Aflatossine
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Link a pericolo

La malattia Dose infettiva
Cenni diagnostici Identificazione su alimenti
Diffusione ed epidemiologia Episodi epidemici
Modalità di trasmissione Periodo di incubazione
Periodo di comunicabilità Misure preventive
Misure di controllo Aggiornamento

 

Staphylococcus ] Glutine ] Proteine delle Arachidi ] Proteine del latte ] Solfiti ] Proteine delle uova ] Aeromonas hydrophyla ] Ameba ] Bacillus Cereus ] Botulino ] Campylobacter ] Colera O1 ] E. Coli O157:H7 ] Epatite A ] Helicobacter pylori ] Listeria ] Salmonella ] Shighella ] Toxoplasma ] Trichellosi ] Yersinia ] Acrilammide ] Aflatossine ] Enterobacter sakazakii ] Aminoglicosidi ] Cadmio ] Cloroamfenicolo ] Diossine ] Metanolo ] Methamidophis ] Mercurio ] Nitrofurano ] Tiroide di bovino ] Promotori della crescita ] Semicarbazide ] Streptomicine ] Tossine del PSP ] Acido benzoico ] Allura red AC ] Cantaxantina ] Carminio ] Giallo tramonto ] Konjac gel ] Nitriti e nitrati ] Sudan red 1 ] Tartrazina ] Insetti ] Metalli ] Vetro e plastica ]


Amebiasi Aflatossine 

Le aflatossine sono tossine prodotte principalmente da due tipi di muffe: Aspergillus flavus (solo alcuni ceppi) e Aspergillus parasiticus (quasi tutti i ceppi). Per questo appartengono alla più vasta categoria delle micotossine. Le muffe del genere Aspergillus vengono classificate alla famiglia delle Trichocomaceae, dell'ordine Eurotiales, tra i pezizomiceti. Oltre a queste due specie princiapli, micotossine vengono prodotte a anche da Aspergillus nomius ed Aspergillus niger.

Il nome aflatossina deriva proprio da quello di A. flavus, responsabile della prima epidemia da micotossine descritta, riscontrata nel 1961. Queste muffe producono almeno 13 diversi tipi di aflatossine. Le B1, B2, G1 e G2 sono considerate tra le più pericolose, di cui la B1 è la più tossica e anche la più diffusa.

Le aflatossine sono tossine potenti, cancerogene, mutagene e immunosoppressive.

Struttura chimica

Le micotossine “B” e “G” hanno una struttura simile formata da composti eterociclici altamente ossigenati, con le seguenti formule brute (determinate anche tramite spettrometria di massa): B1 : C17 H12 O6 ; B2 : C17 H14 O6 ; G1 : C17 H12 O7 ; G2 : C17 H14 O7. Sono normalmente suddivises in due gruppi sulla base della struttura: il primo comprende i difurocumarociclopentenoni ((AFB1, AFB2, AFB2A, AFM1, AFM2, AFM2A e aflatossicolo), il secondo i difurocumarolattoni (AFG1, AFG2, AFG2A, AFGM1, AFGM2, AFGM2A e AFB3). In tutte le molecole, i diidrofurani, grazie ai doppi legami, e gli atomi legati alle cumarine hanno grande rilevanza per spiegare l'attività biologica.

All'interno degli animali, M1 e M2 sono biochimicamente derivate da B1 e G1 rispettivamente, laddove M1 è una 4-idrossi B1 e M2 è una 4-diidrossi B2. Vengono trovate nel latte di animali alimentati con mangimi contaminati.

In forma cristallina, l'aflatossina B1 ha colore dal giallo pallido al bianco. Tutte le aflatossine sono solubili in metanolo, cloroformio, actone, acetonitrile. Le aflatossine sono fluorescenti se esposte alla luce ultravioletta.

Variabilità

Tipicamente, A. flavus produce le aflatossine B1 e B2, mentre A. parasiticus produce le aflatossine G1, G2, oltre alla B1 e alla B2. Vi sono altre aflatossine minori (M1, M2, B2A, G2A, GM1, parasiticolo e aflatossicolo).

Concentrazioni e dosi

Non disponibile

Ecologia

La presenza e crescita dei funghi responsabili della produzione di micotossine, è dipendente da fattori climatici, ambientali e dalle modalità di raccolta e conservazione dei vegetali.


La malattia

L’aflatossicosi è principalmente una epatopatia, che, in animali da allevamento, causa diminuzione della produzione di latte e uova, del tasso di accrescimento, dell’aumento della suscettibilità a parassiti ed infezioni, aborti, disfunzioni gastro-intestinali, anemia, affaticamento, ittero. I giovani individui sono più sensibili degli adulti.

Denominazione

L’aflatossicosi

Descrizione

I sintomi comprendono vomito, dolori addominali, edema polmonare, convulsioni, coma e morte con edema cerebrale, complicazioni a livello epatico, renale e cardiaco.

Complicazioni

Non disponibile

Decorso

Non disponibile

Terapia

Non disponibile


Dose infettiva

Non disponibile


Cenni dignostici

Non disponibile

Diagnosi iniziale

Non disponibile

Conferma

Non disponibile

Diagnosi differenziale

Non disponibile


Tecniche per l’identificazione su alimenti o in ambienti

Le analisi qualitative per la determinazione del tipo di aflatossina eventualmente presente in una determinata matrice ambientale od alimentare prevedono l’uso di analisi chimiche o spettrometria di mass (MS).

Tecniche di laboratorio

I test analitici sulle aflatossine prevedono un passaggio di estrazione su fase solida, uno di purificazione ed uno di rivelazione/determinazione. Il terzo step prevede una cromatografia su strato sottile (TLC) o liquida (LC) di analiti privati (purificati) di eventuali sostanze e composti che possono potenzialmente interferire col buon andamento dell’analisi. La TLC è considerata il golden standard per la ricerca di micotossine, con una soglia di sensibilità accettata ufficialmente di 1 ng/g. Oltre alla TLC ed alla LC, sono disponibili anche rapidi e maneggevoli metodi immunochimici come il radioimmunoassay (RIA), l’enzyme-linked immunosorbent assay (ELISA) e l’immunoaffinity column assay (ICA).

Tecniche diagnostiche

Non disponibile


Diffusione ed epidemiologia

Nell’uomo casi di aflatossicosi si sono primariamente registrati in Paesi del Terzo Mondo, Taiwan, Uganda, India, ed altri.

Diffusione

Non disponibile

In Europa

Non disponibile

Nel mondo sviluppato

Non disponibile

Nei paesi sottosviluppati

Taiwan, Uganda, India, ed altri.

Epidemiologia, gruppi sensibili e resistenza

Non disponibile


Episodi epidemici

La prima epidemia da micotossine descritta, occorsa nel 1961.


Modalità di esposizione

Aspergillus flavus è comune in natura e più spesso trovato quando alcuni cereali sono cresciuti in condizioni di siccità. Si ritrova nel suolo, nella vegetazione in decomposizione, nel fieno (ecc. ecc.) ed invade tutti i tipi di substrati organici, soprattutto in condizioni di alta umidità ed alta temperatura. La presenza di A. flavus non indica necessariamente la presenza di aflatossine, ma può rappresentare un rischio.

Attraverso i cibi

Tra i vegetali a rischio vi è il grano, il sorgo, l’orzo, il riso e la soia. Esistono quattro principali aflatossine (B1 , B2 , G1 , G2) e due prodotti metabolici (M1 e M2) di grande importanza diagnostica se ritrovati nei vegetali. M1 e M2 vennero ritrovate nel latte di animali nutriti con preparazioni di aflatossine. Le aflatossine possono ritrovarsi nei vegetali sia prima che dopo il raccolto. Dopo il raccolto la crescita fungina è facilitata da condizioni di umidità e dalla presenza di micro e macroparassiti. I prodotti maggiormente a rischio sono: frumento, arachidi e semi di cotone, seguiti in misura minore da: latte, formaggio, mandorle, nocciole, fichi, spezie, uova e carni.

Attraverso l’acqua

Non disponibile

Altre modalità

Non disponibile


Periodo di incubazione

Non disponibile


Periodo di comunicabilità

Non disponibile


Misure Preventive

Non disponibile

Di interesse alimentare

Non disponibile

In altri ambiti

Non disponibile

Misure di controllo

Il monitoraggio dell’esposizione umana ad aflatossine si sta recentemente concentrando sull’analisi degli addotti del DNA e dell’albumina. Numerose sono le strategie per l’eliminazione delle aflatossine, tra cui separazione fisica, inattivazione termica, irradiazione, estrazione con solventi, adsorbimento, inattivazione microbiologica, fermentazione o metodi chimici.

Di rilevanza alimentare
  • L'effetto della temperatura è apprezzabile solo in condizioni di umidità
Di altro genere

Non disponibile


Aggiornamento

L’editore di questa pagina è il dott. Giovanni Normanno, del Dipartimento di Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento 13/12/04). Ulteriori risorse sulle Aflatossine sono disponibili, in lingua inglese, sul Bad Bug Book della FDA cui è dedicato un capitolo.
L'aggiornamento di questa pagine è curata al momento da MP (ultimo aggiornamento 14/12/04); se siete interessati a diventare editori, visitate la pagina collaborazioni.

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