Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli
avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche, effetti
avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che,
secondo noi, meritano di essere discussi in forma
ragionata.
L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale
possono essere riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono
resi disponibili in archivio ogni settimana.
Ci scusiamo con i lettori perché durante il periodo
natalizio, per motivi tecnici, il Settimanale non è potuto,
inaspettatamente, uscire; questi problemi hanno determinato nell'ultimo
periodo anche un ritardo di pubblicazione, di cui pure ci scusiamo.
Come parziale "risarcimento" e per iniziare bene il 2005,
questa edizione del Settimanale esce in grande formato, con quattro notizie
in più,
dall'ambito della ricerca a quello delle allerta alimentari. Per quanto
riguarda le allerta europee della settimana, inoltre, riportiamo tutte quelle
pubblicate dalla Commissione in questo periodo (bollettino 51, 52 e 53).
Tra le notizie, riportiamo in primo luogo la notizia
dell'istituzione del Comitato Italiano di Sicurezza Alimentare. Di
seguito, come avevamo anticipato nel numero scorso tra le
allerta europee, un latte in polvere per lattanti è stato ritirato dal
commercio in Francia e altri paesi europei perché sospettato di aver
causato due casi mortali di infezione da E. sakazakii in neonati. Ancora
una volta la marca coinvolta è nota solo grazie alle autorità inglesi
(mentre non è noto il lotto e la distribuzione), benché il prodotto possa
essere ancora nelle case di alcuni consumatori.
La rucola italiana risulta estranea ai casi di Salmonella
Thompson registrati nel Regno Unito, mentre resta implicata nei casi
norvegesi. L'EFSA dà un parere positivo ad un nuovo olio modificato, mentre
dallo stesso ente sono in arrivo nuove linee guida per i batteri resistenti
agli antibiotici nei mangimi. Alcuni accusano il governo americano di non
fare abbastanza contro il patogeno Listeria, mentre l'Agenzia britannica di
Sicurezza Alimentare (FSA) ribadisce l'allarme sull'acido erucico in
prodotti provenienti dall'Asia. Riportiamo infine alcune informazioni su un
vasto episodio epidemico avvenuto in Nord Carolina (USA), causato da E. coli
O157.
E'stato ufficialmente costituito il Comitato Nazionale
per la Sicurezza Alimentare, con il concorso del Ministero della Salute
e delle Politiche Agricole. Il Comitato, che rappresenta il corrispettivo italiano dell’Autorità
Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), è stato istituito allo scopo
di coordinare la
valutazione del rischio alimentare e proporre programmi di monitoraggio dei prodotti agroalimentari
e per la verifica della corretta
applicazione della normativa relativa alla sicurezza alimentare e alle
biotecnologie. L'organo è frutto di un'intesa tra Stato, Regioni e Province Autonome;
i suoi componenti sono rappresentanti di tutte
le varie realtà istituzionali che operano in Italia nel campo della
sicurezza alimentare.
** Sebbene in scala minore rispetto alle iniziative di
altri paesi europei (che hanno dato a vita a vere e proprie agenzie),
l'istituzione del Comitato Nazionale di Sicurezza Alimentare è un primo
passo verso un migliore coordinamento della attività di materia di
sicurezza degli alimenti anche nel nostro paese. Per tutti gli operatori
un organo le cui attività sono da seguire.
Il 22 dicembre il Dipartimento di Sanità Pubblica
inglese e la FSA (Food Standards Agency, l'agenzia di sicurezza alimentare
britannica) hanno chiesto e ottenuto il ritiro dal commercio del latte in
polvere per bambini della marca Pregestimil®. Come misura precauzionale,
l'azienda ha deciso il ritiro da tutto il mercato internazione del
prodotto, in seguito ad un suo probabile collegamento con cinque casi di
infezione da Enterobacter sakazakii verificatisi in neonati in Francia,
che hanno portato tragicamente alla morte di 2 bambini. Pregestimil è un
latte per lattanti in polvere che contiene proteine idrolizzate e
viene di solito prescritto a neonati che non assorbono bene i grassi o le
proteine (spesso prematuri), e che quindi sono più a rischio di infezione
da E. sakazakii. In precedenza, le infezioni da E. sakazakii erano state
associate allo scarso livello di igiene nella preparazione del latte per
lattanti. L'organismo non è ancora stato isolato da Pregestimil, un fatto non
inusuale a bassi livelli di contaminazione. Ulteriori indagini stanno
continuando in Francia.
** E. sakazakii è un patogeno che comporta generalmente
pochi rischi per la salute, eccetto che per i neonati. In particolare i
neonati prematuri, nati sottopeso o immunocompromessi sono molto a rischio
per infezioni da questo batterio. Ci siamo occupati a più riprese di
questo patogeno che causa raramente infezioni, ma con tassi di mortalità
molto elevate. Le raccomandazioni per la produzione e la
preparazione del latte sono state recentemente emanate a livello europeo,
applicabili anche ai reparti di neonatologia. Per i genitori di bambini a
rischio, possono essere consigliati i latte già liquidi e pronti all'uso.
Infine, notiamo che è grazie alle autorità britanniche che il nome del
latte pericoloso viene reso noto al pubblico; il ritiro dal commercio
senza pubblicità non è sufficiente se il prodotto è già in possesso di
famiglie che lo stanno utilizzando.
Non ci sono elementi per credere che l'insalata di rucola
implicata nei casi di S. Thompson nel Regno Unito sia stata importata dall'Italia nel settembre 2004.
Secondo il Laboratorio degli Agenti Patogeni Enterici (LEP) dell'Agenzia di Tutela della Salute (HPA),
il ceppo di S. Thompson tipo fagico PT3
responsabile del piccolo focolaio epidemico in Inghilterra nel mese di
settembre è differente da quelli che hanno causato i casi di infezione in
Norvegia, Svezia e Danimarca a novembre del 2004 e anche dai ceppi trovati
nell'insalata di rucola che proviene dall'Italia. Un rapporto della rete internazionale (Enter-net) su un
focolaio epidemico di salmonella Thompson in Norvegia ha indotto il
Laboratorio ad un riesame del piccolo focolaio inglese di Salmonella
Thompson PT3 del
mese di settembre ed ottobre del 2004, che ha interessato tre regioni dell'Inghilterra.
In effetti, dal 1 settembre al 30
novembre 2004, il LEP ha segnalato 46 isolamenti umani di S. Thompson, di
cui la maggior parte appartenevano al ceppo PT3. La fonte del focolaio di
S. Thompson PT3 in Inghilterra e nel Galles nel mese di settembre del 2004
è sconosciuta. Da settembre del 2004, i casi di infezione di S.
Thompson si sono presentati in altri tre paesi europei. In particolare,
c'è stato un vasto focolaio in Norvegia nel mese di novembre connesso con
la rucola importata dall'Italia. I ceppi isolati di S. Thompson PT3
dall'Inghilterra sono stati studiati usando l'elettroforesi su gel. Questo
profilo è stato paragonato ai profili elettroforetici dei ceppi isolati di
S. Thompson in Norvegia, Svezia e Danimarca provenienti dall'insalata di
rucola italiana. Tutti i profili rilevati in Norvegia Svezia e Danimarca
si sono rivelati sensibilmente differenti dal profilo di S. Thompson
isolato in Inghilterra.
** Questa notizia dimostra come spesso le deduzioni sul
legame tra episodi epidemici possano essere non corrette, con
conseguenze anche economiche e d'immagine rilevanti. Per non diminuire
la velocità d'intervento, che è assolutamente necessaria e
fondamentale per la tutela della sanità pubblica, è importante che le
autorità agiscano in maniera coordinata e rapida per confermare entro
pochissimo tempo i primi sospetti. Per i produttori di alimenti, è
importante ottenere quindi dalle autorità europee questo tipo di
conferme rapide per evitare danni immotivati. Resta il problema della
presenza di Salmonella nella rucola italiana.
L'EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea) ha concluso che
l'Enova Oil, un nuovo olio ottenuto attraverso modificazioni chimiche,
è sicuro per il consumo umano e non è nutrizionalmente svantaggioso.
Tuttavia, gli acidi grassi trans in esso contenuti dovrebbero essere ridotti al livello di quelli degli
oli vegetali comuni (circa l'1%) che il nuovo olio vorrebbe
rimpiazzare. La Archer Daniel Midland Company (ADM) ha fatto richiesta alla Commissione Europea
di introdurre sul mercato questo nuovo olio come nuovo ingrediente per
alimenti; la Commissione si è rivolta all'EFSA, anche in seguito alle
obiezioni di alcuni paesi membri (in particolare, la Spagna). Queste
obiezioni riguardavano il possibile uso di materiali geneticamente
modificati, alcuni dettagli sul processo produttivo, la stabilità
del prodotto, la presenza di elevati livelli di acidi trans e possibili effetti
inaspettati su gruppi di persone sensibili, soprattutto legate alle
funzioni di fegato e pancreas. Il nuovo olio sarà utilizzato per
cucinare e come ingrediente per vari prodotti alimentari, tra cui
preparati per insalate e maionese e prodotti da forno.
è stato anche
puntualizzato che l'ADM non intende usare questo ingrediente come fonte di
grassi nel latte per lattanti.
** La qualità di questo olio non va certamente nel
senso di migliorare la dieta della popolazione. Tuttavia, in mancanza di
evidenze di pericolosità diversa dagli oli già presenti sul mercato, è
giusto che un prodotto possa essere liberamente immesso sul mercato.
Purtroppo risulterà difficile per i consumatori scegliere tra quest'olio
e altri oli di qualità superiore in mancanza di informazioni in
etichetta.
L'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) ha
creato un gruppo di lavoro ad hoc per aggiornare i criteri usati nella
valutazione dei batteri, utilizzati nei mangimi, per la resistenza agli antibiotici di importanza
clinica umana e veterinaria. Una volta finito questo documento varrà
utilizzato come linea guida per la valutazione degli additivi ai mangimi.
In particolare, il gruppo di lavoro si concentrerà sulla
differenziazione di resistenza intrinseca e acquisita come criterio di
valutazione e su "breakpoint" che, se superati, fanno scattare richieste
di documentazione più approfondite.
** Sebbene l'effettivo rischio per la popolazione sia
ancora oggetto di dibattito, l'aumento dei ceppi batterici resistenti
agli antibiotici è un dato certo e molto preoccupante. In quest'ottica,
la valutazione degli additivi batterici ai mangimi è di grande
importanza, perché essi potrebbero contribuire a migliorare o a
peggiorare la situazione. Per i mangimisti, ma anche per veterinari ed
esperti di sicurezza degli alimenti, questo documento può essere
interessante.
La Federazione dei Consumatori Americani, citando i dati
ufficiali dei CDC (Centri
di Controllo e Prevenzione delle Malattie), ha affermato che la
regolamentazione relativa a Listeria monocytogenes stabilita dal
Dipartimento dell'Agricoltura è inefficace. Ci sono stati 3,3 casi di Listeria per milione di
persone nel 2003 rispetto ai 2,7 casi per milione del 2002. Vi sarebbe
stato quindi un aumento di casi nell'arco di un anno. Secondo i CDC,
tuttavia, i dati di un anno non sono indicativi di un trend per una
malattia rara come la listeriosi. Nel 2003, il FSIS (Food Safety and Inspection Service,
il Servizio del Dipartimento USA dell'Agricoltura che si occupa della
sicurezza delle carni) ha pubblicato un regolamento ("rule") finale "ad interim" sul controllo di Listeria monocytogenes (Lm) nei
prodotti di carne e pollo pronti per il consumo. Secondo il Dipartimento
dell'Agricoltura, questo regolamento
è più severo e richiede maggiore impegno alle industrie rispetto a quello
emanato nel 2001, in quanto prescrive un
considerevole aumento dei riscontri analitici e l'adozione di nuove tecnologie per il
controllo e l'abbattimento di Listeria monocytogenes. Secondo il FSIS, i risultati sono stati notevoli:
il numero di ritiri dal commercio dovuti a Listeria è
caduto da 40 nel 2002 a 14 nel 2003 e non ci sono stati grandi ritiri dal
commercio in più di 2 anni. Inoltre, citando dati del CDC, il FSIS
afferma che dal 2003 non ci sono stati
grossi focolai epidemici legati a Listeria nei prodotti di carne e
pollame.
** Anche se è corretto affermare che un eventuale aumento
dei casi di listeriosi va osservato su più anni, era stato lo stesso
Dipartimento dell'Agricoltura ad utilizzare i dati del CDC a sostegno del
nuovo regolamento. La listeriosi rimane una malattia molto grave e poco
conosciuta; non è chiaro se l'approccio "tolleranza zero", adottato negli
USA e anche in Italia, ma non da molti paesi europei, sia il più efficace a
diminuirne l'incidenza. Sicuramente non è stata trovata una soluzione
adeguata a proteggere adeguatamente le popolazioni a rischio.
A partire da settembre 2004, l'Agenzia britannica per
la Sicurezza Alimentare
(FSA) ha raccomandato pubblicamente di non consumare sottaceti, salse
e conserve di verdure provenienti da Bangladesh, Cina, Pakistan e India,
dopo una indagine che ha indicato la presenza in alcuni di questi prodotti
di livelli elevati di acido erucico. L'acido erucico è una sostanza
normalmente contenuta in alcuni oli derivati dalle piante, soprattutto in
alcune varietà di olio di semi di senape e di olio di semi di colza.
Sebbene non ci siano casi confermati di tossicità dell'acido erucico nel
l'uomo, alti livelli di questo acido sono stati collegati alla formazione di depositi di grassi
nel muscolo cardiaco negli animali. L'Agenzia ha comunque sottolineato che chiunque abbia occasionalmente mangiato questi
prodotti non ha probabilmente aumentato il proprio rischio di malattie cardiovascolari.
Alcuni studi sugli animali, inotlre, suggeriscono che i depositi di
grassi al cuore dopo assunzione di acido erucico scompaiono gradualmente
se si riduce l'assunzione di questa sostanza.
** Il problema dell'acido erucico potrebbe presentarsi
anche in alimenti importati in Italia. Per questo le informazioni
provenienti dall'Inghilterra sono importanti anche nel nostro paese.
Importatori e distributori di sottoaceti, salse e conserve dall'Asia
dovrebbero verificare la qualità dei prodotti importati.
Un focolaio di colite emorragica (diarrea causata da
ceppi enteroemorragici) è stata causata da E. coli 0157:H7 e associato alle visite alla
fiera nello stato della Carolina del Nord (USA) durante i mesi di ottobre e
novembre 2004. Sono stati segnalati 180 pazienti dopo la scoperta
del primo caso. Più della metà dei pazienti avevano 5 anni o meno, 2/3
avevano meno di 18 anni e 15 bambini (il 12% circa del totale) hanno
contratto una grave complicazione, la
sindrome uremica emolitica (SEU oppure hemolytic uremic syndrome, HUS). L' età media
dei casi di SEU, in questo caso, era di 3 anni, con un range da 1 a
13 anni. In molti casi i pazienti risultavano essere entrati in
contatto con animali domestici degli zoo di una fiera. L'ipotesi più
accreditata è che il solo contatto tra gli animali e i pazienti abbia
portato a questa infezione.
** La sindrome uremica emolitica (SEU o HUS) è una
grave complicazione di una malattia portata da E. coli; tipicamente si
sviluppa approssimativamente nell'8 % dei casi colpiti da E. coli ed è
una malattia che presenta un significante potenziale di mortalità e può
causare danni permanenti ai reni. Molti studi recenti hanno indicato nel
contatto con gli animali degli zoo un importante fattore di rischio,
mentre si sospetta che il contatto frequente con questi animali porti ad
immunità contro questo patogeno. Poiché i dati indicano che questo
patogeno è presente in Italia, nonostante i pochi casi di patologia
nell'uomo, è opportuno adottare misure preventive. Per i genitori il
consiglio è di lavare accuratamente le mani dei figli dopo il contatto
con gli animali; anche gli espositori dovrebbero mettere a disposizione
sapone e acqua corrente in occasione di fiere con esposizione di
animali.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nei bollettini
51/2004, 52/2004 e 53/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore di
disfarsi di prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere
informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti
provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema,
cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Continuano i problemi per le farine di mais
italiane dovuti alla presenza di fumonisine.
Queste tossine si sviluppano maggiormente nei paesi
mediterranei e i paesi del Nord Europa hanno limiti
severi in proposito
In generale, si conferma che le
micotossine (ocratossina A, aflatossine,
fumonisine) stanno diventando uno dei pericoli
alimentari cui le autorità europee stanno prestando
maggiore attenzione
Salmonella si conferma il principale
patogeno come causa di ritiri dal commercio
La presenza di Sudan 4 in olio di palma
proveniente da paesi africani è stato rilevato di
frequente dalle autorità tedesche
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
13/12/2004
Livelli eccessivi di tossine
cancerogene prodotte dalle muffe (aflatossine)
I casi di salmonellosi segnalati in Norvegia erano
dunque dovuti a rucola prodotta in Italia. Dovrebbe essere l'occasione per
implementare realmente su vasta scala le Buone Pratiche Agricole. Su un
altro versante, in America, i prodotti ayurvedici risultano contenere
metalli pesanti in quantità preoccupanti. Per quanto riguarda la BSE,
nuovi dati dimostrano che i prioni resistano alla degradazione
gastro-intestinale legandosi alla ferritina; potrebbero esserci
prospettive nella valutazione del passaggio tra specie e nella
prevenzione. Dall'Inghilterra arriva invece una notizia rassicurante su un
integratore alimentare: il cromo picolinato. Infine, uno studio recente
provoca qualche ulteriore preoccupazione su latte usato nella
caseificazione dopo lieve trattamento termico, rispetto a Mycobacterium
avium.
In tutti i diversi casi di salmonellosi recentemente
riportati in Europa la rucola implicata è risultata essere di provenienza
di un unico produttore italiano. In Europa, negli ultimi due mesi,
sono stati riportati diversi casi di salmonellosi dovuti a Salmonella
Thompson, un sierotipo relativamente raro, associata alla rucola. Uno di
questi focolai epidemici si è verificato in Norvegia (20 i casi
accertati), dove tutti i pazienti intervistati hanno sostenuto di aver
mangiato rucola da un preparato già pronto di insalata mista
preimpacchettato in una busta di plastica. L'Autorità di Sicurezza
Alimentare norvegese ha fatto temporaneamente ritirare dal mercato il
prodotto incriminato in data 25 novembre, sospendendo il divieto lo scorso
14 dicembre. La decisione di vietare il prodotto è stata influenzata da un
allarme sempre relativo a Salmonella Thompson isolata da rucola inviato
dal Ministero Nazionale degli Alimenti svedese attraverso il sistema
europeo di allarmi rapidi su cibi e mangimi (RASFF). La rucola in entrambi
i casi proveniva da un produttore italiano. In seguito le autorità
norvegesi hanno aumentato i controlli e al produttore delle insalate
incriminate è stata vietata la distribuzione. Un numero inusuale di casi
di Salmonella Thompson è stato segnalato anche in Inghilterra e Galles,
mentre altri sierotipi di Salmonella in rucola italiana sono stati
segnalati da Danimarca e Slovenia (vedi
allerta europee della settimana); in Svezia è stato isolato
Campylobacter dalla rucola dello stesso produttore che ha causato
l'epidemia di Salmonella Thompson.
** Frutta e verdura, come era già successo negli USA,
si stanno dimostrando anche in Europa importanti veicoli di Salmonellosi.
Per controllare questo pericolo, è fondamentale l'adozione delle Buone
Pratiche Agricole e un controllo capillare da parte delle autorità, che
incentivi proprio le pratiche preventive. Non è noto in quale misura
questa rucola sia stata distribuita nel nostro paese e abbia causato casi
di salmonellosi, nonostante l'episodio norvegese dimostri la presenza di
dosi infettive di salmonella. In ogni caso, questo episodio, che può aver
danneggiato l'immagine dei prodotti freschi italiani (oltre alla salute di
alcune persone), dovrebbe essere di stimolo per garantire ad italiani ed
europei prodotti ortofrutticoli privi di patogeni. Per i produttori e i
distributori di ortofrutta, implementare e richiedere il rispetto delle
Buone Pratiche Agricole diventerà sempre più importante.. Per i
consumatori, purtroppo, non esistono misure precauzionali a livello
domestico; per questo, è importante che produttori e autorità garantiscano
prodotti sani e ritirino quelli contaminati, notificando anche ai
consumatori di eliminare i prodotti già acquistati.
14 prodotti ayurvedici su 70 esaminati sono risultati
contenere metalli pesanti e in quantitativi tali da superare i limiti di
sicurezza vigenti negli USA, se consumati secondo le istruzioni del
produttore. Questi risultati sono stati ottenuti da uno studio effettuato
nell'area di Boston su prodotti di origine indiana e pubblicato
recentemente sulla prestigiosa rivista JAMA. Lo studio è stato condotto
dopo che alcuni casi di avvelenamento da metalli pesanti erano stati
registrati in consumatori di prodotti ayurvedici. Il metallo pesante
trovato in 13 prodotti era il piombo; in sei mercurio; in sei arsenico.
Inoltre, metà dei prodotti erano raccomandati per bambini. A testimonianza
della diffusione del problema, i 14 prodotti erano riconducibili a 11
produttori diversi e ben 24 su 30 negozi da cui sono stati acquistati i
prodotti ne vendevano almeno uno con metalli pesanti.
** è
paradossale che un prodotto acquistato per un beneficio sulla salute possa
in realtà danneggiarla. Le intossicazione da metalli pesanti, specie nei
bambini, possono avere effetti molto seri. Proprio per questo è necessario
che gli importatori e, prima di loro, i produttori garantiscano l'assenza
o livelli molto bassi di questi contaminanti, e che le autorità
intervengano nei casi di mancato rispetto della normativa. Per gli
importatori e distributori di questi prodotti è dunque importante
verificare la qualità del prodotto venduto; per i consumatori è opportuno
informarsi sui controlli analitici effettuati rispetto ai metalli
pesanti.
La versione infettiva delle proteine dette prioni,
colpevoli della forma umana del morbo di "mucca pazza" ovvero il morbo di
Creutzfeldt-Jakob, non viene distrutta dagli enzimi digestivi che si
trovano nello stomaco, secondo un nuovo studio condotto negli USA.
Inoltre, è risultato che i prioni sono in grado di attraversare la
barriera intestinale sfruttando il legame con la ferritina, una proteina
normalmente assorbita dall'intestino e presente in grandi concentrazioni
in un normale piatto di carne. Usando i tessuti di cervello infettati con
i prioni responsabili della variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob
(vCJD), i ricercatori hanno simulato il processo digestivo umano
sottoponendo il tessuto al trattamento sequenziale con i liquidi digestivi
che si trovano nel tratto intestinale umano. Quindi hanno studiato come i
prioni sopravvissuti vengono assorbiti dall'intestino, usando un modello
cellulare in vitro. I prioni si sono legati con la ferritina, una proteina
cellulare che lega normalmente il ferro eccedente per immagazzinarlo in
una forma solubile e non tossica all'interno della cellula stessa.
Attualmente, il gruppo di ricerca sta controllando se i prioni di specie
quali cervi ed alci possono attraversare la barriera intestinale
dell'uomo. In Nord America, vi è forte preoccupazione rispetto alla
continua diffusione di una malattia simile alla BSE nelle popolazioni di
alci e cervi.
** Comprendere il meccanismo di patogenosi della vCJD e
delle altre TSE (nome generico delle encefalopatie spongiformi) è
importante sia per valutarne la capacità di trasmettersi da specie a
specie, sia per individuare eventuali terapie preventive (una prospettiva
forse questa più lontana) e per individuare animali naturalmente
resistenti a questa patologia. Inoltre, potrebbero esservi anche delle
implicazioni per la spiegazione della relativa rarità della vCJD.
Dopo l'analisi di nuovi dati da parte del Comitato
sulla Mutagenicità (COM), la Food Standards Agency (o FSA, Agenzia di
Sicurezza Alimentare britannica) ha ritirato la sua raccomandazione sulla
sicurezza degli integratori alimentari contenenti cromo picolinato.
Secondo la FSA, i cittadini non devono più evitare questo tipo di cromo.
Nel 2003, in un rapporto del Gruppo di Esperti sulle Vitamine ed i
Minerali (EVM) erano stati evidenziati dati secondo i quali il cromo
picolinato poteva essere genotossico, cioè danneggiare DNA e in certi casi
portare addirittura al cancro. Sulla base dei nuovi risultati, ricevuti
dalla FSA in novembre, il comitato ha concluso che il cromo picolinato non
è genotossico. In ogni caso, la FSA ha ricordato che la maggior parte
delle persone possono assumere il cromo necessario anche da una dieta sana
e equilibrata. Per coloro che desiderano integrare la loro dieta con il
cromo, il livello massimo raccomandato è di 10mg al giorno.
** L'integrazione alimentare è assolutamente necessaria
in pochi casi, anche se studi recenti hanno dimostrato che, in presenza di
diete poco equilibrate, anche persone sane possono avere un'assunzione di
micronutrienti insufficiente. Il cromo picolinato è commercializzato anche
in Italia e le notizie inglesi avevano destato preoccupazione. Questa
decisione, che per gli interessati può essere approfondita sul sito FSA, è
pertanto rassicurante per consumatori e produttori.
Uno studio effettuato recentemente ha dimostrato che il
trattamento di pastorizzazione ad alta temperatura riduce
significativamente la sopravvivenza di Mycobacterium avium nel latte, ma
alcuni batteri sopravvivono al trattamento termico di subpastorizzazione
utilizzabile nella produzione di alcuni formaggi. Nello studio sono stati
condotti 108 esperimenti utilizzando un'unità di pastorizzazione a flusso
lento. A un campione di latte UHT sono state inoculate due concentrazioni
batteriche diverse, 108 e 105 UFC (unità formanti colonie)/ml, con tre
differenti ceppi di M. avium, per cinque combinazioni diverse di tempo e
temperatura: 62.7°C per 30 minuti, 65.5°C per 16 secondi, 71.7°C per 15 s,
71.7°C per 20 s e 74.4°C per 15 s. Il trattamento del latte ha provocato
una riduzione della concentrazione tra 5,0- e 7.7-log. Il latte
subpastorizzato (65.5°C per 16 s) ha dimostrato un effetto molto più
ridotto e variabile.
** Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis,
agente che causa enterite cronica nei ruminanti (la malattia di John), è
stato collegato al morbo di Crohn, malattia che colpisce l'uomo. Questo
microrganismo si trasmette principalmente da animali infetti (contatto con
le feci), ma può anche trasmettersi attraverso il latte, sebbene il
rischio sia minore. Di conseguenza, i latticini degli animali infetti
potrebbero essere un veicolo di trasmissione di questo patogeno. Anche se
questo studio non rappresenta un'assoluta novità, riporta l'attenzione su
un problema importante; si tratta naturalmente di valutare anche la
sopravvivenza del microrganismo durante la caseificazione.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
50/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore di
disfarsi di prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere
informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti
provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema,
cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Oltre ai problemi con la Salmonella Thompson nella rucola
italiana rilevati in Norvegia e in Svezia,
sembrano essercene altri, come discusso
sopra.
Salmonella sierotipo Napoli è stata evidenziata in
Slovenia sempre in rucola italiana, a testimonianza di
come un'allerta europea promuova una rapida attenzione
sui prodotti sospetti
La presenza di Enterobacter sakazakii nei latti per
lattanti è sempre pericolosa ed è una delle prime
volte che questa segnalazione compare tra le allerta
europee. In questo caso, data l'estrema pericolosità,
sarebbe importante che i prodotti coinvolti venissero
segnalati ai consumatori che ne avessero già
acquistate delle confezioni
Dagli USA giunge la notizia che anche le uova sode
trasformate commercialmente non possono essere escluse come veicolo di
Salmonella, e che quindi le misure preventive devono essere appropriate.
Riportiamo anche un episodio relativamente vasto di intossicazione da
stafilococco, sempre proveniente dagli USA e coinvolgente la catena
McDonald's. Per il rischio purtroppo importante per i neonati di infezione
da E. sakazakii, uno studio indica nella monocaprilina una potenziale
soluzione. Infine, secondo un comunicato attribuito a Federalimentare, la
legge italiana (204/2004) da DL 157/2004 che prevedeva per tutti gli
alimenti l'obbligo dell'indicazione dell'origine degli ingredienti sarebbe
da abrogare, secondo la Commissione Europea. Infine un interessante studio
americano mette in luce le motivazioni economiche per investire in
sicurezza degli alimenti. Per un momenti di buono umore, infine, potete
visitare questo simpatico filmato.
Negli Stati Uniti, è stato riportato il primo episodio
epidemico di Salmonella del sierotipo Thyphimurium associato a uova sode
(presenti in un'insalata pronta al consumo) in un prodotto commerciale
distribuito su larga scala. Lo scorso 24 settembre 2003, gli epidemiologi
dello stato dell'Oregon hanno notato un aumento di isolati di Salmonella
enterica del sierotipo Thyphimurium nel mese di settembre, sulla base
delle analisi condotte dai Laboratori di Sanità Pubblica dello Stato. Dei
16 isolati del periodo, 6 presentavano gli stessi profili PFGE su gel dopo
corsa elettroforetica (si tratta di un'impronta "digitale" del DNA che
permette di discriminare ceppi batterici), indicando una comune origine
delle infezioni. Questi dati hanno dato l'avvio ad un'investigazione di
Oregon Health Services (il Dipartimento di Sanità statale) e dei CDC
(Centers for Disease Control and Prevention) che ha identificato in totale
18 casi di infezione da S. Thyphimurium associati a kit per produrre
l'insalata con uova sode, distribuito da un singolo venditore a una catena
di supermercati. La FDA ha condotto uno studio ambientale, ma non è stato
possibile identificare il meccanismo e la fonte primaria di
contaminazione. Secondo i CDC, gli epidemiologi e gli altri funzionari di
sanità pubblica devono investigare i casi di salmonellosi, considerando
che anche prodotti commerciali a base di uova lavorate industrialmente
possono essere un veicolo di Salmonella.
** Salmonella è una delle principali cause di infezioni
trasmesse dagli alimenti in molti paesi occidentali, tra cui in
particolare l'Italia. In questo caso, è stato implicato un prodotto, le
uova sode, generalmente ritenute sicure, soprattutto se trasformate
commercialmente. Il meccanismo della contaminazione non è stato
identificato e le ipotesi riguardano la temperatura di cottura, il
raffreddamento inappropriato (troppo lento) oppure una ricontaminazione da
parte del personale dopo la cottura. Per produttori commerciali e
consumatori, il consiglio è quello di mantenere le uova a temperature
adeguate prima e dopo la cottura (sotto i 7°C), di cuocere le uova
destinate ad essere mescolate con altri alimenti finché tuorlo e albume
sono perfettamente sodi e a prestare molta attenzione a non ricontaminare
con uova crude quelle cotte.
In ottobre, a Piqua, cittadina dell'Ohio, 132 persone
hanno subito una intossicazione da Stafilococco dopo aver mangiato gelato
o milkshake presso un ristorante McDonald's (filiale di East Ash Street).
Di questi 42 sono stati sottoposti ad una visita sanitaria accurata e 12
sono stati ospedalizzati. Secondo Greg Dion, direttore del Dipartimento
della Salute e Sanità della città, i batteri sono stati introdotti
in un modo non accertato nei prodotti e sono cresciuti a causa del
malfunzionamento di un macchinario. Secondo le indagini, i dipendenti non
erano né ammalati né mostravano tagli o lesioni; il problema è stato
sostanzialmente reso grave dal malfunzionamento che ha creato le
condizioni ambientali ideali per la crescita dei microorganismi. La
macchina per produrre gelato è stata rimossa e verrà rimpiazzata da una
nuova. Inoltre, i dipendenti verranno istruiti sul modo corretto di
utilizzarla; in particolare, sarà previsto un lavaggio accurato prima
dell'uso e l'obbligo di utilizzo costante dei guanti per trasferire il
preparato per gelati nel macchinario.
** Il gelato, o i milkshake, sono già stato associati
ad intossicazioni da Staphylococcus aureus. In questo episodio epidemico,
viene sottolineata l'importanza della formazione del personale e del
funzionamento corretto delle macchine; inoltre, si evidenzia come le
grandi catene spesso non riescano ad imporre standard di comportamento
adeguati in tutti i loro negozi. Per chi produce gelato, soprattutto
partendo da preparati, è importante operare in condizioni igieniche
adeguate e con macchine perfettamente funzionanti. Data la loro rapida
vendita a molte persone, il numero di casi totali può essere elevato, con
un danno sanitario e anche economico per l'impresa coinvolta.
La monocaprilina, un componente naturale del latte
materno e di quello bovino, sarebbe in grado di inibire la crescita di
Enterobacter sakazakii nel latte per lattanti. E. sakazakii è considerato
un agente patogeno pericoloso che causa dall'enterite fino alla meningite,
sopratutto nei neonati (prematuri), e nei bambini. Inoltre, studi
epidemiologici hanno indicato il latte in polvere per neonati come
principale fonte di questo patogeno. In uno studio recente, la
monocaprilina, un estere monoglicerico dell'acido caprilico (acido grasso
a 8 atomi di carbonio), è stata utilizzata contro Enterobacter sakzaki nel
latte per l'infanzia. Una soluzione di 5 ceppi di E. sakazaki è stata
inoculata in un campione di 10 ml di latte per bambini, contenente 0,25 e
0,50 mM (1%) di monocaprilina. Dopo incubazione, è stato evidenziato che i
campioni con monocaprilina avevano una popolazione di E. sakazakii
significativamente ridotta rispetto ai controlli. Secondo gli autori dello
studio, questo risultato indica che la monocaprilina potrebbe essere usata
per inattivare il patogeno ma devono essere prima condotti studi
sensoriali per evidenziare eventuali problemi di gradimento da parte dei
bambini.
Sempre su E. sakazakii, una revisione dei dati finora
raccolti stima il tasso di incidenza delle infezioni invasive con questo
organismo negli infanti, sulla base della rete USA FoodNet, per il
2002, a 1 caso per 100.000 bambini.
** I dati provenienti dagli USA confermano che E.
sakazakii può rappresentare un rischio importante per i neonati,
sopratutto se prematuri, non allattati al seno. Se esistono linee guida
per la prevenzione, la monocaprilina potrebbe rappresentare una soluzione
interessante per aumentare la sicurezza del latte artificale.
Secondo un comunicato attribuito a
Federalimentare, l'etichettatura d'origine dei principali ingredienti dei
prodotti alimentari, sancita dal recente Decreto-Legge 157/04, non è
conforme al diritto comunitario e va abrogata. Il 26 ottobre, la Direzione
Generale Agricoltura della Commissione Europea ha notificato alle autorità
italiane competenti una lettera di pre-infrazione in cui viene
sottolineata l'incompatibilità' del decreto legge 157/04 con il diritto
comunitario. In particolare si è rilevato che, nella sua fase di
progettazione, il disegno legge doveva essere notificato alle autorità
europee. Inoltre, in riferimento all'olio d'oliva (per cui lo stesso
decreto indicava l'obbligatorietà di indicare l'origine della materia
prima), la lettera comunitaria ribadisce che l'indicazione di origine
negli oli vergini è facoltativa e non può essere obbligatoria. In
riferimento al latte fresco pastorizzato, incluso anche questo nel Decreto
Legge, la Commissione sostiene che, la norma che fissa la data di scadenza
del "latte fresco pastorizzato" nei sei giorno successivi a quello in cui
è avvenuto il trattamento termico, è ammissibile, ma per non ostacolare
gli scambi intercomunitari l'Italia deve ammettere che prodotti di altri
paesi europei possano essere commercializzati con date di scadenza
diverse, secondo le norme di quei paesi. Infine, in riferimento alla
passata di pomodoro (denominazione vietata dal Decreto Legge per prodotti
non ottenuti direttamente da pomodoro fresco), se la restrizione è
applicabile a prodotti italiani, la denominazione di "passata di pomodoro"
potrà essere utilizzata da altri paesi membri anche su prodotti realizzati
a partire da concentrato, quando consentita in quei paesi.
** Già in passato il Ministero delle Politiche Agricole
si era mostrato prudente in materia; se confermata, questa notizia
potrebbe significare il congelamento di un provvedimento molto discusso.
L'impatto di una crisi di sicurezza alimentare varia a
secondo delle pratiche dei produttori. Questo è uno dei risultati di una
ricerca svolta dall'ERS (Economic Research Service) del Dipartimento
dell'Agricoltura degli USA sui costi delle pratiche di sicurezza
alimentare. In seguito all'epidemia di epatite A veicolata da cipollotti
(che ha coinvolto centinaia di persone), per circa 4 mesi l'impatto sulle
vendite di cipollotti e altri ortaggi è stato pesante; tuttavia, le
imprese che seguivano le Buone Pratiche Agricole hanno avuto un impatto
molto ridotto rispetto a chi non le segue affatto. Chi poi è stato
coinvolto nella crisi e denunciato dalla FDA (Food and Drug
Administration, autorità di sicurezza alimentare americana), ha dovuto
sospendere gli affari. Secondo gli autori, anche se pratiche corrette di
sicurezza alimentare non si traducono in prezzi più alti e quindi maggiori
ricavi (visto che i consumatori non hanno le informazioni per valutare le
differenze di prodotti), un caso cioè di informazioni asimmetriche, in
presenza di crisi l'impatto è decisamente diverso.
** Questo studio è molto interessante, perché la
promozione di pratiche sicure in campo alimentare si fonda anche su basi
economiche. Pratiche più corrette costano di più e questa informazione è
difficile da passare ai clienti e al consumatore finale. Tuttavia, in
presenza di crisi, l'impatto economico può essere drammaticamente diverso.
La validità delle conclusioni potrebbe essere utilmente indagata anche in
Italia. In ogni caso si tratta di una lettura ricca di spunti per
produttori e autorità.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
49/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi.
Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono
evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la
presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre
rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di origine del
prodotto
Paese che ha trovato il
problema
29/11/2004
Presenza del colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno Sudan 4
Olio di palma "Zomi"
Ghana
Germania
30/11/2004
Presenza dei patogeni Salmonella serotipo Thompson
Rucola
Italia
Svezia
30/11/2004
Presenza di muffe
Truffles di cioccolato
Cina
Regno Unito
01/12/2004
Presenza del
patogeno Bacillus licheniformis
Paprika in polvere
Spagna via Regno Unito
Irlanda
01/12/2004
Presenza del
patogeno Bacillus licheniformis
Yogurt surgelato
Belgio via Regno Unito
Irlanda
01/12/2004
Presenza del colorante non autorizzato
e potenzialmente cancerogeno Sudan 4
Olio di palma
Ghana via Belgio
Germania
01/12/2004
Presenza del
colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4
Olio
di palma
Ghana via Paesi Bassi
Germania
01/12/2004
Livelli pericolosi di
solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma)
.In Giappone si è registrato il primo caso fatale di
epatite E associato al consumo di carne di animale domestico (maiale poco
cotto). Anche se la circolazione del virus in Giappone è presumibilmente
diverso che in Europa, questo evento desta sicuramente una certa
preoccupazione per le caratteristiche di questo virus. Dal sistema europeo
Enter-Net giungono buone notizie sull'evolversi della salmonellosi in
Europa, mentre dagli USA vengono indicazioni sulle politiche efficaci per
controllare Listeria monocytogenes. Gli inglesi intendono cambiare le
misure per controllare la BSE, considerando le nuove altrettanto efficaci
nella protezione della salute dei cittadini e decisamente meno costose;
questo provvedimento riguarda anche l'Italia perché la carne inglese
dovrebbe poter circolare in tutta Europa. Infine, un'interessante ricerca
tedesca chiarisce il meccanismo di difesa della pelle contro
Escherichia coli.
In Giappone sono stati identificati sei casi di
infezione da virus dell'epatite E contratti attraverso la carne di maiale
preparata con barbecue. Infatti, intorno alla metà agosto 2004, i sei
avevano pranzato in un ristorante di Kitami, sull'isola di Hokkaido; uno
di loro è morto di epatite fulminante. Uno dei sei ha anche donato sangue
prima di avere conferma dell'infezione e si è, quindi, reso responsabile
della trasmissione del virus attraverso il sangue trasfuso, secondo il
ministero della salute. Questo è il primo caso riportato in Giappone di
virus dell'epatite E trasmesso a persone attraverso alimenti comuni,
secondo il Ministro della Sanità giapponese. Il ministero e il prefetto di
Hokkaido hanno investigato lo stato di salute delle altre persone che
erano in quel ristorante e hanno controllato i rimanenti stock di carne.
Secondo i funzionari, le sei persone erano andate al ristorante con sette
loro parenti che non hanno mangiato l'alimento incriminato (fegato di
maiale cotto dagli avventori stessi e comunemente mangiato poco cotto).
Fra loro, un uomo di circa 60 anni ha presentato i sintomi di epatite
fulminante ed è stato ricoverato in ospedale verso la fine di settembre.
Il virus dell'epatite E è stato trovato nel suo sangue e l'uomo è morto
parecchi giorni dopo.
** L'epatite E è finora rara nei paesi
industrializzati, ma si teme un incremento dei casi in seguito a viaggi o
all'immigrazione. Nei paesi in via di sviluppo è spesso associata al
consumo di acqua infetta. La mortalità tra i casi è intorno all'1%, ma è
spesso più alta nelle donne in gravidanza (fino al 20%); si caratterizza
per il lungo periodo di incubazione (2-9 settimane) e per la trasmissione
oro-fecale simile all'epatite A, cui somiglia anche nella sintomatologia.
Questo episodio in Giappone implicherebbe carne di animale domestico, per
la prima volta, anche se carne di animali selvatici avevano causato altri
episodi nello stesso paese. è molto importante quindi
mantenere elevata l'attenzione per questo virus, per il quale non esiste
vaccino. Persone provenienti da paesi in via di sviluppo devono seguire
molto scrupolosamente le norme igieniche nella preparazione degli
alimenti; la responsabilità dell'osservanza di queste norme ricade sui
responsabili dei ristoranti o dell'industria alimentare.
Il numero totale di casi umani di salmonellosi
segnalati dai paesi europei partecipanti alla rete Enter-net (tra cui
l'Italia) è precipitato da 220 698 a 142 891 durante il periodo 1998-2003.
Enter-net è la rete europea di sorveglianza per le infezioni enteriche
umane; raccoglie e segnala i dati sulle infezioni umane di salmonella dal
1993, utilizzando le analisi di conferma dei laboratori. Il numero
maggiore di casi rilevati si è verificato a metà degli anni 90, con un
picco nel 1997. Successivamente c'è stato un declino negli isolamenti di
salmonella segnalati dai laboratori nazionali di riferimento. Anche
a questi livelli più bassi rispetto al recente passato, secondo il recente
rapporto Enter-net, la salmonellosi rimane un'elevata causa di morbilità
(malattia) tra gli europei.
Sempre secondo i dati di Enter-net, si è osservato un
forte cambiamento nei fagotipi del sierotipo Enteritidis di Salmonella.
Nel 1998, il tipo fagico PT4 rappresentava il 61,8% dei fagotipi di
Enteritidis, mentre nel 2003 era sceso al 32,1%. Salmonella enterica
(questo è il nome ufficiale della specie) sierotipo Enteritidis è il
sierotipo di Salmonella più importante in Europa; per comprendere come si
modifica l'epidemiologia di Salmonella, è molto importante che venga
effettuata la tipizzazione fagica (cioè l'analisi della sensibilità ai
batteriofagi, che sono i virus dei batteri, dei singoli ceppi). Infatti,
nel caso di sierotipi molto comuni come Enteritidis, la sierotipizzazione
è poco indicativa, per esempio, dell'origine dell'infezione; invece, la
tipizzazione fagica può indicare cambiamenti sottili. In effetti, i
fagotipi che stanno sostituendo PT4 non provengono da alimenti consumati
nel paese di origine ma da persone che hanno compiuto viaggi.
** Le infezioni da salmonella non-tifoidea resta una
delle principali cause di gastroenteriti trasmesse dagli alimenti. Dal
punto di vista del paziente, rappresenta spesso un'esperienza spiacevole,
anche perché evitabile. In un numero di casi fortunatamente piuttosto
basso, inoltre, possono sopravvenire complicazioni importanti. La
diminuzione del numero di isolati in ambito europeo è un dato
incoraggiante e probabilmente va collegato ai successi ottenuti nel
controllo di questo patogeno lungo le filiere delle carni e delle uova. Il
cambiamento di fagotipo prevalente nell'ambito del sierotipo Enteritidis
implica probabilmente la rivalutazione delle strategie di prevenzione, per
renderle mirate alla nuova situazione. Per consumatori e produttori di
alimenti, l'invito è comunque quello di non abbassare la guardia.
Rispetto ai 40 ritiri dal commercio del 2002, il
Dipartimento dell'Agricoltura USA (USDA) ne ha osservato solo 14, nel
2003, per la presenza del patogeno Listeria monocytogenes, con un ancora
più drammatico calo nelle quantità coinvolte; inoltre, gli isolamenti di
Listeria monocytogenes da ispezioni è diminuito del 25%. Secondo un
recente rapporto del Dipartimento, questo calo è da attribuire ad un
decreto del 2002 ("Listeria monocytogenes Interim Final Rule"), che,
basandosi su una valutazione quantitativa del rischio, introduceva
maggiori controlli e incentivi per l'industria produttrice di alimenti
pronti al consumo e pollame. Tutte queste industrie sono state obbligate a
considerare Listeria un pericolo per i loro prodotti e quindi a prevedere
misure di controllo scritte, la cui efficacia deve essere misurata con
analisi microbiologiche. Da parte sua, il Dipartimento ha riservato
maggiori ispezioni a quelle industrie che risultavano meno trasparenti e
che utilizzavano solo la sanificazione come strumento di controllo. Il
rapporto ha dimostrato che, dal 2002 al 2003, molte industrie hanno
introdotto provvedimenti quali l'uso di antimicrobici specifici nei loro
ingredienti contro Listeria e un trattamento post-lavorazione che elimini
il patogeno; in generale, c'è stato un incremento delle analisi ambientali
effettuate.
** Benché i casi umani riscontrati siano relativamente
pochi, Listeria monocytogenes è un patogeno estremamente pericoloso per
anziani, per i feti e per le persone immunocompromesse, dove il livello di
mortalità è molto alto. Anche se vi sono discussioni sul variare il
livello da consentire negli alimenti, non vi è dubbio che il suo controllo
sia necessario per proteggere le popolazioni più sensibili. Questo
controllo riguarda anche alimenti tipicamente italiani, come alcuni
formaggi. Le misure prese negli USA possono essere d'ispirazione per
misure analoghe anche a livello aziendale. La valutazione dell'efficacia e
dei costi di un provvedimento è inoltre un esempio che potrebbe essere
applicato utilmente nel nostro paese.
Il governo inglese intende sostituire l'esclusione dei
bovini oltre i 30 mesi dalla catena alimentare con altre misure di
controllo della BSE. Anche se prima di metà del 2005 difficilmente la "OTM
(Over thirty months) rule" verrà abbandonata, la decisione è di eseguire i
test rapidi in uso nel resto dell'UE su tutti i bovini e di permettere ai
negativi di essere utilizzati come alimenti. La FSA inglese (Food
Standards Authority) ha stimato che il rischio di abbandonare la OTM rule
era molto basso se unito al programma di analisi (meno di un nuovo caso
vCJD nei prossimi sessant'anni il rischio stimato), mentre i costi della
OTM rule sono sei volte più alti. In Inghilterra sono stati riscontrati
180.000 casi di BSE nei bovini; nel 1992 erano ad un massimo (37.000),
mentre nel 2003, il minimo finora, erano circa 1.000. Resta comunque in
vigore l'esclusione dei materiali a rischio specifico (SRM), che permette
di abbattere l'infettività del 99%. Su questa base il Regno Unito intende
lavorare con la UE per permettere il pieno commercio della carne bovina
britannica.
** Le autorità inglesi hanno effettuato una valutazione
del rischio complessa e verificata da numerosi esperti, da cui si è potuto
dedurre che il rischio risultava accettabilmente basso. Restano i dubbi
sulla scarsa conoscenza della vCJD, la malattia indotta dalla BSE
nell'uomo e quindi sull'assoluta validità delle conclusioni. Un ulteriore
banco di prova sarà la reazione europea alla proposta che dunque potrebbe
portare carne di bovini oltre i 30 mesi anche sulle tavole italiane. Per
chi volesse capirne di più, il suggerimento è di leggere la documentazione
disponibile in rete sul sito della FSA.
La pelle situata sulla punta delle dita è in grado di
difendersi in maniera specifica contro il batterio E. coli. Secondo
ricercatori tedeschi, la pelle secerne una proteina specifica,
denominata psoriasina, in grado di uccidere parecchi ceppi di E. coli,
sequestrando lo zinco necessario alla sopravvivenza del batterio stesso.
Gli studiosi, dopo aver inoculato le mani di un gruppo di volontari, hanno
analizzato l'acqua che alcune persone avevano usato per lavarsi le mani ed
altre parti del corpo, e anche la raschiatura della pelle stessa: non
c'erano tracce di E. coli sulla pelle e nell'acqua. Ricercando se vi era
un componente in grado di uccidere E. coli, i ricercatori sono arrivati
alla psoriasina, che prevale sui batteri anche quando le persone
analizzate erano accaldate e sudate (la proteina è risultata attiva anche
nelle condizioni estreme che si vengono a verificare nella pelle in
seguito a sudorazione). Le zone in cui la psoriasina è più abbondante sono
le dita, l'ano, le ascelle e il viso, mentre è minore sulla parte
posteriore di braccia e gambe.
** Mentre la maggior parte dei ceppi di E. coli sono
inoffensivi e vivono nell'intestino, alcuni, come il ceppo O157, possono
provocare infezioni veicolate dagli alimenti e sono potenzialmente
mortali. A questo proposito, questa ricerca conferma che il sequestro
dello zinco è una difesa efficace contro Escherichia coli; questa
strategia naturale, insieme alla normale secchezza della pelle, sembrano
fondamentali nel successo dell'organismo contro il batterio. Comprendere i
meccanismi di difesa della pelle può essere importante anche per
migliorare la strategia di prevenzione delle infezioni e identificare
nuove strategie antimicrobiche. Sarà importante capire in quali condizioni
questa capacità difensiva viene esaltata o, al contrario, depressa, anche
in rapporto ai detergenti utilizzati.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
48/2004. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da
un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le
autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal
mercato. Al momento non sono disponibili informazioni più specifiche di
quelle che riportiamo; non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi.
Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono
evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la
presenza di un problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre
rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di origine del
prodotto
Paese che ha trovato il
problema
22/11/2004
Presenza di particelle di metallo
Polpa di pomodoro in scatola
Italia
Belgio
22/11/2004
Presenza del parassita Anisakis
simplex
Sgombro fresco (Scomber
scombrus)
Norvegia
Italia
22/11/2004
Livelli pericolosi di
solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma)
Residui eccessivi di sulfonamidi e altri
antibiotici
Miele
Ucraina via Ungheria
Ungheria
24/11/2004
Presenza del parassita Anisakis
simplex
Sgombro fresco (Scomber
scombrus)
Norvegia via Danimarca
Italia
24/11/2004
Presenza del colorante vietato e
potenzialmente cancerogeno Sudan 4
Olio di palma (rosso)
Ghana via Paesi Bassi
Germania
24/11/2004
Presenza di proteine della soia
non dichiarate (possibili reazioni allergiche)
Surimi
Paese non menzionato
Svezia
24/11/2004
Presenza di uova di ragno e di
ragnatele
Mix di nocciole
Belgio
Lussemburgo
25/11/2004
Imballaggi danneggiati
Bevande a base di latte
"mochalatte" e "chocolatte"
Danimarca
Regno Unito
26/11/2004
Presenza del colorante vietato e
potenzialmente cancerogeno Sudan 1
Sugo piccante in olio di oliva
Italia
Italia
Commenti specifici
Risulta evidentemente difficile il controllo di Anisakis simplex nei
prodotti ittici
L'attenzione rispetto alle allergie potrebbe essere in aumento, come
indicato dalla segnalazione svedese di proteine della soia non
dichiarate in etichetta
Non è chiara l'origine del glicole etilenico nella pancetta francese
Anche se il numero di prodotti coinvolti è molto diminuito, il
problema Sudan non è ancora del tutto risolto per i prodotti italiani.
Continua il problema dell'olio di palma del Ghana con la stessa
contaminazione.