Archivio - Dicembre 04
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Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi disponibili in archivio ogni settimana.

      

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Dicembre 2004


N. 45/2004 24 Dicembre 2004

Sommario

1. Editoriale

Ci scusiamo con i lettori perché durante il periodo natalizio, per motivi tecnici, il Settimanale non è potuto, inaspettatamente, uscire; questi problemi hanno determinato nell'ultimo periodo anche un ritardo di pubblicazione, di cui pure ci scusiamo.

Come parziale "risarcimento" e per iniziare bene il 2005, questa edizione del Settimanale esce in grande formato, con quattro notizie in più, dall'ambito della ricerca a quello delle allerta alimentari. Per quanto riguarda le allerta europee della settimana, inoltre, riportiamo tutte quelle pubblicate dalla Commissione in questo periodo (bollettino 51, 52 e 53).

Tra le notizie, riportiamo in primo luogo la notizia dell'istituzione del Comitato Italiano di Sicurezza Alimentare. Di seguito, come avevamo anticipato nel numero scorso tra le allerta europee, un latte in polvere per lattanti è stato ritirato dal commercio in Francia e altri paesi europei perché sospettato di aver causato due casi mortali di infezione da E. sakazakii in neonati. Ancora una volta la marca coinvolta è nota solo grazie alle autorità inglesi (mentre non è noto il lotto e la distribuzione), benché il prodotto possa essere ancora nelle case di alcuni consumatori.

La rucola italiana risulta estranea ai casi di Salmonella Thompson registrati nel Regno Unito, mentre resta implicata nei casi norvegesi. L'EFSA dà un parere positivo ad un nuovo olio modificato, mentre dallo stesso ente sono in arrivo nuove linee guida per i batteri resistenti agli antibiotici nei mangimi. Alcuni accusano il governo americano di non fare abbastanza contro il patogeno Listeria, mentre l'Agenzia britannica di Sicurezza Alimentare (FSA) ribadisce l'allarme sull'acido erucico in prodotti provenienti dall'Asia. Riportiamo infine alcune informazioni su un vasto episodio epidemico avvenuto in Nord Carolina (USA), causato da E. coli O157.

2. Se non si può fare un'Agenzia, meglio un Comitato

E'stato ufficialmente costituito il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, con il concorso del Ministero della Salute e delle Politiche Agricole. Il Comitato, che rappresenta il corrispettivo italiano dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), è stato istituito allo scopo di coordinare la valutazione del rischio alimentare e proporre programmi di monitoraggio dei prodotti agroalimentari e per la verifica della corretta applicazione della normativa relativa alla sicurezza alimentare e alle biotecnologie. L'organo è frutto di un'intesa tra Stato, Regioni e Province Autonome; i suoi componenti sono rappresentanti di tutte le varie realtà istituzionali che operano in Italia nel campo della sicurezza alimentare.

** Sebbene in scala minore rispetto alle iniziative di altri paesi europei (che hanno dato a vita a vere e proprie agenzie), l'istituzione del Comitato Nazionale di Sicurezza Alimentare è un primo passo verso un migliore coordinamento della attività di materia di sicurezza degli alimenti anche nel nostro paese. Per tutti gli operatori un organo le cui attività sono da seguire.

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3. Ritiro del latte per neonati Pregestimil a causa della presenza di una infezione da Enterobacter sakazakii

Il 22 dicembre il Dipartimento di Sanità Pubblica inglese e la FSA (Food Standards Agency, l'agenzia di sicurezza alimentare britannica) hanno chiesto e ottenuto il ritiro dal commercio del latte in polvere per bambini della marca Pregestimil®. Come misura precauzionale, l'azienda ha deciso il ritiro da tutto il mercato internazione del prodotto, in seguito ad un suo probabile collegamento con cinque casi di infezione da Enterobacter sakazakii verificatisi in neonati in Francia, che hanno portato tragicamente alla morte di 2 bambini. Pregestimil è un latte per lattanti in polvere che contiene proteine idrolizzate  e viene di solito prescritto a neonati che non assorbono bene i grassi o le proteine (spesso prematuri), e che quindi sono più a rischio di infezione da E. sakazakii. In precedenza, le infezioni da E. sakazakii erano state associate allo scarso livello di igiene nella preparazione del latte per lattanti. L'organismo non è ancora stato isolato da Pregestimil, un fatto non inusuale a bassi livelli di contaminazione. Ulteriori indagini stanno continuando in Francia.

** E. sakazakii è un patogeno che comporta generalmente pochi rischi per la salute, eccetto che per i neonati. In particolare i neonati prematuri, nati sottopeso o immunocompromessi sono molto a rischio per infezioni da questo batterio. Ci siamo occupati a più riprese di questo patogeno che causa raramente infezioni, ma con tassi di mortalità molto elevate. Le raccomandazioni per la produzione e  la preparazione del latte sono state recentemente emanate a livello europeo, applicabili anche ai reparti di neonatologia. Per i genitori di bambini a rischio, possono essere consigliati i latte già liquidi e pronti all'uso. Infine, notiamo che è grazie alle autorità britanniche che il nome del latte pericoloso viene reso noto al pubblico; il ritiro dal commercio senza pubblicità non è sufficiente se il prodotto è già in possesso di famiglie che lo stanno utilizzando.

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4. Salmonella Thompson nel Regno Unito: non è collegata agli altri casi europei

Non ci sono elementi per credere che l'insalata di rucola implicata nei casi di S. Thompson nel Regno Unito sia stata importata dall'Italia nel settembre 2004. Secondo il Laboratorio degli Agenti Patogeni Enterici (LEP) dell'Agenzia di Tutela della Salute (HPA), il ceppo di S. Thompson tipo fagico PT3 responsabile del piccolo focolaio epidemico in Inghilterra nel mese di settembre è differente da quelli che hanno causato i casi di infezione in Norvegia, Svezia e Danimarca a novembre del 2004 e anche dai ceppi trovati nell'insalata di rucola che proviene dall'Italia. Un rapporto della rete internazionale (Enter-net) su un focolaio epidemico di salmonella Thompson in Norvegia ha indotto il Laboratorio ad un riesame del piccolo focolaio inglese di Salmonella Thompson PT3 del mese di settembre ed ottobre del 2004, che ha interessato tre regioni dell'Inghilterra.

In effetti, dal 1 settembre al 30 novembre 2004, il LEP ha segnalato 46 isolamenti umani di S. Thompson, di cui la maggior parte appartenevano al ceppo PT3. La fonte del focolaio di S. Thompson PT3 in Inghilterra e nel Galles nel mese di settembre del 2004 è sconosciuta. Da settembre del 2004, i casi di infezione di S. Thompson si sono presentati in altri tre paesi europei. In particolare, c'è stato un vasto focolaio in Norvegia nel mese di novembre connesso con la rucola importata dall'Italia. I ceppi isolati di S. Thompson PT3 dall'Inghilterra sono stati studiati usando l'elettroforesi su gel. Questo profilo è stato paragonato ai profili elettroforetici dei ceppi isolati di S. Thompson in Norvegia, Svezia e Danimarca provenienti dall'insalata di rucola italiana. Tutti i profili rilevati in Norvegia Svezia e Danimarca si sono rivelati sensibilmente differenti dal profilo di S. Thompson isolato in Inghilterra.

** Questa notizia dimostra come spesso le deduzioni sul legame tra episodi epidemici possano essere non corrette, con conseguenze anche economiche e d'immagine rilevanti. Per non diminuire la velocità d'intervento,  che è assolutamente necessaria e fondamentale per la tutela della sanità pubblica, è importante che le autorità agiscano in maniera coordinata e rapida per confermare entro pochissimo tempo i primi sospetti. Per i produttori di alimenti, è importante ottenere quindi dalle autorità europee questo tipo di conferme rapide per evitare danni immotivati. Resta il problema della presenza di Salmonella nella rucola italiana.

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5. Olio sintetico per friggere: luce verde dall'EFSA

L'EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea) ha concluso che l'Enova Oil, un nuovo olio ottenuto attraverso modificazioni chimiche, è sicuro per il consumo umano e non è nutrizionalmente svantaggioso. Tuttavia, gli acidi grassi trans in esso contenuti dovrebbero essere ridotti al livello di quelli degli oli vegetali comuni (circa l'1%) che il nuovo olio vorrebbe rimpiazzare. La Archer Daniel Midland Company (ADM) ha fatto richiesta alla Commissione Europea di introdurre sul mercato questo nuovo olio come nuovo ingrediente per alimenti; la Commissione si è rivolta all'EFSA, anche in seguito alle obiezioni di alcuni paesi membri (in particolare, la Spagna). Queste obiezioni riguardavano il possibile uso di materiali geneticamente modificati, alcuni dettagli sul processo produttivo,  la stabilità del prodotto, la presenza di elevati livelli di acidi trans e possibili effetti inaspettati su gruppi di persone sensibili, soprattutto legate alle funzioni di fegato e pancreas. Il nuovo olio sarà utilizzato  per cucinare e come ingrediente  per vari prodotti alimentari, tra cui preparati per insalate e maionese e prodotti da forno. è stato anche puntualizzato che l'ADM non intende usare questo ingrediente come fonte di grassi nel latte per lattanti.

** La qualità di questo olio non va certamente nel senso di migliorare la dieta della popolazione. Tuttavia, in mancanza di evidenze di pericolosità diversa dagli oli già presenti sul mercato, è giusto che un prodotto possa essere liberamente immesso sul mercato. Purtroppo risulterà difficile per i consumatori scegliere tra quest'olio e altri oli di qualità superiore in mancanza di informazioni in etichetta.

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6. Batteri resistenti agli antibiotici nei mangimi: nuove linee guida in arrivo

L'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) ha creato un gruppo di lavoro ad hoc per aggiornare i criteri usati nella valutazione dei batteri, utilizzati nei mangimi, per la resistenza agli antibiotici di importanza clinica umana e veterinaria. Una volta finito questo documento varrà utilizzato come linea guida per la valutazione degli additivi ai mangimi. In particolare, il gruppo di lavoro si concentrerà sulla differenziazione di resistenza intrinseca e acquisita come criterio di valutazione e su "breakpoint" che, se superati, fanno scattare richieste di documentazione più approfondite.

** Sebbene l'effettivo rischio per la popolazione sia ancora oggetto di dibattito, l'aumento dei ceppi batterici resistenti agli antibiotici è un dato certo e molto preoccupante. In quest'ottica, la valutazione degli additivi batterici ai mangimi è di grande importanza, perché essi potrebbero contribuire a migliorare o a peggiorare la situazione. Per i mangimisti, ma anche per veterinari ed esperti di sicurezza degli alimenti, questo documento può essere interessante.

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7. Strategia USA contro Listeria: non funziona?

La Federazione dei Consumatori Americani, citando i dati ufficiali dei CDC (Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie), ha affermato che la regolamentazione relativa a Listeria monocytogenes stabilita dal Dipartimento dell'Agricoltura è inefficace. Ci sono stati 3,3 casi di Listeria per milione di persone nel 2003 rispetto ai 2,7 casi per milione del 2002. Vi sarebbe stato quindi un aumento di casi nell'arco di un anno. Secondo i CDC, tuttavia, i dati di un anno non sono indicativi di un trend per una malattia rara come la listeriosi. Nel 2003, il FSIS (Food Safety and Inspection Service, il Servizio del Dipartimento USA dell'Agricoltura che si occupa della sicurezza delle carni) ha pubblicato un regolamento ("rule") finale "ad interim" sul controllo di Listeria monocytogenes (Lm) nei prodotti di carne e pollo pronti per il consumo. Secondo il Dipartimento dell'Agricoltura, questo regolamento è più severo e richiede maggiore impegno alle industrie rispetto a quello emanato nel 2001, in quanto prescrive un considerevole aumento dei riscontri analitici e l'adozione di nuove tecnologie per il controllo e l'abbattimento di Listeria monocytogenes. Secondo il FSIS, i risultati sono stati notevoli: il numero di ritiri dal commercio dovuti a Listeria è caduto da 40 nel 2002 a 14 nel 2003 e non ci sono stati grandi ritiri dal commercio in più di 2 anni. Inoltre, citando dati del CDC, il FSIS afferma che dal 2003 non ci sono stati grossi focolai epidemici legati a Listeria nei prodotti di carne e pollame.

** Anche se è corretto affermare che un eventuale aumento dei casi di listeriosi va osservato su più anni, era stato lo stesso Dipartimento dell'Agricoltura ad utilizzare i dati del CDC a sostegno del nuovo regolamento. La listeriosi rimane una malattia molto grave e poco conosciuta; non è chiaro se l'approccio "tolleranza zero", adottato negli USA e anche in Italia, ma non da molti paesi europei, sia il più efficace a diminuirne l'incidenza. Sicuramente non è stata trovata una soluzione adeguata a proteggere adeguatamente le popolazioni a rischio. 

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8. Alti livelli di acido erucico in prodotti dell'est asiatico

A partire da settembre 2004, l'Agenzia britannica per la Sicurezza Alimentare (FSA) ha raccomandato pubblicamente di non consumare sottaceti, salse e conserve di verdure provenienti da Bangladesh, Cina, Pakistan e India, dopo una indagine che ha indicato la presenza in alcuni di questi prodotti di livelli elevati di acido erucico. L'acido erucico è una sostanza normalmente contenuta in alcuni oli derivati dalle piante, soprattutto in alcune varietà di olio di semi di senape e di olio di semi di colza. Sebbene non ci siano casi confermati di tossicità dell'acido erucico nel l'uomo, alti livelli di questo acido sono stati collegati alla formazione di depositi di grassi nel muscolo cardiaco negli animali. L'Agenzia ha comunque sottolineato che chiunque abbia occasionalmente mangiato questi prodotti non ha probabilmente aumentato il proprio rischio di malattie cardiovascolari. Alcuni studi sugli animali, inotlre, suggeriscono che i depositi di grassi al cuore dopo assunzione di acido erucico scompaiono gradualmente se si riduce l'assunzione di questa sostanza.

** Il problema dell'acido erucico potrebbe presentarsi anche in alimenti importati in Italia. Per questo le informazioni provenienti dall'Inghilterra sono importanti anche nel nostro paese. Importatori e distributori di sottoaceti, salse e conserve dall'Asia dovrebbero verificare la qualità dei prodotti importati.

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9. E.coli O157 e animali nelle fiere: rischio di infezioni

Un focolaio di colite emorragica (diarrea causata da ceppi enteroemorragici) è stata causata da E. coli 0157:H7 e associato alle visite alla fiera nello stato della Carolina del Nord (USA) durante i mesi di ottobre e novembre 2004. Sono stati segnalati 180 pazienti dopo la scoperta del primo caso. Più della metà dei pazienti avevano 5 anni o meno, 2/3 avevano meno di 18 anni e 15 bambini (il 12% circa del totale) hanno contratto una grave complicazione, la sindrome uremica emolitica (SEU oppure hemolytic uremic syndrome, HUS). L' età media dei casi di SEU, in questo caso, era di 3 anni, con un range da 1 a 13 anni. In molti casi i pazienti risultavano essere entrati in contatto con animali domestici degli zoo di una fiera. L'ipotesi più accreditata è che il solo contatto tra gli animali e i pazienti abbia portato a questa infezione.

** La sindrome uremica emolitica (SEU o HUS) è una grave complicazione di una malattia portata da E. coli; tipicamente si sviluppa approssimativamente nell'8 % dei casi colpiti da E. coli ed è una malattia che presenta un significante potenziale di mortalità e può causare danni permanenti ai reni. Molti studi recenti hanno indicato nel contatto con gli animali degli zoo un importante fattore di rischio, mentre si sospetta che il contatto frequente con questi animali porti ad immunità contro questo patogeno. Poiché i dati indicano che questo patogeno è presente in Italia, nonostante i pochi casi di patologia nell'uomo, è opportuno adottare misure preventive. Per i genitori il consiglio è di lavare accuratamente le mani dei figli dopo il contatto con gli animali; anche gli espositori dovrebbero mettere a disposizione sapone e acqua corrente in occasione di fiere con esposizione di animali.

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11. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nei bollettini 51/2004, 52/2004 e 53/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore di disfarsi di prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

   
 
Commenti specifici
  • Continuano i problemi per le farine di mais italiane dovuti alla presenza di fumonisine. Queste tossine si sviluppano maggiormente nei paesi mediterranei e i paesi del Nord Europa hanno limiti severi in proposito
  •  In generale, si conferma che le micotossine (ocratossina A, aflatossine, fumonisine) stanno diventando uno dei pericoli alimentari cui le autorità europee stanno prestando maggiore attenzione
  • Salmonella si conferma il principale patogeno come causa di ritiri dal commercio
  • La presenza di Sudan 4 in olio di palma proveniente da paesi africani è stato rilevato di frequente dalle autorità tedesche
Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
13/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Paprika dolce in polvere Ungheria Slovacchia
13/12/2004 Presenza del patogeno Campylobacter spp Rucola Italia Svezia
13/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma via Regno Unito Italia
13/12/2004  Livelli eccessivi di diossine e PCB Mangime Spagna Italia
15/12/2004  Livelli elevati di Iodio Alghe Giappone via Paesi Bassi Germania
15/12/2004   Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma via Francia Italia
15/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma via Regno Unito Italia
15/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma "zomi" Ghana Regno Unito
15/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio vegetale Via Francia Italia
15/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella spp Pollo surgelato Polonia Svezia
16/12/2004  Livelli elevati di Iodio Alghe essiccate Repubblica di Corea via Paesi Bassi Germania
16/12/2004  Livelli elevati di Escherichia coli Paprika dolce in polvere Turchia Germania
17/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Paprika dolce Turchia Germania
17/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma puro Via Regno Unito Italia
17/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Gold Coast Carne bovina surgelata Polonia Svezia
17/12/2004 Livelli elevati di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Gamberi surgelati (Parapenaeus longirostris) Italia Italia

 

20/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Zenzero Nigeria via Olanda Olanda
21/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan IV Olio di Palma Puro Via Regno Unito Via Olanda Germania
21/12/2004 Livelli elevati di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Astici decapitati surgelati Regno Unito Italia
21/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 e Sudan IV Peperoncino in polvere Italia Italia
21/12/2004 Presenza del parassita Anisakis simplex Sgombto Italia Italia
22/12/2004 Particelle di plastica Tortini al cioccolato e semplici marca Tesco "The Snowman" Regno Unito Regno Unito
22/12/2004 Presenza del patogeno Campylobacter spp Rucola Italia Slovenia
22/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella sierotipi anatum, Lexington e Indiana Vari tagli di bovino surgelati Polonia Svezia
22/12/2004 Livelli eccessivi di fumonisine Farina di mais Italia via Olanda Germania
22/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella Carne bovina macinata surgelata Italia Francia
23/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma puro Ghana via Olanda Germania
23/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi con guscio Iran via Grecia Cipro
23/12/2004 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Peperoncino in polvere extra hot Regno Unito Norvegia
23/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi salati e tostati Origine non menzionata via Polonia via Germania Belgio
23/12/2004 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Muesli (alimento per la prima colazione) Svezia Norvegia
23/12/2004 Livelli elevati sostanze tossiche e cancerogene (idrocarburi policiclici aromatici) Spratto (pesce della famiglia delle sardine) affumicato sott'olio Italia Estonia via Germania
23/12/2004 Trattamento non consentito con monossido di carbonio Tonno (Thunnus albacares) congelato Vietnam via Olanda Germania
24/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella Carne di maiale congelata Spagna Italia
24/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma (Zomi of Togo) Togo via Olanda Germania
24/12/2004 Livelli eccessivi del residuo di farmaco veterinario leucomalachite Uova di trota Danimarca Germania Germania
24/12/2004 Corpo estraneo Crescione marca Cresson Watercress Francia Regno Unito
24/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi con guscio Iran via Regno Unito Norvegia
24/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi tostati Iran via Spagna Italia
27/12/2004 Livelli elevati di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Albicocche secche Turchia via Grecia Cipro
27/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Belgio Germania
27/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Paese non menzionato via Olanda Germania
28/12/2004 Eccessivo contenuto di iodio Alghe Giappone Germania
28/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Nigeria via Olanda Germania
28/12/2004 Presenza di additivo non autorizzato (eritrosina E127) Zenzero a pezzi in salamoia di aceto Tailandia Germania
29/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella Tortilla con patate e chorizo (salume spagnolo) Spagna Francia
30/12/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Salmone affumicato norvegese Danimarca Italia
30/12/2004 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Fichi secchi Turchia Germania

N. 44/2004 17 Dicembre 2004

Sommario

1. Editoriale

I casi di salmonellosi segnalati in Norvegia erano dunque dovuti a rucola prodotta in Italia. Dovrebbe essere l'occasione per implementare realmente su vasta scala le Buone Pratiche Agricole. Su un altro versante, in America, i prodotti ayurvedici risultano contenere metalli pesanti in quantità preoccupanti. Per quanto riguarda la BSE, nuovi dati dimostrano che i prioni resistano alla degradazione gastro-intestinale legandosi alla ferritina; potrebbero esserci prospettive nella valutazione del passaggio tra specie e nella prevenzione. Dall'Inghilterra arriva invece una notizia rassicurante su un integratore alimentare: il cromo picolinato. Infine, uno studio recente provoca qualche ulteriore preoccupazione su latte usato nella caseificazione dopo lieve trattamento termico, rispetto a Mycobacterium avium.

2. Salmonella Thompson nella rucola: viene da un produttore italiano

In tutti i diversi casi di salmonellosi recentemente riportati in Europa la rucola implicata è risultata essere di provenienza di un unico produttore italiano. In Europa,  negli ultimi due mesi, sono stati riportati diversi casi di salmonellosi dovuti a Salmonella Thompson, un sierotipo relativamente raro, associata alla rucola. Uno di questi focolai epidemici si è verificato in Norvegia (20 i casi accertati), dove tutti i pazienti intervistati hanno sostenuto di aver mangiato rucola da un preparato già pronto di insalata mista preimpacchettato in una busta di plastica. L'Autorità di Sicurezza Alimentare norvegese ha fatto temporaneamente ritirare dal mercato il prodotto incriminato in data 25 novembre, sospendendo il divieto lo scorso 14 dicembre. La decisione di vietare il prodotto è stata influenzata da un allarme sempre relativo a Salmonella Thompson isolata da rucola inviato dal Ministero Nazionale degli Alimenti svedese attraverso il sistema europeo di allarmi rapidi su cibi e mangimi (RASFF). La rucola in entrambi i casi proveniva da un produttore italiano. In seguito le autorità norvegesi hanno aumentato i controlli e al produttore delle insalate incriminate è stata vietata la distribuzione. Un numero inusuale di casi di Salmonella Thompson è stato segnalato anche in Inghilterra e Galles, mentre altri sierotipi di Salmonella in rucola italiana sono stati segnalati da Danimarca e Slovenia (vedi allerta europee della settimana); in Svezia è stato isolato Campylobacter dalla rucola dello stesso produttore che ha causato l'epidemia di Salmonella Thompson.

** Frutta e verdura, come era già successo negli USA, si stanno dimostrando anche in Europa importanti veicoli di Salmonellosi. Per controllare questo pericolo, è fondamentale l'adozione delle Buone Pratiche Agricole e un controllo capillare da parte delle autorità, che incentivi proprio le pratiche preventive. Non è noto in quale misura questa rucola sia stata distribuita nel nostro paese e abbia causato casi di salmonellosi, nonostante l'episodio norvegese dimostri la presenza di dosi infettive di salmonella. In ogni caso, questo episodio, che può aver danneggiato l'immagine dei prodotti freschi italiani (oltre alla salute di alcune persone), dovrebbe essere di stimolo per garantire ad italiani ed europei prodotti ortofrutticoli privi di patogeni. Per i produttori e i distributori di ortofrutta, implementare e richiedere il rispetto delle Buone Pratiche Agricole diventerà sempre più importante.. Per i consumatori, purtroppo, non esistono misure precauzionali a livello domestico; per questo, è importante che produttori e autorità garantiscano prodotti sani e ritirino quelli contaminati, notificando anche ai consumatori di eliminare i prodotti già acquistati.

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3. Ayurveda e metalli pesanti (troppi)

14 prodotti ayurvedici su 70 esaminati sono risultati contenere metalli pesanti e in quantitativi tali da superare i limiti di sicurezza vigenti negli USA, se consumati secondo le istruzioni del produttore. Questi risultati sono stati ottenuti da uno studio effettuato nell'area di Boston su prodotti di origine indiana e pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista JAMA. Lo studio è stato condotto dopo che alcuni casi di avvelenamento da metalli pesanti erano stati registrati in consumatori di prodotti ayurvedici. Il metallo pesante trovato in 13 prodotti era il piombo; in sei mercurio; in sei arsenico. Inoltre, metà dei prodotti erano raccomandati per bambini. A testimonianza della diffusione del problema, i 14 prodotti erano riconducibili a 11 produttori diversi e ben 24 su 30 negozi da cui sono stati acquistati i prodotti ne vendevano almeno uno con metalli pesanti.
 

** è paradossale che un prodotto acquistato per un beneficio sulla salute possa in realtà danneggiarla. Le intossicazione da metalli pesanti, specie nei bambini, possono avere effetti molto seri. Proprio per questo è necessario che gli importatori e, prima di loro, i produttori garantiscano l'assenza o livelli molto bassi di questi contaminanti, e che le autorità intervengano nei casi di mancato rispetto della normativa. Per gli importatori e distributori di questi prodotti è dunque importante verificare la qualità del prodotto venduto; per i consumatori è opportuno informarsi sui controlli analitici effettuati rispetto ai metalli pesanti.

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4. I prioni attraversano lo stomaco con un passaggio della ferritina

La versione infettiva delle proteine dette prioni, colpevoli della forma umana del morbo di "mucca pazza" ovvero il morbo di Creutzfeldt-Jakob, non viene distrutta dagli enzimi digestivi che si trovano nello stomaco, secondo un nuovo studio condotto negli USA. Inoltre, è risultato che i prioni sono in grado di attraversare la barriera intestinale sfruttando il legame con la ferritina, una proteina normalmente assorbita dall'intestino e presente in grandi concentrazioni in un normale piatto di carne. Usando i tessuti di cervello infettati con i prioni responsabili della variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD), i ricercatori hanno simulato il processo digestivo umano sottoponendo il tessuto al trattamento sequenziale con i liquidi digestivi che si trovano nel tratto intestinale umano. Quindi hanno studiato come i prioni sopravvissuti vengono assorbiti dall'intestino, usando un modello cellulare in vitro. I prioni si sono legati con la ferritina, una proteina cellulare che lega normalmente il ferro eccedente per immagazzinarlo in una forma solubile e non tossica all'interno della cellula stessa. Attualmente, il gruppo di ricerca sta controllando se i prioni di specie quali cervi ed alci possono attraversare la barriera intestinale dell'uomo. In Nord America, vi è forte preoccupazione rispetto alla continua diffusione di una malattia simile alla BSE nelle popolazioni di alci e cervi.

** Comprendere il meccanismo di patogenosi della vCJD e delle altre TSE (nome generico delle encefalopatie spongiformi) è importante sia per valutarne la capacità di trasmettersi da specie a specie, sia per individuare eventuali terapie preventive (una prospettiva forse questa più lontana) e per individuare animali naturalmente resistenti a questa patologia. Inoltre, potrebbero esservi anche delle implicazioni per la spiegazione della relativa rarità della vCJD.

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5. Cromo picolinato: non è genotossico

Dopo l'analisi di nuovi dati da parte del Comitato sulla Mutagenicità (COM), la Food Standards Agency (o FSA, Agenzia di Sicurezza Alimentare britannica) ha ritirato la sua raccomandazione sulla sicurezza degli integratori alimentari contenenti cromo picolinato. Secondo la FSA, i cittadini non devono più evitare questo tipo di cromo. Nel 2003, in un rapporto del Gruppo di Esperti sulle Vitamine ed i Minerali (EVM) erano stati evidenziati dati  secondo i quali il cromo picolinato poteva essere genotossico, cioè danneggiare DNA e in certi casi portare addirittura al cancro. Sulla base dei nuovi risultati, ricevuti dalla FSA in novembre, il comitato ha concluso che il cromo picolinato non è genotossico. In ogni caso, la FSA ha ricordato che la maggior parte delle persone possono assumere il cromo necessario anche da una dieta sana e equilibrata. Per coloro che desiderano integrare la loro dieta con il cromo, il livello massimo raccomandato è di 10mg al giorno.

** L'integrazione alimentare è assolutamente necessaria in pochi casi, anche se studi recenti hanno dimostrato che, in presenza di diete poco equilibrate, anche persone sane possono avere un'assunzione di micronutrienti insufficiente. Il cromo picolinato è commercializzato anche in Italia e le notizie inglesi avevano destato preoccupazione. Questa decisione, che per gli interessati può essere approfondita sul sito FSA, è pertanto rassicurante per consumatori e produttori.

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6. Mycobacterium avium sopravvive a trattamenti termici lievi

Uno studio effettuato recentemente ha dimostrato che il trattamento di pastorizzazione ad alta temperatura riduce significativamente la sopravvivenza di Mycobacterium avium nel latte, ma alcuni batteri sopravvivono al trattamento termico di subpastorizzazione utilizzabile nella produzione di alcuni formaggi. Nello studio sono stati condotti 108 esperimenti utilizzando un'unità di pastorizzazione a flusso lento. A un campione di latte UHT sono state inoculate due concentrazioni batteriche diverse, 108 e 105 UFC (unità formanti colonie)/ml, con tre differenti ceppi di M. avium, per cinque combinazioni diverse di tempo e temperatura: 62.7°C per 30 minuti, 65.5°C per 16 secondi, 71.7°C per 15 s, 71.7°C per 20 s e 74.4°C per 15 s. Il trattamento del latte ha provocato una riduzione della concentrazione tra 5,0- e 7.7-log. Il latte subpastorizzato (65.5°C per 16 s) ha dimostrato un effetto molto più ridotto e variabile.

**  Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis, agente che causa enterite cronica nei ruminanti (la malattia di John), è stato collegato al morbo di Crohn, malattia che colpisce l'uomo. Questo microrganismo si trasmette principalmente da animali infetti (contatto con le feci), ma può anche trasmettersi attraverso il latte, sebbene il rischio sia minore. Di conseguenza, i latticini degli animali infetti potrebbero essere un veicolo di trasmissione di questo patogeno. Anche se questo studio non rappresenta un'assoluta novità, riporta l'attenzione su un problema importante; si tratta naturalmente di valutare anche la sopravvivenza del microrganismo durante la caseificazione.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 50/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore di disfarsi di prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

 
Commenti specifici
  • Oltre ai  problemi con la Salmonella Thompson nella rucola italiana rilevati in Norvegia e in Svezia, sembrano essercene altri, come discusso sopra. Salmonella sierotipo Napoli è stata evidenziata in Slovenia sempre in rucola italiana, a testimonianza di come un'allerta europea promuova una rapida attenzione sui prodotti sospetti
  • Anche l'Italia ha notificato la presenza del colorante Sudan nell'olio di palma proveniente dal Ghana
  • La presenza di Enterobacter sakazakii nei latti per lattanti è sempre pericolosa ed è una delle prime volte che questa segnalazione compare tra le allerta europee. In questo caso, data l'estrema pericolosità, sarebbe importante che i prodotti coinvolti venissero segnalati ai consumatori che ne avessero già acquistate delle confezioni
Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
07/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella Vari tagli di carne bovina Polonia Svezia
07/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Fiocchi speziati al pepe rosso Turchia Germania
07/12/2004 Livelli elevati di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Uvetta dorata Cile via Paesi Bassi Malta
07/12/2004  Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Patè di fegato Belgio Austria
08/12/2004  Presenza del patogeno Salmonella serotipo Napoli Rucola Italia Slovenia
08/12/2004  Livelli elevati di Iodio Alghe essiccate Cina via Francia Germania
08/12/2004    Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1, Sudan IV Spezie per kebab Via Paesi Bassi Germania
08/12/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1, Sudan IV Spezie per carne sminuzzata Via Paesi Bassi Germania
08/12/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1, Sudan IV Sale speziato per pollo Via Paesi Bassi Germania
08/12/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1, Sudan IV Sale speziato per girarrosto Via Paesi Bassi Germania
08/12/2004  Presenza dei coloranti non autorizzati e potenzialmente cancerogeni Sudan 1, Sudan IV Spezie diverse Turchia Germania
08/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Spezie miste Turchia Germania
09/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Paprika dolce in polvere Turchia Germania
09/12/2004  Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Paprika dolce Turchia Germania
09/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma puro Via Regno Unito Italia
09/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Gold Coast Carne bovina surgelata Polonia Svezia
10/12/2004 Livelli elevati di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Gamberi surgelati (Parapenaeus longirostris) Italia Italia
10/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Belgio Germania
10/12/2004 Presenza del patogeno Enterobacter sakazakii Latte per lattanti Paesi Bassi Francia

N. 43/2004 10 Dicembre 2004

Sommario

1. Editoriale

Dagli USA giunge la notizia che anche le uova sode trasformate commercialmente non possono essere escluse come veicolo di Salmonella, e che quindi le misure preventive devono essere appropriate. Riportiamo anche un episodio relativamente vasto di intossicazione da stafilococco, sempre proveniente dagli USA e coinvolgente la catena McDonald's. Per il rischio purtroppo importante per i neonati di infezione da E. sakazakii, uno studio indica nella monocaprilina una potenziale soluzione. Infine, secondo un comunicato attribuito a Federalimentare, la legge italiana (204/2004) da DL 157/2004 che prevedeva per tutti gli alimenti l'obbligo dell'indicazione dell'origine degli ingredienti sarebbe da abrogare, secondo la Commissione Europea. Infine un interessante studio americano mette in luce le motivazioni economiche per investire in sicurezza degli alimenti. Per un momenti di buono umore, infine, potete visitare questo simpatico filmato.

2. Anche le uova sode trasformate commercialmente possono trasmettere Salmonella

Negli Stati Uniti, è stato riportato il primo episodio epidemico di Salmonella del sierotipo Thyphimurium associato a uova sode (presenti in un'insalata pronta al consumo) in un prodotto commerciale distribuito su larga scala. Lo scorso 24 settembre 2003, gli epidemiologi dello stato dell'Oregon hanno notato un aumento di isolati di Salmonella enterica del sierotipo Thyphimurium nel mese di settembre, sulla base delle analisi condotte dai Laboratori di Sanità Pubblica dello Stato. Dei 16 isolati del periodo, 6 presentavano gli stessi profili PFGE su gel dopo corsa elettroforetica (si tratta di un'impronta "digitale" del DNA che permette di discriminare ceppi batterici), indicando una comune origine delle infezioni. Questi dati hanno dato l'avvio ad un'investigazione di Oregon Health Services (il Dipartimento di Sanità statale) e dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) che ha identificato in totale 18 casi di infezione da S. Thyphimurium associati a kit per produrre l'insalata con uova sode, distribuito da un singolo venditore a una catena di supermercati. La FDA ha condotto uno studio ambientale, ma non è stato possibile identificare il meccanismo e la fonte primaria di contaminazione. Secondo i CDC, gli epidemiologi e gli altri funzionari di sanità pubblica devono investigare i casi di salmonellosi, considerando che anche prodotti commerciali a base di uova lavorate industrialmente possono essere un veicolo di Salmonella.

** Salmonella è una delle principali cause di infezioni trasmesse dagli alimenti in molti paesi occidentali, tra cui in particolare l'Italia. In questo caso, è stato implicato un prodotto, le uova sode, generalmente ritenute sicure, soprattutto se trasformate commercialmente. Il meccanismo della contaminazione non è stato identificato e le ipotesi riguardano la temperatura di cottura, il raffreddamento inappropriato (troppo lento) oppure una ricontaminazione da parte del personale dopo la cottura. Per produttori commerciali e consumatori, il consiglio è quello di mantenere le uova a temperature adeguate prima e dopo la cottura (sotto i 7°C), di cuocere le uova destinate ad essere mescolate con altri alimenti finché tuorlo e albume sono perfettamente sodi e a prestare molta attenzione a non ricontaminare con uova crude quelle cotte.

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3. Intossicazione da Stafilococchi in un McDonald's in Ohio

In ottobre, a Piqua, cittadina dell'Ohio, 132 persone hanno subito una intossicazione da Stafilococco dopo aver mangiato gelato o milkshake presso un ristorante McDonald's (filiale di East Ash Street). Di questi 42 sono stati sottoposti ad una visita sanitaria accurata e 12 sono stati ospedalizzati. Secondo Greg Dion, direttore del Dipartimento della  Salute e Sanità della città, i batteri sono stati introdotti in un modo non accertato nei prodotti e sono cresciuti a causa del malfunzionamento di un macchinario. Secondo le indagini, i dipendenti non erano né ammalati né mostravano tagli o lesioni; il problema è stato sostanzialmente reso grave dal malfunzionamento che ha creato le condizioni ambientali ideali per la crescita dei microorganismi. La macchina per produrre gelato è stata rimossa e verrà rimpiazzata da una nuova. Inoltre, i dipendenti verranno istruiti sul modo corretto di utilizzarla; in particolare, sarà previsto un lavaggio accurato prima dell'uso e l'obbligo di utilizzo costante dei guanti per trasferire il preparato per gelati nel macchinario.

** Il gelato, o i milkshake, sono già stato associati ad intossicazioni da Staphylococcus aureus. In questo episodio epidemico, viene sottolineata l'importanza della formazione del personale e del funzionamento corretto delle macchine; inoltre, si evidenzia come le grandi catene spesso non riescano ad imporre standard di comportamento adeguati in tutti i loro negozi. Per chi produce gelato, soprattutto partendo da preparati, è importante operare in condizioni igieniche adeguate e con macchine perfettamente funzionanti. Data la loro rapida vendita a molte persone, il numero di casi totali può essere elevato, con un danno sanitario e anche economico per l'impresa coinvolta.

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4. Enterobacter sakazaki inattivato dal latte per neonati trattato con la monocaprilina

La monocaprilina, un componente naturale del latte materno e di quello bovino, sarebbe in grado di inibire la crescita di Enterobacter sakazakii nel latte per lattanti. E. sakazakii è considerato un agente patogeno pericoloso che causa dall'enterite fino alla meningite, sopratutto nei neonati (prematuri), e nei bambini. Inoltre, studi epidemiologici hanno indicato il latte in polvere per neonati come principale fonte di questo patogeno. In uno studio recente, la monocaprilina, un estere monoglicerico dell'acido caprilico (acido grasso a 8 atomi di carbonio), è stata utilizzata contro Enterobacter sakzaki nel latte per l'infanzia. Una soluzione di 5 ceppi di E. sakazaki è stata inoculata in un campione di 10 ml di latte per bambini, contenente 0,25 e 0,50 mM (1%) di monocaprilina. Dopo incubazione, è stato evidenziato che i campioni con monocaprilina avevano una popolazione di E. sakazakii significativamente ridotta rispetto ai controlli. Secondo gli autori dello studio, questo risultato indica che la monocaprilina potrebbe essere usata per inattivare il patogeno ma devono essere prima condotti studi sensoriali per evidenziare eventuali problemi di gradimento da parte dei bambini.

Sempre su E. sakazakii, una revisione dei dati finora raccolti stima il tasso di incidenza delle infezioni invasive con questo organismo negli infanti, sulla base della rete USA FoodNet, per il  2002, a 1 caso per 100.000 bambini.

** I dati provenienti dagli USA confermano che E. sakazakii può rappresentare un rischio importante per i neonati, sopratutto se prematuri, non allattati al seno. Se esistono linee guida per la prevenzione, la monocaprilina potrebbe rappresentare una soluzione interessante per aumentare la sicurezza del latte artificale.

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5. L' UE dichiara irregolare la legge italiana sull'obbligo dell'origine nell'etichetta

Secondo un comunicato attribuito a Federalimentare, l'etichettatura d'origine dei principali ingredienti dei prodotti alimentari, sancita dal recente Decreto-Legge 157/04, non è conforme al diritto comunitario e va abrogata. Il 26 ottobre, la Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea ha notificato alle autorità italiane competenti una lettera di pre-infrazione in cui viene sottolineata l'incompatibilità' del decreto legge 157/04 con il diritto comunitario. In particolare si è rilevato che, nella sua fase di progettazione, il disegno legge doveva essere notificato alle autorità europee. Inoltre, in riferimento all'olio d'oliva (per cui lo stesso decreto indicava l'obbligatorietà di indicare l'origine della materia prima), la lettera comunitaria ribadisce che l'indicazione di origine negli oli vergini è facoltativa e non può essere obbligatoria. In riferimento al latte fresco pastorizzato, incluso anche questo nel Decreto Legge, la Commissione sostiene che, la norma che fissa la data di scadenza del "latte fresco pastorizzato" nei sei giorno successivi a quello in cui è avvenuto il trattamento termico, è ammissibile, ma per non ostacolare gli scambi intercomunitari l'Italia deve ammettere che prodotti di altri paesi europei possano essere commercializzati con date di scadenza diverse, secondo le norme di quei paesi. Infine, in riferimento alla passata di pomodoro (denominazione vietata dal Decreto Legge per prodotti non ottenuti direttamente da pomodoro fresco), se la restrizione è applicabile a prodotti italiani, la denominazione di "passata di pomodoro" potrà essere utilizzata da altri paesi membri anche su prodotti realizzati a partire da concentrato, quando consentita in quei paesi.

** Già in passato il Ministero delle Politiche Agricole si era mostrato prudente in materia; se confermata, questa notizia potrebbe significare il congelamento di un provvedimento molto discusso.

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6. Economia e sicurezza alimentare: il caso delle cipolle verdi e dell'epidemia di epatite A

L'impatto di una crisi di sicurezza alimentare varia a secondo delle pratiche dei produttori. Questo è uno dei risultati di una ricerca svolta dall'ERS (Economic Research Service) del Dipartimento dell'Agricoltura degli USA sui costi delle pratiche di sicurezza alimentare. In seguito all'epidemia di epatite A veicolata da cipollotti (che ha coinvolto centinaia di persone), per circa 4 mesi l'impatto sulle vendite di cipollotti e altri ortaggi è stato pesante; tuttavia, le imprese che seguivano le Buone Pratiche Agricole hanno avuto un impatto molto ridotto rispetto a chi non le segue affatto. Chi poi è stato coinvolto nella crisi e denunciato dalla FDA (Food and Drug Administration, autorità di sicurezza alimentare americana), ha dovuto sospendere gli affari. Secondo gli autori, anche se pratiche corrette di sicurezza alimentare non si traducono in prezzi più alti e quindi maggiori ricavi (visto che i consumatori non hanno le informazioni per valutare le differenze di prodotti), un caso cioè di informazioni asimmetriche, in presenza di crisi l'impatto è decisamente diverso.

** Questo studio è molto interessante, perché la promozione di pratiche sicure in campo alimentare si fonda anche su basi economiche. Pratiche più corrette costano di più e questa informazione è difficile da passare ai clienti e al consumatore finale. Tuttavia, in presenza di crisi, l'impatto economico può essere drammaticamente diverso. La validità delle conclusioni potrebbe essere utilmente indagata anche in Italia. In ogni caso si tratta di una lettura ricca di spunti per produttori e autorità.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 49/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
29/11/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma "Zomi" Ghana Germania
30/11/2004 Presenza dei patogeni Salmonella serotipo Thompson Rucola Italia Svezia
30/11/2004 Presenza di muffe Truffles di cioccolato Cina Regno Unito
01/12/2004 Presenza del patogeno Bacillus licheniformis Paprika in polvere Spagna via Regno Unito Irlanda
01/12/2004 Presenza del patogeno Bacillus licheniformis Yogurt surgelato Belgio via Regno Unito Irlanda
01/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Belgio Germania
01/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Paesi Bassi Germania
01/12/2004 Livelli pericolosi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Scampi congelati interi (Nephrops norvegicus) Regno Unito Italia
02/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Havana Spezie per pizza Germania Germania
02/12/2004 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes Gorgonzola Italia via Danimarca Norvegia
02/12/2004 Livelli eccessivi di E. Coli e Coliformi molluschi bivalvi (Venus
verrucosa)
Turchia Grecia
02/12/2004 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Africa Occidentale via Francia Italia
03/12/2004 Rischio di Avvelenamento amnesico da molluschi (ASP), per presenza della tossina acido domoico
 
Capesante Francia Francia
03/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Enterica Quarti anteriori di bovino Botswana via Germania Norvegia
03/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella spp Rucola Italia Danimarca
03/12/2004 Livelli eccessivi di mercurio Pesce spada surgelato (Xiphias
gladius)
Spagna Italia
03/12/2004 Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine) Pistacchi con guscio tostati e salati Iran via Germania italia
03/12/2004 Residui dell'antibiotico vietato cloramfenicolo Mangime per pesci Islanda via Germania Ungheria
03/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella serotipo Kottubs Filetti di pesce (luccioperca) Federazione Russa Estonia
03/12/2004 Presenza del patogeno Salmonella spp Carne bovina a pezzi surgelata Italia Francia

N. 42/2004 03 Dicembre 2004

Sommario

1. Editoriale

.In Giappone si è registrato il primo caso fatale di epatite E associato al consumo di carne di animale domestico (maiale poco cotto). Anche se la circolazione del virus in Giappone è presumibilmente diverso che in Europa, questo evento desta sicuramente una certa preoccupazione per le caratteristiche di questo virus. Dal sistema europeo Enter-Net giungono buone notizie sull'evolversi della salmonellosi in Europa, mentre dagli USA vengono indicazioni sulle politiche efficaci per controllare Listeria monocytogenes. Gli inglesi intendono cambiare le misure per controllare la BSE, considerando le nuove altrettanto efficaci nella protezione della salute dei cittadini e decisamente meno costose; questo provvedimento riguarda anche l'Italia perché la carne inglese dovrebbe poter circolare in tutta Europa. Infine, un'interessante ricerca tedesca chiarisce il  meccanismo di difesa della pelle contro Escherichia coli.

2. In Giappone carne di maiale trasmette epatite E mortale

In Giappone sono stati identificati sei casi di infezione da virus dell'epatite E contratti attraverso la carne di maiale preparata con barbecue. Infatti, intorno alla metà agosto 2004, i sei avevano pranzato in un ristorante di Kitami, sull'isola di Hokkaido; uno di loro è morto di epatite fulminante. Uno dei sei ha anche donato sangue prima di avere conferma dell'infezione e si è, quindi, reso responsabile della trasmissione del virus attraverso il sangue trasfuso, secondo il ministero della salute. Questo è il primo caso riportato in Giappone di virus dell'epatite E trasmesso a persone attraverso alimenti comuni, secondo il Ministro della Sanità giapponese. Il ministero e il prefetto di Hokkaido hanno investigato lo stato di salute delle altre persone che erano in quel ristorante e hanno controllato i rimanenti stock di carne. Secondo i funzionari, le sei persone erano andate al ristorante con sette loro parenti che non hanno mangiato l'alimento incriminato (fegato di maiale cotto dagli avventori stessi e comunemente mangiato poco cotto). Fra loro, un uomo di circa 60 anni ha presentato i sintomi di epatite fulminante ed è stato ricoverato in ospedale verso la fine di settembre. Il virus dell'epatite E è stato trovato nel suo sangue e l'uomo è morto parecchi giorni dopo.

** L'epatite E è finora rara nei paesi industrializzati, ma si teme un incremento dei casi in seguito a viaggi o all'immigrazione. Nei paesi in via di sviluppo è spesso associata al consumo di acqua infetta. La mortalità tra i casi è intorno all'1%, ma è spesso più alta nelle donne in gravidanza (fino al 20%); si caratterizza per il lungo periodo di incubazione (2-9 settimane) e per la trasmissione oro-fecale simile all'epatite A, cui somiglia anche nella sintomatologia. Questo episodio in Giappone implicherebbe carne di animale domestico, per la prima volta, anche se carne di animali selvatici avevano causato altri episodi nello stesso paese. è molto importante quindi mantenere elevata l'attenzione per questo virus, per il quale non esiste vaccino. Persone provenienti da paesi in via di sviluppo devono seguire molto scrupolosamente le norme igieniche nella preparazione degli alimenti; la responsabilità dell'osservanza di queste norme ricade sui responsabili dei ristoranti o dell'industria alimentare.

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3. La Salmonellosi dimezza in Europa

Il numero totale di casi umani di salmonellosi segnalati dai paesi europei partecipanti alla rete Enter-net (tra cui l'Italia) è precipitato da 220 698 a 142 891 durante il periodo 1998-2003. Enter-net è la rete europea di sorveglianza per le infezioni enteriche umane; raccoglie e segnala i dati sulle infezioni umane di salmonella dal 1993, utilizzando le analisi di conferma dei laboratori. Il numero maggiore di casi rilevati si è verificato a metà degli anni 90, con un picco nel 1997. Successivamente c'è stato un declino negli isolamenti di salmonella segnalati dai laboratori nazionali di riferimento.  Anche a questi livelli più bassi rispetto al recente passato, secondo il recente rapporto Enter-net, la salmonellosi rimane un'elevata causa di morbilità (malattia) tra gli europei.

Sempre secondo i dati di Enter-net, si è osservato un forte cambiamento nei fagotipi del sierotipo Enteritidis di Salmonella. Nel 1998, il tipo fagico PT4 rappresentava il 61,8% dei fagotipi di Enteritidis, mentre nel 2003 era sceso al 32,1%. Salmonella enterica (questo è il nome ufficiale della specie) sierotipo Enteritidis è il sierotipo di Salmonella più importante in Europa; per comprendere come si modifica l'epidemiologia di Salmonella, è molto importante che venga effettuata la tipizzazione fagica (cioè l'analisi della sensibilità ai batteriofagi, che sono i virus dei batteri, dei singoli ceppi). Infatti, nel caso di sierotipi molto comuni come Enteritidis, la sierotipizzazione è poco indicativa, per esempio, dell'origine dell'infezione; invece, la tipizzazione fagica può indicare cambiamenti sottili. In effetti, i fagotipi che stanno sostituendo PT4 non provengono da alimenti consumati nel paese di origine ma da persone che hanno compiuto viaggi.

** Le infezioni da salmonella non-tifoidea resta una delle principali cause di gastroenteriti trasmesse dagli alimenti. Dal punto di vista del paziente, rappresenta spesso un'esperienza spiacevole, anche perché evitabile. In un numero di casi fortunatamente piuttosto basso, inoltre, possono sopravvenire complicazioni importanti. La diminuzione del numero di isolati in ambito europeo è un dato incoraggiante e probabilmente va collegato ai successi ottenuti nel controllo di questo patogeno lungo le filiere delle carni e delle uova. Il cambiamento di fagotipo prevalente nell'ambito del sierotipo Enteritidis implica probabilmente la rivalutazione delle strategie di prevenzione, per renderle mirate alla nuova situazione. Per consumatori e produttori di alimenti, l'invito è comunque quello di non abbassare la guardia.

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4. Misure efficaci contro Listeria dagli USA

Rispetto ai 40 ritiri dal commercio del 2002, il Dipartimento dell'Agricoltura USA (USDA) ne ha osservato solo 14, nel 2003, per la presenza del patogeno Listeria monocytogenes, con un ancora più drammatico calo nelle quantità coinvolte; inoltre, gli isolamenti di Listeria monocytogenes da ispezioni è diminuito del 25%. Secondo un recente rapporto del Dipartimento, questo calo è da attribuire ad un decreto del 2002 ("Listeria monocytogenes Interim Final Rule"), che, basandosi su una valutazione quantitativa del rischio, introduceva maggiori controlli e incentivi per l'industria produttrice di alimenti pronti al consumo e pollame. Tutte queste industrie sono state obbligate a considerare Listeria un pericolo per i loro prodotti e quindi a prevedere misure di controllo scritte, la cui efficacia deve essere misurata con analisi microbiologiche. Da parte sua, il Dipartimento ha riservato maggiori ispezioni a quelle industrie che risultavano meno trasparenti e che utilizzavano solo la sanificazione come strumento di controllo. Il rapporto ha dimostrato che, dal 2002 al 2003, molte industrie hanno introdotto provvedimenti quali l'uso di antimicrobici specifici nei loro ingredienti contro Listeria e un trattamento post-lavorazione che elimini il patogeno; in generale, c'è stato un incremento delle analisi ambientali effettuate.

** Benché i casi umani riscontrati siano relativamente pochi, Listeria monocytogenes è un patogeno estremamente pericoloso per anziani, per i feti e per le persone immunocompromesse, dove il livello di mortalità è molto alto. Anche se vi sono discussioni sul variare il livello da consentire negli alimenti, non vi è dubbio che il suo controllo sia necessario per proteggere le popolazioni più sensibili. Questo controllo riguarda anche alimenti tipicamente italiani, come alcuni formaggi. Le misure prese negli USA possono essere d'ispirazione per misure analoghe anche a livello aziendale. La valutazione dell'efficacia e dei costi di un provvedimento è inoltre un esempio che potrebbe essere applicato utilmente nel nostro paese.

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5. Inglesi più rilassati su BSE

Il governo inglese intende sostituire l'esclusione dei bovini oltre i 30 mesi dalla catena alimentare con altre misure di controllo della BSE. Anche se prima di metà del 2005 difficilmente la "OTM (Over thirty months) rule" verrà abbandonata, la decisione è di eseguire i test rapidi in uso nel resto dell'UE su tutti i bovini e di permettere ai negativi di essere utilizzati come alimenti. La FSA inglese (Food Standards Authority) ha stimato che il rischio di abbandonare la OTM rule era molto basso se unito al programma di analisi (meno di un nuovo caso vCJD nei prossimi sessant'anni il rischio stimato), mentre i costi della OTM rule sono sei volte più alti. In Inghilterra sono stati riscontrati 180.000 casi di BSE nei bovini; nel 1992 erano ad un massimo (37.000), mentre nel 2003, il minimo finora, erano circa 1.000. Resta comunque in vigore l'esclusione dei materiali a rischio specifico (SRM), che permette di abbattere l'infettività del 99%. Su questa base il Regno Unito intende lavorare con la UE per permettere il pieno commercio della carne bovina britannica.

** Le autorità inglesi hanno effettuato una valutazione del rischio complessa e verificata da numerosi esperti, da cui si è potuto dedurre che il rischio risultava accettabilmente basso. Restano i dubbi sulla scarsa conoscenza della vCJD, la malattia indotta dalla BSE nell'uomo e quindi sull'assoluta validità delle conclusioni. Un ulteriore banco di prova sarà la reazione europea alla proposta che dunque potrebbe portare carne di bovini oltre i 30 mesi anche sulle tavole italiane. Per chi volesse capirne di più, il suggerimento è di leggere la documentazione disponibile in rete sul sito della FSA.

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6. La pelle umana è un killer per Escherichia coli

La pelle situata sulla punta delle dita è in grado di difendersi in maniera specifica contro il batterio E. coli. Secondo ricercatori tedeschi,  la pelle secerne una proteina specifica, denominata psoriasina, in grado di uccidere parecchi ceppi di E. coli, sequestrando lo zinco necessario alla sopravvivenza del batterio stesso. Gli studiosi, dopo aver inoculato le mani di un gruppo di volontari, hanno analizzato l'acqua che alcune persone avevano usato per lavarsi le mani ed altre parti del corpo, e anche la raschiatura della pelle stessa: non c'erano tracce di E. coli sulla pelle e nell'acqua. Ricercando se vi era un componente in grado di uccidere E. coli, i ricercatori sono arrivati alla psoriasina, che prevale sui batteri anche quando le persone analizzate erano accaldate e sudate (la proteina è risultata attiva anche nelle condizioni estreme che si vengono a verificare nella pelle in seguito a sudorazione). Le zone in cui la psoriasina è più abbondante sono le dita, l'ano, le ascelle e il viso, mentre è minore sulla parte posteriore di braccia e gambe. 

** Mentre la maggior parte dei ceppi di E. coli sono inoffensivi e vivono nell'intestino, alcuni, come il ceppo O157, possono provocare infezioni veicolate dagli alimenti e sono potenzialmente mortali. A questo proposito, questa ricerca conferma che il sequestro dello zinco è una difesa efficace contro Escherichia coli; questa strategia naturale, insieme alla normale secchezza della pelle, sembrano fondamentali nel successo dell'organismo contro il batterio. Comprendere i meccanismi di difesa della pelle può essere importante anche per migliorare la strategia di prevenzione delle infezioni e identificare nuove strategie antimicrobiche. Sarà importante capire in quali condizioni questa capacità difensiva viene esaltata o, al contrario, depressa, anche in rapporto ai detergenti utilizzati.

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 48/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.

Data Motivo dell’allarme Prodotto Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
22/11/2004 Presenza di particelle di metallo Polpa di pomodoro in scatola Italia Belgio
22/11/2004 Presenza del parassita Anisakis simplex Sgombro fresco (Scomber scombrus) Norvegia Italia
22/11/2004 Livelli pericolosi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Scampi interi surgelati (Nephrops norvegicus) Regno Unito Italia
22/11/2004 Livelli eccessivi del residuo di lavorazione potenzialmente cancerogeno 3-monocloro-1,2-propandiolo (3-MCPD) Salsa di soia all'aroma di aglio Vietnam via Repubblica Ceca Slovacchia
22/11/2004 Livelli eccessivi di residui di glicole etilenico Pancetta (bacon) Francia Francia
22/11/2004 Presenza del patogeno Salmonella spp. Chorizo piccante extra (salume tipico spagnolo) Spagna Regno Unito
23/11/2004 Residui eccessivi di sulfonamidi e altri antibiotici Miele Ucraina via Ungheria Ungheria
24/11/2004 Presenza del parassita Anisakis simplex Sgombro fresco (Scomber scombrus) Norvegia via Danimarca Italia
24/11/2004 Presenza del colorante vietato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma (rosso) Ghana via Paesi Bassi Germania
24/11/2004 Presenza di proteine della soia non dichiarate (possibili reazioni allergiche) Surimi Paese non menzionato Svezia
24/11/2004 Presenza di uova di ragno e di ragnatele Mix di nocciole Belgio Lussemburgo
25/11/2004 Imballaggi danneggiati Bevande a base di latte "mochalatte" e "chocolatte" Danimarca Regno Unito
26/11/2004 Presenza del colorante vietato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Sugo piccante in olio di oliva Italia Italia
Commenti specifici
  • Risulta evidentemente difficile il controllo di Anisakis simplex nei prodotti ittici
  • L'attenzione rispetto alle allergie potrebbe essere in aumento, come indicato dalla segnalazione svedese di proteine della soia non dichiarate in etichetta
  • Non è chiara l'origine del glicole etilenico nella pancetta francese
  • Anche se il numero di prodotti coinvolti è molto diminuito, il problema Sudan non è ancora del tutto risolto per i prodotti italiani. Continua il problema dell'olio di palma del Ghana con la stessa contaminazione.

 

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