Archivio - Aprile 05
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Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala quegli avvenimenti (pubblicazioni scientifiche, effetti avversi, nuove tecnologie, novità legislative) che, secondo noi, meritano di essere discussi in forma ragionata.

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Settimanale di Sicurezza degli Alimenti


Aprile 2005


 

N. 16/2005 29 Aprile 2005

Sommario

1. Editoriale

Dalla Francia, giunge la notizia di un possibile problema europeo legato a lamponi surgelati contaminati con Norovirus. Questo episodio dimostra come il rischio di infezione alimentare legato al settore ortofrutticolo stia emergendo chiaramente negli ultimi anni come significativo; è importante che le filiere coinvolte rispondano adeguatamente. Con l'approvazione della Legge Comunitaria 2004, anche in Italia l'etichettatura degli allergeni diventerà presto obbligatoria; alcune modifiche operate in sede parlamentare dovrebbero essere prive di effetti pratici. Le autorità americane hanno poi concluso che il mais Bt10, contaminante involontario del mais autorizzato Bt11, è sicuro; non intendono prendere provvedimenti in materia (salvo una piccola multa). Intanto, l'autorità europea di sicurezza alimentare, l'EFSA, rende noto di condividere le preoccupazioni internazionali sull'acrilammide. Dagli USA giungono invece notizie concernenti l'epatite A: un altro virus alimentare emergente.

PS: ci scusiamo per i tempi poco regolari di uscita del settimanale in questo periodo. è stato un periodo estremamente ricco di impegni per Hylobates, ma stiamo facendo ogni sforzo per assicurare uscite regolari.

2. Allarme Norovirus in Europa: colpita la Francia

Il 23 marzo 2005 in una scuola dell' Haute-Loire, nel centro della Francia, 75 persone hanno mostrato sintomi gastrointestinali dopo aver mangiato un dessert a base di "fromage blanc" (un formaggio fresco simile alla robiola) e lamponi. Il dessert era stato servito alla mensa il 21 marzo. La causa del focolaio epidemico è stata un'infezione da Norovirus I5 (genogruppo I, genotipo 5). Il Norovirus molto probabilmente aveva contaminato i lamponi (rischio relativo (RR) 3,3; intervallo di confidenza al 95% (ci) 1,5-7,5). L'assenza di malattia nello staff della mensa prima del focolaio e la mancanza di collegamenti tra l'infezione e l'assunzione di altri alimenti suggerisce che i lamponi erano contaminati prima di essere stati surgelati, impacchettati e quindi preparati nella mensa.

Dei 75 casi, 69 (92%) hanno riferito dolori addominali, 59 (79%) vomito, 53 nausea (71%), 38 diarrea (51%) e 15 (20%) febbre; nessuno degli studenti o degli insegnanti malati è stato ricoverato all'ospedale e tutti sono guariti. Cinque dei sei campioni di feci analizzati sono risultati positivi per Norovirus I5, mentre le colture batteriologiche dei campioni di alimenti sono risultate negative per batteri patogeni. Inoltre il formaggio fresco del dessert è stato subito escluso come causa di infezione in base ai risultati delle analisi e delle statistiche fatte sulle interviste alle persone malate (RR 1,8; CI 0,4-9,0 di 95%).

I lamponi erano stati importati in Francia da altri paesi; per questo si pensa che altri Paesi europei potrebbero essere a rischio di infezione e, se la contaminazione dei frutti fosse confermata o se altri focolai saranno riportati, il fornitore e il paese d'origine dei lamponi saranno resi disponibili attraverso il sistema europeo di allerta rapida per alimenti e mangimi (RASFF). Un allarme è gia stato spedito alle autorità europee attraverso il Sistema Europeo di Risposta e Allarme Immediato (EWRS) in data 25 aprile. Nessun altro focolaio associato con il consumo di lamponi è stato segnalato in Francia recentemente.

** I norovirus si confermano quale patogeno alimentare emergente. Il congelamento permette ai virus di sopravvivere a lungo nei frutti. La trasmissione dei virus, compresa l'epatite A, da frutti di bosco contaminati è segnalata nella letteratura. Focolai di infezioni di norovirus attribuite ai lamponi sono stati documentati nel Canada nel 1997 in Finlandia nel 2002 e nel 2003. La possibile diffusione di questo prodotto anche all'Italia conferma l'importanza di scambi di informazioni a livello europeo e suggerisce la necessità di avvertire anche i consumatori. Senza alcun dubbio, l'attenzione ai norovirus in fase di monitoraggio HACCP, in fase di controllo e soprattutto in fase di produzione diventa necessaria. Il settore produttivo, italiano e dei nostri partner commerciali, va accuratamente educato a questo problema. Per il consumatore, esistono poche possibilità di difesa; in generale, i prodotti importati da paesi in via di sviluppo si sono dimostrati più a rischio.

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3. Passo avanti dell'Italia sull'etichettatura degli allergeni

Anche in Italia, i principali allergeni, se presenti quali ingredienti di un alimento, dovranno essere chiaramente indicati in etichetta. Questo è il principale elemento della legge comunitaria 2004 (legge numero 62 del 18 aprile 2005) che delega al Governo il recepimento della direttiva 2003/89/CE in materia di indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari. Il testo legislativo introduce anche l'autocertificazione per la imprese per indicare la presenza (o assenza) di questi ingredienti nei prodotti; questo principio dovrebbe facilitare i meccanismi delle filiere e ricomprendere  valutazioni delle materie prime utilizzate e ai processi di lavorazione. Inoltre, dovranno essere stabiliti criteri per l'inserzione in etichetta per favorire una buona leggibilità da parte dei consumatori. Infine, è stato ricompreso un principio estraneo alla norma europea: il Ministro della salute, anche tramite rinvio ad un decreto, dovrà stabilire (ove potrà), sulla base di sistemi di rilevazione analitica disponibili, le "soglie di tossicità". Nel disposto della legge, se l'allergene è presente al di sotto della soglia, in etichetta si dovrà citare la presenza di tali sostanze, ma indicando il fatto che sono inferiori ai valori soglia.

** L'attesa e doverosa trasposizione della Direttiva 2003/89/CE nel nostro ordinamento è avvenuta con alcune modifiche. In particolare, è stata introdotta una distinzione per tenere conto dei soggetti affetti da celiachia poiché, in effetti, nel loro caso, è possibile fissare una soglia di tossicità, una "dose sicura". Purtroppo, le migliori conoscenze scientifiche indicano finora che, nel caso dei soggetti allergici, è impossibile fissare queste soglie. In ogni caso, questo tipo di "aggiustamento" fatto in Italia sembra incompatibile con la norma comunitaria e, apparentemente, l'orientamento ministeriale è di lasciar cadere questa distinzione in sede di decreto legislativo. D'altro canto, è possibile che norme specifiche sulle fave fresche vengano invece introdotte. Si tratta in ogni caso di una norma che riguarderà quasi l'intero settore alimentare e per la quale è opportuno prepararsi. Per il consumatore allergico come per l'allergologo, è altrettanto importante informarsi: per esempio, la legge non obbliga ad avvertire rispetto ad eventuali tracce involontarie, anche se pericolose, di allergene.

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4. Bt10: ancora lotta tra America ed Europa, gli USA si schierano con Syngenta

La presenza del mais Bt10 in alimenti e mangimi non comporta alcun rischio per la salute; nonostante il fatto che negli Stati Uniti piantare questo mais geneticamente modificato sia illegale, non verranno condotti sforzi per eliminare questo mais dalla catena alimentare. Queste sono le dichiarazioni della Food and Drug Administration (FDA) dopo gli sforzi condotti in collaborazione con l'Agenzia di Protezione Ambientale (US Environmental Protection Agency, US EPA) per determinare la sicurezza dell'organismo geneticamente modificato Bt10 in alimenti e mangimi.

La valutazione della FDA si fonda sulla considerazione che il cereale costituisce solo una piccola parte degli alimenti e dei mangimi a cui è destinato. In questo tipo di situazione, le informazioni di interesse per la sicurezza alimentare riguardano le proteine espresse dai nuovi geni contenuti nel mais geneticamente modificato. Questa valutazione spetta all'EPA (la proteina del Bt 10, Cry1Ab, è insetticida), ed ha dato esito positivo. La proteina di Cry1Ab non associata solo al Bt10, ma è espressa anche in altre varietà approvate, come il Bt11, il MON810 e il mais 176.

Dalle analisi delle sequenze di DNA condotte da Syngenta, la società responsabile del Bt10, si è potuto dimostrare che tali sequenze sono identiche sia nel mais Bt10 che nel Bt11. Inoltre secondo la stessa società, basandosi sull'immunoreattività delle bande di comigrazione espresse dalle proteine analizzate, la Cry1Ab e il marcatore inerte PAT (fosfinotricina acetiltranferasi) estratti dai tessuti di piante Bt10 sembrano essere gli stessi estratti dal Bt11. Inoltre, il livello di espressione di Cry1Ab nel mais Bt10 è molto più basso (< 1 proteina solubile ng/mg) rispetto al Bt11 (proteina solubile 257-457 ng/mg). I più bassi livelli di espressione della proteina Cry1Ab espressa dal Bt10 significa che c'è anche un rischio potenzialmente più basso di conseguenze avverse per l'ambiente e per gli animali.

In merito al marcatore genetico per la resistenza all'antibiotico ampicillina, espresso dal Bt10 ma non dal Bt11 e che non è soggetto ad alcuna tolleranza a livello legale, Syngenta sostiene che questo sia lo stesso marker che si trova nel mais 176, un OGM approvato.

** La decisione degli USA di ignorare sostanzialmente la contaminazione di mais Bt è basata su motivazioni di ordine sanitario. Poiché si ritiene che non esista un pericolo associato al mais Bt, non è necessario impedire il commercio di prodotti inavvertitamente contaminati. La differenza rispetto alla posizione europea è netta; mentre c'è accordo sul basso o nullo rischio sanitario, gli europei ritengono che un prodotto contaminato non possa essere sul mercato e che un'autorizzazione non possa essere accordata ex post. In questa decisione, si può leggere il differente impatto economico che una decisione simile avrebbe avuto negli USA rispetto all'Europa; interessante notare comunque che per le autorità americane basse contaminazioni di OGM non approvati siano in qualche modo da mettere in conto e da accettare. Per le industrie europee questo potrebbe diventare un problema perché a questi OGM non si applica alcuna soglia di tolleranza. Al momento per chi in Europa non è coinvolto nei controlli, non vi è motivo di preoccupazione.

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5. Acrilammide: l'unica cosa sicura sembra essere la sua tossicità.....

Anche l'EFSA si è espressa sulle conclusioni raggiunte a livello internazionale sull'acrilammide. Secondo gli esperti europei, i valori calcolati dei MOE (margini di esposizione, il rapporto tra presenza della sostanza nella realtà e livello di pericolo) sono risultati bassi, anche se è vero che, in alcuni casi, il margine è risultato ridotto in maniera preoccupante. Sono stati incorporati anche numerosi dati europei e l'EFSA condivide l'approccio basato sul MOE. L'EFSA ha anche rilevato le incertezze delle conclusioni del comitato WHO/FAO e concorda con una rivalutazione quando saranno disponibili i risultati degli studi di cancerogenicità e di neurotossicità a lungo termine. Infine, le analisi dovrebbero essere continuate usando modelli farmacocinetici basati sulla fisiologia, per meglio valutare l'esposizione e gli effetti tossicologici nell'uomo; in ogni caso, fin da ora bisognerebbe cercare di ridurre le concentrazioni di acrilammide negli alimenti.

** Fino a poco tempo fa, la domanda rispetto all'acrilammide era se, paragonata agli altri composti tossici secondo gli standard prudenziali in uso, essa rappresentasse un rischio apprezzabile. La risposta è ora indubbiamente positiva, nonostante la carenza di alcuni dati e i consueti margini d'incertezza. Ora, il dubbio, data la vastità del problema, gli ingenti effetti economici e le difficoltà di informare la popolazione, è se questo sia un reale problema sanitario (uno studio epidemiologico svedese, seppure con alcune condizioni limitanti, ha dato esito negativo). Resta comunque probabile l'introduzione di qualche misura di controllo. 

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6. Dalla California al Tennessee: l'epatite A torna a spaventare gli USA

La scorsa settimana in varie contee del Tennessee, tra cui quella di Campbell, sono stati riportati alle autorità 18 casi di epatite A, associati ad un ristorante o ad un altro locale pubblico dove servono pasti. L'origine di tutte le infezioni non è ancora nota. Poiché, in una contea vicina, l'unico caso lavorava in un ristorante, è stato localmente deciso di offrire un programma di vaccinazione di massa.

Tra il 13 e il 15 aprile 2005 circa 1200 studenti di alcune scuole di Stockton in California hanno rischiato di contrarre epatite A per aver pranzato in una mensa in cui un inserviente era infetto dal virus. Più della metà degli studenti della scuola elementare sono già stati immunizzati contro la malattia.

Negli USA, i CDC (centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) hanno stimato in 83.000 i casi di epatite A annuali negli USA; molti di questi casi sono associati a trasmissione attraverso gli alimenti. Nel 2003, 650 sono stati i casi di epatite A in Pennsylvania, legati ad un unico ristorante, con 4 morti. 

** Anche in questo caso gli agenti virali si dimostrano patogeni alimentari emergenti e di cui un'attività preventiva, sia a livello di produzione che di controllo, deve tenere conto. Numerose possono essere le strategie. Per esempio, poiché la principale causa di epatite A veicolata dagli alimenti sono lavoratori infetti, i CDC raccomandano la vaccinazione degli addetti al settore alimentare. Per chi opera nella preparazione degli alimenti, l'educazione del personale è un passaggio necessario che funziona ove sia effettivamente garantito l'allontanamento dalle mansioni critiche di chi è ammalato.

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7. E inoltre:

8. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 17/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici

  • Anche questa settimana nessuna segnalazione riguarda prodotti italiani
  • Molte segnalazioni riguardano invece Salmonella che si dimostra difficile da controllare, anche nei prodotti non di origine animale (semi di sesamo indiani). Preoccupante il sierotipo Salmonella Dublin, particolarmente aggressivo
  • I numerosi ritiri dal commercio ordinati dal Regno Unito riguardano il colorante Para Red, come già anticipato settimana scorsa. I problemi del peperoncino si estendono ora però anche all'uso delle radiazioni
  • L'olio di palma si conferma problematico per la presenza di Sudan 4
  • I livelli di mercurio sono un grosso problema per i grandi pesci pelagici, di non facile soluzione
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
18/04/2005 Livelli eccessivi di solfiti Uva passa secca Grecia Cipro
18/04/2005 Presenza di idrocarburi policiclici aromatici (PAH) e di Benzo(a)pirene Olio di Camelina sativa Federazione Russa Germania
19/04/2005 Livelli eccessivi del colorante Azurubine (E 122) Bibita analcolica a base di ribes nero Repubblica Ceca Slovacchia
19/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Gruppo C1 Salse per tacchino surgelate Francia Lituania
19/04/2005 Presenza del parassita Anisakis Code di rana pescatrice (Lophius piscatorius) Olanda Italia
19/04/2005 Trattamento con il gas monossido di carbonio (CO) Lombo di tonno surgelato Indonesia via Olanda Italia
20/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella Bareilly Semi di sesamo India Germania
20/04/2005 Presenza dei colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Francia Italia
20/04/2005 Migrazione del composto tossico bi(2-etilexil)adipato Pellicola per alimenti di PVC (cloruro di polivinile, un polimero plastico) Francia Grecia
21/04/2005 Presenza dei colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma Ghana via Olanda Germania
21/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella Dublin Filetto di vitello Olanda Norvegia
21/04/2005 Presenza della tossina dei molluschi provocante diarrea (DSP) Mitili (molluschi delle coste) Spagna Spagna
22/04/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Para Red Miscela di spezie per condimenti (nome del prodotto: Old El Paso Dinner Kits, marca: General Mills, lotti: vedi link) Spagna Regno Unito
22/04/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Squalo blu surgelato (Prionace glauca) Spagna Italia
22/04/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Tranci di squalo blu surgelate (Prionace glauca) Spagna Italia
22/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella typhimurium Salsicce Spagna Norvegia
22/04/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Pesce spada e palombo (squalus) Spagna Italia
22/04/2005 Irradiazioni non dichiarate in etichetta e non effettuate in uno stabilimento autorizzato Peperoncini rossi schiacciati Indonesia via Croazia Germania

N. 15/2005 22 Aprile 2005

Sommario

1. Editoriale

In Senegal, è in corso una vasta epidemia di colera, che secondo le ultime informazioni disponibili non sembra ancora sotto controllo. L'Unione Europea ha istituito un programma di controllo sulle importazioni dagli USA di alcuni prodotti del mais per l'alimentazione animale, in seguito alla possibile presenza di un OGM non approvato (il Bt11); sempre sul tema OGM, sono stati resi noti i risultati dell'ottimo programma di controllo sulle sementi effettuato in Italia. è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la nuova legge sul sale iodato. Risultati ottenuti nelle Marche sconsigliano decisamente il consumo di cozze provenienti dalle barriere frangiflutti. Infine, dagli USA, arriva la nuova piramide alimentare.

Numerose altre notizie si trovano nella sezione "E inoltre....". Tra i RASFF, si segnalano nuovi coloranti vietati nel peperoncino.

2. Colera: la piaga del "Terzo Mondo" fa strage in Senegal

In Senegal, tra il 28 marzo e il 3 aprile 2005, il Ministero della Sanità locale ha segnalato 3475 casi di colera, di cui 54 morti (tasso di letalità dell'1,6%), tutti verificatisi a Diourbel, una regione nell'ovest del Paese. I casi sono stati associati a un pellegrinaggio nella città di Touba; infatti quasi la metà dei casi (1733), tra cui 16 morti, è stata segnalata in questa città a 200km a est di Dakar, in cui ogni anno avviene un pellegrinaggio mussulmano, 'le Magal de Touba', che quest'anno si è tenuto il 29 marzo 2005 e ha coinvolto oltre 1,5 milioni pellegrini da tutto il Senegal e da altri Paesi africani.

L'epidemia di colera è cominciata nel mese di gennaio 2005 e si è aggravata con i continui arrivi di gente nella zona alla fine di marzo. A partire dal 23 marzo 2005, il vibrione del colera è stato confermato in 14 di 17 campioni testati. L'epidemia sembra interessare altre regioni del paese e alcuni casi sono stati rilevati anche in Gambia (compresi tre casi testati rilevati a Banjul); ulteriori casi sono stati apparentemente segnalati da paesi limitrofi nei giorni seguenti.

** Il colera è una malattia che provoca fortissimi flussi di diarrea, ancora frequente nei paesi in via di sviluppo dove le condizioni igieniche non sono buone. Il colera è raro nei paesi sviluppati, dove si riscontra generalmente in viaggiatori di ritorno da paesi esotici; viene controllato facilmente e le fatalità sono rare. Nei paesi in via di sviluppo, invece, i decessi possono essere numerosi (20-25% dei colpiti). La prevenzione si effettua seguendo scrupolosamente le norme igieniche, evitando acqua non sicura e cibi crudi o poco cotti. I viaggiatori diretti in Senegal dovrebbero prestare particolare attenzione alle norme igieniche; stessa attenzione va riservata a coloro che, senegalesi o non, ritornino da questo paese, soprattutto se impiegati nel settore alimentare (il tempo di incubazione non supera normalmente i cinque giorni).

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3. OGM: controlli da farsi sul Bt10 e fatti sulle sementi in Italia

Con Decisione del 18 aprile (pubblicata il 21), l'Unione Europea ha deciso di vietare le importazioni dagli Stati Uniti di due prodotti a base di mais, i mangimi a base di glutine di mais e le trebbie di birra, a meno che i controlli assicurino in modo completo che tali prodotti importati non contengano il Bt10, un mais geneticamente modificato non autorizzato negli USA e in nessuna altra parte del mondo. Il divieto sarebbe stato totale, perché fino a pochi giorni fa non era disponibile alcun metodo convalidato per escludere la presenza di questo mais geneticamente modificato; la situazione è da poco cambiata con l'introduzione di un metodo ufficiale. Questi prodotti possono ora essere immessi nel mercato comunitario solo se sono accompagnati da un rapporto analitico di un laboratorio accreditato che dimostra che il prodotto non contiene Bt10. La decisione precisa che sono gli operatori responsabili della prima immissione sul mercato ad assumersi la responsabilità di una eventuale partita contaminata e che devono sopportare i costi delle analisi. Inoltre, gli stati membri sono invitati a fare controlli sui prodotti già sul mercato. Secondo l'ISTAT, nel 2004, l'Italia ha importato circa 7000 tonnellate di prodotti della categoria cui appartengono le trebbie di birra e 100 di residui del granturco, di cui quantità trascurabili dagli USA.

Il problema si è originato a causa di sementi transgeniche di Bt11 (una varietà autorizzata) involontariamente contaminate con Bt10 che Syngenta, una compagnia svizzera di prodotti agrochimici nonché una delle multinazionali più impegnate nelle biotecnologie, ha venduto negli Stati Uniti; il mais che ne è cresciuto è stato esportato, in forma trasformata, anche verso l'Europa. Le autorità statunitensi hanno adottato un approccio molto conciliante sul problema, emerso in seguito ad un controllo interno di una ditta sementiera, mentre in Europa si è optato per una linea più rigida. Circa 1000 tonnellate di mangimi e prodotti alimentari potenzialmente contaminati, come ad esempio olio o farina contenente il mais, sembra siano entrati in Europa dal 2001. Al momento si ritiene che i prodotti ancora contaminati siano solo mangimi.

Bt10 e Bt11 sono molto simili poiché esprimono le stesse proteine transgeniche, Cry1Ab e PAT. Tuttavia, Bt11 conterrebbe anche un gene per la resistenza all'antibiotico ampicillina. La presenza di questo gene non costituisce comunque un pericolo per la salute. L'EFSA (l'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) è in attesa di ulteriori dati per poter completare la valutazione di sicurezza. Contro l'uso di questo gene per la resistenza si era già espressa l'UE con la direttiva 2001/18, che ne raccomandava l'eliminazione a causa dei suoi effetti dannosi sia sull'uomo che sull'ambiente.

Nello stesso periodo, l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICRF) ha reso noto di aver sequestrato 579 tonnellate di mais e denunciato i produttori all'Autorità giudiziaria, dopo che, sul totale delle sementi immesse nel mercato nazionale, il 3,5% dei campioni analizzati di mais e il 3,3% di quelli di soia (10 campioni) hanno evidenziato la presenza di OGM (gli OGM non sono attualmente autorizzati per la coltivazione in Italia). Questi sono i risultati del programma di controllo condotto dall'ICRF, dall’Ense (Ente Nazionale Sementi Elette, che controlla le sementi nazionali) e dell’Agenzie delle Dogane, per verificare la presenza di OGM nelle sementi di mais e soia. Nel corso del programma per il 2005 sono stati prelevati 1.564 campioni rappresentativi di circa 32 milioni di chilogrammi di sementi per il mais, mentre per la soia i campioni prelevati sono stati 307 rappresentativi di un campione di oltre 6,2 milioni di chilogrammi. Il campionamento ha interessato il 97% delle sementi di mais destinate alle semine del 2005 e il 50,8% delle sementi di soia.

** Anche se il Bt10 non rappresenta un pericolo per la salute, è sconcertante l'incapacità di un'industria come Syngenta di controllare la purezza delle proprie linee transgeniche. Le autorità americane sono state poco trasparenti sull'accaduto e non hanno mostrato la fermezza di altre occasioni. Il comportamento europeo è quindi più che giustificato; in vista di un numero sempre maggiore di OGM, è importante difendere la credibilità del sistema regolamentare e preparare gli operatori agroalimentari a questo tipo di situazioni (non è chiaro se gli importatori dei due ingredienti potranno scaricare i costi su Syngenta). Gli operatori agroalimentari devono pertanto tutelarsi da questo tipo di evento. D'altro canto, appare molto corretto il vasto programma di controlli preventivi effettuato dalle autorità italiane che, però, potrà essere vanificato in futuro in presenza di questo tipo di eventi (che i normali controlli non rilevano). Si rileva inoltre, dai dati italiani, la perdurante difficoltà ad impedire la contaminazione di transgeni, anche nella soia (biologicamente meno disposta alla contaminazione). Si noti comunque che il consumatore, in questa circostanza, non ha motivi di preoccupazione per la salute. Al contrario, i mangimisti dovrebbero verificare la mancanza di Bt10 nelle loro linee produttive (per cui la tolleranza è quella analitica).

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4. Sale iodato: effetti benefici resi operativi per legge

I punti vendita di sale alimentare destinato al consumo diretto devono assicurare in primo luogo la disponibilità di sale arricchito con iodio e, solo su richiesta del consumatore, di sale comune; inoltre devono esporre una locandina per informare la clientela sui principi e sugli effetti del sale arricchito con iodio, ai sensi di un futuro decreto del Ministro della Salute. Nei ristoranti e nelle mense gli operatori devono mettere a disposizione, oltre al sale comune, anche quello iodato. Questi sono i punti salienti della legge numero 55 del 21 marzo 2005 che definisce le modalità di utilizzo e vendita del sale arricchito con iodio, sia per il consumo diretto sia per l'impiego nella preparazione e conservazione dei prodotti alimentari. Infatti, all'articolo 4, la legge consente ora l'uso di questo tipo di sale anche nella preparazione degli alimenti.

** Il gozzo è un ingrossamento anomalo della ghiandola tiroide che si gonfia, in alcuni casi, a causa della ridotta disponibilità di iodio che dovrebbe essere apportato all'organismo con l'alimentazione. Il gozzo endemico è purtroppo presente nel nostro paese, anche sotto forma di carenze meno accentuate. Soprattutto nelle zone dove lo iodio è naturalmente carente, il sale arricchito con iodio è la fonte ideale di questo elemento per l'organismo; finalmente anche le autorità italiane hanno agito di conseguenza. L'uso del sale iodato non presenta controindicazioni. Poiché la legge non prevede sanzioni, a meno di integrazioni successive, la responsabilità della iodoprofilassi sarà soprattutto degli operatori, dai ristoratori ai produttori di alimenti. 

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5. Mytilus galloprovincialis: lo spazzino delle coste marchigiane

In un vasto programma di controlli, le cozze presenti sulle barriere frangiflutti della costa marchigiana (specie Mytilus galloprovincialis) sono risultate quasi tutte conformi ai limiti di legge per quanto riguarda i parametri microbiologici. Purtroppo, questi parametri non sembrano adeguati a riflettere la realtà sanitaria: si è riscontrata la presenza di virus dell'epatite A (attraverso saggio dell'RNA) anche quando i parametri richiesti dalla legge erano conformi. Inoltre, si è riscontrata un'alta percentuale di campioni con batteri del genere Vibrio (l'80% dei campioni relativi alla zona Senigallia), potenzialmente pericolosi, ma non da monitorare secondo la legge. Altro motivo di preoccupazione è costituito dalle biotossine algali che sono state rilevate in frangiflutti situati a 4,5 km dalla costa.

Per quanto riguarda, invece, i contaminanti chimici, metalli pesanti e pesticidi organoclorurati, tutti i valori riscontrati sono situati al di sotto dei limiti imposti dalla normativa; nel caso particolare dei policlorobifenili (PCB) i livelli di contaminazione sono simili a quelli riscontrati in banchi naturali di questi molluschi, che sono meno soggetti a queste sostanze.

Infine anche l'aspetto parassitologico è da considerare sotto controllo, a causa della costante assenza di parassiti riscontrata in questi molluschi dalle analisi effettuate. Sono questi i risultati di un progetto condotto dall'Istituto zooprofilattico sperimentale (IZS) delle Mrche per valutare lo stato igienico-sanitario delle popolazioni naturali di Mytilus galloprovincialis che popolano le barriere frangiflutti del litorale compreso tra Senigallia e Fano. Secondo l'IZS, questi dati non sconsigliano la balneabilità di queste acque, ma sono una forte controindicazione al consumo di cozze o altri molluschi provenienti da questa barriere.

** Le cozze filtrano un'enorme quantità d'acqua, assorbendo ogni sorta di contaminante chimico o biologico. Di conseguenza, la legge proibisce il consumo di molluschi non controllati. Questo divieto è spesso ignorato dai consumatori. I dati provenienti dalle Marche sconsigliano decisamente il comportamento di alcuni consumatori che raccolgono direttamente questi "spazzini del mare" dalle barriere frangiflutti. Lo studio mostra anche come i parametri di legge per questi microorganismi vadano modificati.

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6. La nuova piramide alimentare americana approda sul web

Il 19 aprile, per la prima volta da quando è stata introdotta la piramide alimentare nel 1992, si è proceduto ad un suo rifacimento con lo scopo di mettere in evidenza l'importanza di mangiare una varietà di alimenti, tra cui anche i grassi sani, e l'importanza di fare attività fisica. La nuova piramide è costituita da strisce, con colori diversi per ciascun gruppo di alimenti, che vanno dalla punta alla base, diversamente dalle fasce orizzontali che caratterizzavano la vecchia versione. Questo nuovo strumento è basato sulle linee guida in campo di dietetica del gennaio 2005 che sottolineano, ai fini di una corretta alimentazione, l'importanza di mangiare frutta e verdura, grano intero e grassi sani (tra cui i dadi e l'olio di oliva) e che, dall'altro lato, consigliano un uso limitato di zuccheri aggiunti, di grassi saturati e di acidi grassi trans. Rispetto alla vecchia, la nuova piramide è interattiva e per ora è disponibile solo sul web nei due siti www.mypyramid.gov e www.mypyramidtracker.gov. Il secondo sito, che offre una base di dati di 8.000 alimenti e di 600 tipi di attività fisiche diverse, permette agli utenti di tenere un'annotazione in formato elettronico della propria situazione alimentare annuale e dell'attività fisica, direttamente sul sito. Gli utenti possono visualizzare in ogni momento la propria storia alimentare organizzata per giorno, settimana, mese o anno, in modo da poterla paragonare con le linee guida di riferimento.  

Anche in Italia, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha elaborato le nuove “Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana”. Queste linee guida contengono consigli ai consumatori riguardo al controllo del proprio peso corporeo, all'importanza di fare attività fisica e agli alimenti che bisognerebbe mangiare maggiormente, come ad esempio cereali, legumi, ortaggi e frutta. L'INRAN inoltre consiglia di scegliere i grassi sani invece di quelli saturi, di non esagerare con zuccheri, bevande zuccherate e alcolici, di fare un abbondante uso di acqua e di limitare l'aggiunta di sale agli alimenti. Inoltre queste linee guida contengono le norme di una corretta alimentazione in caso di gravidanza, allattamento, per bambini in età scolastica e adolescenti, per donne in menopausa e per anziani.

** La principale novità di questa piramide è sicuramente l'interattività grazie all'utilizzo del web. Tuttavia, proprio questa caratteristica è stata molto criticata perché limita l'accesso ai consumatori più informatizzati. Inoltre, rischia di aumentare i problemi della piramide precedente, molto conosciuta ma poco usata, perché difficile da comprendere. Un altro aspetto debole è lo scarso coraggio nell'indicare gli alimenti che devono essere consumati in ridotte quantità. Sia la nuova piramide USA sia le linee guida INRAN sono strumenti utili per l'intero settore alimentare e per i consumatori.

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7. E inoltre:

8. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 16/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici

  • Nel Regno Unito, un prodotto della Saclà (il condimento per risotti al porro e zafferano) è stato trovato contaminato con Sudan I, in tre lotti diversi. Questo tipo di confezioni (1,12 kg) vengono venduto solo per la ristorazione e non sembrano disponibili in Italia. è disponibile in lingua inglese un comunicato stampa della Saclà. L'ingrediente risultato contaminato è il turmerico, un ingrediente minore.
  • L'altro problema per i prodotti italiani riguarda il pericoloso verde malachite in acquacoltura, riscontrato dalle autorità tedesche
  • Continuano i controlli delle autorità inglesi sull'ocratossina nel peperoncino (i problemi sono segnalati in Spagna)
  • Vanno inoltre segnalati i continui problemi con i coloranti Sudan in olio di palma proveniente dal Ghana
  • Infine, la segnalazione dei coloranti Para Red, Rodamina B e Orange II (CAS 633-96-5) rischia di aprire un nuovo fronte di problemi per il peperoncino. Evidentemente alcuni paesi non riescono a controllare l'uso di coloranti chimici nei loro prodotti. Il problema del Para Red si è rapidamente esteso al Regno Unito. Il Para Red è strutturalmente simile ai coloranti Sudan ed è ragionevole presumere che sia cancerogeno come gli altri Sudan. Per la rodamina B, esistono informazioni limitate che indicano un suo effetto cancerogeno negli animali (ma non per via orale). Per l'Orange II ci sono apparentemente informazioni limitate sulla tossicità; uno studio indiano del 1987 ne riporta un ampio uso in quel paese; la mutagenicità è oggetto di dibattito.
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
11/04/2005 Livelli eccessivi di solfiti Gamberi precotti Francia Italia
11/04/2005 Presenza dei colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Condimento al porro e zafferano per risotto; Marca: Saclà; Lotti: 44027 1.12kg Scacenda End 31.07.05; 44188 1.12kg Scadenza 31.01.06; Lotto 45018 1.12kg Scadenza 31.07.06. Questi lotti sono stati venduti solo per la ristorazione Italia Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi del colorante giallo Sunset Yellow FCF e del colorante arancione Orange Yellow S (E 110) Frutta candita (pezzi di cuore di ananas insaporiti al mango) Tailandia via Germania Slovenia
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina patulina Succo di mele Germania Grecia
12/04/2005 Livelli eccessivi di acido sorbico Prugne nere Cile via Olanda Estonia
12/04/2005 Presenza dei colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma fresco Ghana via Olanda Austria
12/04/2005 Presenza di pezzi di vetro Cetriolo marinato Ungheria via Danimarca Finlandia
12/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Gruppo B Formaggio fresco Spagna Spagna
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Paprika Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Paprika Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Peperoncino in polvere Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Paprika Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Peperoncino di Caienna tritato Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Paprika Spagna Regno Unito
12/04/2005 Livelli eccessivi della tossina fungina ocratossina A Paprika affumicato Spagna Regno Unito
12/04/2005 Presenza dell'additivo per mangimi non autorizzato selenio organico Mangimi Regno Unito Regno Unito
13/04/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 4 Olio di palma rosso Ghana via Costa D'avorio Belgio
13/04/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Smeriglio congelato (Isurus oxyrinchus) Spagna Italia
13/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Uova Germania Danimarca
13/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Frattaglie Francia Italia
14/04/2005 Presenza dei coloranti non autorizzati rodamina B e orange II Peperoncino secco in polvere Vietnam via Olanda Germania
14/04/2005 Presenza del colorante non autorizzato Para Red Peperoncino in polvere Uzbekistan via Spagna Olanda
15/04/2005 Presenza del patogeno Listeria Salmone selvatico affumicato e affettato Danimarca Austria
15/04/2005 Presenza dei colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Paprika Repubblica Ceca via Spagna Slovenia
15/04/2005 Presenza del residuo di farmaco malachite verde Trota iridea Italia Germania

N. 14/2005 15 Aprile 2005

Sommario

1. Editoriale

L'EFSA, l'autorità europea di sicurezza alimentare, ha pubblicato un'opinione molto completa ed utile su Bacillus cereus. Negli USA, le autorità hanno registrato un sostanziale declino di molte patologie trasmesse dagli alimenti. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, la migrazione di alluminio dai contenitori agli alimenti non comporta un pericolo sanitario. Tuttavia, alcuni accorgimenti da parte dei consumatori sarebbero utili per mantenere intatto il sapore dell'alimenti. Dalla Nuova Zelanda, giunge la conferma che la possibilità di infezioni da Enterobacter sakazakii non può essere sottovalutata. Infine, uno studio chiarisce il ruolo del trisodio fosfato nel migliorare la qualità microbica del pollame macellato.

2. Dall'EFSA: tutto quello che volevate sapere su Bacillus cereus

Soltanto i forti trattamenti termici usati per gli alimenti in scatola a bassa acidità sono in grado di assicurare una distruzione completa delle spore di Bacillus cereus,. Questa è una delle conclusioni del pannello sui pericoli biologici (pannello BIOHAZ) dell'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare). Tra le altre, negli alimenti non sterilizzati in maniera forte, il numero di spore deve essere mantenuto il più basso possibile mediante procedure igieniche adeguate e disinfezione delle apparecchiature di lavorazione. Nel contempo, il raffreddamento veloce è necessario per evitare la germinazione e lo sviluppo delle spore di questo batterio. Il pannello ha anche concluso che il pH basso (inferiore a 4,5) e la riduzione dell'attività dell'acqua libera (aw, inferiore a 0,92) contribuiscono ad inibire B. cereus. In altri casi, la refrigerazione sotto 4°C è necessaria per prevenire la crescita di tutti i ceppi di questo batterio, compresi quelli psicrotrofi (che crescono a temperature basse). Tuttavia, sotto i 10°C, la fase lag e i tempi di generazione di questo batterio subiscono un aumento significativo, specialmente quando altri fattori (cioè pH, aw e contenuto di nutrienti dell'alimento) non sono ottimali per la crescita del batterio stesso; è necessaria però una verifica microbiologica.

Sulla base delle letteratura più recente, il Pannello ha anche tratto la conclusione che Bacillus cereus è la causa di due tipi di malattie trasmesse dagli alimenti, un'intossicazione emetica (vomito) dovuta all'ingestione di una tossina (cereulide) che si forma negli alimenti e un'infezione diarroica dovuta all'ingestione di cellule o spore batteriche che producono le enterotossine nell'intestino tenue. L'intossicazione emetica è causata da un gruppo molto omogeneo di ceppi batteri di B. cereus, gli unici in grado di produrre la tossina cereulide. Al contrario i ceppi che provocano diarrea non sono facili da identificare a causa dei loro meccanismi di infezione vari e complessi, e di cui si conosce ancora molto poco. B. cereus, è ubiquitario (si trova ovunque nell'ambiente) e un numero ridotto delle sue spore, comunque troppo basso per causare l'avvelenamento alimentare, può essere trovato in una vasta gamma di derrate alimentari. Le spore possono germinare e moltiplicarsi in alimenti umidi e a bassa acidità e si sviluppano tra una temperatura tra i 4-5°C e i 55°C.

** Sulla base della legislazione europea, l'EFSA sta esaminando le conoscenze scientifiche più recenti su numerosi patogeni legati agli alimenti; gli obiettivi sono di elencare gli alimenti a rischio, di determinare le dose infettive e di consigliare le  misure di controllo. I documenti risultanti sono di grande interesse per operatori della filiera alimentare e autorità di controllo. Per prevenire le intossicazioni da B. cereus, è importante consumare o somministrare rapidamente gli alimenti cotti; in alternativa, essi devono essere conservati al caldo  (sopra i 60°C) oppure al freddo (in frigorifero).

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3. USA, 2004: declino dei patogeni batterici

Nel 2004, negli USA, si è registrato un declino nell'incidenza delle infezioni causate da Campylobacter, da Cryptosporidium, da Escherichia coli (STEC) O157, da Listeria, da salmonella e da Yersinia. Le diminuzioni nell'incidenza di Listeria e di Campyloobacter si stanno avvicinando agli obiettivi nazionali per la salute pubblica; per la prima volta, l'incidenza delle infezioni di STEC O157 risulta al di sotto degli obiettivi posti per il 2010. Questi sono i risultati del programma sulle infezioni emergenti della rete di sorveglianza sulle patologie alimentari (FoodNet) dei CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) americani, che ha raccolto dati da 10 Stati americani sulle malattie causate da patogeni enterici comunemente trasmessi attraverso gli alimenti.

Nel 2004, i casi segnalati dal FoodNet hanno compreso 239 focolai epidemici di malattie associate agli alimenti; 138 (il 58%) di questi focolai sono stati associati ai ristoranti. Le eziologie (cause) più comuni si sono rivelate norovirus (57%) e salmonelle (18%). Confrontando i dati del periodo 1996 - 1998 con quelli del 2004 si è visto che l'incidenza stimata di parecchie infezioni è diminuita significativamente. L'incidenza di infezioni da Campylobacter è diminuita del 31%, quella di Cryptosporidium del 40%, quella di STEC O157 del 42%, quella di Listeria del 40% (intervallo di confidenza, CI = 25% - 52%), quella di Yersinia del 45% (CI = 32%--55%), mentre quella relativa alle infezioni associate a Salmonella solo dell'8%. L'incidenza delle infezioni di Shigella non è cambiata significativamente in 2004 rispetto al periodo precedente, mentre le infezioni associate a vibrioni sono aumentate del 47%.

Anche se l'incidenza di Salmonella è diminuita globalmente, dei cinque sierotipi più comuni di questa specie, solo S. Typhimurium ha mostrato una diminuzione significativa del 41%. L'incidenza stimata di S. Enteritidis e di S. Heidelberg non è cambiata significativamente, mentre S. Newport e S. Javiana hanno mostrato un aumento del 41% e del 167% rispettivamente.

** Gli sforzi americani per controllare le infezioni trasmesse dagli alimenti sembrano aver avuto un buon successo, soprattutto su alcuni patogeni. Vi sono alcune eccezioni: Salmonella, tra gli altri, continua a preoccupare le autorità, con alcuni sierotipi anche rari, come del resto accade anche in Europa. Anche per le patologie in declino, le autorità americane ritengono necessari ulteriori sforzi. Sono poi raccomandate misure specifiche nei casi in cui la relazione tra ospite naturale e patogeno è ben conosciuta (per esempio, ostriche e Vibrio). In generale, comunque, questi dati risultano incoraggianti: esiste la possibilità concreta di ridurre queste infezioni. Questi dati possono fornire anche indicazioni sui possibili trend futuri in Europa.

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4. La migrazione dell'alluminio non è un problema

I contenitori di alluminio in contatto con alimenti, nelle reali condizioni di conservazione e cottura, non rilasciano sostanze in quantità tali da rappresentare un rischio per la salute dei consumatori, nelle normali e corrette condizioni d'uso. Dovrebbero, tuttavia, essere tenuti presenti alcuni accorgimenti, soprattutto per quanto riguarda l'alterazione delle caratteristiche organolettiche degli alimenti (sapore metallico). Queste sono le conclusioni tratte da diversi studi sperimentali condotti dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sull'alluminio a contatto con gli alimenti. Le analisi sono state effettuate sia sugli stessi alimenti, cotti o conservati all'interno dei contenitori di alluminio, sia su simulanti alimentari, che riproducono artificialmente le condizioni d'uso.

** Anche se a livelli molto bassi, una migrazione di sostanze dai contenitori di alluminio agli alimenti è quasi sempre presente. In questo quadro, i risultati dell'ISS sono confortanti e molto interessanti. Per i consumatori e i ristoratori, il consiglio è di non conservare gli alimenti a temperatura ambiente (o al caldo) in alluminio per più di 24 ore.

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5. Nuova Zelanda: E, sakazakii è un rischio reale

Lo scorso luglio, in Nuova Zelanda, una bambina è morta nel reparto di cure intensive per neonati dell'Ospedale di Waikato a causa di una meningite associata al latte in polvere somministratole in ospedale. L'agente infettivo è stato identificato come Enterobacter sakazakii, che ha contagiato altri bambini in maniera asintomatica. Secondo un'analisi indipendente del comportamento delle autorità, queste hanno agito in maniera comprensibile (non avevano dato nessuna indicazione agli ospedali) perché non vi erano stati casi precedenti nel Paese (anche se indagini più approfondite hanno rilevato che tre casi erano stati già registrati nel paese); secondo la stessa inchiesta, però, avrebbero potuto prendere misure preventive adeguate sulla base delle indicazioni internazionali, tra cui vietare l'uso di latte in polvere nei reparti di neonatologia.

** Il latte per l'infanzia è un alimento generalmente sicuro, ma che richiede cure particolari; è consigliabile utilizzare latte liquido sterile per i neonati prematuri. Infatti il latte in polvere non è sterile, anche quando le procedure di produzione sono corrette. Anche in Italia un'informazione e prevenzione adeguate sono necessarie per evitare tragici eventi. Il lavoro delle autorità neozelandesi non era stato sufficientemente scrupoloso.

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6. Trisodio fosfato: sul pollo blocca soprattutto i gram-negativi

Gli effetti antimicrobici del trisodio fosfato (TSP) sono amplificati sui batteri gram-negativi se sono contemporameanmente presenti anche batteri gram-positivi. In uno studio recentemente pubblicato, cosce di pollo sono state artificialmente inoculate e conservate in frigorifero a una temperatura di circa 3° C. Le riduzioni più grandi sono state osservate sui gram-negativi (Salmonella Enteritidis and P. fluorescens) in generale e in particolare quando nei campioni erano presenti anche Brochothrix thermosphacta e Listeria monocytogenes.

** All'interno del sistema HACCP per gli operatori del settore carni, l'utilizzo di trisodio fosfato è una possibilità interessante.

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7. E inoltre:

8. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici

  • Non sono stati segnalati problemi associati a prodotti italiani
  • Salmonella continua a dimostrarsi un patogeno alimentare molto importante anche con la presenza di sierotipi rari, soprattutto negli alimenti a base di carne. Per quanto riguarda Salmonella mgulani, in Australia è stato osservato un focolaio epidemico nel 2000 (http://www.health.gov.au/internet/wcms/Publishing.nsf/Content/cda-pubs-cdi-2000-cdi2410-cdi2410f.htm ). Non sorprende quindi che il cinghiale provenga dall'Australia
  • Per quanto riguarda i nuovi problemi, questa settimana si possono notare le segnalazioni del colorante Ponceau 4R, Rosso di cocciniglia A (E 124) e degli additivi non autorizzati benzoato di sodio (E 211), in realtà non del tutto nuovo, e trifosfato di pentasodio (E 451)
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
04/04/2005 Livelli eccessivi di solfiti Gamberetti precotti (Penaeus vannamei) Francia Italia
04/04/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Nocciole Spagna Portogallo
05/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Testina di maiale tritata congelata Spagna Italia
05/04/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Lombi di smeriglio surgelati (Isurus oxyrinchus) Spagna Italia
05/04/2005 Presenza degli additivi non autorizzati benzoato di sodio (E 211) e trifosfato di pentasodio (E 451) Uova sode in scatola Olanda Svezia
06/04/2005 Livelli eccessivi del colorante ponceau 4R, rosso di cocciniglia A (E 124) Decorazioni per torte Olanda Slovenia
06/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella mgulani Filetto di cinghiale Australia via Belgio via Svezia Norvegia
07/04/2005 Livelli eccessivi di acido sorbico Prugne nere secche Cile Estonia
08/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella indiana Gallina faraona surgelata Francia Norvegia
08/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella typhimurium Quaglie surgelate Francia Svezia
08/04/2005 Presenza del residuo di farmaco malachite verde Trota iridea Danimarca Germania

N. 13/2005 8 Aprile 2005

Sommario

1. Editoriale

L'Unione Europea ha reagito al persistente problema della contaminazione da coloranti Sudan: da una parte, controlli sistematici anche su olio di palma e curcuma, dall'altra un severo monito alle imprese, che, in particolare ma non solo in Inghilterra, si sono dimostrate incapaci di risolvere il problema. Dal Brasile giunge la notizia di numerosi casi di difillobotriasi associati a salmone importato dalla Cina. L'EFSA, l'autorità di sicurezza alimentare europea, ha pubblicato un rapporto su Campylobacter: la prevenzione va effettuata a livello di allevamenti di pollame e, soprattutto, quando gli alimenti vengono preparati, sia nella ristorazione che a livello domestico. Studiosi inglesi sostengono di aver identificato l'origine della patogenicità di E.coli O157, mentre dagli USA si conferma l'importanza di questa infezione. Infine, i CDC americani hanno dimostrato l'utilizzo di uno specifico software basato sul Web per identificare il veicolo di un importante focolaio epidemico di salmonellosi.

2. Coloranti Sudan e UE: più controlli e tirata d'orecchie alle imprese

I rappresentanti degli Stati Membri dell'Unione Europea (UE) hanno raggiunto un accordo per effettuare ulteriori controlli sugli alimenti per rilevare i coloranti illegali e potenzialmente cancerogeni della categoria Sudan. I controlli sono stati estesi all'olio di palma non trattato (vergine) e alla curcuma, una radice gialla di origine indiana usata come spezia (ingrediente del curry). La decisione è stata presa perché numerosi campioni di olio di palma e di curcuma sono risultati contaminati; per quanto riguarda la curcuma, la contaminazione è stata rilevata anche in due campioni importati a Cipro e in Spagna. L'UE ha deciso di estendere i controlli anche a questi prodotti in via precauzionale.

Sempre secondo la UE, sono gli operatori alimentari (cioè, industrie, fornitori, ecc.) che devono garantire la sicurezza dei loro prodotti, prendersi la responsabilità di eventuali malfunzionamenti nella catena alimentare e assicurarne la tracciabilità e la trasparenza. Devono, inoltre, procedere con immediati ritiri dal commercio in caso di prodotti contaminati; in casi di emergenza, devono cooperare con le autorità per ridurre il rischio per i consumatori. Questi sono alcuni dei sette punti chiave che la Commissione Europea ha ricordato agli operatori attraverso un volantino informativo pubblicato il 4 Aprile scorso. Il depliant riguarda il commercio alimentare e si intitola: "Key Obligations of Food and Feed Business Operators" (Obblighi principali degli operatori del commercio di alimenti e mangimi).

** E' dalla metà del 2003 che i coloranti Sudan preoccupano l'UE a causa delle sue proprietà cancerogene; nonostante ciò si continuano a registrare segnalazioni e ritiri alimentari associati a questo colorante. Ora l'Europa sta spostando l'attenzione dai peperoncini all'olio di palma, mentre l'attenzione nei confronti della curcuma fa pensare al pericolo di una continua introduzione di questo colorante in prodotti sempre nuovi e che sfuggono alla legislazione vigente. La risposta dell'UE a questo problema consiste anche in un richiamo alle responsabilità degli operatori alimentari, in base anche ai recenti problemi riscontrati in Inghilterra. Per le aziende che utilizzano o distribuiscono prodotti potenzialmente contaminati (in cui il peperoncino può essere anche solo un ingrediente), è necessario mantenere un adeguato livello di controlli; per chi importa materie prime a rischio non solo dall'India o dal Ghana, è importante una conoscenza approfondita dei partner extraeuropei.

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3. Diphyllobothrium spp. si sposta nelle acque salate

Tra il marzo 2004 e il marzo 2005 , nella città di San Paolo in Brasile si sono verificati 28 casi di difillobotriasi, un'infezione trasmessa dal parassita platelminta Diphyllobothrium spp.. Questo parassita è associato a pesci d'acqua dolce e per questo è raro trovarlo in animali d'acqua salata. Tutti i soggetti hanno riferito di aver mangiato sushi o sashimi in vari ristoranti della città e molti si sono accorti dell'infezione vedendo pezzi del parassita nelle loro feci. Le autorità, per prevenire ulteriori casi, suggeriscono di congelare il pesce che sarà mangiato crudo, per almeno 24 ore a -18°C. Dei 28 casi, 18 si sono verificati nel 2005 contro i 2 manifestatisi tra il 1998 e l'inizio del 2004, entrambi in stranieri che avevano mangiato pesce crudo in un ristorante.

Il principale sospettato di questa infezione sembra essere il salmone, importato soprattutto dalla Cina, riconosciuto dalla letteratura come l'ospite principale dei parassiti insieme ad altre specie che vivono nelle coste dell'America come il robalo, il luccio di mare, l'aguglia, la cobia e la spigola spagnola.

** La malattia difillobotriasi può essere associata all'assunzione di pesce crudo (sushi e sashimi), affumicato e poco cotto. Nelle regioni in cui esiste il rischio di questa infezione è opportuno procedere al congelamento preventivo del pesce da mangiarsi crudo. In generale, particolari precauzioni vanno adottate nei ristoranti dove viene servito pesce non cotto. I problemi con il salmone di origine cinese potrebbero riguardare anche l'Europa.

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4. Campilobacter: un problema di tutta la filiera

La contaminazione crociata e il contatto delle mani contaminate con gli alimenti durante la preparazione di cibi sembrano essere le cause principale della campilobatteriosi; il batterio passa dalla carne di pollame ad alimenti che non verranno cotti (pronti per il consumo) o direttamente alla bocca delle persone. Per questo dovrebbero essere promosse pratiche igieniche adeguate a livello di ristorazione e a livello domestico. Queste sono le conclusioni del pannello sui pericoli biologici (pannello BIOHAZ) dell'EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) in merito al patogeno Campylobacter. Nel rapporto è stato anche sottolineato che ridurre la presenza di questo batterio del pollame negli animali vivi e nelle carcasse al macello riduce considerevolmente il rischio per i consumatori. Questo risultato potrebbe essere ottenuto con rigorose misure di biosicurezza nella produzione primaria. Viene anche raccomandata l'introduzione di obiettivi di prestazione (o performance) nella produzione di pollame e di standard microbiologici per Campylobacter nei prodotti finiti.

L'EFSA ricorda anche che l'assunzione di carne poco cotta di maiali e ruminanti, normalmente a basso rischio di campilobatteriosi, diventa pericolosa soprattutto se nei processi produttivi si utilizzano trattamenti con acqua non trattata o che presenta contaminazione fecale. Inoltre, anche il consumo di latte crudo, di acqua contaminata o di molluschi bivalvi possono essere importanti cause di questa infezione.

** L'importanza della campilobatteriosi come patologia trasmessa dagli alimenti è stata riconosciuta non molti anni or sono con l'introduzione di migliori tecniche colturali. In alcuni paesi, è risultata essere la prima causa di gastroenteriti batteriche, soprattutto nella popolazione infantile. Secondo l'EFSA, l'intervento a monte nella filiera (produzione primaria) è una componente importante della prevenzione, insieme ad una grande attenzione alle norme igieniche nella preparazione degli alimenti. Per gli allevatori di pollame, è utile prepararsi ad introdurre misure di prevenzione. Nel settore della ristorazione, lo scrupoloso rispetto delle norme igieniche contro la contaminazione crociata è di fondamentale importanza per proteggere i propri clienti. Per i consumatori, valgono gli stessi consigli: si possono evitare le gastroenteriti, sopratutto ai bambini.

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5. Un virus ha reso pericoloso E. coli

è stato l'infezione di un virus a trasferire ad E. coli la capacità di produrre la tossina Shiga, causando negli ultimi decenni la comparsa del ceppo patogeno O157. Il virus entra in E. coli riconoscendo un recettore solo recentemente identificato. Questo è il risultato del lavoro di un team di scienziati dell'Università di Liverpool.

Sempre riguardo ad E. coli O157:H7, recenti dati americani indicano che questo patogeno causa annualmente 73.000 casi di infezione negli Stati Uniti. Dal 1982 a 2002 49 Stati hanno segnalato 350 focolai epidemici associati a questo batterio, con un totale di 8.598 casi di cui 1.493 ricoveri ospedalieri (il 17%), 354 casi di sindrome uremica emolitica (HUS,il 4%) e 40 morti (0,5%). I veicoli di trasmissione per 183 (52%) di questi focolai sono stati gli alimenti, per 74 (21%) cause ignote, per 50 (14%) il trasferimento da persona a persona, per 31 (9%) l'acqua, per 11 (3%) il contatto con animali e per uno solo (0,3%) il contagio in un laboratorio di analisi. Per 75 (41%) focolai epidemici associati ad alimenti il veicolo di infezione è stata la carne macinata, mentre per 38 (21%) altri prodotti alimentari.

** Secondo i dati inglesi, sarebbe stato un evento preciso a causare la comparsa del pericoloso ceppo O157; evidentemente, esistevano anche le condizioni evolutive favorevoli al suo affermarsi. Dagli USA, giunge invece la conferma dell'importanza epidemiologica di questo patogeno, per cui anche in Italia dobbiamo essere preparati.

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6. Il Web risolve il caso dei trapiantati infettati

Un grande focolaio epidemico di Salmonella enterica javiana era stato scoperto tra i partecipanti ai Giochi dei Trapiantati degli Stati Uniti, una competizione olimpica riservata ad atleti che hanno subito trapianti di organi o di midollo osseo. La competizione si era tenuta tra il 25 e il 29 giugno del 2002 in un parco di divertimenti di Orlando, in Florida. Gli investigatori hanno identificato nei pomodori di tipo Roma, venduti a pezzetti e congelati, tutti provenienti da un unico impianto di produzione, la causa del focolaio. Le indagini sono state condotte via Internet. Sulla base dei risultati delle prime interviste telefoniche, hanno condotto uno studio in rete dei partecipanti ai giochi utilizzando e-Quest, un software creato dai Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC). Il software invia un'e-mail a tutti i soggetti potenzialmente coinvolti e le risposte sono automaticamente inserite in un database. Con i dati raccolti dai casi confermati in laboratorio e dalle interviste effettuate in rete è stato possibile condurre analisi statistiche sofisticate.

** Il web offre nuove possibilità per l'indagine epidemiologica. Anche le imprese possono trarre vantaggio da questo strumento per identificare rapidamente eventuali problemi. In Italia resta l'incognita del basso tasso di risposta alle e-mail

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7. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici

  • Salmonella si conferma un problema importante negli alimenti di origine animale in tutta Europa. Ove i dati sono disponibili, le analisi evidenziano anche sierotipi rari.
  • Il problema dei metalli pesanti (mercurio, cadmio) continua a riguardare i prodotti ittici. Appare peraltro di non facile soluzione.
  • Nel caso delle pillole dimagranti, merita attenzione il problema dell'importazione di alimenti che non sono autorizzati in Europa perché mai consumati storicamente (Novel Foods). Si tratta di un problema cui chi importa integratori alimentari innovativi deve prestare particolare attenzione
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
30/03/2005 Migrazione di formaldeide da contenitori ad alimenti Ciotole, bicchieri e piatti di plastica rivestiti di melemmina Cina Francia
30/03/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Pesce spada (Xiphias Gladius) Spagna Italia
30/03/2005 Livelli eccessivi di vitamine Porridge d'avena per bambini in polvere Svezia Finlandia
30/03/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Quaglie intere surgelate Francia Svezia
31/03/2005 Presenza dei patogeni Salmonella enteritidis e Campylobacter jejuni Filetti di pollo surgelati Lituania Estonia
31/03/2005 Presenza dei patogeni Salmonella Virchow e Salmonella enteritidis Pollo surgelato Polonia Svezia
31/03/2005 Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio Pesce spada (Xiphias Gladius) Spagna Italia
31/03/2005 Presenza dei patogeni Salmonella Gold Coast e Listeria monocytogenes Salume spagnolo tipico (Chorizo) Spagna Norvegia
31/03/2005 Presenza, come ingrediente, del cactus Hoodia gordonii, alimento nuovo non autorizzato Pillole dimagranti Germania Olanda
01/04/2005 Presenza dei patogeni Salmonella typhimurium e Campylobacter jejuni Cosce di pollo Germania Estonia
01/04/2005 Presenza del patogeno Listeria monocytogenes  Formaggio francese tipico (Carré du Vinage, Vinageois) Francia Francia
01/04/2005 Livelli eccessivi di cadmio Calamaro (Loliginidae) Stati Uniti Olanda
01/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella typhimurium DT 104 Carne di maiale Germania Danimarca
01/04/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Frattaglie di maiale (lingue e cuori) Francia Italia

N. 12/2005 1 Aprile 2005

Sommario

1. Editoriale

In Germania, si sono riscontrati molti casi di Salmonellosi legati a carne di maiale cruda. Si tratta di un problema che potrebbe raggiungere l'Italia. Nella zona di Roma, il latte di alcune aziende è risultato contaminato con un pesticida vietato per la sua persistenza e tossicità (se le indicazioni fornite dalla stampa sono corrette); apparentemente, non è entrato nella catena alimentare. I livelli di cadmio sono molto alti in alcuni cefalopodi; gli effetti sulla salute sembrano ridotti, ma le conseguenze economiche potrebbero essere importanti in caso di imposizione di limiti legali. Un problema simile riguarda il fegato dei cavalli. Negli USA, è stato registrato un buon successo nella riduzione di E. coli O157 nella carne, mentre le fiere dove c'è contatto diretto con gli animali si confermano un'importante fonte di rischio.

2. Salmonella Bovismorbificans scatenata in Germania

Nel nord-est della Germania tra il 29 novembre 2004 e il 17 marzo 2005, sono stati segnalati all'Istituto Robert Koch (RKI) 525 casi (tutti confermati dal laboratorio) di infezione da Salmonella Bovismorbificans collegati ad assunzione di carne di maiale cruda. Una donna di 62 anni è morta a causa dell'infezione. I casi sono stati identificati per una gastroenterite presentatasi tra il primo dicembre 2004 e il 10 febbraio 2005 e con conferma da analisi delle feci positive per S. Bovismorbificans.

Uno studio caso-controllo è stato condotto dalle autorità tedesche: tra i prodotti alimentari la carne trita cruda di maiale è stato l'alimento più chiaramente associato al focolaio, con un "odds ratio" di 11,0 in un intervallo di confidenza al 95% di 4,2-28,9 (per gli odds ratio, se l'intervallo di confidenza comprende l'unità, cioè 1, l'associazione non è significativa). Altro alimento coinvolto è stata una salsiccia di carne cruda di maiale fermentata che in Germania si chiama Zwiebelmettwurst.

Il paragone tra gli isolati con gel di elettroforesi del sottotipo S. Bovismorbificans e la tipizzazione fagica ha rivelato che i casi umani e gli isolati dai prodotti di maiale erano praticamente indistinguibili (fagotipo 24). Sulla base di questa scoperta sono stati presi provvedimenti a livello dei fornitori di carne: esportavano prodotti anche in altri paesi europei ed extra-europei. Infatti, S. Bovismorbificans è stato identificato anche in altri paesi sia nell'uomo che in campioni alimentari.

** S. Bovismorbificans è un sierotipo di Salmonella relativamente raro (in Italia è stato riscontrato negli ultimi anni in meno dell'1% degli isolamenti). Questo sierotipo non è nuovo come causa di episodi di Salmonellosi: nel 2002, in Queensland (Australia) furono coinvolte 41 persone e nel 1994 in Finlandia 210, di cui il 12% sviluppò artrite reattiva. Nel primo caso, il veicolo identificato fu lattuga contaminata nel ristorante, nel secondo germogli. In generale, a partire dagli anni novanta, tra i casi di salmonellosi, questo sierotipo si è presentato con una certa frequenza in paesi come Finlandia, Inghilterra, Svezia, Austria e Germania; precedentemente vi erano state segnalazioni anche in Italia meridionale. Poiché l'Italia importa suini e carne di suino dalla Germania in notevoli quantità, l'attenzione è d'obbligo, anche se la carne cruda di maiale e il zwievelmettwurst in particolare risultano poco consumati nel nostro paese. Per il consumatore e per il cuoco professionale, l'invito è alla cottura completa della carne di maiale, in qualsiasi circostanza.

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3. Latte romano ai pesticidi

Venerdì 25 marzo 2005, un pesticida è stato trovato nel latte prodotto da più di trecento mucche provenienti da otto piccole e medie aziende agricole di Gavignano e da due di Segni, due comuni a sud di Roma. Le aziende sarebbero componenti di una cooperativa di Valmontone. Secondo la prima versione, la contaminazione è stata segnalata dalla Centrale del latte di Roma, che ne avrebbe rilevato la presenza in una cisterna; successivamente, la Centrale del Latte ha invece smentito la circostanza. Da venerdì 1 aprile, la produzione di latte di questi comuni viene sequestrata e sarà distrutta a cura delle ASL. I controlli sono stati estesi anche ai paesi limitrofi. La sostanza incriminata, secondo la stampa, è il beta-esaclorocicloesano, appartenente al gruppo degli esaclorocicloesani (HCH). Gli HCH si presentano con otto isomeri. L'isomero gamma è il  principale componente attivo del lindano (usato contro i pidocchi); gli altri isomeri, tra cui il beta, sono principalmente scarti di produzione. Come sostanza attiva fitosanitaria, il lindano è stato proibito in Italia con Decreto del Ministero della Salute del 14 marzo 2001. Il beta-HCH è probabilmente una sostanza cancerogena per l'uomo (secondo lo IARC, 2B, cioè possibile cancerogeno per l'uomo); tra gli HCH, è il più persistente nell'ambiente e negli esseri umani. Il limite nel latte per gli isomeri HCH diversi dal gamma è in Italia di 0,010 μg/l – μg/Kg.

I residui del pesticida sono stati trovato principalmente nel silomais, che è un tipo di foraggio ottenuto da mais immaturo, sminuzzato e conservato in silos in forma compattata ("insilato"). Si tratta di uno dei migliori foraggi usati nell'alimentazione dei bovini. I primi silomais contaminati venivano prodotto in campi irrigati dal fiume Sacco, che è stato inizialmente sospettato della contaminazione. La contaminazione è stata poi trovata anche in aziende lontane dal fiume. è stato istituito un comitato di emergenza per scoprire l'origine della contaminazione (il ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, Arpa Lazio, Asl competenti e la direzione regionale di Agricoltura e Ambiente).

** Come sempre accade in Italia, le notizie vengono concesse in dosi molto contenute. L'origine e l'entità della contaminazione è difficile da desumere dai dati esistenti; non è neppure chiaro se parte del latte contaminato è entrata nella catena alimentare. Si presume comunque che la contaminazione sia di origine ambientale. Per chi utilizza latte proveniente dall'area interessata, è opportuno raccogliere ulteriori informazioni, per esempio nel caso di produzioni casearie. Per i consumatori, non è possibile consigliare alcuna misura specifica. Forse nei prossimi giorni sarà possibile dare indicazioni più precise e trarre lezioni per il futuro.

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4. Cadmio abbondante in molluschi e fegato di cavallo

Su 1392 campioni di molluschi cefalopodi esaminati in Italia, concentrazioni di cadmio che superano il limite proposto dalla UE (1 μg/kg) sono state osservate, rispettivamente, nel 44,4% e nel 40,0% dei campioni di carne di polpo e di seppia pizzuta. In tutte le specie di molluschi cefalopodi esaminate le concentrazioni di cadmio si sono dimostrate più alte nell'epatopancreas (la ghiandola digestiva di questi animali) che in tutto il resto del corpo. Questi sono i risultati di uno studio italiano, da poco pubblicato sulla rivista "Journal of Food Protection". Nel dettaglio, la seppia pizzuta (Sepia orbignyana) e il polpo (Octopus salutii) hanno mostrato le più alte concentrazioni, mentre concentrazioni più basse sono state riscontrate nel totano (Illex coindetii). Le altre specie hanno mostrato concentrazioni intermedie.

Livelli elevati di Cadmio sono stati trovati dalle autorità italiane anche nel fegato di cavalli provenienti dalla Polonia. Il cadmio tende ad accumularsi naturalmente a causa del metabolismo di questi animali. Per questo è in corso una discussione a livello europeo sull'opportunità di introdurre livelli massimi per questo metallo pesante nel fegato equino. Alcuni stati membri ne sconsigliano il consumo. Tuttavia, sembra che i livelli di cadmio nel fegato dei cavalli di età inferiore ai 2 anni siano più bassi, e quindi potenzialmente conformi al limite massimo attualmente stabilito per questo elemento nel fegato di bovini, ovini, maiali e pollame (0,5 μg/kg).

**  In entrambi i casi, per la maggioranza dei consumatori, il rischio dovuto a questi livelli di cadmio non è elevato, perché si tratta di alimenti relativamente rari nella dieta. Tuttavia, in alcuni casi i livelli possono essere particolarmente elevati e le diete di alcuni portare a situazioni di rischio reale. Per quanto riguarda le implicazioni economiche, nel caso dei molluschi, l'impatto di norme restrittive sarebbe particolarmente severo. Per la filiera dei molluschi, l'argomento è quindi da seguire con attenzione; lo stesso vale per gli utilizzatori, anche industriali, di carni equine (per cui un monitoraggio è importante). Per il consumatore, è consigliabile non consumare il fegato di cavallo, con l'eccezione occasionale di animali sotto i due anni; i consumi di cefalopodi non devono essere eccessivi.

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5. Carne di manzo cruda: Escherichia coli 0157:H7 tenuto a bada dal FSIS

La regolamentazione introdotta dal Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha avuto un effetto considerevole sulla riduzione di Escherichia coli 0157:H7 nella carne bovina macinata cruda. Infatti, tra il 2002 e il 2003 il tasso di campioni di carne bovina macinata cruda trovati positivi per E. coli 0157:H7 è diminuito del 50 % (intervallo di confidenza al 95 %, 10-72 %). Questa significativa diminuzione è stata osservata sia in campioni provenienti da stabilimenti ispezionati costantemente a livello federale, sia al dettaglio. Solo 189 su 26521 (0,71 %) campioni di carne cruda sono risultati positivi a E. coli 0157:H7 negli anni considerati. I ricercatori che hanno condotto questo studio ritengono che questa diminuzione sia attribuita all'azione ufficiale del Servizio di Ispezione e Sicurezza Alimentare degli Stati Uniti (FSIS) e dalle conseguenti azioni di miglioramento intraprese dalle industrie.

** L'interpretazione dei dati FSIS è oggetto di dibattito; tuttavia, è probabile che una riduzione della prevalenza di questo pericoloso patogeno si sia osservata e che questo vada ascritto a regolamentazione ad hoc. Risulta comunque interessante la misurazione dell'efficacia di una normativa, un approccio che si sta diffondendo anche in Europa.

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6. Escherichia coli e animali: per il contagio non serve mangiarli, basta toccarli

La scorsa settimana in Florida una bambina di 12 anni è morta e 16 persone, di cui 14 sono bambini, si sono ammalate di sindrome uremica emolitica (HUS), un'infezione del rene potenzialmente mortale causata dal batterio Escherichia coli O157, dopo essere stati a delle fiere locali e aver toccato i musi di animali. Cinque di queste sono state ricoverate in un ospedale della Florida in condizioni critiche e uno dei ricoverati è stato messo in dialisi. Le autorità ritengono che l'origine più probabile del batterio e quindi dell'infezione siano stati i piccoli zoo di due importanti fiere della Florida, la fiera della Florida centrale a Orlando o il festival della fragola della Florida a Plant City. Tutte le persone coinvolte si erano recate ad una delle due fiere nell'ultima settimana. Si sta ancora indagando per scoprire se la fonte del contagio non possa essere stato il cibo contaminato servito a queste fiere. Gli organizzatori delle fiere sostengono che gli zoo sono costantemente ispezionati dagli ufficiali sanitari e che ovunque ci sono lavandini per lavarsi le mani.

Nei giorni scorsi, l'associazione americana dei veterinari pubblici statali (NASPHV) aveva fornito insieme al CDC raccomandazioni specifiche per la sicurezza di eventi fieristici con animali.

** E. coli O157 è diventato un tragico problema nel contatto tra bambini ed animali. Secondo la NASPHV, lavarsi le mani è la principale misura preventiva in caso di contatto con gli animali (oltre ad aree di transizione tra dove si trovano gli animali e dove si mangia e ad una cura particolare degli animali). Il rapporto contiene altre misure che potrebbero trovare applicazione anche in Italia, dove fortunatamente questi eventi non si sono verificati ma in cui il rischio è comunque presente. Spetta anche ai veterinari un ruolo importante in questi casi. Tuttavia, in questo caso, sono prima di tutto i singoli cittadini a seguire scrupolosamente adeguate norme igieniche (e a controllare che i figli facciano altrettanto). A questo proposito, è opportuno ricordare che i fazzoletti umidificati non sono assolutamente equivalenti al lavaggio delle mani con acqua e sapone.

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7. E inoltre:

8. Allerta europee della settimana

Questa sezione riporta le notifiche di allerta del sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005. Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non sono generalmente disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio

Commenti specifici

  • Il Comitato Permanente sulla Catena Alimentare della UE ha ritenuto di non poter ancora individuare l'origine del peperoncino con livelli elevati di aflatossine (secondo le autorità ungheresi, proviene dal Brasile). Nonostante le notizie rassicuranti dall'Inghilterra, le autorità europee continuano a segnalare la presenza di queste tossine in diverse partite (provenienti questa settimana da Ungheria e Turchia).
  • I gamberetti diretti all'Italia continuano a presentare problemi di livelli eccessivi di solfiti
  • L'unico prodotto di origine italiana coinvolto in allerta questa settimana sono fichi secchi con livelli elevati di aflatossine
  • Interessante la segnalazione delle autorità belga relative alla presenza di Sudan I in una miscela di coloranti di origine spagnola
Data Motivo dell’allarme Prodotto e lotto (se disponibile) Paese di origine del prodotto Paese che ha trovato il problema
21/03/2005 Presenza del patogeno Salmonella Montevideo Foie grass Francia Norvegia
21/03/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Peperoncino dolce in polvere Ungheria Ungheria
21/03/2005 Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Code di gamberetti precotte e surgelate Guatemala via Francia Italia
21/03/2005 Livelli eccessivi di solfiti  (possibili reazioni allergiche legate all'asma) Gamberi conservati Svezia Italia
21/03/2005 Livelli eccessivi di nitrato di sodio Rotoli di carne tritata "cevapcici" Germania Italia
22/03/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Tagliate di manzo Polonia Svezia
22/03/2005 Presenza di particelle di metallo Barretta cremosa al cioccolato al latte con le nocciole intere Germania Olanda
22/03/2005 Presenza del parassita Anisakis Rana pescatrice (Lophius
piscatorius)
Regno Unito Italia
22/03/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Frattaglie di maiale Francia Italia
24/03/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Fichi secchi Italia Portogallo
24/03/2005 Livelli eccessivi di acido sorbico Prugne secche senza noccioli Lituania Estonia
24/03/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Preparato di spezie con peperoncino Turchia Germania
24/03/2005 Livelli eccessivi delle tossine fungine cancerogene aflatossine Preparato di spezie con peperoncino Turchia Germania
24/03/2005 Presenza del colorante non autorizzato E127 (eritrosina) Zenzero marinato in aceto Tailandia via Olanda Germania
24/03/2005 Presenza del patogeno Salmonella spp Omento (parte del maiale) Francia Italia
25/03/2005 Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente cancerogeno Sudan 1 Miscela di coloranti Spagna Belgio

 

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