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Sommario
1.
Editoriale
Dalla Francia, giunge la notizia di un possibile problema
europeo legato a lamponi surgelati contaminati con Norovirus.
Questo episodio dimostra come il rischio di infezione
alimentare legato al settore ortofrutticolo stia emergendo
chiaramente negli ultimi anni come significativo; è
importante che le filiere coinvolte rispondano
adeguatamente. Con l'approvazione della Legge Comunitaria
2004, anche in Italia l'etichettatura degli allergeni
diventerà presto obbligatoria; alcune modifiche operate in
sede parlamentare dovrebbero essere prive di effetti
pratici. Le autorità americane hanno poi concluso che il
mais Bt10, contaminante involontario del mais autorizzato
Bt11, è sicuro; non intendono prendere provvedimenti in
materia (salvo una piccola multa). Intanto, l'autorità
europea di sicurezza alimentare, l'EFSA, rende noto di
condividere le preoccupazioni internazionali sull'acrilammide.
Dagli USA giungono invece notizie concernenti l'epatite A:
un altro virus alimentare emergente.
PS: ci scusiamo per i tempi poco regolari di uscita del
settimanale in questo periodo.
è stato un
periodo estremamente ricco di impegni per Hylobates, ma
stiamo facendo ogni sforzo per assicurare uscite regolari.
2.
Allarme Norovirus in Europa: colpita la Francia
Il 23 marzo 2005 in una scuola dell' Haute-Loire, nel centro
della Francia, 75 persone hanno mostrato sintomi gastrointestinali dopo aver mangiato un dessert a base di "fromage
blanc" (un formaggio fresco simile alla robiola) e lamponi.
Il dessert era stato servito alla mensa il 21 marzo. La causa
del focolaio epidemico è stata un'infezione da Norovirus I5 (genogruppo
I, genotipo 5). Il Norovirus molto probabilmente aveva contaminato i
lamponi (rischio relativo (RR) 3,3; intervallo di confidenza
al 95% (ci) 1,5-7,5). L'assenza di malattia nello staff
della mensa prima del focolaio e la mancanza di collegamenti
tra l'infezione e l'assunzione di altri alimenti suggerisce che i lamponi erano
contaminati prima di essere stati surgelati, impacchettati e
quindi preparati nella mensa.
Dei 75 casi, 69 (92%) hanno riferito dolori addominali, 59
(79%) vomito, 53 nausea (71%), 38 diarrea (51%) e 15
(20%) febbre; nessuno degli studenti o degli insegnanti
malati è stato ricoverato all'ospedale e tutti sono guariti.
Cinque dei sei campioni di feci analizzati sono risultati
positivi per Norovirus I5, mentre le colture batteriologiche
dei campioni di alimenti sono risultate negative per batteri
patogeni.
Inoltre il formaggio fresco del dessert è
stato subito escluso come causa di infezione in base ai
risultati delle analisi e delle statistiche fatte sulle
interviste alle persone malate (RR 1,8; CI 0,4-9,0 di 95%).
I lamponi erano stati importati in Francia da altri paesi; per questo si pensa che altri Paesi europei
potrebbero essere a rischio di infezione e, se la
contaminazione dei frutti fosse confermata o se altri
focolai saranno riportati, il fornitore e il paese d'origine
dei lamponi saranno resi disponibili attraverso il sistema
europeo di allerta rapida per alimenti e mangimi (RASFF). Un allarme è gia stato spedito
alle autorità europee attraverso il Sistema Europeo di
Risposta e Allarme Immediato (EWRS) in data 25 aprile.
Nessun altro focolaio associato con il consumo di lamponi è
stato segnalato in Francia recentemente.
** I norovirus si confermano quale patogeno
alimentare emergente. Il congelamento permette ai virus di sopravvivere a lungo
nei frutti. La trasmissione dei virus, compresa l'epatite A,
da frutti di bosco contaminati è segnalata nella letteratura.
Focolai di infezioni di norovirus attribuite ai lamponi sono
stati documentati nel Canada nel 1997 in Finlandia nel 2002
e nel 2003. La possibile diffusione di questo prodotto
anche all'Italia conferma l'importanza di scambi di
informazioni a livello europeo e suggerisce la necessità di
avvertire anche i consumatori. Senza alcun dubbio,
l'attenzione ai norovirus in fase di monitoraggio HACCP, in
fase di controllo e soprattutto in fase di produzione
diventa necessaria. Il settore produttivo, italiano e dei
nostri partner commerciali, va accuratamente educato a
questo problema. Per il consumatore, esistono poche
possibilità di difesa; in generale, i prodotti importati da
paesi in via di sviluppo si sono dimostrati più a rischio.
Links:
3.
Passo avanti dell'Italia sull'etichettatura degli allergeni
Anche in Italia, i principali allergeni, se presenti
quali ingredienti di un alimento, dovranno essere
chiaramente indicati in etichetta. Questo è il principale
elemento della legge comunitaria 2004 (legge numero 62 del
18 aprile 2005) che delega al Governo il recepimento della
direttiva 2003/89/CE in materia di indicazione degli
ingredienti contenuti nei prodotti alimentari. Il testo
legislativo introduce anche l'autocertificazione per
la imprese per indicare la presenza (o assenza) di questi
ingredienti nei prodotti; questo principio dovrebbe
facilitare i meccanismi delle filiere e ricomprendere
valutazioni delle materie prime utilizzate e ai processi di
lavorazione. Inoltre, dovranno essere stabiliti criteri per
l'inserzione in etichetta per favorire una buona leggibilità
da parte dei consumatori. Infine, è stato ricompreso un
principio estraneo alla norma europea: il Ministro della
salute, anche tramite rinvio ad un decreto, dovrà stabilire
(ove potrà), sulla base di sistemi di rilevazione analitica
disponibili, le "soglie di tossicità". Nel disposto della
legge, se l'allergene è presente al di sotto della soglia,
in etichetta si dovrà citare la presenza di tali sostanze,
ma indicando il fatto che sono inferiori ai valori soglia.
** L'attesa e doverosa trasposizione della Direttiva
2003/89/CE nel nostro ordinamento è avvenuta con alcune
modifiche. In particolare, è stata introdotta una
distinzione per tenere conto dei soggetti affetti da
celiachia poiché, in effetti, nel loro caso, è possibile
fissare una soglia di tossicità, una "dose sicura".
Purtroppo, le migliori conoscenze scientifiche indicano
finora che, nel caso dei soggetti allergici, è impossibile
fissare queste soglie. In ogni caso, questo tipo di
"aggiustamento" fatto in Italia sembra incompatibile con la
norma comunitaria e, apparentemente, l'orientamento
ministeriale è di lasciar cadere questa distinzione in sede
di decreto legislativo. D'altro canto, è possibile che norme
specifiche sulle fave fresche vengano invece introdotte. Si
tratta in ogni caso di una norma che riguarderà quasi
l'intero settore alimentare e per la quale è opportuno
prepararsi. Per il consumatore allergico come per l'allergologo,
è altrettanto importante informarsi: per esempio, la legge
non obbliga ad avvertire rispetto ad eventuali tracce
involontarie, anche se pericolose, di allergene.
Links:
4.
Bt10: ancora lotta tra America ed Europa, gli USA si
schierano con Syngenta
La presenza del mais Bt10 in alimenti e mangimi non
comporta alcun rischio per la salute; nonostante il fatto
che negli Stati Uniti piantare questo mais geneticamente
modificato sia illegale, non verranno condotti sforzi per
eliminare questo mais dalla catena alimentare. Queste sono
le dichiarazioni della Food and Drug Administration (FDA) dopo gli
sforzi condotti in collaborazione con l'Agenzia di
Protezione Ambientale (US Environmental Protection Agency,
US EPA) per determinare la sicurezza
dell'organismo geneticamente modificato Bt10 in alimenti e
mangimi.
La valutazione della FDA si fonda sulla considerazione
che il cereale
costituisce solo una piccola parte degli alimenti e dei
mangimi a cui è destinato. In questo tipo di situazione, le
informazioni di interesse per la sicurezza alimentare
riguardano le proteine espresse dai nuovi geni
contenuti nel mais geneticamente modificato. Questa
valutazione spetta all'EPA (la proteina del Bt 10, Cry1Ab, è
insetticida), ed ha dato esito positivo. La proteina di Cry1Ab non associata solo al Bt10, ma è
espressa anche in altre varietà approvate, come il Bt11, il MON810 e
il mais 176.
Dalle analisi delle sequenze di DNA condotte da Syngenta,
la società responsabile del Bt10, si è potuto dimostrare che
tali sequenze sono identiche sia nel mais Bt10 che nel Bt11.
Inoltre secondo la stessa società, basandosi sull'immunoreattività
delle bande di comigrazione espresse dalle proteine
analizzate, la Cry1Ab e il marcatore inerte PAT (fosfinotricina
acetiltranferasi) estratti dai tessuti di piante Bt10
sembrano essere gli stessi estratti dal Bt11. Inoltre, il
livello di espressione di Cry1Ab nel mais Bt10 è molto più
basso (<
1 proteina solubile ng/mg) rispetto al Bt11 (proteina solubile 257-457 ng/mg). I più
bassi livelli di espressione della proteina Cry1Ab espressa
dal Bt10 significa che c'è anche un rischio potenzialmente
più basso di conseguenze avverse per l'ambiente e per gli
animali.
In merito al marcatore genetico per la resistenza
all'antibiotico ampicillina, espresso dal Bt10 ma non dal
Bt11 e che non è soggetto ad alcuna tolleranza a livello
legale, Syngenta sostiene che questo sia lo stesso marker
che si trova nel mais 176, un OGM approvato.
** La decisione degli USA di ignorare sostanzialmente la
contaminazione di mais Bt è basata su motivazioni di ordine
sanitario. Poiché si ritiene che non esista un pericolo
associato al mais Bt, non è necessario impedire il commercio
di prodotti inavvertitamente contaminati. La differenza
rispetto alla posizione europea è netta; mentre c'è accordo
sul basso o nullo rischio sanitario, gli europei ritengono
che un prodotto contaminato non possa essere sul mercato e
che un'autorizzazione non possa essere accordata ex post. In
questa decisione, si può leggere il differente impatto
economico che una decisione simile avrebbe avuto negli USA
rispetto all'Europa; interessante notare comunque che per le
autorità americane basse contaminazioni di OGM non approvati
siano in qualche modo da mettere in conto e da accettare.
Per le industrie europee questo potrebbe diventare un
problema perché a questi OGM non si applica alcuna soglia di
tolleranza. Al momento per chi in Europa non è coinvolto nei
controlli, non vi è motivo di preoccupazione.
Links:
5.
Acrilammide: l'unica cosa sicura sembra essere la sua
tossicità.....
Anche l'EFSA si è espressa sulle conclusioni raggiunte a
livello internazionale sull'acrilammide. Secondo gli esperti
europei, i valori calcolati dei MOE
(margini di esposizione, il rapporto tra presenza della
sostanza nella realtà e livello di pericolo) sono risultati bassi, anche se
è vero che, in alcuni casi, il margine è risultato ridotto
in maniera preoccupante. Sono stati incorporati anche
numerosi dati europei e l'EFSA condivide l'approccio basato
sul MOE. L'EFSA ha anche rilevato le
incertezze delle conclusioni del comitato WHO/FAO e concorda
con una rivalutazione quando saranno disponibili i risultati degli studi di cancerogenicità e di neurotossicità a lungo termine.
Infine, le
analisi dovrebbero essere continuate usando modelli farmacocinetici basati sulla fisiologia, per meglio valutare
l'esposizione e gli effetti tossicologici nell'uomo; in ogni
caso, fin da ora
bisognerebbe cercare di ridurre le concentrazioni di acrilammide negli alimenti.
** Fino a poco tempo fa, la domanda rispetto all'acrilammide
era se, paragonata agli altri composti tossici secondo gli
standard prudenziali in uso, essa rappresentasse un rischio
apprezzabile. La risposta è ora indubbiamente positiva,
nonostante la carenza di alcuni dati e i consueti margini
d'incertezza. Ora, il dubbio, data la vastità del problema,
gli ingenti effetti economici e le difficoltà di informare
la popolazione, è se questo sia un reale problema sanitario
(uno studio epidemiologico svedese, seppure con alcune
condizioni limitanti, ha dato esito negativo). Resta
comunque probabile l'introduzione di qualche misura di
controllo.
Links:
6.
Dalla California al Tennessee: l'epatite A torna a
spaventare gli USA
La scorsa settimana in varie contee del Tennessee, tra
cui quella di Campbell, sono stati
riportati alle autorità 18 casi di epatite A, associati ad un ristorante o
ad un altro locale pubblico dove servono pasti.
L'origine di tutte le infezioni non è ancora nota. Poiché,
in una contea vicina, l'unico caso lavorava in un
ristorante, è stato localmente deciso di offrire un
programma di vaccinazione di massa.
Tra il 13 e il 15 aprile 2005 circa 1200 studenti di
alcune scuole
di Stockton in California hanno rischiato di contrarre
epatite A per aver pranzato in una mensa in cui un
inserviente era infetto dal virus. Più
della metà degli studenti della scuola elementare sono già
stati immunizzati contro la malattia.
Negli USA, i CDC (centri per il controllo e la prevenzione delle
malattie) hanno stimato in 83.000 i casi di epatite A
annuali negli USA; molti di questi
casi sono associati a trasmissione attraverso gli alimenti.
Nel 2003, 650 sono stati i casi di epatite A in
Pennsylvania, legati ad un unico ristorante, con 4 morti.
** Anche in questo caso gli agenti virali si dimostrano
patogeni alimentari emergenti e di cui un'attività
preventiva, sia a livello di produzione che di controllo,
deve tenere conto. Numerose possono essere le strategie. Per
esempio, poiché la principale causa di epatite A veicolata
dagli alimenti sono lavoratori infetti, i CDC raccomandano
la vaccinazione degli addetti al settore alimentare. Per chi
opera nella preparazione degli alimenti, l'educazione del
personale è un passaggio necessario che funziona ove sia
effettivamente garantito l'allontanamento dalle mansioni
critiche di chi è ammalato.
Links:
7.
E inoltre:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 17/2005.
Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato
lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento
della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno
ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento
non sono generalmente disponibili informazioni più
specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per
esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di
disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa
lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori
devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo
autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
Anche questa settimana nessuna segnalazione riguarda
prodotti italiani
-
Molte segnalazioni riguardano invece Salmonella
che si dimostra difficile da controllare, anche nei
prodotti non di origine animale (semi di sesamo
indiani). Preoccupante il sierotipo Salmonella Dublin,
particolarmente aggressivo
-
I numerosi ritiri dal commercio ordinati dal Regno Unito
riguardano il colorante Para Red, come già
anticipato settimana scorsa. I problemi del
peperoncino si estendono ora però anche all'uso
delle radiazioni
-
L'olio di palma si conferma problematico per la
presenza di Sudan 4
-
I livelli di mercurio sono un grosso problema per
i grandi pesci pelagici, di non facile soluzione
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Data |
Motivo dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del prodotto |
Paese che ha trovato il problema |
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18/04/2005 |
Livelli eccessivi di solfiti |
Uva passa secca |
Grecia |
Cipro |
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18/04/2005 |
Presenza di
idrocarburi policiclici aromatici (PAH) e di
Benzo(a)pirene |
Olio di Camelina
sativa |
Federazione Russa |
Germania |
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19/04/2005 |
Livelli eccessivi del
colorante Azurubine (E 122) |
Bibita analcolica a
base di ribes nero |
Repubblica Ceca |
Slovacchia |
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19/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp Gruppo C1 |
Salse per tacchino
surgelate |
Francia |
Lituania |
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19/04/2005 |
Presenza del parassita Anisakis |
Code di rana
pescatrice (Lophius piscatorius) |
Olanda |
Italia |
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19/04/2005 |
Trattamento con il gas
monossido di carbonio (CO) |
Lombo di tonno
surgelato |
Indonesia via Olanda |
Italia |
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20/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
Bareilly |
Semi di sesamo |
India |
Germania |
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20/04/2005 |
Presenza dei colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Sudan 4 |
Olio di palma |
Ghana via Francia |
Italia |
|
20/04/2005 |
Migrazione del
composto tossico bi(2-etilexil)adipato |
Pellicola per alimenti
di PVC (cloruro
di polivinile, un polimero plastico) |
Francia |
Grecia |
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21/04/2005 |
Presenza dei colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Sudan 4 |
Olio di palma |
Ghana via Olanda |
Germania |
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21/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
Dublin |
Filetto di vitello |
Olanda |
Norvegia |
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21/04/2005 |
Presenza della tossina dei molluschi
provocante diarrea (DSP) |
Mitili (molluschi
delle coste) |
Spagna |
Spagna |
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22/04/2005 |
Presenza del colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Para Red |
Miscela di spezie per
condimenti (nome del
prodotto: Old El Paso Dinner Kits, marca:
General Mills, lotti:
vedi link) |
Spagna |
Regno Unito |
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22/04/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico
mercurio |
Squalo blu surgelato (Prionace
glauca) |
Spagna |
Italia |
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22/04/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico
mercurio |
Tranci di squalo blu
surgelate (Prionace glauca) |
Spagna |
Italia |
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22/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
typhimurium |
Salsicce |
Spagna |
Norvegia |
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22/04/2005 |
Livelli eccessivi del
metallo tossico mercurio |
Pesce spada e palombo
(squalus) |
Spagna |
Italia |
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22/04/2005 |
Irradiazioni non dichiarate in etichetta e
non effettuate in uno stabilimento autorizzato |
Peperoncini rossi
schiacciati |
Indonesia via Croazia |
Germania |
Sommario
1.
Editoriale
In Senegal, è in corso una vasta epidemia di colera, che
secondo le ultime informazioni disponibili non sembra ancora
sotto controllo. L'Unione Europea ha istituito un programma
di controllo sulle importazioni dagli USA di alcuni prodotti
del mais per l'alimentazione animale, in seguito alla
possibile presenza di un OGM non approvato (il Bt11); sempre
sul tema OGM, sono stati resi noti i risultati dell'ottimo
programma di controllo sulle sementi effettuato in Italia.
è stata
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la nuova legge sul sale
iodato. Risultati ottenuti nelle Marche sconsigliano
decisamente il consumo di cozze provenienti dalle barriere
frangiflutti. Infine, dagli USA, arriva la nuova piramide
alimentare.
Numerose altre notizie si trovano nella sezione "E
inoltre....". Tra i RASFF, si segnalano nuovi coloranti
vietati nel peperoncino.
2.
Colera: la piaga del "Terzo Mondo" fa strage in Senegal
In Senegal, tra il 28 marzo e il 3 aprile 2005, il
Ministero della Sanità locale ha segnalato 3475 casi di colera, di
cui 54 morti (tasso di letalità dell'1,6%), tutti
verificatisi a Diourbel, una regione nell'ovest del Paese. I
casi sono stati associati a un pellegrinaggio nella città di Touba; infatti quasi la metà dei casi (1733), tra cui
16 morti, è stata segnalata in questa città a 200km a est di
Dakar, in cui ogni anno avviene un pellegrinaggio
mussulmano, 'le Magal de Touba', che quest'anno si è
tenuto il 29 marzo 2005 e ha coinvolto oltre 1,5 milioni
pellegrini da tutto il Senegal e da altri Paesi africani.
L'epidemia di colera è cominciata nel mese di gennaio 2005 e
si è aggravata con i continui arrivi di gente nella zona
alla fine di marzo. A partire dal 23 marzo 2005, il vibrione
del colera è stato confermato in 14 di 17 campioni testati.
L'epidemia sembra interessare altre regioni del paese e
alcuni casi sono stati rilevati anche in Gambia (compresi
tre casi testati rilevati a Banjul); ulteriori casi sono stati
apparentemente segnalati da paesi limitrofi nei giorni
seguenti.
** Il colera è una malattia che provoca fortissimi flussi
di diarrea, ancora frequente nei paesi in via di sviluppo dove le
condizioni igieniche non sono buone. Il colera è raro nei
paesi sviluppati, dove si riscontra generalmente in
viaggiatori di ritorno da paesi esotici; viene controllato
facilmente e le fatalità sono rare. Nei paesi in via di
sviluppo, invece, i decessi possono essere numerosi (20-25%
dei colpiti). La prevenzione si effettua seguendo
scrupolosamente le norme igieniche, evitando acqua non
sicura e cibi crudi o poco cotti. I viaggiatori diretti
in Senegal dovrebbero prestare particolare attenzione alle
norme igieniche; stessa attenzione va riservata a coloro
che, senegalesi o non, ritornino da questo paese,
soprattutto se impiegati nel settore alimentare (il tempo di
incubazione non supera normalmente i cinque giorni).
Links:
3.
OGM: controlli da farsi sul Bt10 e fatti sulle sementi in
Italia
Con Decisione del 18 aprile (pubblicata il 21), l'Unione Europea ha deciso di
vietare le importazioni dagli Stati Uniti di due prodotti a
base di mais, i mangimi a base di glutine di mais e le
trebbie di birra, a meno che i controlli
assicurino in modo completo che tali prodotti importati non
contengano il Bt10, un mais geneticamente modificato non
autorizzato negli USA e in nessuna altra parte del mondo. Il
divieto sarebbe stato totale, perché fino a pochi giorni fa
non era disponibile alcun metodo convalidato per escludere
la presenza di questo mais geneticamente modificato; la
situazione è da poco cambiata con l'introduzione di un
metodo ufficiale. Questi prodotti possono ora essere immessi
nel mercato comunitario solo se sono accompagnati da un
rapporto analitico di un laboratorio accreditato che
dimostra che il
prodotto non contiene Bt10. La decisione precisa che sono gli operatori responsabili della prima
immissione sul mercato ad assumersi la responsabilità di una
eventuale partita contaminata e che devono sopportare i
costi delle analisi. Inoltre, gli stati membri sono invitati
a fare controlli sui prodotti già sul mercato. Secondo
l'ISTAT, nel 2004, l'Italia ha importato circa 7000
tonnellate di prodotti della categoria cui appartengono le
trebbie di birra e 100 di residui del granturco, di cui
quantità trascurabili dagli USA.
Il problema si è originato a causa di sementi
transgeniche di Bt11 (una varietà autorizzata)
involontariamente contaminate con Bt10
che Syngenta, una compagnia svizzera di prodotti agrochimici
nonché una delle multinazionali più impegnate nelle
biotecnologie, ha venduto negli Stati
Uniti; il mais che ne è cresciuto è stato esportato, in
forma trasformata, anche verso l'Europa. Le autorità
statunitensi hanno adottato un approccio molto conciliante
sul problema, emerso in seguito ad un controllo interno di
una ditta sementiera, mentre in Europa si è optato per una
linea più rigida. Circa 1000 tonnellate di mangimi e prodotti
alimentari potenzialmente contaminati, come ad esempio olio o farina contenente il
mais, sembra siano entrati in Europa dal 2001. Al momento si
ritiene che i prodotti ancora contaminati siano solo
mangimi.
Bt10 e Bt11 sono
molto simili poiché esprimono le stesse proteine
transgeniche, Cry1Ab e PAT. Tuttavia, Bt11 conterrebbe anche
un gene per la resistenza all'antibiotico ampicillina. La
presenza di questo gene non costituisce comunque un pericolo
per la salute. L'EFSA (l'Autorità Europea di Sicurezza
Alimentare) è in attesa di ulteriori dati per poter
completare la valutazione di sicurezza. Contro l'uso
di questo gene per la resistenza si era già espressa l'UE
con la direttiva 2001/18, che ne raccomandava l'eliminazione
a causa dei suoi effetti dannosi sia sull'uomo che
sull'ambiente.
Nello stesso periodo, l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICRF) ha
reso noto di aver sequestrato 579 tonnellate di mais e denunciato i produttori
all'Autorità giudiziaria, dopo che, sul totale delle sementi
immesse nel mercato nazionale, il 3,5% dei campioni
analizzati di mais e il 3,3% di quelli di soia (10 campioni)
hanno evidenziato la presenza di OGM (gli OGM non sono
attualmente autorizzati per la coltivazione in Italia). Questi sono i
risultati del programma di controllo condotto dall'ICRF,
dall’Ense (Ente Nazionale Sementi Elette, che controlla le
sementi nazionali) e dell’Agenzie delle Dogane, per verificare la
presenza di OGM nelle sementi di mais e soia.
Nel corso del programma per il 2005 sono stati prelevati 1.564 campioni
rappresentativi di circa 32 milioni di chilogrammi di
sementi per il mais, mentre per la soia i campioni prelevati
sono stati 307 rappresentativi di un campione di oltre 6,2
milioni di chilogrammi. Il campionamento ha interessato il
97% delle sementi di mais destinate alle semine del 2005 e
il 50,8% delle sementi di soia.
** Anche se il Bt10 non rappresenta un pericolo per la
salute, è sconcertante l'incapacità di un'industria come
Syngenta di controllare la purezza delle proprie linee
transgeniche. Le autorità americane sono state poco
trasparenti sull'accaduto e non hanno mostrato la fermezza
di altre occasioni. Il comportamento europeo è quindi più
che giustificato; in vista di un numero sempre maggiore di
OGM, è importante difendere la credibilità del sistema
regolamentare e preparare gli operatori agroalimentari a
questo tipo di situazioni (non è chiaro se gli importatori
dei due ingredienti potranno scaricare i costi su Syngenta).
Gli operatori agroalimentari devono pertanto tutelarsi da
questo tipo di evento. D'altro canto, appare molto corretto
il vasto programma di controlli preventivi effettuato dalle
autorità italiane che, però, potrà essere vanificato in
futuro in presenza di questo tipo di eventi (che i normali
controlli non rilevano). Si rileva inoltre, dai dati
italiani, la perdurante difficoltà ad impedire la
contaminazione di transgeni, anche nella soia
(biologicamente meno disposta alla contaminazione). Si noti
comunque che il consumatore, in questa circostanza, non ha
motivi di preoccupazione per la salute. Al contrario, i
mangimisti dovrebbero verificare la mancanza di Bt10 nelle
loro linee produttive (per cui la tolleranza è quella
analitica).
Links:
4.
Sale iodato: effetti benefici resi operativi per
legge
I punti vendita di sale alimentare destinato al consumo
diretto devono assicurare in primo luogo la disponibilità di
sale arricchito con iodio e, solo su richiesta del
consumatore, di sale comune; inoltre devono esporre una
locandina per informare la clientela sui principi e sugli
effetti del sale arricchito con iodio, ai sensi di un futuro decreto
del Ministro della Salute. Nei ristoranti e nelle mense gli
operatori devono mettere a disposizione, oltre al sale
comune, anche quello iodato. Questi sono i punti salienti
della legge numero 55 del 21 marzo 2005 che definisce le
modalità di utilizzo e vendita del sale arricchito con
iodio, sia per il consumo diretto sia per l'impiego nella
preparazione e conservazione dei prodotti alimentari.
Infatti, all'articolo 4, la legge consente ora l'uso di
questo tipo di sale anche nella preparazione degli alimenti.
** Il gozzo è un ingrossamento anomalo della ghiandola
tiroide che si gonfia, in alcuni casi, a causa della ridotta
disponibilità di iodio che
dovrebbe essere apportato all'organismo con l'alimentazione.
Il gozzo endemico è purtroppo presente nel nostro paese,
anche sotto forma di carenze meno accentuate. Soprattutto
nelle zone dove lo iodio è naturalmente carente, il sale arricchito con iodio è la fonte ideale di
questo elemento per l'organismo; finalmente anche le
autorità italiane hanno agito di conseguenza. L'uso del sale
iodato non presenta controindicazioni. Poiché la legge non
prevede sanzioni, a meno di integrazioni successive, la
responsabilità della iodoprofilassi sarà soprattutto degli
operatori, dai ristoratori ai produttori di alimenti.
Links:
5.
Mytilus galloprovincialis: lo spazzino delle coste
marchigiane
In un vasto programma di controlli, le cozze presenti
sulle barriere frangiflutti della costa marchigiana (specie Mytilus
galloprovincialis) sono risultate quasi tutte conformi ai limiti di legge per quanto
riguarda i parametri microbiologici. Purtroppo, questi
parametri non sembrano adeguati a riflettere la realtà
sanitaria: si è riscontrata la presenza di virus
dell'epatite A (attraverso saggio dell'RNA) anche quando i
parametri richiesti dalla legge erano conformi. Inoltre, si
è riscontrata un'alta percentuale di campioni con batteri del genere Vibrio (l'80% dei campioni
relativi alla zona Senigallia), potenzialmente pericolosi,
ma non da monitorare secondo la legge. Altro motivo di
preoccupazione è costituito dalle biotossine algali che sono
state rilevate in frangiflutti situati a 4,5 km dalla costa.
Per
quanto riguarda, invece, i contaminanti chimici, metalli
pesanti e pesticidi organoclorurati, tutti i valori
riscontrati sono situati al di sotto dei limiti imposti
dalla normativa; nel caso particolare dei policlorobifenili
(PCB) i livelli di contaminazione sono simili a quelli
riscontrati in banchi naturali di questi molluschi, che sono
meno soggetti a queste sostanze.
Infine anche l'aspetto parassitologico è da considerare sotto controllo, a causa
della costante assenza di parassiti riscontrata in questi
molluschi dalle analisi effettuate.
Sono questi i risultati di un progetto condotto
dall'Istituto zooprofilattico sperimentale (IZS) delle Mrche
per valutare lo stato igienico-sanitario delle popolazioni
naturali di Mytilus galloprovincialis che popolano le
barriere frangiflutti del litorale compreso tra Senigallia e
Fano. Secondo l'IZS, questi dati non sconsigliano la
balneabilità di queste acque, ma sono una forte
controindicazione al consumo di cozze o altri molluschi
provenienti da questa barriere.
** Le cozze filtrano un'enorme quantità d'acqua, assorbendo
ogni sorta di contaminante chimico o biologico. Di
conseguenza, la legge proibisce il consumo di molluschi non
controllati. Questo divieto è spesso ignorato dai
consumatori. I dati provenienti dalle Marche sconsigliano
decisamente il comportamento di alcuni consumatori che
raccolgono direttamente questi "spazzini del mare" dalle
barriere frangiflutti. Lo studio mostra anche come i
parametri di legge per questi microorganismi vadano
modificati.
Links:
6.
La nuova piramide alimentare americana approda sul web
Il 19 aprile, per la prima volta da quando è stata
introdotta la piramide alimentare nel 1992, si è proceduto
ad un suo rifacimento con lo scopo di mettere in evidenza
l'importanza di mangiare una varietà di alimenti, tra cui
anche i grassi sani, e l'importanza di fare attività fisica.
La nuova piramide è costituita da strisce,
con colori diversi per ciascun gruppo di alimenti, che vanno
dalla punta alla base, diversamente dalle fasce orizzontali
che caratterizzavano la vecchia versione. Questo nuovo
strumento è basato sulle linee guida in campo di dietetica
del gennaio 2005 che sottolineano, ai fini di una corretta
alimentazione, l'importanza di mangiare frutta e verdura,
grano intero e grassi sani (tra cui i dadi e l'olio di
oliva) e che, dall'altro lato, consigliano un uso limitato
di zuccheri aggiunti, di grassi saturati e di acidi grassi
trans. Rispetto alla vecchia, la nuova piramide è
interattiva e per ora è disponibile solo sul web nei due
siti www.mypyramid.gov
e
www.mypyramidtracker.gov. Il secondo sito, che offre una
base di dati di 8.000 alimenti e di 600 tipi di attività
fisiche diverse, permette agli utenti di tenere
un'annotazione in formato elettronico della propria
situazione alimentare annuale e dell'attività fisica,
direttamente sul sito. Gli utenti possono visualizzare in
ogni momento la propria storia alimentare organizzata per
giorno, settimana, mese o anno, in modo da poterla
paragonare con le linee guida di riferimento.
Anche in Italia, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la
Nutrizione (INRAN) ha elaborato le nuove “Linee Guida per
una Sana Alimentazione Italiana”. Queste linee guida
contengono consigli ai consumatori riguardo al controllo del
proprio peso corporeo, all'importanza di fare attività
fisica e agli alimenti che bisognerebbe mangiare
maggiormente, come ad esempio cereali, legumi, ortaggi e
frutta. L'INRAN inoltre consiglia di scegliere i grassi sani
invece di quelli saturi, di non esagerare con zuccheri,
bevande zuccherate e alcolici, di fare un abbondante uso di
acqua e di limitare l'aggiunta di sale agli alimenti.
Inoltre queste linee guida contengono le norme di una
corretta alimentazione in caso di gravidanza, allattamento,
per bambini in età scolastica e adolescenti, per donne in
menopausa e per anziani.
** La principale novità di questa piramide è sicuramente
l'interattività grazie all'utilizzo del web. Tuttavia,
proprio questa caratteristica è stata molto criticata perché
limita l'accesso ai consumatori più informatizzati. Inoltre,
rischia di aumentare i problemi della piramide precedente,
molto conosciuta ma poco usata, perché difficile da
comprendere. Un altro aspetto debole è lo scarso coraggio
nell'indicare gli alimenti che devono essere consumati in
ridotte quantità. Sia la nuova piramide USA sia le linee
guida INRAN sono strumenti utili per l'intero settore
alimentare e per i consumatori.
Links:
7.
E inoltre:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 16/2005.
Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato
lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento
della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno
ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento
non sono generalmente disponibili informazioni più
specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per
esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di
disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa
lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori
devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo
autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
Nel Regno Unito, un prodotto della Saclà (il condimento
per risotti al porro e zafferano) è stato trovato
contaminato con Sudan I, in tre lotti diversi. Questo
tipo di confezioni (1,12 kg) vengono venduto solo per la
ristorazione e non sembrano disponibili in Italia.
è
disponibile
in lingua inglese un comunicato stampa della Saclà.
L'ingrediente risultato contaminato è il turmerico,
un ingrediente minore.
-
L'altro problema per i prodotti italiani riguarda il
pericoloso verde malachite in acquacoltura,
riscontrato dalle autorità tedesche
-
Continuano i controlli delle autorità inglesi sull'ocratossina
nel peperoncino (i problemi sono segnalati in Spagna)
-
Vanno inoltre segnalati i continui problemi con i
coloranti Sudan in olio di palma proveniente dal Ghana
-
Infine, la segnalazione dei coloranti Para Red,
Rodamina B e Orange II (CAS
633-96-5) rischia di aprire un nuovo
fronte di problemi per il peperoncino. Evidentemente
alcuni paesi non riescono a controllare l'uso di
coloranti chimici nei loro prodotti.
Il problema del Para Red si è rapidamente esteso al
Regno Unito. Il Para Red è strutturalmente simile ai
coloranti Sudan ed è ragionevole presumere che sia
cancerogeno come gli altri Sudan. Per la rodamina B,
esistono informazioni limitate che indicano un suo
effetto cancerogeno negli animali (ma non per via orale).
Per l'Orange II ci sono apparentemente informazioni
limitate sulla tossicità; uno studio indiano del 1987 ne
riporta un ampio uso in quel paese; la mutagenicità è
oggetto di dibattito.
|
Data |
Motivo dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del prodotto |
Paese che ha trovato il problema |
|
11/04/2005 |
Livelli eccessivi di solfiti |
Gamberi precotti |
Francia |
Italia |
|
11/04/2005 |
Presenza dei colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Sudan 1 |
Condimento al porro e
zafferano per risotto; Marca: Saclà; Lotti:
44027 1.12kg Scacenda End 31.07.05; 44188 1.12kg
Scadenza 31.01.06; Lotto 45018 1.12kg Scadenza
31.07.06. Questi lotti sono stati venduti
solo per la ristorazione |
Italia |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi del
colorante giallo Sunset Yellow FCF e del
colorante arancione Orange Yellow S (E 110) |
Frutta candita (pezzi
di cuore di ananas insaporiti al mango) |
Tailandia via Germania |
Slovenia |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi
della tossina fungina patulina |
Succo di mele |
Germania |
Grecia |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi di
acido sorbico |
Prugne nere |
Cile via Olanda |
Estonia |
|
12/04/2005 |
Presenza dei colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Sudan 4 |
Olio di palma fresco |
Ghana via Olanda |
Austria |
|
12/04/2005 |
Presenza di pezzi di
vetro |
Cetriolo marinato |
Ungheria via Danimarca |
Finlandia |
|
12/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp Gruppo B |
Formaggio fresco |
Spagna |
Spagna |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi
della tossina fungina ocratossina A |
Paprika |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi
della tossina fungina ocratossina A |
Paprika |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi della tossina fungina
ocratossina A |
Peperoncino in polvere |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi della tossina fungina
ocratossina A |
Paprika |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi della tossina fungina
ocratossina A |
Peperoncino di Caienna tritato |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi della tossina fungina
ocratossina A |
Paprika |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Livelli eccessivi della tossina fungina
ocratossina A |
Paprika affumicato |
Spagna |
Regno Unito |
|
12/04/2005 |
Presenza dell'additivo per
mangimi non autorizzato
selenio organico |
Mangimi |
Regno Unito |
Regno Unito |
|
13/04/2005 |
Presenza del colorante non
autorizzato e potenzialmente cancerogeno
Sudan 4 |
Olio di palma rosso |
Ghana
via
Costa D'avorio |
Belgio |
|
13/04/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico
mercurio |
Smeriglio
congelato (Isurus oxyrinchus) |
Spagna |
Italia |
|
13/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Uova |
Germania |
Danimarca |
|
13/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Frattaglie |
Francia |
Italia |
|
14/04/2005 |
Presenza dei coloranti non
autorizzati rodamina B e orange II |
Peperoncino secco in
polvere |
Vietnam via Olanda |
Germania |
|
14/04/2005 |
Presenza del colorante non autorizzato
Para Red |
Peperoncino in polvere |
Uzbekistan via Spagna |
Olanda |
|
15/04/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria |
Salmone selvatico
affumicato e affettato |
Danimarca |
Austria |
|
15/04/2005 |
Presenza dei colorante non
autorizzato e potenzialmente cancerogeno
Sudan 1 |
Paprika |
Repubblica Ceca
via
Spagna |
Slovenia |
|
15/04/2005 |
Presenza del residuo di farmaco malachite verde |
Trota iridea |
Italia |
Germania |
Sommario
1.
Editoriale
L'EFSA, l'autorità europea di sicurezza alimentare, ha
pubblicato un'opinione molto completa ed utile su Bacillus
cereus. Negli USA, le autorità hanno registrato un
sostanziale declino di molte patologie trasmesse dagli
alimenti. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, la
migrazione di alluminio dai contenitori agli alimenti non
comporta un pericolo sanitario. Tuttavia, alcuni
accorgimenti da parte dei consumatori sarebbero utili per
mantenere intatto il sapore dell'alimenti. Dalla Nuova
Zelanda, giunge la conferma che la possibilità di infezioni
da Enterobacter sakazakii non può essere sottovalutata.
Infine, uno studio chiarisce il ruolo del trisodio fosfato
nel migliorare la qualità microbica del pollame macellato.
2.
Dall'EFSA: tutto quello che volevate sapere su Bacillus
cereus
Soltanto i forti trattamenti termici usati per gli alimenti
in scatola a bassa acidità sono in grado di assicurare
una distruzione completa delle spore di Bacillus cereus,. Questa
è una delle conclusioni del pannello
sui pericoli biologici (pannello BIOHAZ) dell'EFSA (Autorità
Europea di Sicurezza Alimentare). Tra le altre, negli
alimenti non sterilizzati in maniera forte, il numero di spore deve essere mantenuto
il più basso possibile mediante procedure igieniche adeguate e disinfezione delle
apparecchiature di lavorazione. Nel contempo, il
raffreddamento veloce è necessario per evitare la
germinazione e lo sviluppo delle spore di questo batterio.
Il pannello ha anche concluso che il pH basso (inferiore a 4,5) e la
riduzione dell'attività
dell'acqua libera (aw, inferiore a 0,92) contribuiscono ad
inibire B. cereus. In altri casi, la refrigerazione sotto 4°C è
necessaria per prevenire la crescita di tutti i ceppi di
questo batterio, compresi quelli psicrotrofi (che crescono
a temperature basse). Tuttavia, sotto i 10°C, la fase lag e
i tempi di generazione di questo batterio subiscono un
aumento significativo, specialmente quando altri
fattori (cioè pH, aw e contenuto di nutrienti dell'alimento)
non sono ottimali per la crescita del batterio stesso; è
necessaria però una verifica microbiologica.
Sulla base delle letteratura più recente, il Pannello ha
anche tratto la conclusione che Bacillus cereus è la causa di due tipi di malattie
trasmesse dagli alimenti, un'intossicazione emetica (vomito) dovuta all'ingestione di una tossina (cereulide) che
si forma negli alimenti e un'infezione diarroica dovuta
all'ingestione di cellule o spore batteriche che producono
le enterotossine nell'intestino tenue. L'intossicazione
emetica è causata da un gruppo molto omogeneo di ceppi
batteri di B. cereus, gli unici in grado di produrre la
tossina cereulide. Al contrario i ceppi che provocano
diarrea non sono facili da identificare a causa dei loro
meccanismi di infezione vari e complessi, e di cui si
conosce ancora molto poco.
B. cereus, è ubiquitario (si trova ovunque nell'ambiente) e un numero ridotto delle sue
spore, comunque troppo basso per causare l'avvelenamento alimentare,
può essere trovato in una vasta gamma di derrate
alimentari. Le spore possono germinare e moltiplicarsi in
alimenti umidi e a bassa acidità e si sviluppano tra una
temperatura tra i 4-5°C e i 55°C.
** Sulla base della legislazione europea, l'EFSA sta
esaminando le conoscenze scientifiche più recenti su
numerosi patogeni legati agli alimenti; gli obiettivi sono
di elencare gli alimenti a rischio, di determinare le dose
infettive e di consigliare le misure di controllo. I
documenti risultanti sono di grande interesse per operatori
della filiera alimentare e autorità di controllo. Per
prevenire le intossicazioni da B. cereus, è importante
consumare o somministrare rapidamente gli alimenti cotti; in
alternativa, essi devono essere conservati al caldo
(sopra i 60°C) oppure al freddo (in frigorifero).
Links:
3.
USA, 2004: declino dei patogeni batterici
Nel 2004, negli USA, si è registrato un declino
nell'incidenza delle infezioni causate da Campylobacter, da Cryptosporidium, da Escherichia
coli (STEC) O157, da Listeria, da salmonella e da Yersinia.
Le diminuzioni nell'incidenza di Listeria e di Campyloobacter
si stanno avvicinando agli obiettivi nazionali per la salute
pubblica; per la prima volta, l'incidenza delle
infezioni di STEC O157 risulta al di sotto degli obiettivi
posti per il 2010. Questi sono i risultati del
programma sulle infezioni emergenti della rete di
sorveglianza sulle patologie alimentari (FoodNet) dei CDC
(Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie)
americani, che ha raccolto dati da 10
Stati americani sulle malattie causate da patogeni enterici
comunemente trasmessi attraverso gli alimenti.
Nel 2004, i casi segnalati dal FoodNet hanno compreso
239 focolai epidemici di malattie associate agli
alimenti; 138 (il 58%) di questi focolai sono stati
associati ai ristoranti. Le eziologie (cause)
più comuni si sono rivelate norovirus (57%) e salmonelle
(18%).
Confrontando i dati del periodo 1996 - 1998 con quelli del
2004 si è visto che l'incidenza stimata di parecchie
infezioni è diminuita significativamente. L'incidenza di
infezioni da Campylobacter è diminuita del 31%, quella di
Cryptosporidium del 40%, quella di STEC O157 del 42%, quella
di Listeria del 40% (intervallo di confidenza, CI = 25% - 52%), quella di Yersinia del
45% (CI = 32%--55%), mentre quella relativa alle infezioni
associate a Salmonella solo dell'8%. L'incidenza delle
infezioni di Shigella non è cambiata significativamente in
2004 rispetto al periodo precedente, mentre le infezioni
associate a vibrioni sono aumentate del 47%.
Anche se
l'incidenza di Salmonella è diminuita globalmente, dei
cinque sierotipi più comuni di questa specie, solo S.
Typhimurium ha mostrato una diminuzione significativa del
41%. L'incidenza stimata di S. Enteritidis e di S.
Heidelberg non è cambiata significativamente, mentre S.
Newport e S. Javiana hanno mostrato un aumento del 41% e
del 167% rispettivamente.
** Gli sforzi americani per controllare le infezioni
trasmesse dagli alimenti sembrano aver avuto un buon
successo, soprattutto su alcuni patogeni. Vi sono alcune
eccezioni: Salmonella, tra gli altri, continua a preoccupare
le autorità, con alcuni sierotipi anche rari, come del resto
accade anche in Europa. Anche per le patologie in declino,
le autorità americane ritengono necessari ulteriori sforzi.
Sono poi raccomandate misure specifiche nei casi in cui la
relazione tra ospite naturale e patogeno è ben conosciuta
(per esempio, ostriche e Vibrio). In generale, comunque,
questi dati risultano incoraggianti: esiste la possibilità
concreta di ridurre queste infezioni. Questi dati possono
fornire anche indicazioni sui possibili trend futuri in
Europa.
Links:
4.
La migrazione dell'alluminio non è un problema
I contenitori di alluminio in
contatto con alimenti, nelle reali condizioni di conservazione e
cottura, non rilasciano
sostanze in quantità tali da rappresentare un rischio per la salute dei
consumatori, nelle normali e corrette condizioni d'uso.
Dovrebbero, tuttavia, essere tenuti presenti alcuni
accorgimenti, soprattutto per
quanto riguarda l'alterazione delle caratteristiche
organolettiche degli alimenti (sapore metallico). Queste sono le conclusioni
tratte da diversi studi sperimentali condotti dall'Istituto
Superiore di Sanità (ISS) sull'alluminio a contatto con gli
alimenti. Le analisi sono state effettuate
sia sugli stessi alimenti, cotti o conservati all'interno
dei contenitori di alluminio, sia su simulanti alimentari,
che riproducono artificialmente le condizioni d'uso.
** Anche se a livelli molto bassi, una migrazione di
sostanze dai contenitori di alluminio agli alimenti è quasi
sempre
presente. In questo quadro, i risultati dell'ISS sono
confortanti e molto interessanti. Per i consumatori e i
ristoratori, il consiglio è di non conservare gli alimenti a
temperatura ambiente (o al caldo) in alluminio per più di 24
ore.
Links:
5.
Nuova Zelanda: E, sakazakii è un rischio reale
Lo scorso luglio, in Nuova Zelanda, una bambina è morta nel reparto di cure
intensive per neonati dell'Ospedale di Waikato a causa di
una meningite associata al latte in
polvere somministratole in ospedale. L'agente infettivo è stato
identificato come Enterobacter sakazakii, che ha contagiato
altri bambini in maniera asintomatica. Secondo un'analisi
indipendente del comportamento delle autorità, queste hanno
agito in maniera comprensibile (non avevano dato nessuna
indicazione agli ospedali) perché non vi erano stati casi
precedenti nel Paese (anche se indagini più approfondite
hanno rilevato che tre casi erano stati già registrati nel
paese); secondo la stessa inchiesta, però, avrebbero potuto
prendere misure preventive adeguate sulla base delle
indicazioni internazionali, tra cui vietare l'uso di latte
in polvere nei reparti di neonatologia.
** Il latte per l'infanzia è un alimento generalmente
sicuro, ma che richiede cure particolari; è consigliabile
utilizzare latte liquido sterile per i neonati prematuri. Infatti il latte in polvere non
è sterile, anche quando le procedure di produzione sono
corrette. Anche in Italia un'informazione e prevenzione
adeguate sono necessarie per evitare tragici eventi. Il
lavoro delle autorità neozelandesi non era stato
sufficientemente scrupoloso.
Links:
6.
Trisodio fosfato: sul pollo blocca soprattutto i
gram-negativi
Gli effetti antimicrobici del trisodio fosfato (TSP) sono
amplificati sui batteri gram-negativi se sono
contemporameanmente presenti anche batteri gram-positivi. In
uno studio recentemente pubblicato, cosce di pollo sono
state artificialmente inoculate e conservate in frigorifero
a una temperatura di circa 3° C. Le riduzioni più grandi
sono state osservate sui gram-negativi (Salmonella
Enteritidis and P. fluorescens) in generale e in particolare
quando nei campioni erano presenti anche Brochothrix
thermosphacta e Listeria monocytogenes.
** All'interno del sistema HACCP per gli operatori del
settore carni, l'utilizzo di trisodio fosfato è una
possibilità interessante.
Links:
7.
E inoltre:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005.
Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato
lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento
della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno
ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento
non sono generalmente disponibili informazioni più
specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per
esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di
disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa
lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori
devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo
autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
Non sono stati segnalati problemi associati a prodotti
italiani
-
Salmonella continua a dimostrarsi un patogeno alimentare
molto importante anche con la presenza di sierotipi
rari, soprattutto negli alimenti a base di carne. Per
quanto riguarda Salmonella mgulani, in Australia è stato
osservato un focolaio epidemico nel 2000 (http://www.health.gov.au/internet/wcms/Publishing.nsf/Content/cda-pubs-cdi-2000-cdi2410-cdi2410f.htm
). Non sorprende quindi che il cinghiale provenga
dall'Australia
-
Per quanto riguarda i nuovi problemi, questa settimana
si possono notare le segnalazioni del colorante
Ponceau 4R, Rosso di
cocciniglia A (E 124) e degli additivi non autorizzati
benzoato di sodio (E 211), in realtà non del tutto
nuovo, e trifosfato di pentasodio (E 451)
|
Data |
Motivo dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del prodotto |
Paese che ha trovato il problema |
|
04/04/2005 |
Livelli eccessivi di solfiti |
Gamberetti precotti (Penaeus vannamei) |
Francia |
Italia |
|
04/04/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine fungine
cancerogene
aflatossine |
Nocciole |
Spagna |
Portogallo |
|
05/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Testina
di maiale tritata congelata |
Spagna |
Italia |
|
05/04/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio |
Lombi di smeriglio surgelati (Isurus oxyrinchus) |
Spagna |
Italia |
|
05/04/2005 |
Presenza degli additivi non autorizzati benzoato
di sodio (E 211) e trifosfato di pentasodio (E
451) |
Uova sode in scatola |
Olanda |
Svezia |
|
06/04/2005 |
Livelli eccessivi del
colorante ponceau 4R, rosso di cocciniglia A (E
124) |
Decorazioni per torte |
Olanda |
Slovenia |
|
06/04/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella mgulani |
Filetto di cinghiale |
Australia via Belgio
via Svezia |
Norvegia |
|
07/04/2005 |
Livelli eccessivi di acido sorbico |
Prugne nere secche |
Cile |
Estonia |
|
08/04/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella
indiana |
Gallina faraona surgelata |
Francia |
Norvegia |
|
08/04/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella
typhimurium |
Quaglie surgelate |
Francia |
Svezia |
|
08/04/2005 |
Presenza del residuo di farmaco malachite verde |
Trota iridea |
Danimarca |
Germania |
Sommario
1.
Editoriale
L'Unione Europea ha reagito al persistente problema della
contaminazione da coloranti Sudan: da una parte, controlli
sistematici anche su olio di palma e curcuma, dall'altra un
severo monito alle imprese, che, in particolare ma non solo
in Inghilterra, si sono dimostrate incapaci di risolvere il
problema. Dal Brasile giunge la notizia di numerosi casi di
difillobotriasi associati a salmone importato dalla Cina. L'EFSA,
l'autorità di sicurezza alimentare europea, ha pubblicato un
rapporto su Campylobacter: la prevenzione va effettuata a
livello di allevamenti di pollame e, soprattutto, quando gli
alimenti vengono preparati, sia nella ristorazione che a
livello domestico. Studiosi inglesi sostengono di aver
identificato l'origine della patogenicità di E.coli O157,
mentre dagli USA si conferma l'importanza di questa
infezione. Infine, i CDC americani hanno dimostrato
l'utilizzo di uno specifico software basato sul Web per
identificare il veicolo di un importante focolaio epidemico
di salmonellosi.
2.
Coloranti Sudan e UE: più controlli e tirata d'orecchie alle
imprese
I rappresentanti degli Stati Membri dell'Unione Europea
(UE) hanno raggiunto un accordo per effettuare ulteriori
controlli sugli alimenti per rilevare i coloranti illegali e
potenzialmente cancerogeni della categoria Sudan. I
controlli sono stati estesi all'olio di palma non trattato
(vergine) e alla curcuma, una radice gialla di origine
indiana usata come spezia (ingrediente del curry). La
decisione è stata presa perché numerosi campioni di olio di
palma e di curcuma sono risultati contaminati; per quanto
riguarda la curcuma, la contaminazione è stata rilevata
anche in
due campioni importati a Cipro e in Spagna. L'UE ha
deciso di estendere i controlli anche a questi prodotti in
via precauzionale.
Sempre secondo la UE, sono gli operatori alimentari (cioè,
industrie, fornitori, ecc.) che devono garantire la
sicurezza dei loro prodotti, prendersi la responsabilità di
eventuali malfunzionamenti nella catena alimentare e
assicurarne la tracciabilità e la trasparenza. Devono,
inoltre, procedere con immediati ritiri dal commercio in
caso di prodotti contaminati; in casi di emergenza, devono
cooperare con le autorità per ridurre il rischio per i
consumatori. Questi sono alcuni dei sette punti chiave che
la Commissione Europea ha ricordato agli operatori
attraverso un volantino informativo pubblicato il 4 Aprile
scorso. Il depliant riguarda il commercio alimentare e si
intitola: "Key Obligations of Food and Feed Business
Operators" (Obblighi principali degli operatori del
commercio di alimenti e mangimi).
** E' dalla metà del 2003 che i coloranti Sudan preoccupano
l'UE a causa delle sue proprietà cancerogene; nonostante ciò
si continuano a registrare segnalazioni e ritiri alimentari
associati a questo colorante. Ora l'Europa sta spostando
l'attenzione dai peperoncini all'olio di palma, mentre
l'attenzione nei confronti della curcuma fa pensare al
pericolo di una continua introduzione di questo colorante in
prodotti sempre nuovi e che sfuggono alla legislazione
vigente. La risposta dell'UE a questo problema consiste
anche in un richiamo alle responsabilità degli operatori
alimentari, in base anche ai recenti problemi riscontrati in
Inghilterra. Per le aziende che utilizzano o distribuiscono
prodotti potenzialmente contaminati (in cui il peperoncino
può essere anche solo un ingrediente), è necessario
mantenere un adeguato livello di controlli; per chi importa
materie prime a rischio non solo dall'India o dal Ghana, è
importante una conoscenza approfondita dei partner
extraeuropei.
Links:
3.
Diphyllobothrium spp. si sposta nelle acque salate
Tra il marzo 2004 e il marzo 2005 , nella città di San
Paolo in Brasile si sono verificati 28 casi di
difillobotriasi, un'infezione trasmessa dal parassita
platelminta Diphyllobothrium spp.. Questo parassita è
associato a pesci d'acqua dolce e per questo è raro trovarlo
in animali d'acqua salata. Tutti i soggetti hanno riferito
di aver mangiato sushi o sashimi in vari ristoranti della
città e molti si sono accorti dell'infezione vedendo pezzi
del parassita nelle loro feci. Le autorità, per prevenire
ulteriori casi, suggeriscono di congelare il pesce che sarà
mangiato crudo, per almeno 24 ore a -18°C. Dei 28 casi, 18
si sono verificati nel 2005 contro i 2 manifestatisi tra il
1998 e l'inizio del 2004, entrambi in stranieri che avevano
mangiato pesce crudo in un ristorante.
Il principale sospettato di questa infezione sembra essere
il salmone, importato soprattutto dalla Cina, riconosciuto
dalla letteratura come l'ospite principale dei parassiti
insieme ad altre specie che vivono nelle coste dell'America
come il robalo, il luccio di mare, l'aguglia, la cobia e la
spigola spagnola.
** La malattia difillobotriasi può essere associata
all'assunzione di pesce crudo (sushi e sashimi), affumicato
e poco cotto. Nelle regioni in cui esiste il rischio di
questa infezione è opportuno procedere al congelamento
preventivo del pesce da mangiarsi crudo. In generale,
particolari precauzioni vanno adottate nei ristoranti dove
viene servito pesce non cotto. I problemi con il salmone di
origine cinese potrebbero riguardare anche l'Europa.
Links:
4. Campilobacter: un problema di tutta la filiera
La contaminazione crociata e il contatto delle
mani contaminate con
gli alimenti durante la preparazione di cibi sembrano essere le
cause principale della campilobatteriosi; il batterio
passa dalla carne di pollame ad alimenti che non verranno
cotti (pronti per il consumo) o direttamente alla bocca
delle persone. Per questo dovrebbero essere promosse
pratiche igieniche adeguate a livello di ristorazione e a
livello domestico. Queste sono le conclusioni del pannello
sui pericoli biologici (pannello BIOHAZ) dell'EFSA (Autorità
Europea di Sicurezza Alimentare) in merito al patogeno
Campylobacter. Nel rapporto è stato anche sottolineato che
ridurre la presenza di questo batterio del pollame negli
animali vivi e nelle carcasse al macello riduce
considerevolmente il rischio per i consumatori. Questo
risultato potrebbe essere ottenuto con rigorose misure di
biosicurezza nella produzione primaria. Viene anche
raccomandata l'introduzione di obiettivi di prestazione (o
performance) nella produzione di pollame e di standard
microbiologici per Campylobacter nei prodotti finiti.
L'EFSA ricorda anche che l'assunzione di carne poco cotta di
maiali e ruminanti, normalmente a basso rischio di
campilobatteriosi, diventa pericolosa soprattutto se nei
processi produttivi si utilizzano trattamenti con acqua non
trattata o che presenta contaminazione fecale. Inoltre,
anche il consumo di latte crudo, di acqua contaminata o di
molluschi bivalvi possono essere importanti cause di questa
infezione.
** L'importanza della campilobatteriosi come patologia
trasmessa dagli alimenti è stata riconosciuta non molti anni
or sono con l'introduzione di migliori tecniche colturali.
In alcuni paesi, è risultata essere la prima causa di
gastroenteriti batteriche, soprattutto nella popolazione
infantile. Secondo l'EFSA, l'intervento a monte nella
filiera (produzione primaria) è una componente importante
della prevenzione, insieme ad una grande attenzione alle
norme igieniche nella preparazione degli alimenti. Per gli
allevatori di pollame, è utile prepararsi ad introdurre
misure di prevenzione. Nel settore della ristorazione, lo
scrupoloso rispetto delle norme igieniche contro la
contaminazione crociata è di fondamentale importanza per
proteggere i propri clienti. Per i consumatori, valgono gli
stessi consigli: si possono evitare le gastroenteriti,
sopratutto ai bambini.
Links:
5.
Un virus ha reso pericoloso E. coli
è stato l'infezione di un virus a trasferire ad E. coli
la capacità di produrre la tossina Shiga, causando negli
ultimi decenni la comparsa del ceppo patogeno O157. Il virus
entra in E. coli riconoscendo un recettore solo recentemente
identificato. Questo è il risultato del lavoro di un team di
scienziati dell'Università di Liverpool.
Sempre riguardo ad E. coli O157:H7, recenti dati americani
indicano che questo patogeno causa annualmente 73.000 casi
di infezione negli Stati Uniti. Dal 1982 a 2002 49 Stati
hanno segnalato 350 focolai epidemici associati a questo
batterio, con un totale di 8.598 casi di cui 1.493 ricoveri
ospedalieri (il 17%), 354 casi di sindrome uremica emolitica
(HUS,il 4%) e 40 morti (0,5%). I veicoli di trasmissione per
183 (52%) di questi focolai sono stati gli alimenti, per 74
(21%) cause ignote, per 50 (14%) il trasferimento da persona
a persona, per 31 (9%) l'acqua, per 11 (3%) il contatto con
animali e per uno solo (0,3%) il contagio in un laboratorio
di analisi. Per 75 (41%) focolai epidemici associati ad
alimenti il veicolo di infezione è stata la carne macinata,
mentre per 38 (21%) altri prodotti alimentari.
** Secondo i dati inglesi, sarebbe stato un evento preciso a
causare la comparsa del pericoloso ceppo O157;
evidentemente, esistevano anche le condizioni evolutive
favorevoli al suo affermarsi. Dagli USA, giunge invece la
conferma dell'importanza epidemiologica di questo patogeno,
per cui anche in Italia dobbiamo essere preparati.
Links:
6.
Il Web risolve il caso dei trapiantati infettati
Un grande focolaio epidemico di Salmonella enterica
javiana era stato scoperto tra i partecipanti ai Giochi dei
Trapiantati degli Stati Uniti, una competizione olimpica
riservata ad atleti che hanno subito trapianti di organi o
di midollo osseo. La competizione si era tenuta tra il 25 e
il 29 giugno del 2002 in un parco di divertimenti di
Orlando, in Florida. Gli investigatori hanno identificato
nei pomodori di tipo Roma, venduti a pezzetti e congelati,
tutti provenienti da un unico impianto di produzione, la
causa del focolaio. Le indagini sono state condotte via
Internet. Sulla base dei risultati delle prime interviste
telefoniche, hanno condotto uno studio in rete dei
partecipanti ai giochi utilizzando e-Quest, un software
creato dai Centri di Controllo e Prevenzione delle Malattie
(CDC). Il software invia un'e-mail a tutti i soggetti
potenzialmente coinvolti e le risposte sono automaticamente
inserite in un database. Con i dati raccolti dai casi
confermati in laboratorio e dalle interviste effettuate in
rete è stato possibile condurre analisi statistiche
sofisticate.
** Il web offre nuove possibilità per l'indagine
epidemiologica. Anche le imprese possono trarre vantaggio da
questo strumento per identificare rapidamente eventuali
problemi. In Italia resta l'incognita del basso tasso di
risposta alle e-mail
Links:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005.
Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato
lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento
della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno
ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento
non sono generalmente disponibili informazioni più
specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per
esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di
disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa
lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori
devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo
autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
Salmonella si conferma un problema importante negli
alimenti di origine animale in tutta Europa. Ove i dati
sono disponibili, le analisi evidenziano anche sierotipi
rari.
-
Il problema dei metalli pesanti (mercurio, cadmio)
continua a riguardare i prodotti ittici. Appare peraltro
di non facile soluzione.
-
Nel caso delle pillole dimagranti, merita attenzione il
problema dell'importazione di alimenti che non sono
autorizzati in Europa perché mai consumati storicamente
(Novel Foods). Si tratta di un problema cui chi importa
integratori alimentari innovativi deve prestare
particolare attenzione
|
Data |
Motivo dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del prodotto |
Paese che ha trovato il problema |
|
30/03/2005 |
Migrazione di formaldeide
da contenitori ad alimenti |
Ciotole, bicchieri e
piatti di plastica rivestiti di melemmina |
Cina |
Francia |
|
30/03/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio |
Pesce spada (Xiphias
Gladius) |
Spagna |
Italia |
|
30/03/2005 |
Livelli eccessivi di
vitamine |
Porridge d'avena per
bambini in polvere |
Svezia |
Finlandia |
|
30/03/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Quaglie intere
surgelate |
Francia |
Svezia |
|
31/03/2005 |
Presenza dei patogeni
Salmonella enteritidis e
Campylobacter
jejuni |
Filetti di pollo
surgelati |
Lituania |
Estonia |
|
31/03/2005 |
Presenza dei patogeni
Salmonella Virchow e Salmonella enteritidis |
Pollo surgelato |
Polonia |
Svezia |
|
31/03/2005 |
Livelli eccessivi del metallo tossico mercurio |
Pesce spada (Xiphias
Gladius) |
Spagna |
Italia |
|
31/03/2005 |
Presenza dei patogeni
Salmonella Gold Coast e
Listeria
monocytogenes |
Salume spagnolo tipico (Chorizo) |
Spagna |
Norvegia |
|
31/03/2005 |
Presenza, come ingrediente, del cactus
Hoodia gordonii, alimento nuovo non autorizzato |
Pillole dimagranti |
Germania |
Olanda |
|
01/04/2005 |
Presenza dei patogeni
Salmonella typhimurium e
Campylobacter
jejuni |
Cosce di pollo |
Germania |
Estonia |
|
01/04/2005 |
Presenza del patogeno
Listeria monocytogenes |
Formaggio francese tipico (Carré du Vinage,
Vinageois) |
Francia |
Francia |
|
01/04/2005 |
Livelli eccessivi di
cadmio |
Calamaro (Loliginidae) |
Stati Uniti |
Olanda |
|
01/04/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella typhimurium DT 104 |
Carne di maiale |
Germania |
Danimarca |
|
01/04/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Frattaglie di maiale
(lingue e cuori) |
Francia |
Italia |
Sommario
1.
Editoriale
In Germania, si sono riscontrati molti
casi di Salmonellosi legati a carne di maiale cruda. Si
tratta di un problema che potrebbe raggiungere l'Italia.
Nella zona di Roma, il latte di alcune aziende è risultato
contaminato con un pesticida vietato per la sua persistenza
e tossicità (se le indicazioni fornite dalla stampa sono
corrette); apparentemente, non è entrato nella catena
alimentare. I livelli di cadmio sono molto alti in alcuni
cefalopodi; gli effetti sulla salute sembrano ridotti, ma le
conseguenze economiche potrebbero essere importanti in caso
di imposizione di limiti legali. Un problema simile riguarda
il fegato dei cavalli. Negli USA, è stato registrato un buon
successo nella riduzione di E. coli O157 nella carne, mentre
le fiere dove c'è contatto diretto con gli animali si
confermano un'importante fonte di rischio.
2.
Salmonella Bovismorbificans scatenata in Germania
Nel nord-est della Germania tra il 29
novembre 2004 e il 17 marzo 2005, sono stati segnalati
all'Istituto Robert Koch (RKI) 525 casi (tutti confermati
dal laboratorio) di infezione da Salmonella Bovismorbificans
collegati ad assunzione di carne di maiale cruda. Una donna
di 62 anni è morta a causa dell'infezione. I casi sono stati identificati
per una gastroenterite presentatasi tra il primo dicembre 2004 e il 10
febbraio 2005 e con conferma da analisi delle feci positive
per S. Bovismorbificans.
Uno studio caso-controllo è stato condotto
dalle autorità tedesche: tra i
prodotti alimentari la carne trita cruda di maiale è stato
l'alimento più chiaramente associato al focolaio, con un
"odds ratio" di 11,0 in un intervallo di confidenza
al 95% di 4,2-28,9 (per gli odds ratio, se l'intervallo di confidenza comprende
l'unità, cioè 1, l'associazione non è significativa). Altro alimento coinvolto è stata una
salsiccia di carne cruda di maiale fermentata che in Germania si chiama Zwiebelmettwurst.
Il paragone tra gli isolati con gel di elettroforesi del
sottotipo S. Bovismorbificans e la tipizzazione fagica ha
rivelato che i casi umani e gli isolati dai prodotti di
maiale erano praticamente indistinguibili (fagotipo 24).
Sulla base di questa scoperta sono stati presi provvedimenti
a livello dei fornitori di carne: esportavano
prodotti anche in altri paesi europei ed extra-europei.
Infatti, S. Bovismorbificans è stato identificato anche in
altri paesi sia nell'uomo che in campioni alimentari.
** S. Bovismorbificans è un sierotipo
di Salmonella relativamente raro (in Italia è stato
riscontrato negli ultimi anni in meno dell'1% degli
isolamenti). Questo sierotipo non è nuovo come causa di
episodi di Salmonellosi: nel 2002, in Queensland (Australia)
furono coinvolte 41 persone e nel 1994 in Finlandia 210, di cui il 12% sviluppò artrite
reattiva. Nel primo caso, il veicolo identificato fu lattuga
contaminata nel ristorante, nel secondo germogli. In
generale, a partire dagli anni novanta, tra i casi di
salmonellosi, questo sierotipo si è presentato con una certa
frequenza in paesi come Finlandia, Inghilterra, Svezia,
Austria e Germania; precedentemente vi erano state
segnalazioni anche in Italia meridionale. Poiché l'Italia importa suini
e carne di suino dalla Germania in notevoli quantità,
l'attenzione è d'obbligo, anche se la carne cruda di maiale
e il zwievelmettwurst in particolare risultano poco
consumati nel nostro paese. Per il consumatore e per il
cuoco professionale, l'invito è alla cottura completa della
carne di maiale, in qualsiasi circostanza.
Links:
3.
Latte romano ai pesticidi
Venerdì 25 marzo 2005, un
pesticida è stato trovato nel
latte prodotto da più di trecento mucche
provenienti da otto piccole e
medie aziende agricole di Gavignano e da due di Segni,
due comuni a sud di Roma.
Le aziende sarebbero componenti di una cooperativa di
Valmontone. Secondo la prima versione, la contaminazione è
stata segnalata dalla Centrale del latte di Roma, che ne
avrebbe rilevato la presenza in una cisterna;
successivamente, la Centrale del Latte ha invece smentito la
circostanza. Da
venerdì 1 aprile, la produzione di latte di
questi comuni viene sequestrata e sarà distrutta a cura
delle ASL.
I controlli sono stati estesi anche ai paesi limitrofi. La sostanza
incriminata, secondo la stampa, è il beta-esaclorocicloesano,
appartenente al gruppo degli esaclorocicloesani (HCH). Gli
HCH si presentano con otto isomeri. L'isomero gamma è il
principale componente attivo del lindano (usato contro i
pidocchi); gli altri isomeri, tra cui il beta, sono
principalmente scarti di produzione. Come sostanza attiva
fitosanitaria, il lindano è stato proibito in Italia con
Decreto del Ministero della Salute del 14 marzo 2001. Il
beta-HCH è probabilmente una sostanza cancerogena per l'uomo
(secondo lo IARC, 2B, cioè possibile cancerogeno per
l'uomo); tra gli HCH, è il più persistente nell'ambiente e
negli esseri umani. Il limite nel latte per gli isomeri HCH
diversi dal gamma è in Italia di 0,010 μg/l – μg/Kg.
I residui del pesticida sono stati trovato
principalmente nel silomais, che è un tipo di foraggio
ottenuto da mais immaturo, sminuzzato e conservato in silos
in forma compattata ("insilato"). Si tratta di uno dei
migliori foraggi usati nell'alimentazione dei bovini. I
primi silomais contaminati venivano prodotto in campi irrigati dal fiume
Sacco, che è stato inizialmente sospettato della
contaminazione. La contaminazione è stata poi trovata anche
in aziende lontane dal fiume.
è stato
istituito un comitato di emergenza per scoprire l'origine
della contaminazione (il ministero della Salute, Istituto
superiore di sanità, Arpa Lazio, Asl competenti e la
direzione regionale di Agricoltura e Ambiente).
** Come sempre accade in Italia, le
notizie vengono concesse in dosi molto contenute. L'origine
e l'entità della contaminazione è difficile da desumere dai
dati esistenti; non è neppure chiaro se parte del latte
contaminato è entrata nella catena alimentare. Si presume
comunque che la contaminazione sia di origine ambientale.
Per chi utilizza latte proveniente dall'area interessata, è
opportuno raccogliere ulteriori informazioni, per esempio
nel caso di produzioni casearie. Per i consumatori, non è
possibile consigliare alcuna misura specifica. Forse nei
prossimi giorni sarà possibile dare indicazioni più precise
e trarre lezioni per il futuro.
Links:
4.
Cadmio abbondante in molluschi e fegato di cavallo
Su 1392
campioni di molluschi cefalopodi esaminati
in Italia, concentrazioni di cadmio che superano il limite
proposto dalla UE (1 μg/kg) sono
state osservate, rispettivamente, nel 44,4% e nel 40,0% dei
campioni di carne di polpo e di seppia pizzuta. In tutte le specie di molluschi
cefalopodi esaminate le concentrazioni di cadmio si sono
dimostrate più alte nell'epatopancreas (la ghiandola
digestiva di questi animali) che in tutto il resto del
corpo. Questi sono i risultati di uno studio italiano, da
poco
pubblicato sulla rivista "Journal of Food Protection".
Nel dettaglio, la seppia pizzuta (Sepia orbignyana)
e il polpo (Octopus salutii) hanno mostrato le più alte
concentrazioni, mentre concentrazioni più
basse sono state riscontrate nel totano (Illex coindetii).
Le altre specie hanno mostrato concentrazioni intermedie.
Livelli elevati di
Cadmio sono stati trovati dalle autorità italiane anche nel fegato
di cavalli provenienti dalla Polonia. Il cadmio
tende ad accumularsi naturalmente a causa del metabolismo di
questi animali. Per questo è in corso una discussione a
livello europeo sull'opportunità di introdurre livelli
massimi per questo metallo pesante nel fegato equino. Alcuni stati membri
ne sconsigliano il consumo.
Tuttavia, sembra che i livelli di cadmio nel fegato dei cavalli di età
inferiore ai 2 anni siano più bassi, e quindi potenzialmente conformi
al limite massimo attualmente stabilito per questo
elemento nel fegato di bovini, ovini, maiali e pollame (0,5
μg/kg).
** In entrambi i casi, per la
maggioranza dei consumatori, il rischio dovuto a questi
livelli di cadmio non è elevato, perché si tratta di
alimenti relativamente rari nella dieta. Tuttavia, in alcuni
casi i livelli possono essere particolarmente elevati e le
diete di alcuni portare a situazioni di rischio reale. Per
quanto riguarda le implicazioni economiche, nel caso dei
molluschi, l'impatto di norme restrittive sarebbe
particolarmente severo. Per la filiera dei molluschi,
l'argomento è quindi da seguire con attenzione; lo stesso
vale per gli utilizzatori, anche industriali, di carni
equine (per cui un monitoraggio è importante). Per il
consumatore, è consigliabile non consumare il fegato di
cavallo, con l'eccezione occasionale di animali sotto i due
anni; i consumi di cefalopodi non devono essere eccessivi.
Links:
5.
Carne di manzo cruda: Escherichia coli 0157:H7 tenuto a bada
dal FSIS
La regolamentazione
introdotta dal Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti
(USDA) ha avuto un effetto considerevole sulla riduzione di Escherichia coli 0157:H7
nella carne bovina macinata cruda.
Infatti, tra il 2002 e il 2003 il tasso di campioni di carne
bovina macinata cruda trovati positivi per E. coli 0157:H7 è
diminuito del 50 % (intervallo di confidenza al 95 %, 10-72 %).
Questa significativa
diminuzione è stata osservata sia in campioni provenienti da
stabilimenti ispezionati costantemente a livello federale,
sia al dettaglio. Solo 189 su 26521 (0,71 %) campioni
di carne cruda sono risultati positivi a E. coli 0157:H7
negli anni considerati.
I ricercatori che hanno condotto questo studio ritengono che
questa diminuzione sia attribuita all'azione ufficiale del Servizio di
Ispezione e Sicurezza
Alimentare degli Stati Uniti (FSIS) e dalle conseguenti
azioni di miglioramento intraprese dalle industrie.
** L'interpretazione dei dati FSIS è
oggetto di dibattito; tuttavia, è probabile che una
riduzione della prevalenza di questo pericoloso patogeno si
sia osservata e che questo vada ascritto a regolamentazione
ad hoc. Risulta comunque interessante la misurazione
dell'efficacia di una normativa, un approccio che si sta
diffondendo anche in Europa.
Links:
6.
Escherichia coli e animali: per il contagio non serve
mangiarli, basta toccarli
La scorsa settimana in Florida una
bambina di 12 anni è morta e 16 persone, di cui 14 sono
bambini, si sono ammalate di sindrome uremica emolitica (HUS),
un'infezione del rene potenzialmente mortale causata dal
batterio Escherichia coli O157, dopo essere stati a delle fiere
locali e aver toccato i musi di animali. Cinque di
queste sono state ricoverate in un ospedale della Florida in
condizioni critiche e uno dei ricoverati è stato messo in dialisi.
Le autorità ritengono che l'origine più probabile del
batterio e quindi dell'infezione siano stati i piccoli zoo
di due importanti fiere della Florida, la fiera della
Florida centrale a Orlando o il festival della fragola della
Florida a Plant City. Tutte le persone coinvolte si
erano recate ad una delle due fiere nell'ultima settimana. Si sta
ancora indagando per scoprire se la fonte del contagio non
possa essere stato il cibo contaminato servito a queste
fiere. Gli organizzatori delle fiere sostengono che gli zoo
sono costantemente ispezionati dagli ufficiali sanitari e che ovunque ci sono lavandini per lavarsi le mani.
Nei giorni scorsi, l'associazione
americana dei veterinari pubblici statali (NASPHV) aveva
fornito insieme al CDC raccomandazioni specifiche per la
sicurezza di eventi fieristici con animali.
** E. coli O157 è diventato un tragico
problema nel contatto tra bambini ed animali. Secondo la
NASPHV, lavarsi le mani è la principale misura preventiva in
caso di contatto con gli animali (oltre ad aree di
transizione tra dove si trovano gli animali e dove si mangia
e ad una cura particolare degli animali). Il rapporto
contiene altre misure che potrebbero trovare applicazione
anche in Italia, dove fortunatamente questi eventi non si
sono verificati ma in cui il rischio è comunque presente.
Spetta anche ai veterinari un ruolo importante in questi
casi. Tuttavia, in questo caso, sono prima di tutto i
singoli cittadini a seguire scrupolosamente adeguate norme
igieniche (e a controllare che i figli facciano
altrettanto). A questo proposito, è opportuno ricordare che
i fazzoletti umidificati non sono assolutamente equivalenti
al lavaggio delle mani con acqua e sapone.
Links:
7.
E inoltre:
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino 13/2005.
Le allerta riguardano prodotti che presentano un rischio e
sono sul mercato al momento dell'allarme, che è stato
lanciato da un'autorità di uno dei paesi membri. Al momento
della notifica, le autorità hanno ritirato o stanno
ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento
non sono generalmente disponibili informazioni più
specifiche di quelle che riportiamo, che permettano, per
esempio, al consumatore o all'azienda distributrice di
disfarsi o restituire i prodotti già acquistati. Questa
lista ha carattere informativo. Non indica che i consumatori
devono evitare tutti i prodotti provenienti da quel paese.
Indica piuttosto la presenza di un problema, cui solo
autorità e l'industria alimentare possono porre rimedio
Commenti specifici
-
Il Comitato Permanente sulla Catena Alimentare della UE
ha ritenuto di non poter ancora individuare l'origine
del peperoncino con livelli elevati di aflatossine
(secondo le autorità ungheresi, proviene dal Brasile).
Nonostante le
notizie rassicuranti dall'Inghilterra, le autorità
europee continuano a segnalare la presenza di queste
tossine in diverse partite (provenienti questa settimana
da Ungheria e Turchia).
-
I gamberetti diretti all'Italia continuano a
presentare problemi di livelli eccessivi di solfiti
-
L'unico prodotto di origine italiana coinvolto in
allerta questa settimana sono fichi secchi con livelli
elevati di aflatossine
-
Interessante la segnalazione delle autorità belga
relative alla presenza di Sudan I in una miscela di
coloranti di origine spagnola
|
Data |
Motivo dell’allarme |
Prodotto e lotto (se disponibile) |
Paese di origine del prodotto |
Paese che ha trovato il problema |
|
21/03/2005 |
Presenza del patogeno
Salmonella
Montevideo |
Foie grass |
Francia |
Norvegia |
|
21/03/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine fungine
cancerogene
aflatossine |
Peperoncino dolce in polvere |
Ungheria |
Ungheria |
|
21/03/2005 |
Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni
allergiche legate all'asma) |
Code di gamberetti precotte e surgelate |
Guatemala via Francia |
Italia |
|
21/03/2005 |
Livelli eccessivi di solfiti (possibili reazioni
allergiche legate all'asma) |
Gamberi conservati |
Svezia |
Italia |
|
21/03/2005 |
Livelli eccessivi di nitrato di sodio |
Rotoli di carne tritata "cevapcici" |
Germania |
Italia |
|
22/03/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Tagliate di manzo |
Polonia |
Svezia |
|
22/03/2005 |
Presenza di particelle di metallo |
Barretta cremosa al cioccolato al latte con le
nocciole intere |
Germania |
Olanda |
|
22/03/2005 |
Presenza del parassita Anisakis |
Rana pescatrice (Lophius
piscatorius) |
Regno Unito |
Italia |
|
22/03/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Frattaglie di maiale |
Francia |
Italia |
|
24/03/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine fungine
cancerogene
aflatossine |
Fichi secchi |
Italia |
Portogallo |
|
24/03/2005 |
Livelli eccessivi di acido sorbico |
Prugne secche senza noccioli |
Lituania |
Estonia |
|
24/03/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine fungine
cancerogene
aflatossine |
Preparato di spezie con peperoncino |
Turchia |
Germania |
|
24/03/2005 |
Livelli eccessivi delle tossine fungine
cancerogene
aflatossine |
Preparato di spezie con peperoncino |
Turchia |
Germania |
|
24/03/2005 |
Presenza del colorante non autorizzato E127 (eritrosina) |
Zenzero marinato in aceto |
Tailandia via Olanda |
Germania |
|
24/03/2005 |
Presenza del patogeno Salmonella
spp |
Omento (parte del maiale) |
Francia |
Italia |
|
25/03/2005 |
Presenza del colorante non autorizzato e
potenzialmente cancerogeno
Sudan 1 |
Miscela di coloranti |
Spagna |
Belgio |
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