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Helicobacter pylori è un
microrganismo di recente scoperta; il primo isolamento risale infatti al 1982 ad
opera dei neo premi nobel Robin Warren e Barry Marshall. Attualmente è
universalmente riconosciuto che H. pylori è la più comune causa di infezioni
croniche ad eziologia batterica nell’uomo e rappresenta una delle principali
cause di ulcera peptica; numerosi studi, inoltre, hanno dimostrato il ruolo
eziologico del microrganismo anche in alcune gravi neoplasie e nella sindrome
dispeptica. H. pylori è infatti presente nel 95% delle ulcere duodenali e nel 70
–80% delle ulcere gastriche, nonché in persone clinicamente sane e nei familiari
di pazienti infetti. Studi di campo hanno evidenziato che nei paesi in via di
sviluppo è presente una sieroprevalenza superiore al 50% dei soggetti testati,
mentre nei paesi industrializzati la prevalenza sierologica è inferiore. Inoltre
H. pylori è l’unico batterio isolato da carcinomi gastrici dell’uomo ed è stato
associato a linfomi gastrici.
Tuttavia molti aspetti circa la trasmissione, l’esistenza di possibili serbatoi,
la dose infettiva e le tecniche di isolamento a partire da matrici complesse
quali gli alimenti, devono ancora essere chiariti. È di questi ultimi anni l’opinione da parte della comunità scientifica che H. pylori possa essere
trasmesso attraverso il consumo di acqua e alimenti contaminati; questa ipotesi
deriva da numerose evidenze di tipo epidemiologico, dai rilievi di tipo
molecolare e dagli isolamenti del microrganismo a partire da diverse matrici
alimentari.
Classificazione
È un proteobatterio appartenente alla famiglia
Helicobacteriaceae, genere Helicobacter. Attualmente, al genere Helicobacter
appartengono ventuno specie in grado di infettare uomo e numerosi animali
domestici.
Variabilità
Sono considerati particolarmente patogeni per l’uomo i
genotipi di H. pylori che possiedono specifici markers di virulenza come il gene
vacA (che a sua volta può presentare più varianti alleliche, s1/m1, s1/m2 e
s2/m2) codificante la citotossina vacuolizzante VacA. Un altro marker di
virulenza è rappresentato dal gene cagA, codificante per la corrispondente
proteina CagA; la funzione specifica di questa proteina non è nota, ma,
sicuramente, è associata alla presenza di un maggiore infiltrato infiammatorio
ed un aumento del rischio di sviluppare gastriti, malattie peptiche e neoplasie
della mucosa gastrica. Di conseguenza, esisterebbero due fenotipi di H. pylori:
ceppi vacA+/ cagA+, indicati come tipo I, in grado di produrre la citotossina
VacA e la proteina CagA e ceppi VacA-/cagA-, indicati come tipo II, incapaci di
esprimere la due proteine. A seconda, quindi, del tipo di H. pylori si avrà un
decorso diverso della patologia, che potrà manifestarsi con ulcera gastrica o
originare soggetti asintomatici. I ceppi di tipo I sembrano maggiormente
ulcerogeni; esistono, tuttavia, forme intermedie di virulenza.
Ne consegue che per un più approfondito giudizio sanitario circa la presenza di
H. pylori negli alimenti, sarebbe opportuno genotipizzare i ceppi isolati.
Ecologia
L’habitat di H. pylori è rappresentato dalla mucosa
gastrica dell’uomo. Inoltre, alcuni Autori hanno ipotizzato che esistano
serbatoi animali e, di conseguenza, che esista la possibilità di trasmissione di
tipo zoonosico; tuttavia, ad oggi non sono stati ancora individuati con certezza
i possibili reservoires. Ad avvalorare l’ipotesi dell’esistenza di questi
ultimi, il riscontro della presenza di H. pylori nella mucosa gastrica di
bovini, suini e equini e nel latte di ruminanti. Inoltre, similmente a quanto si
verifica per altri patogeni enterici, H. pylori potrebbe contaminare le carcasse
durante la macellazione degli animali destinati alla produzione di carne.
Denominazione
H. pylori è l’agente
eziologico della gastrite cronica e dell’ulcera gastrica e duodenale.
L’infezione da H. pylori è stata, inoltre, correlata con lo sviluppo di linfoma
gastrico non-Hodgkin’s e al MALToma, disordine di tipo linfoproliferativo del
tessuto linfoide della mucosa gastrica (MALT).
Descrizione
La capacità di colonizzare l’ostile ambiente gastrico e di
sopravvivere in stretto contatto con la mucosa è condizione indispensabile
affinché H. pylori, possa provocare direttamente o indirettamente, le patologie
della mucosa del tratto digestivo superiore sopra menzionate. Oltre che dalle
capacità “colonizzatrici” del batterio, il tipo di patologia correlata dipende
da numerosi fattori sia ambientali che intrinseci all’organismo ospite. Tra i
principali fattori di colonizzazione e virulenza batterica si annoverano
l’attività ureasica, la mobilità, la capacità del batterio di aderire in modo
specifico all’epitelio gastrico e la resistenza di H. pylori alla reazione
immunitaria dell’ospite. L’ureasi, oltre che importante fattore di
colonizzazione, rappresenta un importante fattore di istolesività. Funzione
essenziale dell’ureasi è quella di scindere l’urea in bicarbonato e ioni
ammonio, così da consentire al batterio di neutralizzare il pH acido dello
stomaco e di avere una fonte di azoto per la sintesi di proteine. Lo ione
ammonio di per sé, non è tossico, ma lo diviene tramite la reazione con l’acqua
che porta alla formazione di ioni idrossido, molecole con patogenicità diretta
sulle cellule della mucosa gastrica. Inoltre, l’ammoniaca contribuisce alla
sopravvivenza del microrganismo riducendo l’attività battericida dei
polimorfonucleati e monociti, mediante l’inibizione dell’acidificazione durante
la fagocitosi.
La virulenza dei ceppi di H. pylori, l’età di acquisizione dell’infezione e la
sua durata, la risposta immunitaria, così come i meccanismi di resistenza e di
riparazione della mucosa e la capacità secretiva di acido sono tutti elementi
interagenti in un complesso e variabile gioco di forze dal quale dipenderanno in
definitiva tipo e severità del danno gastroduodenale, cioè lo spettro della
patologia H. pylori-correlata.
Complicazioni
L’infezione è contratta spesso in età pediatrica e si pensa
che abbia un ruolo nel determinismo di altre patologie extragastriche H.
pylori-associate. La presenza di una elevata incidenza di infezione gastrica nei
soggetti affetti da cardiopatia ischemica è stata una delle prime osservazioni
suggestive della presenza di una associazione tra infezione gastroduodenale da
H. pylori e patologie extradigestive. Di recente acquisizione è la correlazione
tra l’infezione gastrica da H. pylori e cefalea; tra le varie forme osservate,
l’emicrania senza aura è risultata essere la forma di più frequente riscontro
nei pazienti infetti. Nell’ambito delle patologie dermatologiche, sono numerosi
i pazienti affetti da orticaria rosacea H. pylori positivi che hanno mostrato
scomparsa della sintomatologia cutanea in seguito all’eradicazione
dell’infezione. Anemia sideropenica ed infezione da H. pylori è un’altra
associazione proposta da alcuni autori. Recenti studi hanno, inoltre dimostrato
un’elevata prevalenza dell’infezione gastrica da H. pylori in soggetti affetti
da patologia tiroidea di tipo autoimmune; i ceppi di H. pylori maggiormente
isolati in questa condizione patologica sono risultati essere in grado di
produrre la proteina CagA e pertanto dotati di una maggiore azione patogena. É
stata, infine, descritta la presenza di una associazione tra infezione da H.
pylori e ridotta crescita nei bambini.
Decorso
Le patologie determinate dall’infezione da H. pylori sono a
decorso cronico.
Terapia
Non disponibile.
Non nota. Molti Autori ritengono che sia bassa.
Diagnosi iniziale
Non disponibile.
Conferma
Non disponibile.
Diagnosi differenziale
Non disponibile.
Non esistono tecniche standardizzate per l’isolamento e
l’identificazione di H. pylori dagli alimenti o da campioni ambientali.
L’isolamento di H. pylori dagli alimenti è lungo e laborioso: infatti è
necessario impiegare terreni selettivi addizionati di numerosi antibiotici,
condizioni di microaerofilia e tempi lunghi di incubazione (7gg). Inoltre il
microrganismo in condizioni ambientali avverse, può dare luogo a viable
nonculturale forms (VNC) ossia microrganismi vivi e infettanti ma non
coltivabili in laboratorio; la ricerca di H. pylori nelle matrici alimentari,
impiegando le tecniche microbiologiche convenzionali, potrebbe quindi fornire
risultati falsamente negativi o dare origine ad una sottostima della presenza
del germe negli alimenti. In questa ottica diversi AA. hanno proposto l’impiego
di tecniche di biologia molecolare per rilevare il microrganismo dall’acqua e da
diverse matrici alimentari. Queste tecniche, accanto alla rapidità di esecuzione
si sono dimostrate molto sensibili e specifiche. Un altro aspetto di rilevante
interesse sanitario risiede nella possibilità di genotipizzare rapidamente i
ceppi isolati dagli alimenti, mettendo così in evidenza i fattori di
aggressione; derivano così importanti informazioni per la valutazione sanitaria
dell’alimento. Il principale limite delle metodiche di biologia molecolare è
quello di non essere in grado di discernere tra microrganismi vivi e morti;
tuttavia un loro possibile impiego potrebbe essere quello di metodiche di largo
screening delle matrici alimentari. Infatti, sui campioni risultati positivi si
potrebbe procedere successivamente all’isolamento con le metodiche
convenzionali. Tale approccio determinerebbe un congruo abbattimento dei costi
di materiale di consumo e, soprattutto, garantirebbe una elevata sensibilità e
rapidità di risultato.
Diffusione
Numerosi studi hanno dimostrato che H. pylori è un
microrganismo ubiquitario; infatti circa il 50% della popolazione mondiale
risulta infetta. Tuttavia, la fascia di età più a rischio, la prevalenza
dell’infezione e i possibili sintomi e sequele delle patologie indotte da H.
pylori variano drammaticamente a seconda che si parli di paesi industrializzati
o paesi in via di sviluppo.
In Europa
Non disponibile.
Nel mondo sviluppato
Negli Stati Uniti il 20% degli adolescenti risulta infetto da H. pylori.
L’infezione da H. pylori nei paesi industrializzati è prevalentemente legata a
gastrite inoltre la prevalenza dell’infezione aumenta con l’età a partire dalla
seconda decade di vita; è quindi comune negli adulti e si osserva raramente nei
bambini. Nei paesi industrializzati si osserva un fenomeno noto come “effetto
coorte”, per il quale l’incidenza delle malattie infettive diminuisce nelle
generazioni nate nelle decadi più recenti, in ragione del miglioramento delle
condizioni socio–economiche nel corso degli anni; infatti si è assistito ad una
diminuzione della prevalenza dell’infezione da H. pylori nel nord America,
nell’Europa dell’ovest e in Asia (soprattutto Corea); la stessa diminuzione non
si è tuttavia osservata nei paesi in via di sviluppo.
Nei paesi sottosviluppati
In alcuni paesi in via di sviluppo il 90% dei soggetti è infetto al di sotto
dei primi 5 anni di vita. L’infezione, acquisita in età pediatrica, è
generalmente legata a diarrea cronica, malnutrizione, ridotta crescita e spesso
predispone ad altre gravi infezioni enteriche come la febbre tifoide e il
colera.
Dai dati disponibili è emerso che il tasso di nuovi casi di infezione per anno
nei paesi in via di sviluppo supera dell’ 1-2% quello dei paesi industrializzati
ed è elevata soprattutto nei primi anni di vita.
Epidemiologia,
gruppi sensibili e resistenza
L’infezione da H. pylori colpisce prevalentemente i bambini
al di sotto dei 10 anni di vita in particolar modo nei paesi sottosviluppati,
per poi persistere come infezione cronica in età adulta.
Non disponibile.
Attraverso i cibi
Le modalità di infezione non sono a tutt’oggi completamente
chiare ma si suppone che questa venga assunta con diversi meccanismi. Tra le
teorie proposte, quella del ciclo oro-fecale è tra le più accreditate: come
conseguenza della fecalizzazione ambientale è possibile ammettere che H. pylori
possa sopravvivere nell’ambiente esterno e contaminare così alimenti ed acqua.
Infatti diversi Autori sostengono che H. pylori possa essere considerato un vero
e proprio patogeno a veicolo alimentare, basandosi sulle seguenti constatazioni:
-
nell’ambito di ristretti gruppi familiari la prevalenza dell’infezione è
elevata; questo aspetto suggerisce che il germe possa essere trasmesso
indirettamente attraverso il consumo degli “stessi alimenti alla stessa tavola”.
-
H. pylori è stato isolato dall’acqua potabile e di irrigazione e si suppone
che vegetali e diversi alimenti di origine animale, come latte ovino e bovino,
dai quali è stato isolato, possano fungere da veicolo dell’infezione.
-
H. pylori è in grado di sopravvivere in matrici alimentari complesse come il
latte ed in alimenti “ready to eat” (alimenti pronti al consumo che non
necessitano di ulteriori trattamenti termici).
-
infine, essendo tassonomicamente vicino a Campylobacter jejuni, tipico
patogeno emergente a veicolo alimentare, alcuni AA. considerano sovrapponibili
le modalità di trasmissione di questi due microrganismi all’uomo, considerandoli
entrambi, “foodborne pathogens”.
Secondo numerose ricerche H. pylori non è in grado di replicare negli alimenti,
ma riesce a sopravvivere per tempi lunghi in alimenti con bassi valori di pH e
aw elevata come carne e latte. Ad avvalorare, ulteriormente, l’ipotesi che gli alimenti siano una possibile
fonte di infezione per l’uomo, H. pylori è stato isolato dal latte ovino e dal
latte bovino.
Attraverso l’acqua
In Giappone, studi condotti riguardo la presenza del
microrganismo nell’ambiente, hanno rilevato il DNA batterico nell’acqua dei
fiumi e dei laghi, negli escrementi di mosche e nelle feci di bovini. La
presenza del DNA di H. pylori in questi campioni non confermò la sua vitalità in
quanto i ceppi non furono isolati, ma confermò che l’acqua e altre sorgenti
ambientali potessero essere veicolo di infezione.
Successivamente ad alcuni esperimenti, che portarono alla constatazione che H.
pylori sopravvive nell’acqua potabile per circa 4 giorni e che vi persiste per
oltre 7 giorni sotto forma di VNC (forme di resistenza), diversi Autori inoltre
hanno isolato il microrganismo dall’acqua. Sebbene questi siano gli unici dati
disponibili, certamente, rafforzano la teoria secondo la quale l’acqua possa
fungere da veicolo di infezione, in particolar modo nei paesi in via di
sviluppo, dove il trattamento delle acque potabili spesso è insufficiente.
Altre modalità
Sono state prese in considerazione altre modalità di trasmissione come ad
esempio la via iatrogena (attraverso l’utilizzo di endoscopi non adeguatamente
sanificati) e persona-persona attraverso il ciclo oro-orale (H. pylori è stato
infatti isolato anche dalla placca dentaria e dalla saliva). Inoltre,
particolari consuetudini, tipiche delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo
(premasticazione del cibo per i neonati), possono contribuire alla diffusione di
questa infezione avallando l’ipotesi della trasmissione attraverso il ciclo
oro-orale.
Non disponibile.
Non disponibile.
Di interesse
alimentare
Poiché ad oggi l’unico serbatoio del microrganismo identificato con certezza
è l’uomo, le misure di controllo finalizzate a ridurre o eliminare la
contaminazione dei cibi da parte di H. pylori si identifica con il rispetto
scrupoloso delle norme igieniche durante la produzione, manipolazione,
commercializzazione e somministrazione degli alimenti.
Una importante misura di prevenzione della possibile trasmissione mediante gli
alimenti di H. pylori, consiste nel trattamento termico degli alimenti; i
diversi autori sono concordi nel ritenere che la pastorizzazione del latte
(71,7°C per 15" o rapporti tempo temperatura equivalenti) sia in grado di
inattivare il microrganismo.
Di rilevanza alimentare
-
Coinvolgere il prima possibile le autorità sanitarie.
-
I pazienti
infetti e le persone che vivono in contatto con i pazienti con diarrea,
dovrebbero essere esclusi dalla manipolazione degli alimenti e dalla cura
dei bambini, finché due coprocolture successive sono risultate negative.
Di altro genere
-
A tutte le
persone che vivono in contatto con i pazienti va fatta una precisa
formazione igienica.
Per bloccare la
trasmissione da persona a persona è importante istruire i membri delle famiglie
che ospitano un paziente sulla necessità di lavarsi le mani con acqua e sapone e
di impiegare quotidianamente le più rigorose norme igieniche.
L’editore di questa pagina è il dott.sa
Nicoletta Cristiana Quaglia, del Dipartimento di
Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento
14/7/06).
Ulteriori risorse su H. pylori sono disponibili, in lingua inglese, sul sito dei CDC
che forniscono informazioni
generali
e
tecniche
su questo patogeno.
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