Enterobacter sakazakii
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Enterobacter sakazakii

La malattia Dose infettiva
Cenni diagnostici Identificazione su alimenti
Diffusione ed epidemiologia Episodi epidemici
Modalità di trasmissione Periodo di incubazione
Periodo di comunicabilità Misure preventive
Bibliografia Aggiornamento

 

Staphylococcus ] Glutine ] Proteine delle Arachidi ] Proteine del latte ] Solfiti ] Proteine delle uova ] Aeromonas hydrophyla ] Ameba ] Bacillus Cereus ] Botulino ] Campylobacter ] Colera O1 ] [ E. Coli O157:H7 ] Epatite A ] Helicobacter pylori ] Listeria ] Salmonella ] Shighella ] Toxoplasma ] Trichellosi ] Yersinia ] Acrilammide ] Aflatossine ] Enterobacter sakazakii ] Aminoglicosidi ] Cadmio ] Cloroamfenicolo ] Diossine ] Metanolo ] Methamidophis ] Mercurio ] Nitrofurano ] Tiroide di bovino ] Promotori della crescita ] Semicarbazide ] Streptomicine ] Tossine del PSP ] Acido benzoico ] Allura red AC ] Cantaxantina ] Carminio ] Giallo tramonto ] Konjac gel ] Nitriti e nitrati ] Sudan red 1 ] Tartrazina ] Insetti ] Metalli ] Vetro e plastica ]


Helicobacter pyloriEnterobacter sakazakii        

Enterobacter sakazakii, microrganismo il cui nome è riferito al ricercatore giapponese Ricki Sakazakii per il grande contributo che questi ha dato alla comprensione della biologia delle Enterobacteriaceae e delle Vibrionaceae, è considerato un patogeno emergente in quanto solo recentemente ha attirato l’attenzione della comunità scientifica e delle agenzie governative preposte alla sicurezza degli alimenti in seguito alla osservazione di alcuni casi di infezione a veicolo alimentare in un particolare gruppo sensibile: i soggetti in età perinatale (WHO, 2004; EFSA, 2004). E. sakazakii è un microrganismo in grado di generare casi di malattia con gravi sequele di tipo cronico e con alto tasso di mortalità.
E. sakazakii è stato isolato da una vasta gamma di alimenti; tuttavia la maggior parte dei ricercatori ha concentrato la propria attenzione sulla presenza del microrganismo nel latte formulato in polvere per neonati ed infanti poiché esistono significative correlazioni epidemiologiche tra il consumo di latte e l’infezione da E. sakazakii.
Nel 2002 la International Commission for Microbiological Specification for Foods ha classificato E. sakazakii come un grave e serio pericolo per una fascia ristretta di popolazione. Successivamente, nel 2004, la FAO e la WHO a seguito della richiesta da parte del Codex Commitee on Food Hygene, ha organizzato un meeting di esperti e studiosi del microrganismo e di altri patogeni che possono contaminare il latte in polvere formulato per l’infanzia. L’esigenza era emersa dal numero crescente di casi di tossinfezioni verificatisi negli ultimi anni che da sporadici si erano trasformati in veri e propri outbreaks (focolai infettivi) coinvolgendo un numero elevato di soggetti. Lo scopo di questo meeting è stato quello di stilare un profilo di rischio di E. sakazakii, di fornire più dettagliate informazioni sul microrganismo a tutti i paesi membri delle organizzazioni, di rivedere i processi di produzione del latte in polvere in modo da prevedere degli step che consentano l’abbattimento dell’eventuale carica contaminante e soprattutto quello di rivedere i limiti microbiologici fino ad ora adottati per la produzione di questo alimento (www.euro.who.int).
Nel Regolamento (CE) 2073 del 15 novembre 2005, che fissa i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari, sono stati previsti limiti microbiologici relativi agli alimenti in polvere per lattanti e alimenti dietetici in polvere a fini medici speciali destinati ai bambini di età inferiore ai 6 mesi. Al capitolo 1, concernente i criteri di sicurezza alimentare, sono infatti stabiliti i limiti per Salmonella ed E. sakazakii. Per il primo patogeno è prevista l’assenza in 25g in 30 unità campionarie, mentre per il secondo è prevista l'assenza in 10g.

Classificazione

E. sakazakii appartiene alla famiglia delle Enterobacteriacee, genere Enterobacter. Fino al 1980 si pensava fosse una variante giallo pigmentata di E. cloacae in quanto molto simili sia fenotipicamente che come profilo biochimico. Solo in seguito a studi tassonomici effettuati sul DNA del nuovo isolato si è arrivati alla conclusione che si trattava di una specie distinta che fu battezzata con il nome di E. sakazakii.

Variabilità

In base ai risultati di diverse reazioni biochimiche E. sakazakii è stato classificato in 15 biogruppi (E. sakazakii ES11, E. sakazakii FSM33, E. sakazakii FSM265, E. sakazakii FSM266, E. sakazakii ATCC29544, E. sakazakii 759, E. sakazakii 858, E. sakazakii 954, E. sakazakii 236, E. sakazakii FSM393, E. sakazakii FSM468, E. sakazakii ES4, E. sakazakii 1084, E. sakazakii ESVo7/24922, E. sakazakii ATCC51329) (Farmer, 1980). Il biogruppo 1, quello più diffuso (Farmer, 1980).

Ecologia

E. sakazakii è un microrganismo ubiquitario ed è stato individuato in molteplici habitat: alimenti (formaggi, tofu, pane fermentato, carne affumicata, salsiccia, tè, riso, cereali, cioccolato, farina, pasta, latte in polvere), ambiente (suolo e acqua), liquidi biologici (liquido cerebro-spinale, sangue, midollo osseo, espettorato, urina, appendice infiammata, tratti intestinale e respiratorio, occhi, orecchie, feci), ambiente ospedaliero (reparto preposto alla preparazione del latte in polvere, stetoscopio, spazzolini per la pulizia del biberon) e industria alimentare (Iversen e Forsyte, 2003).
E’ stato isolato dall’intestino delle larve delle mosche Anastrepha ludens e Stomoxys calcitrans; quest’ultima ha una diffusione mondiale che è ben correlata con i casi di infezione da E. sakazakii nei diversi Paesi. La contaminazione ambientale dovuta agli insetti potrebbe avere un ruolo importante nella diffusione del microrganismo (Kuzina et al, 2003; Hamilton et al, 2003).
 


La malattia    

Denominazione

E. sakazakii è responsabile di gravi stati di setticemia, meningite ed enterocolite necrotizzante nei neonati; queste forme risultano spesso fatali. Sono stati riportati solo alcuni casi riguardanti l’infezione da E. sakazakii negli adulti, e la maggior parte dei pazienti presentava tumori maligni precedenti all’infezione. Sono stati ottenuti isolati da pazienti affetti da batteremia e osteomielite, ma non è mai stato riportato alcun caso di meningite (Emery, 1997).

Descrizione

Nelle fasi iniziali dell’infezioni da E. sakazakii i sintomi sono generalmente rappresentati da: inappetenza, irritabilità, ittero, respiro affannoso, pallore, cianosi, collasso, spasmi, instabilità della temperatura corporea (Bar- Oz et al., 2001).
La forma di infezione più grave è la meningite, che negli stadi più avanzati della malattia provoca come conseguenze ventricolite, formazione di ascessi, cisti e infarti cerebrali, e lo sviluppo di idrocefalo e serio danneggiamento neurologico (Lai, 2001). Il tasso di mortalità varia dal 40 all’80% (Stock, 2002). La metà dei pazienti muore entro pochi giorni dalla nascita. In realtà il percorso attraverso cui il patogeno si porta al liquido cerebro-spinale, per poi causare meningite, non è ancora stato identificato. Un’ipotesi è che il plesso carotideo rappresenti il sito d’ingresso e che l’invasione del S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale) si svolga attraverso meccanismi para- e trans-cellulari.
Inoltre si pensa che i metaboliti del batterio, quali glicolipidi, endotossine, proteasi, collagenasi ed elastasi potrebbero indurre la permeabilità delle barriere ematica e cerebrale, facilitando così l’ingresso del patogeno.
Un’altra manifestazione clinica che può ricorrere meno frequentemente rispetto alla setticemia e alla meningite è l’enterocolite neonatale necrotizzante (NEC), la quale è caratterizzata da necrosi e pneumatosi intestinali.
Per quanto riguarda la patogenesi della NEC, si ipotizza che i fattori determinanti siano ischemia intestinale neonatale, colonizzazione microbica dell’intestino ed eccesso di proteine all’interno del lume intestinale associato alla somministrazione di latte formulato per l’infanzia; infatti la frequenza di enterocoliti necrotizzanti è 10 volte più elevata in neonati alimentati con latte formulato in polvere, rispetto a quelli nutriti con il latte materno

Complicazioni

Nei soggetti sopravvissuti determina gravi conseguenze neurologiche quali idrocefalo, tetraplegia e ritardo nello sviluppo neurologico (Farber, 2004); inoltre sostiene rare forme di batteremia e osteomielite negli adulti (Center for Food Safety and Applied Nutrition, 2002).

Decorso

E. sakazakii determina infezioni a decorso acuto.

Terapia

Non disponibile


Dose infettiva    

La dose infettiva per i neonati potrebbe essere relativamente alta e affinchè si sviluppi una infezione attiva si deve verificare la condizione per la quale il latte in polvere ricostituito venga tenuto in abuso termico per diverso tempo. Infatti, partendo da una concentrazione iniziale di 1 CFU/ml, il latte in polvere conservato a temperatura ambiente impiegherebbe circa 10 ore per raggiungere un livello di concentrazione cellulare di 107/100 ml (Nazarowec-White, 1997).


Cenni dignostici     

Diagnosi iniziale

Non disponibile

Conferma

Non disponibile

Diagnosi differenziale

Non disponibile


Tecniche per l’identificazione su alimenti o in ambienti     

E’ essenziale, data la particolare virulenza del batterio, che il metodo di isolamento sia quanto più attendibile, sensibile e specifico in modo da garantire la massima sicurezza dei latti in polvere formulati per l’infanzia. La maggior parte dei ceppi di E. sakazakii descritta in letteratura è stata isolata dal liquido cefalorachidiano dei pazienti (Lai et al, 2001); per i campioni ambientali è prevista generalmente la ricerca del microrganismo dalle polveri, così come riportato da Kandhai et al (2004).
L’isolamento di E. sakazakii dagli alimenti prevedeva fino a poco tempo fa l’utilizzo degli stessi protocolli impiegati per l’isolamento dei coliformi e/o dei membri della famiglia delle Enterobacteriaceae; tali metodi si basano su una fase di arricchimento, una fase di isolamento mediante semina diretta su piastra di terreno selettivo e infine sulla identificazione. Attualmente possono essere applicati diversi protocolli di isolamento come il metodo FDA che consente la conta del microrganismo con il metodo MPN (Must Probable Number) a tre tubi, l’isolamento e l’identificazione fenotipica e biochimica con sistema miniaturizzato.
Accanto alla identificazione biochimica si sono affermate tecniche di tipizzazione genotipica degli isolati: tra queste la Pulsed-Field Gel Electrophoresis (PFGE), la Random Amplification of Polymorphic DNA (RAPD) con l’utilizzo della PCR (Polymerase Chain Reaction) e la ribotipizzazione sembrano avere un elevato potere discriminante. A tal proposito, si può utilizzare la tipizzazione biochimica come strumento di screening in seguito ad episodi di infezione da E. sakazakii ed entrambi i metodi di tipizzazione molecolare (RAPD e PFGE) per una più accurata caratterizzazione degli isolati, in particolare per scopi epidemiologici.
Il Regolamento (CE) 2073 del 2005 che fissa i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari, ha adottato come metodo di analisi di riferimento la metodica ISO/DTS 22964.
 


Diffusione ed epidemiologia    

Diffusione

Fino ad oggi si sono contati circa 60 casi di infezioni neonatali nel mondo (Farber, 2004), tuttavia va ricordato che questo dato potrebbe rappresentare solo una sottostima del reale numero, poiché la ricerca di questo patogeno emergente non viene effettuata da tutti i laboratori di analisi cliniche e non tutti i Paesi hanno un sistema di notifica dei casi di malattia. In passato la percentuale di mortalità conseguente all’infezione era superiore al 50%, mentre negli ultimi anni è diminuita, attestandosi comunque su percentuali elevate (20%) (CAC, 2003). Il batterio è responsabile anche di infezioni nosocomiali, in particolare nei reparti di terapia intensiva pediatrica dove causa il 50% delle infezioni (Fiore, 2004).
Nell’indagine Foodnet 2002 sulle infezioni invasive provocate da questo microrganismo nei bambini al di sotto dell’anno di età, il tasso di infezione era di un bambino su 100.000, mentre il tasso tra i bambini nati sottopeso era di 8.7 su 100.000.

In Europa

Non disponibile.

Nel mondo sviluppato

Considerando il principale veicolo d’infezione (latte in polvere) i casi segnalati provengono esclusivamente dai Paesi sviluppati.

Nei paesi sottosviluppati

Non disponibile.

Epidemiologia, gruppi sensibili e resistenza

E. sakazakii è responsabile di infezione in tutte le fasce di età, anche se si è individuata come categoria a rischio maggiore quella rappresentata dagli infanti, cioè bambini sotto l’anno di età. Nell’ambito di questa categoria i soggetti a rischio più elevato sono i neonati (primi 28 giorni dalla nascita), in particolare infanti pre- termine, infanti nati con basso peso o con sistema immunitario compromesso.
Quindi sono esposti a rischio ancora maggiore gli infanti nati da madri HIV positive perché possono più di altri soggetti richiedere specificatamente per la loro alimentazione il latte in polvere (Fiore, 2004).


Episodi epidemici    

Nel complesso i casi fino ad oggi segnalati possono essere suddivisi in 2 gruppi: sporadici ed epidemici come riportato in tabella.

PAESE

ANNO

NUMERO DI CASI (DECESSI)

SORGENTE IMPLICATA

CASI SPORADICI

USA

1981

1(0)

Sconosciuta

Grecia

1982

2(0)

Feci

Paesi Bassi

1983

1(1)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

Canada

1990

2(0)

Sconosciuta

Israele

1999-2000

2(0)

Miscelatore

Belgio

2002

1(1)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

EPIDEMIE

Paesi Bassi

1983

8(6)

Canale del parto

Grecia

1984

11(4)

Sconosciuta

USA

1988

4(0)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

Islanda

1986-1987

3(1)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

Canada

1990

2(?)

Sconosciuta

Belgio

1998

12(2)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

USA

2001

10(1)

Latte in polvere formulato per l’infanzia

Israele

2001

5(0)

Miscelatore

(Fiore et al., 2004, modificata)


Modalità di trasmissione     

Attraverso i cibi

E. sakazakii è stato isolato da una vasta gamma di alimenti tra cui formaggi, tofu, pane fermentato, carne affumicata, salsiccia, tè, riso, cereali, cioccolato, farina, pasta, ortaggi, erbe e spezie, bevande tradizionali giordane quali tamarindo e sous, imballaggi di latte UHT e latte in polvere. Tuttavia fra tutti gli alimenti, quello che ha suscitato maggior interesse dal punto di vista igienico-sanitario in riferimento alle infezioni da E. sakazakiiI, è il latte in polvere. Questo alimento infatti può rappresentare una fonte diretta o indiretta (contribuendo alla riserva di E. sakazakii nell’ambiente), e/o un veicolo per le infezioni sostenute da diversi microrganismi tra cui si annovera anche E. sakazakii.
Il latte in polvere formulato per l’infanzia è un prodotto non sterile (a differenza del latte formulato liquido, che risulta invece sterile per effetto dei trattamenti tecnologici subiti prima della commercializzazione) e una volta reidratato rappresenta un buon terreno di crescita per la maggior parte dei microrganismi. E’ ottenuto per evaporazione del latte vaccino o di soia sotto vuoto a temperature inferiori a 50°C; in questo modo si ottiene una polvere contenente tutti gli elementi nutritivi del latte e quasi tutte le vitamine.
E. sakazakii presenta una maggiore termotolleranza rispetto alla maggior parte delle Enterobacteriaceae, anche se in ogni caso non sufficiente a garantire la sopravvivenza alla pastorizzazione (Nazarowec-White e Farber 1997). Dunque la contaminazione del latte in polvere avverrebbe dopo la pastorizzazione, cioè durante i processi di disidratazione e confezionamento degli alimenti e durante le fasi di ricostituzione e somministrazione del latte a causa dell’uso di strumenti contaminati e di conservazione in abuso termico. La contaminazione del latte in polvere può pertanto avvenire non soltanto nell’industria di produzione ma, essendo un microrganismo ubiquitario, soprattutto a livello domestico ed ospedaliero. Questo fenomeno potrebbe verificarsi in virtù dell’elevata resistenza del microrganismo all’essiccamento, riuscendo a sopravvivere anche a bassi valori di aw, quali sono quelli del latte in polvere, grazie all’effetto protettivo determinato dal trealosio che funge da stabilizzatore di membrana.

Attraverso l’acqua

Non disponibile.

Altre modalità

Non disponibile.


Periodo di incubazione     

Non disponibile.


Periodo di comunicabilità     

Non disponibile.


Misure Preventive     

Di interesse alimentare

La prevenzione delle infezioni da E. sakazakii si può sviluppare su diversi livelli attraverso azioni combinate:

1) Igiene e sicurezza d’uso del latte in polvere formulato per l’infanzia
Al momento della ricostituzione del latte in polvere formulato per l’infanzia sia a livello domestico sia a livello ospedaliero/asili nido è importante:

  • adottare stringenti norme igieniche utilizzando contenitori ed utensili puliti e disinfettati;

  • preparare solo la poppata necessaria per il pasto, evitando di preparare in anticipo quelle dei pasti successivi o in caso di necessità limitare a 1-2 quelle preparate in anticipo;

  • non lasciare a temperatura ambiente il latte ricostituito;

  • assicurare il raffreddamento rapido del prodotto ricostituito e la conservazione dello stesso in frigorifero;

  • limitare il più possibile l’intervallo di tempo tra la ricostituzione del prodotto ed il consumo;

  • eliminare il prodotto ricostituito e non consumato;

  • richiudere opportunamente i contenitori dei latti non utilizzati completamente, riporli in frigorifero.

La FDA ha proposto raccomandazioni provvisorie per la preparazione delle formule per neonati nelle unità di terapia intensiva neonatali, qui di seguito riassunte:

  • adottare buone pratiche di igiene (Good handling practices-GHP-) nelle aree di preparazione;

  • predisporre linee guida riguardo la preparazione, manipolazione, conservazione e procedure di controllo del prodotto, accessibili al personale addetto;

  • destinare una stanza soltanto alla preparazione del latte in polvere, completamente separata dai reparti di degenza o dagli ambienti ricreazionali, accessibile solo dal personale addetto e provvista di un area per lo stoccaggio del prodotto;

  • se la struttura manca di un’apposita stanza per la preparazione, predisporre comunque un’area da destinarsi unicamente a tale scopo;

  • disporre di utensili e attrezzature costruiti in modo tale da poter essere facilmente sanificati;

  • sottoporre a trattamento termico (lavaggio in lavastoviglie) o ad autolavaggio tutti gli utensili adoperati per la preparazione;

  • utilizzare, quando possibile, utensili monouso;

  • disporre di personale qualificato e specializzato;

  • applicare un corretto piano di autocontrollo che preveda la valutazione dei potenziali pericoli, l’identificazione dei punti critici di controllo, il loro monitoraggio, un piano per non conformità e le azioni correttive necessarie nonché la verifica del sistema e la registrazione dei risultati;

  • la somministrazione o il così detto “hang time” (tempo “sospeso”) per la somministrazione continua non devono superare le 4 ore.

2) Industria alimentare
Gli operatori dell’industria alimentare devono prestare attenzione a minimizzare la contaminazione del latte in polvere formulato per neonati attraverso l’adozione di alcune misure preventive:

  • monitorare le materie prime, in particolare gli ingredienti che non necessitano di ulteriore trattamento termico prima della miscelazione;

  • predisporre idonei piani di sanificazione negli ambienti di produzione e confezionamento del prodotto in modo da ridurre i livelli di contaminazione ambientale delle Enterobacteriacee;

  • incrementare la frequenza dei controlli microbiologici negli ambienti di produzione e sul prodotto finito al fine di verificare la conformità alla normativa europea (Reg CE 2073/2005) e, in caso di positività, identificare le sorgenti di contaminazione mettendo in atto le più appropriate azioni correttive;

  • revisionare le istruzioni per la ricostituzione del prodotto, suggerendo una temperatura dell’acqua di solubilizzazione più elevata (> 70°C contro i 55°C suggeriti oggi);

  • comunicare il rischio ed educare il consumatore ad una corretta preparazione e consumo attraverso la revisione delle istruzioni in etichetta.


Bibliografia     

  • Bar-Oz B., A. Preminger, O. Peleg, C. Block, I. Arad, 2001. Enterobacter sakazakii infection in the newborn. Acta Pediatr, 90, pp. 356-358.

  • Commission Regulation (EC) No 2073/2005 of 15 November 2005 on microbiological criteria for foodstuffs. Official Journal of the European Union L. 338 of 22 December 2005. FDA/CFSAN. 2006.

  • EFSA, 2004. Opinion of the Scientific Panel on Biological Hazards on a request from The Commission related to the microbiological risks in infant formulae and follow-on formulae. The EFSA Journal 113, 1-35. Available on: www.efsa.eu.int.

  • Emery C.L., L.A. Weymouth, 1997. Detection and clinical significance of extended-spectrum beta-lactamases in a tertiary-care medical center. J. Clin. Microbiol., 35, 2061-2067.

  • FAO-WHO, 2005. Enterobacter sakazakii and other micrororganisms in powered infant formula. www.euro.who.int/foodsafety/Microbiological/20050117-1.

  • Farber J. M., 2004. Enterobacter sakazakii : new food for thought? Lancet, 363, p. 5

  • Farmer J.J., M.A. Asbury, F.W. Hickman, D.J. Brenner and the Enterobacteriaceae Study group, 1980. Enterobacter sakazakii: a new species of Enterobacteriaceae isolated from clinical speciments. Int J Syst Bacteriol, 30, pp. 569-584.

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  • Hamilton J. V., M. J. Lehane, and H. R. Braig, 2003. Isolation of Enterobacter sakazakii from midgut of Stomoxys calcitrans. Emerg Infect Dis, 9, pp. 1355-1356.

  • Iversen C. and J. Forsyte, 2003. Risk profile of Enterobacter sakazakii, an emergent pathogen associated with infant milk. Trends in Food Sci and Technol., 14, pp. 443-454.

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  • Kuzina L.V., J.J. Peloquin, D.C. Vacek, and T.A. Miller, 2001. Isolation and identification of bacteria associated with adult laboratory Mexican fruit flies, Anastrepha ludens (Diptera: Tephritidae). Curr Microbiol, 42, pp. 290-294.

  • Lai K. K., 2001. Enterobacter sakazakii infections among neonates, infants, children and adults-case reports and review of the literature. Medicine, 80, pp. 113-122.

  • Nazarowec-White M. and J.M. Farber, 1997. Incidence, survival and growth of Enterobacter sakazakii in infant formula. J. Food Prot., 60, pp. 226-230.

  • Stock I., B. Wiedmann, 2002. Natural antibiotic susceptibility of Enterobacter amnigenus, Enterobacter cancerogenus, Enterobacter gergoviae, and Enterobacter sakazakii strains. Clin. Micribiol. Infect., 8 (9), pp. 564-578.


Aggiornamento   

L’editore di questa pagina è la Dott.ssa Quaglia, del Dipartimento di Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento 25/09/06). Ulteriori risorse su E. sakazakii sono disponibili, in lingua inglese, sul sito dei CDC che forniscono informazioni generali e tecniche su questo patogeno.

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