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Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli
avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti
avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che,
secondo noi, meritano di essere discussi in forma
ragionata.
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possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono
resi disponibili in archivio ogni settimana.
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Sommario
1. Editoriale
Torna (o forse arriva) il problema dei coloranti Sudan
sulle pagine dei quotidiani: in Gran Bretagna, è stato ordinato il più
grande ritiro dal commercio della storia di quel paese, con quasi
cinquecento prodotti contaminati da questo colorante probabilmente
cancerogeno. Ricordiamo anche che l'iniziativa della autorità
britanniche ha causato un'ampia eco, ma, da quando era emerso nel 2003,
il problema Sudan non è mai stato del tutto risolto in Europa (anche se
era stato in parte controllato). In questo caso la responsabilità ricade
su un'industria poco prudente.
Una notizia preoccupante arriva dal Vietnam: la
trasmissione del virus H51N dell'influenza aviaria avverrebbe anche per via
orofecale (dalle feci all'ingestione e viceversa), dando luogo ad una
sintomatologia nuova e tragicamente letale. Su un altro fronte, in Italia è
stata identificata la presenza di muffe tossigeniche e di micotossine anche
nel farro, motivando precauzioni e controlli anche su questo prodotto
dell'agricoltura. Secondo un grande studio americano, il sequenziamento del
genoma del parassita intestinale Entamoeba potrebbe offrire nuove
opportunità terapeutiche. Infine, uno studio ufficiale USA suggerisce che
creare un'unica agenzia di sicurezza alimentare non solo aumenta
l'efficienza dei controlli, ma è anche un risparmio per i contribuenti.
2.
Il Sudan I torna a spaventare l'Europa (e il mondo)
Il Sudan I e/o IV (2-Naftalenolo), coloranti illegali
e probabilmente cancerogeni che conferiscono il colore rosso (normalmente a
scarpe, lacce, ecc), hanno contaminato circa 474 prodotti alimentari
contenenti salsa Worcester. Per
produrre la salsa, la "Premier Foods"
aveva utilizzato lotti di peperoncino in polvere già contaminati
all'importazione dall'India (dove avvenivano le frodi). Il 18 Febbraio scorso, l'Agenzia di
Sicurezza Alimentare britannica (FSA) ha consigliato ai consumatori di non mangiare cibi
contaminati da questo colorante; l'Agenzia ha anche pubblicato sul suo sito
una lista di questi prodotti (vedi sotto). Il problema nella salsa era stato scoperto
in Italia. Sono stati trovati
livelli di colorante molto alti, pari a 3 mg/Kg nella salsa e addirittura 80 mg/Kg nella
materia prima, il peperoncino in
polvere. In
Inghilterra, la FSA e le autorità locali controllano ogni anno più di mille
prodotti contenenti peperoncino rosso per escludere la presenza di questo
contaminante; tuttavia, si ritiene che le materie prime coinvolte nel caso della salsa
Worcester fossero state importate prima dell'inizio di questo programma di
controllo e che quindi la Premier Foods non abbia svolto analisi o ne abbia
ignorato i risultati.
Di conseguenza, 11 stati dell'UE e altre nazioni,
tra cui il Canada, hanno importato questi prodotti
dal Regno Unito e hanno identificato contaminazioni in prodotti provenienti
anche da altri paesi. Dopo l'allarme inglese, la Commissione Europea ha
convocato un gruppo di esperti per discutere il problema. Secondo la
Commissione, dal giugno 2003
l'UE (Unione Europea) ha permesso l'importazione solo di peperoncino non
contaminato dai coloranti Sudan (verificata con certificati analitici);
erano gli Stati Membri a dover condurre una sorveglianza accurata,
costringendo in particolare le industrie ad eliminare stock di materie prime
adulterate.
Una lettera della Commissione è già stata inviata alle
più importanti associazioni industriali.
Il Sudan I è un colorante che non si trova naturalmente negli alimenti.
è
stato classificato come agente cancerogeno negli animali da laboratorio dall'Agenzia
Internazionale per
Ricerca sul Cancro (IARC) ed è probabile che sia cancerogeno anche per
l'uomo. Per questo, è illegale nell'Unione Europea e quindi anche in Italia.
** Le dimensioni di questo evento sono eclatanti. Una
contaminazione strisciante di coloranti Sudan continuava ad essere
segnalata in Europa, anche se sicuramente in forte calo rispetto al
2003. La responsabilità della "Premier Foods" è stata grave perché si
poteva ragionevolmente supporre che la salsa Worcester che stava
maturando dal 2002 fosse contaminata. La FSA inglese è stata criticata,
ma la linea di condotta scelta, con la relativa pubblicità, sembra
sufficientemente severa con i distributori. Resta invece ancora da
valutare l'impatto sulla salute della popolazione. Per i produttori è
assolutamente necessario eliminare vecchi stock di materie prime
contaminate; per chi distribuisce prodotti a rischio, è importante
compiere verifiche sul prodotto e presso i fornitori. I consumatori non
dovrebbero consumare o acquistare prodotti a base di peperoncino di
prima del 2004.
Links:
3.
Influenza dei polli: anche l'acqua può trasmetterla
L'influenza aviaria, comunemente detta influenza dei
polli, si può trasmettere anche attraverso l'acqua, secondo un rapporto
recentemente pubblicato. A febbraio del
2004, in Vietnam, un bambino di 4 anni è morto per influenza
aviaria (tipo H5N1) dopo aver fatto il bagno, con la sorella maggiore, in un
canale spesso frequentato da anatre. Inizialmente il bambino presentava
febbre, mal di testa, vomito e diarrea, ma non mostrava sintomi respiratori,
per cui inizialmente era stata diagnosticata una febbre enterica;
successivamente, è subentrato il coma (gastroenterite ed encefalite) e poi,
purtroppo, il decesso. Dopo la
morte del bambino sono state effettuate analisi per l'identificazione del
tipo di infezione, e a ottobre del 2004 è stata confermata la diagnosi di
influenza aviaria da virus H5N1.
Anche la sorella era morta 11 giorni prima e aveva mostrato una forma simile
di influenza, ma non era stato effettuato alcun accertamento. L'ipotesi che
il bambino abbia contratto la malattia dalla sorella è stata scartata a
causa del troppo breve intervallo di tempo trascorso tra i due casi.
Questa è la seconda volta che l'influenza aviaria H5N1 si manifesta con
sintomi iniziali di febbre e diarrea ma senza complicazioni respiratorie. Il
primo caso si era verificato nel 2004 ed è stato anche questo mortale.
** Oltre alla probabile trasmissione attraverso
l'acqua, un altro dato preoccupante è che il virus H51N è stato
identificato anche nelle feci di questo bambino; inoltre, la
sintomatologia è risultata del tutto atipica. Sulla base anche di altre
notizie riportate di recente, si può quindi supporre una trasmissione
per via oro-fecale di questa influenza, anche nell'uomo, con il
risultato di sintomi inattesi e letali. Nonostante la preoccupazione, le
autorità sanitarie non raccomandano comunque controlli particolari sui
viaggiatori in rientro dal Sud-Est asiatico con sintomi enterici. Per i
viaggiatori in partenza per il Sud-Est asiatico si consiglia la massima
prudenza, anche nel consumo di acqua.
Links:
4.
Micotossine: a rischio anche il farro italiano
Anche nel farro
sono state individuate micotossine ed è stato dimostrato che, su questa pianta, crescono i funghi che le producono. La presenza di nove diversi tipi di micotossine e di
contaminazione da patogeni fungini è stata valutata in campioni di farro
raccolti nell'estate del 2000 e provenienti da otto differenti siti di
coltivazione dell'Italia meridionale. La fumonisina B1 è stata trovata in cinque
campioni (fino a 70,00 g/kg), l'ocratossina A in sette (fino a 4,07 g/kg) e
la beauvericina in tre campioni (fino a 4,44 g/kg). L'enniatina B è stata
trovata in un solo campione (30,00 g/kg); invece, non sono state trovate lo zearalenone e la fusaproliferina, mentre il deossinivalenolo e le
aflatossine non sono state valutate. Le specie fungine potenzialmente
micotossigeniche rilevate sono state numerosi.
** La concomitante presenza di ceppi tossigenici e
di micotossine indica che anche nel farro devono essere adottati
accorgimenti colturali e adeguati monitoraggi per controllare la presenza
delle tossine. Questa indicazioni sono importanti per la produzione primaria
e per le fasi successive della filiera.
Links:
5.
Geni batterici importati: è la debolezza di Entamoeba?
Il genoma del parassita intestinale Entamoeba histolytica contiene numerosi
geni batterici arrivati a questo batterio per trasferimento orizzontale
(cioè acquisiti da altra specie e non per modifiche evolutive).
La presenza di questi geni batterici e il probabile conseguente sviluppo
di nuove vie metaboliche potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci. Questa scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori americani dell'Istituto
per la Ricerca Genomica (TIGR) dopo aver sequenziato l'intero genoma del
parassita. Il complesso del DNA di E. histolytica rivela anche una
varietà di adattamenti metabolici condivisi con due altri protisti
patogeni privi di mitocondri, Giardia lamblia e Trichomonas vaginalis.
** Entamoeba histolytica causa l'amebiasi, una fonte significativa di morbosità e di mortalità
nei paesi in via di sviluppo. La presenza di vie metaboliche di origine
batterica, se confermata, non solo sarebbe molto interessante dal punto
di vista evoluzionistico, ma permetterebbe di identificare farmaci che
colpiscono la componente batterica, senza colpire la componente più
simile all'uomo (quella del protozoo).
Links:
6.
Agenzie di sicurezza alimentare: consolidare funziona
Creare un'unica agenzia di sicurezza alimentare è
conveniente economicamente ed apprezzato da esperti ed industria,
secondo l'Ufficio per la Responsabilità del Governo Americano (Government
Accountability Office, GAO). Il GAO
ha effettuato uno studio su sette paesi (Canada, Danimarca, Germania,
Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda e Regno Unito) che hanno unificato le
autorità di sicurezza alimentare. Le ragioni del consolidamento erano
due: la spinta dei consumatori e la
necessità di migliorare l'efficacia ed l'efficienza del sistema di
controlli. I vari paesi hanno adottato approcci diversi rispetto al
collocare le agenzie all'interno di ministeri esistenti o nel renderle
del tutto autonome. Tuttavia, i funzionari, gli esperti e
l'industria in tutti questi paesi sostengono che la formazione di
un'unica agenzia ha portato o probabilmente porterà benefici che superano i
costi iniziali. I miglioramenti citati includono meno
sovrapposizione nei controlli, maggiore chiarezza nelle responsabilità e
un'applicazione più incisiva e più rapida delle leggi e dei
regolamenti sulla sicurezza alimentare. Questi miglioramenti ridurranno
le spese per le ispezioni e
alcuni prevedono un risparmio del 25 per cento per la riduzione del
personale dirigente ed amministrativo.
In una prospettiva simile, l'Unione Europea ha emanato un nuovo regolamento per
identificare gli organismi nazionali di riferimento per l'Agenzia di Sicurezza Alimentare
Europea (EFSA) a livello nazionale (in Italia, è il CNSA, Comitato Nazionale
di Sicurezza Alimentare). Questo regolamento (n. 2230 del 2004)
elenca gli organismi competenti identificati dagli Stati Membri
in materia di sicurezza alimentare, definisce il funzionamento in rete tra
l'Autorità e gli organismi iscritti nell'elenco, delinea i compiti da
affidare a tali organismi e i sostegni finanziari che ciascuno stato deve
assicurare alla propria Agenzia di sicurezza alimentare. Inoltre, il
regolamento si occupa anche di definire un controllo sull'effettiva
esecuzione dei compiti da parte delle singole Agenzie.
** In Italia, per vari motivi, si è deciso di non creare
un'unica agenzia di sicurezza alimentare, nonostante l'importanza strategica
pe ril nostro paese delle produzioni alimentari. La stessa situazione si ha
negli Stati Uniti, dove le competenze risultano frazionate tra due agenzie
sottoposte rispettivamente al Ministero dell'Agricoltura (USDA, agenzia
responsabile: FSIS) e al Ministero della Sanità (DHHS, agenzia responsabile:
FDA), in maniera relativamente simile all'Italia (anche se le competenze
rispettive sono diverse). Questo spiega lo studio del GAO e il suo interesse
anche per l'Italia. Si tratta di un argomento che merita riflessione anche
da questa parte dell'Atlantico e del Tirreno.
Links:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
8/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o
all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già
acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i
consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e
l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
I salumi di origine spagnola continuano ad incontrare problemi in
Norvegia per la presenza di Listeria monocytogenes. Il suo riscontro
negli insaccati è più raro che in altri alimenti, ma comunque non
eccezionale
-
Come riportato tra le notizie, il colorante Sudan, nelle sue
varie forme, continua a imperversare in Europa, concentrandosi però
questa settimana in olio di palma e in alimenti contenenti salsa
Worcester
-
Si può notare che tra i pericoli identificati dalle autorità compaiano
sempre più spesso i materiali a contatto non in linea con la
normativa vigente
-
Il problema dell'uso dell'irradiazione (trattamento con
radiazioni per eliminare i microorganismi) su alimenti per i quali l'uso
non è autorizzato continua ad essere consistente per i prodotti
erboristici
| Data |
Motivo
dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del
prodotto |
Paese che ha trovato il
problema |
| 14/02/2005 |
Livelli
eccessivi del metallo tossico mercurio |
Squalo (Mustulus asterias) |
Francia |
Italia |
| 14/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella Agona |
Mangime a base di semi di lino |
Germania |
Austria |
| 14/02/2005 |
Trattato con irradiazione (trattamento vietato) |
Estratto di Ginseng siberiano (Eleuterococcus
senticosus) |
Regno Unito |
Regno Unito |
| 15/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 |
Olio di palma rosso |
Ghana via Belgio |
Olanda |
| 15/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 |
Olio di palma rosso |
Ghana |
Olanda |
| 15/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 |
Olio di palma rosso |
Ghana via Germania |
Olanda |
| 15/02/2005 |
Tempo di conservazione indicato in
etichetta troppo lungo |
Hummus salsa orientale biologica congelata.
Marca: Carley’s of Cornwall Ltd, lotto: tutti i lotti.
Dettagli dei prodotti: Hummus biologico surgelato, Hummus di avocado
biologico surgelato, Hummus biologico surgelato con pepe rosso,
Hummus biologico surgelato con olive, Hummus biologico surgelato con
Kalamata, Hummus biologico surgelato con spezie arrostite;
confezioni: da 250 g |
Regno Unito |
Regno Unito |
| 16/02/2005 |
Migrazione dal materiale agli
alimenti di livelli eccessivi del metallo tossico piombo |
Piattini da dessert in ceramica |
via Olanda |
Belgio |
| 16/02/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria monocytogenes |
Salsicce
Marca: Alejandro Chorizo Clasic; lotto numero: 524; data di
scadenza: 30/07/2005 |
Spagna via Danimarca |
Norvegia |
| 16/02/2005 |
Migrazione di ammine aromatiche
primarie dall'imballaggio (materiale a contatto) all'alimento
eccessiva |
Cucchiai di plastica da minestra |
Cina via Olanda |
Germania |
| 17/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 |
Olio di palma |
Nigeria Ghana via Olanda |
Germania |
| 17/02/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria monocytogenes |
Salmone affumicato affettato |
Olanda |
Italia |
| 18/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Frattaglie |
Francia |
Italia |
| 18/02/2005 |
Livelli eccessivi di tossine
prodotte dalle muffe (ocratossina A) |
Peperoncini rossi in polvere |
Spagna |
Regno Unito |
| 18/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Chitterlings (preparazioni a base di intestino di maiale) |
Stati Uniti |
Francia |
| 18/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Pasta di noci |
Siria via Germania |
Olanda |
| 18/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 |
Salsa Worcestershire (consultare il link, oltre 400 prodotti) |
Regno Unito |
Regno Unito |
Sommario
1. Editoriale
In Indonesia, prima della mancanza di igiene nei campi
profughi, il problema per gli scampati allo tsunami si sono rivelati
degli spaghetti cinesi contaminati:
cause e meccanismi non sono ancora noti. Dal Canada giunge la notizia di
un terzo caso di BSE, mentre la Commissione approva sette nuovi test
rapidi per l'identificazione del morbo nei bovini macellati. Sul fronte chimico, la
contaminazione degli alimenti con ritardanti di fiamma in Canada risulta
ancora più pesante che in Europa: si tratta dei PDBE, composti utili
(riducono gli incendi), ma persistenti nell'organismo e rivelatisi
tossici. Nell'ambito di nuovo dei pericoli microbiologici, E. coli O157, un pericoloso
patogeno, si rileva difficile da isolare con la PCR e capace di crescere
nelle mele intaccate. Infine, il Ministero della Salute, pur non
ravvisando l'esigenza di limitare l'utilizzo delle lattine con apertura
"stay on tab" e solo in seguito a sentenza TAR, consiglia di utilizzare con
alcune cautele le lattine le cui linguette restano attaccate ed entrano
nella lattina al momento del consumo.
2.
Indonesia, profughi dello tsunami: più che l'igiene, la pessima qualità
Nella provincia di Aceh (un'isola dell'Indonesia) circa 200 persone,
appartenenti a un campo per profughi dello tsunami, sono state ricoverate
in ospedale per un probabile avvelenamento alimentare, dopo aver mangiato spaghettini cinesi avariati. L'origine di questi alimenti di emergenza e la
causa dell'avvelenamento sono ancora sconosciute, ma tonnellate di razioni
sono state distribuite in tutta Aceh.
Abu
Bakar, governatore di Panah Pasir, un'area settentrionale di Aceh, ha
detto che, dopo aver mangiato gli spaghetti, molti hanno cominciato a
vomitare e a produrre schiuma dalla bocca, per cui sono stati subito
condotti all'ospedale di
Lhokseumawe, una cittadina sulla costa. L'avvenimento di giovedì
sembra essere il primo incidente di questo genere riscontrato nelle dozzine
di accampamenti improvvisati che ospitano molte delle 400.000 persone che
hanno perso la casa, sull'isola di Aceh, nel disastro del 26 dicembre.
** Si temevano le malattie trasmesse dall'acqua e dagli
alimenti trai i profughi dello tsunami, cosa solo in parte accaduta.
Anche se è difficile azzardare ipotesi con le scarse notizie d'agenzia,
sembra che in questo caso la causa non sia da ricercarsi nella temuta
difficile igiene dei campi, ma nella pessima qualità delle razioni. Non
sono noti altri dettagli, ma resta fondamentale il controllo degli
alimenti inviati nelle aree colpite da catastrofi naturali.
Links:
3.
Terzo caso di BSE in Canada e nuovi test approvati dalla Commissione
europea
L'11 gennaio 2005 è stato confermato il terzo caso di BSE
in una mucca canadese, attraverso analisi condotte, con una procedura immunoistochimica,
su campioni di cervello dell'animale. Il 4 gennaio 2005, la mucca era stata
uccisa e campionata nella provincia dell'Alberta da un veterinario privato. I campioni di cervello erano risultati positivi al test rapido Bio-Rad.
Fortunatamente nessuna parte dell'animale è finita in cibi e mangimi. La
carcassa, infatti, è stata trasferita al laboratorio dell'autorità alimentare canadese (CFIA) a Lethbridge dove è stata
successivamente cremata. La CFIA ha iniziato un programma di
investigazione epidemiologica basato sulle linee guida
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE), seguendo tre
diverse linee di indagine: una sui capi nati dalla mucca affetta
durante i due anni prima dell'inizio delle manifestazioni cliniche, una sui
capi di bestiame della fattoria di origine (12 mesi prima e dopo la
nascita dell'animale affetto) e una sui mangimi ai quali l'animale può essere
stato esposto nell'arco della vita.
Frattanto la Commissione Europea ha approvato sette nuovi test rapidi per
l'individuazione della BSE: CediTect BSE test, Enfer TSE Kit version 2.0,
IDEXX HerdChek BSE Antigen Test Kit (EIA), Institut Pourquier Speed'it BSE,
Prionics Check PrioSTRIP, Roboscreen Beta Prion BSE EIA Test Kit, Roche
Applied Science PrionScreen. Questi nuovi test sono stati messi a punto per
individuare la BSE in campioni di cervello ottenuti da animali al macello o
che erano già morti alla fattoria di provenienza. Fino ad ora, però, non
sono ancora stati valutati test per l'individuazione del morbo in animali
vivi.
** Un terzo caso di BSE viene identificato in Canada,
purtroppo nato dopo l'introduzione del divieto di usare resti di
ruminanti nei mangimi (cioè nel 1998, un anno dopo il divieto). Secondo
le autorità canadesi, il divieto non ha funzionato solo nel periodo
iniziale dopo la sua implementazione; se ci sono stati problemi anche
successivi, solo altri dati potranno dimostrarlo. Mentre questo evento
potrebbe danneggiare ancora di più le esportazioni canadesi, ci si può
attendere una situazione simile negli USA se il programma di
sorveglianza verrà eseguito correttamente. Al contrario, l'introduzione di nuovi test
sarà importante per chiunque è coinvolto nella gestione del problema BSE.
Per chi utilizza carne a livello personale o di ristorazione, non
esiste la necessità di cambiare le proprie abitudini, continuando ad
evitare carni di dubbia provenienza e la cui rintracciabilità non è
verificabile.
Links:
4.
PDBE: spengono le fiamme ma contaminano gli alimenti
In Canada, sostanze chimiche utilizzate come ritardanti di fiamma sono state trovate in quasi tutti i campioni di alimenti
analizzati, anche se in
alcuni casi a livelli relativamente bassi. I test sono stati condotti
su 13 alimenti: la trota e il salmone allevato hanno mostrato livelli di PBDE (eteri di difenile polibromurati)
rispettivamente di 3,638 e 1,942 parti per miliardo (ppb), le salsicce 0,242 ppb,
il burro 0,384 ppb, mentre il formaggio e il latte 0,023 e 0,010 ppb. Solo il pollo ha
mostrato
livelli virtualmente inosservabili.
I PBDE sono una classe di 25 sostanze chimiche usate come ritardanti di
fiamma in elettronica di consumo, in tessuti e materiali plastici di uso comune. Non è ancora
chiaro quale impatto abbiano queste sostanze sulla salute umana e nemmeno
sono stati stabiliti livelli di sicurezza. Tuttavia, ricerche condotte su
animali suggeriscono che queste sostanze chimiche possono alterare la
memoria, causare difficoltà d'apprendimento ed alterare i livelli di ormone
tiroideo. Sono considerate sostanze tossiche persistenti che tendono ad accumularsi nei
grassi e nell'ambiente. I cibi con una quantità maggiore di lipidi, infatti,
risultano i più contaminati.
** I PDBE sono sostanze preoccupanti perché possono
persistere nell'ambiente e nel corpo umano e la cui tossicità è ancora poco
nota. Proprio la loro scoperta ha motivato le proposte, fortemente osteggiate
dall'industria chimica europea (e da alcuni governi), di rendere più severa
la regolamentazione delle sostanze chimiche. In qualche modo confortante per
gli italiani è il fatto che i livelli
canadesi sono più alti di quelli riscontrati in Europa. Per i produttori di
alimenti potrebbe profilarsi un nuovo parametro da tenere sotto controllo,
per cui potrebbe essere opportuno attrezzarsi giù oggi; per i consumatori,
potrebbe essere confermato presto un nuovo fattore di rischio da evitare (al
momento specifiche raccomandazioni sono premature).
Links:
5.
Escherichia coli 0157:H7: un patogeno elusivo e pieno di risorse
Escherichia coli 0157:H7 può
crescere e sopravvivere nei tessuti cellulari della mela causando la
degradazione dei componenti delle loro cellule, secondo uno studio
pubblicato su "Journal of Food Protection". Un secondo studio,
pubblicato sulla stessa rivista, ha
dimostrato invece che l'individuazione di questo batterio mediante
tecniche di PCR presenta alcuni problemi. Infatti, i sistemi di
immobilizzazione usati per migliorare l'efficienza della reazione non sempre funzionano per E. coli 0157:H7;
inoltre, questo batterio diventa ancora più difficile da identificare
quando è gia cresciuto all'interno della carne.
Nel primo studio è stata inoculata una certa dose di E. coli 0157:H7 in
una mela ed è stata investigata la capacità di questo batterio di
crescere e svilupparsi, attraverso l'uso di un microscopio
elettronico a trasmissione. I risultati di queste osservazioni hanno
mostrato che il batterio forma aggregati vicino alle pareti cellulari e degrada le membrane plasmatiche delle cellule della mela, rendendole
più deboli e più facili a disgregarsi.
Nel secondo studio, invece, è stata valutata l'efficacia di due metodi
per ridurre il volume dei campioni e concentrare il DNA batterico di E.
coli 0157:H7, prima della reazione di amplificazione. Il primo metodo,
un processo di centrifugazione e risospensione dei campioni per
eliminare il materiale di interferenza nei processi di amplificazione,
ha portato a una riduzione del volume dei campioni poco significativa. Il secondo
metodo, che oltre alla procedura precedente aggiunge un trattamento con zirconio idrossido per immobilizzare le
cellule batteriche, ha portato a un basso recupero di cellule batteriche. Rispetto ad altri patogeni alimentari, E. coli
0157:H7 risulta quindi difficile da identificare a basse concentrazioni.
Inoltre, il DNA estratto da
cellule batteriche di E. coli 0157:H7 cresciute nella carne era più
contaminato da materiali di interferenza (sostanze cellulari provenienti
dalla carne) di quello estratto da cellule direttamente inoculate nella matrice.
** E. coli O157 è un patogeno fortunatamente raro in
Italia, ma pericoloso perché in grado di causare la sindrome emolitico uremica che
colpisce soprattutto i bambini e compromette la funzionalità renale.
Poiché capace di causare malattia anche in piccole quantità, è molto
importante riuscire a identificarlo a basse dosi. Per questo le
difficoltà di applicare, soprattutto sulla carne, un alimento da cui
spesso è isolato, una tecnica potente come la PCR è una brutta notizia.
Per quanto riguarda le mele, questo battere era stato isolato spesso dal
succo di questi frutti (e di causare malattia nei consumatori di questi
succhi); la sua capacità di crescervi ne spiega dunque la
presenza e implica la massima attenzione nel non contaminare con
materiale contaminato da carne o da feci bovine gli strumenti utilizzati per tagliare o lavorare le
mele. A livello domestico, si può consigliare di utilizzare coltelli ben
puliti e di non conservare mele già tagliate o succhi a temperatura
ambiente.
Links:
6.
Linguette della lattine: bere con cautela
Le lattine devono essere mantenute pulite esternamente
e conservate in ambienti adatti, secondo una recente circolare del
Ministero della Salute (Commissario ad acta DCOM/111/P/F1BB1 del 27
gennaio 2005). Inoltre, il rivenditore deve suggerire al consumatore di
verificare lo stato delle confezioni, pulire la lattina dove deve essere
aperta, scartare la lattina insudiciata e, in caso di lattina "stay on
tab" (in cui la linguetta resta attaccata) è meglio versarne il
contenuto in un bicchiere piuttosto che bere dalla lattina. La circolare
dà esecuzione ad una sentenza del Tar del Lazio, in seguito al ricorso
di un'associazione di consumatori.
** Se il buon senso consiglia di evitare del tutto
lattine evidentemente insudiciate, è opportuno sottoporre a pulizia con
acqua la superficie di queste lattine. Benché il sistema "stay on tab" non
sia sicuramente igienico, non sono stati riscontrati nel tempo sufficienti
dati per ritenerlo pericoloso per i consumatori. Per chi preferisce questo
tipo di apertura, il consiglio è di seguire le regole di buon senso dettate dal MInistero.
Links:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
7/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o
all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già
acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i
consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e
l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
I ditiocarbammati
e il clorotalonil sono, rispettivamente, residui di insetticidi e di
fungicidi utilizzati in agricoltura
-
Si può notare anche come i controlli sui materiali a contatto
(pentole, ecc.) sono ormai diventati normali in diversi paesi membri.
Questa volta il problema è relativo al totale delle sostanze che passano
dal materiale (in questo caso un coperchi) ad un alimento (in realtà per
le prove si
usano sostanze di riferimento), che in Europa non può eccedere un
livello massimo stabilito. In passato erano specifiche sostanze a
destare preoccupazione
-
Anche questa settimana si conferma che il problema coloranti di classe
Sudan è tutt'altro che risolto
-
La presenza di Salmonella nella ricotta italiana è un fatto
inusuale
-
Per quanto riguarda lo iodio nelle alghe (livelli eccessivi), il
problema già segnalato in Irlanda sembra riguardare molti prodotti
importati
| Data |
Motivo
dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del
prodotto |
Paese che ha trovato il
problema |
| 07/02/2005 |
Presenza della tossina istamina |
Lombo di tonno fresco (Thunnus
albacares) |
Panama via Olanda |
Italia |
| 07/02/2005 |
Livelli eccessivi di acido
benzoico e di acido sorbico |
Bevande non alcoliche |
Svezia |
Finlandia |
| 07/02/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine
fungine cancerogene aflatossine |
Piatto di mais |
Italia |
Italia |
| 07/02/2005 |
Presenza di pezzi di legno |
Formaggio |
Danimarca |
Belgio |
| 08/02/2005 |
Presenza dei
coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1 e
Sudan 4 |
Spezie piccanti in polvere
(Aci Toz Biber) |
Turchia via Germania |
Francia |
| 10/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 |
Olio di palma puro |
Ghana |
Francia |
| 10/02/2005 |
Presenza di
ditiocarbammati
e clorotalonil |
Frutto della passione |
Kenya |
Belgio |
| 11/02/2005 |
Presenza della tossina istamina |
Tonno in scatola all'olio d'oliva |
Italia |
Italia |
| 11/02/2005 |
Livelli eccessivi di nitrato di
sodio |
Prodotto a base di carne di bovino secco e/o salato "Bündnerfleisch" |
Svizzera |
Germania |
| 11/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Ricotta |
Italia |
Francia |
| 11/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Carne di maiale |
Francia |
Italia |
| 11/02/2005 |
Livelli eccessivi di iodio |
Alghe secche |
Cina via Olanda |
Germania |
| 11/02/2005 |
Migrazione totale di
sostanze dall'imballaggio (materiale a contatto) all'alimento
eccessiva |
Coperchio rivestito di metallo |
Francia |
Danimarca |
| 11/02/2005 |
Migrazione totale di sostanze dall'imballaggio (materiale a
contatto) all'alimento eccessiva |
Coperchio rivestito di metallo |
Germania |
Danimarca |
Sommario
1. Editoriale
Anche il Giappone ha un morto per BSE: oltre la
tragedia, vi potrà essere un riflesso commerciale nell'area del
Pacifico. Nel contempo, la scoperta di un secondo caso di BSE in una
capra, questa volta addirittura in un esemplare morto nel 1990, è
sicuramente preoccupante: solo nuovi dati permetteranno di valutare il
rischio cui è stata (ed è eventualmente) esposta la popolazione europea.
L'introduzione dell'obbligo di etichettare il latte fresco in base alla
provenienza del latte è un evento significativo; potrebbe essere utile
anche dal punto di vista della sicurezza. Secondo le autorità europee,
non è possibile stabilire un livello sicuro di assunzione di nichel: il
riferimento restano solo i dati sulla dieta. L'incorretta esecuzione
delle procedure di pulizia ha portato ad alcuni avvelenamenti in Canada.
Infine, la ricerca scientifica ha mostrato alcuni dei segreti utilizzati
da Shigella per sopravvivere alle difesi cellulari.
2.
BSE: primo morto in Giappone e altra capra malata
Il primo caso in Giappone di manifestazione nell'uomo
della variante del morbo di
Creutzfeldt-Jacob (vCJD), la forma umana della BSE (mucca pazza), è
stato diagnosticato in un uomo a Tokyo in Giappone. L'uomo era già morto al momento delle analisi,
probabilmente per aver mangiato carne bovina infetta. Inoltre secondo i media
giapponesi l'uomo avrebbe contratto il morbo nel 1999 durante un
soggiorno di un mese in Gran Bretagna.
Sempre riguardo alla BSE è probabile che
una capra scozzese, morta nel 1990 in Scozia, fosse affetta da BSE,
secondo una notizia diffusa dalle autorità inglesi. La conferma di questo
caso necessita comunque di ulteriori analisi (richiedono più anni).
** Anche il Giappone ha un lutto da vCJD: un evento
raro ma tragico e probabilmente evitabile. D'altro canto, la capra
scozzese con BSE è un risultato inquietante; sicuramente le ricerche
sono state fatte tardivamente. In risposta a questi risultati, la
Commissione ha ottenuto il consenso dagli Stati Membri per condurre i
test rapidi su 176000 capre macellate e su 2500 capre morte negli allevamenti.
Rispetto ai bovini, purtroppo, i dati sulle popolazioni caprine sono
meno buoni; una volta stabilito
che la BSE può trasmettersi alle capre, è fondamentale capire quante
capre possono aver consumato farine animali e come si comporta la
malattia in questi animali. A questo punto, non si può tuttavia
sconsigliare il consumo di prodotti caprini, soprattutto quelli a base
di latte
Links:
3.
Latte, dove sei stato munto?
Tra 120 giorni sarà obbligatorio
indicare sulle etichette del latte fresco il luogo di provenienza (il comune
, la regione, la provincia o la nazione) del latte utilizzato e non solo
lo stabilimento di confezionamento. Infatti, è stato pubblicato sulla G.U. N.30/2005 il Decreto interministeriale sull'etichettatura
obbligatoria del latte fresco. Il decreto contiene anche le linee
guida per la stesura obbligatoria del manuale aziendale ("Manuale aziendale
per la rintracciabilità del latte alimentare fresco, finalizzato
all'identificazione della provenienza e all'etichettatura").
Gli operatori dovranno adempiere al decreto entro il termine massimo di sessanta
giorni dalla pubblicazione affinché, entro i sessanta giorni successivi, sia
pienamente operativo l'obbligo dell'indicazione del riferimento territoriale
nell'etichettatura del latte fresco.
** La zona di origine di un latte è un'informazione
importante per il consumatore; può essere utile per fare scelta di
sicurezza, qualità ed etiche (favorire, per esempio, le produzioni locali).
L'introduzione di questo sistema, per quanto costoso, è vantaggioso per i
consumatori e per i produttori italiani (o europei, se sapranno
offrire un'immagine positiva del loro prodotto). Sarà probabilmente anche
più facile individuare problemi di sicurezza nella filiera. I consumatori
possono aspettarsi di trovare questa informazioni tra quattro mesi; anche il
settore ristorazione/bar potrebbe usare queste informazioni a fini
pubblicitari.
Links:
4.
Nichel: livello sicuro indefinibile
Non può essere definito un livello
massimo di assunzione di nichel negli alimenti, in quanto i dati sono
insufficienti. Questo il parere del pannello scientifico dell' Agenzia
di Sicurezza Alimentare Europea (EFSA) sui prodotti dietetici, la
nutrizione e le allergie, che ha esaminato una richiesta della
Commissione. Il pannello parte dalla premessa che non è ancora stato dimostrato che il nichel sia un elemento essenziale per
l'uomo. Rileva poi che l'ingestione, ad alte dosi, di sali di nichel può causare
effetti avversi ai reni, alla milza, ai polmoni e al sistema mieloide in
animali da laboratorio. Inoltre c'è l'evidenza che i sali di nichel
inalati siano cancerogeni nei roditori e nell'uomo (la stessa evidenza
manca per la via orale). Il nichel provoca anche eczema alle mani se
assunto da soggetti particolarmente sensibili: si noti però che la dose
media giornaliera assunta nella dieta è pari a solo un terzo
della più bassa dose che provoca eczema in soggetti sensibili.
** Anche se non ci sono basi scientifiche condivise per
farlo, alcune persone ritengono che alcuni elementi debbano essere integrati
nella dieta (tra cui appunto il nickel); inoltre, questo minerale è presente
in molti integratori naturali. Le conclusioni dell'EFSA implicano che la
sicurezza degli integratori di nickel è molto difficile da valutare; per gli
altri (quelli che lo contengono come contaminante), il riferimento può essere la dieta. Per chi produce o distribuisce
integratori, si può sconsigliare di utilizzare questo elemento come
ingrediente base. L'utilizzo è
quindi sconsigliabile anche ai consumatori. L'opinione dell'EFSA contiene
informazioni utili per chiunque sia interessato a valutare la composizione
in minerali di alimenti che produce o consuma
Links:
5.
Canada: disinfettante chimico trovato nel latte al cioccolato
Tre consumatori canadesi si sono sentiti male mentre un
altro, un uomo di Toronto, è stato ricoverato dopo aver bevuto una bevanda
al gusto di latte con cioccolato di marca Sealtest, particolarmente
popolare tra i bambini. Nei cartoni di latte è stato trovato un
disinfettante chimico non tossico, una sostanza composta da miscela di sapone e aceto allo
0,5%. Il disinfettante in questione non dovrebbe
rappresentare alcun rischio per la salute umana. è già stato ordinato un ritiro dal mercato di più di
11000 cartoni di questo latte distribuito in Ontario.
L'uomo più tardi è stato dimesso in buone condizioni.
** La contaminazione chimica accidentale non è un
problema raro in ambito alimentare. Devono essere istituite procedure
apposite per evitare problemi al prodotto e ai consumatori; altrettanto
importante è la verifica puntuale della loro esecuzione. In questo caso,
si sospetta che il detergente sia stato lasciato sulle linee di
produzione. Per i consumatori il consiglio è di non consumare prodotti
dall'odore o dal sapore anomale
Links:
6.
Gli inganni di Shigella
Shigella, un importante patogeno alimentare,
è in grado di evitare il principale meccanismo di difesa delle cellule
umane, l'autofagia, secernendo una una proteina, IcsB, per mezzo del sistema di secrezione
di tipo III. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di
Microbiologia e Immunologia dell'Istituto di Scienze Mediche
dell'Università di Tokyo. I mutanti batterici che mancano di IcsB sono stati fermati
dall'autofagia durante la loro moltiplicazione all'interno delle cellule
ospite.
La degradazione di organelli e composti cellulari indesiderati, inclusi
microbi invasivi attraverso l'autofagia è cruciale per la sopravvivenza
delle cellule. IcsB non inibisce direttamente il processo di autofagia, ma
piuttosto, VirG, una proteina richiesta per la motilità
intracellulare basata sull'actina, induce l'autofagia legandosi alla
proteina Atg5 prodotta dalla cellula ospite. In nonmutanti di Shigella
questo legame è completamente inibito da IcsB, che lega VirG, impedendo
a questa proteina di indurre l'autofagia.
** La capacità di manipolare i meccanismi di
difesa dell'ospite è sorprendente in molti patogeni, tra cui in
particolare Salmonella e Shigella. Meccanismi complessi, come in questo
caso, sono il risultato di un lungo processo di coevoluzione tra
patogeno ed ospite. La comprensione di questi meccanismi, tra le altre
cose, può portare a nuove terapie, ad individuare la ragione di
particolari sensibilità all'infezione e a differenziare i ceppi sulla
base della patogenicità. La ricaduta di questi risultati può essere
importante anche per la sicurezza degli alimenti.
Links:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
6/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o
all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già
acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i
consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e
l'industria alimentare possono porre rimedio
-
Secondo quanto riportatoci dalle autorità irlandesi, alcune confezioni di alghe secche sono state testate in Irlanda ed
il loro livello di iodio ha superato il limite legale,
quindi il prodotto è stato ritirato. Una ricerca completa è stata
effettuata per determinare l'origine e la distribuzione del prodotto.
Come reso obbligatorio dal Regolamento 178/2002 le autorità irlandesi hanno
informato la Commissione Europea attraverso i RASFF ma
non hanno considerato necessario informare il pubblico e pubblicare
alcun comunicato stampa, poiché, secondo la loro interpretazione del
Regolamento 178/2002, non era loro richiesto
| Data |
Motivo
dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del
prodotto |
Paese che ha trovato il
problema |
| 31/01/2005 |
Cambiamenti organolettici e presenza
di escrementi di insetti |
Mandorle sgusciate |
Stati Uniti via Germania |
Slovenia |
| 31/01/2005 |
Presenza dei patogeni
Listeria monocytogenes e
Salmonella Rissen |
Salsiccia di tipo spagnolo, con
etichetta riportante:
CHORIZO FRESCO, lotto n. 25114, produttore: EMBUTIDOS BURGUETE S.C.I
(POLIGIONI ROCAFORT, S/N, 31400 SANGUESA, NAVARRA); eventuale
distribuzione in Italia non nota
Immagine del prodotto 1
Immagine del prodotto 2
Immagine del prodotto 3 |
Spagna via Danimarca |
Norvegia |
| 31/01/2005 |
Presenza dei patogeni
Listeria monocytogenes e
Salmonella Rissen |
Salsiccia di tipo spagnolo
etichetta:
CHISTORRAM, lotto nr.26114, produttore: EMBUTIDOS BURGUETE S.C.I,
POLIGIONI ROCAFORT, S/N, 31400 SANGUESA, NAVARRA;
eventuale distribuzione in Italia non nota
Immagine
del prodotto
1
Immagine del prodotto 2
Immagine del prodotto 3 |
Spagna via Danimarca |
Norvegia |
| 31/01/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella typhimurium |
Carne di maiale surgelata |
Spagna |
Italia |
| 01/02/2005 |
Presenza della tossina istamina |
Sardine sott'olio in scatola |
Tailandia via Repubblica Ceca |
Slovacchia |
| 02/02/2005 |
Livelli eccessivi di iodio |
Alghe secche |
Repubblica di Corea via Germania |
Irlanda |
| 02/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Rucola |
Italia |
Svezia |
| 02/02/2005 |
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 |
Salsa georgiana ("Georgian sauce") |
Federazione Russa |
Germania |
| 03/02/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria monocytogenes |
Salmone affumicato |
Danimarca |
Italia |
| 03/02/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella |
Petto di pollo |
Brasile via Danimarca |
Svezia |
| 04/02/2005 |
Migrazione di anilina |
Strumenti da cucina |
Cina via Regno Unito |
Slovenia |
| 04/02/2005 |
Presenza del
colorante leucomalachite verde |
Pesce gatto giallo |
Vietnam |
Regno Unito |
| 04/02/2005 |
Presenza della tossina istamina |
Filetti di tonno freschi |
Indonesia via Italia |
Italia |
| 04/02/2005 |
Presenza del patogeno
Escherichia coli |
Formaggio a pasta dura |
Olanda |
Regno Unito |
| 04/02/2005 |
Presenza del patogeno
Campylobacter jejuni |
Bacchette di pollo surgelate |
Belgio |
Italia |
Sommario
1. Editoriale
La BSE nella capra francese è stata confermata. Mentre
le autorità europee invitano alla tranquillità, solo ulteriori studi
potranno permettere una valutazione affidabile. Criptosporidiosi e
giardiosi colpiscono i bambini negli USA a livelli piuttosto elevati; le
indicazioni possono essere utili anche per l'Italia. Il Ministero della
Salute fornisce i dati del sistema europeo di allerta per il 2004: molti
gli spunti interessanti. Uno studio francese sulla BSE indica che la
dose infettiva per l'uomo potrebbe essere molto alta, ma le limitazioni
di questa ricerca sono tante. Infine, uno studio ufficiale tedesco fa
sospettare che un eccessivo consumo di rucola potrebbe essere
pericoloso.
2.
La capra francese era davvero pazza
la Commissione Europea ha confermato un caso di BSE (encefalopatia spongiforme bovina, detta "mucca pazza") in una
capra del nord della Francia. La Commissione ha proposto di espandere il
programma di test per determinare se si tratta di un
incidente isolato.
La capra infetta è nata nel marzo del 2000, prima che entrasse in vigore
il divieto sui mangimi con farine animali, ed è stato macellata in
Francia a ottobre del 2002. Gli altri capi del gregge sono stati
esaminati e sono risultati negativi ai test.
Sebbene questa sia la prima volta che la BSE viene stata trovata in una
capra in condizioni naturali, in questi anni sono state adottate
dall'Unione Europea misure di precauzione per proteggere i consumatori
da questo possibilità. Apparentemente, il livello di infezione da encefalopatia spongiforme nelle capre sembra essere estremamente basso e
quindi i possibili rischi per la salute umana sono minimi.
Secondo l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA), il latte di
capra e i prodotti derivati da questo non dovrebbero presentare alcun
rischio di BSE, se provenienti da animali apparentemente sani.
** Nonostante il basso profilo scelto dalla Commissione
(cioè notizie rassicuranti che mettono in secondo piano la scarsità di
informazioni lamentata dall'EFSA), l'occorrenza di BSE nella capra è un
fatto preoccupante. Solo ulteriori dati dimostreranno se si tratta di
una curiosità scientifica o dell'inizio di un nuovo, grave problema.
Tuttavia, l'esclusione di capre con mastite (quelle che, secondo una
remota possiblità, potrebbero rilasciare prioni nel latte) come fonte di
latte, il provvedimento suggerito dall'EFSA, sembra di difficile
praticabilità e soprattutto difficile da controllare. Per i consumatori
non esistono tuttavia ragioni per modificare i comportamenti alimentari
se si conferma l'estrema rarità del fenomeno.
Links:
3.
Crypto e giardia alla ribalta
Dal 1999 al 2002, negli USA, il numero totale di casi di criptosporidiosi segnalati
ai Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) è aumentato da
2769 nel '99 a 3787 nel 2001 e poi diminuito fino a 3016 nel 2002.
Il numero totale di casi di giardiasi segnalati al CDC, invece, è
diminuito da 24226 nel '98 a 19708 nel 2001 e poi aumentato a 21300 nel
2002. La criptosporidiosi e la giardiasi sono disturbi
gastrointestinali causati da due protozoi rispettivamente dei generi Cryptosporidium e Giardia.
Negli USA, entrambe queste patologie sono state rilevate principalmente in bambini
tra gli 1 e i 9 anni e in adulti tra 30 e 39 anni. L'incidenza di criptosporidiosi si è rivelata particolarmente alta nel
Centro-Ovest e
nel Vermont, mentre la giardiasi è risultata più prevalente negli stati del
Nord degli USA. Il picco
stagionale dei casi per entrambe le malattie è la stagione estiva,
quando si svolgono le attività ricreative in acqua e riflette un aumento
nell'uso di piscine comunali, parchi acquatici, ma anche fiumi e laghi,
che sono una grande attrazione per i bambini. Casi di queste malattie sono
risultati collegati anche all'uso di acqua piovana o all'uso di acqua proveniente
da acquedotti.
** Giardiosi e criptosporidiosi sono due patologie
intestinali trasmesse dall'acqua (hanno una buona resistenza anche al
cloro), estremamente fastidiose. I sintomi comprendono diarrea acquosa,
con durata di 1-2 settimane per la criptosporidiosi (che è molto
contagiosa e pericolosa per persone con sistema immunitario molto
compromesso) e di 2-6 settimane per la giardiosi. Possono contaminare
anche gli alimenti. Sono diffuse anche in Italia, ma i dati disponibili
sono ancora pochi e per questo i dati USA sono interessanti. Per chi si
occupa di acqua balneabile, controlli accurati sono raccomandabili.
Links:
4.
Sistema europeo di allerta:il Ministero fa il bilancio 2004
Nell'ambito sistema di allerta comunitaria, anche nel
2004 il contaminante microbiologico più comune è risultato essere Salmonella
con 224 notifiche, seguita da Listeria monocytogenes con 109 notifiche
(alimento coinvolto più spesso: il gorgonzola), secondo il recente rapporto
del Ministero della Salute. Altri problemi di origine microbiologica sono
risultati essere Vibrio Parahaemolyticus -Vibrio Cholerae e la presenza di
elevati livelli di istamina, correlata soprattutto ai tranci di tonno (forse
dovuti al trattamento con monossido di carbonio). La
tossina botulinica, gli stafilococchi e i clostridi solfito riduttori
hanno avuto solamente solamente 2, 3 e 3 notifiche, rispettivamente, in
tutto l'anno.
Per quanto riguarda i contaminanti chimici, i maggiori
problemi hanno riguardato le micotossine, i metalli pesanti e il colorante Sudan
(ben 273 notifiche in
peperoncino e altri prodotti alimentari come Olio di palma); sono stati
coinvolti anche numerosi
prodotti nazionali. Il Sudan ha mostrato un incremento nell'arco
dell'anno. Tra le micotossine si segnalano il riscontro di Ocratossina A (29 notifiche) e Fumonisine
(14 notifiche, di cui 11 di prodotti italiani, 78,6%).
** I pericoli presenti negli alimenti (o almeno quelli
trovati dalle autorità) stanno cambiando, anche per la migliorata
capacità dell'industria di controllare alcuni problemi. Tuttavia,
Salmonella e Listeria restano difficili da tenere sotto controllo; in
ambito chimico, le micotossine si confermano un problema di difficile
soluzione. è difficile
capire perché, invece, il problema dei coloranti Sudan sia così
difficile da arginare. Per chi controlla gli alimenti, sia a livello
ufficiale che aziendale, si tratta di una lettura indispensabile.
Links:
5. Rassicurazioni
incerte dalla Francia su BSE
Secondo uno studio francese, una persona dovrebbe
consumare 1,5 kg di cervello e viscere di una mucca infetta per
contrarre il morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD, la manifestazione umana della BSE).
Per raggiungere questa conclusione, gli scienziati hanno somministrato a due macachi una dose, per via
orale, pari a 5 g di cervello omogeneizzato proveniente da una mucca
infetta da BSE. Un macaco ha sviluppato una malattia neurologica simile
alla vCJD 60 mesi dopo l'esposizione, mentre l'altro era ancora sano
dopo 76 mesi.
** Secondo alcune stime, 148 persone sono già morte per
via della BSE. Anche se il picco dell'infezione fosse passato, si è trattato
di una grande tragedia. Questo studio presenta numerosi problemi (due soli
animali esaminati, per esempio); inoltre, gli esseri umani potrebbero essere
stati esposti a basse dosi per molto tempo, invece che ad una singola
"abbuffata" di prioni.
Links:
6.
Rucola: un preoccupante deposito di nitrati?
La metà di 350 campioni di rucola contenevano alti livelli di nitrato
(oltre i 5000 mg/kg), secondo uno studio effettuato dalle autorità tedesche.
Riportato alla dieta, questo può comportare un'eccessiva assunzione di nitrato
da parte dell'organismo e un superamento nella dose giornaliera
accettabile (Acceptable
Daily Intake - ADI) consigliata dall' Organizzazione Mondiale
della Sanità (WHO). Su questa base, l'Istituto Federale di Valutazione del Rischio (BFR)
consiglia un moderato consumo di rucola e di altre verdure in cui si
possono riscontrare alti livelli di nitrati, come spinaci e insalata
verde. La rucola sembra in grado di accumulare nitrati a livelli
particolarmente elevati. Questi composti in se stessi non sono tossici,
ma da essi, all'interno del corpo umano, possono svilupparsi i nitriti
da cui si possono formare i N-nitroso composti (nitrosammine), sostanze
ritenute cancerogene.
** I nitrati sono composti dell'azoto che si trovano
naturalmente nel suolo ma che vengono anche aggiunti ad esso come
fertilizzanti nei campi coltivati. Essi vengono accumulati dalle piante
in concentrazioni che differiscono da specie a specie. Il significato
sanitario di questo studio tedesco è ancora da confermare; una riduzione
della fertilizzazione (o di altre pratiche agricole) potrebbe essere
efficace nella riduzione dei nitrati nella rucola. Si tratta comunque di
un problema da affrontare urgentemente: la rucola, un prodotto spesso
italiano, è già stata al centro di allarmi dovuti alla presenza di
microorganismi. Per i consumatori che volessero agire immediatamente, si
possono seguire i consigli delle autorità tedesche. Sono comunque
opportuni ulteriori studi.
Links:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
5/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o
all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già
acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i
consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e
l'industria alimentare possono porre rimedio
- Potrebbe essere un errore il
patogeno segnalato dalle autorità belga nel prodotto italiano
(pancetta). Si tratterebbe di Salmonella invece che di Listeria.
Tuttavia, questa indicazione delle autorità belga non è stata confermata
(potrebbe trattarsi di prodotti diversi)
| Data |
Motivo
dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del
prodotto |
Paese che ha trovato il
problema |
| 24/01/2005 |
Trattamento di irradiazione non
dichiarato in etichetta |
Spaghettini istantanei |
Repubblica di Corea via Olanda |
Germania |
| 24/01/2005 |
Presenza della tossina istamina |
Filetti di tonno fresco |
Indonesia via Olanda |
Italia |
| 25/01/2005 |
Migrazione di anilina |
Strumenti da cucina in nylon |
Cina via Hong Kong |
Slovenia |
| 27/01/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine
fungine cancerogene aflatossine |
Paprika dolce in polvere |
Turchia |
Germania |
| 27/01/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria monocytogenes (o
Salmonella?) |
Pancetta a strisce affumicata
marca Delhaize; scadenza 16/02/2005 e 26/02/2005; Lotto: L2365170152
e L2011170152
|
Italia |
Belgio |
|