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci. Questa scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori americani dell'Istituto per la Ricerca Genomica (TIGR) dopo aver sequenziato l'intero genoma del parassita. Il complesso del DNA di E. histolytica rivela anche una varietà di adattamenti metabolici condivisi con due altri protisti patogeni privi di mitocondri, Giardia lamblia e Trichomonas vaginalis.  

** Entamoeba histolytica causa l'amebiasi, una fonte significativa di morbosità e di mortalità nei paesi in via di sviluppo. La presenza di vie metaboliche di origine batterica, se confermata, non solo sarebbe molto interessante dal punto di vista evoluzionistico, ma permetterebbe di identificare farmaci che colpiscono la componente batterica, senza colpire la componente più simile all'uomo (quella del protozoo).

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6. Agenzie di sicurezza alimentare: consolidare funziona

Creare un'unica agenzia di sicurezza alimentare è conveniente economicamente ed apprezzato da esperti ed industria, secondo l'Ufficio per la Responsabilità del Governo Americano (Government Accountability Office, GAO). Il GAO ha effettuato uno studio su sette paesi (Canada, Danimarca, Germania, Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda e Regno Unito) che hanno unificato le autorità di sicurezza alimentare. Le ragioni del consolidamento erano due: la spinta dei consumatori e la necessità di migliorare l'efficacia ed l'efficienza del sistema di controlli. I vari paesi hanno adottato approcci diversi rispetto al collocare le agenzie all'interno di ministeri esistenti o nel renderle del tutto autonome.  Tuttavia, i funzionari, gli esperti e l'industria in tutti questi paesi sostengono che la formazione di un'unica agenzia ha portato o probabilmente porterà benefici che superano i costi iniziali. I miglioramenti citati includono meno sovrapposizione nei controlli, maggiore chiarezza nelle responsabilità e un'applicazione più incisiva e più rapida delle leggi e dei regolamenti sulla sicurezza alimentare. Questi miglioramenti ridurranno le spese per le ispezioni e alcuni prevedono un risparmio del 25 per cento per la riduzione del personale dirigente ed amministrativo.

In una prospettiva simile, l'Unione Europea ha emanato un nuovo regolamento per identificare gli organismi nazionali di riferimento  per l'Agenzia di Sicurezza Alimentare Europea (EFSA) a livello nazionale (in Italia, è il CNSA, Comitato Nazionale di Sicurezza Alimentare). Questo regolamento (n. 2230 del 2004) elenca gli organismi competenti identificati dagli Stati Membri in materia di sicurezza alimentare, definisce il funzionamento in rete tra l'Autorità e gli organismi iscritti nell'elenco, delinea i compiti da affidare a tali organismi e i sostegni finanziari che ciascuno stato deve assicurare alla propria Agenzia di sicurezza alimentare. Inoltre, il regolamento  si occupa anche di definire un controllo sull'effettiva esecuzione dei compiti da parte delle singole Agenzie.

** In Italia, per vari motivi, si è deciso di non creare un'unica agenzia di sicurezza alimentare, nonostante l'importanza strategica pe ril nostro paese delle produzioni alimentari. La stessa situazione si ha negli Stati Uniti, dove le competenze risultano frazionate tra due agenzie sottoposte rispettivamente al Ministero dell'Agricoltura (USDA, agenzia responsabile: FSIS) e al Ministero della Sanità (DHHS, agenzia responsabile: FDA), in maniera relativamente simile all'Italia (anche se le competenze rispettive sono diverse). Questo spiega lo studio del GAO e il suo interesse anche per l'Italia. Si tratta di un argomento che merita riflessione anche da questa parte dell'Atlantico e del Tirreno.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 8/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • I salumi di origine spagnola continuano ad incontrare problemi in Norvegia per la presenza di Listeria monocytogenes. Il suo riscontro negli insaccati è più raro che in altri alimenti, ma comunque non eccezionale
  • Come riportato tra le notizie, il colorante Sudan, nelle sue varie forme, continua a imperversare in Europa, concentrandosi però questa settimana in olio di palma e in alimenti contenenti salsa Worcester
  • Si può notare che tra i pericoli identificati dalle autorità compaiano sempre più spesso i materiali a contatto non in linea con la normativa vigente
  • Il problema dell'uso dell'irradiazione (trattamento con radiazioni per eliminare i microorganismi) su alimenti per i quali l'uso non è autorizzato continua ad essere consistente per i prodotti erboristici
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
14/02/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Squalo (Mustulus asterias) Francia Italia
14/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Agona Mangime a base di semi di lino Germania Austria
14/02/2005 Trattato con irradiazione (trattamento vietato) Estratto di Ginseng siberiano (Eleuterococcus senticosus) Regno Unito Regno Unito
15/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma rosso Ghana via Belgio Olanda
15/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma rosso Ghana Olanda
15/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma rosso Ghana via Germania Olanda
15/02/2005 Tempo di conservazione indicato in etichetta troppo lungo Hummus salsa orientale biologica congelata.
Marca: Carley’s of Cornwall Ltd, lotto: tutti i lotti.
Dettagli dei prodotti: Hummus biologico surgelato, Hummus di avocado biologico surgelato, Hummus biologico surgelato con pepe rosso, Hummus biologico surgelato con olive, Hummus biologico surgelato con Kalamata, Hummus biologico surgelato con spezie arrostite; confezioni: da 250 g
Regno Unito Regno Unito
16/02/2005 Migrazione dal materiale agli alimenti di livelli eccessivi del metallo tossico piombo Piattini da dessert in ceramica via Olanda Belgio
16/02/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salsicce
Marca: Alejandro Chorizo Clasic; lotto numero: 524; data di scadenza: 30/07/2005
Spagna via Danimarca Norvegia
16/02/2005 Migrazione di ammine aromatiche primarie dall'imballaggio (materiale a contatto) all'alimento eccessiva Cucchiai di plastica da minestra Cina via Olanda Germania
17/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Nigeria Ghana via Olanda Germania
17/02/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato affettato Olanda Italia
18/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Frattaglie Francia Italia
18/02/2005 Livelli eccessivi di tossine prodotte dalle muffe (ocratossina A) Peperoncini rossi in polvere Spagna Regno Unito
18/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Chitterlings (preparazioni a base di intestino di maiale) Stati Uniti Francia
18/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Pasta di noci Siria via Germania Olanda
18/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa Worcestershire (consultare il link, oltre 400 prodotti) Regno Unito Regno Unito

 
N. 6/2005 18 Febbraio 2005

Sommario

1. Editoriale

In Indonesia, prima della mancanza di igiene nei campi profughi, il problema per gli scampati allo tsunami si sono rivelati degli spaghetti cinesi contaminati: cause e meccanismi non sono ancora noti. Dal Canada giunge la notizia di un terzo caso di BSE, mentre la Commissione approva sette nuovi test rapidi per l'identificazione del morbo nei bovini macellati. Sul fronte chimico, la contaminazione degli alimenti con ritardanti di fiamma in Canada risulta ancora più pesante che in Europa: si tratta dei PDBE, composti utili (riducono gli incendi), ma persistenti nell'organismo e rivelatisi tossici. Nell'ambito di nuovo dei pericoli microbiologici, E. coli O157, un pericoloso patogeno, si rileva difficile da isolare con la PCR e capace di crescere nelle mele intaccate. Infine, il Ministero della Salute, pur non ravvisando l'esigenza di limitare l'utilizzo delle lattine con apertura "stay on tab" e solo in seguito a sentenza TAR, consiglia di utilizzare con alcune cautele le lattine le cui linguette restano attaccate ed entrano nella lattina al momento del consumo.

2. Indonesia, profughi dello tsunami: più che l'igiene, la pessima qualità

Nella provincia di Aceh (un'isola dell'Indonesia) circa 200 persone, appartenenti a un campo per profughi dello tsunami, sono state ricoverate in ospedale per un probabile avvelenamento alimentare, dopo aver mangiato spaghettini cinesi avariati. L'origine di questi alimenti di emergenza e la causa dell'avvelenamento sono ancora sconosciute, ma tonnellate di razioni sono state distribuite in tutta Aceh. Abu Bakar, governatore di Panah Pasir, un'area settentrionale di Aceh, ha detto che, dopo aver mangiato gli spaghetti, molti hanno cominciato a vomitare e a produrre schiuma dalla bocca, per cui sono stati subito condotti all'ospedale di Lhokseumawe, una cittadina sulla costa. L'avvenimento di giovedì sembra essere il primo incidente di questo genere riscontrato nelle dozzine di accampamenti improvvisati che ospitano molte delle 400.000 persone che hanno perso la casa, sull'isola di Aceh, nel disastro del 26 dicembre.

** Si temevano le malattie trasmesse dall'acqua e dagli alimenti trai i profughi dello tsunami, cosa solo in parte accaduta. Anche se è difficile azzardare ipotesi con le scarse notizie d'agenzia, sembra che in questo caso la causa non sia da ricercarsi nella temuta difficile igiene dei campi, ma nella pessima qualità delle razioni. Non sono noti altri dettagli, ma resta fondamentale il controllo degli alimenti inviati nelle aree colpite da catastrofi naturali.

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3. Terzo caso di BSE in Canada e nuovi test approvati dalla Commissione europea

L'11 gennaio 2005 è stato confermato il terzo caso di BSE in una mucca canadese, attraverso analisi condotte, con una procedura immunoistochimica, su campioni di cervello dell'animale. Il 4 gennaio 2005, la mucca era stata uccisa e campionata nella provincia dell'Alberta da un veterinario privato. I campioni di cervello  erano risultati positivi al test rapido Bio-Rad. Fortunatamente nessuna parte dell'animale è finita in cibi e mangimi. La carcassa, infatti, è stata trasferita al laboratorio dell'autorità alimentare canadese (CFIA) a Lethbridge dove è stata successivamente cremata. La CFIA ha iniziato un programma di investigazione epidemiologica basato sulle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE), seguendo tre diverse linee di indagine:  una sui capi nati dalla mucca affetta durante i due anni prima dell'inizio delle manifestazioni cliniche, una sui capi di bestiame della fattoria di origine (12 mesi prima e dopo la nascita dell'animale affetto) e una sui mangimi ai quali l'animale può essere stato esposto nell'arco della vita.

Frattanto la Commissione Europea ha approvato sette nuovi test rapidi per l'individuazione della BSE: CediTect BSE test, Enfer TSE Kit version 2.0, IDEXX HerdChek BSE Antigen Test Kit (EIA), Institut Pourquier Speed'it BSE, Prionics Check PrioSTRIP, Roboscreen Beta Prion BSE EIA Test Kit, Roche Applied Science PrionScreen. Questi nuovi test sono stati messi a punto per individuare la BSE in campioni di cervello ottenuti da animali al macello o che erano già morti alla fattoria di provenienza. Fino ad ora, però, non sono ancora stati valutati test per l'individuazione del morbo in animali vivi.

** Un terzo caso di BSE viene identificato in Canada, purtroppo nato dopo l'introduzione del divieto di usare resti di ruminanti nei mangimi (cioè nel 1998, un anno dopo il divieto). Secondo le autorità canadesi, il divieto non ha funzionato solo nel periodo iniziale dopo la sua implementazione; se ci sono stati problemi anche successivi, solo altri dati potranno dimostrarlo. Mentre questo evento potrebbe danneggiare ancora di più le esportazioni canadesi, ci si può attendere una situazione simile negli USA se il programma di sorveglianza verrà eseguito correttamente. Al contrario, l'introduzione di nuovi test sarà importante per chiunque è coinvolto nella gestione del problema BSE. Per chi utilizza carne a livello personale o di ristorazione, non esiste la necessità di cambiare le proprie abitudini, continuando ad evitare carni di dubbia provenienza e la cui rintracciabilità non è verificabile.

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4. PDBE: spengono le fiamme ma contaminano gli alimenti

In Canada, sostanze chimiche utilizzate come ritardanti di fiamma sono state trovate in quasi tutti i campioni di alimenti analizzati, anche se in alcuni casi a livelli relativamente bassi. I test sono stati condotti su 13 alimenti: la trota e il salmone allevato hanno mostrato livelli di PBDE (eteri di difenile polibromurati) rispettivamente di 3,638 e 1,942 parti per miliardo (ppb), le salsicce 0,242 ppb, il burro 0,384 ppb, mentre il formaggio e il latte 0,023 e 0,010 ppb. Solo il pollo ha mostrato livelli virtualmente inosservabili. I PBDE sono una classe di 25 sostanze chimiche usate come ritardanti di fiamma in elettronica di consumo, in tessuti e materiali plastici di uso comune. Non è ancora chiaro quale impatto abbiano queste sostanze sulla salute umana e nemmeno sono stati stabiliti livelli di sicurezza. Tuttavia, ricerche condotte su animali suggeriscono che queste sostanze chimiche possono alterare la memoria, causare difficoltà d'apprendimento ed alterare i livelli di ormone tiroideo. Sono considerate sostanze tossiche persistenti che tendono ad accumularsi nei grassi e nell'ambiente. I cibi con una quantità maggiore di lipidi, infatti, risultano i più contaminati.

** I PDBE sono sostanze preoccupanti perché possono persistere nell'ambiente e nel corpo umano e la cui tossicità è ancora poco nota. Proprio la loro scoperta ha motivato le proposte, fortemente osteggiate dall'industria chimica europea (e da alcuni governi), di rendere più severa la regolamentazione delle sostanze chimiche. In qualche modo confortante per gli italiani è il fatto che i livelli canadesi sono più alti di quelli riscontrati in Europa. Per i produttori di alimenti potrebbe profilarsi un nuovo parametro da tenere sotto controllo, per cui potrebbe essere opportuno attrezzarsi giù oggi; per i consumatori, potrebbe essere confermato presto un nuovo fattore di rischio da evitare (al momento specifiche raccomandazioni sono premature).

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5. Escherichia coli 0157:H7: un patogeno elusivo e pieno di risorse

Escherichia coli 0157:H7 può crescere e sopravvivere nei tessuti cellulari della mela causando la degradazione dei componenti delle loro cellule, secondo uno studio pubblicato su "Journal of Food Protection". Un secondo studio, pubblicato sulla stessa rivista, ha dimostrato invece che l'individuazione di questo batterio mediante tecniche di PCR presenta alcuni problemi. Infatti, i sistemi di immobilizzazione usati per migliorare l'efficienza della reazione non sempre funzionano per E. coli 0157:H7; inoltre, questo batterio diventa ancora più difficile da identificare quando è gia cresciuto all'interno della carne.

Nel primo studio è stata inoculata una certa dose di E. coli 0157:H7 in una mela ed è stata investigata la capacità di questo batterio di crescere  e svilupparsi, attraverso l'uso di un microscopio elettronico a trasmissione. I risultati di queste osservazioni hanno mostrato che il batterio forma aggregati vicino alle pareti cellulari e degrada le membrane plasmatiche delle cellule della mela, rendendole più deboli e più facili a disgregarsi.

Nel secondo studio, invece, è stata valutata l'efficacia di due metodi per ridurre il volume dei campioni e concentrare il DNA batterico di E. coli 0157:H7, prima della reazione di amplificazione. Il primo metodo, un processo di centrifugazione e risospensione dei campioni per eliminare il materiale di interferenza nei processi di amplificazione, ha portato a una riduzione del volume dei campioni poco significativa. Il secondo metodo, che oltre alla procedura precedente aggiunge un trattamento con zirconio idrossido per immobilizzare le cellule batteriche, ha portato a un basso recupero di cellule batteriche. Rispetto ad altri patogeni alimentari, E. coli 0157:H7 risulta quindi difficile da identificare a basse concentrazioni. Inoltre, il DNA estratto da cellule batteriche di E. coli 0157:H7 cresciute nella carne era più contaminato da materiali di interferenza (sostanze cellulari provenienti dalla carne) di quello estratto da cellule direttamente inoculate nella matrice.

** E. coli O157 è un patogeno fortunatamente raro in Italia, ma pericoloso perché in grado di causare la sindrome emolitico uremica che colpisce soprattutto i bambini e compromette la funzionalità renale. Poiché capace di causare malattia anche in piccole quantità, è molto importante riuscire a identificarlo a basse dosi. Per questo le difficoltà di applicare, soprattutto sulla carne, un alimento da cui spesso è isolato, una tecnica potente come la PCR è una brutta notizia. Per quanto riguarda le mele, questo battere era stato isolato spesso dal succo di questi frutti (e di causare malattia nei consumatori di questi succhi); la sua capacità di crescervi ne spiega dunque la presenza e implica la massima attenzione nel non contaminare con materiale contaminato da carne o da feci bovine gli strumenti utilizzati per tagliare o lavorare le mele. A livello domestico, si può consigliare di utilizzare coltelli ben puliti e di non conservare mele già tagliate o succhi a temperatura ambiente.

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6. Linguette della lattine: bere con cautela

Le lattine devono essere mantenute pulite esternamente e conservate in ambienti adatti, secondo una recente circolare del Ministero della Salute (Commissario ad acta DCOM/111/P/F1BB1 del 27 gennaio 2005). Inoltre, il rivenditore deve suggerire al consumatore di verificare lo stato delle confezioni, pulire la lattina dove deve essere aperta, scartare la lattina insudiciata e, in caso di lattina "stay on tab" (in cui la linguetta resta attaccata) è meglio versarne il contenuto in un bicchiere piuttosto che bere dalla lattina. La circolare dà esecuzione ad una sentenza del Tar del Lazio, in seguito al ricorso di un'associazione di consumatori.

** Se il buon senso consiglia di evitare del tutto lattine evidentemente insudiciate, è opportuno sottoporre a pulizia con acqua la superficie di queste lattine. Benché il sistema "stay on tab" non sia sicuramente igienico, non sono stati riscontrati nel tempo sufficienti dati per ritenerlo pericoloso per i consumatori. Per chi preferisce questo tipo di apertura, il consiglio è di seguire le regole di buon senso dettate dal MInistero.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 7/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • I ditiocarbammati e il clorotalonil sono, rispettivamente, residui di insetticidi e di fungicidi utilizzati in agricoltura
  • Si può notare anche come i controlli sui materiali a contatto (pentole, ecc.) sono ormai diventati normali in diversi paesi membri. Questa volta il problema è relativo al totale delle sostanze che passano dal materiale (in questo caso un coperchi) ad un alimento (in realtà per le prove si usano sostanze di riferimento), che in Europa non può eccedere un livello massimo stabilito. In passato erano specifiche sostanze a destare preoccupazione
  • Anche questa settimana si conferma che il problema coloranti di classe Sudan è tutt'altro che risolto
  • La presenza di Salmonella nella ricotta italiana è un fatto inusuale
  • Per quanto riguarda lo iodio nelle alghe (livelli eccessivi), il problema già segnalato in Irlanda sembra riguardare molti prodotti importati
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
07/02/2005 Presenza della tossina istamina Lombo di tonno fresco (Thunnus albacares) Panama via Olanda Italia
07/02/2005 Livelli eccessivi di acido benzoico e di acido sorbico Bevande non alcoliche Svezia Finlandia
07/02/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Piatto di mais Italia Italia
07/02/2005 Presenza di pezzi di legno Formaggio Danimarca Belgio
08/02/2005 Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e Sudan 4 Spezie piccanti in polvere  (Aci Toz Biber) Turchia via Germania Francia
10/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma puro Ghana Francia
10/02/2005 Presenza di ditiocarbammati e clorotalonil Frutto della passione Kenya Belgio
11/02/2005 Presenza della tossina istamina Tonno in scatola all'olio d'oliva Italia Italia
11/02/2005 Livelli eccessivi di nitrato di sodio Prodotto a base di carne di bovino secco e/o salato "Bündnerfleisch" Svizzera Germania
11/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Ricotta Italia Francia
11/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Carne di maiale Francia Italia
11/02/2005 Livelli eccessivi di iodio Alghe secche Cina via Olanda Germania
11/02/2005 Migrazione totale di sostanze dall'imballaggio (materiale a contatto) all'alimento eccessiva Coperchio rivestito di metallo Francia Danimarca
11/02/2005 Migrazione totale di sostanze dall'imballaggio (materiale a contatto) all'alimento eccessiva Coperchio rivestito di metallo Germania Danimarca

N. 5/2005 11 Febbraio 2005

Sommario

1. Editoriale

Anche il Giappone ha un morto per BSE: oltre la tragedia, vi potrà essere un riflesso commerciale nell'area del Pacifico. Nel contempo, la scoperta di un secondo caso di BSE in una capra, questa volta addirittura in un esemplare morto nel 1990, è sicuramente preoccupante: solo nuovi dati permetteranno di valutare il rischio cui è stata (ed è eventualmente) esposta la popolazione europea. L'introduzione dell'obbligo di etichettare il latte fresco in base alla provenienza del latte è un evento significativo; potrebbe essere utile anche dal punto di vista della sicurezza. Secondo le autorità europee, non è possibile stabilire un livello sicuro di assunzione di nichel: il riferimento restano solo i dati sulla dieta. L'incorretta esecuzione delle procedure di pulizia ha portato ad alcuni avvelenamenti in Canada. Infine, la ricerca scientifica ha mostrato alcuni dei segreti utilizzati da Shigella per sopravvivere alle difesi cellulari.

2. BSE: primo morto in Giappone e altra capra malata

Il primo caso in Giappone di manifestazione nell'uomo della variante del morbo di Creutzfeldt-Jacob (vCJD), la forma umana della BSE (mucca pazza), è stato diagnosticato in un uomo a Tokyo in Giappone. L'uomo era già morto al momento delle analisi, probabilmente per aver mangiato carne bovina infetta. Inoltre secondo i media giapponesi l'uomo avrebbe contratto il morbo nel 1999 durante un soggiorno di un mese in Gran Bretagna.

Sempre riguardo alla BSE è probabile che una capra scozzese, morta nel 1990 in Scozia, fosse affetta da BSE, secondo una notizia diffusa dalle autorità inglesi. La conferma di questo caso necessita comunque di ulteriori analisi (richiedono più anni).

** Anche il Giappone ha un lutto da vCJD: un evento raro ma tragico e probabilmente evitabile. D'altro canto, la capra scozzese con BSE è un risultato inquietante; sicuramente le ricerche sono state fatte tardivamente. In risposta a questi risultati, la Commissione ha ottenuto il consenso dagli Stati Membri per condurre i test rapidi su 176000 capre macellate e su 2500 capre morte negli allevamenti. Rispetto ai bovini, purtroppo, i dati sulle popolazioni caprine sono meno buoni; una volta stabilito che la BSE può trasmettersi alle capre, è fondamentale capire quante capre possono aver consumato farine animali e come si comporta la malattia in questi animali. A questo punto, non si può tuttavia sconsigliare il consumo di prodotti caprini, soprattutto quelli a base di latte

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3. Latte, dove sei stato munto?

Tra 120 giorni sarà obbligatorio indicare sulle etichette del latte fresco il luogo di provenienza (il comune , la regione, la provincia o la nazione) del latte utilizzato e non solo lo stabilimento di confezionamento. Infatti, è stato pubblicato sulla G.U. N.30/2005 il Decreto interministeriale sull'etichettatura obbligatoria del latte fresco.  Il decreto contiene anche le linee guida per la stesura obbligatoria del manuale aziendale ("Manuale aziendale per la rintracciabilità del latte alimentare fresco, finalizzato all'identificazione della provenienza e all'etichettatura"). Gli operatori dovranno adempiere al decreto entro il termine massimo di sessanta giorni dalla pubblicazione affinché, entro i sessanta giorni successivi, sia pienamente operativo l'obbligo dell'indicazione del riferimento territoriale nell'etichettatura del latte fresco.

** La zona di origine di un latte è un'informazione importante per il consumatore; può essere utile per fare scelta di sicurezza, qualità ed etiche (favorire, per esempio, le produzioni locali). L'introduzione di questo sistema, per quanto costoso, è vantaggioso per i consumatori e per i produttori italiani (o europei, se sapranno offrire un'immagine positiva del loro prodotto). Sarà probabilmente anche più facile individuare problemi di sicurezza nella filiera. I consumatori possono aspettarsi di trovare questa informazioni tra quattro mesi; anche il settore ristorazione/bar potrebbe usare queste informazioni a fini pubblicitari.

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4. Nichel: livello sicuro indefinibile

Non può essere definito un livello massimo di assunzione di nichel negli alimenti, in quanto i dati sono insufficienti. Questo il parere del pannello scientifico dell' Agenzia di Sicurezza  Alimentare Europea (EFSA) sui prodotti dietetici, la nutrizione e le allergie, che ha esaminato una richiesta della Commissione. Il pannello parte dalla premessa che non è ancora stato dimostrato che il nichel sia un elemento essenziale per l'uomo. Rileva poi che l'ingestione, ad alte dosi, di sali di nichel può causare effetti avversi ai reni, alla milza, ai polmoni e al sistema mieloide in animali da laboratorio. Inoltre c'è l'evidenza che i sali di nichel inalati siano cancerogeni nei roditori e nell'uomo (la stessa evidenza manca per la via orale). Il nichel provoca anche eczema alle mani se assunto da soggetti particolarmente sensibili: si noti però che la dose media giornaliera assunta nella dieta è pari a solo un terzo della più bassa dose che provoca eczema in soggetti sensibili.

** Anche se non ci sono basi scientifiche condivise per farlo, alcune persone ritengono che alcuni elementi debbano essere integrati nella dieta (tra cui appunto il nickel); inoltre, questo minerale è presente in molti integratori naturali. Le conclusioni dell'EFSA implicano che la sicurezza degli integratori di nickel è molto difficile da valutare; per gli altri (quelli che lo contengono come contaminante), il riferimento può essere la dieta. Per chi produce o distribuisce integratori, si può sconsigliare di utilizzare questo elemento come ingrediente base. L'utilizzo è quindi sconsigliabile anche ai consumatori. L'opinione dell'EFSA contiene informazioni utili per chiunque sia interessato a valutare la composizione in minerali di alimenti che produce o consuma

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5. Canada: disinfettante chimico trovato nel latte al cioccolato

Tre consumatori canadesi si sono sentiti male mentre un altro, un uomo di Toronto, è stato ricoverato dopo aver bevuto una bevanda al gusto di latte con cioccolato di marca Sealtest, particolarmente popolare tra i bambini. Nei cartoni di latte è stato trovato un disinfettante chimico non tossico, una sostanza composta da miscela di sapone e aceto allo 0,5%. Il disinfettante in questione non dovrebbe rappresentare alcun rischio per la salute umana. è già stato ordinato un ritiro dal mercato di più di 11000 cartoni di questo latte distribuito in Ontario. L'uomo più tardi è stato dimesso in buone condizioni.

** La contaminazione chimica accidentale non è un problema raro in ambito alimentare. Devono essere istituite procedure apposite per evitare problemi al prodotto e ai consumatori; altrettanto importante è la verifica puntuale della loro esecuzione. In questo caso, si sospetta che il detergente sia stato lasciato sulle linee di produzione. Per i consumatori il consiglio è di non consumare prodotti dall'odore o dal sapore anomale

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6. Gli inganni di Shigella

Shigella, un importante patogeno alimentare, è in grado di evitare il principale meccanismo di difesa delle cellule umane,  l'autofagia, secernendo una una proteina, IcsB, per mezzo del sistema di secrezione di tipo III. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell'Istituto di Scienze Mediche dell'Università di Tokyo. I mutanti batterici che mancano di IcsB sono stati fermati dall'autofagia durante la loro moltiplicazione all'interno delle cellule ospite. La degradazione di organelli e composti cellulari indesiderati, inclusi microbi invasivi attraverso l'autofagia è cruciale per la sopravvivenza delle cellule. IcsB non inibisce direttamente il processo di autofagia, ma piuttosto, VirG, una proteina richiesta per la motilità intracellulare basata sull'actina, induce l'autofagia legandosi alla proteina Atg5 prodotta dalla cellula ospite. In nonmutanti di Shigella questo legame è completamente inibito da IcsB, che lega VirG, impedendo a questa proteina di indurre l'autofagia.

** La capacità di  manipolare i meccanismi di difesa dell'ospite è sorprendente in molti patogeni, tra cui in particolare Salmonella e Shigella. Meccanismi complessi, come in questo caso, sono il risultato di un lungo processo di coevoluzione tra patogeno ed ospite. La comprensione di questi meccanismi, tra le altre cose, può portare a nuove terapie, ad individuare la ragione di particolari sensibilità all'infezione e a differenziare i ceppi sulla base della patogenicità. La ricaduta di questi risultati può essere importante anche per la sicurezza degli alimenti.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 6/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • Secondo quanto riportatoci dalle autorità irlandesi, alcune confezioni di alghe secche sono state testate in Irlanda ed il loro livello di iodio ha superato il limite legale, quindi il prodotto è stato ritirato. Una ricerca completa è stata effettuata per determinare l'origine e la distribuzione del prodotto. Come reso obbligatorio dal Regolamento 178/2002 le autorità irlandesi hanno informato la Commissione Europea attraverso i RASFF ma non hanno considerato necessario informare il pubblico e pubblicare alcun comunicato stampa, poiché, secondo la loro interpretazione del Regolamento 178/2002, non era loro richiesto
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
31/01/2005 Cambiamenti organolettici e presenza di escrementi di insetti Mandorle sgusciate Stati Uniti via Germania Slovenia
31/01/2005 Presenza dei patogeni Listeria monocytogenes e Salmonella Rissen Salsiccia di tipo spagnolo, con
etichetta riportante: CHORIZO FRESCO, lotto n. 25114, produttore: EMBUTIDOS BURGUETE S.C.I (POLIGIONI  ROCAFORT, S/N, 31400 SANGUESA, NAVARRA); eventuale distribuzione in Italia non nota

 

Immagine del prodotto 1
Immagine del prodotto 2
Immagine del prodotto 3

Spagna via Danimarca Norvegia
31/01/2005 Presenza dei patogeni Listeria monocytogenes e Salmonella Rissen Salsiccia di tipo spagnolo
etichetta: CHISTORRAM, lotto nr.26114, produttore: EMBUTIDOS BURGUETE S.C.I, POLIGIONI  ROCAFORT, S/N, 31400 SANGUESA, NAVARRA; eventuale distribuzione in Italia non nota
 

Immagine del prodotto 1
Immagine del prodotto 2
Immagine del prodotto 3

Spagna via Danimarca Norvegia
31/01/2005 Presenza del patogeno Salmonella typhimurium Carne di maiale surgelata Spagna Italia
01/02/2005 Presenza della tossina istamina Sardine sott'olio in scatola Tailandia via Repubblica Ceca Slovacchia
02/02/2005 Livelli eccessivi di iodio Alghe secche Repubblica di Corea via Germania Irlanda
02/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Rucola Italia Svezia
02/02/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Salsa georgiana ("Georgian sauce") Federazione Russa Germania
03/02/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato Danimarca Italia
03/02/2005 Presenza del patogeno Salmonella Petto di pollo Brasile via Danimarca Svezia
04/02/2005 Migrazione di anilina Strumenti da cucina Cina via Regno Unito Slovenia
04/02/2005 Presenza del colorante leucomalachite verde Pesce gatto giallo Vietnam Regno Unito
04/02/2005 Presenza della tossina istamina Filetti di tonno freschi Indonesia via Italia Italia
04/02/2005 Presenza del patogeno Escherichia coli Formaggio a pasta dura Olanda Regno Unito
04/02/2005 Presenza del patogeno Campylobacter jejuni Bacchette di pollo surgelate Belgio Italia

N. 4/2005 04 Febbraio 2005

Sommario

1. Editoriale

La BSE nella capra francese è stata confermata. Mentre le autorità europee invitano alla tranquillità, solo ulteriori studi potranno permettere una valutazione affidabile. Criptosporidiosi e giardiosi colpiscono i bambini negli USA a livelli piuttosto elevati; le indicazioni possono essere utili anche per l'Italia. Il Ministero della Salute fornisce i dati del sistema europeo di allerta per il 2004: molti gli spunti interessanti. Uno studio francese sulla BSE indica che la dose infettiva per l'uomo potrebbe essere molto alta, ma le limitazioni di questa ricerca sono tante. Infine, uno studio ufficiale tedesco fa sospettare che un eccessivo consumo di rucola potrebbe essere pericoloso.

2. La capra francese era davvero pazza

la Commissione Europea ha confermato un caso di BSE (encefalopatia spongiforme bovina, detta "mucca pazza") in una capra del nord della Francia. La Commissione ha proposto di espandere il programma di test per determinare se si tratta di un incidente isolato.
La capra infetta è nata nel marzo del 2000, prima che entrasse in vigore il divieto sui mangimi con farine animali, ed è stato macellata in Francia a ottobre del 2002. Gli altri capi del gregge sono stati esaminati e sono risultati negativi ai test. Sebbene questa sia la prima volta che la BSE viene stata trovata in una capra in condizioni naturali, in questi anni sono state adottate dall'Unione Europea misure di precauzione per proteggere i consumatori da questo possibilità. Apparentemente, il livello di infezione da encefalopatia spongiforme nelle capre sembra essere estremamente basso e quindi i possibili rischi per la salute umana sono minimi.
Secondo l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA), il latte di capra e i prodotti derivati da questo non dovrebbero presentare alcun rischio di BSE, se provenienti da animali apparentemente sani.

** Nonostante il basso profilo scelto dalla Commissione (cioè notizie rassicuranti che mettono in secondo piano la scarsità di informazioni lamentata dall'EFSA), l'occorrenza di BSE nella capra è un fatto preoccupante. Solo ulteriori dati dimostreranno se si tratta di una curiosità scientifica o dell'inizio di un nuovo, grave problema. Tuttavia, l'esclusione di capre con mastite (quelle che, secondo una remota possiblità, potrebbero rilasciare prioni nel latte) come fonte di latte, il provvedimento suggerito dall'EFSA, sembra di difficile praticabilità e soprattutto difficile da controllare. Per i consumatori non esistono tuttavia ragioni per modificare i comportamenti alimentari se si conferma l'estrema rarità del fenomeno.

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3. Crypto e giardia alla ribalta

Dal 1999 al 2002, negli USA, il numero totale di casi di criptosporidiosi segnalati ai Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) è aumentato da 2769 nel '99 a 3787 nel 2001 e poi diminuito fino a 3016 nel 2002. Il numero totale di casi di giardiasi segnalati al CDC, invece, è diminuito da 24226 nel '98 a 19708 nel 2001 e poi aumentato a 21300 nel 2002. La criptosporidiosi e la giardiasi sono disturbi gastrointestinali causati da due protozoi rispettivamente dei generi Cryptosporidium e Giardia. Negli USA, entrambe queste patologie sono state rilevate principalmente in bambini tra gli 1 e i 9 anni e in adulti tra 30 e 39 anni. L'incidenza di criptosporidiosi si è rivelata particolarmente alta nel Centro-Ovest e nel Vermont, mentre la giardiasi  è risultata più prevalente negli stati del Nord degli USA. Il picco stagionale dei casi per entrambe le malattie è la stagione estiva, quando si svolgono le attività ricreative in acqua e riflette un aumento nell'uso di piscine comunali, parchi acquatici, ma anche fiumi e laghi, che sono una grande attrazione per i bambini. Casi di queste malattie sono risultati collegati anche all'uso di acqua piovana o all'uso di acqua proveniente da acquedotti.

** Giardiosi e criptosporidiosi sono due patologie intestinali trasmesse dall'acqua (hanno una buona resistenza anche al cloro), estremamente fastidiose. I sintomi comprendono diarrea acquosa, con durata di 1-2 settimane per la criptosporidiosi (che è molto contagiosa e pericolosa per persone con sistema immunitario molto compromesso) e di 2-6 settimane per la giardiosi. Possono contaminare anche gli alimenti. Sono diffuse anche in Italia, ma i dati disponibili sono ancora pochi e per questo i dati USA sono interessanti. Per chi si occupa di acqua balneabile, controlli accurati sono raccomandabili.

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4. Sistema europeo di allerta:il Ministero fa il bilancio 2004

Nell'ambito sistema di allerta comunitaria, anche nel 2004 il contaminante microbiologico più comune è risultato essere Salmonella con 224 notifiche, seguita da Listeria monocytogenes con 109 notifiche (alimento coinvolto più spesso: il gorgonzola), secondo il recente rapporto del Ministero della Salute. Altri problemi di origine microbiologica sono risultati essere Vibrio Parahaemolyticus -Vibrio Cholerae e la presenza di elevati livelli di istamina, correlata soprattutto ai tranci di tonno (forse dovuti al trattamento con monossido di carbonio). La tossina botulinica, gli stafilococchi e i clostridi solfito riduttori hanno avuto solamente solamente 2, 3 e 3 notifiche, rispettivamente, in tutto l'anno.

Per quanto riguarda i contaminanti chimici, i maggiori problemi hanno riguardato le micotossine, i metalli pesanti e il colorante Sudan (ben 273 notifiche in peperoncino e altri prodotti alimentari come Olio di palma); sono stati coinvolti anche numerosi prodotti nazionali. Il Sudan ha mostrato un incremento nell'arco dell'anno. Tra le micotossine si segnalano il riscontro di Ocratossina A (29 notifiche) e Fumonisine (14 notifiche, di cui 11 di prodotti italiani, 78,6%).

** I pericoli presenti negli alimenti (o almeno quelli trovati dalle autorità) stanno cambiando, anche per la migliorata capacità dell'industria di controllare alcuni problemi. Tuttavia, Salmonella e Listeria restano difficili da tenere sotto controllo; in ambito chimico, le micotossine si confermano un problema di difficile soluzione. è difficile capire perché, invece, il problema dei coloranti Sudan sia così difficile da arginare. Per chi controlla gli alimenti, sia a livello ufficiale che aziendale, si tratta di una lettura indispensabile.

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5. Rassicurazioni incerte dalla Francia su BSE

Secondo uno studio francese, una persona dovrebbe consumare 1,5 kg di cervello e viscere di una mucca infetta per contrarre il morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD, la manifestazione umana della BSE). Per raggiungere questa conclusione, gli scienziati hanno somministrato a due macachi una dose, per via orale, pari a 5 g di cervello omogeneizzato proveniente da una mucca infetta da BSE. Un macaco ha sviluppato una malattia neurologica simile alla vCJD 60 mesi dopo l'esposizione, mentre l'altro era ancora sano dopo 76 mesi.

** Secondo alcune stime, 148 persone sono già morte per via della BSE. Anche se il picco dell'infezione fosse passato, si è trattato di una grande tragedia. Questo studio presenta numerosi problemi (due soli animali esaminati, per esempio); inoltre, gli esseri umani potrebbero essere stati esposti a basse dosi per molto tempo, invece che ad una singola "abbuffata" di prioni.

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6. Rucola: un preoccupante deposito di nitrati?

La metà di 350 campioni di rucola contenevano alti livelli di nitrato (oltre i 5000 mg/kg), secondo uno studio effettuato dalle autorità tedesche. Riportato alla dieta, questo può comportare un'eccessiva assunzione di nitrato da parte dell'organismo e un superamento nella dose giornaliera accettabile (Acceptable Daily Intake - ADI) consigliata dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Su questa base, l'Istituto Federale di Valutazione del Rischio (BFR) consiglia un moderato consumo di rucola e di altre verdure in cui si possono riscontrare alti livelli di nitrati, come spinaci e insalata verde. La rucola sembra in grado di accumulare nitrati a livelli particolarmente elevati. Questi composti in se stessi non sono tossici, ma da essi, all'interno del corpo umano, possono svilupparsi i nitriti da cui si possono formare i N-nitroso composti (nitrosammine), sostanze ritenute cancerogene.

** I nitrati sono composti dell'azoto che si trovano naturalmente nel suolo ma che vengono anche aggiunti ad esso come fertilizzanti nei campi coltivati. Essi vengono accumulati dalle piante in concentrazioni che differiscono da specie a specie. Il significato sanitario di questo studio tedesco è ancora da confermare; una riduzione della fertilizzazione (o di altre pratiche agricole) potrebbe essere efficace nella riduzione dei nitrati nella rucola. Si tratta comunque di un problema da affrontare urgentemente: la rucola, un prodotto spesso italiano, è già stata al centro di allarmi dovuti alla presenza di microorganismi. Per i consumatori che volessero agire immediatamente, si possono seguire i consigli delle autorità tedesche. Sono comunque opportuni ulteriori studi.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 5/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici
  • Potrebbe essere un errore il patogeno segnalato dalle autorità belga nel prodotto italiano (pancetta). Si tratterebbe di Salmonella invece che di Listeria. Tuttavia, questa indicazione delle autorità belga non è stata confermata (potrebbe trattarsi di prodotti diversi)
 
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
24/01/2005 Trattamento di irradiazione non dichiarato in etichetta Spaghettini istantanei Repubblica di Corea via Olanda Germania
24/01/2005 Presenza della tossina istamina Filetti di tonno fresco Indonesia via Olanda Italia
25/01/2005 Migrazione di anilina Strumenti da cucina in nylon Cina via Hong Kong Slovenia
27/01/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Paprika dolce in polvere Turchia Germania
27/01/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes (o Salmonella?) Pancetta a strisce affumicata marca Delhaize; scadenza 16/02/2005 e 26/02/2005; Lotto: L2365170152 e  L2011170152
 
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