Il Settimanale di Sicurezza degli Alimenti segnala
quegli avvenimenti
(pubblicazioni scientifiche,
effetti avversi, nuove tecnologie, novità
legislative) che, secondo noi, meritano di essere
discussi in forma ragionata.
L'iscrizione è gratuita. I contenuti del Settimanale possono essere
riportati solo citando la fonte. I numeri arretrati sono resi
disponibili in archivio ogni settimana.
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osservazioni o collaborare con un articolo o segnalando
una notizia, scrivete liberamente a
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Vibrioni, Listeria, istamina e Sudan Rosso restano
i problemi principali che le autorità europee ed italiane stanno
rilevando negli alimenti, in questi primi mesi del 2004. Dalla ricerca,
intanto, stanno emergendo preoccupanti novità su Salmonella resistente a
più antibiotici e sui ceppi di E. coli che causano enteroemoraggie.
Dall'Unione Europea arrivano quattro direttive specifiche su
campionamento e purezza di alcuni componenti degli alimenti, ma anche un
documento sulla rintracciabilità della carne che potrebbe portare a
qualche polemica. Infine, viene confermato che, data la variabilità di
concentrazione della caffeina, le donne che aspettano un bambino devono
limitare decisamente il loro consumo di tè e caffè.
Solo da gennaio a marzo 2004, in Europa, gli alimenti contaminati da
vibrioni e riportati dal sistema europeo di allerta sono stati quasi la
metà dell'intero 2003 (20 rispetto ai 47 del 2003). La maggioranza delle
segnalazioni riguarda Vibrio parahaemolyticus, ma in un quinto circa dei
casi si tratta di Vibrio cholerae. Almeno per il 2004, si tratta quasi
sempre di gamberetti o granchi provenienti da paesi tropicali (America
Latina o Sud-Est asiatico). Potrebbero rivelarsi in aumento anche le
segnalazioni di Listeria monocytogenes, sia nei formaggi che nel salmone
affumicato. Un altro pericolo emergente sembra quello posto
dall'istamina, che viene rinvenuta soprattutto in tonno importato
dall'Indonesia; forse il problema è collegato al trattamento con
monossido di carbonio. Per questo pericolo molte segnalazioni provengono
dall'Italia (61%) e sono collegati a casi di istaminosi. Persiste
intanto il problema del Sudan Rosso, con ben 48 segnalazioni nel primo
trimestre 2004. Il 37% ha riguardato prodotti italiani, mentre la
maggioranza delle segnalazioni è stata effettuata dalla Germania. Forse
anche a causa della mancata armonizzazione comunitaria, sono stati
effettuati ritiri dal commercio con il coinvolgimento di imprese
italiane per quanto riguarda le fumonisine. Sono questi i dati riportati
nella relazione trimestrale dell'Ufficio IV della Direzione Generale
Sanità animali e alimenti del Ministero della Salute.
** Continua un utile lavoro di riassunto e commento dei dati da parte
del Ministero della Salute che appare collegato anche ad una precisa
attività preventiva. Si tratta di informazioni utili non solo per le
autorità, ma anche per industria e, in qualche misura, per i consumatori
(per i quali tuttavia mancano ancora informazioni precise anche in
presenza di rischi che continuano nel tempo). Da questi dati (che spesso
potrebbero semplicemente riflettere un'aumentata attenzione più che un
aumentato problema), emerge che importare e utilizzate crostacei di
provenienza tropicale implica una particolare attenzione alle
problematiche microbiologiche. Inoltre, Listeria resta una questione
irrisolta, che va perlomeno affrontata a livello di produzione. Istamina
e fumonisina richiedono maggiori ricerche ma soprattutto azione da parte
di autorità ed industria. Per quanto riguarda il Sudan, invece, il
monitoraggio e la gestione del problema deve essere migliorato per non
danneggiare l'industria italiana e la salute dei consumatori.
Latte pastorizzato ricontaminatosi dopo il
trattamento sembra essere stata la causa di almeno 93 casi di
salmonellosi riscontrati nel 2000 tra Pennsylvania e New Jersey (USA).
All'indagine epidemiologica, i ceppi di salmonella (sierotipo
Typhimurium) erano risultati collegati e in buona parte resistenti a
ampicillina, kanamicina, streptomicina, sulfametoxazolo, e tetraciclina
(AKSSuT). Mediante interviste, è stata individuata un'associazione con
il consumo di latte proveniente da un determinato stabilimento. Indagini
sul posto hanno rivelato che l'elevata umidità portava alla deposizione
di goccioline che potevano cadere nel latte pastorizzato, in un locale
dove molto latte crudo finiva sul pavimento. Inoltre, nel periodo
dell'episodio epidemico, i parametri di qualità microbiologica del latte
pastorizzato erano pessimi per conta microbica totale e coliformi. Gli
autori hanno anche trovato, considerando numerosi episodi passati, che
la ricontaminazione post-trattamento è un problema più grave
dell'inadeguata pastorizzazione, al contrario di quanto suggeriscano i
protocolli di controllo qualità. Sempre riguardo a Salmonella enterica
sierotipo Typhimurium, sono stati riportati anche i dati relativi alla
sorveglianza per resistenza agli antibiotici negli USA: la resistenza è
diffusa con prevalenza del tipo fagico DT104, molti ceppi risultano non
tipizzabili, sta aumentando in particolare la resistenza alle
cefalosporine in ceppi isolati dai bambini (dove appunto sono più usate
per la terapia).
56 bambini su 463 ricoverati in ospedale a Kinshasa
(Congo) sono morti in seguito, con ogni probabilità, ad un'epidemia di
E. coli O157:H7, con conseguente sviluppo di HUS (sindrome
uremico-emolitica). La diarrea enteroemorragica causata da questo ceppo
di E. coli si sta tragicamente diffondendo in Africa. Uno studio danese
ha intanto concluso che per lo sviluppo di HUS i fattori di rischio
principali sono la presenza dei geni stx2 e eae piuttosto che il
sierotipo O157.
** Salmonella multiresistente e E. coli che causa diarrea
enteroemorragica sono due delle principali preoccupazioni di sicurezza
alimentare di questi anni. Nel caso presentatosi negli USA, è chiaro che
i controlli HACCP e sulla qualità devono essere tarati per controllare i
pericoli e si dimostra ancora una volta come l'inosservanza di alcune
norme di buona produzione può portare a conseguenze gravi. Le malattie
infettive quando raggiungono l'Africa diventano tragedie; non è chiaro
se nell'episodio siano stati veicoli importanti gli alimenti, ma è
chiaro che la sicurezza alimentare non è un lusso. Le informazioni
provenienti dalla Danimarca potrebbero avere, se confermate, importanti
implicazioni su come effettuare il monitoraggio e il controllo dei ceppi
enteroemorragici.
La rintracciabilità della carne ha causato, secondo
i rappresentanti del settore, una rinazionalizzazione del settore (cioè
i consumatori prediligono la carne nazionale): per questo la Commissione
vorrebbe permettere la possibilità di apporre l'indicazione di origine
UE, invece di quella nazionale. Inoltre, la Commissione è contraria ad
estendere la rintracciabilità ai prodotti trasformati a base di carne o
a piatti a base di carne (per esempio, a livello di ristorazione).
Queste sono alcune delle posizioni espresse al Parlamento e al Consiglio
Europeo dalla Commissione che invece ritiene risolvibili i problemi
incontrati in alcuni settori per l'applicazione del regolamento
1760/2000 (carne venduta non preimballata, riconoscimento degli standard
nazionali, mescolamento di diversi lotti negli impianti di sezionamento
secondari, etc.. La Commissione si dice soddisfatta dell'impatto sui
consumatori della rintracciabilità, dopo che era stata persa la loro
fiducia per la questione BSE.
** La rintracciabilità non è sempre una strategia
praticabile ed auspicabile; inoltre, non è scontato che l'estensione del
sistema di rintracciabilità ai prodotti trasformati sia la risposta
corretta alle esigenze di sicurezza e qualità dei consumatori. Tuttavia,
l'atteggiamento della Commissione non sembra coerente e positivo dal
punto di vista della comunicazione. In particolare, l'adozione
dell'indicazione UE al posto dello Stato membro di produzione (anche se
solo al dettaglio) sembra danneggiare la libertà di scelta del
consumatore e la possibilità di qualificarsi delle produzioni nazionali,
con un danno anche per gli allevatori. Ancora più grave sembra la
proposta dopo l'allargamento ai nuovi paesi membri dove effettivamente
le condizioni di produzione sono diverse. In ogni caso si tratta di un
documento importante ed interessante.
I metodi di campionamento e di analisi per il
contenuto in aflatossine e ocratossina A nei prodotti alimentari per i
lattanti e per la prima infanzia sono stati definiti dalla Direttiva
2004/43/CE che integra le due Direttive relative ai due contaminanti.
Modalità di campionamento dei pesci di piccole e grandi dimensione e
uniformazione dei criteri di interpretazione dei risultati per quanto
riguarda la ricerca di PCB negli alimenti sono invece gli obiettivi
della Direttiva 2004/44/CE. La Direttiva 2004/45/CE rende più severi i
requisiti di purezza per alcuni additivi. Per la carragenina o E407 e
per l'E 407a o alga Eucheuma trasformata è stato limitata la componente
a basso peso molecolare a non più del 5% a scopo di precauzione;
infatti, la componente sotto i 50 kD è stata sospettata di avere seri,
ma non provati, effetti sulla salute. Sono fissati anche i criteri di
purezza (che sono anche adattati alle decisioni del Codex Alimentarius)
per alcuni nuovi additivi: poli-1-decene idrogenato (E 907), diacetato
di glicerile (E 1517) e alcol benzilico (E 1519). L'alcool benzilico è
un solvente per aromi e il poli-1-decene è utilizzato per glassare
frutta secca e dolciumi al posto dell'olio di vasellina. La Direttiva
2004/46/CE riguarda invece i requisiti di purezza per il sucralosio (E
955) e il sale di aspartame-acesulfame (E 962), che sono adattati alle
decisioni del Codex Alimentarius. La successiva 2004/47/CE fissa invece
i nuovi requisiti di purezza per i caroteni (i caroteni misti [E 160 a
(i) e il betacarotene (E 160 a (ii)]), sulla base del progresso tecnico
e del lavoro del Codex Alimentarius.
** In due numeri della Gazzetta Ufficiale
dell'Unione sono state pubblicate svariate direttive di importanza
alimentare. Essi hanno un impatto diretto su chi produce e controlla
questi componenti, che possono essere contaminanti, additivi,
edulcoranti o coloranti. E'importante notare che esse non hanno solo un
impatto metodologico o commerciale, ma anche di qualità e, in alcuni
casi, di sicurezza. Chi utilizza o si occupa di queste sostanze può
confrontare le norme precedenti a quelle attuali, considerando anche i
documenti che hanno portato a queste decisioni.
Il caffé istantaneo può avere da 21 a 120 mg di
caffeina per tazza, secondo una ricerca della FSA inglese (l'Autorità di
Sicurezza Alimentare). Il caffé fatto per infusione contiene da 15 a 254
mg per tazza, confermando anche in questo caso un ampio livello di
variabilità. Una tazza di tè, invece, può contenere tra 1 - 90 mg per
tazza di caffeina. Secondo la stessa FSA, il risultato concorda con
quanto le persone si aspettavano: per esempio, a caffé ritenuto forte
corrispondevano elevati livelli di caffeina. Sulla base di questi
risultati, viene reiterato l'invito alle donne in gravidanza di non
consumare più di 300 mg al giorno di caffeina, perché dosi superiori
potrebbero portare ad un rischio di nati sottopeso o perfino aborto.
Sulla base dei valori medi, i 300 mg potrebbero essere raggiunti con sei
tazze di tè o tre di caffé.
** La stessa ricerca, per gli espressi (fatti
all'inglese perlomeno), ha trovato valori di 49-227 mg per tazza, che si
tradurrebbero in un massimo di due tazzine al giorno per le donne in
gravidanza. Eccedere le due tazzine potrebbe portare anche a livelli
molto alti (tre tazzine a 227 mg porterebbero 681 mg al giorno un
livello oltre la soglia di prudenza). Anche se il dibattito non è
concluso, questo parrebbe un livello ragionevole per le donne che
aspettano un bambino, almeno a livello prudenziale. Non vi sono
particolari consigli per le altre persone.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
17/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Data
Motivo
dell’allarme
Prodotto
Paese di
origine del prodotto
Paese che ha
trovato il problema
19/04/2004
Livelli eccessivi di tossine cancerogene prodotte dalle
muffe (aflatossine)
Polvere di peperoncino
India
Regno Unito
19/04/2004
Livelli eccessivi del
metallo pesante piombo
Pesche in scatola
Sud Africa
Danimarca
20/04/2004
Livelli eccessivi della sostanza formaldeide
Merluzzo (Gadus macrocephalus; NdR: potrebbe essere sotto
forma di baccalà o stoccafisso)
Danimarca
Italia
21/04/2004
Presenza del colorante non autorizzato e potenzialmente
cancerogeni Sudan 1
L'istamina si forma in alcuni pesci (per
esempio, tonno) conservati in condizioni inadeguate di temperatura,
per via del metabolismo batterico. Non viene eliminata con la
cottura e provocano sintomi a comparsa rapida e che comprendono
bruciori della gola, vampate, calo di pressione, mal di testa,
nausea, vomito. Nella maggioranza dei pazienti si risolvono entro 12
ore.
La comparsa, a Taiwan, di un ceppo di Salmonella
resistente a quasi tutti i farmaci è preoccupante, anche perché gli
interscambi commerciali e di persone diffondono rapidamente i
microrganismi. Fortunatamente, la situazione ecologica differente può
limitare questo fenomeno. In ogni caso, il problema delle malattie
contratte durante i viaggi, anche veicolate da alimenti, sta destando
l'attenzione di molti esperti di sanità pubblica, mentre resta alta
l'attenzione sugli alimenti provenienti dall'Estremo Oriente: dalla Cina
giungono quotidianamente brutte notizie sulla sicurezza degli alimenti.
Riportiamo anche alcune notizie provenienti dagli USA dove la gestione
del rischio BSE sta portando enormi problemi, mentre presentiamo alcuni
tipi di packaging attivo in arrivo, che avranno un impatto importante
sulla sicurezza degli alimenti.
Il ceftriaxone e
ciprofloxacina sono compresi tra gli antibiotici cui è resistente
un ceppo di Salmonella enterica sierotipo choleraesuis (S. choleraesuis)
recentemente isolato a Taiwan. Si tratta praticamente di
tutti gli
antibiotici comunemente usati per la terapia della setticemia da
salmonella (una complicazione della salmonellosi); ceftriaxone, una
cefalosporina di terza generazione, e ciprofloxacina, un
fluorochinolone, sono i farmaci utilizzati normalmente usati con questa
setticemia. L'analisi genetica ha dimostrato che la resistenza al
ceftriaxone è mediata da un plasmide.
Senza causare sintomi enterici, S cholerasuis causa normalmente gravi
infezioni sistemiche, in cui il batterio è isolabile dal sangue e che
richiedono trattamento con antibiotici; in questo caso, il ceppo è stato
isolato da una donna di 58 anni che purtroppo è morta in seguito
all'infezione, nonostante il trattamento con imipenem-cilastatin. In
Europa, le infezioni da S. cholerasuis sono rare, con solo 98 infezioni
riportate negli ultimi dieci anni, quasi tutte sensibili a più
antibiotici; nel Vecchio Continente, questo ceppo si trova nei maiali,
anche qui raramente.
** La comparsa di questo ceppo è un problema serio e che implica
un'azione di sorveglianza e controllo immediata soprattutto nell'Estremo
Oriente, dove S. cholerasuis è più comune. Come notato giustamente su
Eurosurveillance, la comparsa di queste forme di resistenza è molto
preoccupante e ricorda che l'uso degli antibiotici sia in zootecnia che
in medicina umana deve essere molto controllato. E'probabile che le
autorità a livello europeo aumentino l'attenzione per verificare
l'eventuale presenza di questo ceppo, anche nelle carni importate,
sforzo che deve essere anche degli importatori. Gli operatoti del
settore zootecnico, i veterinari e i medici hanno in generale un compito
fondamentale nel controllare l'antibioticoresistenza.
Una feroce polemica è esplosa negli Stati Uniti tra una società
americana specializzata in carne di qualità, la Creekstone Farms, e il
Dipartimento federale dell'Agricoltura (USDA) che sta coinvolgendo anche
stampa e opinionisti. La società, peraltro piccola, esportava
soprattutto verso il Giappone carne di Black Angus (l'embargo alla carne
USA del Giappone gli sta costando 200.000 dollari al giorno); per
questo, ha costituito un laboratorio per testare tutti gli animali per
l'eventuale presenza di BSE, come i giapponesi richiedono. I kit per
effettuare queste analisi sono però monopolio del Dipartimento
dell'Agricoltura, che ne ha vietato l'utilizzo a questa società.
Infatti, la USDA sostiene che non è scientifico testare tutti i capi,
soprattutto di esemplari sotto i 30 mesi (contestando perciò la
posizione giapponese); inoltre, se di fatto autorizzasse questo
programma, implicherebbe che la carne testata è più sicura creando uno
squilibrio competitivo. Infatti l'associazione dei grandi produttori di
carne è aspramente contraria all'iniziativa di Creekstone perché
creerebbe di fatto uno standard di mercato, soprattutto per le
esportazioni, che è visto come troppo costoso; inoltre, lasciare i test
anche nelle mani dei privati creerebbe la tentazione di nascondere i
risultati positivi (anche se preliminari). La Creekstone Farms replica
che loro seguono il principio che "il cliente ha sempre ragione" e che
la qualità dei loro test è garantita accademicamente.
Restano intanto sul tappeto, anche se con qualche spiraglio, il
problema delle importazioni di carne bovina dal Canada (bloccate da
mesi), delle esportazioni di carne e pollo verso Estremo Oriente e
Messico, e delle norme introdotte per controllare la BSE (divieto di
macellare animali non deambulanti, esclusione dei materiali a rischio).
Tra l'altro, il Canada sembra propenso a consentire i test su tutti i
bovini alle aziende che desiderano farlo.
** Negli Stati Uniti il concetto di libertà, difeso anche dalle
corti, non è solo quello di fare, ma anche quello di non fare
(cioè, tu non sei libero di fare qualcosa che poi il mercato
costringerebbe anche me a fare). Naturalmente la polemica è diventata
anche politica (i repubblicani di Bush sarebbero a favore del libero
mercato e del non-interventismo pubblico finché favorisce la grande
industria). La questione illustra molto bene le difficoltà di gestione
del rischio presenti all'interfaccia scienza-politica-economia. Di
fatto, la pressione dell'opinione pubblica sta spingendo la USDA a
cercare un compromesso, che però sembra ancora lontano. Per chi si
occupa di regolamentazione, per chi offre prodotti certificati su basi
di analisi scientifiche, è una situazione su cui riflettere.
In Cina, tra i 12 e i 50 bambini sono morti perché
il latte artificiale venduto alle loro madri non era nutrizionalmente
adeguato. Centinaia sono i bambini coinvolti in questo problema e che
hanno sviluppato i sintomi di paratiroidismo secondario dovuto a
malnutrizione. Numerose ditte sono state individuate come colpevoli di
vendere latte artificiale contraffatto e saranno perseguite. I nomi di
alcune sono stati resi pubblici.
In Irlanda, l'anno scorso, il 25% percento degli
ordini di chiusura e il 41% delle disposizioni che obbligano ad
apportare migliorie sono state impartite a ristoranti cinesi. Per questo
motivo, le autorità di sicurezza alimentare irlandesi (FSAI) hanno
organizzato un curriculum specifico per i ristoratori cinesi. Tradurre i
materiali educativi dall'inglese si è rivelata una strategia inefficace
perché i dialetti parlati dal personale sono moltissimi e gli esempi
sono irrilevanti per i cinesi; le tecniche culinarie sono molto diverse
da quella europea.
** La sicurezza alimentare è un problema
molto serio per la Cina; le agenzie di stampa internazionali riportano
quasi quotidianamente episodi di avvelenamento di massa. A differenza
dei paesi occidentali, molto spesso questi episodi sono legati a
contaminazioni chimiche di alimenti grossolanamente contraffatti;
nonostante le punizioni prevedano anche la pena di morte, il deterrente
sembra inefficace. Allo stesso tempo, anche in Europa e in Italia, i
ristoranti cinesi causano numerosi problemi, questa volta spesso legati
all'igiene. In questo senso, l'iniziativa irlandese va sicuramente nella
giusta direzione della prevenzione. Per i ristoratori cinesi e anche per
gli importatori di alimenti, garantire livelli di sicurezza adeguati è
una priorità perché, in campo alimentare, i prezzi contenuti non si
dimostrano spesso sufficienti a competere, al di là dei problemi etici e
legali.
Gli occidentali, europei e nordamericani, viaggiano
sempre di più e a tutte le età. Molti dei viaggiatori si ammalano
durante i viaggi, soprattutto di diarrea, anche se non esistono dati
precisi per valutare il fenomeno. In questo senso, Regno Unito e Canada
stanno esaminando la possibilità di operare una sorveglianza più precisa
sul fenomeno. Finora, la causa principale di diarrea rilevata nei
turisti inglesi, i cui dati sono stati raccolti in collaborazione con le
assicurazioni, è stata salmonella. Tra le cause delle tossinfezioni tra
i viaggiatori, la mancanza di infrastrutture igieniche adeguate anche in
hotel o villaggi moderni, l'uso di acqua per le piscine igienicamente
inidonea, il consumo di alimenti a rischio da parte dei viaggiatori e il
numero crescente di anziani o persone con problemi immunitari tra i
turisti. Tra le preoccupazioni, vi è anche la possibile diffusione di
nuovi ceppi di patogeni una volta rientrati dalle vacanze.
** Molti turisti non si rendono conto che, a volte, le strutture
e la qualità igienica sono diverse dall'apparenza, almeno in alcune
località. Il problema è significativo soprattutto per le persone
sensibili e che possono andare incontro a complicazioni notevoli se
contraggono una tossinfezione. E'importante soprattutto essere
consapevoli che i rischi possono essere diversi da quelli riscontrati in
Europa. Questo problema riguarda anche i tour operator, che possono
pretendere standard igienici più elevati da parte delle strutture con
cui lavorano. Le autorità sanitarie potrebbero considerare l'utilità di
un sistema di sorveglianza anche nel nostro Paese.
Un nuovo tipo di confezionamento dovrebbe essere in
grado di raffreddare la birra al momento dell'apertura, mantenendolo
sempre sotto pressione. Indicatori delle modificazioni gassose
all'interno della confezione permetteranno al consumatore evitare
prodotti deteriorati oppure di capire se un frutto è maturo senza
bisogno di toccarlo. Anticorpi monoclonali sono stati inseriti in una
pellicola in modo che cambino colore in presenza di patogeni. Queste
sono alcune delle novità in arrivo in termini di packaging "attivo". In
Francia è stata nel frattempo introdotto una tecnologia da tempo
esistente che permette al consumatore di valutare se le temperature cui
è stato tenuto un alimento sono state sufficientemente basse durante il
trasporto e la conservazione.
** Il packaging attivo dovrebbe essere presto
regolamentato a livello europeo. Indubbiamente può presentare numerosi
vantaggi commerciali e per i consumatori, sia dal punto di vista della
sicurezza che della qualità. Resta indubbiamente da valutare la
sicurezza di queste soluzioni, in un contesto legislativo ancora non del
tutto definito, e il potenziale impatto sull'attenzione e responsabilità
dei consumatori. E'opportuno anche differenziare le soluzioni: l'idea di
registrare la storia termica di un alimento è certamente buona, mentre
il rilevamento delle tossine probabilmente è ancora prematuro (c'è un
forte problema di falsi negativi). Per gli operatori del settore
alimentare, sarebbe opportuno seguire attentamente, ma con prudenza
l'evoluzione in questo settore.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
16/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
In generale, purtroppo, le notifiche comunitarie mancano di
precisione; per i pesci, per esempio, raramente è riportata la
specie e la denominazione in lingua inglese può portare ad errori.
Anisakis simplex è un parassita
comune nei pesci, che muore durante la cottura o prolungato
congelamento. Può creare problemi in pesce consumato crudo.
Normalmente viene espulso con la tosse, in altri cosi possono
insorgere complicazioni.
Informazioni di lingua inglese sono disponibili dalla FDA
L'istamina si forma in alcuni pesci (per
esempio, tonno) conservati in condizioni inadeguate di temperatura,
per via del metabolismo batterico. Non viene eliminata con la
cottura e provocano sintomi a comparsa rapida e che comprendono
bruciori della gola, vampate, calo di pressione, mal di testa,
nausea, vomito. Nella maggioranza dei pazienti si risolvono entro 12
ore.
Gli alimenti biologici sono di qualità superiore?
Almeno in Inghilterra le uova bio potrebbero contenere Lasalocid, un
farmaco antiparassitario. Sull'argomento si è aperta una polemica che,
fortunatamente, non dovrebbe coinvolgere l'Italia. Diverse
organizzazioni americane hanno pubblicato utili indicazioni per i medici
che si trovano davanti ad una tossinfenzione alimentare. La UE ha
stabilito i limiti per le aflatossine negli alimenti per l'infanzia, in
linea comunque a quanto già stabilito dal Ministero della Salute. La
stessa Commissione UE ha bandito le gelatine a mini-coppetta; è un
provvedimento giusto e doveroso visto il rischio di soffocamento.
Infine, le allergie ai prodotti della pesca si sono rivelate
sorprendentemente frequenti negli USA e lo sono, forse, anche in Italia.
In Inghilterra, la percentuale di uova contenenti
Lasalocid (un farmaco aggiunto ai mangimi) in quantità superiori ai 50
ppb è cresciuta dallo 0.5% nel 1998. al 6.7% nel 2002, e al 12.4% nel
2003. In Inghilterra permane il problema dei residui di Lasalocid.
Inoltre il livello massimo riscontrato si è quintuplicato in questi
anni, nonostante l'uso di questo farmaco coccidiostatico sia proibito
nelle galline ovaiole. Su queste basi è iniziata una polemica tra la
Soil Association (organizzazione dei produttori biologici) e le agenzie
governative. Benché i livelli riscontrati siano molto più elevati di
quelli ammessi in altri paesi, le autorità britanniche non ritengono che
vi sia un rischio per la salute e consigliano di continuare a mangiare
le uova. La Soil Association suggerisce come rimedio il consumo di uova
biologiche, poiché solo in un caso si è trovato un residuo del farmaco
in una di esse.
** In Italia, secondo quanto dichiarato dall'UNA (Unione Nazionale
dell'Avicoltura), il problema non dovrebbe presentarsi: infatti, si
utilizza la vaccinazione per prevenire la coccidiosi piuttosto che il
trattamento farmacologico. Il progressivo peggioramento del problema
indica che, in questo caso, l'industria non è stata in grado di
autoregolamentarsi, forse anche per problemi tecnici (è difficile tenere
distinti i mangimi). La capacità di darsi regole interne resta una sfida
difficile per tutte le categorie produttive europee. In assenza di dati
che suggeriscono un trend diverso, dati che spetta a produttori e
veterinari segnalare, l'invito a consumare uova resta valido soprattutto
in Italia. Purtroppo, i dati del sistema di allerta europeo hanno
identificato un problema simile anche con uova provenienti dalla
Lituania.
Una famiglia di agricoltori è preoccupata perché ritengono che il
padre possa avere avuto un ictus. Si lamenta di vedere doppio e ha
difficoltà a deglutire. I familiari raccontano anche di avere un grosso
orto e di mangiare conserve fatte in casa. Qual'è la probabile diagnosi?
Quali i test di laboratorio da effettuare? Questo è un esempio dei quiz
suggeriti dal CDC (Center for Disease Contol and Prevention di Atlanta,
USA) e altre organizzazioni ai medici e al personale paramedico per
saggiare la loro preparazione rispetto alle patologie trasmesse dagli
alimenti. I quesiti fanno parte di un documento esteso e molto utile
sull'argomento, dotato di complete tabelle sinottiche.
** Molto spesso le malattie trasmesse dagli alimenti non sono
diagnosticate; a volte sono i medici a non riconoscerle come tali o
addirittura a non preoccuparsi di arrivare ad una diagnosi. In questo
caso, i medici possono dare una terapia inappropriata al paziente, ma
non evitano ulteriori casi di un possibile episodio epidemico. Per
questo il materiale informativo è utile; i quiz sono anche un test
interessante per chi si occupa di sicurezza degli alimenti.
0,1 ug/g di aflatossina B1 in alimenti per
l'infanzia a base di cereali, 0,025 ug/g di aflatossina M1 in alimenti
per lattanti e alimenti di proseguimento, compresi il latte per lattanti
e il latte per lo svezzamento; 0,5 ug/g di Ocratossina A negli alimenti
per l'infanzia. Questi i limiti stabiliti dal nuovo regolamento emanato
dalla Commissione Europea il 13 aprile per gli alimenti per l'infanzia.
Se tecnicamente possibile, il livello per la tossina M1 scenderà a 0,01
ug/g. La normativa è direttamente applicabile, ove i limiti nazionali
fossero già più severi saranno questi ultimi a prevalere. Nel caso
dell'Italia i limiti introdotti da una circolare ministeriale del 1999
erano altrettanto severi.
** Tra le tossine prodotte da funghi
microscopoci, le aflatossine sono sostanze estremamente tossiche e
cancerogene anche per l'uomo. Per questo il loro controllo è molto
importante; esperienze recenti hanno dimostrato che, anche in Italia, i
mangimi possono essere contaminati da livelli considerevoli di
aflatossine che poi finiscono nel latte. La nuova normativa non cambia i
limiti di riferimento; è di importanza centrale che aumenti l'attenzione
al controllo di questo fenomeno. La prevenzione avviene a livello di
produzione di mangimi e di allevamento per l'aflatossina M1; a livello
di produzione e conservazione dei cereali per la B1. E'responsabilità
quindi di produttori (anche attraverso un attento controllo delle
materie prime) e autorità che questi livelli siano garantiti. Il
consumatore finale può fare poco se non rallegrasi dei limiti fissati in
anticipo dall'Italia.
La Commissione Europea ha deciso di vietare le
mini-coppette di gelatina che contengono alcuni additivi provenienti da
alghe o altre gomme. In passato il divieto aveva riguardato solo le
mini-coppette prodotte con konjac. Purtroppo questa misura si è resa
indispensabile in quanto bambini ed anziani sono a rischio di
soffocamento quando consumano questi prodotti popolari in Asia. I
produttori e i distributori devono ritirare immediatamente dal mercato
questi prodotti. Si tratta di gelatine confezionate spesso per bambini,
a volte contenenti al loro interno un pezzettino di frutta. Sono
progettate per essere spinte nella bocca applicando una pressione sul
contenitore (che è di plastica e normalmente contiene una sola gelatina)
per essere poi mangiate in un solo boccone. La Commissione ha valutato
che le scritte sulle confezioni sono insufficienti.
** L'esperienza insegna che questi sono prodotti molto
pericolosi; autorità, distributori e venditori al dettaglio devono
impedire il commercio di queste gelatine. Non è chiaro se questi
prodotti siano, e in che misura, presenti in Italia. E'naturalmente
interesse dei produttori di gelatine con altre tecnologie, spesso con
una lunga tradizione in Italia, che questo avvenga nel modo più rapido
possibile. I genitori (e i bambini stessi) devono prestare la massima
attenzione ad evitare questi prodotti per i loro figli. Il rischio di
soffocamento legato agli alimenti non va assolutamente trascurato: nel
caso dei bambini, è importante un'attenta vigilanza.
Il 2,3% degli americani risultano allergici a
prodotti della pesca, secondo uno studio scientifico recentemente
pubblicato. In particolare, lo 0.4% sembra
essere allergico al pesce, il 2,0% a crostacei o molluschi e il
rimanente ad entrambi. Mentre solo 1 bambino su 200 riporta questa
allergia, quasi tre adulti su cento è
allergico ad uno di questi alimenti. Tra i pesci, le cause più comuni
erano salmone e tonno; gamberetti, aragosta/astice o granchio tra i
crostacei.
** In Italia potrebbero essere oltre un milione gli
allergici ai prodotti della pesca (naturalmente, le caratteristiche
della popolazione possono essere diverse da quella americana). Anche gli
Italiani consumano molto pesce, ma i tipi sono diversi e quindi
probabilmente anche le allergie. Al contrario di altre allergie, è
notevole che in questo caso gli adulti siano più colpiti. In ogni caso,
questo risultato è importante perché identifica un gruppo di persone e
consumatori che richiedono prevenzione (etichette, educazione) e terapia
(assistenza con adrenalina ove necessario) adeguata, ma anche prodotti
adatti. Sicuramente sarà importante anche un investimento nell'ambito
della ricerca. Le industrie alimentari e gli esercenti alimentari
possono prendere molte misure per rendere più sicuri gli alimenti che
producono.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
15/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Vibrio parahaemolyticus
causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che
consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può
essere presente. Le autorità norvegesi stanno osservando
ripetutamente questo problema nei gamberi di origine Vietnamita. Non
è escluso che il problema sia esteso; si raccomanda di cuocere
completamente questo prodotto.
L'ocratossina A viene
prodotta da alcune muffe che crescono sui cereali, ma non solo (per
esempio, nel cacao, nel caffé, nel vino, nella carne di maiale).
E'stata classificata come probabile cancerogeno dell'uomo; compare
comunque a concentrazioni generalmente basse.
L'irradiazione è un
procedimento che utilizza le radiazioni per eliminare i
microrganismi, compresi i patogeni, dagli alimenti. E'generalmente
considerato un trattamento sicuro, anche se molte organizzazioni di
consumatori mantengono dubbi sull'argomento. Il suo utilizzo deve
essere indicato in etichetta, ma la norma è risultata finora poco
applicata.
Nella produzione di acqua minerale, la Coca Cola Co., che
produce l'acqua Dasani, aggiunge cloruro di calcio per aumentare il
contenuto di calcio dell'acqua stessa. In questo modo, ha
accidentalmente introdotto anche bromuro che
ha superato i livelli legalmente ammessi in Inghilterra. Non esiste
un pericolo per la salute, ma grazie alla attuale trasparenza delle
autorità britanniche ulteriori dettagli possono essere letti
sul loro sito.
L'Italia ha lavorato efficacemente durante questa settimana sul
fronte della segnalazione di problemi legati agli alimenti.
I cambiamenti nella dieta occidentale forse hanno
altre conseguenze negative oltre l'obesità: la maggiore fragilità delle
ossa potrebbero essere un'altra. Riportiamo anche un interessante studio
dell'Istituto Superiore di Sanità che ha permesso di suddividere gli
italiani per comportamenti alimentari. Nell'inverno 2002-3 si è avuto un
episodio epidemico importante legato alle ostriche francesi che ha
coinvolto soprattutto l'Italia: sono ora disponibili spiegazioni
plausibili. Si fanno strada le pellicole commestibili, mentre riemerge
il problema delle micotossine nella pasta.
Negli Stati Uniti numerosi pediatri ritengono che
le fratture tra i bambini siano in aumento, per via della popolarità di
sport più pericolosi ma anche per il diminuito consumo di latte. Il
latte è una fonte importante di calcio ed è stato sostituito da bibite.
Lo si usa di meno anche per cucinare o preparare alimenti. Questo
incremento di fratture è stato anche riportato da studi scientifici, che
hanno indicato nei bambini e negli adolescenti che evitano il latte
quelli più a rischio.
** Le profonde modificazioni della dieta occidentale che portano
all'attuale ondata di obesità potrebbero avere altri effetti negativi.
Tra questi, potrebbero esserci le fratture ossee. Non è noto se questo
problema riguarda anche l'Italia, dove comunque un progressivo
cambiamento della dieta è stato documentato. Per i genitori il consiglio
è di garantire un adeguato apporto di calcio ai propri figli. Per chi
produce latte o latticini si tratta di un messaggio importante.
Rispetto ai comportamenti alimentari, gli italiani possono essere
raggruppati in cinque grandi categorie, secondo un recente studio dell'ISS
(Istituto Superiore di Sanità). Si tratta di anziani, non lavoratori,
donne del Sud, lavoratori benestanti e lavoratori meno
abbienti/disoccupati. Ad ogni gruppo corrisponde una diversa frequenza
di consumo degli alimenti, diverso atteggiamento verso lo sport e
diverso stato di salute riferito. In generale, emerge che il principale
determinante sia della dieta che degli altri comportamenti importanti
per la salute è lo status socioeconomico. Essere costretti a mangiare
fuori casa per lavoro ha un preciso impatto sulla dieta, ma questo
impatto dipende anche dal tipo di lavoro svolto.
** Conoscere la popolazione e le sue abitudini non è solo una
questione di vendite, ma anche di prevenzione e sicurezza alimentare. In
effetti, questi raggruppamenti possono essere anche utili per valutare i
rischi di patologie mediate dagli alimenti e per elaborare strategie
preventive. Per l'industria alimentare questo rapporto può essere una
risorsa utile.
Almeno 300 casi di gastroenterite dovuta a
novorovirus e veicolata da ostriche sono stati registrati tra Francia e
Italia nell'inverno 2002-2003. L'allarme è partito dall'Italia, dove
sono stati analizzati 124 casi dall'ISS (Istituto Superiore di Sanità).
L'indagine epidemiologica svolta in Francia ha indicato che le ostriche
erano da incriminare e che provenivano dall'Etang de Thau, nel Sud della
Francia. Da alcuni pazienti sono state isolate particelle virali dei
genogruppi I e II; lo stesso risultato è stato ottenuto da alcune
ostriche. L'indagine ambientale ha verificato che ai primi di dicembre
la pioggia abbondante aveva fatto traboccare un depuratore con
conseguente inquinamento fecale della laguna. Le autorità locali avevano
invitato all'uso di impianti di purificazione, ma questo invito non era
stato applicato.
** A volte le normative creano automatismi (piogge,
tracimazioni, divieti) che sembrano più che altro esercizi burocratici
alle autorità stesse. Le conseguenze sono significative dal punto di
vista sanitario ed economico. Nel caso specifico, le autorità francesi
sembra abbiano deciso per un indirizzo più rigoroso. Per quanto riguarda
i norovirus, sono chiaramente un patogeno emergente in Europa e sono
necessari strumenti di monitoraggio e controllo più efficaci. Per i
consumatori, purtroppo, esiste una situazione di scarse garanzie per il
consumo di molluschi crudi o poco cotti. Per i produttori di molluschi
bivalvi è necessaria una grande attenzione alla qualità sanitaria, che
dovrebbe essere accompagnata dalla collaborazione delle autorità.
Le pellicole commestibili mostrano un grande
potenziale per l'industria alimentare: potrebbero aumentare la
durabilità, la sicurezza e la qualità degli alimenti. Oltre a mantenere
gas, umidità, e composti volatili nella ripartizione desiderata, essi
possono veicolare conservanti, aromi, antiossidanti, vitamine e
coloranti. Il ritardo nella crescita batterica ottenuto utilizzando
pellicole di questo tipo è stato osservato sperimentalmente. Le
pellicole commestibili contengono una combinazione di proteine (glutine,
collagene, zeina di mais, soia, caseina e siero), polissacaridi
(cellulosa, chitosani, alginato, amido, pectina e destrina), e lipidi
(cere, acilgiceroli e acidi grassi) .
** Di fronte al persistente problema di Listeria negli alimenti
pronti al consumo, le pellicole commestibili potrebbero essere una
soluzione importante. Permettono infatti di proteggere un alimento in
maniera efficace dai microrganismi che si depositano sulla superficie.
Sono molti altri i vantaggi di questo tipo di soluzione: restano ancora
da esplorare i problemi, anche di natura igienica. Si tratta comunque di
una possibilità interessante per l'industria alimentare. Tra le
possibilità è in sviluppo anche una pellicola che cambi colore se è
presente un microrganismo patogeno sulla superficie dell'alimento.
Benché la pasta sia un alimento molto comune, si
conoscono ancora poco le dinamiche relative alla contaminazione
microbica del grano duro ed, in particolare, relativamente alla presenza
di micotossine prodotte dalla muffa Fusarium. In particolare, Fusarium
produce trichoteceni, come il deossivalenolo (DON),
15-acetildeossinivalenolo (15-ADON) e il nivalenolo (NIV), che quindi
possono essere occasionalmente presenti e comportare un rischio
sanitario. Per il DON, la FDA ha stabilito un limite consigliato di 1,0
ug/g. Nel 2001, alta umidità e caldo hanno aumentato l'incidenza di
Fusarium nel grano duro nel Nord Dakota; uno studio svolto sul grano di
quell'anno ha dimostrato che, mentre nel grano del Montano era assente,
in North Dakota il DON andava da 0 a 23 ug/g. Il 15-ADON
era invece raro, con un massimo di 0,8 mg/g. Il DON era correlato
positivamente con la conta microbica totale e la conta fungina. La sua
concentrazione diminuiva nella semola rispetto al grano (si dimezzava),
mentre il passaggio da semola a spaghetti non ne alterava la
concentrazione. Altre fonti suggeriscono che la cattura causa una
perdita del 50% circa di questo contaminante.
** Il problema della presenza delle micotossine
nella filiera alimentare sta finalmente ricevendo la dovuta attenzione.
Si tratta di composti a volte estremamente tossici. Per i consumatori
sono poche le possibilità di difesa, spetta dunque a produttori e ad
autorità garantire elevati margini di sicurezza.
Questa sezione riporta le notifiche di allerta del
sistema europeo RASFF pubblicate nel bollettino
14/2004. Le allerta
riguardano prodotti che presentano un rischio e sono sul mercato al
momento dell'allarme, che è stato lanciato da un'autorità di uno dei
paesi membri. Al momento della notifica, le autorità hanno ritirato o
stanno ritirando il prodotto in questione dal mercato. Al momento non
sono disponibili informazioni più specifiche di quelle che riportiamo;
non riportiamo le allerta riguardanti i mangimi. Questa lista ha
carattere informativo. Non indica che i consumatori devono evitare tutti
i prodotti provenienti da quel paese. Indica piuttosto la presenza di un
problema, cui soprattutto l'industria alimentare può porre rimedio.
Vibrio parahaemolyticus
causa una gastroenterite di solito non grave nei soggetti che
consumano poco cotti il pesce o altri prodotti di mare in cui può
essere presente. Abbiamo già riportato questo problema, che non
sembra risolvibile all'origine.
Del rischio di soffocamento da caramelle con konjac abbiamo parlato recentemente (8/2004);
purtroppo il problema non è risolto.
Genitori, bambini e anziani devono stare molto attenti alle
etichette di prodotti come gelatine e caramelle morbide alla
frutta.
Del Sudan Rosso abbiamo parlato
anche recentemente (4/2004);
continuano ad essere colpiti prodotti italiani.
In effetti, sembra per il momento consigliabile di evitare la pasta
al peperoncino. Abbiamo avviato anche un'indagine sulla
potenziale ingestione di Sudan Rosso
Salmonella enteritidis è spesso associata alle uova,
perché la contaminazione avviene durante la formazione delle uova in
galline ammalate. Ne abbiamo parlato nel
settimanale 1/2003. In generale, Salmonella è specie
associata alle carni, che per questo vanno manipolate con attenzione
e cotte completamente