Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
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riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
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Il sospetto che i prioni (gli agenti sia della BSE nei bovini
che della sindrome vCJD umana) possano essere trasmessi dal
sangue e dai tessuti muscolari umani è la notizia più importante
e grave della settimane, per le potenziali implicazioni
sanitarie. In positivo, l'Italia registra l'assegnazione della
sede dell'EFSA a Parma. La questione del Sudan Rosso non è
purtroppo affatto risolta, mentre le nuove norme per le acque
per il consumo umano sono il regalo (o il carbone?) di Natale
dell'UE per regioni, gestori delle reti e industrie alimentari.
Negli USA si discute accanitamente delle etichette nutrizionali,
che presto dovrebbero arrivare anche in Europa.
Il sangue potrebbe aver trasmesso direttamente, da una
persona all'altra, la vCJD (variante della Sindrome di
Creutzfeldt-Jacob), la malattia che si contrae principalmente da
carne di bovini affetti da BSE ("mucca pazza"). Secondo il
Ministro della Sanità inglese, nel 1996 il donatore del sangue
sospettato non mostrava alcun sintomo della sindrome (sintomi
che sarebbero comparsi nel 1999); la trasfusione alla persona
morta poco tempo fa (autunno 2003) avvenne sempre nel 1996,
durante un intervento chirurgico. La persona trasfusa ha
mostrato i primi sintomi sei anni e mezzo dopo. Non si può
tuttavia escludere che la persona trasfusa abbia acquisito la
sindrome mangiando carne o altri prodotti della carne. Sono
sotto osservazione altre 15 persone che, negli ultimi anni,
hanno ricevuto sangue da persone che poi hanno sviluppato la
sindrome (purtroppo non c'è attualmente modo di fare test
diagnostici su persone sane); 5 lo hanno ricevuto dopo che erano
state messe in atto misure molto severe di prevenzione, tra cui
l'importazione di prodotti a base di plasma dagli USA e
l'eliminazione dei leucociti dal sangue.
Pochi mesi fa, uno studio svizzero aveva fatto sospettare la
possibilità che anche i tessuti muscolari, nell'uomo, potessero
risultare contagiosi. Finora si riteneva che il rischio sanitario fosse
limitato alla neurochirurgia; in generale, le procedure di
sterilizzazione usate negli ospedali sono insufficienti ad eliminare i
prioni (gli agenti sia di BSE che di vCJD) e quindi è sorto il timore di
una trasmissione della sindrome a livello ospedaliero. E'praticamente
certo, invece, che i tessuti muscolari dei bovini non possono
trasmettere la sindrome.
Nel frattempo, l'Italia ha identificato il 29esimo caso di BSE per il
2003. Considerando settembre 2003, l'Italia era il settimo paese
nell'Unione Europea come numero di casi riportati da gennaio,
fortunatamente dietro a tutti i paesi più grandi compresa la Spagna (che
ne hanno molti di più).
** Prevenire la trasmissione dei prioni non è solo un problema
veterinario e di sicurezza degli alimenti, ma anche di ambito clinico.
Finora i casi cosiddetti iatrogeni (cioè contratti in ambito medico)
erano legati a trapianti di dura madre o all'uso di ormoni pituitari
infetti. E'importante ricordare che questi primi dati sulla trasmissione
via sangue e tessuto muscolare vanno confermati, mentre le autorità
valuteranno presto i nuovi provvedimenti da prendere. Nell'ambito della
sicurezza degli alimenti, rimane prioritario l'impegno ad eliminare la
BSE e a garantire carni sicure.
La sede dell'EFSA (European Food Safety Authority o Autorità
europea per la sicurezza alimentare) sarà a Parma. Dopo una
lunga contesa e l'intenzione iniziale di dividerla su due sedi
l'Autorità (questa proposta era stata osteggiata dal Parlamento
Europeo), il recente Consiglio Europeo ha deciso di porre nel
Nord Italia la sede definitiva di questa importante
organizzazione. L'EFSA, isituita dal Regolamento 178/2002,
è un ente indipendente che fornisce consulenza scientifica su
tutte le materie in qualche modo inerenti agli alimenti; il suo
principale "cliente" è la Commissione della UE, ma anche il
Parlamento e gli Stati Membri possono chiedere pareri. Si occupa
anche di OGM e comunica direttamente con il pubblico.
** Si tratta indubbiamente di un risultato molto positivo per
l'Italia e anche per l'Europa. Parma è più vicina a Bruxelles di
Helsinki (questa era la principale obiezione alla capitale
finlandese) e si trova in un'area ricca di industrie alimentari
e di risorse accademiche. Ora è importante che l'Autorità agisca
rapidamente e bene, non solo fornendo una consulenza scientifica
molto qualificata, ma anche comunicando bene con il pubblico: al
momento, il sito dell'Autorità è molto tecnico e disponibile in
sole tre lingue dell'Unione (non c'è ovviamente l'italiano).
Inoltre, è importante che chiarisca il suo ruolo al pubblico:
non si tratta infatti di una FDA europea, in quanto l'agenzia
non ha poteri ispettivi (affidati ad un altro ente) e tanto meno
decisionali (spettano a governi e commissione). Per gli
italiani, consumatori e produttori, è un'opportunità (di
contatti, di informazioni, di scambi) ma anche una sfida: i
problemi di sicurezza alimentare saranno più evidenti se
accadono nel cortile dell'EFSA.
Una delle ditte indiane sospettate di aver utilizzato il
colorante Sudan Red I (vietato perché cancerogeno) per rendere
più attraenti i peperoncini, dopo essere stata scoperta, aveva
cambiato nome e continuava ad operare. Lo hanno scoperto gli
investigatori dell'Autorità britannica di sicurezza alimentare (FSA),
dopo aver ricevuto una soffiata da una fonte dell'industria. Ora
la licenza è stata di nuovo sospesa da parte dello Spices Board
of India, mentre il Ministero del Commercio indiano dovrebbe
revocarla in maniera definitiva. Lo stesso Spices Board of India
ha pubblicato la lista delle ditte le cui licenze sono state
sospese ed introdotto una procedura per cui tutte le
esportazioni di peperoncino sono monitorate (possono essere
esportate prima dei risultati analitici, ma in caso di
positività l'esportatore deve assicurare, a sue spese, il ritiro
dei lotti incriminati). Nel frattempo, continuano le
segnalazioni di alimenti contenenti questa sostanza adulterante
(l'ARPA Emilia Romagna aveva comunicato a metà ottobre che il
20% dei campioni esaminati risultava positivo).
** Sono state le autorità inglese a scoprire il trucco, e non
quelle indiane. Di fronte alle continue segnalazioni da tutto il
mondo di Sudan Red in vari prodotti italiani e indiani, è
sconcertante scoprire che un trucco così semplice è riuscito:
solleva seri dubbi sulle capacità e determinazione delle
autorità indiane. Sicuramente è necessaria la massima attenzione
da parte dell'industria e delle autorità europee e italiane; è
importante non solo bloccare questa grave frode ma anche
trasmettere il messaggio che gli errori si pagano onde evitarne
il ripetersi. Le autorità inglesi hanno dimostrato l'importanza
della collaborazione tra autorità e industria e dell'attività di
"intelligence". Per il consumatore, è difficile proteggersi,
salvo evitare totalmente i prodotti contenenti peperoncino,
leggendo l'etichetta di sughi pronti, miscele di spezie, etc.;
mancano purtroppo informazioni dettagliate sui rischi e sui
prodotti da evitare.
Il 25 dicembre 2003, per le acque destinate al consumo umano
entreranno in vigore i parametri stabiliti dalla direttiva
98/93/CE (D. lgs. 31/2001). La nuova direttiva prescrive dei
limiti precisi per oltre 48 sostanze, in particolare riduce i
livelli di arsenico, piombo (con un lungo periodo di
transizione), alcuni pesticidi, rame, e introduce dei parametri
per molti altri composti. Tra i nuovi principi della direttiva,
vi è la continua revisione dei parametri sulla base di novità
scientifiche, una maggiore trasparenza, il riferimento "al
rubinetto" come luogo in cui gli standard devono essere centrati
e l'obbligo di informare i consumatori in alcune circostanze
(situazioni di pericoli e provvedimenti correttivi). La
normativa si applica anche alle imprese alimentari, che sono
responsabili dell'acqua una volta che questa ha lasciato il
rubinetto e cioè nel punto in cui esse utilizzano l'acqua. Sono
consentite deroghe giustificate per aree particolari: per alcuni
comuni, Lombardia e Trentino-Alto Adige chiederanno al Ministero
della Salute deroghe per quanto riguarda l'arsenico,
mentre Sicilia e Toscana per il boro e la Campania per il
fluoro.
** Si tratta di un provvedimento molto importante cui tutti gli
attori interessati devono prestare la massima attenzione. Il Ministero
della Salute e le Regioni sono chiamati ad utilizzare con serietà lo
strumento delle deroghe, valutando l'effettivo rischio per i cittadini.
Sarà interessante verificare le modalità con cui i cittadini verranno
informati di eventuali problemi. Per i produttori di alimenti, l'obbligo
è di agire prontamente, integrando i nuovi requisiti nel proprio piano
HACCP, se non lo si è già fatto.
Le etichette nutrizionali americane vanno riviste. Questa è
la conclusione di un comitato dell'IOM (Institute of Medicine).
Per permettere ai consumatori di valutare il contenuto in
vitamine e altre sostanze degli alimenti andrebbero utilizzati i
moderni DRI (Daily Reference Intake) invece dei parametri
attuali, che risalgono al 1968; la determinazione di questi
nuovi valori sarà un processo complicato anche perché devono
riflettere le necessità medie delle popolazione e non di gruppi
particolari (per esempio, le donne incinte). Inoltre, lo stesso
tipo di informazioni dovrebbe essere fornito sulle etichette
degli alimenti normali e degli integratori alimentari.
Infine, il livello consigliato di acidi grassi saturi, trans e
colesterolo dovrebbe essere fissato al livello più basso
possibile nel contesto di una dieta salutare. Il rapporto è
stato contestato per l'approccio scelto per i valori di
riferimento (non proteggerebbe alcune sottocategorie) e per il
coinvolgimento nel comitato di molti rappresentanti
dell'industria.
** Mentre l'avvento delle etichette nutrizionali si avvicina
ufficialmente anche in Europa (e in realtà etichette di vario
tipo si trovano già), è interessante osservare il dibattito che
avviene in Nordamerica. Evidentemente, le etichette diventano
non solo uno strumento informativo e di marketing, ma anche un
elemento che determina la dieta e quindi anche la salute della
popolazione. I consumatori italiani possono iniziare a
confrontare le etichette esistenti, mentre per i produttori
questa materia è certamente da approfondire anche in termini di
marketing. Chi esporta verso gli USA, può essere interessato a
visionare il rapporto dell'IOM.
In Europa vedremo presto il Salatrim al posto dei grassi cui
siamo abituati; negli USA, si potrà dire che certi alimenti a
base di cereali integrali prevengono le malattie cardiache.
Aumentano quindi le informazioni a disposizione del consumatore,
una conseguenza inevitabile tra l'altro dell'aumento delle
allergie (ci occupiamo di quelle alla arachidi). Dalla Svizzera
giunge la conferma di un fenomeno preoccupante: la resistenza ad
alcuni antibiotici (i fluorochinoloni) da parte di Campylobacter.
Per sorridere un po', vi proponiamo infine un piccolo filmato
proveniente dall'Irlanda del Nord.
Eccezionalmente, vi segnaliamo il sito
www.sicurezzadeglialimenti.it che entra questo fine
settimana nella sua prima fase sperimentale. Se lo desiderate,
potete visitarlo e inviarci i vostri commenti.
La Commissione Europea ha approvato un nuovo tipo di grassi,
noti come Salatrim (Short And Long-chAin TRIglyceride Molecules,
molecole di trigliceridi a catena corta e lunga), che potranno
essere usati come ingredienti nell'Unione Europea. Si tratta
appunto di trigliceridi a ridotto contenuto calorico, sviluppati
per essere utilizzati solo nei prodotti da forno e da
pasticceria (soprattutto cioccolato). Poiché possono causare
disturbi gastrointestinali se consumati in grandi quantità (30
mg al giorno, cioé molto di più del consumo atteso), i prodotti
che lo contengono dovranno riportare un avvertimento in
etichetta oltre all'indicazione della sua presenza tra gli
ingredienti. Salatrim verrà commercializzato solo ai produttori
(e non ai consumatori) dall'industria danese Danisco, sotto il
nome di BENEFAT. Salatrim è stato usato per anni in Giappone e
USA ed è stato estensivamente studiato; restano i dubbi sugli
effetti sui bambini (che non sono stati inclusi negli studi per motivi etici) e sull'effettiva riduzione calorica nella dieta.
Sembra invece che non vi siano maggiori rischi vascolari.
** Quando un nuovo alimento viene introdotto, i dubbi sono
molti e gli studi preliminari non sono sempre sufficienti ad
escludere effetti avversi, e ancora più spesso a tranquillizzare
il pubblico. E'importante che i consumatori siano informati
della presenza e dei potenziali problemi dovuti a Salatrim. Per
i consumatori, la scelta è quindi possibile, confidando in
un'informazione equilibrata e completa al di là dell'etichetta.
Per i produttori, si tratta di fare una valutazione ancora più
complessa e accurata. La nuova tendenza di informare i
consumatori attraverso le etichette, per lasciare a loro la
decisione finale sulla sicurezza e qualità di un alimento, verrà
ulteriormente messa alla prova.
"Le diete ricche in alimenti a base di cereali integrali e
altri alimenti derivati dalle piante, e con pochi grassi saturi
e colesterolo, possono contribuire a ridurre il rischio di
malattie cardiache." A partire dal 9 dicembre, la Kraft, una
grande industria alimentare, potrà scrivere questa frase su
alcuni prodotti. Anche se il nullaosta (ottenuto dalla FDA) per
questa indicazione nutrizionale e sulla salute è stato richiesto
dalla Kraft, anche altri produttori potranno usare la stessa
affermazione purché (1) contengano un minimo del 51% di cereali
integrali (usando le fibre dietetiche come indicatore) (2)
contengano meno di 1 grammo di grassi saturi e meno di 20
milligrammi di colesterolo per dose consumata abitualmente dai
consumatori (3) indichino il contenuto in acidi grassi trans e
(4) contengano meno di 6,5 grammi di grassi totali e 0,5 grammi
di grassi trans per dose di riferimento. Per questa frase, la
Kraft ha utilizzato un rapporto ("Diet and Health: Implications
for Reducing Chronic Disease Risk") della National Academy of
Science (NAS), un'autorevole istituzione scientifica.
** Gli alimenti incidono sulla salute, è ovvio; meno ovvio è
il metodo di comunicare queste informazioni al pubblico
soprattutto nel contesto della promozione di uno specifico
prodotto. Se è necessario non ingannare i consumatori, spesso
questi non sono a conoscenza delle informazioni come quelle
riportate in questo caso dalla Kraft. Una soluzione equilibrata
può quindi essere utile per tutti, se l'autorità di controllo è
autorevole e capace di far rispettare le regole. Per i
produttori, si tratta di una prospettiva molto interessante; per
chi esporta verso gli USA, le implicazioni possono essere molto
vicine.
L'allergia alle arachidi è raddoppiata in frequenza tra i
bambini americani tra il 1997 e il 2002 (da 0,4 0,8%).
E'questa una delle conclusioni di un'inchiesta telefonica
effettuata su 13.493 persone da alcuni dei migliori allergologi
americani. Inoltre, le allergie alle arachidi e alla frutta
secca in guscio (noci, etc.) continuano ad essere un problema
per oltre 3 milioni di americani, come nel 1997; si tratta cioè
di un 1,2% delle persone e un 3,2% delle famiglie. Nella stessa
inchiesta, si è confermato che i sintomi sono spesso molto gravi
e che la consulenza di un medico non viene ricercata da tutti i
soggetti (solo il 44% degli adulti è stato valutato da un
medico). L'incremento potrebbe essere attribuito ad un aumento
generalizzato delle allergie, al maggiore uso di sostituti del
latte a base di soia, alla maggiore allergenicità delle arachidi
tostate, all'uso di unguenti a base di olio di arachidi o alla
somministrazione di arachidi a bambini troppo piccoli. In un
altro studio, eseguito nelle scuole canadesi, la prevalenza
dell'allergia all'arachide è stato stimata all'1,5%.
** L'allergia alle arachidi è molto grave, sia per la loro
pericolosità (possibile lo shock anafilattico e quindi la morte)
sia per la loro persistenza nella vita adulta. Di conseguenza,
negli Stati Uniti è stato necessario proibire l'uso delle
arachidi in molte scuole, perfino nelle case di tutti i compagni
dei bambini allergici. Poiché le arachidi sono un alimento
tipico degli USA, in passato la si riteneva confinata al Nord
America; si è osservato però un aumento dei casi anche in
Europa. Ulteriori studi che chiarissero la ragione di questi
incrementi potrebbero essere utili per la prevenzione anche in
Italia. L'incremento delle allergie, in ogni caso, influenzerà
anche chi produce e somministra alimenti con la necessità di
garantire la sicurezza delle persone allergiche, come sta già
avvenendo nel caso della celiachia, che è comunque meno grave di
queste altre forme.
Il 28,7% di ceppi di Campylobacter isolati da carne di pollo
in Svizzera è resistente alla ciprofloxacina (28.7%), un
fluorochinolone di grande importanza terapeutica nell'uomo e
negli animali. Inferiori (anche alle realtà incontrate in altri
paesi) la frequenza della resistenza alle
tetracicline (12.6%), alla sulfonamide (11.8%), e all'ampicillina
(10.3%). I 91 ceppi sono stati isolati da 415 campioni di pollame (carne cruda). Uno
dei ceppi ha dimostrato resistenza a ben cinque
antibiotici (tra cui ciprofloxacina, tetracicline, e eritromicine),
che sono i più utilizzati nella terapia
della campilobatteriosi umana. Il fattore di rischio principale
per la presenza di resistenza
era l'importazione della carne dall'estero. In generale, solo il
22% dei campioni di carne è stato trovato positivo per questo
patogeno (contro per esempio l'oltre 80% riscontrato in uno
studio italiano).
** L'insorgenza di ceppi patogeni resistenti agli antibiotici
è molto preoccupante, perché implica l'impossibilità di curare i
pazienti più sensibili (bambini, ammalati e anziani) con farmaci
normalmente efficaci. La frequenza di ceppi resistenti alla
ciproflaxicina è elevata in Svizzera, ma non più alta che in
altri paesi (simile in USA, quasi doppia in Austria), con alcune
eccezioni (Danimarca, 6%). La situazione svizzera è particolare
perché l'uso del Baytril (enrofloxacina) in terapia è permesso
per i polli. Questo potrebbe spiegare il livello relativamente
alto di resistenza, che sembra fra l'altro più frequente verso
il confine italiano. Tuttavia, l'esperienza americana, dove l'FDA
sta cercando di bloccare l'uso di questo antibiotico per i
polli, dimostra che non è facile arginare il problema. Per i
consumatori, l'invito è a cuocere completamente le carni ed
evitare la contaminazione di altri alimenti con carni crude. Per
gli esercenti alimentari e i consulenti HACCP, l'invito è a non
pensare che la terapia medica possa risolvere i problemi causati
da alimenti non sicuri.
In occasione delle feste natalizie, si possono immaginare
strumenti originali per promuovere una scelta oculata dei
ristoranti sulla base del rispetto delle norme igieniche. La
Food Standards Agency dell'Irlanda del Nord ha messo insieme un
filmato cantato (formato Macromedia Flash) che può essere visto
tramite Internet.
** Le autorità britanniche alimentari hanno puntato molto
sulla comunicazione, utilizzando spesso anche il canale
Internet. Il messaggio comunicato dal filmato è divertente ma
anche molto deciso; in fondo, è vero che parlando di sicurezza
alimentare si paventano (giustamente) spesso gli effetti più
gravi ma non si attira l'attenzione del pubblico sulle
conseguenze (vomito, diarrea, mal di pancia) che, pur
risolvendosi rapidamente, restano spiacevoli.
Questa settimana la nostra attenzione è principalmente
rivolta all'Italia. Ritorna alla ribalta il fantasma botulino,
che aveva destato notevoli preoccupazioni già nei mesi scorsi.
L'acqua continua ad essere un veicolo di episodi gravi o
tragici, purtroppo anche in forma deliberata. Dall'estero,
giungono nuove conferme sulla pericolosità dei germogli usati in
alimentazione, mentre alcuni studi mettono in guardia su un
possibile aumento di tossinfezioni legato al cambiamento di
clima.
Il 26 novembre è giunta al Ministero della Salute la
segnalazione di un sospetto caso di botulismo. Il prodotto
incriminato è "patè di tofu alla pizzaiola", prodotto dalla
ditta "Mediterranea SNC", con sede in provincia di Vicenza.
E'seguita l'attivazione delle autorità regionali e locali, con
campionamento e sequestro di questi prodotti e di altri simili.
Il Ministero ha proposto anche la sospensione della linea di
produzione (che deve essere disposta dal sindaco). Il giorno 28
il Ministero ha emesso un comunicato stampa, che invita i
consumatori ad evitare i prodotti di questa ditta, seguito da
una rettifica, il 3 dicembre, che spiega che il consiglio
riguarda solo i prodotti in vasi di vetro a base di soia. Le
autorità svizzere del Canton Ticino, poiché il prodotto è stato
distribuito anche là, hanno emesso un comunicato più
ampio, che elenca i prodotti interessati, con il numero di lotto, e altri
consigli e notizie per consumatori ed esercenti
alimentari; conferma inoltre il rinvenimento della tossina nel
prodotto da parte dell'Istituto Zooprofilattico di Padova. Dal
Rapid Alert System dell'Unione Europea emerge intanto che le
autorità tedesche hanno individuato, il 26 novembre, Clostridium
botulinum in formaggio grattugiato proveniente dall'Italia.
** Il botulismo è una malattia gravissima, spesso mortale (se
curato appropriatamente, siamo scesi fortunatamente all'8% di mortalità),
e in tutto il mondo le autorità sanitarie agiscono con la
massima severità quando si sospetta la presenza di tossine di Clostridium botulinum in un alimento. Normalmente è associato a
conserve sott'olio fatte in casa. E'estremamente preoccupante
che si presenti in un prodotto commerciale; sarà importante
accertarne le cause. Da notare, purtroppo, a parità di
rapidità, il contrasto tra le numerose informazioni fornite
dalle autorità svizzere e lo scarno comunicato delle autorità
italiane. I comunicati del Ministero, anche quando diretti ai
consumatori (oltre alla stampa che non sempre li riporta), non
sono facilmente accessibili; sono rivolti solo ai consumatori e
non ai commercianti che potrebbero non essere rintracciati
direttamente dalle
autorità. E' importantissimo che queste notizie vengano rese
pubbliche sia per proteggere i consumatori, sia per incoraggiare
i produttori alla massima cautela in fase produttiva.
Tre casi di avvelenamento nel Mantovano, fortunatamente senza
conseguenze gravi; un ragazzo di 19 anni morto in provincia di
Foggia per aver ricevuto soda caustica invece di acqua minerale.
Nel Mantovano, la contaminazione con un composto contenente
presumibilmente ammonio quaternario (composto usato per la
disinfezione anche delle superfici) è stata deliberata; il
veicolo sono state bottiglie di plastica alla cui sommità è
stato iniettato il composto tossico; le vittime, tutte non
gravi, comprendono un bambino di 11 anni (ricoverato il 21 novembre
con sintomi, subito dopo aver bevuto l'acqua, di disgusto e
bruciore alla gola), una donna di 30 anni e una neonata
(ricoverata ai primi di dicembre, dopo aver pianto
disperatamente al contatto con l'acqua). Altri casi sono stati
evitati prima casualmente (rottura della bottiglia e formazione
di schiuma sospetta) e poi, dopo la diffusione della notizia,
con la ricerca dei fori causati dalle iniezioni e della schiuma.
Il caso in provincia di Foggia non è probabilmente dovuto ad
avvelenamento volontario, ma alla scandalosa abitudine di
conservare liquidi pericolosi in bottiglie precedentemente usate per
l'acqua minerale.
** Da un punto di vista di sanità pubblica, non è importante
soffermarsi sull'aspetto criminale degli episodi mantovani, ma
sulle modalità di prevenire effetti avversi sulla salute delle
persone. Nel caso di Foggia, bisogna ancora una volta richiamare
l'attenzione delle persone, degli esercenti e delle autorità
sanitarie su un'abitudine che è scandalosa; indubbiamente, vi è
spazio per la repressione in sede ispettiva e per molta
informazione. Il consumatore, in ogni caso, può controllare
l'aspetto e l'odore dell'acqua prima di trangugiarla. Nel caso
di Mantova, si evidenzia come l'informazione capillare ai
consumatori (magari anche nei punti vendita oltre che sui media)
può svolgere un'efficace azione preventiva. Anche nella
prospettiva di possibili attacchi terroristici, è importante che
gli esercenti alimentari sorveglino i loro prodotti e che i
medici segnalino prontamente i casi di avvelenamento inusuali.
Le autorità sanitarie devono collaborare con le forze
dell'ordine con rapidità (dal 21 novembre alla grande diffusione
della notizia sono passati molti giorni), anche per identificare
situazioni epidemiologicamente più difficili
da quella di Mantova. Riportiamo tra i link i suggerimenti delle
autorità americane.
"Aver posto in commercio apparecchiature per il trattamento
di acque potabili finalizzate a modificarne alcune
caratteristiche fisiche ed organolettiche...."con il risultato
che alcuni ristoranti di Roma (e presumibilmente di altre
località italiane) hanno somministrato "acqua privata, anche
solo in parte, dei propri elementi nutritivi...". In altre
parole, l'acqua trattata non risultava più potabile, per
un'eccessiva riduzione di alcuni sali minerali. Questa, secondo
il Corriere della Sera del 1 dicembre, la motivazione per cui
sono indagati i legali rappresentanti di alcune società che
commercializzano impianti di trattamento delle acque. Inoltre,
secondo i NAS, sulle caraffe non compariva la dicitura "acqua
potabile trattata" richiesta dalla legge (art. 13, comma 5, D.
Lgs. 23 giugno 2003 n. 181, attuazione direttiva 2000/13/CE);
inoltre, i filtri non venivano sostituiti con la frequenza
richiesta.
** Da quanto è finora emerso, si può sospettare sia un
problema sanitario (le perplessità maggiori riguardano i filtri)
che problemi di ordine legale e commerciale. Nonostante il costo
sostenuto
per ottenere il comodato degli impianti, I vantaggi di questi
sistemi sono evidenti: offrire ai clienti al costo di acqua
minerale sostanzialmente acqua del rubinetto, cui gli italiani non sono
più abituati e che può dispiacere per il sapore di cloro.
Purtroppo, sembra che i distributori di questi sistemi,
importando spesso sistemi americani, non hanno tenuto conto dei
parametri richiesti dalla legge, danneggiando così in primis i
ristoratori ma anche i consumatori. In attesa che la situazione
si chiarisca, sia i consumatori che gli operatori del settore
possono optare per l'acqua del rubinetto oppure, se sgradita,
per l'acqua minerale.
Più fa caldo, più persone si ammalano di salmonellosi.
Infatti, il massimo numero di casi di questa enterite si osserva
in estate. Questo effetto viene osservato in diversi studi;
alcuni hanno evidenziato l'aumento di casi tra una e quattro
settimane dopo un periodo più caldo. Naturalmente, questo vale
quando non fa troppo freddo; altrimenti, Salmonella ha
probabilmente difficoltà a crescere. Il meccanismo di questa
relazione caldo-salmonellosi non è chiara, ma è probabile che il
cambiamento di clima che sta avvenendo a livello globale
aggraverà negli anni questo problema.
** Tra i numerosi effetti negativi del cambiamento di clima,
ci sarà probabilmente un aumento delle malattie trasmesse dagli
alimenti. In effetti, quasi tutti i microrganismi crescono
meglio al caldo ed è noto che la mancata refrigerazione è una
delle cause delle tossinfezioni alimentari. Gli effetti saranno
più sensibili dove i programmi di controllo dei patogeni saranno
meno efficienti; per questo, è importante che l'Italia, che è
già caratterizzata da clima caldo in estate, agisca
efficacemente in questo senso. In alcuni casi, i piani di
autocontrollo dovrebbero riflettere l'andamento del clima;
l'attenzione a livello domestico dovrebbe anch'essa crescere
quando fa caldo. In questo modo, almeno su questo fronte, gli
effetti del cambiamento di clima potrebbero essere meno
devastanti.
Sei persone hanno contratto la salmonellosi in Oregon (USA)
probabilmente mangiando dei germogli, di una specie non
identificata. La FDA americana suggerisce alle persone a rischio
(anziani, bambini o persone con sistema immunitario indebolito)
di evitare del tutto questo alimento.
** I germogli di soia, di erba medica, di broccoli, di
lenticchie e di altre piante, soprattutto leguminose, sono
diventati popolari per il loro elevato apporto di principi
nutritivi; vengono saltati in padella o mangiati crudi in
insalata; la loro popolarità sta crescendo anche in Italia.
Purtroppo, essi sono stati associati a numerosissimi focolai
epidemici (soprattutto salmonellosi ed E. coli enteroemorragica)
e permangono gravi problemi tecnologici che impediscono la
produzione di un alimento sicuro. Per questo, il consiglio della
FDA è di evitare quanto possibile questo alimento. Per i
consumatori, il consiglio è di valutare attentamente il rapporto
rischi-benefici; per i ristoratori, l'orientamento dovrebbe
essere all'attenta documentazione e alla prudenza, anche se uno
studio svolto in Italia ha trovato che i germogli nostrani erano
privi di patogeni.