Helicobacter pylori
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Helicobacter pylori

La malattia Dose infettiva
Cenni diagnostici Identificazione su alimenti
Diffusione ed epidemiologia Episodi epidemici
Modalità di trasmissione Periodo di incubazione
Periodo di comunicabilità Misure preventive
Misure di controllo Aggiornamento

 

Staphylococcus ] Glutine ] Proteine delle Arachidi ] Proteine del latte ] Solfiti ] Proteine delle uova ] Aeromonas hydrophyla ] Ameba ] Bacillus Cereus ] Botulino ] Campylobacter ] Colera O1 ] [ E. Coli O157:H7 ] Epatite A ] Helicobacter pylori ] Listeria ] Salmonella ] Shighella ] Toxoplasma ] Trichellosi ] Yersinia ] Acrilammide ] Aflatossine ] Aminoglicosidi ] Cadmio ] Cloroamfenicolo ] Diossine ] Metanolo ] Methamidophis ] Mercurio ] Nitrofurano ] Tiroide di bovino ] Promotori della crescita ] Semicarbazide ] Streptomicine ] Tossine del PSP ] Acido benzoico ] Allura red AC ] Cantaxantina ] Carminio ] Giallo tramonto ] Konjac gel ] Nitriti e nitrati ] Sudan red 1 ] Tartrazina ] Insetti ] Metalli ] Vetro e plastica ]


Helicobacter pyloriHelicobacter pylori                              

Helicobacter pylori è un microrganismo di recente scoperta; il primo isolamento risale infatti al 1982 ad opera dei neo premi nobel Robin Warren e Barry Marshall. Attualmente è universalmente riconosciuto che H. pylori è la più comune causa di infezioni croniche ad eziologia batterica nell’uomo e rappresenta una delle principali cause di ulcera peptica; numerosi studi, inoltre, hanno dimostrato il ruolo eziologico del microrganismo anche in alcune gravi neoplasie e nella sindrome dispeptica. H. pylori è infatti presente nel 95% delle ulcere duodenali e nel 70 –80% delle ulcere gastriche, nonché in persone clinicamente sane e nei familiari di pazienti infetti. Studi di campo hanno evidenziato che nei paesi in via di sviluppo è presente una sieroprevalenza superiore al 50% dei soggetti testati, mentre nei paesi industrializzati la prevalenza sierologica è inferiore. Inoltre H. pylori è l’unico batterio isolato da carcinomi gastrici dell’uomo ed è stato associato a linfomi gastrici.
Tuttavia molti aspetti circa la trasmissione, l’esistenza di possibili serbatoi, la dose infettiva e le tecniche di isolamento a partire da matrici complesse quali gli alimenti, devono ancora essere chiariti. È di questi ultimi anni l’opinione da parte della comunità scientifica che H. pylori possa essere trasmesso attraverso il consumo di acqua e alimenti contaminati; questa ipotesi deriva da numerose evidenze di tipo epidemiologico, dai rilievi di tipo molecolare e dagli isolamenti del microrganismo a partire da diverse matrici alimentari.

Classificazione

È un proteobatterio appartenente alla famiglia Helicobacteriaceae, genere Helicobacter. Attualmente, al genere Helicobacter appartengono ventuno specie in grado di infettare uomo e numerosi animali domestici.

Variabilità

Sono considerati particolarmente patogeni per l’uomo i genotipi di H. pylori che possiedono specifici markers di virulenza come il gene vacA (che a sua volta può presentare più varianti alleliche, s1/m1, s1/m2 e s2/m2) codificante la citotossina vacuolizzante VacA. Un altro marker di virulenza è rappresentato dal gene cagA, codificante per la corrispondente proteina CagA; la funzione specifica di questa proteina non è nota, ma, sicuramente, è associata alla presenza di un maggiore infiltrato infiammatorio ed un aumento del rischio di sviluppare gastriti, malattie peptiche e neoplasie della mucosa gastrica. Di conseguenza, esisterebbero due fenotipi di H. pylori: ceppi vacA+/ cagA+, indicati come tipo I, in grado di produrre la citotossina VacA e la proteina CagA e ceppi VacA-/cagA-, indicati come tipo II, incapaci di esprimere la due proteine. A seconda, quindi, del tipo di H. pylori si avrà un decorso diverso della patologia, che potrà manifestarsi con ulcera gastrica o originare soggetti asintomatici. I ceppi di tipo I sembrano maggiormente ulcerogeni; esistono, tuttavia, forme intermedie di virulenza.
Ne consegue che per un più approfondito giudizio sanitario circa la presenza di H. pylori negli alimenti, sarebbe opportuno genotipizzare i ceppi isolati.

Ecologia

L’habitat di H. pylori è rappresentato dalla mucosa gastrica dell’uomo. Inoltre, alcuni Autori hanno ipotizzato che esistano serbatoi animali e, di conseguenza, che esista la possibilità di trasmissione di tipo zoonosico; tuttavia, ad oggi non sono stati ancora individuati con certezza i possibili reservoires. Ad avvalorare l’ipotesi dell’esistenza di questi ultimi, il riscontro della presenza di H. pylori nella mucosa gastrica di bovini, suini e equini e nel latte di ruminanti. Inoltre, similmente a quanto si verifica per altri patogeni enterici, H. pylori potrebbe contaminare le carcasse durante la macellazione degli animali destinati alla produzione di carne.


La malattia   

Denominazione

H. pylori è l’agente eziologico della gastrite cronica e dell’ulcera gastrica e duodenale. L’infezione da H. pylori è stata, inoltre, correlata con lo sviluppo di linfoma gastrico non-Hodgkin’s e al MALToma, disordine di tipo linfoproliferativo del tessuto linfoide della mucosa gastrica (MALT). 

Descrizione

La capacità di colonizzare l’ostile ambiente gastrico e di sopravvivere in stretto contatto con la mucosa è condizione indispensabile affinché H. pylori, possa provocare direttamente o indirettamente, le patologie della mucosa del tratto digestivo superiore sopra menzionate. Oltre che dalle capacità “colonizzatrici” del batterio, il tipo di patologia correlata dipende da numerosi fattori sia ambientali che intrinseci all’organismo ospite. Tra i principali fattori di colonizzazione e virulenza batterica si annoverano l’attività ureasica, la mobilità, la capacità del batterio di aderire in modo specifico all’epitelio gastrico e la resistenza di H. pylori alla reazione immunitaria dell’ospite. L’ureasi, oltre che importante fattore di colonizzazione, rappresenta un importante fattore di istolesività. Funzione essenziale dell’ureasi è quella di scindere l’urea in bicarbonato e ioni ammonio, così da consentire al batterio di neutralizzare il pH acido dello stomaco e di avere una fonte di azoto per la sintesi di proteine. Lo ione ammonio di per sé, non è tossico, ma lo diviene tramite la reazione con l’acqua che porta alla formazione di ioni idrossido, molecole con patogenicità diretta sulle cellule della mucosa gastrica. Inoltre, l’ammoniaca contribuisce alla sopravvivenza del microrganismo riducendo l’attività battericida dei polimorfonucleati e monociti, mediante l’inibizione dell’acidificazione durante la fagocitosi.
La virulenza dei ceppi di H. pylori, l’età di acquisizione dell’infezione e la sua durata, la risposta immunitaria, così come i meccanismi di resistenza e di riparazione della mucosa e la capacità secretiva di acido sono tutti elementi interagenti in un complesso e variabile gioco di forze dal quale dipenderanno in definitiva tipo e severità del danno gastroduodenale, cioè lo spettro della patologia H. pylori-correlata.

Complicazioni

L’infezione è contratta spesso in età pediatrica e si pensa che abbia un ruolo nel determinismo di altre patologie extragastriche H. pylori-associate. La presenza di una elevata incidenza di infezione gastrica nei soggetti affetti da cardiopatia ischemica è stata una delle prime osservazioni suggestive della presenza di una associazione tra infezione gastroduodenale da H. pylori e patologie extradigestive. Di recente acquisizione è la correlazione tra l’infezione gastrica da H. pylori e cefalea; tra le varie forme osservate, l’emicrania senza aura è risultata essere la forma di più frequente riscontro nei pazienti infetti. Nell’ambito delle patologie dermatologiche, sono numerosi i pazienti affetti da orticaria rosacea H. pylori positivi che hanno mostrato scomparsa della sintomatologia cutanea in seguito all’eradicazione dell’infezione. Anemia sideropenica ed infezione da H. pylori è un’altra associazione proposta da alcuni autori. Recenti studi hanno, inoltre dimostrato un’elevata prevalenza dell’infezione gastrica da H. pylori in soggetti affetti da patologia tiroidea di tipo autoimmune; i ceppi di H. pylori maggiormente isolati in questa condizione patologica sono risultati essere in grado di produrre la proteina CagA e pertanto dotati di una maggiore azione patogena. É stata, infine, descritta la presenza di una associazione tra infezione da H. pylori e ridotta crescita nei bambini.

Decorso

Le patologie determinate dall’infezione da H. pylori sono a decorso cronico.

Terapia

Non disponibile.


Dose infettiva   

Non nota. Molti Autori ritengono che sia bassa.


Cenni dignostici   

Diagnosi iniziale

Non disponibile.

Conferma

Non disponibile.

Diagnosi differenziale

Non disponibile.


Tecniche per l’identificazione su alimenti o in ambienti   

Non esistono tecniche standardizzate per l’isolamento e l’identificazione di H. pylori dagli alimenti o da campioni ambientali.
L’isolamento di H. pylori dagli alimenti è lungo e laborioso: infatti è necessario impiegare terreni selettivi addizionati di numerosi antibiotici, condizioni di microaerofilia e tempi lunghi di incubazione (7gg). Inoltre il microrganismo in condizioni ambientali avverse, può dare luogo a viable nonculturale forms (VNC) ossia microrganismi vivi e infettanti ma non coltivabili in laboratorio; la ricerca di H. pylori nelle matrici alimentari, impiegando le tecniche microbiologiche convenzionali, potrebbe quindi fornire risultati falsamente negativi o dare origine ad una sottostima della presenza del germe negli alimenti. In questa ottica diversi AA. hanno proposto l’impiego di tecniche di biologia molecolare per rilevare il microrganismo dall’acqua e da diverse matrici alimentari. Queste tecniche, accanto alla rapidità di esecuzione si sono dimostrate molto sensibili e specifiche. Un altro aspetto di rilevante interesse sanitario risiede nella possibilità di genotipizzare rapidamente i ceppi isolati dagli alimenti, mettendo così in evidenza i fattori di aggressione; derivano così importanti informazioni per la valutazione sanitaria dell’alimento. Il principale limite delle metodiche di biologia molecolare è quello di non essere in grado di discernere tra microrganismi vivi e morti; tuttavia un loro possibile impiego potrebbe essere quello di metodiche di largo screening delle matrici alimentari. Infatti, sui campioni risultati positivi si potrebbe procedere successivamente all’isolamento con le metodiche convenzionali. Tale approccio determinerebbe un congruo abbattimento dei costi di materiale di consumo e, soprattutto, garantirebbe una elevata sensibilità e rapidità di risultato.


Diffusione ed epidemiologia   

Diffusione

Numerosi studi hanno dimostrato che H. pylori è un microrganismo ubiquitario; infatti circa il 50% della popolazione mondiale risulta infetta. Tuttavia, la fascia di età più a rischio, la prevalenza dell’infezione e i possibili sintomi e sequele delle patologie indotte da H. pylori variano drammaticamente a seconda che si parli di paesi industrializzati o paesi in via di sviluppo.

In Europa

Non disponibile.

Nel mondo sviluppato

Negli Stati Uniti il 20% degli adolescenti risulta infetto da H. pylori. L’infezione da H. pylori nei paesi industrializzati è prevalentemente legata a gastrite inoltre la prevalenza dell’infezione aumenta con l’età a partire dalla seconda decade di vita; è quindi comune negli adulti e si osserva raramente nei bambini. Nei paesi industrializzati si osserva un fenomeno noto come “effetto coorte”, per il quale l’incidenza delle malattie infettive diminuisce nelle generazioni nate nelle decadi più recenti, in ragione del miglioramento delle condizioni socio–economiche nel corso degli anni; infatti si è assistito ad una diminuzione della prevalenza dell’infezione da H. pylori nel nord America, nell’Europa dell’ovest e in Asia (soprattutto Corea); la stessa diminuzione non si è tuttavia osservata nei paesi in via di sviluppo.

Nei paesi sottosviluppati

In alcuni paesi in via di sviluppo il 90% dei soggetti è infetto al di sotto dei primi 5 anni di vita. L’infezione, acquisita in età pediatrica, è generalmente legata a diarrea cronica, malnutrizione, ridotta crescita e spesso predispone ad altre gravi infezioni enteriche come la febbre tifoide e il colera.
Dai dati disponibili è emerso che il tasso di nuovi casi di infezione per anno nei paesi in via di sviluppo supera dell’ 1-2% quello dei paesi industrializzati ed è elevata soprattutto nei primi anni di vita.

Epidemiologia, gruppi sensibili e resistenza

L’infezione da H. pylori colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei 10 anni di vita in particolar modo nei paesi sottosviluppati, per poi persistere come infezione cronica in età adulta.


Episodi epidemici   

Non disponibile.


Modalità di trasmissione   

Attraverso i cibi

Le modalità di infezione non sono a tutt’oggi completamente chiare ma si suppone che questa venga assunta con diversi meccanismi. Tra le teorie proposte, quella del ciclo oro-fecale è tra le più accreditate: come conseguenza della fecalizzazione ambientale è possibile ammettere che H. pylori possa sopravvivere nell’ambiente esterno e contaminare così alimenti ed acqua. Infatti diversi Autori sostengono che H. pylori possa essere considerato un vero e proprio patogeno a veicolo alimentare, basandosi sulle seguenti constatazioni:

  • nell’ambito di ristretti gruppi familiari la prevalenza dell’infezione è elevata; questo aspetto suggerisce che il germe possa essere trasmesso indirettamente attraverso il consumo degli “stessi alimenti alla stessa tavola”.

  • H. pylori è stato isolato dall’acqua potabile e di irrigazione e si suppone che vegetali e diversi alimenti di origine animale, come latte ovino e bovino, dai quali è stato isolato, possano fungere da veicolo dell’infezione.

  • H. pylori è in grado di sopravvivere in matrici alimentari complesse come il latte ed in alimenti “ready to eat” (alimenti pronti al consumo che non necessitano di ulteriori trattamenti termici).

  • infine, essendo tassonomicamente vicino a Campylobacter jejuni, tipico patogeno emergente a veicolo alimentare, alcuni AA. considerano sovrapponibili le modalità di trasmissione di questi due microrganismi all’uomo, considerandoli entrambi, “foodborne pathogens”.

Secondo numerose ricerche H. pylori non è in grado di replicare negli alimenti, ma riesce a sopravvivere per tempi lunghi in alimenti con bassi valori di pH e aw elevata come carne e latte.
Ad avvalorare, ulteriormente, l’ipotesi che gli alimenti siano una possibile fonte di infezione per l’uomo, H. pylori è stato isolato dal latte ovino e dal latte bovino.

Attraverso l’acqua

In Giappone, studi condotti riguardo la presenza del microrganismo nell’ambiente, hanno rilevato il DNA batterico nell’acqua dei fiumi e dei laghi, negli escrementi di mosche e nelle feci di bovini. La presenza del DNA di H. pylori in questi campioni non confermò la sua vitalità in quanto i ceppi non furono isolati, ma confermò che l’acqua e altre sorgenti ambientali potessero essere veicolo di infezione.
Successivamente ad alcuni esperimenti, che portarono alla constatazione che H. pylori sopravvive nell’acqua potabile per circa 4 giorni e che vi persiste per oltre 7 giorni sotto forma di VNC (forme di resistenza), diversi Autori inoltre hanno isolato il microrganismo dall’acqua. Sebbene questi siano gli unici dati disponibili, certamente, rafforzano la teoria secondo la quale l’acqua possa fungere da veicolo di infezione, in particolar modo nei paesi in via di sviluppo, dove il trattamento delle acque potabili spesso è insufficiente.

Altre modalità

Sono state prese in considerazione altre modalità di trasmissione come ad esempio la via iatrogena (attraverso l’utilizzo di endoscopi non adeguatamente sanificati) e persona-persona attraverso il ciclo oro-orale (H. pylori è stato infatti isolato anche dalla placca dentaria e dalla saliva). Inoltre, particolari consuetudini, tipiche delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo (premasticazione del cibo per i neonati), possono contribuire alla diffusione di questa infezione avallando l’ipotesi della trasmissione attraverso il ciclo oro-orale.


Periodo di incubazione   

Non disponibile.


Periodo di comunicabilità   

Non disponibile.


Misure Preventive   

Di interesse alimentare

Poiché ad oggi l’unico serbatoio del microrganismo identificato con certezza è l’uomo, le misure di controllo finalizzate a ridurre o eliminare la contaminazione dei cibi da parte di H. pylori si identifica con il rispetto scrupoloso delle norme igieniche durante la produzione, manipolazione, commercializzazione e somministrazione degli alimenti.
Una importante misura di prevenzione della possibile trasmissione mediante gli alimenti di H. pylori, consiste nel trattamento termico degli alimenti; i diversi autori sono concordi nel ritenere che la pastorizzazione del latte (71,7°C per 15" o rapporti tempo temperatura equivalenti) sia in grado di inattivare il microrganismo.


Misure di controllo

Di rilevanza alimentare
  • Coinvolgere il prima possibile le autorità sanitarie.
  • I pazienti infetti e le persone che vivono in contatto con i pazienti con diarrea, dovrebbero essere esclusi dalla manipolazione degli alimenti e dalla cura dei bambini, finché due coprocolture successive sono risultate negative.
Di altro genere
  • A tutte le persone che vivono in contatto con i pazienti va fatta una precisa formazione igienica.

Per bloccare la trasmissione da persona a persona è importante istruire i membri delle famiglie che ospitano un paziente sulla necessità di lavarsi le mani con acqua e sapone e di impiegare quotidianamente le più rigorose norme igieniche.


Aggiornamento   

L’editore di questa pagina è il dott.sa Nicoletta Cristiana Quaglia, del Dipartimento di Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento 14/7/06). Ulteriori risorse su H. pylori sono disponibili, in lingua inglese, sul sito dei CDC che forniscono informazioni generali e tecniche su questo patogeno.

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