|
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Enterobacter sakazakii, microrganismo
il cui nome è riferito al ricercatore giapponese Ricki Sakazakii per il grande
contributo che questi ha dato alla comprensione della biologia delle
Enterobacteriaceae e delle Vibrionaceae, è considerato un patogeno emergente in
quanto solo recentemente ha attirato l’attenzione della comunità scientifica e
delle agenzie governative preposte alla sicurezza degli alimenti in seguito alla
osservazione di alcuni casi di infezione a veicolo alimentare in un particolare
gruppo sensibile: i soggetti in età perinatale (WHO, 2004; EFSA, 2004). E.
sakazakii è un microrganismo in grado di generare casi di malattia con gravi
sequele di tipo cronico e con alto tasso di mortalità.
E. sakazakii è stato isolato da una vasta gamma di alimenti; tuttavia la maggior
parte dei ricercatori ha concentrato la propria attenzione sulla presenza del
microrganismo nel latte formulato in polvere per neonati ed infanti poiché
esistono significative correlazioni epidemiologiche tra il consumo di latte e
l’infezione da E. sakazakii.
Nel 2002 la International Commission for Microbiological Specification for Foods
ha classificato E. sakazakii come un grave e serio pericolo per una fascia
ristretta di popolazione. Successivamente, nel 2004, la FAO e la WHO a seguito
della richiesta da parte del Codex Commitee on Food Hygene, ha organizzato un
meeting di esperti e studiosi del microrganismo e di altri patogeni che possono
contaminare il latte in polvere formulato per l’infanzia. L’esigenza era emersa
dal numero crescente di casi di tossinfezioni verificatisi negli ultimi anni che
da sporadici si erano trasformati in veri e propri outbreaks (focolai infettivi) coinvolgendo un
numero elevato di soggetti. Lo scopo di questo meeting è stato quello di stilare
un profilo di rischio di E. sakazakii, di fornire più dettagliate informazioni
sul microrganismo a tutti i paesi membri delle organizzazioni, di rivedere i
processi di produzione del latte in polvere in modo da prevedere degli step che
consentano l’abbattimento dell’eventuale carica contaminante e soprattutto
quello di rivedere i limiti microbiologici fino ad ora adottati per la
produzione di questo alimento (www.euro.who.int).
Nel Regolamento (CE) 2073 del 15 novembre 2005, che fissa i criteri
microbiologici applicabili ai prodotti alimentari, sono stati previsti limiti
microbiologici relativi agli alimenti in polvere per lattanti e alimenti
dietetici in polvere a fini medici speciali destinati ai bambini di età
inferiore ai 6 mesi. Al capitolo 1, concernente i criteri di sicurezza
alimentare, sono infatti stabiliti i limiti per Salmonella ed E. sakazakii. Per
il primo patogeno è prevista l’assenza in 25g in 30 unità campionarie, mentre
per il secondo è prevista l'assenza in 10g.
Classificazione
E. sakazakii appartiene alla famiglia delle
Enterobacteriacee, genere Enterobacter. Fino al 1980 si pensava fosse una
variante giallo pigmentata di E. cloacae in quanto molto simili sia
fenotipicamente che come profilo biochimico. Solo in seguito a studi tassonomici
effettuati sul DNA del nuovo isolato si è arrivati alla conclusione che si
trattava di una specie distinta che fu battezzata con il nome di E. sakazakii.
Variabilità
In base ai risultati di diverse reazioni biochimiche E.
sakazakii è stato classificato in 15 biogruppi (E. sakazakii ES11, E. sakazakii
FSM33, E. sakazakii FSM265, E. sakazakii FSM266, E. sakazakii ATCC29544, E.
sakazakii 759, E. sakazakii 858, E. sakazakii 954, E. sakazakii 236, E.
sakazakii FSM393, E. sakazakii FSM468, E. sakazakii ES4, E. sakazakii 1084, E.
sakazakii ESVo7/24922, E. sakazakii ATCC51329) (Farmer, 1980). Il biogruppo 1,
quello più diffuso (Farmer, 1980).
Ecologia
E. sakazakii è un microrganismo ubiquitario ed è stato
individuato in molteplici habitat: alimenti (formaggi, tofu, pane fermentato,
carne affumicata, salsiccia, tè, riso, cereali, cioccolato, farina, pasta, latte
in polvere), ambiente (suolo e acqua), liquidi biologici (liquido
cerebro-spinale, sangue, midollo osseo, espettorato, urina, appendice
infiammata, tratti intestinale e respiratorio, occhi, orecchie, feci), ambiente
ospedaliero (reparto preposto alla preparazione del latte in polvere,
stetoscopio, spazzolini per la pulizia del biberon) e industria alimentare (Iversen
e Forsyte, 2003).
E’ stato isolato dall’intestino delle larve delle mosche Anastrepha ludens e
Stomoxys calcitrans; quest’ultima ha una diffusione mondiale che è ben correlata
con i casi di infezione da E. sakazakii nei diversi Paesi. La contaminazione
ambientale dovuta agli insetti potrebbe avere un ruolo importante nella
diffusione del microrganismo (Kuzina et al, 2003; Hamilton et al, 2003).
Denominazione
E. sakazakii è responsabile di gravi stati di setticemia,
meningite ed enterocolite necrotizzante nei neonati; queste forme risultano
spesso fatali. Sono stati riportati solo alcuni casi riguardanti l’infezione da
E. sakazakii negli adulti, e la maggior parte dei pazienti presentava tumori
maligni precedenti all’infezione. Sono stati ottenuti isolati da pazienti
affetti da batteremia e osteomielite, ma non è mai stato riportato alcun caso di
meningite (Emery, 1997).
Descrizione
Nelle fasi iniziali dell’infezioni da E. sakazakii i
sintomi sono generalmente rappresentati da: inappetenza, irritabilità, ittero,
respiro affannoso, pallore, cianosi, collasso, spasmi, instabilità della
temperatura corporea (Bar- Oz et al., 2001).
La forma di infezione più grave è la meningite, che negli stadi più avanzati
della malattia provoca come conseguenze ventricolite, formazione di ascessi,
cisti e infarti cerebrali, e lo sviluppo di idrocefalo e serio danneggiamento
neurologico (Lai, 2001). Il tasso di mortalità varia dal 40 all’80% (Stock,
2002). La metà dei pazienti muore entro pochi giorni dalla nascita. In realtà il
percorso attraverso cui il patogeno si porta al liquido cerebro-spinale, per poi
causare meningite, non è ancora stato identificato. Un’ipotesi è che il plesso
carotideo rappresenti il sito d’ingresso e che l’invasione del S.N.C. (Sistema
Nervoso Centrale) si svolga
attraverso meccanismi para- e trans-cellulari.
Inoltre si pensa che i metaboliti del batterio, quali glicolipidi, endotossine,
proteasi, collagenasi ed elastasi potrebbero indurre la permeabilità delle
barriere ematica e cerebrale, facilitando così l’ingresso del patogeno.
Un’altra manifestazione clinica che può ricorrere meno frequentemente rispetto
alla setticemia e alla meningite è l’enterocolite neonatale necrotizzante (NEC),
la quale è caratterizzata da necrosi e pneumatosi intestinali.
Per quanto riguarda la patogenesi della NEC, si ipotizza che i fattori
determinanti siano ischemia intestinale neonatale, colonizzazione microbica
dell’intestino ed eccesso di proteine all’interno del lume intestinale associato
alla somministrazione di latte formulato per l’infanzia; infatti la frequenza di
enterocoliti necrotizzanti è 10 volte più elevata in neonati alimentati con
latte formulato in polvere, rispetto a quelli nutriti con il latte materno
Complicazioni
Nei soggetti sopravvissuti determina gravi conseguenze
neurologiche quali idrocefalo, tetraplegia e ritardo nello sviluppo neurologico
(Farber, 2004); inoltre sostiene rare forme di batteremia e osteomielite negli
adulti (Center for Food Safety and Applied Nutrition, 2002).
Decorso
E. sakazakii determina infezioni a decorso acuto.
Terapia
Non disponibile
La dose infettiva per i neonati potrebbe essere
relativamente alta e affinchè si sviluppi una infezione attiva si deve
verificare la condizione per la quale il latte in polvere ricostituito venga
tenuto in abuso termico per diverso tempo. Infatti, partendo da una
concentrazione iniziale di 1 CFU/ml, il latte in polvere conservato a
temperatura ambiente impiegherebbe circa 10 ore per raggiungere un livello di
concentrazione cellulare di 107/100 ml (Nazarowec-White, 1997).
Diagnosi iniziale
Non disponibile
Conferma
Non disponibile
Diagnosi differenziale
Non disponibile
E’ essenziale, data la particolare virulenza del batterio,
che il metodo di isolamento sia quanto più attendibile, sensibile e specifico in
modo da garantire la massima sicurezza dei latti in polvere formulati per
l’infanzia. La maggior parte dei ceppi di E. sakazakii descritta in letteratura
è stata isolata dal liquido cefalorachidiano dei pazienti (Lai et al, 2001); per
i campioni ambientali è prevista generalmente la ricerca del microrganismo dalle
polveri, così come riportato da Kandhai et al (2004).
L’isolamento di E. sakazakii dagli alimenti prevedeva fino a poco tempo fa
l’utilizzo degli stessi protocolli impiegati per l’isolamento dei coliformi e/o
dei membri della famiglia delle Enterobacteriaceae; tali metodi si basano su una
fase di arricchimento, una fase di isolamento mediante semina diretta su piastra
di terreno selettivo e infine sulla identificazione. Attualmente possono essere
applicati diversi protocolli di isolamento come il metodo FDA che consente la
conta del microrganismo con il metodo MPN (Must Probable Number) a tre tubi,
l’isolamento e l’identificazione fenotipica e biochimica con sistema
miniaturizzato.
Accanto alla identificazione biochimica si sono affermate tecniche di
tipizzazione genotipica degli isolati: tra queste la Pulsed-Field Gel
Electrophoresis (PFGE), la Random Amplification of Polymorphic DNA (RAPD) con
l’utilizzo della PCR (Polymerase Chain Reaction) e la ribotipizzazione sembrano
avere un elevato potere discriminante. A tal proposito, si può utilizzare la
tipizzazione biochimica come strumento di screening in seguito ad episodi di
infezione da E. sakazakii ed entrambi i metodi di tipizzazione molecolare (RAPD
e PFGE) per una più accurata caratterizzazione degli isolati, in particolare per
scopi epidemiologici.
Il Regolamento (CE) 2073 del 2005 che fissa i criteri microbiologici applicabili
ai prodotti alimentari, ha adottato come metodo di analisi di riferimento la
metodica ISO/DTS 22964.
Diffusione
Fino ad oggi si sono contati circa 60 casi di infezioni
neonatali nel mondo (Farber, 2004), tuttavia va ricordato che questo dato
potrebbe rappresentare solo una sottostima del reale numero, poiché la ricerca
di questo patogeno emergente non viene effettuata da tutti i laboratori di
analisi cliniche e non tutti i Paesi hanno un sistema di notifica dei casi di
malattia. In passato la percentuale di mortalità conseguente all’infezione era
superiore al 50%, mentre negli ultimi anni è diminuita, attestandosi comunque su
percentuali elevate (20%) (CAC, 2003). Il batterio è responsabile anche di
infezioni nosocomiali, in particolare nei reparti di terapia intensiva
pediatrica dove causa il 50% delle infezioni (Fiore, 2004).
Nell’indagine Foodnet 2002 sulle infezioni invasive provocate da questo
microrganismo nei bambini al di sotto dell’anno di età, il tasso di infezione
era di un bambino su 100.000, mentre il tasso tra i bambini nati sottopeso era
di 8.7 su 100.000.
In Europa
Non disponibile.
Nel mondo sviluppato
Considerando il principale veicolo d’infezione (latte in polvere) i casi
segnalati provengono esclusivamente dai Paesi sviluppati.
Nei paesi sottosviluppati
Non disponibile.
Epidemiologia,
gruppi sensibili e resistenza
E. sakazakii è responsabile di infezione in tutte le fasce
di età, anche se si è individuata come categoria a rischio maggiore quella
rappresentata dagli infanti, cioè bambini sotto l’anno di età. Nell’ambito di
questa categoria i soggetti a rischio più elevato sono i neonati (primi 28
giorni dalla nascita), in particolare infanti pre- termine, infanti nati con
basso peso o con sistema immunitario compromesso.
Quindi sono esposti a rischio ancora maggiore gli infanti nati da madri HIV
positive perché possono più di altri soggetti richiedere specificatamente per la
loro alimentazione il latte in polvere (Fiore, 2004).
Nel complesso i casi fino ad oggi segnalati possono essere suddivisi in 2
gruppi: sporadici ed epidemici come riportato in tabella.
|
PAESE |
ANNO |
NUMERO DI CASI (DECESSI) |
SORGENTE IMPLICATA |
|
CASI SPORADICI |
|
USA |
1981 |
1(0) |
Sconosciuta |
|
Grecia |
1982 |
2(0) |
Feci |
|
Paesi Bassi |
1983 |
1(1) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
Canada |
1990 |
2(0) |
Sconosciuta |
|
Israele |
1999-2000 |
2(0) |
Miscelatore |
|
Belgio |
2002 |
1(1) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
EPIDEMIE |
|
Paesi Bassi |
1983 |
8(6) |
Canale del parto |
|
Grecia |
1984 |
11(4) |
Sconosciuta |
|
USA |
1988 |
4(0) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
Islanda |
1986-1987 |
3(1) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
Canada |
1990 |
2(?) |
Sconosciuta |
|
Belgio |
1998 |
12(2) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
USA |
2001 |
10(1) |
Latte in polvere formulato per l’infanzia |
|
Israele |
2001 |
5(0) |
Miscelatore |
(Fiore
et al., 2004, modificata)
Attraverso i cibi
E. sakazakii è stato isolato da una vasta gamma di alimenti
tra cui formaggi, tofu, pane fermentato, carne affumicata, salsiccia, tè, riso,
cereali, cioccolato, farina, pasta, ortaggi, erbe e spezie, bevande tradizionali
giordane quali tamarindo e sous, imballaggi di latte UHT e latte in polvere.
Tuttavia fra tutti gli alimenti, quello che ha suscitato maggior interesse dal
punto di vista igienico-sanitario in riferimento alle infezioni da E. sakazakiiI,
è il latte in polvere. Questo alimento infatti può rappresentare una fonte
diretta o indiretta (contribuendo alla riserva di E. sakazakii nell’ambiente),
e/o un veicolo per le infezioni sostenute da diversi microrganismi tra cui si
annovera anche E. sakazakii.
Il latte in polvere formulato per l’infanzia è un prodotto non sterile (a
differenza del latte formulato liquido, che risulta invece sterile per effetto
dei trattamenti tecnologici subiti prima della commercializzazione) e una volta
reidratato rappresenta un buon terreno di crescita per la maggior parte dei
microrganismi. E’ ottenuto per evaporazione del latte vaccino o di soia sotto
vuoto a temperature inferiori a 50°C; in questo modo si ottiene una polvere
contenente tutti gli elementi nutritivi del latte e quasi tutte le vitamine.
E. sakazakii presenta una maggiore termotolleranza rispetto alla maggior parte
delle Enterobacteriaceae, anche se in ogni caso non sufficiente a garantire la
sopravvivenza alla pastorizzazione (Nazarowec-White e Farber 1997). Dunque la
contaminazione del latte in polvere avverrebbe dopo la pastorizzazione, cioè
durante i processi di disidratazione e confezionamento degli alimenti e durante
le fasi di ricostituzione e somministrazione del latte a causa dell’uso di
strumenti contaminati e di conservazione in abuso termico. La contaminazione del
latte in polvere può pertanto avvenire non soltanto nell’industria di produzione
ma, essendo un microrganismo ubiquitario, soprattutto a livello domestico ed
ospedaliero. Questo fenomeno potrebbe verificarsi in virtù dell’elevata
resistenza del microrganismo all’essiccamento, riuscendo a sopravvivere anche a
bassi valori di aw, quali sono quelli del latte in polvere, grazie all’effetto
protettivo determinato dal trealosio che funge da stabilizzatore di membrana.
Attraverso l’acqua
Non disponibile.
Altre modalità
Non disponibile.
Non disponibile.
Non disponibile.
Di interesse
alimentare
La prevenzione delle infezioni da E. sakazakii si può
sviluppare su diversi livelli attraverso azioni combinate:
1) Igiene e sicurezza d’uso del latte in polvere formulato
per l’infanzia
Al momento della ricostituzione del latte in polvere formulato per l’infanzia
sia a livello domestico sia a livello ospedaliero/asili nido è importante:
-
adottare stringenti norme igieniche utilizzando
contenitori ed utensili puliti e disinfettati;
-
preparare solo la poppata necessaria per il
pasto, evitando di preparare in anticipo quelle dei pasti successivi o in
caso di necessità limitare a 1-2 quelle preparate in anticipo;
-
non lasciare a temperatura ambiente il latte
ricostituito;
-
assicurare il raffreddamento rapido del prodotto
ricostituito e la conservazione dello stesso in frigorifero;
-
limitare il più possibile l’intervallo di tempo tra la
ricostituzione del prodotto ed il consumo;
-
eliminare il prodotto ricostituito e non consumato;
-
richiudere opportunamente i contenitori dei latti non
utilizzati completamente, riporli in frigorifero.
La FDA ha proposto raccomandazioni provvisorie per la
preparazione delle formule per neonati nelle unità di terapia intensiva
neonatali, qui di seguito riassunte:
-
adottare buone pratiche di igiene (Good handling
practices-GHP-) nelle aree di preparazione;
-
predisporre linee guida riguardo la preparazione,
manipolazione, conservazione e procedure di controllo del prodotto,
accessibili al personale addetto;
-
destinare una stanza soltanto alla preparazione
del latte in polvere, completamente separata dai reparti di degenza o dagli
ambienti ricreazionali, accessibile solo dal personale addetto e provvista
di un area per lo stoccaggio del prodotto;
-
se la struttura manca di un’apposita stanza per
la preparazione, predisporre comunque un’area da destinarsi unicamente a
tale scopo;
-
disporre di utensili e attrezzature costruiti in
modo tale da poter essere facilmente sanificati;
-
sottoporre a trattamento termico (lavaggio in
lavastoviglie) o ad autolavaggio tutti gli utensili adoperati per la
preparazione;
-
utilizzare, quando possibile, utensili monouso;
-
disporre di personale qualificato e
specializzato;
-
applicare un corretto piano di autocontrollo che
preveda la valutazione dei potenziali pericoli, l’identificazione dei punti
critici di controllo, il loro monitoraggio, un piano per non conformità e le
azioni correttive necessarie nonché la verifica del sistema e la
registrazione dei risultati;
-
la somministrazione o il così detto “hang time” (tempo
“sospeso”) per la somministrazione continua non devono superare le 4 ore.
2) Industria alimentare
Gli operatori dell’industria alimentare devono prestare attenzione a
minimizzare la contaminazione del latte in polvere formulato per neonati
attraverso l’adozione di alcune misure preventive:
-
monitorare le materie prime, in particolare gli
ingredienti che non necessitano di ulteriore trattamento termico prima della
miscelazione;
-
predisporre idonei piani di sanificazione negli
ambienti di produzione e confezionamento del prodotto in modo da ridurre i
livelli di contaminazione ambientale delle Enterobacteriacee;
-
incrementare la frequenza dei controlli
microbiologici negli ambienti di produzione e sul prodotto finito al fine di
verificare la conformità alla normativa europea (Reg CE 2073/2005) e, in
caso di positività, identificare le sorgenti di contaminazione mettendo in
atto le più appropriate azioni correttive;
-
revisionare le istruzioni per la ricostituzione del
prodotto, suggerendo una temperatura dell’acqua di solubilizzazione più
elevata (> 70°C contro i 55°C suggeriti oggi);
-
comunicare il rischio ed educare il consumatore
ad una corretta preparazione e consumo attraverso la revisione delle
istruzioni in etichetta.
-
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L’editore di questa pagina è la Dott.ssa
Quaglia, del Dipartimento di
Sanità e Benessere Animale dell’Università di Bari (ultimo aggiornamento
25/09/06).
Ulteriori risorse su E. sakazakii sono disponibili, in lingua inglese, sul sito dei CDC
che forniscono informazioni
generali
e
tecniche
su questo patogeno.
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