Archivio-Febbraio 2004
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Alimenti | Pericoli | Consigli | Segnalazioni

 

Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

Se siete interessati a inviarci osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando una notizia, scrivete liberamente a collaborazioni@sicurezzadeglialimenti.it.


Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Febbraio 2004  

N. 9/2004 27 Febbraio 2004

Sommario

1. Editoriale

USA ed Europa si stanno scambiando blocchi alle importazioni in materia di alimenti. Come spesso accade, la politica a volte scavalca i dati scientifici; tuttavia, l'interesse in sicurezza alimentare è valutare se gli alimenti provenienti dall'Europa siano sicuri per noi che continuiamo a consumarli e se quelli americani erano davvero pericolosi (nel caso ce ne fossero ancora in giro e per imparare una lezione). Le prime tre notizie riguardano questo argomento. Sulla quarta si pone la domanda: l'obesità è un problema di sicurezza alimentare? Probabilmente sì, perché l'industria alimentare sarà costretta ad occuparsene, i governi discutono norme preventive che riguardano gli alimenti stessi e le autorità di controllo saranno chiamate ad applicare queste normative. Infine, ci occupiamo del fallimento di un successo commerciale olandese, il pollo Salmonella-free (senza Salmonella).

Inoltre, da questo numero introduciamo una nuova rubrica, Allerta europee della settimana, che permette ai nostri lettori di essere aggiornati, in lingua italiana, sugli allarme lanciati a livello europeo su specifici alimenti.

2. Polli USA al bando

L'Unione Europea ha sospeso per un mese le importazioni di pollame e uova dagli USA, a causa soprattutto di un focolaio di influenza aviaria scoppiato in Texas. Nei giorni scorsi, decisioni simili erano state prese da Corea del Sud e dalla Russia, che però avevano limitato al Texas il divieto. Un quarto delle importazioni di uova europee vengono dagli Stati Uniti, per un valore di 20 milioni di euro. L'Unione importa anche 450.000 pulcini all'anno dagli USA. Alcuni giorni fa questo divieto era stato escluso dalla Commissione europea, ma non era ancora nota l'epidemia del Texas. Il ceppo coinvolto è l'H5N2 meno virulento di quello trovato in Asia, ma è comunque altamente patogeno per i polli e potrebbe trasmettersi agli operatori che vengono in contatto con questi animali. Si tratta del primo caso negli ultimi venti anni di influenza aviaria altamente patogena negli USA.

** Gli Stati Uniti hanno ovviamente duramente contestato queste decisioni, prese in un momento in cui anche la carne bovina americana si trova esclusa dagli importanti mercati dell'Estremo Oriente (a causa della mucca pazza). Se il rischio alimentare resta secondo gli esperti basso, il rischio di trasmettere questa epidemia ad altri animali è economicamente importante; per gli operatori del settore avicolo, potrebbero esserci anche dei rischi maggiori. Non è il caso di astenersi dal consumo di pollo; soprattutto, non è il caso di seguire la strategia, pare, adottata per necessità in Cambogia: passare alla carne di ratto (Rattus norvegicus). Per importatori dell'industria del pollo è il caso di evitare prodotti provenienti dagli USA. Per chiunque operi a contatto con i polli, soprattutto i veterinari, le nuove indicazioni operative di biosicurezza del CDC (Center for Disease Control and Prevention) possono risultare utili.

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3. Foie gras e pericolosi per gli americani

Il FSIS (Food Safety Inspection Service) del Dipartimento dell'Agricoltura americano, responsabile del controllo delle importazioni di carne negli USA, ha sospeso le importazioni di carne, pollame, patè d'oca, salumi e prosciutti dalla Francia. Secondo quanto riportato dalla stampa, gli ispettori inviati in Francia hanno trovato che i problemi già più volte evidenziati non erano stati risolti. Gli Stati Uniti hanno un programma per cui tutte le industrie che esportano prodotti carnei verso gli USA devono essere ispezionati da ufficiali americani; inoltre, anche i servizi veterinari di quel paese sono soggetti al controllo delle autorità americane. Non sono al momento disponibili documenti ufficiali, ma la Francia ha protestato e ritenuto ingiustificato questo provvedimento.

** Purtroppo non è assolutamente possibile pronunciarsi su questo provvedimento, le cui ragioni non sono state rese pubbliche. Il sospetto è che si sia stato inteso colpire un paese europeo in seguito al blocco delle importazioni di pollame dagli USA verso l'Europa. La Francia, in particolare, si era distinta nel suo attivismo nel bloccare le importazioni a causa dell'influenza aviaria. Su queste basi, non dovrebbero esserci preoccupazioni per rivenditori e consumatori.

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4. I formaggi in scatola non piacciono agli USA

La FDA (US Food and Drug Administration) ha chiesto ed ottenuto che i formaggi francesi Camembert e Brie venduti inscatolati da una società del New Jersey siano ritirati dal commercio. Secondo l'agenzia americana, queste confezioni sono a rischio di botulino, perché gli alimenti sono in scatola e al contempo poco acidi; inoltre, l'etichetta non consigliava di tenere il prodotto in frigorifero, azione che poteva ridurre i rischi. Infine, la società produttrice non ha presentato la documentazione sul procedimento che usa per inscatolare i formaggi.

** Mettere in scatolette il formaggio sembrava una buona idea, soprattutto negli USA dove i formaggi europei sono molto cari e quindi venduti in piccole confezioni. Tuttavia, la FDA ha ritenuto che questo metodo di conservazione (che, data la natura del prodotto, probabilmente non prevede la sterilizzazione) possa porre un pericolo grave per la salute dei consumatori. In effetti, sulla base di queste informazioni, i formaggi in scatola dovrebbero essere sconsigliati, se non sono adeguatamente refrigerati. Per i produttori il consiglio è quello di studiare bene le modalità di conservazione degli alimenti e consultarsi con le autorità prima di commercializzarli.

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5. Obesità: un problema per il settore alimentare?

Un altro rapporto, questa volta americano, indica che la pubblicità di alimenti rivolta ai bambini sia una componente importante dell'aumento dell'obesità infantile, soprattutto quando il suo messaggio è talmente forte da superare la capacità dei genitori di opporsi ad essa. Inoltre, secondo la American Psychological Association i bambini sotto i 7-8 anni non sono in grado di capire che la pubblicità ha l'intento di persuaderli. In America si discute anche di diete: è risultato che il Dr. Atkins, inventore di una famosa dieta iperproteica e povera di carboidrati e morto di recente, pesava al decesso 114 chili e mostrava i segni di problemi cardiaci (scompenso cardiaco congestizio).

**  Avevamo citato un rapporto britannico sulla pubblicità ai bambini. Il dibattito sta diventando sempre più acceso e avrà ripercussioni anche in Italia e in Europa, forse anche di natura normativa. Non è ancora chiaro se le conseguenze riguarderanno anche la composizione degli alimenti destinati all'infanzia. Per l'industria l'invito è a muoversi con prontezza davanti ad un cambiamento inevitabile. Per i genitori, diventa un dovere controllare l'esposizione dei bambini alla pubblicità e monitorarne l'alimentazione. Per le autorità, il primo intervento, come auspicato dal Ministero, deve essere l'educazione. Per tutti l'invito è di considerare attentamente l'apporto calorico e nutrizionale degli alimenti prima di imbarcarsi in diete estreme.

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6. Pollo mica tanto free

La catena di supermarket olandesi Albert Heijn (AH) toglierà dai suoi punti vendita i polli con l'etichetta "Salmonella free", cioè privo di Salmonella. Infatti, alcuni studi commissionati da un quotidiano avevano rivelato la presenza di questo patogeno, anche se i controlli eseguiti dall'azienda che fornisce i volatili non avevano trovato il batterio. Il pollo garantito aveva avuto un grande successo economico.

** La salmonellosi è spesso trasmessa dai polli (se poco cotti o per contaminazione crociata durante la lavorazione in cucina); può avere conseguenza molto gravi nei bambini piccoli e negli adulti. Dove questi problemi sono stati più sentiti o pubblicizzati, come nel Nord Europa, si è avuta una risposta interessante da parte dell'industria, ossia il marchio "Salmonella free", che spesso prevede controlli sui polli, sui mangimi e sull'ambiente. Si tratta di una possibilità interessante anche per l'Italia cui le nuove normative europee in materia di zoonosi potrebbero contribuire, anche se i programmi devono essere sviluppati e gestiti accuratamente. Con le informazioni disponibili, è difficile capire se il programma era intrinsecamente incapace di garantire polli sicuri oppure se c'è stato qualche problema che non intacca la validità del marchio. Per l'industria del settore può essere interessante valutare questa possibilità. Per i consumatori e per i fornitori al dettaglio l'invito è di manipolare con cautela il pollame.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 8/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data

Paese che ha trovato il problema

Motivo dell’allarme

Prodotto

Paese di origine del prodotto

16/02/2004

Germania

Presenza di glutine in alimento venduto come privo di glutine

Alimento per bambini dai 4 mesi in su a base di grano saraceno, senza glutine

Germania

16/02/2004

Italia

Presenza di patogeni (Staphylococcus - coagulasi positivi e Salmonella Bredeney)

Caseina commestibile in polvere

Francia

18/02/2004

Germania

Migrazione del 4,4-diaminofenilmetano

Utensili da cucina

Cina

18/02/2004

Francia

Presenza di corpo estraneo

Fagiolini surgelati

Belgio

20/02/2004

Belgio

Presenza della sostanza cancerogena 3-MCPD

Salsa di soia

Hong Kong

20/02/2004

Italia

Presenza del patogeno Salmonella

Cozze (Mytilus galloprovincialis)

Grecia

 

Commenti specifici
  • Non è chiaro il motivo della presenza di glutine nell'alimento per bambini. Probabilmente non si trattava di grano saraceno al 100%.
  • Il 3-MCPD (3-monocloropropano-1,2-diolo) si forma spontaneamente negli alimenti dalla reazione del cloro con i lipidi. Raggiunge livelli elevati nell'idrolisi chimica delle proteine della soia operata ad alta temperatura ed utilizzando acido cloridrico. Vengono consigliati altri trattamenti (ulteriori informazioni in lingua inglese: http://www.ifst.org/hottop37.htm ).
  • Salmonella si trova occasionalmente nelle cozze; a volte, la contaminazione avviene negli stessi impianti di lavorazione.

N. 8/2004 20 Febbraio 2004

Sommario

1. Editoriale

Arrivano in Europa, anche se solo sporadicamente, le famigerate (e proibite) gelatine konjac che creano un rischio di soffocamento. Negli USA, si studia la presenza di un residuo di propellente per missili in acqua e lattuga. Un altro studio avvalora l'ipotesi che alcuni casi finora ritenuti spontanei siano in realtà collegati ad una forma da poco scoperta di mucca pazza. Nelle Marche, è emerso che l'estate scorsa una porchetta contaminata con Salmonella kedougou ha provocato circa 45 casi di salmonellosi. Infine, le autorità europee continuano a trovare Listeria monocytogenes nel salmone affumicato. E'interessante notare che quattro di questi problemi potrebbero essere evitati, almeno in futuro, seguendo le norme vigenti e le buone norme di produzione.

2. Contrabbando di caramelle soffocanti

Il sistema di allerta europeo segnala occasionalmente la presenza in commercio di caramelle ("coppette") di gelatina ottenute utilizzando gomma di konjac (E 425). Provengono dall'Estremo Oriente (Vietnam, Tailandia). La gomma o gelatina di konjac è un idrocolloide solubile in acqua ottenuto a partire dalla farina della pianta Amorphophallus konjac, il cui principale componente è il gluocomannano, un polisaccaride. Sebbene queste caramelle possono sembrare simili alle comuni gelatine, anche perché aromatizzate con gli stessi gusti, esse in realtà rappresentano un rischio grave di soffocamento, soprattutto per bambini e anziani.

La loro vendita è proibita nell'UE, Italia compresa, dalla Direttiva 2003/52/CE

** Il glucomannano è abbastanza popolare come ingrediente dell'alimentazione dietetica. Resta però un prodotto molto pericoloso se utilizzato nella produzione di caramelle; queste caramelle sono state valutate come pericolose non solo dagli esperti americani della FDA (Food and Drug Administration, l'autorità di sicurezza alimentare USA) e dal CPSC (Consumer Products Safety Commission), ma hanno causato dei decessi negli USA e altrove. Gli importatori devono evitare questi prodotti, anche perché proibiti. Per i consumatori, il consiglio è di evitare queste gelatine se si visitano i paesi dove il konjac è permesso e di effettuare un rapido controllo sull'etichetta quando si comprano gelatine di provenienza sospetta.

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3. Razzi e lattuga uniti dal perclorato

La FDA degli USA sta iniziando un vasto piano di campionamento per valutare la presenza di perclorato nell'acqua imbottigliata e nella lattuga. Il perclorato è una sostanza utilizzata per il propellente solido dei razzi ed è stata individuata nella lattuga nel 2003 in California. Successivamente è stato trovato anche in acqua potabile in varie zone degli Stati Uniti. Non è ancora noto se le piante vengano contaminate durante l'irrigazione oppure se assorbono il perclorato dal terreno. Il perclorato, a dosi elevate, interferisce con il funzionamento della tiroide, impedendone il normale funzionamento. Per il momento, l'EPA (Environmental Protection Agency) ha condotto una valutazione del rischio, ancora non ufficializzata, che indica come RfD (dose di riferimento, sotto alla quale non dovrebbero esserci pericoli) di 7-35 µg/giorno per un adulto di 70 kg.

** Il perclorato rappresenta un problema emergente negli Stati Uniti, dove è stato associato agli alimenti solo l'anno scorso. Sebbene si suppone che la sua origine sia soprattutto legata al combustibile per razzi, esso ha anche altri usi industriali. La sua presenza nell'ambiente e negli alimenti non è facile da valutare e la FDA sta sviluppando i metodi di rilevamento. Non è chiaro quindi se questo problema possa riguardare anche altre nazioni.

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4. Mucca pazza: altre vittime?

Esiste una seconda forma di TSE (Encefalopatia Spongiforme Trasmissibile) nei bovini, diversa dalla BSE (Encefalopatia Spongiforme dei Bovini o "Mucca pazza") classica. A differenza della forma classica, in questa forma si ha l'accumulo di prioni in placche amiloidi; inoltre i prioni si accumulano in regioni diverse del cervello. Anche la forma del prione è diversa dal punto di vista molecolare. Questa forma di TSE ricorda da vicino un tipo di CJD (morbo di Creutzfeldt-Jakob, che è una malattia umana) sporadico o spontaneo (cioè apparentemente non associato a fattori ambientali, come gli alimenti).

** Negli ultimi numeri di questo settimanale (vedi soprattutto 7/2003), abbiamo riportato il sospetto che alcuni casi sporadici di CJD potessero essere attribuiti in realtà ad ingestione di carne infetta. Oggi questa ipotesi è rafforzata anche se saranno necessarie ulteriori prove per confermare questa ipotesi; pare che comunque solo una minoranza dei casi della forma sporadica di CJD potrebbero essere attribuiti a questa variante. Allo stesso tempo, è preoccupante che le due mucche in cui è stata riscontrata questa variante (detta amiloidotica) erano apparentemente sane, a riprova della qualità del sistema di sorveglianza italiano.

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5. Porchetta Kedougou : non fa bene alla salute

Tra il 7 e il 9 luglio 2003, ben 45 casi di salmonellosi sono stati notificati alla ASL 13 di Ascoli Piceno. In 20 casi la diagnosi è stata confermata attraverso coltura delle feci; in 6 di questi è stata necessario il ricovero ospedaliero (una bambina di 2 anni, una ragazza di 12 anni, tre persone adulte e un anziano di 91 anni di età). Su 3 isolati è stato possibile procedere alla tipizzazione da parte dell'Istituto di Macerata dell'Istituto Zooprofilattico di Marche e Umbria: si trattava di Salmonella keidogu. L'alimento responsabile era porchetta comprata in una rosticceria, come confermato dall'indagine epidemiologica, da tamponi ambientali e dall'analisi di un campione dell'alimento. Non è stato possibile stabilire se la contaminazione provenisse dalla materia prima oppure da contaminazione ambientale o da parte del personale.

** Come notato dagli autori, il ceppo in questione è molto raro; nelle Marche è stato isolato 4 volte, per la prima volta, nell'estate 2003. Il significato di questa presenza è ancora da valutare. Anche questo episodio conferma che la salmonellosi non è da sottovalutare (6 ricoveri su 45 persone) e che gli esercenti alimentari non possono trascurare questo rischio ("al massimo avranno mal di pancia"). Alle autorità sanitarie spetta una maggior attenzione nell'individuazione delle cause della tossinfezione per migliorare il sistema HACCP. Ai medici di base deve essere richiesto un maggiore impegno nel notificare i casi: non solo si può arrestare la vendita di un prodotto adulterato, ma si può migliorare la situazione igienico-sanitaria. Il consumatore può, dal canto suo, pretendere il rispetto delle condizioni di sicurezza da parte del rivenditore di alimenti, scegliendo i negozianti più affidabili. Ai consulenti HACCP il compito difficile di convincere i gestori a comportarsi meglio.

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6. Salmone listeriato

Una delle più frequenti cause di ritiro dal commercio intracomunitario di un alimento è la presenza di Listeria monocytogenes in salmone affumicato. Si tratta di un fatto scientificamente ben noto, ma di cui il pubblico è ancora poco informato. Infatti, il salmone può essere contaminato prima o dopo l'affumicamento e, in ogni caso, sopravvivere e crescere durante la conservazione in frigorifero. Esistono numerosi studi su come evitare la presenza di Listeria nell'alimento, ma evidentemente gli accorgimenti non sono sufficienti.

** Listeria monocytogenes è un batterio pericoloso soprattutto per le donne incinte e per le persone con sistema immunitario depresso. Il salmone affumicato non è normalmente individuato dai medici come un alimento da evitare in gravidanza; inoltre, spesso esso viene manipolato e tagliato presso il punto di vendita con il rischio di contaminare altri alimenti. E'importante che chi vende questo alimento sia allertato di questo pericolo. Gli importatori e i distributori possono verificare le procedure dei loro partner nordeuropei. I consumatori a rischio dovrebbero evitare questo alimento.

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N. 7/2004 13 Febbraio 2004 

Sommario

1. Editoriale

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, il latte in polvere, anche quello destinato alla prima infanzia, non è sterile e può portare dei patogeni molto pericolosi per i bambini: è questa la prima notizia che riportiamo. Ci sono anche novità, già parzialmente anticipate in altri numeri, sulla mucca pazza. D'interesse per gli ispettori, invece, uno studio canadese che ha esaminato i dati e concluso che la pulizia apprezzabile ad occhio sulle carcasse degli animali da carne non corrisponde a quella microbiologica. Riportiamo anche un interessante ricerca inglese sull'uso inappropriato di termini vaghi come "naturale" o "autentico" e infine un'informazione tecnologica concernente la microbiologia predittiva.

2. Il latte artificiale non è sterile

Chi si occupa della cura di infanti (bambini sotto l'anno di età) deve sapere che il latte artificiale in polvere non è sterile e può potenzialmente contenere il pericoloso batterio Enterobacter sakazakii. Questa è la prima raccomandazione di un comitato di esperti riunito dall'OMS (Organizzazione mondiale per la sanità) e FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite). Soprattutto ai bambini a rischio (prematuri o con immunità diminuita), si dovrebbe dare latte artificiale liquido sterile oppure latte in polvere decontaminato. Inoltre, è importante che vi siano delle chiare linee guida a disposizione soprattutto del personale degli ospedali. Lo stesso comitato auspica che l'industria sviluppi una gamma più ampia di prodotti sterili in alternativa alla polvere e che, visto che sembra impossibile eliminare il batterio dal latte in polvere, metta in piedi dei programmi specifici di monitoraggio degli ambienti di produzione. Infine, vanno modificati gli standard internazionali e avviati programmi di sorveglianza e controllo a livello nazionale.

** La presenza di questo batterio nel latte artificiale causa episodi epidemici tra i bambini che sono molto rari (negli USA si stima che sia colpito un bambino su 100.000), ma drammaticamente gravi (mortalità tra il 30 e il 50%). Si sospetta inoltre che molti casi non vengano segnalati. I rimedi non sono semplici; richiedono un'azione concertata verso chi cura i bambini e l'impegno dell'industria. La FDA americana ha cambiato nel tempo i suoi consigli (l'uso di acqua bollente non è efficace e ha dato problemi pratici gravi), ma i consumatori e soprattutto il personale sanitario possono approfondire l'argomento sulle linee guida dell'ADA (American Dietary Association) americana. L'allattamento al seno resta la scelta preferenziale, ove possibile.

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3. Mucca pazza e vCJD: polemiche, studi e andamento dell'epidemia

Negli USA, si è conclusa l'indagine seguita al caso di BSE (mucca pazza) trovato a dicembre nello stato di Washington; sono state rintracciate 255 mucche in qualche modo in relazione con l'animale ammalato; delle 80 mucche importare dal Canada insieme alla mucca poi ammalatasi ne sono state ritrovate solo 28. Un gruppo internazionale di esperti ha lodato gli sforzi americani, ma ha consigliato di vietare ai ruminanti anche i mangimi contenenti

o o altri mammiferi (come i maiali). Di conseguenza si sono scatenate polemiche furibonde.

E' molto probabile che un paziente recentemente morto di vCJD (la malattia umana causata dai prioni presenti nei bovini) abbia contratto l'infezione dal sangue. E' stato intanto provato definitivamente in una specie di scimmie che questa trasmissione può avvenire: potrebbe esserci dunque un certo numero di persone che hanno contratto la malattia dal sangue e che potrebbero ritrasmettere il morbo. Il commento di alcuni esperti è che bisognerebbe studiare, attraverso le tonsille, quante persone, nella popolazione, non ancora ammalate sono state contagiate.

I dati relativi all'epidemia inglese di vCJD indicano che il picco, come numero di morti, è stato nel 2000. Da allora i casi sono in diminuzione e due modelli matematici, uno quadratico e l'altro che implica un plateu, possono spiegare i dati; solo nei prossimi anni si capirà se e quale dei due è corretto. Lo riporta l'HPA (Health Protection Agency) inglese.

** Nonostante siano passati ormai diversi anni dalla scoperta della BSE e quindi della vCJD, restano ancora molte incertezze circa i rischi reali e le modalità di controllo. Spetterà alle autorità sanitarie decidere se le proposte degli scienziati svizzeri (studio sulle tonsille) sono necessari. I dati inglesi sono confortanti ma non devono indurre ad abbassare la guardia.

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4. Carcasse animali: occhio non vede, cuore non duole

Ridurre la contaminazione visibile sulle carcasse animali non implica una riduzione della contaminazione microbica della carne. Secondo un'analisi della letteratura scientifica recentemente pubblicata, solo la minimizzazione della contaminazione visibile della carne durante la scuoiatura e l'eviscerazione hanno anche un effetto microbiologico. Le altre procedure, compreso il lavaggio o la pulizia degli animali prima o dopo la macellazione, sono sostanzialmente poco efficaci ed in alcuni casi controproducenti.

** Per ridurre la contaminazione con patogeni delle carni, in molti paesi si è concentrata l'attenzione degli ispettori sull'assenza di contaminazione visibile sulle carcasse. Infatti non è logisticamente possibile l'analisi microbiologica e si preferisce adottare un approccio visivo, che però non è in grado di localizzare i batteri. Secondo lo studioso canadese, questo ha portato ad un grosso sforzo, spesso giustificato validamente solo da argomenti estetici. Queste informazioni possono essere utili per chi macella o ispeziona le carni animali.

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5. Fresco, naturale, tradizionale come l'aria fritta

Direttamente dalla fattoria, fatto in casa, tradizionale, originale, naturale, fresco, autentico, puro sono termini che, secondo le autorità inglesi, continuano ad essere utilizzati impropriamente sulle etichette del 10-75% dei prodotti esaminati. Tradizionale, per esempio, dovrebbe indicare un prodotto in cui non sono utilizzati ingredienti moderni (conservanti, dolcificanti, aromi): il 30% invece contenevano questi ingredienti, spesso grassi idrogenati. Un altro esempio riguarda il Tiramisù "originale", che contiene invece emulsionanti, stabilizzanti e altre sostanze moderne (oltre al cocco!). In altri casi prodotti che si dichiaravano "fatti in casa" erano in realtà prodotti industrialmente.

** Sebbene in Italia esistano numerosi provvedimenti in materia (vedi anche la recente Circolare del Ministero delle Attività Produttive) e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sia molto attiva in materia, questo rischio esiste anche da noi. Le linee guida volontarie inglesi, che hanno definito questi termini in maniera forse arbitraria ma chiara, sono un riferimento interessante. Per i consumatori l'invito è sempre quello di verificare, ove possibile, se l'etichetta o la pubblicità corrisponde a quanto dichiarato: c'è sempre la possibilità di segnalazione al Garante anche via Internet. Ai produttori conviene essere onesti e mantenere l'affidabilità della categoria.

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6. Batteri attraverso la sfera di cristallo

Più di 25000 serie di dati riguardanti la crescita e la sopravvivenza dei batteri negli alimenti sono disponibili per scienziati, responsabili del controllo di qualità ed altri utenti. Si tratta di una base dati detta COMBASE e creata da inglesi ed americani ed aperta a tutti, con lo scopo di evitare la ripetizione di esperimenti e migliorare la capacità di predire il comportamento dei batteri. E'sufficiente inserire i parametri d'interesse (matrice alimentare, temperatura, eventuali conservanti, pH, ecc) per conoscere gli esperimenti rilevanti e valutarne i risultati.

** La microbiologia predittiva, che ha lo scopo di sostituire piastre e terreni con il videoterminale, è una disciplina affascinante, ma che ha ancora molte limitazioni. Questo database è utile perché non usa modelli matematici, come in altri casi, ma permette di individuare direttamente i risultati di numerosi studi: può essere un passo preliminare per guidare la sperimentazione in laboratorio oppure uno strumento per la valutazione del rischio ove non fossero disponibili altri dati. Per tutti coloro che hanno un po'di pazienza, può essere interessante provare lo strumento.

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N. 6/2004 6 Febbraio 2004 

Sommario

1. Editoriale

In questo numero ci occupiamo delle novità sulla influenza aviaria: molto preoccupanti per la sanità pubblica in generale, molto meno per la sicurezza degli alimenti. La Commissione Europea ha fornito le indicazioni per gli aspetti di sicurezza alimentare da indagare nel 2004 (formaggi, pollo e spezie). Intanto, l'obesità è in crescita nel Vecchio Continente; riportiamo, sempre a livello europeo, il problema di spezie ed erbe sottoposte ad irradiazione e non etichettate come tali. Infine, riportiamo i dati sulle preoccupazioni alimentari degli inglesi: possono risultare utili anche in Italia.

2. Influenza aviaria: sicuri ma non troppo

L'Unione Europea ha esteso le misure per impedire le importazioni di uccelli da alcuni paesi asiatici, includendo tutti gli uccelli vivi che non siano polli (le importazioni di pollame dalla Tailandia erano già state proibite giorni fa, quelle dagli altri paesi interessati erano già vietate). Il comitato congiunto FAO/OMS/OIE (Organizzazione mondiale per la sanità animale), riunitosi il 3-4 febbraio a Roma, ha concluso, tra l'altro, che l'epidemia non è ancora sotto controllo, che la carne di polli provenienti da allevamenti infetti non deve essere usata come alimento o mangime, ma distrutta, che i prodotti lavorati e le uova provenienti dai paesi interessati dall'epidemia non pongono un problema di sanità pubblica. A questo proposito, è fondamentale la buona prassi igienica durante la manipolazione: lavaggio delle mani, prevenzione della contaminazione crociata e cottura completa dei prodotti sono le misure precauzionali da enfatizzare. Il Ministero della Salute ha comunicato che il virus viene distrutto sopra i 70°C, mentre resta stabile a basse temperature; ha istituito un centro per monitorare l'influenza nei polli in Italia.

** Date le dimensioni dell'epidemia, la difficoltà di controllarla e la gravità potenziale della sua diffusione in Europa (soprattutto se il virus si ricombinasse), giustificano le misure prese in Europa. Gli esperti ritengono che i rischi riguardino essenzialmente chi viene in contatto con polli vivi nei paesi a rischio (è di queste ore e non confermata la notizia di maiali infetti), per cui, da parte del comitato congiunto è consigliata la vaccinazione antiinfluenzale (soprattutto per chi macella pollame). Questa vaccinazione potrebbe essere estesa a chi manipola uccelli anche non come alimenti. Per chi manipola carne di pollo, a casa o in una cucina, il consiglio è quello di seguire le usuali pratiche igieniche: lavarsi le mani prima e dopo, non contaminare altri alimenti o superfici con la carne, gli utensili sporchi, o le mani, cuocere fino a 72°C il pollo (temperatura interna). I viaggiatori devono attenersi ai consigli del Ministero.

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3. Formaggi, polli e spezie sotto la lente europea

Valutare la sicurezza microbiologica di formaggi prodotti da latte crudo e sottoposto a trattamento termico, accertarsi della sicurezza microbiologica della carne di pollo fresca (relativamente a Campylobacter) e assicurarsi della qualità delle spezie: questi gli obiettivi che la Commissione europea ha dato agli Stati Membri per il 2004. Nel caso dei formaggi, a fronte di numerosi episodi epidemici e di una lunga tradizione europea, la Commissione ha deciso di concentrarsi su Salmonella, Listeria monocytogenes e Campylobacter
termofilo, Staphylococcus aureus e su Escherichia coli: sostanzialmente si tratta di capire se i formaggi, soprattutto se prodotti da latte crudo, sono sicuri. Per Campylobacter nel pollo, la Commissione ha difficoltà a stabilire parametri di riferimento, a fronte di un numero di casi umani in aumento. Infine, le spezie hanno causato problemi microbiologici e anche tossicologici (legati alla presenza di aflatossine): da qui la decisione di intervenire.

** I tre obiettivi sembrano importanti per l'Unione e per l'Italia in particolare. Alcuni formaggi duri (per esempio, il Gouda olandese) prodotti da latte crudo sono stati coinvolti in episodi epidemici gravi: anche se le produzioni tradizionali spesso si basano su latte non termizzato e sarebbe difficile cambiare procedimento, è importante fare chiarezza su questo punto per proteggere i consumatori. Per Campylobacter, molto poco indagato in Italia, nuovi dati sono benvenuti. Le spezie sono, infine, nell'occhio del ciclone ed è giusto considerarle attentamente, anche perché la scarsa qualità può finire per compromettere i prodotti in cui vengono mescolate a basse concentrazioni. Dunque, il programma è interessante e sarà ancora più interessante leggerne le conclusioni: molto dipenderà dall'impegno delle autorità.

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4. Allineamento delle pance europee

In Inghilterra l'obesità dilaga: un quarto degli uomini e un quinto delle donne sono risultati obesi nel 2001 (erano rispettivamente il 9% e il 12% nel 1987). Il 41% degli uomini e il 33% delle donne erano comunque in sovrappeso. Secondo l'ISTAT, nel 1999, il 33,4% degli adulti italiani risultava essere in sovrappeso (erano il 42% tra gli uomini rispetto al 25,7% tra le donne), il 9,1% obeso, il restante 3,6% è in condizioni di sottopeso.

Si tratta dunque di un problema emergente, che non riguarda solo gli adulti. In risposta all'esigenza di monitorare il peso dei bambini,  i ricercatori del Children's Nutrition Research Center (Centro per la Ricerca sulla Nutrizione Infantile) hanno sviluppato uno strumento interattivo che permette ai genitori di valutare l'andamento dell'indice di massa corporea di un bambino.

** I provvedimenti attualmente in discussione al Congresso USA tenderebbero ad escludere che siano i produttori a doversi preoccupare della massa corporea dei propri clienti. Tuttavia, anche per motivi commerciali, anche chi produce o vende alimenti trarrà vantaggio dal seguire l'evoluzione della popolazione rispetto a sovrappeso e obesità. L'obesità è una condizione che aumenta notevolmente il rischio di diabete, malattie cardiache e osteoartrosi. Per i consumatori, i consigli sono molteplici; per i genitori, è importante monitorare il peso dei figli e curarne l'educazione alimentare. Lo strumento americano può offrire uno spunto anche se i dati di riferimento sono americani.

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5. Kryptonite in erboristeria

Gli integratori alimentari a base di erbe campionati in uno stato della UE (Unione Europea), l'Irlanda, contenevano nel 50% dei casi componenti sottoposti ad irradiazione. L'irradiazione di alimenti è un processo in cui un alimento è esposto a radiazioni ionizzanti, emesse da una sostanza radioattiva, ad un'intensità e per un tempo specificati. Si tratta di una procedura generalmente ritenuta sicura e che elimina batteri e parassiti; l'UE ha però stabilito che questi alimenti devono riportare in etichetta che sono stati sottoposti a irradiazione. Nel caso dell'Irlanda, nessuno dei produttori aveva riportato l'indicazione in etichetta. Alcuni di questi prodotti sono noti e distribuiti anche in Italia.

** Non si tratta di un pericolo per la salute umana, ma di tutelare un diritto all'informazione che l'UE ha ritenuto importante. I consumatori europei hanno ottenuto dalle autorità che le etichette riportassero molte informazioni, lasciando poi ai singoli la libertà di scegliere. Questo diritto, però, si svuota se la norma non viene applicata e rischia di creare un precedente per altre situazioni analoghe, come sta già succedendo con gli OGM. Forse queste norme finiranno per essere riviste. Nel frattempo, è conveniente per i produttori e i rivenditori di spezie o integratori contenenti erbe informarsi presso i propri fornitori sull'eventuale utilizzo di irradiazione: si possono evitare brutte sorprese. Per i consumatori, il diritto è di informarsi presso erboristerie, farmaci e negozi sulle procedure adottate.

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6. Finalmente (quasi) spensierati

Gli inglesi sono un po' meno preoccupati quest'anno per la BSE ("mucca pazza") che nel 2000 (42% contro il 61% di allora); sono anche meno preoccupati per la salubrità della carne in generale, soprattutto quella cruda (63% contro 70% nel 2000) e delle uova (al 20% contro il 26% nel 2000). Sono aumentati invece quelli che sanno che dovrebbero mangiare frutta o verdura almeno cinque volte al giorno (ma molti di meno lo fanno) e quelli che prestano attenzione al contenuto in sale negli alimenti. Resta costante invece la preoccupazione rispetto agli OGM.

** E'molto interessante valutare la reazione dei consumatori a distanza di tempo: i dati inglesi suggeriscono che la preoccupazione diminuisce sì, ma lentamente, perchè evidentemente i consumatori inglesi tengono alla loro salute. Si tratta di un fatto che dovrebbe spronare ad evitare errori e a mantenere, dopo il disastro, un comportamento corretto. Per chi si occupa di gestire i rischi e la comunicazione in ambito sanitario, questo rapporto è un riferimento molto utile.

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