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Aflatossine
Le aflatossine sono tossine
prodotte principalmente da due tipi di muffe: Aspergillus flavus (solo alcuni
ceppi) e Aspergillus parasiticus (quasi tutti i ceppi). Per questo appartengono
alla più vasta categoria delle micotossine. Le muffe del genere Aspergillus
vengono classificate alla famiglia delle Trichocomaceae, dell'ordine Eurotiales,
tra i pezizomiceti. Oltre a queste due
specie princiapli, micotossine vengono prodotte a anche da Aspergillus nomius ed Aspergillus niger.
Il nome aflatossina deriva proprio da quello di A. flavus, responsabile della
prima epidemia da micotossine descritta, riscontrata nel 1961. Queste muffe
producono almeno 13 diversi tipi di aflatossine. Le B1, B2, G1 e G2 sono
considerate tra le più pericolose, di cui la B1 è la più tossica e anche la più
diffusa.
Le aflatossine sono tossine potenti, cancerogene, mutagene e
immunosoppressive.
Struttura chimica
Le micotossine “B” e “G” hanno una struttura
simile formata da composti eterociclici altamente ossigenati, con le seguenti
formule brute (determinate anche tramite spettrometria di massa): B1 : C17 H12
O6 ; B2 : C17 H14 O6 ; G1 : C17 H12 O7 ; G2 : C17 H14 O7. Sono normalmente
suddivises in due gruppi sulla base della struttura: il primo comprende i
difurocumarociclopentenoni ((AFB1, AFB2, AFB2A, AFM1,
AFM2, AFM2A e aflatossicolo), il secondo i difurocumarolattoni (AFG1, AFG2,
AFG2A, AFGM1, AFGM2, AFGM2A e AFB3). In tutte le molecole, i diidrofurani,
grazie ai doppi legami, e gli atomi legati alle cumarine hanno grande rilevanza
per spiegare l'attività biologica.
All'interno degli animali, M1 e M2 sono biochimicamente derivate da B1 e G1 rispettivamente,
laddove M1 è
una 4-idrossi B1 e M2 è una 4-diidrossi B2. Vengono trovate nel latte di animali
alimentati con mangimi contaminati.
In forma cristallina, l'aflatossina B1 ha colore dal giallo pallido al
bianco. Tutte le aflatossine sono solubili in metanolo, cloroformio, actone,
acetonitrile. Le aflatossine sono fluorescenti se esposte alla luce
ultravioletta.
Variabilità
Tipicamente, A. flavus produce le aflatossine B1 e B2, mentre A. parasiticus
produce le aflatossine G1, G2, oltre alla B1 e alla B2. Vi sono altre
aflatossine minori (M1, M2, B2A, G2A, GM1,
parasiticolo e aflatossicolo).
Concentrazioni e dosi
Non disponibile
Ecologia
La presenza e crescita dei funghi responsabili della
produzione di micotossine, è dipendente da fattori climatici, ambientali e dalle
modalità di raccolta e conservazione dei vegetali.
L’aflatossicosi è principalmente una epatopatia, che, in animali da
allevamento, causa diminuzione della produzione di latte e uova, del tasso di
accrescimento, dell’aumento della suscettibilità a parassiti ed infezioni,
aborti, disfunzioni gastro-intestinali, anemia, affaticamento, ittero. I giovani
individui sono più sensibili degli adulti.
Denominazione
L’aflatossicosi
Descrizione
I sintomi comprendono vomito, dolori addominali, edema
polmonare, convulsioni, coma e morte con edema cerebrale, complicazioni a
livello epatico, renale e cardiaco.
Complicazioni
Non disponibile
Decorso
Non disponibile
Terapia
Non disponibile
Non disponibile
Non disponibile
Diagnosi iniziale
Non disponibile
Conferma
Non disponibile
Diagnosi differenziale
Non disponibile
Le analisi qualitative per la determinazione del tipo di
aflatossina eventualmente presente in una determinata matrice ambientale od
alimentare prevedono l’uso di analisi chimiche o spettrometria di mass (MS).
Tecniche
di laboratorio
I test analitici sulle aflatossine prevedono un passaggio di estrazione su
fase solida, uno di purificazione ed uno di rivelazione/determinazione. Il terzo
step prevede una cromatografia su strato sottile (TLC) o liquida (LC) di analiti
privati (purificati) di eventuali sostanze e composti che possono potenzialmente
interferire col buon andamento dell’analisi. La TLC è considerata il golden
standard per la ricerca di micotossine, con una soglia di sensibilità accettata
ufficialmente di 1 ng/g. Oltre alla TLC ed alla LC, sono disponibili anche
rapidi e maneggevoli metodi immunochimici come il radioimmunoassay (RIA), l’enzyme-linked
immunosorbent assay (ELISA) e l’immunoaffinity column assay (ICA).
Tecniche
diagnostiche
Non disponibile
Nell’uomo casi di aflatossicosi si sono primariamente registrati in Paesi del
Terzo Mondo, Taiwan, Uganda, India, ed altri.
Diffusione
Non disponibile
In Europa
Non disponibile
Nel mondo sviluppato
Non disponibile
Nei paesi sottosviluppati
Taiwan, Uganda, India, ed altri.
Epidemiologia,
gruppi sensibili e resistenza
Non disponibile
La prima epidemia da micotossine descritta, occorsa nel 1961.
Aspergillus flavus è comune in natura e più spesso trovato
quando alcuni cereali sono cresciuti in condizioni di siccità. Si ritrova nel
suolo, nella vegetazione in decomposizione, nel fieno (ecc. ecc.) ed invade
tutti i tipi di substrati organici, soprattutto in condizioni di alta umidità ed
alta temperatura. La presenza di A. flavus non indica necessariamente la
presenza di aflatossine, ma può rappresentare un rischio.
Attraverso i cibi
Tra i vegetali a rischio vi è il grano, il sorgo, l’orzo,
il riso e la soia. Esistono quattro principali aflatossine (B1 , B2 , G1 , G2) e
due prodotti metabolici (M1 e M2) di grande importanza diagnostica se ritrovati
nei vegetali. M1 e M2 vennero ritrovate nel latte di animali nutriti con
preparazioni di aflatossine. Le aflatossine possono ritrovarsi nei vegetali sia
prima che dopo il raccolto. Dopo il raccolto la crescita fungina è facilitata da
condizioni di umidità e dalla presenza di micro e macroparassiti. I prodotti
maggiormente a rischio sono: frumento, arachidi e semi di cotone, seguiti in
misura minore da: latte, formaggio, mandorle, nocciole, fichi, spezie, uova e
carni.
Attraverso l’acqua
Non disponibile
Altre modalità
Non disponibile
Non disponibile
Non disponibile
Non disponibile
Di interesse alimentare
Non disponibile
In altri ambiti
Non disponibile
Il monitoraggio dell’esposizione umana ad aflatossine si sta recentemente
concentrando sull’analisi degli addotti del DNA e dell’albumina. Numerose sono le strategie per l’eliminazione delle aflatossine, tra cui separazione fisica, inattivazione termica, irradiazione,
estrazione con solventi, adsorbimento, inattivazione microbiologica,
fermentazione o metodi chimici.
Di rilevanza alimentare
- L'effetto della temperatura è apprezzabile solo in condizioni di umidità
Di altro genere
Non disponibile
L’editore di questa pagina è il dott.
Giovanni Normanno, del Dipartimento di
Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento
13/12/04).
Ulteriori risorse sulle
Aflatossine sono disponibili, in lingua inglese, sul
Bad Bug Book
della FDA cui è dedicato un capitolo.
L'aggiornamento di questa pagine è curata al momento da MP (ultimo
aggiornamento 14/12/04); se siete interessati a diventare editori, visitate la
pagina collaborazioni.
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