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Il Vibrio cholerae è il batterio che causa il colera, una
malattia diarroica acuta che, in passato in tutto il mondo, oggi in alcuni paesi
in via di sviluppo, può portare alla deidratazione in poco ore, se non trattata
in maniera opportuna. Il Vibrio cholerae sierogruppo 01 è responsabile del
colera epidemico od asiatico.
La malattia è causata
dall’ingestione di batteri vivi che si attaccano all’intestino tenue e
producono una tossina.
Classificazione
Il phylum dei Proteobacteria comprende anche i
Gammaproteobacteria, in cui si trova l'ordine Vibrionales. La famiglia
Vibrionaceae che comprende due generi principali, Photobacterium e Vibrio. Il
genere Vibrio comprende numerose specie, secondo il
NCBI Taxonomy Database.
Variabilità
Il Vibrio cholerae
sierogruppo O1 comprende due biotipi, il classico e quello El Tor; ognuno dei due
biotipi comprende organismi del sierotipo Inaba, Ogawa, raramente hicojima. Il
quadro clinico che causano è simile perché un’enterotossina simile è elaborata da tutti
questi microrganismi. In ogni epidemia vi è un tipo dominante. Negli ultimi
anni il biotipo El Tor è predominante.
Ecologia
Si è tradizionalmente
ritenuto che l'ospite naturale del Vibrio cholerae fossero gli esseri umani.
Tuttavia, numerosi
studi ambientali hanno dimostrato che organismi di questo tipo si trovano in
associazione con ambienti marini, costieri o estuari (forse i copepodi e altro
zooplancton possono essere serbatoi alternativi).
Denominazione
Italiano: colera
(asiatico o epidemico).
Inglese: colera (asiatic or epidemic). ICD-9: 001. ICD-10:A00.
Descrizione
Si tratta di una
malattia enterica acuta. I sintomi, spesso improvvisi, possono essere lievi
(diarrea acquosa) o gravi (inizio improvviso, diarrea acquosa non dolorosa
tipicamente ad acqua di riso, nausea,
deidratazione, crampi addominali, a volte vomito). L’infezione asintomatica è
molto più comune che la malattia clinica (specie con biotipo El Tor); casi
lievi con la sola diarrea sono comuni tra i bambini.
Complicazioni
Nei casi non trattati la
forte perdita di fluidi e di elettroliti può portare a choc e morte. Altri
sintomi nei casi gravi sono: acidosi, collasso circolatorio, insufficienza
renale e ipoglicemia nei bambini.
Nei casi gravi non curati il decesso può
sopravvenire entro poche ore e la mortalità tra i casi può superare il 50%.
Decorso
Con cure adeguate (reidratazione)
la mortalità è meno dell’1%.
Terapia
È richiesta la
reidratazione endovenosa o orale con una soluzione di cloruro di sodio,
bicarbonato di sodio, cloruro di potassio e destrosio. Con queste cure non è
necessaria una terapia farmacologica. Tuttavia, in alcuni casi, si può usare la tetraciclina.
In studi con volontari
sani si è stimata in circa un milione di organismi. L’uso di antiacidi riduce
di molto questa quantità, aumentando il rischio.
Diagnosi iniziale
A scopi clinici una
rapida diagnosi presuntiva può essere fatta al microscopio a contrasto di fase
osservando i vibrioni che si muovono come stelle cadenti e che vengono inibiti
dall’antisiero specifico per il sierotipo. Per scopi
epidemiologici invece è sufficiente dimostrare un incremento significatico nel
titolo anticorpale (antitossina e antivibrione.
Conferma
La diagnosi si conferma
isolando V. cholerae del sierogruppo O1 dalle feci usando il terreno di trasporto
Cary Blair in mancanza di laboratori. In aree non endemiche gli organismi
isolati devono essere confermati con reazioni biochimiche e sierologiche e
verificando la produzione di tossina. Nelle epidemie questa ulteriore verifica
non è necessaria.
Diagnosi differenziale
Informazioni non disponibili.
Attualmente non disponibile.
Tecniche
di laboratorio
Attualmente non disponibile.
Diffusione
Durante il secolo XIX
pandemie (epidemie globali) di colera si diffondevano ripetutamente dal delta del Gange
a quasi tutto il mondo. Durante la prima metà del XX sec la malattia era
confinata soprattutto all’Asia. A partire dal 1961 il biotipo El Tor si è
diffuso dall’Indonesia all’Europa orientale e all’Africa e dal nord Africa
alla Spagna e all’Italia nel 1973. Ci sono state piccole epidemie anche in
Giappone. A partire dal 1991, enormi epidemie di colera sono ricomparse in Sud
America, con moltissimi morti, dopo un'assenza di più di un secolo.
In Europa
Attualmente non disponibile.
Nel mondo sviluppato
Negli USA non vi sono
state epidemie grosse dal 1911, casi sporadici tuttavia suggeriscono la
possibile reintroduzione dell’organismo nell’ambiente marino americano.
Tuttavia, dal 1973, negli USA sono stati registrati almeno 100 casi.
Nei paesi sottosviluppati
Fino al 1991
nelle Americhe non c’erano state epidemie significative. Nel 1991 iniziò
un’epidemia El Tor in Perù che si diffuse poi senza sosta ai paesi vicini. Il
totale dei casi nel 1995 era arrivato a 1.099.882
con 10.453 morti. A seguito di questa epidemia vi furono 24 casi
americani tutti di turisti o di consumatori di crostacei importati illegalmente.
Epidemiologia,
gruppi sensibili e resistenza
Il colera colpisce nelle aree endemiche soprattutto i più poveri.
I fattori di rischio sono principalmente la acloridria gastrica, mentre per la
gravità il fattore di rischio è il gruppo sanguigno 0. Un fattore protettivo
per i bambini è l’allattamento al seno. L’immunità è limitata e confinata
allo stesso sierotipo.
Attualmente non disponibile.
La trasmissione avviene
attraverso l’ingestione di acqua o cibo contaminati direttamente con feci o
vomito di persone infette. In generale il colera è una malattia dovuta a
scarsa igiene che porta ad acqua inquinata (per questo è quasi scomparsa da
noi).
Attraverso i cibi
Negli USA la maggioranza
dei casi sono associati a crostacei e molluschi crudi, poco cotti o ricontaminati dopo la cottura. In Italia, Portogallo, Equador le epidemie sono
state attribuite a molluschi provenienti da acque inquinate, tuttavia in Texas e
Louisiana i focolai non erano collegati ad acqua contaminata, ma forse a un
altro serbatoio naturale del serotipo Inaba.
Attraverso l’acqua
Si tratta di una via molto importante.
Altre modalità
Attualmente non disponibile.
Da poche ore a cinque
giorni, normalmente 2 o 3 giorni.
Probabilmente equivale
allo stadio delle feci positive, cioè pochi giorni dopo la guarigione. Tuttavia,
vi sono dei portatori che sono a rischio per diversi mesi. Molto raramente si
osserva un’infezione biliare cronica che dura per anni con l’emissione
intermittente di vibrioni.
Di interesse alimentare
Il rischio di colera in Italia è generalmente molto basso, fatta eccezione
per crostacei o molluschi importati illegalmente e per i viaggiatori in aree
dove si è verificata un'epidemia.
In altri ambiti
La vaccinazione con
il vaccino attuale è di poco valore e non sono giustificate misure che bloccano
il movimento delle persone.
Di rilevanza alimentare
- Le persone ammalate non devono preparare
cibo.
Di altro genere
L'aggiornamento di questa pagine è curata al momento da LB (ultimo
aggiornamento 14/11/03); se siete interessati a diventare editori, visitate la
pagina collaborazioni.
Ulteriori risorse su V. cholerae 01 sono disponibili, in lingua inglese, sul
Bad Bug Book
della FDA cui è dedicato un capitolo e dal CDC che fornisce
generali
e
tecniche su questo patogeno.
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